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Shifra Horn
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Casa editrice Fazi Quattro madri è la storia di 4 generazioni di donne durante l’ultimo secolo a Gerusalemme. Amal, appartenente alla quinta generazione, è disperata poiché il marito, sopo la nascita del primo figlio, se n’è andato senza lasiare traccia. Al contrario sua madre, sua nonna e sua bisnonna si rallegrano dell’evento: la nascita di un maschio sano significa, infatti, che la lunga maledizione che pesava sulla loro stirpe è finita e non ci sarà più nessuna figlia femmina a ereditarla. Per consolarla, le donne raccontano ad Amal la storia di questa maledizione e la rassicurano sul suo destino e su quello di tutta la famiglia. Una famiglia di donne straordinarie: Mazal, l’orfana, dal cui matrimonio segnato dalla sciagura prende il via la maledizione; la bellissima Sarah, sua figlia, dai bei capelli dorati simbolo del suo potere taumaturgico; la figlia di Sarah, Pnina Mazal, la cui capacità di conscere i pensieri degli altri è fonte insieme di gioia e dolore; e infine Gheula, madre di Amal, un’idealista dall’intelligenza penetrante, pronta a impugnare la causa di ogni diseredato. Epico, commovente e appassionante, Quattro madri, che ha per sfondo le tormentate vicende della Palestina e dello Stato di Israele, è un capolavoro narrativo, misterioso e fantastico, ricco di realismo magico da fiaba e di folclore da leggenda. (dal sito Mhorasha) |
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Shifra Horn è nata a Tel Aviv da madre sefardita e padre russo e ha trascorso la sua infanzia a Gerusalemme. Ha vissuto a lungo in Giappone. Di ritorno in Israele, ispirata dal soggiorno in Oriente, ha scritto Shalom Japan. Il suo stile, insieme realistico e suggestivo, è stato spesso paragonato a quello di Garcia Marquez e di Isabel Allende. ******************** INCONTRO CON SHIFRA HORN AL CENTRO PITIGLIANI DI ROMA 8 NOVEMBRE 2001 L’arrivo
di Meir Shalev e Shifra Horn, messaggeri di una cultura sempre più
apprezzata, ha consentito di approfondire questa letteratura che, nata
in un paese di grandi conflitti, ha saputo donarci vicende umane il cui
afflato si trasmette di generazione in generazione giungendo fino a noi. Negli
ultimi anni la letteratura israeliana ci sta regalando romanzi
importanti ed è proprio grazie a questi libri che è possibile cogliere
un nesso, una saldatura fra passato e presente. Si
tratta di un elemento che è sicuramente già presente in scrittori
conosciuti dal pubblico italiano, come Oz o Yehoshua; eppure va detto
che negli ultimi 10 anni anche grazie all’attenzione delle case
editrici e degli istituti di cultura, questo interesse si è rivolto
verso autori ed autrici nuovi, ed in particolare è proprio la presenza
di donne che spicca nel panorama letterario israeliano. Si
parla infatti di seconda generazione anche per gli scrittori. Tutto
questo lascia delle tracce nella scrittura di chi cerca di connettere
questi fili, di coloro che sono interessati alla trasmissione della
memoria e fatti molto drammatici ce lo ricordano: non c’è presente
senza legame con il passato e con la memoria. Il
romanzo si apre nel 1948 nel momento dello scontro fra l’esercito
arabo e l’esercito israeliano per il controllo di Gerusalemme Ovest. Fin
dalle prime battute del libro appare un concerto di immagini prima
ancora di giungere alla presentazione di quello che sarà il personaggio
principale. I
personaggi in effetti sono due: la madre e la figlia. Si
nota immediatamente una grande capacità di entrare con discrezione ma
con molta efficacia in quella che è la mente di una bambina piccola, di
guardare attraverso i suoi occhi. Rosa
avrà degli incontri notturni a metà fra la realtà e la fantasia ed
anche la scrittura si lascia trascinare
in questo facile inganno fra ciò che è reale e ciò che è
fantastico, frutto della fantasia della bambina. Rosa
instaurerà un dialogo con una bambina che ha vissuto in quella casa e
da quella casa è stata cacciata. Il
rapporto che unisce Rosa ad un personaggio, chiaramente frutto della sua
fantasia, è il tema da cui
parte la Orsi per condurre la scrittrice ad una prima
riflessione. Rosa
ha una fervida immaginazione: è figlia unica e per avere degli amici
inventa un’amica, la bambina araba che ha vissuto in quella casa prima
di lei. La piccola araba le fa visita ogni notte e rimane con lei a
giocare. Mentre
prima in questa casa viveva una sola famiglia araba ora sono giunte
molte famiglie, ebrei scampati dall’Olocausto, ebrei che hanno
lasciato le loro case nei paesi arabi ed ora in ogni stanza c’è una
famiglia. Mentre
i bambini cercano un accordo per stare insieme per i genitori è più
difficile. La
madre asseconda le fantasie della figlia, rassicurandola. Cerca
anche di preservare la bimba dalla promiscuità che si instaura vivendo
in quelle condizioni con molte altre famiglie, costrette a condividere
spazi angusti, a dividere il bagno, la cucina: la piccola Rosa è
esposta a squarci di vita che alimentano ulteriormente le sue fantasie:
sente chi fa l’amore nella stanza accanto, chi è ossessionato dal
cibo. Accanto
al racconto della crescita e delle fantasie di Rosa c’è il dipanarsi
della vicenda della madre, rimasta vedova con una bambina piccola di un
marito che ha amato profondamente ed è proprio il senso di questo
grande amore che Angela cerca di trasmettere alla figlia. Un’altra
delle caratteristiche di Shifra Horn è questo suo evocare profezie e il
destino di Rosa sarà segnato da un fatto che la porterà ad avere
quattro mariti. Nel
suo libro il destino è già stato fissato e non è possibile cambiarlo
perché il destino è molto forte: Rosa fa esattamente ciò che è stato
previsto per lei. Alessandra
Orsi pone ora un accento sulla bellezza di Rosa, una bellezza inusuale.
Rosa è una bambina piccola che sembra molto più grande della sua età
e questa esuberanza fisica va di pari passo con la sua esuberanza di
sentimenti e con la sua voracità. Shifra:
Rosa è in effetti una bambina eccezionale, è cresciuta molto
velocemente perché ha sempre fame e mangia molto. Il
motivo lo spiego nel libro quando racconto che Rosa si trova a parlare
nella cucina con un sopravissuto alla Shoah e quando le racconta delle
storie le da anche del cibo: sono storie terribili sulla fame e lei che
era molto piccola con il cibo che ha mangiato da lui ha preso anche il
peso delle storie della Shoah. Una
parte molto bella del libro è quella in cui Rosa un giorno scopre un
quadro che suo marito teneva coperto e si trova davanti la
rappresentazione di molte morti, di ciò che ha visto ed in un certo
senso intuisce che ha ritratto anche la sua morte. Non
vorrei parlare della mia infanzia ma della nonna: ero la quinta
generazione in vita e queste nonne non mi raccontavano sempre delle
storie ma con tutte queste donne intorno a me inevitabilmente ho captato
dei racconti; ero piccola ma ho interiorizzato tutte queste storie che
piano piano sono diventate parte dei miei libri. (da Musa) |