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Tognolini, un mondo pieno di zii e zie che parlano in sardo

     

    Ci sono parole, depositate nella memoria profonda, il cui suono rievoca e coniuga al presente il senso e il sapore di infanzie lontane. Parole a volte onomatopeiche, altre volte sapientemente architettate a fare da specchietto e da rimando alla sillabazione infantile, e altre ancora chiamate a sostanziare analogie e similitudini utili a decifrare segni e presenze del mondo circostante.

    Riportate sulla carta da quello straordinario narratore e poeta che è Bruno Tognolini, alcune di queste parole – parole di terra sarda, nello specifico di terra “campidanese” – danno oggi fiato e gambe a una nuova storia dedicata ai più piccoli. Zio mondo (Giunti Kids, collana "Bollicine", pp. 32, euro 4,50), che verrà presentato l’11 aprile, alle ore 18, nei locali della libreria Tuttestorie in via Costituzione 6 a Cagliari, è una bella fiaba che verrà letta in tutta Italia ma che sembra fatta apposta per essere adottata senza riserve dai nostri bambini.

    Perché la piccola protagonista, una bambina di nome Nietta che si trova a dover fronteggiare la paura per la possibile perdita della madre, si lancia all’avventura chiamando a sé “babballotti” e “babbaiole”, “pibitzìri”, “maripose” e “cuccumei”.  Ovvero gli stessi compagni di strada delle nostre conte e filastrocche tradizionali, delle nostre infanzie, in un ambiente naturale che Tognolini disegna come territorio amico e conosciuto.  Un territorio dove tutti sono zii e zie: persino il Cielo “intontito di luce” e la Campagna “impellicciata di cespugli”; persino il Fiume “giocatore di ciottoli”, le Stelle, il Giorno e la Notte “vecchia senza fine.” 

    Chi ben conosce Bruno Tognolini, nato a Cagliari ma residente da alcuni decenni a Bologna, sa quanto la Sardegna, terra fattasi Altrove ma un altrove che non cessa di richiamare ostinatamente a sé, sia presente nelle sue opere. Nei suoi libri di poesie e filastrocche, nei tanti testi scritti per la Melevisione e persino in quel capolavoro per lettori adulti che è il romanzo Lilim del tramonto (edito da Salani).

    Questa volta però, in questa piccola fiaba dagli artifici ritmici e fonetici curatissimi, sembra esserci qualcosa di più. Qualcosa che non si coglie solo nella ridondanza degli elementi linguistici sardi, e neppure nel delicato omaggio alle figure narranti della sua infanzia (la zia Nietta e lo zio Romano Sotgiu, ieri affabulatore di fiabe e oggi maturo scrittore), ma anche nella specificità di un approccio alla natura e all’universo adulto che era e che forse almeno in parte resta tuttora nostro.

    In una intervista rilasciata a Silvana Loiero e in uscita nel prossimo numero della rivista “La vita Scolastica”, lo scrittore cagliaritano sottolinea come nel suo costruire questa fiaba, che come ogni fiaba è “attrezzo” di avvistamento e di comprensione della realtà, abbia anche inteso restituire un certo modo di “imparentarsi col mondo”. Che per l’appunto permette al bambino di chiamare zio e zia ogni adulto (e perché no? “tziu” e “tzia” persino la notte e il cielo), e che genera o scaramanticamente augura “una parentela espansa, non troppo vincolante (…) ma solidale e fidata, che premunisca contro l’estraneità, la solitudine davanti ai mali del vivere.”

    Bruno Tognolini, nella stessa intervista, suggerisce di fatto qualcosa anche al mondo adulto. Perché attraverso la lettura  assuma e confermi coscientemente questo ruolo di parentela espansa e complice, di responsabilità. Leggendo ai bambini “a voce alta”, leggendo “presto”, leggendo “bene”. Perché solo mettendo in gioco il prima possibile una passione autentica per le storie (“presto” significa non vietarsi di narrarle anche ai bambini più piccoli), si può trasmettere per un processo di contagio e di empatia l’amore per la lettura. E perché solo leggendo “bene” (e per bene si intenda con piacere e con reciproco divertimento tra narratore e ascoltatore), il ricordo di una storia, anche di quella contenuta in un piccolo e delizioso libro come Zio mondo, non verrà cancellato dalla memoria nei giorni a venire.

 

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