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Fulmini & Lapponi Una scatenata avventura nella Lapponia finlandese, tra ghiacci, renne e miti dell'antico popolo sami.
In libreria nella collana Gatti Bianchi delle Edizioni Messaggero Padova
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Fulmini e Lapponi (anteprima cap.1) ************************************************** 1 Il
ritratto del prozio Skudela Nel
quale si viene a sapere che Tom Tom va matto per i fulmini e che mamma
Lena Langbakk forse è diventata musulmana
-
Dov'è
la mamma? - chiese Tom Tom a Polly. Tom
Tom era rientrato da scuola e aveva qualche diavolo per capello. In una
scala da uno a dieci diavoli per capello, per essere più precisi,
avrebbe detto di averne undici. A scuola il suo esperimento era
fallito. Aveva scommesso con i suoi compagni che alle 10 in punto, nel
bel mezzo del temporale previsto per quella mattina dall'Ufficio
Meteorologico della Contea, avrebbe attirato un fulmine nel cortile
della scuola. Ma
alle 10 in punto (mai credere alle previsioni degli Uffici
Meteorologici), sulla ridente cittadina di Salisbury, Wiltshire,
Inghilterra occidentale, non cadeva nemmeno una goccia di pioggia. Così
che l'acchiappa fulmini che aveva costruito sotto l'occhio attento
dell'insegnante di fisica, una lunga asta metallica sormontata da un
imbuto di alluminio e avvolta in una spirale di filo di rame grosso un
pollice e collegato a due alettoni di lamiera, non era servito a nulla. -
Polly - chiese di nuovo a sua sorella - dov'è la mamma? Polly,
con un coltellaccio da cucina in mano, riemerse per una frazione di
secondo da una montagna di pezzi di bambola, teste, braccia, gambe,
occhi, parrucche e orecchie. La sorella di Tom Tom ogni tanto pensava
che da grande avrebbe fatto il medico chirurgo. -
La mamma è in camera sua, fratellino - disse. - Come ti sei fatto quel
livido sotto l'occhio? Tom
Tom non rispose e corse in cucina. Polly lo chiamava spesso
“fratellino”, anche se in realtà era la sua sorella minore. -
Accidenti! - Tom Tom restò a bocca aperta. Era un triplo fulmine. Anzi,
un fulmine a tre braccia. Un fulmine raro. Azzurro e bianco e viola. Se
si fosse abbattuto nel cortile della scuola avrebbe lasciato senza
parole tutti i suoi compagni. I quali invece - oh, oh! ah, ah! Il
signor acchiappa fulmini ha fallito un'altra volta! - avevano
ridacchiato alle sue spalle. Soprattutto quegli odiosi fratelli Whiffle,
ai quali però prima o poi... Tornò
in cucina. La tavola era spoglia e i fornelli spenti. Raggiunse
sua sorella, con il cubetto di ghiaccio ben pigiato sull'occhio. -
Beh? Polly
fece un inchino cerimonioso. -
La mamma ha gridato? -
Altroché! Poi ha chiuso la porta a chiave e ha cominciato a piangere.
Ho pensato che avesse visto un altro di quegli scarafaggi che hanno
fatto il nido sotto le tubature del bagno. Ma se avesse visto uno
scarafaggio, non si sarebbe chiusa in camera, non credi? -
Mmm... - acconsentì Tom Tom. -
In ogni caso non ha smesso di frignare neanche dopo aver telefonato a
papà. -
Vuoi dire... - Tom Tom quasi balbettò, - vuoi dire che mamma ha
chiamato papà in ufficio? -
Sì. Non ho sentito bene cosa diceva al telefono, credo però che papà... La
porta d'ingresso si spalancò. -
Papà! - esclamò Polly correndogli incontro. Ma
il signor Reginald Wilbert Cheesewright, Reggie per i pochi amici, vice
aiuto ragioniere capo alla Barclay's Bank di Salisbury, di ritorno a
casa quattro ore prima del solito, sembrava non aver tempo per i
convenevoli. Tom
Tom lasciò scivolare il cubetto di ghiaccio sul pavimento. Il
signor Cheesewright, che un osservatore imparziale avrebbe definito alto
e allampanato, era pallido in volto. E il nodo della sua cravatta, cosa
decisamente straordinaria, era allentato e messo di traverso. Tom
Tom fece un balzo e afferrò al volo una pallina argentata, un attimo
prima che colpisse il televisore: - E' nella sua camera - disse. Ma
la mamma non era più nella sua camera. Ora avanzava a piccoli passi in
salotto, reggendo due pesanti valigie. Tom Tom la riconobbe solo dagli
stivali di pelle chiara e dal pesante giaccone di tweed a spina di
pesce. La signora Lena Langbakk, coniugata Cheesewright, aveva il viso
coperto da uno velo azzurro che le ricadeva dal capo e che lasciava
intravedere solo gli occhi. Che
fosse diventata musulmana? -
Tom Tom - la mamma smise di singhiozzare e riprese fiato - chi ti ha
fatto quel brutto livido sotto l'occhio? -
Sono stati i fratelli Whiffle... Avevo scommesso che un fulmine sarebbe
caduto nel cortile della scuola, e all’uscita di scuola loro… -
Non c'è tempo per i fratelli Whiffle... e neanche per i fulmini! - lo
interruppe il signor Cheesewright, aggiustandosi il nodo della cravatta.
- Tu - e puntò l'indice contro Polly - infilati qualcosa di pesante. E
tu - ora il papà si rivolse a lui - prendi il ritratto della prozia
Skudela! -
Del prozio Skudela, vuoi dire... -
Ma che prozio e prozio! - il papà indicò minacciosamente il ritratto.
- Quello... quella... Oh, lo so ben io come stanno le
cose!
- e si portò un dito sulle labbra. - Mi raccomando! Neanche una
parola in taxi! Non fate domande! Non fiatate! Non dite neanche
“bimbo!!” Tom
Tom s'infilò la giacca a vento, staccò il ritratto dalla parete e seguì
sua sorella verso il taxi. Proprio in quel momento un fulmine a quattro
braccia si allargò nel cielo. "Oh
Dio Dio Dio!", pensò Tom Tom. "Questo è il fulmine più
straordinario che io abbia mai visto! Uno zuccherino! Una saetta fragola
miele e panna montata!". |