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David Grossman
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Casa
editrice Mondadori Dopo
Che tu sia per me il coltello, il romanzo epistolare che lo ha
svelato al grande pubblico, David Grossman, torna ad indagare i moti
dell'animo umano con due lunghi racconti. Come nel primo libro
costringeva il lettore a mettersi a nudo, dimostrando che la vita
vissuta nell'immaginazione è a volte più vera di quella reale, così
in questi due nuovi romanzi Grossman invita a riflettere sulla gelosia,
un sentimento capace di liberare le pulsioni e le reazioni più
recondite della personalità. Lo stile è lo stesso, avvolgente e
"impudico", con cui lo scrittore israeliano da sempre invita
il lettore a scavare, a indagare in profondità, per conoscersi e
conoscere l'altro senza remore. Il primo dei due racconti, Follia,
ruota intorno a un triangolo amoroso, morbosamente vissuto e narrato da
uno dei protagonisti. Shaul, marito tradito, svela alla cognata Esti la
relazione della moglie Elisheva con un altro uomo. Dal racconto traspare
tutta l'intensità con cui l'uomo vive il legame illecito, da cui è
completamente sedotto e ammaliato. Più che vittima di un tradimento
Shaul appare innamorato dei due amanti, tanto da avere costruito la sua
vita attorno al loro rapporto. L'altro romanzo breve Col corpo
capisco racconta invece una doppia relazione: quella di una madre
con la propria figlia e quella della donna con un ragazzo molto più
giovane. Immaginazione e realtà si alternano, così come la trama del
racconto di fantasia scritto dalla figlia e il dialogo reale tra lei e
la madre morente. Fino a che la ragazza non riuscirà a chiarire il
mistero di quello che sin dall'infanzia considerò un tradimento,
ritrovando l'essenza più vera del legame con la madre. |
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editrice Mondadori |
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Casa
editrice Mondadori |
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Casa editrice Mondadori Cos'è che si agita e si dimena dentro il grande asciugamano azzurro che il papà di Ruti ha appena posato sul letto? Può darsi che sia una giraffa e può darsi di no: per essere sicuri non c'è che da controllare se ha zoccoli, ginocchia, orecchie, ombelico, bocca e occhi da giraffa. Ma se l'asciugamano nascondesse qualcos'altro, come una piccola strega o una bambina che deve infilarsi il pigiama? Una piccola storia per trasformare in gioco l'ora di andare a letto. Età di lettura: da 6 anni. |
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Casa editrice Mondadori Si
può essere vecchi a 12 anni? La madre di David pensa di sì, visto che
suo figlio non ama la compagnia dei coetanei, preferisce leggere
piuttosto che andare alle feste e si è scelto per amico il signor
Rosenthal, anziano ospite di una casa di riposo. Ma David è solo un
ragazzo riflessivo e sensibile che esplora un universo pieno di
sorprese: quello del passato, perduto per sempre e per sempre vivo nel
cuore, nella mente e nelle azioni degli uomini. Non è forse
l'invincibile forza del passato a mettere uno contro l'altro il signor
Rosenthal e il signor Schwartz, che a 70 anni si sfidano a duello in
nome di un antico amore? Età di lettura: da 11 anni |
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Casa editrice Mondadori Un libro con il racconto "Itamar va a caccia di sogni" di David Grossman e un cd rom ricco di proposte per ascoltare la storia e giocare all'infinito con essa, grazie alle invenzioni dell'autore. Il libro è consigliato sia ai bambini che sanno leggere da soli e sono capaci di usare un computer, sia ai lettori più piccoli, che possono ascoltare la storia e accedere ai giochi con l'aiuto di mamma e papà. |
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Casa editrice Mondadori Un libro con il racconto "Itamar va a caccia di sogni" di David Grossman e un cd rom ricco di proposte per ascoltare la storia e giocare all'infinito con essa, grazie alle invenzioni dell'autore. Il libro è consigliato sia ai bambini che sanno leggere da soli e sono capaci di usare un computer, sia ai lettori più piccoli, che possono ascoltare la storia e accedere ai giochi con l'aiuto di mamma e papà. |
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Casa editrice Mondadori Non è
passato molto tempo da quando Davìd Grossman è stato bambino e certo
la sua memoria è abbastanza buona, così non sembra costargli nessuna
fatica elargire utili consigli per quella vita sul confine fra diverse
realtà che è l'infanzia intorno agli otto anni: per esempio qual è la
forma più conveniente per un fratellino ("Sono d'accordo che il
fratello sia un bambino. Forse questa è davvero la cosa migliore, poiché
da un fratello pallone di calcio può uscire l'aria, e un fratello
cioccolata finisce presto, e un fratello lepre in genere non sa fare
nulla di buono"), oppure come fare per ricevere posta come mamma e
papà, o come smettere di aver paura delle lepri, o ancora come
risolvere le grane che possono insorgere nei paesaggi dipinti sui
quadretti appesi al muro della camera da letto. Questi suggerimenti
preziosi Grossman li serve in quattro gustosi racconti che prendono
spunto da situazioni quotidiane di vita familiare conditi di un umorismo
delicato e un po' visionario in cui risuona quella complicità furbetta
che corre a volte nei giochi e nei riti familiari. Il libro appartiene a
una collana che allinea firme prestigiosissime nello sforzo di scrivere
per bambini fino agli otto anni: fra gli altri Giovanni Giudici, Toti
Scialoja, Michael Ende, Sylvia Plath. scheda
pubblicata su L'Indice1991,
n. 5 |
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Casa editrice Mondadori Tra non molto Itamar avrà un fratellino, e non può fare a meno di chiedersi come sarà: lui vorrebbe tanto un fratellino-pallone da lanciare fino in cielo, oppure un fratellino di cioccolata da leccare fino a consumarlo tutto, o un fratello-leone da cavalcare quando va all'asilo, o un fratello-lepre da tenere in una gabbietta... O forse no, forse è meglio che arrivi un fratellino vero, uguale a tutti gli altri? Questa è la prima di 6 piccole storie che compongono il volume. Età di lettura: dagli 8 anni. |
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Casa editrice Mondadori Insolito romanzo epistolare è la parola; una parola "senza pelle"
perchè scuoiata da un'insaziabile fame di verità, esaltata nel suo
altissimo potere erotico, sempre colma di significati. Questo è il
libro delle parole nude e piene. (da Strada Nove) |
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Il libro della grammatica interiore Casa editrice Mondadori Mi stupisco
quando trovo qualche amico raffinato che non abbia letto "Vedi alla
voce: amore" (Mondadori, 1988) di David Grossman. E vero che a un
autore anche eccezionale, prima di esser riconosciuto dalla comunità
dei lettori, occorre un certo periodo di tempo (a parte i casi di
improvvisi entusiasmi che per lo più si spengono presto); ed è anche
vero che la diffusione di quel libro non fu poi così scarsa, tenuto
conto che si trattava di un giovane e sconosciuto scrittore israeliano.
Ma insomma, "Vedi alla voce: amore" dovrà prima o poi essere
affiancato ai maggiori libri del Novecento, ed essere analizzato con la
passione che ispirano i capolavori. Si deve poi aggiungere lo stupore
che la lingua del Vecchio Testamento sia diventata in pochi decenni
duttile, espressiva, sottile come qualunque lingua che vanti secoli di
elaborazione letteraria in tutti gli strati del discorso collettivo. Il
merito dei traduttori non va taciuto. |
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Casa editrice Mondadori
(dalla
recensione di Fink, G., L'Indice1988,
n. 7) |
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Casa editrice Mondadori
(da Hamelin) Clown e maschere per Nono, bambino a zig zagCi sono libri a volte, vuoi per il grosso nome dell'autore, vuoi per contingenze dettate dall'attualità, che si recensiscono quasi per dovere di cronaca. Ed altri, ragionevolmente più spesso, di cui si scrive per sufficienti ragioni di merito, di contenuto e di stile. Ma ce ne sono altri ancora, pochi, pochissimi, ai quali si dà il benvenuto col cappello in mano e con infinita gratitudine: l'ultimo romanzo di David Grossman è uno di questi. Ci sono bambini a zigzag (Omnibus Mondadori, pp. 331, Lire 33.000) è un libro tanto bello da mozzare il fiato. Presentato in seconda di copertina come un romanzo pensato per l'infanzia ma subito adottato dalla letteratura adulta, è in realtà un'opera proteiforme intorno alla quale non si dovrebbero piantare paletti di recinzione. Sia perchè, come ogni grande storia essa si presenta con più livelli di accessibilità, sia perchè lo straordinario impianto strutturale costruito da Grossman in queste pagine si presta esso stesso a fare da sponda a differenti approdi di lettura.Se infatti il punto di vista di questa affabulazione è quello di Nono, un ragazzino di quasi tredici anni che si aggiunge, nell'universo narrativo dello scrittore israeliano, ai suoi quasi coetanei Momik (Vedi alla voce amore) e Aharon (Il libro della grammatica interiore), è anche vero che questo punto di vista si arricchisce di un'entità, o meglio sarebbe dire di una dimensione, speculare ma complementare. Quella dell'adulto che diversi decenni dopo ricorda, che delicatamente puntualizza, che di fatto, da adulto, struttura e delimita l'intera vicenda. Come se Grossman avesse inteso lanciare un messaggio che è insieme lezione di stile e invito a una "doppia lettura": nel fluire di ogni esperienza l'azione e la riflessione fanno parte dello stesso percorso iniziatico, che non ha mai fine ma solo progressione e successiva sistemazione degli eventi. Nono, piccolo ebreo alla vigilia del suo "bar-mitzwah", la maggiorità religiosa che a 13 anni sancisce il punto di passaggio tra età infantile ed età adulta, viene mandato in treno a visitare uno zio gran maestro di pedagogia e prediche e rimbrotti. Ha un padre poliziotto che vorrebbe emulare, una mamma-amica non ancora ufficiale, e qualcosa che sempre gli si agita dentro, inconoscibile e inafferrabile. Perchè come "ci sono persone rotonde e bambini a forma di triangolo", ci sono anche bambini a zigzag: e Nono, coi suoi mille lati in ombra - il bene e il male che si rincorrono dentro di lui e a volte si sovrappongono senza distinguersi- è proprio uno di questi. Sul treno che lo porta lontano da casa, dopo un incredibile incontro con un carcerato e un carceriere che si scambiano abiti e ruoli, Nono trova una lettera scritta a quattro mani da suo padre e da Gabi (la sua quasi mamma): quel viaggio non lo porterà affatto verso l'ennesima predica del terribile zio pedagogo ma verso un'avventura che lui dovrà attraversare e dipanare utilizzando buon senso e sagacia. Dovrà infatti saper riconoscere tutta una serie di personaggi (attori, clown e maschere) che su quello stesso treno sono il suo vero regalo per il compleanno e la maggiorità religiosa. Dovrà smascherarli con le stesse capacità deduttive del padre poliziotto, dovrà riconoscere il vero dal falso, dovra disarticolare le apparenze per ricostruire il gioco della realtà. E qui, quando già il lettore ha creduto di scorgere una trama e un filo conduttore da seguire (e già è stato catturato dallo straordinario linguaggio esistenziale del ragazzino che avvia un complesso monologo con le sue esperienze nel mondo e con i suoi riferimenti adulti), Grossman comincia il suo sottile gioco di specchi, incatenando l'una all'altra, e per tutta la lunghezza del romanzo, sorprese e scoperte. L'avventura immaginata per Nono da suo padre e da Gabi diventa all'improvviso una caccia al tesoro non programmata. Perchè sul treno e nella sua vita appare un personaggio squisitamente e irresistibilmente stevensoniano. Ovvero Felix, un vecchio pirata e birbante, un John Silver in abito da sera e col sorriso smagliante, che lo sequestra e lo porta con sè alla scoperta di un qualcosa che prenderà definitivamente forma solo allo scioglimento del mistero. E per quanto questo qualcosa non sarà propriamente né un' Isola, né il suo Tesoro, se non metaforicamente, il rapporto di amore-odio, di fiducia-sfiducia, di fascino-ribrezzo tra il bambino e l'uomo, saranno poi specularmente gli stessi che legano il piccolo Jim all'uomo dalla gamba di legno nel capolavoro della narrativa d'iniziazione di Robert Louis Stevenson. Con in più la distaccata ma acutissima ironia di Felix - per il quale il mondo è un palcoscenico su cui bisogna recitare sino in fondo la parte che il destino ci ha assegnato - e con un arricchimento dell'avventura tutto al femminile. A un certo punto del suo percorso - tra Bugatti nere fiammanti, spighe d'oro abbandonate sui luoghi dei misfatti e continue trasgressioni che portano Nono a gustare quella parte di sè che scalpita (che infrange convenzioni e leggi e che pure è cosi stranamente deliziosa da assaporare) - compaiono la cantante ballerina Lola e l'immagine della sua vera madre: ambedue sconosciute e taciute, eppure così fondamentali nella sua esistenza. Lentamente, mentre l'intero corpo di polizia dà la caccia al sequestratore e alla sua vittima-complice, Nono si accorge del prezzo che bisogna pagare per diventare "grandi": comprendere sè stessi, comprendere gli adulti, comprendere la presenza del bene e del male che ci portiamo dentro. Senza anticipare un epilogo che va gustato per intero, resta da dire che Grossman non solo ha costruito una vicenda a enne dimensioni che tiene il lettore col fiato sospeso sino all'ultima pagina, ma è riuscito a restituire con delicatezza e con avvincente veridicità l'accostarsi di un ragazzo alla coscienza di sè e degli altri. Nono, questo bambino a zigzag che non riesce a trovare una forma definita con la quale sistemarsi nel mondo, e che nel contempo non riesce a realizzare il perché di quel che gli si agita dentro, cesellerà una filosofia di vita che saprà ereditare il passato (con i suoi pirati, le sue cantanti ballerine e la sua vera madre) e che sarà di garanzia per il futuro: il bene e il male vanno vissuti e ciò che conta, nel saperli governare è la loro sola esperienza. Grossman, con questo suo nuovo romanzo, dà indirettamente (o forse anche intenzionalmente), una grande lezione ai narratori per l'infanzia o "dell'infanzia". Almeno a quella stragrande maggioranza di essi che continua a proporre sulla carta bambini e adolescenti in abiti già adulti, prefabbricati e senz'anima. Lo fa utilizzando il linguaggio mentale proprio dell'età (con i suoi attorcigliamenti sulla parola e con lo stupore che dà l'accento ad ogni nuova visione del mondo), ma soprattutto cogliendo quella sensibilità insieme felice e disperata che rende il bambino, l'adolescente, a volte cosÏ inerme davanti al mondo. Ci sono bambini di straordinaria e dolente bellezza in queste pagine. Non solo Nono, nelle sue vicende presenti e passate (che qui ripercorre alla soglia della maggiorità), ma anche sua madre, nei lontani ricordi del pirata Felix e della cantante ballerina Lola. Una bambina, Zohara, dagli zigomi sporgenti e dalle membra filiformi, che crescendo cominciò a farsi divorare dai libri, serbando un suo segreto: non era una bambina, era una spia mandata nel mondo da un libro particolarmente amato. Una bambina, come tutti i Ragazzetti Celesti di Elsa Morante ("le fanciullezze sulla terra / sono un passaggio di barbari divini / col marchio carcerario della fine già segnata") che per castigo "sarebbe stata costretta a rimanere fra gli uomini". A meno che non avesse trovato un modo di liberarsi, lasciando qualcosa di sè al piccolo Nono, alla vigilia del suo bar - mitzvah. (recensione di Alberto Melis su L'Unione Sarda del 14.08.96) |
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Casa editrice Mondadori
Mentre il papà cambia la ruota della macchina nel bel mezzo di uno zoo-safari, Gidi si allontana ed un momento dopo… eccolo arrampicarsi su un albero altissimo, in compagnia di un grazioso scimmiotto. Così il papà decide di arrampicarsi anche lui e, per tener buoni quei due spaventati, comincia a raccontare com'era il mondo un milione di anni fa, quando le foreste si libravano lente nell'aria. Una fiaba bellissima che ricomincia proprio quando sembra finita: perché il vero finale devono inventarlo i lettori… |
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Casa editrice Mondadori
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David Grossman è nato nel 1954 a Gerusalemme. Ha studiato Filosofia e Teatro all'Università Ebraica. E' uno degli scrittori israeliani più conosciuti e amati al mondo. é autore di opere di narrativa, vincitrici di premi internazionali, e di racconti e pezzi giornalistici apprezzati a livello internazionale. Ha scritto, inoltre, alcuni testi per bambini ed è molto noto per suoi saggi sulla questione palestinese. Tra le varie onorificenze ricevute ricordiamo quella del governo francese che l’ha nominato Chevalier de l’Ordre des Artes et des Lettres. David Grossmann vive attualmente in Israele con la moglie e figli. ******* "Una violenza che muterà la nostra vita quotidiana"di Giuseppe Saltini - da "Il Messaggero" del 14 settembre 2001 "Come cittadino d’Israele, e quindi del mondo occidentale, rappresentato da quei Paesi che sono accomunati da valori di democrazia, di pluralismo e di liberalismo, l’attentato terroristico all’America ha prodotto, dentro di me, uno shock spaventoso. Naturalmente, in quanto israeliano, nella mia reazione c’è una sfumatura in più, una differenza. Di fatto, in Israele, da sempre noi conosciamo il terrorismo. Esistono dei luoghi, a Gerusalemme, dove ogni cento metri, in passato, si sono verificati degli attentati. Lungo la strada che si percorre per arrivare da casa mia alla scuola dove vanno i miei figli, abbiamo calcolato che ci sono quindici punti diversi dove sono avvenute deflagrazioni, scoppi di tritolo o di bombe. Nella violenza c’è una specie di genio oscuro. Può portare a qualsiasi cosa. Può generare una spirale terribile". Così dice David Grossman, nato a Gerusalemme nel 1954 e scrittore di fama mondiale, il quale è spesso intervenuto, anche sulla stampa italiana, per commentare i drammi del suo Paese, il conflitto tra ebrei e musulmani, l’Intifada e, in generale, la questione ebraico-palestinese. Di passaggio a Roma per presentare il suo ultimo libro, Qualcuno con cui correre (Mondadori, 368 pagine, 33.000 lire), un romanzo ammirevole per la limpidezza della scrittura, la levità dello stile e il coraggio con cui agiscono i suoi giovani protagonisti, Grossman, esponente intellettuale di una Nazione tutta circondata da Stati arabi, era sul treno Bologna-Roma quando sono crollate le due Torri di New York ed è andato in fiamme il Pentagono. Allora — ricorda — "dinanzi a me si è aperto uno scenario inimmaginabile, assurdo". Grossman, quanto è accaduto muterà il corso della Storia? "Non so se cambierà la Storia; certo, inciderà profondamente sulla nostra esistenza quotidiana. Diventeremo tutti molto più sospettosi, saremo diffidenti nei confronti delle persone a noi estranee, guarderemo con circospezione coloro che anche fisicamente hanno un aspetto diverso dal nostro. Quando avvengono attentati di così inaudita potenza, che colpiscono in modo anonimo e indistinto il popolo americano perché è americano, o gli israeliani perché sono israeliani, si determinano reazioni quasi istintive: il timore dell’altro, dello straniero, cresce, l’ostilità aumenta, e ciò comporta, in termini umani, un prezzo molto alto. L’esistenza in comune non è più la stessa, le nostre abitudini si trasformano, l’uso del tempo libero — viaggiare, fare acquisti, ecc. — cambia. Dico questo perché da trent’anni conosco le conseguenze del terrorismo". Secondo lei siamo di fronte allo scontro fra due civiltà, due culture, due condizioni economiche, due fedi religiose? "Da un certo punto di vista, sì. Chi compie attentati terroristici, in Israele come in America, è palesemente contrario a tutto ciò in cui crede il mondo occidentale. Noi ci preoccupiamo dei diritti dell’uomo, il fanatismo religioso, invece, pone la fede in Dio al di sopra della vita umana. Ma quello che è accaduto in America dovrebbe indurci a prestare un orecchio più attento alle voci che si levano dai Paesi emarginati. Indubbiamente, noi abbiamo il dovere di essere più sensibili alle esigenze del Terzo Mondo. E’ nel nostro interesse ridurre ulteriori disastri o, meglio, evitarli". L’immagine dell’Intelligence americana ormai appare offuscata. Da cosa è dipesa la sua inefficacia? "E’ molto difficile infiltrarsi nelle organizzazioni terroristiche: sono chiuse, ermetiche, e i loro membri obbediscono ciecamente ai leaders. In Israele, i servizi segreti hanno lavorato a lungo, indefessamente, per individuare gli appartenenti a Hamas e gli hezbollah del Libano. Per quanto riguarda i recenti avvenimenti americani, penso che un’azione di tale portata distruttiva sia stata concepita e preparata da molte persone, con aiuti e complici diffusi negli stessi Stati Uniti". Lei ha dedicato il suo ultimo romanzo ai suoi figli adolescenti. Alla luce dei fatti di questi giorni, come immagina l’avvenire dei nostri giovani? "Nel mio libro racconto le vicende di tre ragazzi che si trovano immersi in una realtà cinica, caotica, crudele. Non è la realtà del terrorismo, però riguarda problemi molto gravi, per esempio la tossicodipendenza. I miei personaggi lottano, non si rassegnano. Scrivere questo libro mi ha dato energia e conforto. Bisogna reagire. Ogni volta che ci troviamo di fronte a un evento che paralizza, la passione e l’entusiasmo, sentimenti tipici dell’età giovanile, possono aiutarci a superare la paura. I valori in cui crediamo vanno trasmessi: Israele era un sogno, il sionismo e il processo di pace con l’Egitto e con la Giordania erano sogni, ma i sogni non sono illusioni, hanno una connotazione positiva. Mi auguro, dunque, che tutto il marcio vissuto attualmente possa cedere il passo, almeno in parte, ai nostri ideali umanitari, ai nostri sogni". |