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In ricordo di Anna Ruggiu
"Ma poi, una notte, ho fatto un sogno. Ho sognato che il vento non l'aveva dispersa e l'aveva
lasciata tutta intera da qualche parte, in un posto che non so, e la canzone era stata raccolta da
qualcuno che a quel punto l'aveva fatta sua"….
Da Il mistero della collina, di Giuseppe Pontremoli
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Lo zingaro e il drago
Questa fiaba è presente in tutte le diverse tradizioni mondiali,
zingare e non zingare. Rispetto alla versione raccolta da Diane Tong tra
gli zingari greci (Lo zingaro e il gigante), e alla versione svedese di
Taikon (Lo zingaro e il serpente), si è preferito utilizzare le stesse
figure proposte da Francis Hindes Groome nel 1899 (Il drago ingannato in
Gypsy Folk-Tales), e accostarsi vieppiù al bellissimo racconto proposto
da AleksandrAfanasiev (Il drago e lo zingaro).
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C'era una volta e ora non c'è più, un villaggio di contadini con
centoundici case ma con un solo abitante. Tutti gli altri se li era
mangiati un Drago che aveva preso a bazzicare da quelle parti. E siccome
era un Drago buongustaio, prima aveva mangiato i bambini paffutelli, poi
quelli mingherlini, poi le ragazze né troppo grasse né troppo magre
(una vera manna per i draghi buongustai che le mettono in salamoia nelle
notti di luna piena), dopo ancora gli uomini sotto i quaranta e di tutti
gli altri aveva fatto marmellate, intingoli, ragù, conserve e salamini
affumicati.
L'ultimo abitante del villaggio, un vecchio
rinsecchito e curvo come un olivastro piegato dal vento, era stato
invece risparmiato dal Drago. Fu proprio lui, il vecchio, non il Drago,
che in una bella mattina di primavera vide arrivare nel villaggio un
magnifico cavaliere in groppa a un possente cavallo.
Be', non era proprio un magnifico cavaliere in groppa
a un possente cavallo. Era solo uno zingaro alto un tappo di bottiglia e
un palmo in groppa a un asino spelacchiato e dalle zampe tozze.
Ma siccome il vecchio ci vedeva meno di una talpa
cieca e senza occhiali lo accolse con tutti gli onori del caso.
- Era ora - disse - che un prode cavaliere venisse a
vendicare i poveretti uccisi da quel maledetto Drago!
Prima ancora che lo zingaro smontasse dal suo asino
gli raccontò così e cosà della sua povera moglie, dei suoi due figli,
dei suoi quattro nipoti e dei suoi otto
pronipoti finiti chi nella pancia del Drago, chi nella sua dispensa
sotto forma di marmellate, intingoli, ragù, conserve e salamini
affumicati.
A sentirlo parlare in quel modo, allo zingaro,
venne una gran voglia di darsela a gambe. Ma siccome aveva anche una
gran fame (non grande come quella del Drago ma nemmeno tanto più
piccola), fece due più due quattro e chiese al vecchio se avesse
qualcosa da mettere sotto i denti.
- Sono un po' stanco per il lungo viaggio - disse - e
ho bisogno di rimettermi in forze, prima di affrontare la battaglia. Se
mi dai un po' di pane e mezza forma di ricotta, lo concerò di sicuro
per le feste, il tuo Drago.
Si fosse morsicato la lingua, il prode cavaliere,
prima di dire quelle parole!
Perché il Drago, che aveva l'udito fino, non ci
pensò due volte a lasciare la comoda dimora che aveva costruito in cima
alla montagna lì vicina, per venire a vedere chi era quello sbruffone
che voleva sfidarlo in battaglia.
Lo zingaro così non fece in tempo a mettersi in
bocca neppure un pezzetto di pane, che si ritrovò davanti quell'essere
mostruoso, con tanto di artigli, scaglie, code a pungiglione, narici
fiammeggianti e tutto il solito armamentario che un drago si porta
dietro quando sente puzza battaglia.
- Saresti tu, soldo di cacio, il temerario che vuole
sfidarmi? - chiese il Drago allo zingaro, con un ghigno in bocca per
niente bello a vedersi. - Credi forse di essere più forte di me?
Lo zingaro, vista la mala parata, capì che in
mancanza di muscoli doveva usare il cervello.
- Certo! - rispose. - E sono così arrabbiato che non
so cosa potrei fare, con queste mani!
- Con quelle mani? - si stupì il Drago. - Di certo
non riusciresti a fare ciò che ora farò io...
Afferrò con i suoi artigli una grossa pietra e
stringendola la ridusse in polvere e frantumi.
- Tutto qui? - borbottò lo zingaro. - Mi sarei
aspettato qualcosa di più da un Drago grande e grosso come te. Io dalle
pietre faccio sgorgare l'acqua!
Lo zingaro sollevò la mezza forma di ricotta e la
strinse facendone sgorgare tutto il siero.
Di fronte a quella straordinaria forza della natura
il Drago ammutolì. Perché anche se non tutti lo sanno, sotto sotto, i
Draghi, non sono mica tanto coraggiosi. Non almeno davanti a un diavolo
di zingaro che riesce a far sgorgare l'acqua dalle pietre.
Così ora venne il suo turno, di fare due più due
quattro.
- Per le narici fiammeggianti di mio bisnonno! Tu sei
forte quanto me - convenne. - Perciò da questo
momento diventeremo fratelli. Io sarò il fratello minore e tu sarai il
fratello maggiore.
Detto questo il Drago si caricò sulla groppa lo
zingaro e il suo asino e li condusse in volo sino alla sua dimora in
cima alla montagna.
- Mentre io accendo il fuoco - disse il Drago al
fratello maggiore - tu vai nel recinto dei buoi, scegli il più grosso,
caricatelo sulle spalle e portalo qui per la cena.
Lo zingaro si diresse verso il recinto dei buoi e il
Drago, quando vide che non si decideva a tornare, lo raggiunse e lo
trovò indaffarato a legare con una grossa fune tutti i buoi della
mandria.
- Cosa fai? - gli chiese un po' stupito.
- Cosa faccio fratellino? - rispose lo zingaro. -
Lego una cinquantina di capi e me li carico sulla schiena tutti in una
volta, ci basteranno almeno per un mese...
"Accidenti che tipo!", pensò il Drago. E
dopo averlo pregato di lasciar perdere prese lui un bue, lo portò
dentro casa, lo scuoiò e lo infilzò con lo spiedo.
- Per favore - chiese ancora allo zingaro - mentre la
cena cuoce vai nel bosco, prendi una quercia bella grossa, caricatela
sulla schiena e portala qui, perché la provvista di legna forse non
basterà.
Ma aspetta aspetta, quando vide che lo zingaro non si
decideva a tornare, il Drago lo raggiunse nel bosco e lo trovò
indaffarato a legare le querce l'una all'altra con una grossa fune.
- Cosa fai? - chiese ancora una volta.
- Cosa faccio fratellino? - fece finta di stupirsi lo
zingaro. - Lego tutto il bosco e me lo carico sulle spalle, così la
provvista di legna ci basterà almeno per un mese...
"Per la miseria!", pensò ancora una volta
il Drago, "Non ho mai conosciuto un uomo così forte!".
E dopo averlo supplicato di lasciar perdere sradicò
lui stesso una grossa quercia, la portò a casa e con qualche colpo ben
assestato ne fece tanti ciocchi pronti a bruciare nel fuoco.
- Ti prego - disse ancora allo zingaro - mentre la
cena cuoce vai al pozzo e porta un po' d'acqua.
Così dicendo gli fece cenno di prendere la pelle del
bue appena scuoiato, perché lui la usasse come otre.
Ancora una volta lo zingaro, che riusciva a malapena
a sollevare la pelle del bue vuota figuriamoci piena, fece di testa sua
e con una grossa fune cominciò a legare il pozzo.
- Cosa fai ancora? - gli chiese il Drago dopo averlo
raggiunto.
- Lego il pozzo e me lo carico sulle spalle,
fratellino, così avremo una provvista d'acqua che durerà per sempre.
- Ti prego, lascia perdere - lo supplicò il Drago. E
riempita d'acqua la pelle del bue la portò lui stesso dentro casa e
servì la cena.
Lo zingaro però, per tutta la cena, non fece altro
che sospirare e mangiò appena un tocco di carne.
- Cosa ti preoccupa, fratello mio? - gli chiese il
Drago.
- Cosa mi preoccupa? - fece di rimando lo zingaro. -
Mi preoccupa che non ti va bene niente, di quello che faccio. Ho una
gran voglia di tornare a casa a vedere i miei figli, invece di stare a
perdere tempo qui con te!
Il Drago ci pensò un po' su e decise che era meglio
non contrariare un uomo così forte da volersi caricare sulle spalle
un'intera mandria di buoi, un bosco di querce e un pozzo. Perciò prese
di nuovo sulla groppa lo zingaro e il suo asino spelacchiato e li portò
sino a una piccola radura, nella quale spiccava una sola tenda storta e
malmessa, dalla quale subito uscirono cinque o sei bambini.
- Che bello! Che bello! - esultarono tutti insieme. -
Papà ci ha portato un Drago!
- Come mai sono così contenti di vedermi? - si
meravigliò ancora una volta il Drago.
- Cosa vuoi fratellino - sospirò lo zingaro. - Sono
bambini sani e hanno sempre un grande appetito. Ho paura che credano che
ti abbia portato qui per la colazione di domattina.
- Per la colazione di domattina?
- Sì, fratellino. Credono che sia tu, la loro
colazione...
Fu così che il Drago della Montagna, dopo aver fatto
due più due quattro, in quattro e quattro otto spiccò in volo con
quanta forza aveva nelle ali e fuggì da quei pazzi che per colazione
mangiavano draghi.
Per sicurezza abbandonò anche la sua dimora sulla
montagna e si trasferì da un'altra parte del mondo. E chi lo conobbe
giura che sino a quando visse si tenne alla larga da tutti gli zingari.
Specialmente da quelli alti un tappo di bottiglia e un palmo ma con un
cervello fino. |