| home | menu | biografia | libri | rom | altipiano | carapigna |
| maestri | biblioteca | shoah | ebraica | benzi | scrittori | cerca libro |
Rom in Sardegna/2
|
Le 4.2 Il budget previsto Tab.2- Stanziamenti annui per le spese relative alla
legge 9/88.
Fonte:
Assessorato Igiene e Sanità e Assistenza Sociale della Sardegna Ulteriori difficoltà per i
potenziali progetti sono da ricercarsi nella decisione di ripartire questa
cifra in modo “pesante” , a favore della costruzione e gestione dei
campi sosta lasciando spesso scoperte o del tutto assenti (come nel 2201)
le possibilità per le iniziative in merito all’istruzione, all’organizzazione
di corsi di formazione professionale, a tutte le iniziative che possano in
qualche modo favorire la conoscenza delle forme espressive (culturali,
artigianali) dei nomadi. Dunque, a parte i buoni
propositi esposti normativamente, sono mancati negli anni i normali mezzi
finanziari di concretizzazione degli stessi: lo spessore dei tagli decisi
dalla RAS parla da solo. 4.3 I finanziamenti richiesti, quelli ottenuti, quelli ottenuti ma non
spesi Come già detto, il nostro monitoraggio ha come arco
temporale gli anni che vanno dal 1997 al 2002 e riguarda i finanziamenti
richiesti alla RAS dai diversi enti pubblici. Parliamo di enti pubblici e
non privati perché questo è un dato importante da mettere in rilievo: la
legge è stata utilizzata quasi esclusivamente dalle amministrazioni
comunali. Né le province né gli altri enti intermedi sembrano mai aver
fatto richiesta in merito. Per ciò che attiene il mondo del volontariato,
risulta un solo finanziamento nell’arco di tempo considerato[6]. In questi ultimi sei anni sono stati presentati
complessivamente 39 progetti (vedi tab.3), ma non da tutte le
amministrazioni nel cui territorio sono presenti i nomadi. Delle 15 aree
interessate da questa presenza solo 10 amministrazioni comunali hanno
presentato delle proposte progettuali e solo 9 di esse hanno ottenuto una
risposta positiva, ma non su tutte le richieste di finanziamento: solo 2/3
di queste hanno infatti passato il vaglio della selezione in sede RAS e
sono dunque 26 i progetti che hanno ottenuto un riconoscimento finanziario
anche se, come vedremo in seguito, non della stessa cifra richiesta in
partenza. Ma,
come è ampiamente evidente dalla tabella 3, ottenere un finanziamento
sulla carta non significa poi vederne automaticamente eseguita la spesa
sul territorio del beneficiario: in molti casi (10 per l’esattezza) i
progetti proposti dall’ente comunale sono stati ritenuti degni di
attenzione, finanziati ma poi non spesi a livello locale o, in altri casi
(4) spesi solo parzialmente. Tab.3 – Numero di finanziamenti richiesti,
ottenuti, ottenuti e non spesi, spesi parzialmente (1997-2002)
Fonte: Ns.
Elaborazioni su dati Ass. Igiene e Sanità e diversi Enti Locali Alla fine, questa fredda e triste contabilità ci
racconta che solo 12 progetti hanno seguito il normale iter previsto:
presentazione - finanziamento - spesa finale: meno della metà dei
progetti finanziati e solo il 30% di quelli presentati. Questa realtà
tocca, più o meno, quasi tutte le amministrazioni coinvolte: accade
dunque che nella stragrande maggioranza dei casi, al di là della debole
portata di iniziativa delle amministrazioni comunali nel proporre progetti
a favore del mondo nomade, anche nel caso in cui il progetto venga
finanziato in seguito accade che, o viene abbandonata la realizzazione
concreta (l’iniziativa muore prima di nascere), o il progetto viene
ridimensionato in relazione alla cifra effettivamente elargita dalla RAS
(in media nettamente inferiore rispetto a quella proposta dalle
amministrazioni in base al progetto allegato) o la realizzazione viene
rallentata e diluita nel tempo. Dunque, poche proposte, pochissime
finanziate e ancora meno effettivamente attuate. Tab.4
– Finanziamenti richiesti, ottenuti, non spesi, effettivamente spesi (in
mil. di vecchie lire;1997-2002)
Fonte: Ns. Elaborazioni su dati Ass. Igiene e Sanità e diversi Enti Locali Se poi si rivolge l’attenzione alle cifre (tab.4),
la situazione si fa ancora più “drammatica”. Come è stato possibile
ricostruire, lo stanziamento complessivo di fondi previsto per questi
ultimi sei anni è stato di 4 miliardi e 200 milioni di vecchie lire (vedi
tab.2), una cifra sicuramente inferiore ai quasi 7 miliardi di
finanziamenti richiesti dagli enti locali nello stesso periodo. Questo
spiegherebbe il ridimensionamento delle cifre poi elargite deciso
dall’amministrazione regionale anche se, alla fine, la riduzione è
stata superiore di oltre un miliardo rispetto alle somme potenzialmente
disponibili. Questo è il risultato del diverso “affollamento”
temporale delle richieste di finanziamento: in certi anni gli enti locali
hanno richiesto somme evidentemente superiori alle concrete possibilità
economiche presenti nel budget previsto dalla RAS, in altri anni le
richieste sono state economicamente inferiori alle stesse possibilità di
budget. Ma, a nostro parere, il dato più “preoccupante”
sta nella differenza finanziaria tra ciò che le amministrazioni comunali
sono riuscite ad ottenere e ciò che sono riuscite effettivamente a
spendere: dalla tab.4 è evidente che, a fronte dei 3 miliardi e più di
100 milioni ottenuti, la capacità di spesa è stata solo di 1 miliardo e
300 milioni, con una perdita di danari di oltre 1 miliardo e 700 milioni.
Quindi solo una piccola parte dei finanziamenti ottenuti sono stati spesi,
mentre quasi il 60% sono stati definitivamente persi. Progettualità,
intelligenze, energie e speranze, pur avendo avuto un riscontro positivo
in sede di valutazione regionale, pur
avendo ottenuto un finanziamento, si perdono, svaniscono nel nulla.
Alghero, Carbonia, Selargius non spendono il 100% di quanto ottenuto;
Ghilarza, San Nicolò d’Arcidano e Sassari più del 60%; Porto Torres
quasi la metà del finanziamento ottenuto. Un
altro elemento connesso alla mancata concretizzazione del progetto è
invece il problema del ridimensionamento del budget proposto dagli enti
locali: spesso il progetto iniziale è completamente stravolto da
quest’opera di tagli ad opera della RAS. Di fronte alla prospettiva di
rivedere l’intero progetto o parti consistenti dello stesso, e messi di
fronte alla dura evidenza delle cifre effettivamente disponibili, diverse
amministrazioni comunali hanno abbandonato il progetto. L’azione di
taglio, spesso consistente, come si vedrà tra breve, pone poi il problema
della efficacia dell’intervento attuato; è un problema di qualità del
servizio che può essere messo meglio in rilievo solo con una ricerca ad
hoc, e a cui noi, per il momento, dedichiamo solo queste due righe. In
che prospettiva di lavoro si pone un operatore sociale o anche
l’assessorato ai lavori pubblici di un ente locale quando il respiro
della sua idea iniziale è stata ridimensionata fortemente nel budget
messo a disposizione? Che margini di manovra rimangono spesso al di là
della capacità di arrangiarsi
quando questa non è sorretta da una duratura e spesso interessata volontà di fare per i nomadi? (...) |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
(