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Lunario dei Giorni di Memoria


Quarantunesima settimana

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Una valle piena di stelle

Lia Levi

 

(…) Il sangue si era rappreso in un unico blocco di ghiaccio. Brunisa non aveva mai pensato che succedesse così. Credeva che la paura fosse qualcosa che riguardava sensazioni e sentimenti, non che aggredisse così brutalmente il corpo. Anche Adriana doveva essere di ghiaccio, perché le labbra erano color cenere in un viso tutto bianco. La mamma non aveva alzato le mani, aveva portato le braccia al ventre come se dovesse proteggere un immaginario bambino, e rimaneva ferma in quella posizione irreale. Il milite era a non più di sei passi e puntava su di loro una grossa pistola. Il cane-lupo, tenuto saldamente al guinzaglio, sembrava nervoso e pronto al balzo. Dopo un lungo momento Valerio ritrovò un minimo di energia e mosse qualche passo verso il milite. - Lasciate che gli parli... - aveva sibilato prima di avviarsi.  Ma appena Valerio gli fu vicino il milite, che sul colletto aveva due piccoli fasci, lo afferrò per il collo della camicia e cominciò a scuoterlo violentemente. - Tu! Tu!!... Questo non me lo dovevi fare! Questo non me lo dovevi fare!! - urlava, scrollandolo e agitandogli la pistola sopra la testa. Che significava quella frase? Come si conoscevano, quei due? Erano tutti in preda al terrore, perché alla paura si era aggiunto un terribile senso d'impotenza, quel non capire che li faceva affondare nel gorgo di sabbie sempre più mobili. Valerio, però, era riuscito a svincolarsi e discuteva animatamente. Ma ora che il milite non urlava più, non si capiva assolutamente che cosa si stessero bisbigliando. Poi Valerio tornò verso di loro con il viso stravolto: - Lo sto convincendo a lasciarci andare in cambio di soldi - disse concitato, e poi rivolto a Philip: -   Quanto gli può dare?

  Philip, atterrito, calcolò rapidamente quello che gli era rimasto dopo avere consegnato a Edgardo le cinquantamila lire pattuite. Sapeva che a suo tempo Edgardo le aveva fatte arrivare a Milano. Ora gliene erano rimaste altrettante. - Non lo so con precisione... - balbettò Philip - venti o trentamila lire...

Era moltissimo per loro, certo, ma non era tutto. Philip sperava di poter salvare qualcosa per affrontare, almeno in un primo momento, la nuova vita che li attendeva. Valerio si avviò di nuovo verso il milite, che continuava a stringere la pistola, ma ora non più puntata sul gruppetto. E ancora lo videro discutere animatamente e poi rabbiosamente, prossimi un'altra volta al litigio. Valerio tornò da loro sconvolto e sudato: - L'ho a malapena convinto, ma vuole cinquantamila lire e non un soldo di meno.

- Ma è tutto quello che ho! - e Philip si guardò attorno smarrito come se d'un colpo gli fosse stata sottratta ogni possibilità di futuro. - Daglieli! Daglieli!!- cominciò a gridare Adriana. E Philip tirò fuori l'involucro che teneva nascosto nella fodera della giacca.  -I risparmi di tutta la vita...  -    non poté fare a meno di mormorare, quasi tra sé, mentre allungava la busta a Valerio.

Valerio gliela strappò con impazienza dalle mani e corse verso il milite, che contò i soldi e poi senza salutare nessuno, come se loro non fossero mai esistiti, chiamò con un fischio il cane accucciato ai suoi piedi e si allontanò con passo reso pesante dagli scarponi. Il cane aveva già cominciato a saltel1are davanti a lui e dopo un po' lo si sentii abbaiare agli uccelli, già lontano. Come per un tacito accordo si sedettero tutti e cinque per terra, troppo sfiniti per muoversi o fosse anche per parlare. Brunisa si voltò verso Carlo, che non aveva mosso neanche un muscolo durante tutta la scena. Ora Carlo stava scrutando Valerio con occhi che sembravano allo stesso tempo di fuoco e di ghiaccio, occhi inquisitori, che non lasciavano scampo. A Brunisa vennero i brividi e pensò che mai nella vita avrebbe potuto reggere uno sguardo così. Infine Philip parlò. - E ora chissà come faremo, senza piu una lira - ma era troppo stanco e svuotato per recriminare davvero, sembrava che si limitasse a constatare un fatto. - Abbiamo consumato in una settimana il lavoro di vent'anni giusti -     e scuoteva la testa. - Non è il momento di pensarci - Valerio si era ripreso - attraversiamo il maledetto confine prima che passi la pattuglia... sbrigatevi...

Si alzarono svelti e Valerio li guidò al punto preciso. Tutta la rete metallica del confine era sorretta da una serie di paletti, ma ce n'era uno che, sebbene sembrasse solidamente piantato come gli altri, era stato divelto e poi semplicemente riappoggiato nella buca. Valerio lo tirò su con facilità. - Strisciate sotto, forza - ordinò, mentre teneva la rete appena sollevata da terra.

 (…)



















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