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Meir Shalev 


La montagna blu 

Re Adamo nella giungla 
Il pane di Sarah 
Storie piccole 
Per amore di una donna 
E fiorirà il deserto
Fontanella
Note biografiche
Interviste

 

 

La montagna blu 

Casa editrice Frassinelli

E' l'inizio del secolo scorso quando alcuni giovani ebrei russi arrivano in Terra d'Israele, e lì gettano le fondamenta di una nuova casa e di una nuova vita. Anno su anno, la comunità cresce e si ingrandisce sviluppando da quelle origini le leggende che nutriranno la sua storia, dall'avventuroso parto del primo nato del villaggio fino a un baule di dote che rifornì tende e umili baracche di calici purissimi e stoffe pregiate. Leggende e storia che si fondono nel racconto di Baruch, bambino e poi adulto strambo e solitario - allevato da uno dei padri fondatori, il nonno Yaakov Mirkin -, e che non manca di aggiungere al tutto il suo proprio patrimonio famigliare di visione fantastica della realtà. In un romanzo denso di suggestioni e poesia, punteggiato dal celebre e graffiante umorismo ebraico, l'eterno tentativo dell'uomo - collettività o individuo che sia - di fondare un mito delle origini facendo coincidere la propria infanzia con l'infanzia del mondo, in cui evocare l'età dell'oro. Ma la terra, come dice il vecchio Pines, "ci ha ingannato: non era mica vergine". Nulla è mai nuovo sotto il sole. Baruch lo sa, e candido e disincantato al tempo stesso, con un beffardo atto d'amore trasforma il podere Mirkin in un redditizio cimitero esclusivo, ma non lascia che l'età matura bandisca da lui la magia. E la Montagna Blu, con il suo evidente mistero, è lì a ricordare al lettore che illusione e realtà sono solo parole.

 

Re Adamo nella giungla 

Casa editrice frassinelli


Meir Shalev, il celebre scrittore israeliano, laico e romanziere, ci offre una lettura irriverente e appassionata del libro più diffuso al mondo. Spogliato di ogni approccio esegetico, affrancato dalla Rivelazione, l'Antico Testamento si presenta di primo acchito come un formidabile repertorio di storie a tinte assai forti, violento, sensuale, politicamente scorretto, fonte inesauribile di stimoli per la fantasia e la speculazione. Ma non è tanto il valore letterario dell'opera (già mille volte esaltato in passato) a interessare Shalev, quanto l'umanità che vi è contenuta: uomini di carne e sangue, tangibili, reali la cui vicenda spesso cozza duramente contro la tendenza della dottrina a farne santi e simboli o figure trascendenti. Da come Mosè seppe incarnare l'opposizione all'illuminato governo di Salomone (che, si sottolinea ironicamente, guidava una nazione più grande d'Israele con solo undici ministri, armava eserciti immensi ma non intraprendeva guerre superflue): dalla tresca al chiar di luna di Rut al calcolato bacio che Giacobbe diede a Rachele, fino a una provocatoria dichiarazione sulla vera causa del proverbiale lamento di Giacobbe, una galleria di persone e avvenimenti di straordinaria attualità; un invito a riappropriarci, in maniera autonoma e personale, dei testi su cui grava un'interpretazione 'ufficiale', magari attraverso un ri-racconto fantasioso e critico come quello dell'autore.

 

Il pane di Sarah 

Casa editrice frassinelli

Molto tempo fa, in una notte di settembre, il terremoto si abbatté su Gerusalemme. Nel caos generale sbucò improvvisamente una donna immensa e bionda aggiogata a una carrozza: a lunghe e possenti falcate attraversò la città odiata, ne varcò i confini e s'involò per sempre nell'oscurità della campagna. Trascinava via con sé il marito, furente e imbavagliato, due figli piccoli e una striscia di levandura, il lievito madre "che respirava come un neonato", in grado di generare il pane, di alimentare la vita e il futuro. Così il protagonista e voce narrante di questo romanzo rievoca il singolare esodo verso i luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza, la fatidica Valle dove i genitori costruirono la casa attorno al cuore pulsante di un forno. Tornato in terra d'Israele dopo trent'anni, il ragazzo di un tempo - che in America è un fortunato scrittore di libri di cucina - ritrova i vivi e i morti della sua famiglia, che descrive in una storia appassionata, ricca di suggestioni e di realismo magico, profondamente umana e insieme piena della forza e del fascino di un racconto epico. In un'avvincente galleria sfilano il padre Abraham, querulo vecchio che ha una metafora per ogni suo male fisico; la perduta madre Sarah, titanica, passionale e fanciullesca; tia Dudush, dall'unica mammella tuttora bramosa di lattanti; il fratello Yaacov, panettiere; Leah, sua moglie, che dalla morte del figlio ventenne è imprigionata in un cupo letargo, e l'angelico Michael, il bimbo nato da quel sonno, su cui sembra aleggiare un destino oscuro...
Storie nella storia, racconti allusivi a metà tra la fiaba e la leggenda trasfigurano e prefigurano le sorti dei personaggi, come se solo la finzione letteraria fosse in grado di reggere il peso della verità. Destinato al ruolo di spettatore e di testimone, - come del resto la nipote Romi, che fotografa ogni cosa - il protagonista affida alla scrittura il compito di eternare e di interpretare il ricordo, di dare un senso all'esistenza. Da un grande scrittore, una grande prova narrativa.
                                           (da Musa)

 

Storie piccole 

Casa editrice mondadori

Zohar che vuole a tutti i costi le fossette, e per ottenerle tiene il dito premuto sulla guancia. Nehemah la pidocchia, che vuole vedere il mondo ed è stufa di stare sempre sulla testa... Efraim che ha un papà svagato e un po' pigro, di quelli che ti fanno fare sempre brutta figura, ma poi si riscattano con una girandola di sorprese. E poi Mikael e suo nonno, che gli racconta come e perché l'uomo primitivo (preciso identico allo zio Yakov buonanima) abbia inventato la squisitissima polpetta.
Quattro storie piccole, scritte per i piccoli da un grande scrittore israeliano che conosce bene i bambini: così bene da riuscire a farli ridere di se stessi... e soprattutto dei grandi!

 

Per amore di una donna 

Casa editrice frassinelli

Nevicò quel giorno il 16 febbraio 1950, nella fertile valle di Iezreel, e Moshe Rabinovich si scagliò furiosamente con l'ascia contro un eucalipto secolare, un simbolo per tutti gli abitanti del villaggio, ma per lui soprattutto un mezzo attraverso cui si sarebbe attuato un tragico destino. Da questo episodio epocale per la memoria della piccola comunità, si diparte il lungo racconto di Zayde, il protagonista - ragazzino e poi uomo - che accompagna il lettore in un suggestivo viaggio sul filo dei ricordi. Al centro della storia è Yehudit, madre di Zayde, una donna forte e indipendente, custode di una sofferenza viscerale e di un lacerante segreto. Tre figure maschili si alternano sulla scena: sono gli uomini, diversissimi tra loro, che si contendono l'amore di Yehudit e la paternità di Zayde, occupandosene generosamente a modo proprio e secondo i propri mezzi. Mescolando voci ed episodi, passato e presente, Zayde ricrea una fitta trama di rapporti personali, di fatti che si intersecano per arrivare, alla conclusione del libro, a ricostruire un mosaico esistenziale collettivo al cui centro campeggia il mistero di Yehudit, sfuggente e inarrivabile. Permeato di saggezza contadina, attraversato da scorci lirici di grande intensità, da punte drammatiche - per quanto smussate perché immerse in una dimensione a-temporale, come sospesa - ma anche da momenti di genuina comicità, da ironia e romanticismo, un romanzo dal fascino straordinario. Dominata dall'idea di un destino ineluttabile che grava su tutti "smisurato e indifferente", la narrazione procede secondo un ritmo pacato, scandito dai suoni, dai profumi - indimenticabili quelli delle prelibate cene che Yaakov, uno dei padri, prepara a Zayde - e dagli eventi di un microcosmo rurale che assurge a emblema universale.

 

E FIORIRA' IL DESERTO

Casa editrice rizzoli

 

Fontanella

Casa editrice frassinelli

"Comunque stiano le cose, ci sono persone che amano i matti e altre che non li amano affatto. Io no. In qualità di unica persona normale di tutta la famiglia Yofe - non per autoincensarmi, è un fatto innegabile - non amo i matti anche nel caso in cui sono mia mamma." MikhaelYofe, cinquantacinquenne israeliano, padre di due gemelli poeticamente folli e infelice figlio di una pazza vegetariana, racconta la sua vicenda di unico individuo sano in un gruppo famigliare i cui mèmbri, quando emettono del liquido vitale - sangue, seme, o latte materno - non sanno più ricordare. Sano per modo di dire, visto che la sua particolare sensibilità verso il mondo è dovuta alla sua fontanella, quel buchette che tutti hanno nel cranio alla nascita e che a lui è rimasto inspiegabilmente aperto anche da adulto. Grazie a quest'occhio privilegiato, che capta profumi e ricordi, passato e futuro, desideri e tormenti, Mikhael riesce a essere testimone e protagonista di una saga i cui confini cronologici e spaziali si stemperano rivestendo la realtà di poesia. Una galleria di ritratti espansivi e affascinanti, una terra che da miraggio diventa casa e poi patria, una storia personale intrecciata nella Storia di un popolo e di più generazioni: Shalev, ancora una volta, con umorismo, intelligenza e cuore, ama i suoi personaggi e ce li fa amare.

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Recensione di Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera 05/02/04, pg.37

La famiglia custode del segreto d’Israele

Avrà la strampalatissima famiglia Yofe, protagonista del romanzo
Fontanella ( Edizioni Frassinelli), qualcosa in comune con la vera famiglia dello scrittore, l’israeliano Meir Shalev? È possibile, anzi probabile ( anche se del tutto secondario ai fini della lettura), in quanto nel furibondo ribollire della grande saga non è difficile cogliere scene, ritratti, riflessioni e descrizioni che hanno l’aria di provenire da un territorio sentimentale vicinissimo al romanziere, giornalista, conduttore televisivo, autore, tra l’altro, del molto premiato Per amore di una donna da cui il regista Gabriele Salvatores trarrà un film.
La lunga storia, che comincia ai tempi dei pionieri — con Apupa e Amuma, i nonni arrivati dalla Russia — e giunge ai giorni nostri — con i pronipoti Uri e Aielet, bizzarri fratelli gemelli — fa pensare in effetti a una doviziosa preparazione che bolle in una pentola, facendo in continuazione muovere gli ingredienti che uno alla volta salgono in superficie per essere poi di nuovo trascinati, vorticando, sul fondo.
La saga degli Yofe, che pur si stende attraverso quasi un secolo, risulta in questo modo concentrata e contemporanea, i nonni assieme ai pronipoti, i morti con i vivi, i r i c o r d i con le sper a n z e , i l p a s s a t o con il presente, la prima capanna nel deserto con i grattacieli, i parcheggi e i centri commerciali cresciuti negli anni al suo posto, gli amori e i dolori antichi mescolati a quelli nuovi.
Il rigoglioso materiale narrativo viene movimentato da frequenti
flash- back che, interrompendo di continuo il ritmo, scongiurano la distrazione del lettore e lo obbligano ad adattarsi all’andamento spezzato, brillante e sempre sorprendente del racconto.
Non a caso i capitoli sono dedicati ai singoli personaggi e non ai diversi momenti della storia familiare. In altre parole, quasi ogni pagina già contiene, sia pure in piccolo, l’intera epopea, che poi viene ripresa e ripresa ancora, ampliata, approfondita e infine completata, man mano che ci si avvicina alla fine del libro.
È il trionfo del racconto orale, opulento e inarrestabile che procede in apparente disordine, un passo avanti e due indietro, poi uno di lato e di nuovo uno avanti, come a caso, ma che, in realtà, avanza per precise connessioni, relazioni e deviazioni, secondo le regole dell’affabulazione che tende a incantare gli ascoltatori offrendo loro, fin dal principio, gli indizi dell’intera narrazione e costringendoli così a seguirla fedelmente fino in fondo.
In effetti, risulta difficile staccarsi dalle caotiche avventure della sterminata stirpe degli Yofe, geniali coloni della prima ora, narrate da Mikhael, nipote di Apupa e Amuma, segretamente soprannominato, dal grande amore della sua vita, Fontanella, per via della fossetta sul cranio che, lui unico uomo al mondo, ha ancora aperta come i neonati, grazie alla quale sente o, meglio, « vede » arrivare gli avvenimenti con qualche ora, qualche giorno d’anticipo.
Ed è proprio per merito di questo terzo occhio capace di cogliere e archiviare futuro e passato, sentimenti e sensazioni, ricordi, dolori, desideri e profumi, che Mikhael riesce a essere insieme protagonista e testimone della gran storia, in grado di viverla e di narrarla, di comprenderla ma di sentirla anche graffiare sulla propria pelle.
Sulla scena, assieme a lui, paradossali e impossibili, il padre Mordekhai, eroe della Guerra dei sei giorni e indefesso seduttore, morto nel letto di una delle sue amanti, la madre Hanna, spietata salutista e vegetariana implacabile, le tre stravaganti zie, vera risorsa della famiglia, sebbene una di loro abbia sposato, ahimè, un tedesco purosangue, il meritevole cognato tuttofare Aharon, i g l o r i o s i nonni naturalmente, i vicini di casa impiccioni, gli amici, i tanti Yofe più o meno parenti sparsi nel Paese, la moglie Alona, rigida e silenziosa, il figlio Uri, letargico in perenne attesa della donna giusta, e la sua gemella Aielet, che dall'avo Mordekhai deve aver ereditato un po’ della sua incontinenza sessuale; e infine Ania, l’indimenticabile e perduta, che Mikhael si porta nel cuore fin da quando era bambino e dalla quale, estasiato, si è sempre lasciato chiamare Fontanella.
Forza del romanzo è ovviamente lo humour,
l’inconfondibile witz
che, inesauribile vena, da sempre percorre la letteratura ebraica, in qualunque regione e in qualunque lingua si esprima. Irriducibile spirito mordace che ciascun personaggio porta dentro di sé, presente sempre, nei giorni belli come in quelli brutti, spesso ancora assai vivo perfino sul letto di morte.
Ma poiché il migliore, il più autentico witz
esiste solo se accompagnato, alternato alla melanconia, ecco fugace, improvvisa, simile a una valle ombrosa dopo un’ardita salita in piena luce, la nostalgia per un indefinito tempo migliore, per un amore mai arrivato, per desideri, speranze, attese troppo presto disfatte, e per un presente che non ha proprio nulla a che vedere con quello immaginato, sognato dalle generazioni — non solo quelle degli Yofe — venute prima.

 

Note biografiche

Figlio del poeta Itzhak Shalev, è nato a Nathal (Israele) nel 1948. Padre di due figli, dopo un’esperienza come conduttore televisivo fra gli anni settanta e ottanta, si è dedicato a tempo pieno alla scrittura. Considerato uno dei maggiori esponenti della letteratura israeliana contemporanea, ha già pubblicato libri per l’infanzia, una raccolta di saggi e vari romanzi, diventati best-seller internazionali.

 

 

La  Giuntina editrice

 

 

 

 

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