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Lunario dei giorni di scuola


Appendice quarantatreesimo

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Il demone meschino

FŰdor Sologub

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 Il preside, NikolÓj VlÓsievic ChrýpÓc, aveva un certo numero di regole le quali si adattavano cosý comodamente alla vita che attenervisi non era affatto gravoso. In servizio egli eseguiva placidamente tutto quello che veniva richiesto dalle leggi o dalle disposizioni delle autoritÓ, nonchÚ dalle norme di quel moderato liberalismo che Ŕ di comune dominio. E cosý i superiori, genitori e gli allievi erano tutti egualmente contenti del preside. Casi dubbi, indecisioni, esitazioni egli non ne conosceva; e, del resto, a quale scopo? Ci si poteva sempre appoggiare su una deliberazione del consiglio pedagogico o su una prescrizione dei superiori.
Altrettanto calmo e regolare era il preside nei suoi rapporti personali. Il suo stesso aspetto dava un'impressione di bonomia e di fermezza: piccolo di statura, tarchiato, vivace, con occhi arditi e la parola sicura, egli sembrava un uomo che non si era sistemato male e aveva intenzione di sistemarsi ancor meglio. Negli scaffali del suo studio c’erano molti libri; di alcuni di essi egli faceva degli estratti. Quando aveva riunito un certo numero di estratti, li metteva in ordine e li riassumeva con le proprie parole: ecco che ne nasceva un libro di testo, veniva stampato e venduto non tanto come vendevano i libri dell’Uscinskij e dell'EvtusŔnski, e tuttavia abbastanza bene.
Altre volte, palesemente in base a fonti straniere redigeva una compilazione rispettabile e inutile e la pubblicava su una rivista altrettanto rispettabile e inutile. Aveva molti figli, i quali tutti, e maschi e femmine, avevano giÓ rivelato gli embrioni di vari talenti: chi scriveva poesie, chi disegnava, chi faceva rapidi progressi in musica.
Pered˛nov disse cupamente: ź Ecco, NikolÓj VlÓsievic, voi mi attaccate sempre. ChissÓ, forse mi calunniano di fronte a voi, mentre io non ho fatto nulla di male. ╗
ź Scusate, ╗ lo interruppe il preside, ź non riesco a capire di quali calunnie vi compiacciate farmi menzione. Nel dirigere il ginnasio che mi Ŕ stato affidato io mi faccio guidare dalle mie osservazioni personali, e oso sperare che la mia esperienza di servizio sia sufficiente per valutare con la dovuta rettitudine quanto vedo e sento, tanto pi¨ se si tiene conto dell'attenzione che metto nel mio lavoro, il che Ŕ per me una regola dalla quale non derogo.╗ disse ChrýpÓc parlando in modo rapido e scandito con una voce che vibrava secca e chiara simile al rumore che fanno le sbarre di zinco quando vengono piegate. ź Quanto poi alla mia opinione personale nei vostri riguardi, anche attualmente continuo a pensare che nella vostra attivitÓ di servizio si manifestano indesiderabili lacune.╗
źSý, ╗ disse cupamente Pered˛nov, źvoi vi siete messo in testa che io non valgo nulla, mentre io mi preoccupo continuamente del nostro ginnasio.╗ ChrýpÓc sollev˛ i sopraccigli con stupore e guard˛ interrogativamente Pered˛nov. źVoi non vi accorgete, ╗ continu˛ Pered˛nov, ź che nel ginnasio pu˛ scoppiare da un in momento all'altro uno scandalo; nessuno se ne accorge, io solo ho scoperto la cosa.╗
ź Quale scandalo?╗ domand˛ ChrýpÓc con un secco risolino e si mise a passeggiare spedito per lo studio. źVoi mi fate incuriosire, sebbene, ve lo dico sinceramente, io credo poco nella possibilitÓ d'uno scandalo nel nostro ginnasio.╗
źGiÓ, ma voi non sapete chi avete ammesso quest'anno, ╗ disse Pered˛nov con tanta gioia maligna che ChrýpÓc si ferm˛ e lo scrut˛ con attenzione.
źPotrei enumerarvi tutti i nuovi ammessi, ╗ disse seccamente. ź Tutti gli ammessi alla prima, inoltre, non possono esser mai stati espulsi da alcun altro ginnasio; e l'unico ammesso alla quinta ci Ú giunto con tali raccomandazioni da escludere la possibilitÓ di supposizioni indesiderabili.╗
źSý, soltanto che non bisognava iscriverlo da noi, ma in ben altro istituto, ╗ proferý Pered˛nov in modo cupo, come di malavoglia.
źSpiegatevi, Ardali˛n Borýsyc, ve ne prego,╗ disse ChrýpÓc. źSpero che non vogliate dire che Pylnik˛v si debba mandare in una colonia per delinquenti minorili.╗
źNo, questa creatura si dovrebbe mandare in un “pensionato senza lingue classiche”╗, disse con rabbia Pered˛nov e i suoi occhi scintillarono di cattiveria.
ChrýpÓc mise le mani nelle tasche della sua corta giacchetta da casa e guard˛ Pered˛nov con estremo stupore. źQuale pensionato?╗ domand˛. źV’Ŕ noto quali istituti vengono chiamati in questo modo? E se v'Ŕ noto, come avete potuto risolvervi a far un paragone cosý sconveniente?╗ ChrýpÓc era fortemente arrossito, la sua voce vibrava ancor pi¨ secca e scandita. In altri momenti questi segni dell'ira del preside precipitavano Pered˛nov nello smarrimento. Ma questa volta egli non si sconcert˛.
źVoi tutti credete che si tratti d'un ragazzo, ╗ disse, strizzando gli occhi in modo ironico, źe invece non Ŕ un ragazzo, ma una ragazza, e che ragazza!╗
ChrýpÓc si mise a ridere in modo breve e secco, come d’un riso forzato, sonoro e scandito; cosý egli sempre rideva. źAh-ah-ah!╗ fece infine in modo ben netto, terminando di ridere; si sedette nella poltrona e rovesci˛ indietro la testa come se stesse per ruzzolare terra dal ridere. źMi avete davvero sbalordito, stimatissimo Ardali˛n Borisyc! Ah-ah-ah! Ma ditemi, siate buono, su che cosa basate la vostra supposizione, se pur le premesse che vi hanno condotto a tale conclusione non costituiscono un vostro segreto? Ah-ah-ah!╗
Pered˛nov gli raccont˛ quanto aveva sentito da VarvÓra e intanto si diffuse anche sulle cattive qualitÓ della Kok˛vkina. ChrýpÓcv ascoltava, effondendosi di tanto in tanto in secche scandite risate. źLa vostra immaginazione vi gioca brutti scherzi, Ardali˛n Borýsyc,╗ disse poi, si alz˛ e diede un colpetto sulla manica di Pered˛nov. źMolti dei miei stimati colleghi, e io stesso, abbiamo dei figli; nessuno di noi Ŕ nato ieri: come potete pensare che si scambi un ragazza travestita per un maschio?╗
źBene, voi prendete la cosa cosý, ma, se succederÓ qualcosa, di chi sarÓ la colpa?╗ domand˛ Pered˛nov.
źAh-ah-ah! ╗ scoppi˛ a ridere ChrýpÓc, źquali conseguenze temete?╗
źNel ginnasio prenderÓ piede 1a depravazione, ╗ disse Pered˛nov.
ChrýpÓc si accigli˛ e disse: źVoi correte troppo. Tutto ci˛ che mi avete detto sinora non mi dÓ il minimo motivo di condividere i vostri sospetti.╗

][ Finalmente, prima della quarta ora di lezione, il canuto insegnante di religione e altri due professori si recarono nello studio del preside con il pretesto d'una faccenda qualsiasi e il reverendo avvi˛ prudentemente il discorso su Pylnik˛v. Ma il preside si mise a ridere con tanta sicurezza e bonomia, che tutt'e tre si persuasero che tutta quella storia era un'assurditÓ. Il preside pass˛ poi rapidamente ad altri temi, raccont˛ una novitÓ cittadina fresca-fresca, si lament˛ d’un fortissimo mal di testa e disse che, a quanto pareva, avrebbe dovuto chiamare lo stimatissimo EvgŔnij IvÓnovic: il medico del ginnasio. Quindi, in tono molto bonario, raccont˛ che quel giorno la lezione gli aveva fatto aumentare il mal di testa, giacchÚ era successo che nell'aula vicina si trovasse Pered˛nov e gli allievi erano scoppiati varie volte a ridere in maniera eccezionalmente rumorosa. ChrýpÓc concluse: źQuest'anno la sorte non Ŕ benigna con me: tre volte alla settimana devo tener lezioni accanto all'aula dove insegna Ardali˛n Borýsyc, e pensate che non si sente altro che sghignazzare in continuazione e in che modo poi!... Ardali˛n Borýsyc non parrebbe un uomo divertente e invece sentiste che allegria suscita di continuo!╗ E, senza lasciare il tempo di rispondergli, ChrýpÓc pass˛ rapidamente a un altro tema ancora.

][ Verso la fine delle lezioni ChrýpÓc mand˛ a chiamare i medico; poi prese il suo cappello e si rec˛ nel giardino che si trovava fra il ginnasio e la va del fiume. Il giardino era vasto e ombroso. I ginnasiali delle classi inferiori lo amavano molto. Durante gli intervalli vi si sparpagliavano correndo lontano. Per questo motivo agli aiutanti dei prefetti di classe quel giardino non piaceva. Avevano paura che potesse succedere qualcosa ai ragazzi. Ma ChrýpÓc pretendeva che i ginnasiali vi trascorressero gli intervalli, perchÚ ci˛ gli serviva per fare bella figura nei rapporti. Passando per il corridoio, ChrýpÓc si ferm˛ davanti alla porta aperta della sala di ginnastica vi sost˛ un momento, chin˛ la testa ed entr˛. Dalla sua faccia triste e dall'andatura lenta tutti giÓ sapevano che gli faceva male la testa. Si preparava alla lezione di ginnastica la quinta. Gli allievi erano giÓ in fila e l'insegnante di ginnastica un tenente del battaglione della riserva di stanza nella cittÓ stava giÓ per dare un ordine, ma, vedendo il preside, gli and˛ incontro. Il preside gli strinse la mano, gett˛ un’occhiata distratta ai ginnasiali e domand˛: źSiete contento di loro? Come vanno, si applicano? Non si stancano troppo presto?╗ In cuor suo il tenente disprezzava profondamente i ginnasiali, che secondo lui non avevano, nÚ potevano avere uno stile militare. Se fossero stati dei cadetti, avrebbe detto francamente quello che ne pensava. Ma non valeva la pena di dire una veritÓ spiacevole su quei salami all'uomo dal quale dipendevano le sue lezioni. E cosý, sorridendo affabilmente con le sue labbra sottili e guardando il preside con dolcezza e allegria, gli disse: źOh sý, bravissimi ragazzi!╗ Il preside fece qualche passo lungo la fila, si volt˛ verso la porta, ma qui d'un tratto si ferm˛, come ricordandosi di qualcosa: źE del nostro nuovo allievo si te soddisfatto? Come va, Ŕ diligente? Non si stanca troppo╗ domand˛ in modo pigro e cupo e si port˛ la mano alla fronte. Tanto per dire una cosa diversa da quella di prima, e sapendo inoltre che si trattava d un ginnasiale venuto da fuori, il tenente disse: ź╔ un p˛ indolente e si stanca presto.╗ Ma il preside non ascoltava giÓ pi¨ e stava uscendo dalla palestra. L'aria fresca evidentemente diede poco sollievo al preside. Mezz’ora dopo fu di ritorno e daccapo, dopo esser rimasto circa mezzo minuto sulla soglia, entr˛ nella palestra. Si stavano svolgendo gli esercizi con gli attrezzi. Due o tre allievi, che per il momento erano disoccupati e che non avevano visto entrare il preside, stavano appoggiati al muro, approfittando del fatto che il tenente non li guardava. ChrýpÓc si avvicin˛. źAllora, Pylnik˛v,╗ disse, źperchÚ ve ne state appoggiato al muro?╗ SÓsa arrossý violentemente e si raddrizz˛ senza dir nulla. ź Se vi stancate cosý, non potrebbe darsi che la lezione di ginnastica vi faccia male?╗ domand˛ severamente ChrýpÓc.
źScusatemi, ma io non sono tanco,╗ disse SÓla spaventato.
źUna delle due,╗ proseguý ChrýpÓc, źo non dovete frequentare le lezioni di ginnastica o... del resto, passate da me dopo le lezioni.╗
Se ne and˛ in fretta, lasciando SÓsa confuso e spaventato. źSei fregato!╗ gli dissero i compagni. źTi farÓ una testa cosý fino a stasera.╗ A ChrýpÓc piaceva tenere delle lunghe prediche e i ginnasiali temevano i suoi inviti come fumo negli occhi.
Dopo le lezioni SÓsa si diresse timidamente dal preside. ChrýpÓc lo ricevette immediatamente. Si avvicin˛ rapido, come se rotolasse sulle sue corte gambe, si fece dappresso a SÓsa e, guardandolo con grande attenzione dritto negli occhi, domand˛: źLe lezioni di ginnastica veramente vi stancano, Pylnik˛v? A vedervi, sembrate un ragazzo piuttosto sano, ma spesso le apparenze ingannano. Non avete per caso qualche malattia? Forse per voi Ŕ nocivo fare la ginnastica?╗
źNo, NikolÓj VlÓsieviÚ, io sono no, ╗ rispose
SÓsa tutto rosso per la confusione. źComunque, ╗ replic˛ ChrýpÓc, źanche AleksŔj AleksŔevic si lagna della vostra indolenza e del fatto che vi stancate presto, e oggi a lezione ho notato che avevate l'aria stanca. O mi sono sbagliato?╗
SÓsa non sapeva dove volgere gli occhi per non incontrare lo sguardo penetrante di ChrýpÓc. Bofonchi˛ smarrito: źScusate, non lo far˛ pi¨, semplicemente non avevo piu voglia di stare in piedi. Sul serio, io sto bene. Mi applicher˛ con pi¨ diligenza alla ginnastica. ╗ A un tratto, inaspettatamente a che per sŔ, egli si mise a piangere.
źEcco, vedete,╗ disse ChrýpÓc źevidentemente siete esaurito: piangete come se vi avessero fatto una severa sgridata. Calmatevi.╗ Mise la mano sulla spalla di SÓsa e disse: źNon vi ho chiamato per rimproverarvi, ma per chiarire... Ma sedetevi, Pylnik˛v, vedo che siete stanco.╗ SÓsa si terse in fretta con il fazzoletto gli occhi umidi e disse: źIo non sono affatto stanco.╗
źSedetevi, sedetevi, ╗ ripetÚ ChrýpÓc e gli accost˛ una sedia.
źDavvero, non sono stanco, NikolÓj VlÓsievic,╗ lo assicurava SÓsa. ChrýpÓc lo prese per le spalle, lo costrinse a sedere e si sedette di fronte a lui; poi disse: źParliamo un p˛ con calma, Pylnik˛v. Pu˛ darsi che voi stesso non conosciate il vero stato della vostra salute; voi siete un ragazzo diligente e buono sotto tutti gli aspetti, per questo io comprendo perfettamente che non abbiate voluto chiedere l'esenzione dalle lezioni di ginnastica. A proposito, ho pregato oggi EvgŔni IvÓnoviÚ di venire da me, dato che anch'io non mi sento bene. E cosý visiterÓ anche voi. Non avete nulla in contrario, spero? ╗ ChrýpÓc guard˛ l'orologio e, senza aspettare la risposta di SÓsa, gli domand˛ come avesse passato l'estate. Poco dopo comparve EvgŔnij IvÓnovic Sur˛vcev, il medico del ginnasio, un uomo piccolo, nero, vispo, amante delle conversazioni sulla politica e sulle ultime novitÓ. Non aveva molta scienza, ma curava malati con attenzione, alle medicine preferiva le diete e l’igiene e per questo otteneva delle guarigioni. Ordinarono a SÓsa di spogliarsi: Sur˛vcev lo visit˛ attentamente, non gli trov˛ alcun difetto, e ChrýpÓc si persuase che SÓsa non era assolutamente una signorina. Ne era persuaso anche prima, ma aveva ritenuto utile fare in modo che, se in seguito si fosse dovuto rispondere a eventuali domande del distretto, il medico del ginnasio fosse in grado di farlo senza ulteriori esami. Congedato
EvgŔni IvÓnoviÚ, ChrýpÓc gli disse con tenerezza: źAdesso che sappiamo che siete sano, dir˛ ad AleksŔj AleksŔeviÚ di non aver pietÓ di voi.╗

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