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Il mistero della collina
Giuseppe Pontremoli

Essere Maestri ed esser Cantastorie. Giuseppe Pontremoli, scomparso il 9 aprile del 2004, lo è stato in tutta la sua grande vita. Insegnando anche a noi che l'abbiamo amato a "(...) raccontare storie ai bambini, cioè aiutarli a crescere, aiutarli a imparare a vivere. Vivere e crescere. Non sopravvivere, non trascinarsi; non: adeguarsi all’esserci consentendo comunque. Vivere e crescere - e cambiare quindi (…). Allora però è necessario che dietro il raccontare, prima del raccontare, ci sia qualcosa di enorme, come il senso stesso della propria esistenza. Una passione vera, almeno, che muova e accompagni - che perseguiti forse; che non lasci respiro al respiro affannoso, all’arrancare, e che aliti invece il proprio respiro ampio. Si può chiamare amore, dolore, Dio - ognuno ha la propria storia - non è il nome che conta, quel che è essenziale è che la rivelazione ci sia e sia mantenuta viva e alimentata: con passione, con disponibilità a stupirsi e a rinnovare lo stupore".





(...) Eh sì, al tempo dei tempi, anch'io sono andato a scuola. Il mio maestro arrivava sempre con le mani e le braccia tutte cariche di cose che barcollavano rischiando di cadere da tutte le parti: libri, mele, panini, una gran borsa, la pipa, gli occhiali, pennelli e un mucchio di altre cose ancora. Quando riusciva a portarle tutte dentro l'aula le rovesciava sul tavolo e le metteva un po' in ordine. Un po', mica molto, e si vedeva bene che ci metteva poco impegno, e poi sembrava proprio che non ci riuscisse. A dir la verità sembrava quasi che lo facesse apposta, a non riuscire, perché a volte certi oggetti che erano lì ben ordinati venivano spostati, urtati, fatti cadere, e lui li guardava con un sogghignetto malizioso. Poi, senza aver finito di mettere in ordine le sue cose, andava alla finestra, guardava fuori, ci chiamava tutti accanto a sé e diceva:
"Oggi impareremo delle cose nuove, molto importanti. Ci vorrà molto impegno".
Allora ci mettevamo tutti a sedere. Lui infilava gli occhiali, prendeva in mano la pipa e cominciava: "Tanti, tanti anni fa, il Re delle Nuvole era ancora un marmocchietto, e viveva in grande amicizia con il Re del Sole." Oppure: "Al tempo dei tempi, quando desiderare era ancora possibile..." Altre volte cominciava così: "Domenica mattina alle sei del pomeriggio navigavo tranquillo in cima ai monti con la mia barchetta..." Oppure: "C'era una volta una donna piccolissima..." E ancora: "In un paese lontano lontano, oltre l'ultimo sogno visibile...
"Oppure: "Si racconta che in un paese della Cina vivesse un povero sarto..." E così via, e raccontava le storie di tutti i tempi e di tutti i paesi.
E noi, attentissimi, stavamo come aggrappati alla sua voce che ci portava sui mari all'inseguimento della nave fantasma, nel bosco incantato, nel castello orroroso di Roccalanzona, nella Città degli Specchi, nella locanda dello Spessart, alla ricerca del tesoro...
E così incontrammo streghe e maghi, gnomi e giganti, sirene e uccelli di fuoco, pentole magiche e guardiani di porci; e Achab, il capitano dagli occhi infuocati e la gamba d'avorio che inseguiva la balena bianca; e Long John Silver, il cuoco di bordo capo dei pirati; e poi Gavroche e Thenardier; e il signor Wegg e Oliver Twist, Alfanhuì, Huckleberry Finn, Peter Pan, Pinocchio, Alice,il Piccolo Principe, Mary Lennox, Schiaccianoci e il re dei topi, Don Chisciotte, Gulliver, Naftali, Harun, Palmiro Mezzanella, Penny Wirton e il cieco... Animali parlanti, aquiloni, acque fatate, uccelli, uomini e donne mai stanchi di darsi da fare per essere liberi, per essere finalmente felici. Questo è tutto quel che ricordo di lui, e mi viene in mente soprattutto quando mi sembra di potere aiutare qualcuno...(.
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