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Il re dei bambini
Acheng


In una nota introduttiva alla sua Trilogia dei Re Acheng riporta un vecchio detto cinese secondo il quale «Se in casa c’è grano sufficiente alla sussistenza, non si va a fare il Re dei bambini". Ovvero non si diventa Maestri di Scuola. Nel suo racconto, ambientato ai tempi della Rivoluzione Culturale Proletaria, il Re dei Bambini è un giovane cooptato al mestiere da una brigata di operai e contadini. Che strada facendo, come a volte capita tra i banchi di scuola, si illumina di una coscienza che lo spinge a evadere dalle direttive del Partito e del suo Testo Unico per l'istruzione. Diventando così, per un esile soffio di tempo, un Re ad altezza dei reali bisogni delle sue ragazze e dei suoi ragazzi, prima che il Regime e il Testo unico riprendano il sopravvento




La mattina dopo a lezione capitò che ci fosse proprio un tema. Ridendo i ragazzi dissero che l’argomento sarebbe stato di sicuro il film che avevano visto la sera prima. 
— Il film di ieri sera? — dissi. — Se ne è discusso per anni sui giornali, che bisogno c’è che ne scriviate anche voi? Avete già scritto su parecchie cose, cose che avete visto con i vostri occhi. Oggi scriverete un tema su una persona che conoscete bene. Le persone sono cose in movimento, è difficile descriverle. Provate. Dovrete dire qualcosa in più di quello che avete scritto finora. Che cosa? Vedete voi, dopo discuteremo di questo qualcosa in più.
La capoclasse disse: — Io descriverò il cuoco della nostra brigata.
— Va bene — dissi. 
Un altro disse che avrebbe scritto di me. Io risi e dissi: — Pensate di conoscermi bene? È da poco più di un mese che siamo insieme, non credo che voi sappiate se quando dormo russo. 
I ragazzi scoppiarono a ridere, io continuai: — Fate come volete, anch’io posso fare da bersaglio vivente.
I ragazzi si concentrarono a scrivere. Ad un tratto mi venne in mente la questione della canzone e camminando lentamente per la classe dissi: — Rimanete un attimo dopo la lezione. Ho una bella canzone da insegnarvi. 
I ragazzi smisero di scrivere, incuriositi. Dissi loro di pensare a scrivere il tema e che ne avremmo riparlato nel pomeriggio.
Il sole era ormai alto e lo spiazzo deserto brillava di luce. Ero molto contento, e in piedi nel vano della porta guardavo fuori. In lontananza vidi Lao Chen che attraversava lo spiazzo insieme a uno sconosciuto. A un tratto si fermarono, Lao Chen indicò nella mia direzione, e anche l’altro guardò verso di me, poi entrò con Lao Chen nell’ufficio dell’amministrazione. Pensai che fosse un amico di Lao Chen, venuto a trovarlo, cui lui facesse visitare la scuola. Sullo spiazzo erano tornati a passeggiare maiali e galline, che di tanto in tanto lasciavano cadere i loro escrementi e poi andavano a frugare gli uni negli escrementi degli altri. Nel mio intimo mi rallegravo di essere nato uomo. Fossi stato un animale, mi sarei vergognato di venir guardato a quel modo dagli umani.
Fu di nuovo Wang Fu a consegnare per primo. Presi il tema, cominciai a leggere lentamente e trasalii. Sul foglio c’era scritto: "Mio padre. Mio padre è l’uomo più forte del mondo. Nella nostra brigata nessuno regge il confronto con lui quando si devono trasportare i sacchi. Mio padre è anche l’uomo che mangia di più al mondo. Mia madre gli dà da mangiare tutto il cibo che abbiamo finché è sazio. Questo è molto giusto, perché mio padre deve lavorare per mantenere tutta la famiglia. Mio padre però dice: «Io non sono forte come Wang Fu, perché lui sta imparando a leggere e a scrivere». Mio padre non può parlare, ma io capisco quello che vuole dire. Nella brigata c’è gente che lo maltratta, io me ne rendo conto. Per questo voglio studiare, per poter parlare per lui. Mio padre è un grande lavoratore. Oggi era malato, ma poi si è alzato ed è voluto andare lo stesso a lavorare per non perdere un giorno di salario. Io devo andare a scuola, ancora non posso sostituirlo.
Stamattina, quando è sorto il sole bianco, mio padre è andato in montagna, entrando nel sole bianco. Mio padre è forte, pensavo."
Rimasi a lungo immobile, poi posai sul tavolo il foglio di Wang Fu e guardai verso di lui. Stava scrivendo qualcosa a capo chino, forse i compiti di un’altra materia.
Aveva delle ciocche di capelli più chiari e al centro un ricciolo che puntava nella mia direzione. Lentamente guardai fuori, il terreno era così caldo che attraverso il vapore che emanava sembrava vibrare leggermente. A un tratto mi sentii pizzicare gli occhi,
stropicciandoli pensai: sarò capace di insegnargli quel qualcosa in più? Finalmente la lezione ebbe termine. Raccolti i temi, stavo per rientrare in camera mia, poi ci ripensai e mi diressi invece in amministrazione. Quando entrai, vidi Lao Chen e lo sconosciuto seduti uno di fronte all’altro.
Lao Chen mi chiamò: — Vieni.
Io mi avvicinai e indicandomi l’altro Lao Chen disse: — Questo è Wu, il segretario dell’ufficio per l’istruzione dell’azienda centrale. Ti deve parlare.
Io lo guardai, e lui guardò me, fece cadere il lungo segmento di cenere dalla sigaretta che aveva tra le dita e disse: — Hai fatto una scommessa con gli alunni? 
Non capii, ma feci cenno di sì con la testa. 
— A che lezione sei arrivato? — chiese ancora il segretario.
— Faccio lezione, ma non seguo il libro di testo — dissi.
— Perché? — chiese ancora lui.
Io ci pensai su, poi risposi: — Non serve.
Il segretario Wu guardò Lao Chen e disse: — Diglielo tu.
E Lao Chen subito: — No, diglielo tu.
Il segretario: — È così chiaro. Di’ tu.
Senza guardarmi Lao Chen disse: — L’idea dell’azienda centrale è che tu torni a temprarti ancora un po’. L’idea dell’azienda periferica è che scelga tu stesso una brigata di produzione, nel caso in cui tu non voglia tornare in quella dov’eri prima. Non c’è bisogno che tu faccia in fretta, passa pure con calma le consegne, riposati, rifletti. La mia idea è che tu vada alla terza brigata.
Capii subito che la questione era molto semplice, ma feci finta di riflettere qualche istante e poi dissi: — Qualunque brigata va bene, il lavoro è sempre lo stesso. Non c’è bisogno che rifletta. Il testo non l’ho seguito, quindi non ho consegne da passare. Vado via subito. Un’unica cosa, vorrei portare con me i temi che i ragazzi hanno fatto oggi, se non vi crea problemi. 
Lao Chen e il segretario mi guardavano. Restituii il libro di testo a Lao Chen. Il segretario Wu esitò un attimo quindi mi diede una sigaretta, io sorrisi e dissi: — Non fumo.
Il segretario se la mise sull’orecchio e disse: — Bene, io rientro. Lao Chen spostava diligentemente i quaderni da una parte all’altra del tavolo, senza dire una parola.
Uscii dall’ufficio, il sole si era fatto pungente. Lanciai uno sguardo verso l’aula della terza, dentro era buio pesto. Pensai di tornare per prima cosa alla mia brigata e decisi di partire subito, col sole ancora alto.
Il mattino dopo tornai di buon’ora per fare i bagagli. Lasciai il graticcio di bambù sul letto. Fendendo la nebbia seguii il sentiero di montagna con i bagagli sulle spalle diretto alla terza brigata. Il sole era ancora un disco bianco. Dopo un po’ che camminavo, mi fermai di colpo, tirai fuori dalla sacca il dizionario, lo aprii e vi scrissi: «A Wang Fu. Lai Di». Guardai quello che avevo scritto e poi aggiunsi di seguito il mio nome. Ripresi lentamente il cammino e senza accorgermene cominciai a sentirmi via via più rilassato.







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