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Etgar Keret 

 


Papà è scappato col circo

Pizzeria Kamikaze
Mi manca Kissinger
Note biografiche

 

 

Papà è scappato col circo

Casa editrice e/o

Una storia divertente e dissacratoria sui genitori che non vogliono essere grandi e sui figli fin troppo responsabili.

Papà è scappato col circo è finalista nel Premio Andersen 2003 come miglior libro 6/9 anni.

 

Pizzeria Kamikaze

Casa editrice e/o


Non ora, non qui. Un desiderio iperbolico di fuga è il sentimento dominante di questi racconti dell’israeliano Keret , il trampolino metafisico e allegorico dal quale i suoi personaggi spiccano il loro salto da irresistibili acrobati di un umorismo nero e scorticato dal quale non è esente uno spirito di irridente e fresca vitalità mentre eseguono le loro capriole da clown burloni e dissacratori.
Basti dire che Haim, giovane protagonista del racconto più lungo e significativo di questa raccolta, trova lavoro nella pizzeria Kamikaze, due giorni dopo essersi suicidato. Haim vive con un coinquilino tedesco il quale sostiene che il luogo gli pare “Francoforte sputata”; c’è un pub niente male che si chiama Bar-A dove ci sono parecchie ragazze sole. Certo alcune hanno cicatrici sui polsi, o la pelle molliccia degli annegati, però non è detto che non ci stiano… È facile farsi nuovi amici, come Ari e tutta la sua famiglia di suicidi a vario titolo dai quali Haim va a cena una volta a settimana. Ci troviamo nell’aldilà dei suicidi, un limbo contiguo al mondo reale, con le stesse consuetudini e le stesse seccature, i diversivi e gli svaghi che si possono trovare ovunque: non mancano talk show pallosissimi in Tv, pizzerie e catene di take away cinesi, e i giovani sono molto interessati a rimorchiare ragazze, scolarsi un buon numero di birre ascoltando musica nei locali giusti, fumare spinelli e girovagare in Printz scassate stando attenti a evitare l’ultima celebrità che si aggira frignando e guastando la festa a tutti: nientemeno che Kurt Cobain dei Nirvana. Nessuno lo sopporta. Una pura applicazione della legge del contrappasso: idolatrato in vita e in morte, la star del rock bella a dannatoa nel girone dei suicidi è invisa a tutti… Ad Haim accade anche di sventare, involontariamente, una rapina in un supermercato, di finire in seguito in un posto pieno zeppo di arabi, suicidi per le note ragioni ma con i quali si possono benissimo scambiare riflessioni e idee- a questo punto cosa c’è da temere? Siamo già tutti morti…- e chiedere tra la provocazione e lo scherzo: “Allora Nasser che ne è delle settanta vergini promesse nel vostro al di là?” E il depresso Nasser , che ha il volto e il corpo ridotto a pezzettini può senz’altro ammettere di essere stato un fesso: “Sono diventato alcolista..E a te cos’hanno promesso?” Nel surreale girovagare di Haim gli incontri si mescolano ai sogni, le avventure strampalate di un presente che appare immobile e come fissato in un punto geometrico, si confondono con i ricordi di prima che si suicidasse durante il periodo di addestramento militare…una fine che molti dei giovani ospiti del centro condividono…Il viaggio di Haim attraversa realtà e personaggi rappresentativi di condizioni di una media disperazione quotidiana : la pseudo drogata Lihy della quale si innamora, Kneller alla instancabile ricerca del suo cane Freddy, unico animale del centro, forse in virtù della sua personalità complessa e contraddittoria…, un Messia modello Superstar che ascolta solo musica techno e quando gli gira fa miracoli irrilevanti e privi di senso, ( e andrebbe benissimo se non fosse anche fidanzato con Desideria, la ragazza di Haim quando era ancora vivo, suicidatasi dopo di lui)….
E’ un mondo tallonato dalla depressione e dalla sfinitezza quello che Keret inscena attraverso questi racconti che hanno per protagonisti giovani israeliani e arabi uniti nel desiderio di normalità, stanchi di guerra, stremati dalle ideologie e dal fanatismo, tutti ugualmente abitati dai sogni della loro età: divertirsi, conoscersi, amarsi, scoprire il mondo senza essere braccati dalla paura, dal servizio militare dalle promesse di paradisi islamici accessibili attraverso l’autoimmolazione.
In questo come negli altri racconti più brevi, dei quali il primo fulminante Asma, è quasi un aforisma, Keret dimostra di possedere una capacità di invenzione surreale e satirica folgorante, uno spirito aspro e guizzante che conferisce alla scrittura un ritmo serrato e trascinante punteggiato da immagini che producono nel lettore una serie ininterrotta di cortocircuiti del senso.
Come in Colla e Tubi, o in Un buco nel muro nei quali la banalità del quotidiano subisce una distorsione, un avvitamento o una diversione attraverso i quali ci ritroviamo in un mondo di innamorati incollati al soffitto e dalle labbra saldate con la colla, autisti di autobus teorici di una legge matematica del ritardo, angeli bizzarri, magri e curvi, elusivi e anche un po’ bugiardi, personaggi che hanno lasciato una vita infelice e ai quali è data una seconda possibilità mentre aspettano che qualcuno si decida a portare nel loro provvisorio paradiso un mazzo di carte: sono arcistufi di giocare a biglie…
A lettura ultimata il lettore si ritrova a fissare il volto indistinto – Israeliano? Palestinese? – di un giovane che nella ricerca di qualcosa che assomigli a una più che legittima normalità, è costretto a passare per tubi particolarmente contorti, bancomat guasti e buchi nel muro perché qualsiasi varco è buono se rappresenta la via d’accesso e di trapasso per un altrove contiguo e irreversibile come questo sgangherato e assurdo aldilà che appare comunque di gran lunga preferibile al qui e ora del quotidiano inferno in atto sul fronte del Medio Oriente.

 

Mi manca Kissinger

Casa editrice Theoria

 

Note biografiche

Etgar Keret è nato a Tel Aviv nel 1967 da genitori sopravvissuti allo sterminio nazista. Ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti Pipelines nel 1992. Scrive per la televisione israeliana e lavora per la Tel Aviv University School of Film. Il suo film Skin Deep è stato premiato in vari festival internazionali. Keret è il creatore di un genere letterario nuovo rappresentato da racconti brevi, a volte crudeli, altre più umoristici, scritti in uno stile rapido che non è mai superficiale. Keret ha creato uno stile, un modo di concepire la letteratura estraneo a ogni tipo di ideologia e retorica.
In Italia la traduzione di Mi manca Kissinger (1997) è passata quasi inosservata, mentre Pizzeria Kamikaze, appena pubblicato, che contiene una raccolta di racconti tratti dai suoi libri Tubi, Nostalgia per Kissinger e La colonia estiva di Kneller, ha attirato l’attenzione del pubblico e della critica su questo originale rappresentante della nuova letteratura israeliana.

 

 

La  Giuntina editrice