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Il magico unicorno
Piemme ed.



 



1

La Terra alla Fine del Mondo

 

 

 

 

 

 

Sulla riva di un lago dalle acque scure e profonde, a ridosso di una foresta di alberi rinsecchiti chiamata Bosque Muerto, un uomo dal viso coperto di rughe si chinò su una piccola barca, sfilò i remi dagli scalmi e se li caricò in spalla.
- Perché Blanquito sta ringhiando? – chiese. - Non si vede un puma da molto tempo a Bosque Muerto.
- Guarda nonno
Lancamil… – mormorò la ragazza che l’aveva aiutato a gettare le reti nelle acque del lago.
Il vecchio si voltò e solo in quel momento si accorse che Blanquito, un giovane lupo dal pelo bianco, mostrava le zanne in direzione delle montagne innevate che si ergevano oltre la sponda occidentale del grande specchio d’acqua.
Lasciò scivolare a terra i remi e lo accarezzò sul pelo ispido, osservando tre piccole nubi lenticolari che si erano sovrapposte l’una sull’altra sopra una cima a ovest del ghiacciaio Perito Moreno.
- Sono delle Contesse dei Venti! - esclamò. – Non ne ho mai visto tre tutte assieme e di simili colori…
Le sottili nuvole lenticolari, attraversate dai raggi obliqui del sole, avevano assunto tonalità diverse. La prima, adagiata come una corona sulla cima della montagna, aveva virato su un azzurro pallido. La seconda era diventata di un biancore accecante e la terza si era inscurita in un rosso cupo come la brace in un fuoco.
- Cos’è che scorgono i tuoi occhi, che i miei non riescono a vedere? – sussurrò il vecchio all’orecchio del lupo.
Fu allora che un silenzio irreale scese sulle sponde del lago e sulla foresta di Bosque Muerto. Il vento si acquietò per un lungo istante e in lontananza rumoreggiò il rombo di un tuono.
Poi all’improvviso il vento riprese a soffiare con più violenza e oltre i crinali delle montagne comparve una nube nera che s’ingigantì velocemente, minacciando da vicino le Contesse dei Venti.
- Nonno… - mormorò la ragazza, trattenendo il respiro.
Il vecchio si levò in piedi e Blanquito ululò in direzione delle cime innevate.
- Lassù i giganti del Bene e del Male si danno battaglia… - mormorò Lancamil. Si rivolse alla nipote. – Vieni Rayen, dobbiamo tornare subito a casa!
Ma la ragazza non si mosse e continuò a fissare le Contesse dei Venti. Le tre nubi si fusero in un’unica massa di un azzurro intenso, che sotto le raffiche del vento cominciò a cambiare rapidamente aspetto. Rayen scorse nitidamente la lunga criniera di un cavallo, poi la sua groppa, i possenti garretti e un corno lungo e affusolato che gli spuntava dalla fronte.
La creatura sollevò le zampe anteriori verso la nuvola nera, come se volesse difendersi.
- Sembra viva… - sussurrò Rayen.
Ma furono le uniche parole che riuscì a pronunciare prima che la nube nera divorasse quella azzurra, mentre un fulmine zigzagava dal suo cuore oscuro verso il ghiacciaio Perito Moreno.
- Non volevo che tu vedessi questo - disse allora il vecchio Lancamil a sua nipote. – Ma non è detto che le cose andranno davvero così, non ancora…
Poi fece un fischio in direzione di Blanquito e i tre si inoltrarono nella foresta di Bosque Muerto, mentre dal cielo cominciava a cadere la neve e il manto nero di una notte senza stelle calava sulle montagne e sulle sponde del Lago Argentino, in quella regione aspra e selvaggia dell’America meridionale conosciuta anche col nome di Terra alla Fine del Mondo.


 

2

Ai favolosi Pirati dell’Arcobaleno…

Nel pomeriggio di una settimana dopo a Londra, in una stanza al secondo piano di una casa in Inverness Street, una ragazza minuta e dalla pelle ambrata finì di preparare uno zaino e lo adagiò ai piedi del letto.
- Shaila!
Un uomo che reggeva in mano un cappello di feltro era entrato nella stanza.
- Sì, papà?
- Io e tua madre stiamo per partire – annunciò il signor Manik Rao. – Non sai quanto ci dispiaccia lasciarti di nuovo sola.
I genitori di Shaila erano tornati una decina di giorni prima da Parigi, dove avevano visitato una mostra internazionale di libri antichi e rari, di cui erano entrambi appassionati collezionisti.
- Non fa niente papà – disse la ragazza. - A casa dei miei amici Violet e Valiant starò benissimo. E poi…
Ma suo padre, che di solito era sorridente e pieno di vita, la fissò con la fronte aggrottata e non la lasciò continuare.
- Non è possibile che tu venga con noi
dalla zia Henriette, a Brighton on the Sea – proseguì. - E’ troppo rischioso! I medici affermano di non aver mai visto niente di simile... Voglio dire, non è che tua zia stia proprio male. Non ha una lineetta di febbre, né altri sintomi preoccupanti, salvo quelle strane chiazze sulla pelle…
- Rosse, verdastre e arancioni! Se non sapessi che mia sorella non ha mai messo il naso fuori dall’Inghilterra, direi che è stata colpita da un misterioso morbo tropicale!
A pronunciare queste ultime parole era stata la signora Ethel, la mamma di Shaila, che trafelata aveva raggiunto suo marito.
- Capisci ora perché non puoi venire con noi? – aggiunse la donna. – La malattia della zia Henriette potrebbe essere contagiosa! -. La signora Ethel vide lo zaino ai piedi del letto. – Come mai non hai usato una valigia? – chiese. – E ti sei ricordata di prendere il pigiama di cotone? Ormai non fa più tanto freddo…
La madre di Shaila allungò una mano verso lo zaino.
Ma la ragazza fu più veloce e lo serrò tra le braccia.
- Mamma! – protestò.
- Oh, scusami cara. Non volevo frugare tra le tue cose… Piuttosto, vuoi che ti accompagniamo a casa dei tuoi amici?
- No grazie. Preferisco fare una passeggiata…
Quando poco dopo i coniugi Rao uscirono da casa, Shaila fece un sospiro di sollievo.
Perché se sua madre avesse dato un’occhiata al contenuto del suo zaino, di certo avrebbe cominciato a sospettare qualcosa.
Lo riaprì e si accertò di averci messo dentro tutto ciò che le occorreva, tra cui una giacca a vento di piume d’oca, tre paia di calzettoni, un passamontagna e due pesanti maglie di lana.
Poi compose al telefono un numero che conosceva a memoria.
- Pronto, sei tu Violet? – soffiò nella cornetta. – Qui è andato tutto secondo i nostri piani. Piuttosto, volevo sapere se tuo padre e tua madre…
- No, non sono ancora tornati – risuonò la voce tesa della sua amica. – Sembra che dei Pirati dell’Arcobaleno si sia persa ogni traccia!
Pochi minuti dopo Shaila inforcò lo zaino sulle spalle, uscì da casa e si avviò di buon passo verso il quartiere di Primrose Hill.
Poi il suo pensiero corse alla povera zia Henriette e a quelle strane ma innocue chiazze sulla sua pelle.
Naturalmente Shaila sapeva cosa, o meglio chi, gliele aveva procurate. Qualcuno che voleva essere sicuro che i suoi genitori si allontanassero da Londra per qualche giorno. In modo che lei, quella notte stessa poco prima dell’alba, potesse partire insieme ai suoi amici Violet e Valiant per una destinazione così lontana e così segreta che…
“Sempre ammesso che i favolosi Pirati dell’Arcobaleno non ci mettano i bastoni tra le ruote all’ultimo momento!” pensò ancora la ragazza, accelerando il passo.

Nello stesso istante, in una grande casa vittoriana nel quartiere di Primrose Hill, soprannominata Red Castle, Castello Rosso, per via del colore delle sue mura in legno e pietra di arenaria che alla luce del tramonto s’incendiavano di tinte rossastre, Violet Twist spalancò la porta di una stanza buia al pianterreno.
Inspirò per qualche istante l’intenso profumo di legno di noce dei mobili d’epoca, poi accese la luce e si avvicinò a una scrivania sul cui ripiano c’era una bussola di ottone.
La prese e lesse l’iscrizione incisa sul fondo:

 

A Billy Twist e Caroline Ashenden,

i favolosi Pirati dell’Arcobaleno.

 

A regalare quella bussola ai suoi genitori erano stati lei e suo fratello Valiant, quando ancora la famiglia non si era trasferita in quel vecchio edificio.
“Certo, da quando siamo venuti a vivere qui, io e Valiant abbiamo visto ben poco i favolosi Pirati dell’Arcobaleno”.
Ad affibbiare quel soprannome a papà Billy e a mamma Caroline, che erano i due ecologisti più famosi della Gran Bretagna, era stato un giornalista del Times, in un reportage dedicato alle loro imprese in difesa degli animali in via di estinzione. Come quella volta che nel Mare del nord, a bordo di un piccolo gommone, avevano impedito a una baleniera di arpionare un cucciolo di megattera. O come quell’altra in cui, appesi a dei paracadute che avevano gli stessi colori dell’arcobaleno, si erano lanciati sul tetto del Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite, a New York, per attirare l’attenzione sullo sterminio delle ultime tigri albine che vivevano
in India.
Violet pensò a quanto i suoi genitori le fossero mancati durante i loro lunghi viaggi, quando era più piccola. Poi si avvicinò a un planisfero appeso a una parete e sfiorò con le dita il deserto del Sahara, in Africa. Era stata quella la meta della loro ultima spedizione. Il papà e la mamma erano partiti qualche settimana prima, alla ricerca di una rarissima specie di gazzella chiamata Dama, e da allora…
- Violet…
La ragazza si voltò di scatto.
- Lo sai che tuo padre e tua madre non gradiscono che in loro assenza qualcuno entri in questa stanza.
Sulla soglia dello studio dei coniugi Twist era comparsa una donna alta e robusta, con gli avambracci coperti da strani tatuaggi color nero di seppia.
Era Kiki, la governante maori di casa Twist.
Violet ignorò il suo rimprovero e l’affrontò con uno sguardo che sprizzava scintille.
- Non capisco come tu possa essere così tranquilla! – l’apostrofò. – Dieci giorni fa papà e mamma ci hanno informato che presto sarebbero tornati a casa. Ma da allora non abbiamo più avuto loro notizie!
La governante spalancò le ante di una finestra e la morbida luce del pomeriggio inondò la stanza.
- Non è la prima volta che i tuoi genitori ritardano – affermò, con il suo solito tono di voce un po’ burbero. – Può darsi che abbiano deciso di fermarsi a Tunisi o in chissà quale altra città dell’Africa del nord. Perciò io al tuo posto non mi preoccuperei…
- Ma io non sono preoccupata per loro! –. La ragazza arricciò le labbra. – So benissimo che riescono a cavarsela in ogni situazione. Ma cosa succederebbe se, per esempio, dovessero tornare domani e non ci trovassero in casa?
La governante si raschiò la gola, come se non sapesse cosa rispondere.
- E se invece rientrassero proprio stasera? – insistette Violet -. I genitori di Shaila sono partiti per Brighton on the Sea e non ci saranno d’ostacolo. Ma se papà Billy e mamma Caroline dovessero ricomparire all’improvviso…
Prima che Violet potesse finire la frase, qualcosa che somigliava a un ciclone fece irruzione nella stanza.
- Ah, siete qui! – esclamò un ragazzo dal viso punteggiato di lentiggini. – Vi ho cercate per tutta la casa.
Kiki gli rivolse un’occhiata severa.
- Sei stato anche in giardino, vero? – gli chiese. – E hai messo i piedi in quella pozzanghera che si è formata vicino ai cespugli di rose!
Valiant Twist abbassò lo sguardo sulle sue scarpe, che erano inzaccherate di fango.
- Non me n’ero accorto… - si scusò. – Poi si rivolse a sua sorella. – Hai preso tu quel pennello a punta fine che avevo lasciato sulla mia scrivania? Non riesco più a trovarlo.
- Io non ho preso un bel niente – ribatté Violet.
- Oh, beh… Allora vuol dire che sarà da qualche altra parte!
Detto questo il ragazzo schizzò fuori della stanza e salì i gradini che portavano al piano superiore, lasciando dietro di sé una lunga teoria di impronte di fango.
-
Me tatari ngā punua wuruhi kia tipu o rātau huruhuru! – borbottò Kiki in lingua maori.
- Che cosa hai detto? – le chiese Violet.
- Ho detto che non vedo l’ora che voi partiate per la vostra missione – tradusse allora la donna. - Solo così riuscirò a liberarmi per un po’ di quel terremoto di tuo fratello!
La ragazza le rivolse un’occhiata carica di sospetto.
- Allora hai deciso che questa volta non verrai con noi? – le chiese.
L’espressione della donna cambiò all’improvviso. – Anche se volessi farlo… - mormorò. Poi altrettanto rapidamente voltò le spalle alla ragazza e annunciò: - Vado ad aprire la porta. Non hai sentito? Qualcuno ha suonato il campanello…
Quando Violet si ritrovò sola rifletté per qualche istante sulle parole della governante, poi fece un lungo sospiro e si riavvicinò al planisfero. Questa volta però la sua attenzione non si concentrò sul deserto del Sahara.
- Certo, se solo qualche mese fa mi avessero detto che anche io, Valiant e Shaila avremmo fatto dei lunghi viaggi, non ci avrei mai creduto! - esclamò. – Anche se le creature di cui siamo andati in cerca non erano dei semplici animali in via d’estinzione.
La ragazza puntò un dito su Londra e tracciò una linea immaginaria che portava fino al Tibet, in Asia. Poi ne tracciò un’altra che conduceva in Scozia e infine una terza che si proiettava fino all’arcipelago di Yap, nell’Oceano Pacifico.
- E ora i Tre Viaggiatori dovrebbero partire per la loro quarta missione… – mormorò.
Puntò di nuovo il dito su Londra e questa volta tracciò una rotta che attraversava l’Oceano Atlantico e giungeva fino a un’aspra regione montagnosa dell’Argentina.
- La Terra alla Fine del Mondo! - risuonò in quel momento una voce alle sue spalle. – Lo sapevi che a dare quel nome alla Patagonia sono stati i primi esploratori europei giunti sul posto?
Sulla soglia dello studio era comparsa Shaila Rao.
- No, non lo sapevo – mormorò Violet. Poi aggiunse: - Meno male che sei qui… Ho bisogno di parlarti!
– Dov’è Valiant? – le chiese la sua amica.
- Dove vuoi che sia quello svitato del mio fratello minore? – rispose Violet, allargando le braccia. - E’ in camera sua, alle prese con i suoi colori e i suoi pennelli, come se tutto quello che sta succedendo non lo riguardasse per niente… (...) continua...

 


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