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Il ragazzo e il maestro di scuola di Jean De La Fontaine

La Fontaine trovò probabilmente l'ispirazione per questa favola, che appare nella prima raccolta pubblicata a Parigi nel 1668, più che nella similare versione esopica conosciuta con il titolo "Il ragazzo che faceva il bagno" (che secondo alcuni era sconosciuta nella Francia del Seicento), in un brano del Gargantua e Pantagruele di Rabelais, laddove frate Gianni minaccia i suoi compagni di viaggio di lasciarli annegare nel fiume, tenendo loro "un bello e lungo sermoncino de contemptu mundi et fuga saeculi". Il maestro di scuola qui fustigato per la sua "burbanza magistrale" - nell'originale appellato anche con il più generico termine di magister -, è uno dei 123 personaggi umani che La Fontaine inserì direttamente nelle sue favole, senza sostituirli con le figure vicarie degli animali.




Racconto questa per mostrar d'un tale
la stupida burbanza magistrale.

Un Ragazzo, giocando al fiume in riva,
cadde nell'acqua e forse vi periva
se non avesse un salice afferrato
che, dopo Dio, lo tenne sollevato.

Mentre nell'acqua ei sta fino alla gola,
viene a passare un maestro di scuola.

- Aiuto, aiuto! - grida quel che annega.
Il maestro si ferma, e a lui che prega,
con una voce burbera e nasale,
gli somministra questa paternale:

- Ah scimunito, ah sciocco, ah babbuasso!
Guarda dove si caccia il satanasso.
Andate pure a prender dell'affanno
per questi tristi, oh sì, che vi faranno
morir tisici! ah poveri parenti
a cui tocca di questi malviventi!
Ah i tempi tristi, oh i figli traditori... -.
E quando ebbe finito, il tirò fuori.

Quanti non sono al mondo altri pedanti
e brontoloni e critici ignoranti,
razza dotta più in chiacchiere che in scienze,
che Dio conserva a nostra dannazione!
In ogni cosa, a torto od a ragione,
bisogna ch'essi sputino sentenze.

Prima di pena tirami, se puoi,
il bel discorso lo udiremo poi.








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