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La ragazza ebrea
Hans Christian Andersen


Quasi tutti i nostri più amati scrittori europei dei secoli passati, salvo pochi illuminati, sono inciampati nell'orrore dell'antigiudaismo inconsapevole. A difesa del buon Andersen, spesso cantore degli Ultimi della Terra, valga pensare che quelli erano ancora i tempi in cui in tutte le chiese cristiane, nella notte del venerdì santo, si recitava l'Oremus et pro perfidis Judaeis. Vennero poi i tempi ancor più da lupi della Shoah, l'incontro di Jules Isaac con Papa Roncalli, il Concilio Vaticano II e il perdono chiesto ad alta voce da Karol Józef Wojtyła: forse anche per questa "piccola bambina ebrea", il cui destino sulla carta è già segnato dalla feroce bontà del suo Maestro.




C’era nella scuola per i poveri, in mezzo ad altri piccoli bambini, una piccola bambina ebrea, così sveglia e buona, la più carina di tutti quanti; ma ella non poteva partecipare a una delle ore di lezione, era l’ora di religione; ella infatti stava in una scuola cristiana.
Il libro di Geografia poteva tenerlo per sé e leggerlo, oppure poteva finire il suo compito di aritmetica, ma questo fu presto fatto e la lezione fu presto studiata; davanti a lei c’era, è vero, un libro aperto, ma ella non ci leggeva dentro, ella sedeva ad ascoltare e presto il Maestro avvertì che ella seguiva come quasi nessuno degli altri.
“Leggi nel tuo libro!” egli disse, soave e serio, ma ella lo guardo coi suoi grandi occhi neri risplendenti, e quando egli interrogò anche lei, ella ne sapeva di più di tutti gli altri. Ella aveva ascoltato, capito e serbato.
Suo padre era un uomo povero e bravo; perché la bambina frequentasse la scuola egli aveva posto una condizione, secondo la quale ella non avrebbe ricevuto l’insegnamento della fede cristiana; che la si lasciasse andar via durante quell’ora di lezione, poteva forse scandalizzare, destare pensieri e sentimenti presso gli altri piccoli nella scuola, e dunque ella rimaneva, ma questo non poteva più accadere. Il Maestro andò dal padre, gli disse che egli doveva togliere sua figlia da scuola, oppure doveva lasciarla diventare cristiana.
“Non riesco a vedere questi occhi ardenti, questo fervore e questa specie di sete di parole del Vangelo ch’ella ha nell’anima!” disse il Maestro. E il padre scoppiò in lacrime: io stesso so soltanto poco riguardo alla nostra propria religione, ma sua madre era una figlia di Israele, ferma e forte nella sua fede, a lei nel suo letto di morte feci la promessa che la nostra bambina non avrebbe mai ricevuto il battesimo cristiano; devo mantenere la mia promessa, è per me come un patto con Dio!”.
E la piccola bambina ebrea venne tolta dalla scuola cristiana. (...)







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