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Storie allegre
Collodi


Scambio fulminante e divertente, alla Collodi, tra un alunno, un babbo e un Maestro. Le Storie allegre vennero pubblicate a puntate sul Giornale per i Bambini e poi edite in volume nel 1887. Niente da aggiungere salvo la notazione sulla persistenza, centotrenta anni dopo, di taluni ruoli e atteggiamenti squisitamente italioti.




Fra babbo e figlio

Masino, pochi giorni dopo, andò in camera a cercare il suo babbo (il quale si era corretto del bruttissimo vizio di brontolare) e gli disse: "Sai, babbo, che cosa mi ha fatto il maestro?".
"Che ti ha fatto?"
"Con la scusa che ho sbagliato a rispondere nell'Aritmetica, mi ha messo in penitenza..."
"Ma queste son cose orribili!... Lo racconterò ai carabinieri!..."
"Senti, babbo; io non voglio più andare a scuola."
"Io farei come te. A che serve la scuola? La scuola non è altro che un supplizio inventato apposta per tormentare voi altri poveri ragazzi."
"Capisci? Mettermi in penitenza perché l'Aritmetica non vuole entrarmi nella testa! Sta a vedere che un libero cittadino non è padrone di non sapere l'abbaco? Perché anch'io sono un libero cittadino, ne convieni, babbo?"
"Sicuro che ne convengo."
"Il mio maestro è un buon omo: ma è un omo piccoso. Figurati! Pretenderebbe che i suoi scolari dovessero studiare!"
"Pretensioni ridicole! Se viene a dirlo a me, non dubitare che lo servo io."
"Dovresti andare a trovarlo!"
"Vi anderò sicuro: e gli dirò che i maestri possono pretendere che i loro scolari sappiano la lezione... ma obbligarli a studiare, no, no, mille volte no."
"La volontà è libera, ne convieni, babbo?"
"Sicuro che ne convengo, e quando un ragazzo dice: 'non voglio studiare' nessuno può costringerlo."
"Figurati! Pretenderebbe che, durante la lezione, i suoi scolari stessero tutti zitti! Come è possibile di stare zitti quando si sente la voglia di parlare?"
"Hai mille ragioni! Che forse la parola venne data all'uomo, perché a scuola stesse zitto? Lascia fare a me: domani vado a trovarlo, e gli dirò il fatto mio".
(...)
E il babbo andò davvero a trovare il maestro, e gli fece una bella lavata di capo, da ricordarsene per un pezzo: tant'è vero che quando Masino tornò a scuola, il maestro gli si fece incontro tutto mortificato, e tenendo il berretto in mano, gli disse:
"Scusa, sai, Masino, se l'altro giorno ti messi in penitenza. Fu uno sbaglio, perdonami: tutti si può sbagliare in questo mondo. Che cosa avevi fatto povero figliuolo, da meritarti quel castigo? Non avevi imparato la lezione... Ma è forse questa mancanza? Che forse gli scolari hanno l'obbligo di saper la lezione? Non ci mancherebbe altro! Animo, via, perdonami e non se ne parli più! Fammi intanto vedere i tuoi quinterni! Benissimo! Sono tutti coperti di scarabocchi! Gli scarabocchi suoi quinterni provano che lo scolaro è un ragazzino pulito e che studia bene. Ti darò sette meriti per gli scarabocchi. I ragazzi di buona volontà, come te, vanno sempre incoraggiati. Vediamo ora i tuoi libri. Arcibenissimo! Questi libri tutti strappati e sbrindellati, sono una bella prova che sai tenere di conto. La prima cosa che deve fare uno scolaro perbene è veramente studioso, e quella di sciupare i libri di scuola. (...) E questa macchia, che hai sul davanti della camicia, come mai te la sei fatta?".
"Me la son fatta stamani, nel leccare lo zucchero in fondo alla chicchera."
"E una macchia che ti torna benissimo (...). Io ho avuto sempre a noia gli scolari con la camicia pulita. Gli scolari mi piacciono come te, tutti coperti di macchie e di frittelle. Ti darò sei meriti per quella bella macchia di caffè e latte. Ne meriterebbe di più, ma per oggi tiriamo via. Dimmi, Masino: hai studiato la lezione di Grammatica?".
"Sissignore."
"Dimmi, dunque, quante lettere ci vogliono per formare una sillaba?"
"Così, all'improvviso, non saprei dirlo..."
"Benissimo. Me lo dirai un'altra volta. E l'abbaco l'hai studiato?"
"Sissignore."
"Che cosa rappresenta una crocellina così, '+', posta fra due numeri?"
"Ecco... dirò... che rappresenta una croce..."
"Oggi non sei in vena a rispondere, mi risponderai un'altra volta. E la Geografia l'hai imparata?".
"Sissignore"
"Sentiamola. In quante parti si divide comunemente l'Italia?"
"In quattro parti: Italia di sopra, Italia di sotto, Italia nel mezzo, e l'Italia....."
"Italia come?..." .
"Italia... da una parte."
"Non è precisamente così, mi risponderai meglio un'altra volta. Eccoti intanto dieci meriti per la franchezza, con la quale hai risposto a tutte le mie domande."
Agli esami della fin dell'anno, il bravo Masino si fece tantissimo onore, e il suo babbo e la sua mamma gli regalarono venti pasticcini e un panforte di Siena. (...)







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