E per finire, ne siamo sicuri, non
mancherebbe la fatidica domanda, quella da cento milioni di dollari:
14)
Intendevate, con questo "progetto", promuovere "il piacere
della lettura?"
Ahinoi,
confessiamo spudoratamente che a tutto ciò (ce ne perdonino i mucchi i
quintali i mazzi e le bizzeffe) abbiamo pensato assai poco. E che quando
ci abbiamo pensato, memori di un antico proverbio ebraico, abbiamo fatto
di tutto per impedire, peraltro senza troppa fatica e in massima allegria,
che queste fastidiosissime domande ci facessero il nido sulla testa. Anche
perché, pur coscienti che il Totem della Programmazione-Registrazione-Verifica
ci avrebbe imposto rigidamente questo e ben altro ancora - come tutti i
Totem la cui essenza si basa da una parte sull'imposizione fideistica e
dall'altra sulla genuflessione acritica,- eravamo impegnati a fare altro.
Cioè, insieme alle nostre bambine e ai nostri bambini, a leggere.
Non ce ne vogliano quindi i
cultori delle Regole, se almeno in apertura di queste pagine, preferiamo
evadere da tutto ciò che in altri ambiti della nostra professione avrà
invece per noi un carattere, se non burocratico, se non proprio impositivo,
almeno riflessivo.
Qui e ora insomma, vorremmo
arrogarci il diritto di difendere a spada tratta una verità tanto
piccola, quanto essenziale.
Che anche in questo anno scolastico che volge al termine, insieme ai
nostri alunni, abbiamo semplicemente letto dei libri. A mucchi, a mazzi, a
quintali e a bizzeffe. Senza mai stancarci e con l'identica passione con
la quale il Maestro supplente Teddy Tedd di Silvio D'Arzo, distribuiva ai
suoi ragazzi romanzi e avventure di ogni genere. E con la stessa ostinata
refrattarietà nei confronti di qualsiasi Tobia Corcoran, altro
personaggio di carta di Silvio D'Arzo, Direttore del Premiato Collegio
Minerva, si ostini ancora a considerare gli unici libri davvero meritevoli
di attenzione e sui quali fondare un corretto insegnamento "i tre
libri di testo".
Detto
questo, ciò da cui invece non vorremmo evadere, è il raccontarvi -
"raccontare", sì, è verbo da Maestri - come è nata l'idea di
questo viaggio nella narrativa di ogni Tempo e di ogni Paese. Galeotto, in
questa avventura iniziata già lo scorso anno con la costruzione
dell'ipertesto "C'è posto nell'Arca", è stato sicuramente
l'incontro tra la passione per la lettura - e per passione si legga se si
vuole anche "profonda convinzione" dell'inestimabile valore
aggiunto della lettura nella crescita individuale di ciascun essere umano
- e l'informatica. Con l'acquisizione sia di nuovi strumenti puramente
tecnici, sia della consapevolezza che questi strumenti possono offrire,
tra le altre cose, anche la possibilità di agire e interagire con le
pagine scritte secondo criteri e finalità creative e ricreative, e nello
specifico ludiche, immaginate e date, cioè possono offrire anche la
possibilità di scegliere dei percorsi di "navigazione" e di
lettura liberamente decisi in base all'interesse, al piacere e al
divertimento.
In questo modo è nato il primo
ipertesto già citato - 700 pagine dedicate alla presenza degli animali
nella favolistica di ogni tempo e nella narrativa per ragazzi -; in questo
modo è nato l'ipertesto Maestri, che altro non è se non un viaggio
(certo non esaustivo e probabilmente appena abbozzato) alla ricerca, nella
letteratura per ragazzi ma anche in quella "per adulti", delle
figure emblematiche dei Maestri e delle Maestre "di scuola".
Se ciò, concretamente, ci ha permesso di dare un'altra spallata a quello
che ormai consideriamo un luogo comune, quello della cosiddetta
"promozione della lettura" - basta promuovere: cominciamo a
leggere, ogni giorno per tutti i nostri giorni di scuola -, sincerità ci
impone di affermare senza mezzi termini che nessuno di noi sapeva verso
quali sponde questo viaggio ci avrebbe condotti, né quali e quanti
"personaggi" avremo conosciuto in lidi lontani. In altre parole,
ciò che ci siamo detti, noi e i nostri alunni, è stato, ancora una
volta, "proviamo a cercare": leggiamo, mettiamo da parte le
pagine che ci interessano, e vediamo cosa ne viene fuori.
Ciò che è venuto fuori, da
tanti libri "attraversati", sono questi 150 brani: appartengono
in parte alla narrativa "per ragazzi" (brani scovati e scelti
dagli alunni) e in parte alla narrativa "per adulti" (brani
questi che invece sono stati scovati dagli insegnanti, e anche da alcuni
genitori contagiati dal nostro "infantile" entusiasmo). Brani
tratti dalla letteratura contemporanea, ma anche da quella del Settecento
e dell'Ottocento e, ancora, da quella più antica: non sia considerato un
vezzo l'arruolamento di Platone, con la sua Apologia di Socrate, o quello
dei Mimiambi di Eroda, pagine che ci insegnano più di altre quanto il
ruolo di "maestro" sia stato soggetto più di altri e per certi
versi a una essenziale immodificabilità nella storia dell'uomo.
Ogni brano scelto è stato in un primo momento messo da parte, poi
digitato al computer dagli alunni, successivamente letto dagli insegnanti
ad alta voce, discusso, arricchito dai disegni dei bambini (aiutati in
qualche caso dagli insegnanti e dai genitori), e inserito nell'ampia mappa
dell'ipertesto. Nessun'altra prestazione di tipo didattico è stata
chiesta agli alunni: nessun riassunto, nessuna individuazione dei
personaggi, nessuna riflessione scritta, nessuna analisi di tipo
analitico, strutturale e formale. Inaspettata, e piacevolissima, è stata
poi la scoperta della reazione positiva dei bambini a ciascuna lettura dei
brani di letteratura cosiddetta "adulta" (fatto sul quale ci
sarebbe molto da riflettere). Nel contempo, ci piace sottolinearlo,
abbiamo fatto sì che la pratica delle letture in classe svolte dagli
insegnanti, corresse normalmente per i suoi binari.
Con la consueta scelta di testi
che non necessariamente avevano a che fare con l'argomento
"maestri", e con l'assoluta libertà di accettare o non
accettare un testo, con il ripudio a metà strada di diversi romanzi
noiosissimi, con tutti gli entusiasmi relativi alla scoperta di un
"bel libro".
Se volessimo insomma riassumere qui ciò che i nostri alunni hanno fatto,
potremmo ancora dire che hanno letto, hanno letto molto, e molto hanno
"trafficato" con i libri, e che nello specifico sono venuti a
conoscenza di quella molteplicità di figure di "Maestri", delle
loro esperienze, dei loro caratteri, delle loro vicissitudini e delle
realtà in cui hanno operato, che tutti ritroveranno in queste pagine. A
noi insegnanti, non è restato che accompagnare i loro entusiasmi, a volte
la loro stanchezza, altre volte la loro incredulità, la loro rabbia per i
tanti "cattivi maestri" incontrati lungo il viaggio. Non è
rimasto che acconsentire alla loro volontà di inserire anche personaggi
che in qualche modo potevano disturbare la correttezza filologica del
viaggio (non solo "Maestri" ma anche "Professori" e
"Direttori").
Ma soprattutto, a noi insegnanti, è rimasto il gioire ogni qualvolta uno
di essi ci annunciava di aver "trovato" un altro libro che come
uno scrigno racchiudeva la presenza dell'ennesimo "Maestro", un
libro magari scovato nella biblioteca comunale, o magari suggerito da una
nonna o un nonno lasciatisi andare a reminiscenze di antiche letture
giovanili.
C'è
però ancora un altro aspetto di questo lungo viaggio, di cui ancora
vorremmo raccontarvi. Ed è quello che più specificamente riguarda noi
insegnanti, Teresa Paribello, Maria Serri, Fabio Corona e Alberto Melis.
Noi, cioè, che in questo viaggio ci siamo, volenti o nolenti,
rispecchiati.
Forse potremo riassumere tutte le nostre sensazioni suggerendovi
semplicemente di osservare con attenzione le fotografie d'epoca inserite
nell'ipertesto. A noi, la Maestra italiana dell'Ottocento, il Maestro
dell'Alabama suo coetaneo, la prima Maestra di colore americana, il severo
insegnante dell'Inghilterra vittoriana e persino la Maestrina del West
(con tanto di cow boy in posa sul cavallo), insieme alle loro controfigure
raccontate in letteratura, sono sembrati propriamente, forse per un
inspiegabile pulsione di fortissima empatia, né più né meno che nostri
antenati.
In realtà poi, l'avvicinarsi ai loro modi di fare e di essere, alle forme
letterarie con le quali sono stati descritti, ai loro caratteri e alle
loro movenze (spesso emblematiche di un'intera epoca), ci ha ovviamente
portato a riflettere su più piani. Prima di tutto, anche premesso che non
erano questi i nostri intenti, sulla difficoltà di ricostruire,
attraverso gli spunti letterari, un quadro unitario dell'esperienza
storica e sociale dei "Maestri". Troppo differenti essendo le
esperienze raccontate, gli sfondi sociali e politici descritti e del tutto
inesplorato, almeno per ora, il rapporto stesso che è intercorso tra la
letteratura e questa specifica "realtà".
D'altra parte, seppure ci siamo posti di fronte a queste
"scoperte" con l'animo puro del lettore, o per meglio dire,
citando Cesare Musatti, "del personaggio che non parla", ma che
pure ha un suo ruolo nella storia narrata, non stentiamo affatto a fare
un'altra confessione: quella della nostra assoluta, convinta e
faziosissima parzialità. In altre parole, (chi leggerà questo ipertesto
non potrà non accorgersi della nettezza delle "categorie"
utilizzate per accorpare i brani) rivendichiamo il diritto di gridare a
gran voce, proprio come i nostri bambini, quali Maestri ci sono piaciuti e
quali no, quali riteniamo i nostri veri antenati e quali no.
Per una di quelle strane coincidenze che a volte cadono come ciliegie
sulle torte di compleanno, il primo numero monografico della nuova rivista
di letteratura per l'infanzia Hamelin uscito in questi giorni (in
redazione, tra gli altri, Antonio Faeti), affronta proprio il tema
"maestri". E Teresa Buongiorno, in un suo lungo articolo, dice
che "Ci eravamo illusi, nella nostra giovinezza, quando uscì 'C'è
speranza se questo accade al Vho', la testimonianza del maestro Mario
Lodi." E di seguito il ricordo di Don Milani di L'obbedienza non è
più una virtù, di Albino Bernardini di Un anno a Pietralata, di Gianni
Rodari e di altri Maestri che la scuola hanno davvero provato a cambiarla.
Certo la scuola non è poi cambiata, non almeno quanto si sperava (da qui
l'illusione di cui parla la Buongiorno), ma di Maestri come vorremmo
essere, come ce ne sono stati e come la narrativa li ha riportati sulla
carta, ne abbiamo individuati altri.
Come sono fatti, questi Maestri? Per usare le parole dell'editoriale di
Hamelin, sono innanzitutto quelli, di fronte al bambino, coscienti del
proprio compito: "che è quello di trasformarti sempre più in te
stesso, iniziarti al tuo io possibile, al tuo io futuro, consapevole e
Altro da quello che ancora non si è preso in mano, da quello che non è
cresciuto, che non è mai cambiato". Un maestro dunque, che "è
sempre una figura rivoluzionaria, è sempre il compagno di un'Avventura:
è contro lo status quo, è per lo sradicamento, è per l'azzardo, è per
l'andata, prima che ci sia un ritorno, perché possa darsi un autentico
ritorno, qualcosa di diverso dal non essersi spostati mai da qui". Un
Maestro, in definitiva e in senso lato, che sia anche un po'
"sciamano, l'ultima figura che, a contatto con i meccanismi
prodigiosi della trasformazione, può appunto cambiare gli individui,
sviluppandone doti, potenziandone talenti, introducendoli al sapere, o
meglio alla voglia irriducibile di sapere, risvegliata la quale niente di
ciò che è superficiale o di comodo, nel generale modo di fare e di
pensare, potrà più convincere, potrà più tenere".
E quindi, con molta umiltà, che vorremmo citare alcuni di questi Maestri
in cui ci piace riconoscerci. A partire dai già nominati Lodi, Bernardini
e Don Milani, persone in carne ed ossa, al Teddy Tedd di Silvio D'Arzo, al
maestro "senza fiato e in emergenza" di Marco Rossi Doria, al
giovane Maestro marocchino di Tahar Ben Jalloun, alla Maestrina di Ada
Negri, al Maestro cantastorie di Giuseppe Pontremoli e alla professoressa
Hufnagel di Christine Nostlinger. E ancora: ai Maestri sin qui troppo
bistrattati di Edmondo De Amicis (e in particolare a quello de Il romanzo
di un maestro), alla maestra nera Harris di Catherine Paterson, al
professor Feronti di Corrado Alvaro .....
Non tutti perfetti in modo perfetto, né eroi, né santi, ma tutti con la
voglia di continuare a credere nel proprio ruolo.
D'altra parte e di conseguenza, non abbiamo problemi ad affermare che
volentieri cancelleremo dalla Storia - non dalla letteratura, che è altra
cosa e che svolge anche il ruolo di stigmatizzarne i mali, ferocemente
quando è il caso - tutti quei Maestri che non ci piacciono. I Mostri
(Dickens docet), i Maestri Terribili e altri che ritroverete in queste
pagine.
Per concludere, non possiamo non ricordare la presenza, in questo
ipertesto, di numerose altre figure. Alcune colte solo di sfuggita, altre
messe allegramente in rima, molte sconfitte dalla vita e dalla fatica di
esistere: a tutte, indistintamente, un grazie, se non altro per il piacere
di averle potute ritrovare sui libri.
Teresa
Paribello, Maria Serri, Fabio Corona e Alberto Melis.
(Maestre e Maestri)