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Haim Lapid 


Peccato di scrittura

brezniz

Note biografiche

 

Peccato di scrittura

Casa editrice e/o

Uno scrittore israeliano, spinto dalla curiosità, apre una lettera indirizzata alla moglie e ne legge il contenuto: il mittente è un vecchio inglese, tale George Brown, incontrato per caso dalla donna durante un breve viaggio a Londra. Sentendosi vicino alla fine, il signor Brown affida alla lettera il racconto della sua vita e la confessione dei propri "peccati", primo fra tutti la scrittura, cui tuttavia consegna anche la sua storia. Si sviluppa così il suo lungo, appassionante racconto, incentrato sul suo inquieto rapporto con il padre, un padre amorevole che non ha però mai voluto rispondere alle sue insistenti domande sulla scomparsa della madre.

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Cedere alla tentazione di scrivere.

Di Claudia Rosenzweig

            Esiste un club in Inghilterra i cui membri amano leggere, sono «fanatici dei libri», ma hanno il più assoluto divieto di scrivere. Questo libro racconta la confessione di un peccatore, George Brown, un uomo che, in età avanzata, decide di lasciarsi andare alla tentazione e di scrivere la sua storia a una donna ebrea israeliana incontrata a Londra. Il risultato è una sorta di punizione crudele: la scrittura non rivela niente, non risolve le questioni del passato rimaste irrisolte, non rende giustizia alle ingiustizie della vita, non rimargina le ferite. «Gli scrittori credono di sapere tutto sui loro personaggi; hanno una biografia bella e pronta e un intero guardaroba sottomano persino per quello che appare per un istante, che dice una sola frase. Ecco cosa detesto in loro. Io ho una parte del puzzle, e qualunque cosa Lei farà, alcuni pezzi non si incastreranno in nessun modo e Le rimarranno in mano senza un perché.» [p. 59] Sembra questa la morale di un libro insolito, dove viene misurata l'incapacità della scrittura di raccontare una vita. Per chi ha già letto il giallo minuziosamente costruito di Haim Lapid, Breznitz (trad. di M. Rapin Pesciallo, Marsilio, Venezia 1999), la soluzione del dramma o dell'enigma può essere come uno schiaffo in faccia, un colpo che coglie di sopresa, sempre nell'ultima pagina: la verità colpisce come la presa di coscienza di qualcosa che si è sempre saputo ma che si è voluto rimuovere. Come in tutti i buoni gialli, quelli basati sull'intelligenza e non sulla violenza, il lettore deve stare attento a ogni particolare, tanto più quando questo appare superfluo o insignificante, tanto più se si ha già letto un libro di Lapid. Questo è un libro la cui fine sorprendente ci lascia increduli e ci fa sentire la necessità di rileggere tutto dall'inizio. Raccontarne la trama è dunque proibito, ma una cosa mi sia concesso di aggiungere: sin dalle prime pagine si ha la sensazione che la storia del protagonista alla ricerca della propria madre sia in qualche modo legata a quella del lettore, che nel romanzo è lo scrittore stesso. «In ogni modo, per quanto ne so io, là dove l'identità di qualcuno appare misteriosa, esce sempre fuori che si tratta di uno sporco ebreo.» [p. 58]

            Haim Lapid padroneggia con perfetta lucidità e sensibilità gli strumenti della scrittura, in un romanzo dove niente sembra superfluo, dove la misura non si trasforma in freddezza. Il fatto che al lettore non tutto venga svelato e che gli si richieda uno sforzo di interpretazione rimanda alla tradizione della narrativa ebraica, dove è ben radicata la consapevolezza non solo che non si deve, ma soprattutto che non si può dire tutto, perché, nonostante i nostri sforzi, semplicemente non ne siamo capaci.

(da Israele.net)

 

brezniz

Casa editrice marsilio

 

In un bosco nei pressi di Gerusalemme viene ritrovato il corpo di un uomo senza vita: gli manca un orecchio. Nessuno sa chi sia, nessuno ne reclama la scomparsa, e neppure la polizia trova qualche buona ragione per affrontare le indagini.

L'ispettore Breznitz, un introverso misantropo tra i quaranta e i cinquant'anni, appassionato lettore, in preda a una crisi amorosa ed esistenziale che lo spinge a stare appostato lunghe ore sotto la finestra della donna amata con la stessa tenacia usata normalmente per i delinquenti, decide contro la volontà dei suoi superiori di andare a fondo del caso.

Con il procedere delle indagini, se l'identità della vittima continua a rappresentare un enigma, tutti si convincono che il colpevole sia un arabo che girava portando con sé un orecchio mozzato: la polizia non ha dubbi, ma Breznitz, aiutato dal suo affezionato assistente Binshtok, non si arrende e arriva a confidare al collega: "Loro, naturalmente, preferiscono che l'assassino sia arabo e la vittima ebrea. Io voglio la verità".

Per Breznitz diventa un’ossessione: "Da poliziotto, guardiano della legge, al quale nessun delitto e nessun peccato erano sconosciuti, si era trasformato in un uomo con un'unica missione. Era diventato il cacciatore irrequieto di un unico crimine".

Continua, dunque, la caccia all'assassino, le cui tracce conducono al mondo della prostituzione e della malavita organizzata.

Attraverso gli occhi di Breznitz, Haim Lapid ci mostra i diversi volti della società israeliana contemporanea (esemplare l'interrogatorio dell'arabo "colpevole comodo"): incontriamo finti intellettuali descritti con grande ironia, un delinquente part-time, protettore di un'unica, fedele prostituta, gli abitanti di un moshav, i pazienti di un dispensario e altri personaggi che appaiono e scompaiono, consegnando a Breznitz nuovi indizi.

Breznitz cerca la verità con testardaggine e ostinazione, ma la verità di questo caso è così sfuggente, e allo stesso tempo così vicina, che non si può coglierla se non all'ultima pagina.

(dal sito Morasha)

 

Note biografiche

Haim Lapid è nato a Tel Aviv nel 1948. Docente di psicologia sociale e del comportamento all'Università di Tel Aviv, è critico cinematografico e autore di sceneggiature.

 

 

La  Giuntina editrice