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Note
biografiche
A
Gerusalemme lo scorso 17 luglio è morto Yahiel De-Nur. Era nato nel
1909 o nel 1917, non è sicuro, in Polonia col nome di Yehiel Finer.
Prima dell'invasione nazista, il giovane Yehiel studiava i classici
della cultura ebraica in una tradizionale yeshivà a Lublino; scriveva
racconti e poesie, suonava il violino.
Rimase due anni ad Auschwitz dove i componenti ancora in vita della sua
famiglia vennero invece tutti uccisi.
Nel 1946, ricoverato in un ospedale da campo, scrisse il resoconto di
quegli anni, ancora "avvolto nel sudario di Auschwitz". Non
pensava di sopravvivere. In una corsa contro il tempo aveva scritto il
libro Salamandra, quasi in uno stato di trance, finendolo esattamente in
due settimane e mezzo. Ma non era riuscito a firmare il manoscritto col
suo nome. Da allora scelse il nome comune a tutti i detenuti, Ka-
Tzetnik n°..., seguito dal numero che i nazisti gli avevano tatuato sul
braccio: 135633. Per lui il libro, e quelli che poi scrisse in seguito,
erano scritti da tutti coloro che erano morti tra le fiamme dei forni
crematori. Una volta rientrato in Israele cambiò il suo nome in De-Nur,
che significa: 'del fuoco'.
Nel 1976 si recò in Olanda dal prof. Bastiaans, lo psichiatra che per
primo aveva studiato la sindrome da campo di concentramento, per
sottoporsi a una terapia che prevedeva anche l'impiego di LSD. Shiviti
è il racconto di quella straordinaria esperienza.
Come autore è noto in numerosi paesi soprattutto per La casa delle
bambole, ma molti suoi libri purtroppo sono ancora inediti in Italia,
mentre altri sono ormai da anni fuori catalogo (La fenice venuta dal
lager e Piepel).
Dopo aver curato l'edizione italiana di Shiviti - una visione,
pubblicato da La Rete di Indra insieme a Sensibili alle foglie, feci dei
timidi tentativi per incontrarlo o per entrare in contatto direttamente
con lui, ma senza alcun successo. Venni però a sapere che aveva
ricevuto una copia della nostra edizione.
La lettura di Shiviti era stata raccomandata a tutti i partecipanti al
primo ritiro "Portare testimonianza ad Auschwitz" nel 1996 e
ricordo che, appena tornato in Italia, sentii di voler fare qualsiasi
sforzo pur di riuscire a pubblicarlo. Ma quando finalmente con Laura
Bisogniero, a cui si deve l'intensa e rigorosa versione italiana,
sfogliammo la prima copia, avvertimmo come un senso di leggera
inquietudine. Il timore che la profonda verità di quel testo, intorno
al quale avevamo lavorato con dedizione pari solo alla riverenza che
suscitava in noi, potesse quasi velarsi ora che era rinchiusa nelle
pagine di un libro.
Ricordiamo Yahiel De-Nur con un breve documento, forse inedito in
Italia: la testimonianza che rese durante il processo Eichmann.
di Roberto
Mander
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dal
Processo Eichmann
Udienza n.68
Gerusalemme 7 giugno 1961
Procuratore Generale: Per quale motivo, signor De-Nur,
nelle sue opere ha nascosto la sua identità dietro lo
pseudonimo "Ka-tzetnik"
De-Nur: Non è uno pseudonimo, non mi considero uno
scrittore o un autore di materiale letterario. È una cronaca
del pianeta Auschwitz. Vi sono rimasto per quasi due anni. Lì
il tempo non ha la stessa unità di misura che ha sulla terra,
ogni frazione di minuto si iscrive in una scala del tempo
diversa. Gli abitanti di quel pianeta non avevano un nome, non
avevano genitori e nemmeno figli. Non si vestivano nello stesso
modo come si fa qui sulla terra. Non erano nati lì e non
procreavano. Respiravano in accordo con delle leggi naturali
diverse. Non vivevano - e neppure morivano - in base alle leggi
di questo mondo. Il loro nome era: "Ka-tzetnik n.
...". Erano vestiti, come si può dire...
Procuratore
Generale: Indossavate questo? (mostra al testimone l'abito
dei prigionieri di Auschwitz)
De-Nur: Sì, era questa l'uniforme del pianeta chiamato
Auschwitz. E credo con tutto me stesso che devo continuare a
portare questo nome fino a quando il mondo non si sarà
sollevato dopo la crocifissione di una nazione, per cancellare
il male, nello stesso modo in cui l'umanità si sollevò dopo la
crocifissione di un uomo. Io credo con tutto me stesso che come
le stelle, secondo l'astrologia, influenzano il nostro destino,
così questo pianeta di ceneri, Auschwitz, trovandosi in
opposizione con il nostro, lo influenzi.
Se sono in grado oggi di stare qui di fronte a voi e di
raccontare gli eventi di quel pianeta, se io - un residuo di
quel pianeta - sono in grado di essere qui in questo momento,
allora credo con fede profonda che ciò sia dovuto al giuramento
che prestai a loro lì. Sono loro ad avermi dato questa forza.
Quel giuramento è stata l'armatura grazie alla quale ho
acquisito un potere sovranaturale, che mi doveva dare la
possibilità dopo il tempo, il tempo ad Auschwitz, i due anni in
cui ero un 'musulmano', di superarlo. Perché essi mi hanno
lasciato, mi hanno sempre lasciato, venivano separati da me e
questo giuramento appariva sempre nello sguardo dei loro occhi.
Per quasi due anni hanno continuato a congedarsi da me
lasciandomi indietro. Io li vedo, mi fissano con gli occhi, li
vedo in piedi in fila…
Procuratore
Generale: Mi permette sig. De-Nur di rivolgerle alcune
domande?
De-Nur:
(cercando di proseguire) Ricordo che…
Presidente
del Tribunale: Sig. De-Nur, la prego, ascolti quello che il
Procuratore deve dirle.
(Il
testimone De-Nur si alza dal suo posto, scende dal banco dei
testimoni e cade a terra privo di sensi)
Da:
The trial of Adolf Eichmann, vol. III, p.1237.
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(dal
sito La
rete di Indra)
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