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La Fiaba Zingara
di Angela Tropea
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... Jov e beršentsa
phurija, ...Aveva il meraviglioso dono dei canti/ E voce pari a rumor d'acque.
/ E tutti presero ad amarlo, /E viveva egli sulle rive del Danubio,/
Senza offendere nessuno,/ Incantando la gente coi racconti dei suoi
canti. Me ka-prici jek paramici kaj mange pricisada... ( Racconterò una fiaba che mi ha raccontato...), è questa la frase che fino a qualche tempo fa era possibile udire dalla viva voce di un paramisaris (narratore rom), nel corso delle veglie serali nel njamo (famiglia estesa), quando attorno al fuoco si stava ad ascoltare i fantastici e - a volte - spaventosi racconti che con fascino antico ed eterno trasportavano gli animi nel magico mondo della fantasia o in situazioni talmente imponderabili da suscitare negli ascoltatori sentimenti di emozione e di partecipazione collettiva, nonché di immedesimazione. Tutto ciò è stato purtroppo, nella maggior parte dei casi, soppiantato dalla televisione e dall'uso sempre più deleterio dei giochi elettronici. La fiaba (Paramica, dal greco "racconto"),
ha per i Rom una funzione di vitale importanza, ossia quella di
rinsaldare i valori tradizionali e di trasmettere norme di
comportamento. In altre fiabe l'avversario da sconfiggere è Bengh,
il diavolo, e anche in questo caso è l'astuzia del rom a farla da
padrona. Arnold Aarne e Stith Thompson già nel lontano 1961, nel
loro prezioso volume The Types of the Folktale, avevano
ampiamente appurato che la distribuzione geografica delle fiabe zingare
trova estensione non solo in Europa e in Asia, ma pressoché in tutto il
mondo, sostenendo altresì che i temi e gli intrecci della maggior parte
dei racconti popolari a noi conosciuti possono essere individuati nelle
diverse tradizioni popolari, sebbene con contaminazioni e varianti che
riflettono la collocazione spazio-temporale, nonché sociale, nel cui
contesto i suddetti racconti sono di volta in volta narrati. Ovviamente anche i Rom hanno attinto a questo patrimonio
comune, utilizzando nel modo a essi più consono gli elementi salienti
della tradizione orale del folklore dei paesi ospitanti. La peculiarità
della paramica è da individuare, pertanto, non tanto nell'intreccio o
nei contenuti in sé, quanto piuttosto nell'uso che di questi contenuti
viene fatto, attraverso la predilezione di certi temi piuttosto che di
altri, e cercando di individuare in essa ciò che Alberto Melis nel suo Fiabe
Zingare ha definito "il valore aggiunto". E' così che
fiabe note al patrimonio orale mondiale le ritroviamo sviluppate nelle
paramica con indiscussa originalità. A tutto ciò si aggiungono gli innumerevoli impreziosimenti stilistici legati alle ripetizioni (fondamentali per fissare i punti salienti di un racconto), ai giochi di parole, all'allitterazione, all'intonazione della voce, alla capacità di creare mistero e suspence, insomma quegli espedienti così cari e indispensabili ai narratori di professione e che rendono ogni storia "unica" nel momento in cui viene raccontata, grazie appunto all'abilità narrativa del paramisaris e alla partecipazione del pubblico. Si viene a creare insomma una sorta di osmosi, in cui ogni elemento è indispensabile all'altro per poter procedere. * * * * I temi che troviamo con più frequenza nelle paramica
sono i seguenti: Il viaggio in questo senso è spesso vissuto come l'espressione della suprema libertà dello spirito o come il rito di passaggio indispensabile per passare dalla condizione spensierata della giovinezza alla condizione di responsabilità che la vita adulta comporta. - Amore per la natura, un amore che in talune
fiabe è ricambiato: si veda ad esempio il racconto di Fatma (nel
dialetto dei Rom turchi di Smirne, raccolto da Mozes Heinschink, in
Lacio Drom, 5, 1988, pp. 2 - 7), nel quale troviamo una bellissima
sequenza di immagini: le piante provano compassione per un pastore che
non riesce a rendere felice la moglie che lo vorrebbe medico per poter
ricoprire una carica sociale più elevata e per usufruire, così, degli
"agi" che le mogli dei medici godono nella società. Per
ottenere ciò, non esita a ricattare il debole e poco ambizioso marito,
intimandogli che se non diventa medico entro tre giorni non esiterà ad
abbandonarlo. Il poverino, innamorato ciecamente della moglie, non
accettando l'idea di essere lasciato e disperato perché consapevole dei
propri limiti (il fatto che non può diventare medico in soli tre
giorni!), tenta il suicidio, gettandosi nel fiume con una pietra al
collo, ma a fermare l'uomo disperato saranno le piante del fiume che si
rivolgeranno a Dio per aiutare il povero pastore. Dio donerà loro la
facoltà di parlare, ma non paghe di ciò le generose piante si
offriranno addirittura come "consulenti" di rimedi medici,
rivelando al pastore quale malattia ciascuna di esse può curare. Luogo in cui avviene / avveniva la narrazione La fiaba, in qualità di importante veicolo di
tradizione, diventava punto di coesione sociale la sera accanto al fuoco,
negli accampamenti nomadi e nella capanna del paramisaris,
all'interno degli insediamenti zingari dell'Europa dell'Est. Tornando a quanto accadeva nel passato, anche il
concetto di proprietà "letteraria", molto caro e sacro in epoca antica, era in
vigore presso talune comunità nomadi. La credenza nel mulò Tutti i Rom, afferma la
Hubschmannova, sono convinti
dell'esistenza dei mulé; dice un rom che ha conseguito il dottorato in
storia: " Mi sono imbevuto della credenza nei mulé fin dalla mia
infanzia - e poi le storie sui mulé sono così belle, così emozionanti!
E' arte! E' cultura! E ti dirò, la paura dei mulé è splendida se la
paragoni all'ansia che i problemi insolubili della vita quotidiana ti
provocano...". Identificazione di un mulò 1) Il mulò può essere visibile e invisibile. Se è
visibile, prende l'aspetto di un essere umano, di un animale o anche di
un oggetto.
Avviandoci verso la conclusione di questo breve - e non
certo esauriente - excursus, si può dire che la fiaba zingara abbia
detenuto la sua prerogativa di unicità grazie principalmente alla
memoria preziosa dei narratori, che per molto tempo sono stati i
depositari del patrimonio orale di questo popolo. Purtroppo oggi i
paramisaris non sono più tanto numerosi, anche a causa della mancanza
degli ascoltatori, sempre più distolti da altri tipi di comunicazione
mediatica. Per fortuna, rispetto al passato, vi sono oggi molti
Rom che fermano sulla carta (o su un file... ) i racconti che
ascoltavano dai loro genitori e si auspica che ciò possa perdurare in
futuro. Certo, una fiaba scritta rimane "schematizzata",
"legata" alle parole che vengono utilizzate per scriverla, ma
si spera che essa possa rivivere e rinnovarsi ogni qualvolta verrà
raccontata. _________________________________________________________________________________ Note: 1 Dressler per primo parlò negli Anni Settanta di formula cataforica , ossia della formula introduttiva nei racconti che serve a "preparare" psicologicamente l'ascoltatore ad entrare nel mondo narrativo, il mondo della fantasi . (W. Dressler, Introduzione alla linguistica del Testo, Ed. Officina)
BIBLIOGRAFIA A. AARNE, S. THOMPSON, The Types of the Folktale. A Classification and bibliography, 1961 Helsinki. C. OSELLA, Racconti zingari. La storia di un popolo e i racconti dei suoi figli , 1977, Cuneo. M. MAXIMOFF, La bambola di Mameliga. I racconti della paura, Torino,1988. Z. LEVAK, M. KARPATI, Rom sim. La tradizione dei Rom Kalderasha, 1984, Roma. M. HUBSCHMANNOVA, La credenza nel mulò tra i Rom Slovacchi, in Lacio Drom, 2/3, 1987. M. KARPATI, La funzione della fiaba nella tradizione culturale zingara, in Lacio Drom,1, 1994, pp.7 - 14. B. NICOLINI, Composizione delle fiabe di magia zingare, in Lacio Drom, 1-2, 1973. D. TONG, Storie e fiabe degli Zingari, Guanda,1990. B. BETTELHEIM, Il mondo incantato, Feltrinelli,1977. P. SANTAGOSTINO, Come raccontare una fiaba, Ed. Red, 1977. ITALO CALVINO, Sulla fiaba, Einaudi, 1988. M. L. VON FRANTZ , Le fiabe interpretate, Boringhieri,1980 (1969). JERZY FICOWSKI, Il Rametto dell'Albero del Sole , Ed. E/O , 1985. V. JA. PROPP, Morfologia della Fiaba , Einaudi. V. JA. PROPP, Le Radici Storiche dei Racconti di Fate, Einaudi. W. DRESSLER, Introduzione alla linguistica del testo, Ed. Officina. H. WEINRICH, Tempus. Le funzioni dei tempi nel testo , Il Mulino, 1978. HARF - LANCNER, Morgana e Melusina. La nascita delle fate nel Medioevo, 1989. GRUPPO ARCA, La mano allo Zingaro, 1978. GRUPPO ARCA, Gli ultimi nomadi, 1982. ALBERTO MELIS, Fiabe Zingare , Condaghes, 2000 VADIM TOROPOV, Khrymskye Djalekt Cyganskogo Jazyka, Ivanovo, 1994 |