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Maghi
draghi e cavalieri (anteprima)
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Marianna e il Gigante
C'era una volta
una principessa di nome Marianna che voleva diventare cavaliere.
Ma suo padre il Re non ne voleva sapere.
"Non si è mai vista una principessa diventare
Cavaliere!" borbottava. "Soprattutto una principessa con le
trecce bionde!"
Marianna allora decise di fare così: di giorno avrebbe
fatto la principessa, ma ogni sera, quando tutti erano convinti che
riposasse, avrebbe imparato di nascosto ad andare a cavallo e a usare la
spada, come un vero cavaliere.
Fu una vera fortuna! Perché un brutto giorno arrivò nel
Regno un Gigante burlone che aveva il vizio di fare brutti scherzetti. E
tra tutti gli scherzetti quello che preferiva era questo: si levava la
testa dal collo, la posava sul tavolo di cucina, al posto della testa
metteva una grossa zucca e andava in giro a spaventare la gente.
"Non possiamo affrontare quel Gigante!" dissero i
cavalieri al Re. "Ci fa troppa paura!"
Marianna allora prese la sua spada, montò a cavallo e
andò incontro al Gigante, che dormiva in un prato e aveva posato la
testa lì vicino.
"Ora ti farò io, un bello scherzetto!" disse.
Prima che il gigante potesse accorgersi di qualcosa, prese
la sua testa, la portò in un campo di zucche e aspettò che si
svegliasse.
"Che succede? Dove sono?" chiese la testa del
gigante. E si spaventò così tanto, quella testa, trovandosi sola
soletta in quel campo di zucche, che se avesse avuto le gambe sarebbe
fuggita veloce come il vento, ve lo dico io!
"Guarda un po', una zucca che parla!" disse
invece Marianna, facendo finta di arrivare in quel momento.
"Io non sono una zucca!" piagnucolò il gigante.
"Ti pare che una zucca abbia la bocca per parlare? Sono solo... una
povera testa!"
"Se tu fossi veramente una testa staresti attaccata
sul collo di qualcuno!" obiettò Marianna. "Farò così, ti
cucinerò per cena e ti mangerò, insieme a un cavolfiore."
La testa del gigante per la paura diventò verde proprio
come un cavolfiore. Poi pianse e giurò solennemente che da quel giorno
sarebbe rimasta attaccata al suo collo e non avrebbe mai più spaventato
nessuno.
Fu così che Marianna riportò la testa dove l'aveva
trovata e che quel burlone di gigante diventò finalmente un gigante con
la testa a posto. In quanto al Re, nominò subito Marianna Primo
Cavaliere di Corte. E per quanto visse non volle vicino a sé nessun
altro cavaliere che non avesse un bel paio di trecce bionde!
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L'Isola che non c'è
C'era una volta, in mezzo al mare,
un'isoletta assai speciale.
A volte c'era e a volte non c'era. A volte sì e a volte
no.
Ma quando c'era era proprio una festa, perché nell'isola
vivevano sette fatine turchine che danzavano intorno a un albero di
melagrane, suonando sette violini e cantando allegre canzoncine che
facevano innamorare chi le ascoltava.
Un brutto giorno però arrivò sull'isola un terribile
Drago che aveva tre teste e molto appetito.
"Buone queste melagrane" disse alle fatine,
assaggiandone una. "Le mangerò proprio tutte. A voi invece vi
terrò prigioniere" e così dicendo le chiuse tutte e sette in una
gabbia.
Fortunatamente, proprio quella notte, una vecchia tartaruga
che doveva deporre le sue uova nella sabbia passò per caso lì vicino.
E le sette fatine, tra un singhiozzo e un sospiro, le dissero:
"Cara amica, solo tu puoi aiutarci."
"Non mi chiederete mica di affrontare il Drago a Tre
Teste?" chiese un po' dubbiosa la vecchia tartaruga, che era una
tartaruga assai per bene ma non aveva molto coraggio.
"No di certo" risposero le fatine. "Però
qualcosa per noi potresti farla ugualmente: vai a cercare un prode
cavaliere che venga in nostro aiuto."
La vecchia tartaruga si tuffò in mare per cercare un prode
cavaliere, e nuota di qua e nuota di là (era un'ottima nuotatrice, per
essere una tartaruga), ne trovò giusto uno a cavallo di una barchetta
rovesciata.
"Buongiorno" disse la vecchia tartaruga.
"Buongiorno" rispose educatamente il prode
cavaliere.
E dopo aver chiacchierato un po' di questo e un po' di
quello, la tartaruga gli spiegò così e cosà quello che era successo e
lo pregò di seguirla.
Il prode cavaliere remò dietro la vecchia tartaruga per
uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette mari, e dopo aver visitato un
sacco di isole e isolette (non è mica facile ritrovare un'isola che non
c'è, anche per una tartaruga in gamba come la nostra), poté finalmente
sbarcare sull'isola giusta.
Aspettò che scendesse la notte, e quando il Drago a Tre
Teste si addormentò dopo aver mangiato una melagrana, sfoderò la sua
spada e provò ad avvicinarsi.
Sapete però come sono fatti questi furbissimi Draghi a Tre
teste, vero? Se con la prima testa dormono, e con la seconda russano,
con la terza tengono gli occhi bene aperti! Così che il Drago, vedendo
che qualcuno si avvicinava, si sollevò in tutta la sua altezza, facendo
fuoco e fiamme dal naso e dalle orecchie, e il cavaliere si prese un
bello spavento!
Fortunatamente a salvarlo ci pensò la vecchia tartaruga.
Che con un po' di coraggio prese la rincorsa e fece lo sgambetto al
Drago.
A quel punto al prode cavaliere non restò che afferrare
una lunghissima corda, legare il Drago come un salame e chiuderlo nella
gabbia al posto delle fatine.
"Ci hai salvato, nostro eroe!" dissero le fatine
al prode cavaliere. E per ringraziarlo danzarono tutta la notte intorno
all'albero di melagrane, pizzicando le corde dei violini e cantando
allegre canzoncine, così che lui si innamorò di tutte e sette e non
lasciò mai più l'isola.
La vecchia tartaruga invece, visto che si era stancata di
nuotare, salì a cavallo della barchetta rovesciata e con quella se ne
andò a zonzo per i sette mari, alla ricerca di un'isola più tranquilla
dove deporre le uova.
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