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I costruttori di ponti
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Rudyard KIPLING.
I costruttori di ponti.
Il minimo che Findlayson, del Ministero dei Lavori Pubblici, si aspettasse era
una C.I.E. 1; il suo sogno era la C.S.R. 2; e a dire il vero i suoi amici gli
dicevano che avrebbe meritato di più . Per tre anni aveva sopportato caldo e
freddo, delusioni, disagi, pericoli e malattie, e una responsabilità fin troppo
gravosa per le spalle di una sola persona; e giorno dopo giorno, nell'arco di
quel periodo, il grandioso ponte di Kashi sul Gange era cresciuto sotto la sua
direzione. Ora, se tutto andava come doveva, tra meno di tre mesi Sua Eccellenza
il Viceré avrebbe inaugurato il ponte in gran pompa, un arcivescovo lo avrebbe
benedetto, il primo convoglio di soldati lo avrebbe attraversato e si sarebbero
tenuti discorsi ufficiali.
Findlayson, C.I.E. 3, si sedette nel suo carrello su una linea di servizio che
correva lungo uno dei principali rivestimenti di sostegno, i giganteschi argini
rivestiti di pietra che sfolgoravano a nord e a sud per cinque chilometri su
entrambe le rive del fiume, e si concesse di pensare alla fine.
Vie d'accesso incluse, la sua opera era lunga due chilometri e mezzo; un ponte
con travatura reticolare, sostenuto da tralicci Findlayson che poggiava su
ventisette piloni di mattoni. Ciascun pilone aveva un diametro di quasi sette
metri, la cima in pietra rossa di Agra, e affondava per ventidue metri nelle
sabbie mobili del Gange. Sopra di essi, correva la linea ferroviaria larga oltre
quattro metri; e al di sopra di questa una strada carreggiabile di cinque metri
fiancheggiata da percorsi pedonali. Alle estremità si ergevano torri di mattoni
rossi con feritoie per i moschetti e aperture più grandi per i cannoni e la
rampa della strada si spingeva sino al loro fianco.
I tratti scoperti di terreno ai margini brulicavano di centinaia e centinaia di
asinelli che si arrampicavano fuori dalla voragine dello scavo sottostante,
carichi di sacchi di terra; nella calura pomeridiana risuonavano gli zoccoli,
gli schiocchi delle verghe dei conducenti, il rotolio del terreno che cedeva. Il
fiume era molto basso e sulla sabbia bianca e abbagliante, proprio in mezzo ai
tre piloni centrali del ponte, c'erano delle tozze cataste di traversine
riempite e ricoperte di fango a sostenere le ultime longarine mentre venivano
ribattute.
Nell'acqua poco profonda lasciata dalla siccità una gru scorreva avanti e
indietro sul suo ponte d'appoggio portando a destinazione sezioni di ferro,
sbuffando, rinculando e brontolando come brontola un elefante in un deposito di
legname. A centinaia i ribattitori brulicavano attorno al tralicciato e alla
tettoia di ferro della ferrovia, sospesi a invisibili ponteggi sotto il ventre
delle travi, raccolti attorno alle strozzature dei piloni, a cavalcioni sui
montanti a strapiombo del marciapiede; i loro bracieri e i getti di fiamma che
corrispondevano ad ogni colpo di martello non superavano il giallo pallido nella
luce abbagliante del sole. A est e a ovest, a nord e a sud, i treni col
materiale da costruzione sferragliavano e stridevano su e giù per le banchine, i
carri carichi di pietra bruna e bianca che sbattevano fin quando le loro
fiancate non venivano liberate dai cavicchi e con un rombo e un brontolio alcune
migliaia di tonnellate di materiale venivano fatte cader giù per tenere a bada
il fiume.
Findlayson, Ingegnere Civile, si voltò sul carrello, lo sguardo rivolto alla
regione cui aveva mutato il volto per un raggio di sette miglia. Guardò di nuovo
verso il villaggio che ferveva con cinquemila operai; a monte e a valle,
seguendo gli scorci di speroni e sabbia; attraverso il fiume fino ai piloni più
lontani, rimpiccioliti nella caligine; in alto verso le torri di guardia,
soltanto lui poteva sapere quanto resistenti fossero, e con un sospiro di
compiacimento si rese conto di aver fatto un buon lavoro. Davanti a lui, nella
luce del sole, si ergeva il suo ponte, al cui completamento mancavano ormai
soltanto poche settimane di lavoro alle travi dei tre piloni mediani; il suo
ponte grezzo e brutto come il peccato originale, ma pukka, permanente, fatto per
durare, anche quando ogni ricordo del suo costruttore, sì, perfino del magnifico
sistema di travatura Findlayson, si fosse estinto. In pratica l'opera era
finita.
Hitchcock, il suo assistente, se ne andava al piccolo trotto lungo i binari su
un pony Kabuli dalla coda intrecciata, che in virtù della sua lunga pratica
avrebbe potuto trottare senza difficoltà anche su un traliccio, e ammiccò al suo
capo.
Tutto tranne..., disse con un sorriso.
Ci ho riflettuto, rispose il più alto di grado. Un lavoro davvero niente male
per due uomini soltanto, eh?
Uno... e mezzo. Dio, che novellino ero quando arrivai al cantiere! Hitchcock si
sentiva navigato dopo che tutte quelle esperienze degli ultimi tre anni gli
avevano insegnato cosa fossero potere e responsabilità.
Un po' pivello lo eravate, disse Findlayson. Mi chiedo come farete a tornare
dietro a una scrivania quando avremo finito.
Ah, non lo sopporterò!, disse il giovanotto, e mentre continuava, i suoi occhi
seguirono quelli di Findlayson finche mormoro, però, dannazione se è bello!
Mi sa che andremo avanti insieme nella carriera, si disse Findlayson. Sei un
giovane troppo bravo perché io debba perdere tempo con qualcun altro. Pivello lo
eri. Ora sei assistente. E sarai assistente personale a Simla, se mai mi
verranno riconosciuti meriti per questo lavoro!
In effetti, il carico di lavoro era caduto tutto sulle spalle di Findlayson e
del suo assistente, il giovane che aveva scelto proprio in virtù della sua
totale inesperienza così da adattarlo alle sue esigenze. C'era una cinquantina
di appaltatori, montatori e ribattitori, tutti europei, presi a prestito dalle
officine ferroviarie, di cui forse una ventina tra bianchi e meticci, col
compito di dirigere, secondo direzioni impartite, le schiere di operai; ma
nessuno sapeva meglio di questi due, che si fidavano l'uno dell'altro, che non
ci si doveva fidare dei sottoposti.
Molte volte erano stati messi alla prova da improvvise emergenze: slittamenti di
cavi, rottura di paranchi, gru in avaria, e l'ira del fiume, ma nessuno di
questi incidenti aveva mai messo in luce un altro cui Findlayson e Hitchcock
avrebbero fatto l'onore di imporre ritmi di lavoro spietati come quelli che
imponevano a se stessi.
Findlayson ripercorse mentalmente tutto dall'inizio: mesi di lavoro d'ufficio
vanificati in un sol colpo quando il Governo dell'India, all'ultimo momento,
aveva deciso di aggiungere sessanta centimetri alla larghezza del ponte, neanche
i ponti fossero fatti di carta, mandando in fumo almeno quattro metri quadrati
di calcoli, così che Hitchcock, che era nuovo alle delusioni, si era preso la
testa tra le mani e aveva pianto; i tormentosi ritardi nella messa a punto dei
contratti in Inghilterra; i futili scambi di missive in cui si alludeva alla
lauta commissione che sarebbe stata pagata, nel caso che una, una soltanto,
discutibile consegna fosse stata autorizzata a passare; la guerra che aveva
fatto seguito a quel rifiuto; dall'altra parte, il pignolo, formale
ostruzionismo che aveva fatto seguito alla guerra, fin quando il giovane
Hitchcock, cumulando un mese di ferie con un altro, e prendendo anche dieci
giorni in prestito da quelle di Findlayson, aveva speso tutti i suoi modesti
risparmi di un anno per precipitarsi a Londra, dove, come da lui stesso
affermato e come dimostrarono le consegne successive, era riuscito a metter
paura a un uomo così potente che temeva soltanto il Parlamento; almeno così
aveva sostenuto, fin quando Hitchcock non se l'era ripassato ben bene al suo
tavolo da pranzo; andò a finire che prese a temere il ponte di Kashi e tutti
coloro che parlavano in sua vece.
Poi era stata la volta del colera che era arrivato di notte nel villaggio presso
il cantiere; e dopo il colera aveva imperversato il vaiolo. La febbre, quella
non se la toglievano mai di dosso.
Hitchcock era stato nominato giudice di terza classe con potere di infliggere
frustate, così da gestire la comunità nel modo migliore, e Findlayson lo aveva
osservato esercitare i suoi poteri con giusta misura, mentre imparava a cosa si
doveva passar sopra e a cosa no. Era stato un lungo, lunghissimo sogno a occhi
aperti con tempeste, improvvise inondazioni, ogni genere e forma di morte, una
rabbia terribile e violenta contro la burocrazia che rendeva la mente convulsa
impedendole di applicarsi ad altre cose; la siccità, la situazione sanitaria e
quella finanziaria; nascite, matrimoni, sepolture e disordini nel villaggio
provocati da venti caste in lotta fra loro; questioni, rimostranze, persuasioni,
e la vuota disperazione che un uomo si trascina a letto, grato che il suo fucile
giaccia ancora smontato nella custodia.
Dietro a tutto si stagliava la nera struttura del ponte di Kashi, piastra su
piastra, trave su trave, campata dopo campata, e ogni suo pilone ricordava a
Hitchcock quell'uomo tutto fare sempre a fianco del suo capo, senza mai mostrare
cedimenti, dal principio fino a ora. Il ponte era dunque opera di due uomini a
meno di non voler contare Peroo; e Peroo certamente si contava. Era un Lascar,
un Kharva di Bulsar, di casa in ogni porto tra Rockhampton e Londra, giunto sino
al grado di serang sulle navi dell'India britannica; ma stancatosi del tranùtran
delle adunate e dei vestiti puliti aveva abbandonato il servizio e se ne era
andato nell'entroterra, dove uomini del suo valore potevano essere certi di
trovare un lavoro.
Qualunque prezzo Peroo avesse stabilito per le sue prestazioni sarebbe valso la
sua competenza di paranchi e nel manovrare grandi pesi; ma era la consuetudine a
stabilire il salario dei manovratori; e così Peroo riceveva assai meno di quanto
valesse. N‚ le forti correnti del fiume n‚ le grandi altezze riuscivano a
intimorirlo; inoltre, proprio in quanto ex serang, sapeva mantenere la
disciplina. Non c'era pezzo di ferro così pesante o così mal piazzato per il
quale Peroo non sapesse approntare un paranco in grado di sollevarlo, una messa
a punto un po' precaria e traballante, condita con una inverosimile quantità di
chiacchiere, e tuttavia perfetta per il lavoro da sbrogliare. Era stato Peroo a
impedire che la travata del Pilone Numero Sette andasse distrutta quando il
nuovo cavo metallico si era inceppato nell'occhio della gru e l'enorme piastra
si era inclinata nella sua imbracatura, minacciando di scivolar via di lato.
In quel caso i lavoranti indigeni avevano perso la testa e si erano messi ad
urlare, e una lastra a T era caduta sul braccio destro di Hitchcock,
fratturandolo; lui se lo era rinserrato nel giaccone, era svenuto, poi si era
ripreso e aveva diretto per quattro ore finché Peroo dalla cima della gru non
aveva gridato Tutto bene, e la piastra oscillando era andata a posto. Non aveva
eguali, il serang Peroo, nell'assicurare con una fune, fissare con un tirante e
reggere allo stesso tempo, controllare un motore ausiliario o nell'ingegnarsi a
riportar su dal fondo dello sterrato una locomotiva ribaltata; a spogliarsi e a
tuffarsi, in caso di necessità, per verificare la tenuta dei blocchi di cemento
attorno ai piloni di fronte all'erosione provocata da Madre Gunga, o
nell'avventurarsi a monte del fiume in una notte di monsone e poi fare un
rapporto sulle condizioni dei rivestimenti degli argini. Non avrebbe indugiato a
intromettersi nelle discussioni fiume di Findlayson e di Hitchcock, finché il
suo portentoso inglese, o la sua ancor più portentosa lingua franca, per metà
portoghese e per metà malese, non si fossero esauriti ed egli sarebbe stato
costretto a prendere la corda e a mostrare i nodi che avrebbe ritenuto più
opportuni.
Controllava una sua squadra di addetti ai paranchi, misteriosi consanguinei
provenienti dal Kutch Mandvi, riuniti mese dopo mese e spremuti al massimo. Non
c'era vincolo di parentela però che lo facesse sentire autorizzato a tenere un
comportamento leggero o scervellato quando si trattava di pagarli.
Il mio onore è l'onore di questo ponte, avrebbe detto a quello in procinto di
esser licenziato, cosa vuoi che m'importi del tuo onore? Va a lavorare su un
vapore. Non sei tagliato per altro.
Il piccolo gruppo di capanne dove lui e la sua squadra vivevano, faceva cerchio
attorno alla scalcinata dimora di un prete di mare, uno che non aveva mai
poggiato piede sulle Acque Nere, pur se era stato scelto come consigliere
spirituale da due generazioni di corsari, tutti poco sensibili agli apostolati
portuali e a quelle dottrine inculcate ai marinai dalle agenzie sulla riva del
Tamigi.
Il prete dei Lascar non aveva niente a che fare con la loro casta, n‚ a dire il
vero con qualcos'altro. Mangiava le offerte della sua chiesa, dormiva, fumava e
ridormiva, poiché, come diceva Peroo, che se lo era tirato dietro per mille e
cinquecento chilometri nell'entroterra, egli è un sant'uomo autentico. Non gli
importa di quello che mangia, fin tanto che non mangia manzo, e questo è un
bene, perché noi Kharva, sulla terra, adoriamo Shiva; ma in mare, sulle navi
della Kùmpani, ci atteniamo scrupolosamente agli ordini del Burra Malum (il
secondo), e su questo ponte a quello che il Sahib Finlison ci dice.
Il Sahib Findlayson quel giorno aveva dato ordine di smontare i ponteggi dalla
torre di guardia sulla riva destra, e Peroo e i suoi compagni insieme,
staccavano e poi calavano i pali e le tavole di bambùcon la rapidità di chi
scarica una nave cabotiera. Dal suo carrello egli poteva sentire il trillo del
fischietto d'argento del serang e il cigolio e lo sferragliare delle carrucole.
Peroo era in piedi sulla cimasa più alta della torre, con indosso la tuta blu
del mestiere che aveva abbandonato e, visto che Findlayson gli faceva segno di
stare attento, poiché una vita come la sua non la si poteva gettar via così,
egli afferrò l'ultimo palo e, schermandosi gli occhi alla marinara, rispose con
il lungo lamento del gabbiere del castello di prua: Ham dekhta hai (attento
stò!). Findlayson rise e poi sospirò. Erano anni che non vedeva un vapore e
aveva nostalgia di casa. Mentre il suo carrello passava sotto la torre, in modo
scimmiesco Peroo si calò giù da una fune e gridò: Sembra a posto adesso, Sahib.
Il nostro ponte è quasi finito. Cosa pensate che dirà Madre Gunga quando ci
passerà sopra la ferrovia?.
Finora ha detto poco. Non è mai stata Madre Gunga a causarci dei ritardi.
Per lei c'è sempre tempo; eppoi qualche ritardo c'è stato. Il Sahib ha
dimenticato la piena dello scorso autunno, quando i barchetti per il trasporto
del pietrame affondarono senza avviso... o solo con una mezza giornata di
preavviso?
E' vero, ma adesso soltanto una grande inondazione potrebbe insidiarci. Sulla
sponda di ponente gli speroni tengono bene.
Madre Gunga mangia parecchio. Si può sempre trovare spazio per altre pietre sui
rivestimenti. Ho detto questo al Sahib Chota (intendeva dire Hitchcock) e lui si
è messo a ridere.
Non importa Peroo. Ancora un anno e potrai costruire un ponte a modo tuo.
Il Lascar sogghignò. Allora di certo non sarà come questo con la muratura di
pietra affondata nell'acqua, così come affondò il Quetta. A me piacciono ponti
sospesi in un sol balzo, come una
plancia. Allora non ci saranno acque in grado di danneggiarli. Quando verrà il
Lord Sahib a inaugurare il ponte?
Fra tre mesi, quando la temperatura sarà più fresca.
Oh! oh! E' come il Burra Malum. Dorme sottocoperta mentre il lavoro viene
svolto. Poi sale sul casseretto, tocca con il dito e dice: Questo non è pulito!
Maledetto Jiboonwallah!
Ma Peroo, il Lord Sahib non mi chiama maledetto Jiboonwallah.
No, Sahib; però non sale sul ponte di coperta finché‚ il lavoro non è del tutto
finito. Persino il Burra Malum del Nerbudda una volta disse a Tuticorin...
Ma vattene che ho da fare!
Anch'io!, rispose Peroo, senza scomporsi. Posso prendere il dingey per andare a
dare un'occhiata agli speroni?
Non vorrai mica sorreggerli con le mani? Credo che siano un tantino pesanti.
No, Sahib. Il fatto è che in mare, sulle Acque Nere, c'è spazio per essere
sospinti di qua e di là senza che ci si debba
preoccupare. Qua non ce n'è
affatto. Guarda là, siamo noi che abbiamo intrappolato il fiume in un bacino e
lo facciamo scorrere tra due strati di pietra.
Findlayson sorrise al noi.
Gli abbiamo messo morso e briglie. Non è come il mare, che può sfogarsi contro
la spiaggia soffice. E' Madre Gunga... incatenata. Il tono della sua voce si
abbassò un poco.
Peroo, tu che hai girato il mondo persino più di quanto lo abbia girato io,
dimmi la verità. Quanto in cuor tuo credi davvero a Madre Gunga?
Credo a tutto quello che dice il nostro prete. Londra è Londra, Sahib. Sydney è
Sydney, Port Darwin è Port Darwin. Anche Madre Gunga è Madre Gunga, e quando
torno alle sue rive ne tengo conto e la venero. A Londra ho fatto poojah rivolto
al grande tempio presso il fiume per rendere omaggio al Dio che c'è dentro...
Sì, non mi porterò cuscini sul dingey.
Findlayson montò a cavallo e trottò fino alla tettoia di un bungalow che
divideva con il suo assistente. Negli ultimi tre anni era diventato la sua casa.
Sotto quel rozzo tetto di paglia era arrostito nella calura, aveva sudato
durante le piogge e tremato di febbre; la parete di calce accanto alla porta era
ricoperta di schizzi di disegni e di formule, e la stuoia sul pavimento della
veranda recava il segno dei suoi solitari andirivieni, come un sentiero di
ronda. Non c'è orario di otto ore che limiti il lavoro di un ingegnere, e il
pasto serale con Hitchcock veniva consumato sempre in fretta, come se dovessero
partire: fumando il sigaro seguivano il ronzio proveniente dal villaggio mentre
le squadre risalivano dal letto del fiume e le luci cominciavano a balenare.
Peroo è andato verso gli speroni con il suo dingey. Ha preso con s‚ un paio di
nipoti e si è sbracato a poppa come un commodoro, disse Hitchcock.
Non c'è niente di male. Ha in mente qualcosa. Uno penserebbe che dieci anni di
servizio sulle navi dell'India britannica avrebbero dovuto togliergli quasi del
tutto la religione dalla testa.
E così è stato, disse Hitchcock sogghignando. L'altro giorno mi è capitato di
sentirlo nel bel mezzo di un discorso che più ateo non si può con quel loro
grasso guru. Peroo negava l'efficacia della preghiera; e pretendeva che il guru
lo seguisse in mare ad aspettare una bufera per poi mostrargli se era in grado
di fermare un monsone.
Allo stesso tempo se gli si togliesse il guru, ci pianterebbe in asso. Mi ha
raccontato con gran trasporto di quando era a Londra e pregava rivolto alla
cupola di St. Paul.
A me ha detto che la prima volta che entrò nella sala macchine di un vapore,
quando era ancora un ragazzo, si mise a pregare dinanzi al cilindro della bassa
pressione. Anche quello non è male per pregare. Adesso sta propiziando i suoi
dei e vuol sapere che cosa ne pensa Madre Gunga di un ponte che l'attraversa.
Chi è là?
Un'ombra oscurò la soglia, e un telegramma venne messo in mano a Hitchcock.
A quest'ora dovrebbe averci fatto l'abitudine. Solo un tar. Dovrebbe trattarsi
della risposta di Ralli riguardo ai nuovi rivetti... Sant'Iddio! Hitchcock
schizzò in piedi.
Che succede? chiese il superiore e prese il foglio. E' questo che pensa Madre
Gunga, eh? disse leggendo. Sangue freddo, giovanotto. Intanto ci hanno già
preparato il lavoro. Vediamo un po'... Muir ha telegrafato mezz'ora fa: Piene
sul Ramgunga. Fate attenzione. Dunque, questo ci dà... una... due... nove ore e
mezzo prima che la piena possa raggiungere Melipur Ghaut, più sette che fanno
sedici e mezzo a Latodi... diciamo quindici ore prima che arrivi da noi.
Maledetta fogna di collina di una Ramgunga! Findlayson, è in anticipo di due
mesi su ogni nostra previsione, e la riva sinistra è ancora coperta di
materiale. Due mesi buoni prima del tempo!
Succede così. Sono soltanto venticinque anni che conosco i fiumi indiani, e non
pretendo di capire. Ecco che arriva un altro tar. Findlayson aprì il telegramma.
Si tratta di Cockram questa volta, dal Canale del Gange: Qui violente piogge. Si
mette male. L'ultima frase avrebbe potuto risparmiarsela.
Bene, questo ci basta. Dobbiamo mettere al lavoro le squadre per tutta la notte
e sgombrare il letto del fiume. Voi prendetevi la riva orientale e procedete
fino ad incontrarmi a metà strada. Tutto quello che galleggia fatelo mettere a
valle del ponte: ci saranno già abbastanza le barche del fiume alla deriva,
senza che vi si debbano aggiungere anche i barchetti a sbattere contro i piloni.
Quali sono le cose da tener d'occhio sulla riva orientale?
Un pontone, un grosso pontone con sopra la gru. L'altra gru sul pontone
riparato, con i rivetti della carreggiata dal pilone 20 fino al 23... i binari
di due linee di servizio e un raccordo girevole. Le palafitte sono affidate alla
sorte,
rispose Hitchcock.
Va bene. Radunate tutto ciò su cui potete mettere le mani. Concediamo alle
squadre altri quindici minuti per mangiare.
Vicino alla veranda c'era un grande gong notturno, che non veniva mai usato
tranne che in caso d'inondazione, o d'incendio nel villaggio. Hitchcock aveva
chiesto un cavallo fresco ed era partito verso la sua parte del ponte, quando
Findlayson prese la mazza ricoperta da un panno e lasciò andare uno di quei
colpi di striscio che esaltano tutta la potenza del metallo.
Molto prima che l'ultimo rimbombo fosse cessato, ogni altro gong notturno del
villaggio aveva raccolto l'avvertimento. A questo si era aggiunto lo strepitare
aspro delle buccine nei piccoli templi; il pulsare dei tamburi e dei tamùtam; e
dai quartieri degli europei, dove abitavano i ribattitori, la tromba di
M'Cartney, arma insolente alla domenica e nei giorni di festa, squillava
disperatamente, chiamando alle scuderie.
Una dopo l'altra le macchine rientravano arrancando lungo gli speroni dopo il
lavoro della giornata, fischiando di risposta finché‚ i loro fischi non
ricevevano a loro volta risposte dall'altra sponda. Poi il grande gong tuonò tre
volte per segnalare che si trattava di piena e non di incendio; buccine, tamburi
e fischi fecero eco alla chiamata, e il villaggio fu scosso dal rumore dei piedi
nudi che correvano sul terreno molliccio. L'ordine era comunque quello di
rimanere presso il punto in cui si era lavorato durante il giorno e di attendere
istruzioni. Le squadre si riversarono fuori nel crepuscolo; alcuni si fermavano
ad allacciarsi un perizoma o a stringersi un sandalo; capi squadra gridavano ai
loro sottoposti mentre correvano o sostavano ai capanni degli attrezzi per
prendere spranghe e picconi; le locomotive avanzavano a rilento lungo i binari
sprofondate fino all'altezza delle ruote nella calca, finché‚ quella fiumana
bruna scomparve nell'oscurità del letto del fiume, correndo sopra le palafitte,
sciamando lungo i tralicci, disponendosi a gruppi attorno alle gru, e rimase
immobile, ogni uomo al suo posto.
Poi il battere inquieto del gong recò l'ordine di prendere tutto e di
trasportarlo al di sopra del livello di guardia del fiume, e le lampade ad
acetilene apparvero a centinaia tra i reticoli di ferro mentre i ribattitori si
preparavano a lavorare tutta la notte cercando di far più in fretta della piena
che stava per arrivare. Le travi dei tre piloni centrali, quelle che si
poggiavano sulle cataste di puntellamento, erano quasi già posizionate.
Abbisognavano soltanto del maggior numero di rivetti che fosse possibile
piantarvi, poiché‚ la piena avrebbe certamente spazzato via i sostegni e la
struttura in ferro si sarebbe posata sui capitelli se questi non fossero stati
bloccati alle estremità. Un centinaio di palanchini arrancavano alle traversine
della linea provvisoria che serviva i piloni ancora incompiuti.
Veniva sollevata a sezioni, caricata sui vagoni e riportata su per l'argine al
di sopra del livello di guardia da rombanti locomotive. I capanni degli
attrezzi, sulla sabbia, si volatilizzarono davanti all'attacco di eserciti
urlanti, e con essi le fila dei rifornimenti governativi accatastati, casse con
i rinforzi in ferro di rivetti, pinze, tagliapietre, pezzi di ricambio per le
rivettatrici, pompe e catene di scorta. La grande gru sarebbe stata rimossa per
ultima in quanto stava sollevando tutto il materiale pesante verso la struttura
portante del ponte.
I blocchi di cemento sulla flotta di barchetti vennero depositati dove l'acqua
era un po' più profonda, a sostegno dei piloni, e una volta svuotati, i
barchetti vennero spinti sotto il ponte a valle. Era qui che il fischio di Peroo
si sentiva più forte, dopo che al primo colpo del grande gong il dingey era
tornato indietro a tutta velocità, e Peroo e i suoi erano a torso nudo a
lavorare per l'onore e il merito, che sono più importanti della vita: Lo sapevo
che avrebbe parlato, gridò. Lo sapevo, io, ma il telegrafo ci ha avvisato per
tempo. Avanti figli di snaturate unioni... figli d'immenzionabile vergogna...
credete che siamo qui a far da decorazione?
Era in funzione mezzo metro di cavo metallico sfilacciato alle estremità, e
faceva meraviglie in mano a Peroo che saltava da una falchetta all'altra,
sbraitando nel gergo marinaro.
La cosa che più preoccupava Findlayson erano i barchetti. M'Cartney assieme alle
sue squadre stava bloccando le estremità di tre campate a rischio, ma svariate
barche alla deriva, se per caso la piena fosse stata alta, avrebbero potuto
mettere in pericolo le travi; e nei canali mezzi secchi ce n'era una vera e
propria flotta.
Portale dietro al bastione della torre di guardia, gridò a Peroo. Laggiù l'acqua
ristagna; spostale a valle del ponte.
Accha! (Molto bene.) Lo so anch'io. Le stiamo fissando con il cavo d'acciaio, fu
la risposta. Ehi! Date ascolto al Chota Sahib. Lavora duro, lui.
Dall'altra parte del fiume giungeva un fischiare quasi continuo di locomotive,
con in sottofondo il rombo delle pietre. All'ultimo minuto Hitchcock aveva
deciso di impiegare ancora qualche centinaio di vagoni di pietra Tarakee per
rinforzare gli speroni e le sponde.
Il ponte sfida Madre Gunga, disse Peroo, con una risata. E quando ella parlerà,
so io di chi sarà la voce grossa.
Per ore gli uomini nudi lavorarono, urlando e gridando sotto le luci. Era una
notte calda e senza luna; la sua fine si oscurò di nuvole e un improvviso
temporale impensierì Findlayson.
Si muove!, disse Peroo, un attimo prima dell'alba. Madre Gunga si è svegliata!
Ascoltate! Immerse la mano oltre il fianco di una barca e la corrente vi
ciangottò contro. Una piccola onda s'infranse contro il fianco di un pilone con
il rumore secco di uno schiaffo.
E' di sei ore in anticipo, disse Findlayson, asciugandosi la fronte con rabbia.
Adesso non possiamo più far conto su nulla. Faremo meglio a richiamare tutti dal
letto del fiume.
Di nuovo il grande gong batté‚ e per la seconda volta vi fu un gran correre di
piedi nudi sul terreno e sul ferro risonante; il fragore degli arnesi cessò.
Nel silenzio, gli uomini sentirono il secco sbadiglio dell'acqua formicolare
sulla sabbia assetata. Uno dopo l'altro i capisquadra urlarono a Findlayson,
appostatosi presso la torre di guardia, che il tratto di fiume loro assegnato
era ora sgombro, e quando l'ultima voce tacque, Findlayson si affrettò sul ponte
fino al punto in cui il rivestimento metallico della massicciata completa
lasciava il posto alla passerella provvisoria sui tre piloni centrali, e là
incontrò Hitchcock.
Tutta sgombra la vostra parte? chiese Findlayson. Il sussurro risuonò tra le
pareti dell'ingraticciatura.
Sì, e proprio adesso il canale orientale si va riempiendo. Abbiamo completamente
sbagliato i calcoli. Quand'è che ci verrà addosso questa cosa?
E chi lo può dire. Sta crescendo a più non posso. Guardate!
Findlayson indicò le tavole sotto ai suoi piedi, dove la sabbia bruciata e
lordata da mesi di lavoro cominciava a sussurrare e sibilare.
Quali sono gli ordini? chiese Hitchcock.
Fate l'appello... contate le scorte... poggiate il sedere... e pregate per il
ponte. E' tutto quello che mi riesce di pensare. Buona notte. Non rischiate la
vita tentando di recuperare qualcosa trascinata a valle.
Sarò prudente allo stesso modo in cui lo sarete voi! 'Notte. Santo cielo come
cresce! Fa sul serio questa pioggia!
Findlayson se ne tornò con cautela alla sua riva, radunando davanti a s‚ gli
ultimi ribattitori di M'Cartney. Le squadre si erano sparse lungo le sponde,
incuranti della pioggia fredda dell'alba, e là attendevano l'arrivo della piena.
Solo Peroo mantenne i suoi uomini raggruppati dietro il bastione della torre di
guardia, dove stavano i barchetti, legati da poppa a prora con gomene, cavi
metallici e catene.
Un gemito acuto attraversò le fila degli uomini fino a crescere in un grido a
metà fra paura e stupore: tra i rivestimenti di pietra la superficie del fiume
si stava sbiancando da sponda a sponda, mentre gli speroni più lontani
scomparivano in mezzo agli spruzzi di schiuma. Madre Gunga aveva raggiunto
l'altezza delle sponde molto in fretta, e un muro di acqua color cioccolato ne
era il messaggero. Si levò un grido al di sopra del rombo delle acque, era il
lamento delle campate che ricadevano sui loro blocchi mentre le armature di
sostegno vorticavano via sotto di loro. I barchetti scricchiolavano e
s'incagliavano schiantandosi l'uno contro l'altro nel gorgo che si era formato
attorno alla spalla del ponte e i loro goffi alberi s'innalzavano sempre di più
contro la linea scura dell'orizzonte.
Lo sapevamo prima che fosse rinchiusa tra queste muraglie quello che avrebbe
fatto. Adesso è talmente costretta nei movimenti che Dio solo sa che cosa farà!,
disse Peroo, osservando il furioso tumulto attorno alla torre di guardia. Oh‚!
Combatti dunque! Dacci sotto, che è così che si sfoga una donna.
Ma Madre Gunga non avrebbe combattuto nel modo desiderato da Peroo. A quella
prima ondata non fecero seguito altri muri d'acqua, ma il fiume si sollevò in
tutta la sua massa, come fa una serpe quando beve d'estate, sradicando e
raschiando lungo i rivestimenti e ammassandosi dietro i piloni, finché‚
Findlayson cominciò a ricalcolare la solidità della sua opera.
Quando fece giorno il villaggio rimase senza fiato. Soltanto ieri sera, dicevano
gli uomini, volgendosi l'uno verso l'altro, era come una cittadina nel letto del
fiume. Guarda ora!
E di nuovo guardavano e si meravigliavano di fronte all'acqua fonda, all'acqua
in corsa che lambiva la gola dei piloni. La riva più lontana era velata dalla
pioggia nella quale il ponte andava a scomparire; a indicare gli speroni a monte
soltanto mulinelli e spruzzi e a valle il fiume compresso, ormai liberatosi
delle sue strettoie di scorrimento, si era disteso come un mare all'orizzonte.
Uomini e buoi morti correvano via rotolando insieme nell'acqua, e qua e là una
macchia di pagliericcio di tetto che si dissolveva non appena sfiorava un
pilone.
Grossa piena, disse Peroo e Findlayson annuì. Era una piena più grande di quanto
non ci si aspettasse di vedere. Fino a quel momento il suo ponte aveva retto, ma
più di così non ce la poteva fare; e se per caso ci fosse stato un punto debole
negli argini, Madre Gunga avrebbe portato con s‚ fino al mare assieme agli altri
relitti anche il suo onore. E la cosa peggiore era che non si poteva far niente
tranne restarsene seduti; e Findlayson restò immobile a sedere stretto nel suo
impermeabile finché‚ il casco gli si trasformò in poltiglia e gli stivali gli
sprofondarono nella melma fino alle caviglie.
Non si curava di tenere il tempo, c'era il fiume che segnava le ore, centimetro
dopo centimetro, metro dopo metro, lungo gli argini; se ne stava ad ascoltare,
intirizzito e affamato, le torsioni dei barchetti, il sordo boato sotto i piloni
e i cento rumori che danno alla piena le sonorità di un'inondazione.
A un certo punto un servo tutto gocciolante gli portò del cibo, ma lui non se la
sentì di mangiare; in un altro momento gli parve di udire il debole fischio di
una locomotiva dall'altra parte del ponte, e allora sorrise. Il fallimento del
ponte avrebbe ferito non poco il suo assistente, ma Hitchcock era giovane e la
sua vera grande opera la doveva ancora compiere. Per lui invece, il crollo
avrebbe significato tutto... tutto ciò che rende una vita dura degna di essere
vissuta. Ne avrebbero dette, i suoi colleghi... si ricordava dei toni un po'
compassionevoli da lui stesso adoperati quando il grande acquedotto di Lockhart
era scoppiato, crollando in mucchi di mattoni e di fanghiglia, e qualcosa dentro
Lockhart si era infranto e ne era morto. Ricordava quello che aveva detto quando
il ponte di Sulmao era stato travolto dal grande ciclone proveniente dal mare; e
più di tutto ricordava la faccia del povero Hartopp tre settimane più tardi,
marcata dalla vergogna. Il suo ponte era il doppio di quello di Hartopp e poi
era stato utilizzato il reticolare Findlayson così come la nuova puntazza, la
puntazza imbullonata Findlayson. Non si potevano accampare scuse.
Il Governo magari le avrebbe anche ascoltate, ma i suoi colleghi lo avrebbero
giudicato in base al ponte, a seconda se avesse retto oppure fosse crollato. Lo
ripercorse tutto mentalmente, lastra per lastra, campata per campata, mattone
per mattone, ricordando, confrontando, stimando e ricalcolando se vi potesse
essere qualche errore; e durante le lunghe ore e la moltitudine di formule che
gli ballavano e gli roteavano davanti agli occhi, una gelida apprensione gli
serrava il cuore. Del resto i suoi calcoli non ammettevano dubbi: ma che ne
sapeva Madre Gunga dell'aritmetica? Magari mentre lui era lì che rivedeva tutto
con la tavola pitagorica, il fiume stava scavando delle buche proprio alla base
di ciascuno di quei sette piloni su cui si poggiava la sua reputazione.
Di nuovo un servo gli portò del cibo, ma lui aveva la bocca secca e se la sentì
soltanto di bere prima di tornare ai decimali che aveva in testa. Intanto il
fiume continuava a salire. Peroo, avvolto nel suo giaccone di stuoia, era
accovacciato ai suoi piedi e guardava ora il suo viso, ora il fiume, ma non
diceva nulla. Infine il Lascar si alzò e si mosse sguazzando nel fango verso il
villaggio, ma non prima di essersi preso cura di lasciare uno dei suoi a
sorvegliare le barche.
Tornò subito dopo spingendo innanzi a s‚ in modo poco rispettoso il sacerdote
del suo culto: un grasso vecchio, con la barba grigia, che sferzava il vento con
un panno bagnato a svolazzargli sulle spalle. Mai si era visto guru più
spregevole.
A che servono le offerte, le lucernette a kerosene e il grano asciutto,
strepitava Peroo, se tutto quello che sai fare è startene accovacciato in mezzo
al fango? Hai trattato a lungo con gli dèi quando erano soddisfatti e
bendisposti. Adesso sono in collera. Parla loro!
Cosa può fare un uomo contro l'ira degli dèi? piagnucolò il prete, accucciandosi
per resistere al vento. Fammi andare al tempio e pregherò laggiù—.
Figlio di un maiale, prega qui piuttosto! Non ci dai niente in cambio del pesce
salato, la polvere di curry e le cipolle secche? Fatti sentire! Dì a Madre Gunga
che ne abbiamo abbastanza. Ordinale di rimaner ferma stanotte. Io non so
pregare, ma ho prestato servizio sulle barche della Kùmpani, e quando gli uomini
non obbedivano ai miei ordini io...
Una sferzata del cavo metallico suggellò la frase, al che il prete riuscì a
svincolarsi dal suo discepolo e a fuggire verso il villaggio. Maiale d'un
grassone! disse Peroo. Dopo tutto quello che abbiamo fatto per lui! Quando la
piena si sarà abbassata ci penserò io a trovare un nuovo guru. Sahib Finlison,
si sta facendo buio, ed è da ieri che non mangi niente. Sii ragionevole, Sahib.
Nessuno può continuare a vegliare e a pensare con la pancia vuota. Va a
distenderti Sahib. Il fiume farà quel che farà.
E' il mio ponte; non posso abbandonarlo.
Lo terrai su con le mani allora? disse ridendo Peroo. Io ero già preoccupato per
le mie barche e la mia biga prima che arrivasse la piena. Adesso siamo nelle
mani degli dèi. Il Sahib non vuol mangiare e non vuol distendersi? Prenda queste
allora. Fanno da carne e da buon vino di palma insieme, ammazzano la stanchezza
e anche la febbre che segue la pioggia. In tutto il giorno non ho mangiato
altro.
Tirò fuori una piccola tabacchiera di latta dalla cintura zuppa d'acqua e la
mise in mano a Findlayson dicendo: No, non aver paura. E solo oppio... puro
oppio di Malwa!
Findlayson si fece cadere in mano due o tre palline marrone scuro e quasi senza
rendersi conto di quel che stava facendo, le inghiottì. Quella roba era almeno
un buon rimedio contro la febbre, quella febbre che gli si era appiccicata
strisciando su dalla fanghiglia, e aveva visto quello che Peroo era in grado di
fare nelle nebbie soffocanti d'autunno con l'energia che gli dava una dose presa
dalla scatolina di latta.
Peroo accennò con gli occhi luccicanti. Fra poco... fra poco il Sahib si renderà
conto di poter pensar bene di nuovo. Mi servo anch'io... Tuffò le dita nella
preziosa scatolina, si risistemò il cappuccio sulla testa e si accovacciò a
osservare le barche. Era ormai troppo buio per vedere oltre il primo pilone, e
la notte sembrava che avesse rinnovato l'impeto del fiume.
Findlayson era in piedi con il mento appoggiato al petto, pensoso. C'era un
punto riguardo a uno dei piloni, il 7ø, che non aveva ancora del tutto risolto
nella sua mente. Le cifre non gli apparivano dinanzi agli occhi se non una per
volta e a enormi intervalli di tempo. C'era un suono corposo e pieno nelle sue
orecchie, come la nota più grave di un contrabbasso; un suono inebriante su cui
gli pareva di meditare da molte ore.
Poi Peroo gli si fece dappresso: urlava che una gomenetta d'acciaio si era
spezzata e i barchetti si erano sciolti dagli ormeggi. Findlayson
vide la flotta
aprirsi e disporsi a ventaglio con il prolungato stridere metallico dei cavi che
si tendevano sopra le falchette.
C'è andato a cozzare contro un albero. Molleranno tutte, gridò Peroo. La gomena
principale ha ceduto. Che cosa fa il Sahib?
Un piano immensamente complicato era all'improvviso balenato in testa a
Findlayson. Vedeva le funi correre da barca a barca in linee e angoli retti:
ogni fune una riga di fuoco bianco. Ma ce ne era una che era la fune principale.
La vedeva, quella fune. Se l'avesse potuta tirare una sola volta, era
assolutamente e matematicamente sicuro che quella flottiglia allo sbando si
sarebbe riassembrata nelle acque ferme dietro la torre di guardia. Ma perché‚, si
domandava, Peroo gli si aggrappava tanto disperatamente alla vita mentre lui si
affrettava giù dall'argine? Era necessario scostare il Lascar, piano piano e con
calma, lo era per salvare le barche, ma anche dimostrare l'estrema semplicità di
un problema che pareva così difficile.
E poi, ma questo non aveva alcuna importanza, una fune d'acciaio gli scorse
nella mano, bruciandogliela, l'altra sponda scomparve e con essa tutti i fattori
del problema in lento dissolvimento. Era seduto nella piovosa oscurità seduto su
una barca che vorticava come un turacciolo, e Peroo era in piedi al di sopra di
lui.
Mi ero dimenticato, disse il Lascar lentamente, che, per chi digiuno e non
abituato, l'oppio può esser peggiore di qualsiasi vino. Chi muore dentro Gunga
va dagli dèi. E tuttavia io non ho alcun desiderio di comparire di fronte ai
grandi. Ce la fa il Sahib nuotare?
Che bisogno c'è? Lui può volare... volare veloce come il vento, fu la fioca
risposta. E' impazzito!, mormorò Peroo in un soffio. E mi ha anche scaraventato
da parte come un fastello di letame. Vuol dire che non si renderà conto di
morire. Più di un'ora la barca non regge anche se non urta niente. Non è bello
guardare la morte con l'occhio lucido.
Si rinfrancò servendosi di nuovo dalla scatola di latta e si accovacciò a prua
dello scafo che ondeggiava cucito e incavicchiato, a fissare il nulla nella
foschia. Un caldo torpore avvolgeva Findlayson, ingegnere capo, il cui dovere
era vincolato al suo ponte. I goccioloni di pioggia lo colpivano con il
formicolio di mille piccoli brividi e tutto il peso del tempo, da che il tempo
era stato creato, gli gravò sulle palpebre. Pensava e sentiva di essere
perfettamente al sicuro: l'acqua era di una tale solidità che un uomo vi avrebbe
certamente potuto camminare sopra, e a restare immobile, con le gambe divaricate
per mantenere l'equilibrio, era questo il punto più importante, sarebbe stato
condotto liscio liscio a riva.
Ma gli venne in mente una soluzione anche migliore. Con un semplice sforzo di
volontà l'anima avrebbe lanciato verso terra il corpo, come il vento fa volare
la carta, per farlo planare come un aquilone a riva. Mettiamo poi, la barca
girava vertiginosamente, che il forte vento avesse sospinto da sotto il corpo
liberato? Si sarebbe librato come un aquilone per poi gettarsi a capofitto sulle
sabbie distanti, oppure avrebbe continuato a perder quota e a risalire senza
controllo per l'eternità? Findlayson si aggrappò alla falchetta per ancorarsi,
poiché‚ gli pareva di essere sul punto di prendere il volo ancor prima di aver
messo a punto tutti i suoi piani. L'oppio ha un effetto maggiore sull'uomo
bianco che su quello di colore. Peroo si limitava a mantenersi indifferente agli
accidenti.
Non può reggere, borbottò. Ha già i commenti aperti. Fosse stata un dingey, forse
ce l'avremmo fatta a governare; ma con una scatola tutta buchi, c'è poco da
fare. Sahib Findlayson, fa acqua.
Accha! Io me ne vado. Vieni anche tu.
Con la mente Findlayson era già fuggito dalla barca e volteggiava in alto alla
ricerca di un punto su cui poter poggiare la pianta dei piedi. Il suo corpo, gli
dispiaceva assai per la sua evidente impotenza, giaceva a poppa, l'acqua che gli
affluiva tra le ginocchia.
Quant'è ridicolo! si diceva dal suo nido d'aquila; quello... sarebbe Findlayson,
capo del ponte di Kashi. Inoltre il povero animale sta per annegare. Annegare
così vicino a riva. Io sono... Io sono già a riva. Perché‚ non mi segue?
Con suo grande disgusto si accorse che l'anima si era ricongiunta al corpo, e
che quel corpo sciaguattava e soffocava nell'acqua fonda. Il dolore del
ricongiungimento fu atroce, ma anche necessario se si voleva lottare per salvare
il corpo. Era conscio di afferrarsi disperatamente alla sabbia bagnata e di
procedere a passi prodigiosi, come si fa in sogno, per mantenere un punto di
appoggio nelle acque vorticose, finché‚ non riuscì a sottrarsi alla stretta del
fiume e crollò, boccheggiante, sulla terra umida.
Non per questa notte, gli disse all'orecchio Peroo. Gli dèi ci hanno protetti.
Il Lascar mosse i piedi con cautela provocando un fruscio in mezzo allo sterpo
secco. Questa è una delle isole dove hanno raccolto l'indaco l'anno scorso,
continuò. Qui non ci troveremo nessuno; ma fa molta attenzione, Sahib;
l'inondazione ha trascinato giù tutti i serpenti nel raggio di un centinaio di
chilometri. Ecco che arrivano i lampi, alle calcagna del vento. Dovremmo essere
in grado di vedere; ma procedi con cautela. (continua….)