home menu biografia libri rom altipiano carapigna
maestri biblioteca shoah ebraica benzi scrittori cerca libro

         

 

LA FRECCIA NERA

 

 

    Robert Louis Stevenson.

        PROLOGO.

     JOHN AGGIUSTA-TUTTO.

 

    Un certo pomeriggio,  nella tarda primavera, si sentì squillare ad ora

    insolita la campana di Moat House a Tunstall. Vicino e lontano,  nella

    foresta  e nei campi lungo il fiume,  la gente cominciò ad abbandonare

    il lavoro e ad affrettarsi verso quei rintocchi;  e nel  villaggio  di

    Tunstall  un  gruppo  di  poveri  villici  si  fermò  perplesso a quel

    richiamo.

    Il villaggio di Tunstall in quel periodo, durante il regno del vecchio

    Enrico Quarto (1),  aveva più o meno l'aspetto che presenta oggi.  Una

    ventina  circa di case,  costruite in quercia massiccia,  erano sparse

    per una lunga vallata verde declinante verso il fiume.  Ai  piedi,  la

    strada  attraversava  un ponte e risalendo dall'altra parte si perdeva

    entro i margini della foresta nel suo cammino verso Moat House,  e poi

    più  lontano  verso  l'abbazia  di  Holywood.  In  mezzo  al villaggio

    s'ergeva la chiesa fra i tassi.  D'ogni lato i pendii erano coronati e

    la  vista  era  limitata  dagli olmi verdi e dalle querce verdeggianti

    della foresta.

    Accanto al ponte c'era una croce di pietra su un monticello,  e lì  si

    era  radunato il gruppo,  una mezza dozzina di donne e un uomo alto in

    un camiciotto di panno greggio,  a discutere sul possibile significato

    dei  rintocchi.  Un corriere era passato per il villaggio una mezz'ora

    prima e aveva bevuto un boccale di birra  rimanendo  in  sella,  senza

    osare  di  smontare  per la fretta di consegnare il suo messaggio;  ma

    neppure lui sapeva di che si trattasse,  e non faceva che recare delle

    lettere  sigillate da parte di Sir Daniel Brackley a Sir Oliver Oates,

    il parroco, che custodiva Moat House in assenza del padrone.

    Ma ora si distingueva il rumore di un cavallo; e poco dopo,  fuori del

    margine  del  bosco e su per il ponte rimbombante cavalcava il giovane

    "Master" (2) Richard Shelton,  il pupillo di Sir Daniel.  Egli  almeno

    avrebbe   saputo,   e  lo  chiamarono  e  lo  pregarono  di  dare  una

    spiegazione.  Tirò le briglie di buon grado: era un giovane non ancora

    diciottenne, abbronzato e con gli occhi grigi, in un giaccone di pelle

    di  daino con il colletto di velluto nero,  un cappuccio verde che gli

    copriva la testa,  e una balestra d'acciaio a tracolla.  Pareva che il

    corriere  avesse  recato grandi notizie.  Era imminente una battaglia.

    Sir Daniel aveva mandato a chiamare ogni uomo che sapesse usare l'arco

    o manovrare l'ascia di  guerra,  perché  andasse  in  tutta  fretta  a

    Kettley, sotto pena di cadere in grave disgrazia; ma per chi dovessero

    combattere  o  dove si dovesse combattere,  Dick non ne sapeva niente.

    Fra breve sarebbe venuto Sir Oliver in  persona,  e  in  quel  momento

    stesso  Bennet  Hatch  stava  armando  gli uomini,  perché era lui che

    doveva guidare il gruppo.

    - E' la rovina di questa bella terra - disse una donna.  - Se i baroni

    vivono di guerra, alla gente dei campi non resta che mangiare radici.

    -  Ma  no  - disse Dick,  - ogni uomo che parte avrà mezzo scellino al

    giorno, e gli arcieri uno scellino.

    - Se vivono - ribatté la donna,  - allora sta bene;  ma che ne sarà se

    muoiono, signor mio?

    -  Non  potrebbero  morire  meglio  che per il loro signore naturale -

    disse Dick.

    - Non signore naturale per me -  disse  l'uomo  in  camiciotto.  -  Io

    seguivo i Walsingham; e così tutti noi giù per Brierly, fino a che due

    anni  fa  non venne Candlemas.  E adesso dobbiamo stare dalla parte di

    Brackley! E' stata la legge a volerlo; e voi chiamate questo naturale?

    E ora,  vuoi con Sir Daniel e vuoi con Sir Oliver,  che ne sa  più  di

    legge  che di onestà (3),  non ho altro naturale signore che il povero

    Re Enrico Sesto,  che Dio lo benedica!,  quel povero innocente che non

    sa distinguere la destra dalla sinistra.

    - Parli con lingua maligna,  amico - rispose Dick, - accomunando nella

    calunnia il tuo buon padrone e il re mio signore. Ma il Re Enrico,  ne

    faccia  lode  ai santi!,  ha riacquistato la ragione e rimetterà tutto

    tranquillamente in ordine.  E quanto a Sir Daniel,  sai fare  bene  il

    coraggioso  dietro le sue spalle.  Ma non sarò io a riferire;  e basta

    così.

    - Di voi non dico niente  di  male,  "Master"  Richard  -  replicò  il

    contadino.  - Siete un ragazzo; ma quando sarete cresciuto e diventato

    un uomo,  vi ritroverete con le tasche vuote.  Non dico altro: i santi

    aiutino i vicini di Sir Daniel, e la Vergine benedetta protegga i suoi

    pupilli!

    -  Clipsby  -  disse  Richard,  - tu dici cose che non posso ascoltare

    senza disonorarmi. Sir Daniel è il mio buon padrone e il mio tutore.

    - Ma andiamo, ora! mi volete spiegare un enigma? - ribatté Clipsby.  -

    Dalla parte di chi sta Sir Daniel?

    - Non lo so - disse Dick, arrossendo leggermente; poiché il suo tutore

    aveva  cambiato  continuamente  di  fazione  nei  turbamenti  di  quel

    periodo, e ogni cambiamento gli aveva procurato un aumento di beni.

    - Già - replicò Clipsby,  - non lo sapete voi e  non  lo  sa  nessuno.

    Perché lui è davvero uno che va a letto Lancaster e si alza York (4).

    Proprio  in quel momento il ponte risuonò sotto lo zoccolo ferrato,  e

    il gruppetto si voltò e vide Bennet Hatch venire galoppando:  un  tipo

    bruno e brizzolato, di mano pesante e d'aspetto truce, armato di spada

    e di lancia,  il casco d'acciaio in testa e indosso il giaco di cuoio.

    Era un uomo importante da quelle parti;  la mano destra di Sir  Daniel

    in pace e in guerra,  e in quel momento,  per volontà del suo padrone,

    balivo della centuria (5).

    - Clipsby - gridò,  - subito a Moat House,  e facci arrivare tutti gli

    altri pelandroni.  Bowyer vi darà elmo e giaco. Dobbiamo partire prima

    del coprifuoco.  E bada: quello che arriva per ultimo alla  porta  del

    cimitero lo pagherà Sir Daniel. Badaci bene! Ti conosco per un buono a

    nulla.  Nance - soggiunse,  volgendosi a una delle donne, - il vecchio

    Appleyard è in paese?

    - Ve l'assicuro - rispose la donna. - Nel suo campo, certamente.

    Così il gruppo si disperse, e mentre Clipsby traversava con tutta pace

    il ponte,  Bennet e il giovane Shelton cavalcavano insieme su  per  la

    strada, attraverso il villaggio e oltre la chiesa.

    -  Vedrete  quel  vecchio  brontolone - disse Bennet.  - Sprecherà più

    tempo a borbottare e a cianciare di Enrico Quinto di quanto non ce  ne

    voglia  a  ferrare  un cavallo.  E tutto perché è stato alle guerre di

    Francia!

    La casa cui erano diretti era l'ultima del villaggio, tutta sola fra i

    lilla; e dietro, dai tre lati,  un prato aperto saliva verso i margini

    del bosco.

    Hatch  scese  da  cavallo,   gettò  le  redini  sulla  staccionata,  e

    s'incamminò verso il campo, con Dick che lo seguiva a fianco a fianco,

    fin  dove  il  vecchio  soldato  stava  vagando,  affondando  fino  al

    ginocchio  nei suoi cavoli,  e di tanto in tanto,  con una voce fessa,

    cantava qualche parola di una canzone.  Era tutto  vestito  di  cuoio,

    mentre  il  cappuccio  e  la  pellegrina  erano  di  grossa lana nera,

    annodati con nastri di scarlatto;  il viso era come un guscio di noce,

    tanto  per  il colore che per le rughe;  ma i vecchi occhi grigi erano

    ancora abbastanza limpidi, e la vista intatta. Forse era sordo;  forse

    pensava  che  non fosse all'altezza di un vecchio arciere di Azincourt

    prestare attenzione a disturbi  del  genere;  ma  non  sembrò  che  lo

    smuovessero  minimamente    le note cupe della campana a martello né

    l'approssimarsi di Bennet e del ragazzo; e continuò ostinato a vagare,

    canticchiando, con quella sua voce sottile e tremante:

 

    "Ora, cara signora, se tu lo vuoi,

    Ti prego, abbi pietà di me."

 

    - Nick Appleyard - disse Hatch,  - Sir Oliver ti saluta e ti invita  a

    recarti entro un'ora a Moat House, per prendervi il comando.

    Il vecchio alzò la testa.

    - Salute, padroni miei ! - disse, con un sorriso. - E dove va "Master"

    Hatch?

    - "Master" Hatch è in cammino per Kettley, con tutti gli uomini che si

    possano  mettere  a cavallo - rispose Bennet.  - Si sta preparando una

    battaglia, pare, e il mio signore ha bisogno di rinforzi.

    - Ah, capisco - replicò Appleyard. - E quale guarnigione mi lascerete?

    - Ti lascio sei uomini  validi,  e  Sir  Oliver  per  soprammercato  -

    rispose Hatch.

    -  Non bastano a tenere il posto - disse Appleyard;  - il numero non è

    sufficiente. Ne occorrerebbero una quarantina.

    - Diamine,  è per ciò che siamo venuti da te,  vecchio  brontolone!  -

    ribatté  l'altro.  - Chi altro c'è all'infuori di te che potrebbe fare

    qualcosa in quella casa con un presidio del genere?

    - Già,  quando arrivano i guai,  ci si ricorda della vecchia scarpa  -

    replicò Nick.  - Non c'è un uomo fra voi che sappia montare un cavallo

    o maneggiare un'ascia; e quanto a tirare con l'arco, San Michele!,  se

    tornasse il vecchio Enrico Quinto,  si presterebbe a fare da bersaglio

    per un quattrino al colpo!

    - Ma no,  Nick,  c'è ancora qualcuno che sa tirare bene d'arco - disse

    Bennet.

    - Tirare bene d'arco!  - esclamò Appleyard.  - Sì! Ma chi mi tirerà un

    buon colpo? Ci vuole l'occhio, e la testa sulle spalle. Ora,  che cosa

    chiamereste voi un lungo tiro, Bennet Hatch?

    - Be' - fece Bennet,  guardandosi intorno,  - un lungo tiro sarebbe da

    qui alla foresta.

    - Già, sarebbe un tiro piuttosto lungo - disse il vecchio,  voltandosi

    a  guardare  alle spalle,  e quindi si portò una mano a schermirsi gli

    occhi e rimase a fissare.

    - Ma che stai a guardare?  - domandò Bennet con una risatina.  -  Vedi

    Enrico Quinto?

    Il veterano continuò a guardare verso la collina in silenzio.  Il sole

    splendeva luminoso sulla prateria  declinante;  poche  pecore  bianche

    vagavano  brucando;  tutto  taceva  all'infuori  del  rintoccare della

    campana.

    - Che c'è, Appleyard? - domandò Dick.

    - Ma gli uccelli! - disse Appleyard.

    Ed effettivamente,  là dove la foresta correva come una lingua  fra  i

    prati e terminava in pochi olmi verdissimi, a circa un tiro di freccia

    dal  campo dove stavano fermi i tre,  uno sciame d'uccelli ne sfiorava

    le cime svolazzando qua e là, in evidente disordine.

    - Che c'entrano gli uccelli? - disse Bennet.

    - Già! - ribatté Appleyard, - e vi credete pronto ad andare in guerra,

    "Master" Bennet. Gli uccelli sono buone sentinelle; nei luoghi boscosi

    fanno da prima linea, in battaglia.  Guardate,  ora: se faceste qui il

    campo,  ci  potrebbero  essere arcieri appiattati là a spiarci;  e voi

    stareste qui senza accorgervene!

    - Ma che dici,  vecchio brontolone?  - disse Hatch.  - Qui non ci sono

    uomini più vicini a noi di quelli di Sir Daniel a Kettley;  qui sei al

    sicuro come nella Torre di Londra;  e vuoi  farci  paura  per  qualche

    fringuello o qualche passerotto!

    - Ma sentilo!  - sogghignò Appleyard.  - Quante canaglie non darebbero

    le loro due orecchie mozze per infilare con un dardo uno di  noi!  Per

    San Michele! ci odiano come due puzzole!

    -  Be',  è  vero,  odiano  Sir Daniel - rispose Hatch,  un po' più sul

    serio.

    - Già, odiano Sir Daniel! e odiano tutti quelli che lo servono - disse

    Appleyard;  - e per primi odiano Bennet Hatch e  il  vecchio  Nicholas

    l'arciere.  Guardate qui: se ci fosse un tipo deciso là al margine del

    bosco, e voi ed io gli fossimo a tiro, come siamo,  per Giorgio!,  chi

    credete che sceglierebbe?

    - Te, ci scommetto - rispose Hatch.

    -   Ci   scommetto  il  mantello  contro  una  cintura  di  cuoio  che

    sceglierebbero voi! - esclamò il vecchio arciere.  - Voi avete messo a

    fuoco Grirnstone,  Bennet,  e non ve lo perdoneranno mai, padrone mio.

    Quanto a me, io sarò presto in un bel posto, che Dio me lo conceda,  e

    fuori  del  tiro dell'arco,  fuori tiro di cannone,  anzi,  della loro

    malizia. Sono vecchio e ben avviato a casa, dove il letto è pronto. Ma

    per quanto riguarda voi, Bennet,  voi rimarrete qui dopo di me a tutto

    vostro  pericolo,  e  se  arriverete ai miei anni senza che vi abbiano

    impiccato,   allora  vuol  dire  che   il   vecchio   onesto   spirito

    d'Inghilterra è morto.

    -  Sei  il  più  balordo vecchio bisbetico della foresta di Tunstall -

    ribatté Hatch, visibilmente turbato da quelle minacce. - Prendi le tue

    armi prima che arrivi Sir Oliver,  e smettila di mugugnare per un  bel

    pezzo.  Se tu avessi parlato tanto con Enrico Quinto, ne avrebbe avuto

    le orecchie piene più delle tasche.

    Una freccia fischiò  nell'aria,  come  un  enorme  calabrone:  andò  a

    colpire  il  vecchio  Appleyard  fra  le scapole passandolo da parte a

    parte, e l'arciere cadde in avanti in mezzo ai cavoli.  Hatch,  con un

    grido strozzato,  fece un balzo in aria; poi, piegandosi in due, corse

    al riparo della casa.  E intanto Dick  Shelton  si  era  inginocchiato

    dietro un cespuglio di lilla e aveva imbracciato la balestra,  tenendo

    sotto mira la punta più avanzata del bosco.

    Non si muoveva foglia.  Le pecore continuavano pazienti  a  pascolare;

    gli uccelli si erano calmati. Ma lì giaceva il vecchio, con una spanna

    di  freccia  che  gli sporgeva dal dorso;  e più in là Hatch si teneva

    addossato al muro,  mentre Dick stava acquattato e  pronto  dietro  il

    cespo di lilla.

    - Vedete niente? - gridò Hatch.

    - Non si muove foglia - gridò Dick.

    -  Mi  pare una vergogna lasciarlo lì a terra - disse Bennet facendosi

    avanti di nuovo a passi esitanti e pallidissimo.  - Tenete d'occhio il

    bosco,  "Master"  Shelton,  tenete bene d'occhio il bosco.  I santi ci

    assistano! è stato un tiro maestro!

    Bennet sollevò sulle sue ginocchia il vecchio arciere.  Non era ancora

    morto;  il  viso  gli  si  contorceva,  e  gli occhi gli si aprivano e

    chiudevano meccanicamente, e aveva l'aspetto brutto e terribile di chi

    soffre molto.

    - Mi puoi sentire,  vecchio Nick?  - domandò Hatch.  - Hai  un  ultimo

    desiderio, prima di andartene, vecchio fratello?

    - Strappatemi la freccia e fatemi morire, nel nome di Maria! - rantolò

    Appleyard. - L'ho finita con la vecchia Inghilterra. Strappatela!

    -  "Master"  Dick  -  disse  Bennet,  -  venite qui e datemi una buona

    strappata a questa freccia. Morirà contento, il povero peccatore.

    Dick mise giù la balestra e tirando forte la freccia la trasse  fuori.

    Spillò un getto di sangue;  il vecchio arciere sussultò tirandosi su a

    mezzo, invocò ancora una volta il nome di Dio, e ricadde morto. Hatch,

    in ginocchio fra i cavoli,  pregò con fervore  per  il  buon  trapasso

    dello spirito morente. Ma pur pregando, era palese che la mente gli si

    volgeva  altrove,  e teneva sempre d'occhio il punto del bosco di dove

    era partito il colpo.  Quando ebbe finito,  si levò di nuovo in piedi,

    si  sfilò una delle sue manopole di maglia d'acciaio,  e si asciugò il

    viso pallido, che il terrore faceva sudare.

    - Ah, - disse, - ora sarà il mio turno.

    - Chi è stato,  Bennet?  - domandò Richard,  sempre tenendo in mano la

    freccia.

    - Lo sanno i santi!  - disse Hatch.  - Sono state una buona quarantina

    d'anime cristiane che abbiamo stanato  dalle  loro  case  e  dai  loro

    legittimi averi,  lui e io. Lui ha pagato il fio, povero brontolone, e

    non passerà molto, forse, che pagherò anch'io. Sir Daniel è un duro.

    - E' una strana freccia, questa - disse il ragazzo,  fissando il dardo

    che aveva in mano.

    - E' vero, in fede mia! - esclamò Bennet.- Nera, con la punta di piuma

    nera.  E'  una  freccia  di malaugurio per la verità,  perché il nero,

    dicono, porta la sepoltura. E ci sono scritte delle parole.  Asciugate

    il sangue. Che vi leggete?

    -  «Appleyard da parte di John Aggiusta-tutto» - lesse Shelton.  - Che

    vorrà dire?

    - No, non mi piace - replicò il vassallo. - John Aggiusta-tutto!  Ecco

    il nome di un malandrino pericoloso,  per chi al mondo sta in alto! Ma

    perché rimanere qui a fare da bersaglio?  Prendetelo per le ginocchia,

    buon  "Master"  Shelton,   mentre  io  lo  sollevo  dalle  ascelle,  e

    portiamolo dentro casa. Sarà un bel colpo per il povero Sir Oliver; si

    farà bianco come un cencio lavato; pregherà come un mulino a vento.

    Sollevarono il vecchio arciere e riunendo  le  forze  lo  portarono  a

    casa,  dove  era  vissuto tutto solo.  E lo posarono a terra,  per non

    sciupare il materasso,  e fecero del loro  meglio  per  raddrizzare  e

    comporre a dovere le membra.

    La  casa  di  Appleyard  era  linda e nuda.  C'era un letto con la sua

    coperta azzurra, un armadio, un grande cassettone, un paio di sgabelli

    pieghevoli,  un tavolo girevole nell'angolo del camino,  e appese alla

    parete la batteria degli archi del vecchio soldato e la corazza. Hatch

    si mise a guardarsi intorno con curiosità.

    -  Nick  aveva  del  denaro - disse.  - Poteva aver messo da parte una

    sessantina di sterline.  Mi piacerebbe  pescarle!  Quando  perdete  un

    vecchio amico,  "Master" Richard, la migliore consolazione è quella di

    esserne l'erede.  Vediamo,  ora,  questo cassettone.  Ci  scommetterei

    qualunque cosa che c'è dentro un mucchio d'oro. Era bravo a prendere e

    cocciuto  a  conservare,  l'arciere  Appleyard.  Che Dio dia pace allo

    spirito suo!  Era ancora in piedi e in giro  a  quasi  ottant'anni,  e

    continuava a mettere da parte,  ma adesso ha le spalle a terra, povero

    brontolone, e non ha più bisogno di niente;  e se il suo gruzzolo va a

    un buon amico, sono sicuro che ne sarà più felice in cielo.

    -  Via,  Hatch - disse Dick,  - rispettate questi occhi che non vedono

    più. Lo spogliereste in presenza del suo cadavere? No, si metterebbe a

    camminare!

    Hatch si fece parecchi segni di croce;  ma ormai gli  era  tornato  il

    colore  in  viso,  e  non  sarebbe  stato  facile  stornarlo dalle sue

    intenzioni. Si sarebbe messo d'impegno a frugare nel cassettone se non

    si fosse sentito cigolare il cancello e subito dopo la porta  di  casa

    non  si  fosse  aperta  e  non  avesse dato adito a un uomo alto,  ben

    portante, rosso in viso, nero d'occhi, sulla cinquantina, e in cotta e

    veste nera.

    - Appleyard - chiamò l'uomo entrando, ma s'interruppe di colpo.  - Ave

    Maria! - gridò. - Che i santi ci proteggano! Che novità è questa?

    -  Novità  fredda  per  quanto  riguarda  Appleyard,  signor parroco -

    rispose Hatch, perfettamente disinvolto. - Colpito alla porta di casa,

    è già arrivato alle porte del purgatorio.  Ah sì,  se è vero quanto si

    dice, non gli mancheranno né carbone né candele.

    Sir  Oliver  raggiunse  a  tentoni  uno sgabello e vi si lasciò cadere

    pallido e stordito.

    - Questo è un castigo! Oh, un grande colpo! - singhiozzò, e intonò una

    serie di preghiere.

    Hatch  intanto  si  era  tolto  riverentemente  il  casco  e  si   era

    inginocchiato.

    -  Ditemi,  Bennet - disse il prete,  riprendendosi alquanto,  - e che

    significa questo? Quale nemico ha fatto questo?

    - Ecco qui la freccia,  Sir Oliver.  Vedete,  ci  sono  scritte  delle

    parole - disse Dick.

    -  Ah!  -  esclamò  il  prete,  -  questo  è un brutto annunzio!  John

    Aggiusta-tutto!  Proprio un nome da Lollard  (6).  E  nera,  quanto  a

    malaugurio!  Signori,  questa freccia villana non mi piace. Ma importa

    piuttosto tener consiglio.  Chi potrà essere?  Pensateci,  Bennet.  Di

    tanti   malintenzionati,   chi  potrebbe  essere  che  ci  sfida  così

    arditamente? Simnel?  Non mi pare molto probabile.  I Walsingham?  No,

    non  sono  ancora  ridotti  a tanto;  ancora pensano di avere la legge

    contro di noi, se i tempi cambiano. Ci sarebbe anche Simon Malmesbury.

    Che ne pensate, Bennet?

    - Che ne direste voi, signore - domandò Hatch a sua volta,  - di Ellis

    Duckworth?

    - No, Bennet, mai. No, non lui - disse il prete. - Non si verifica mai

    una sollevazione, Bennet, dal basso: così concorda l'opinione di tutti

    i  cronisti  giudiziosi;  ma  la  ribellione  si  muove verso il basso

    dall'alto, e quando Dick, Tom e Harry danno di piglio all'ascia, cerca

    sempre di scrutare a fondo quale signore ne profitti. Ora, Sir Daniel,

    essendosi arruolato ancora una  volta  nel  partito  della  Regina,  è

    malvisto  dai  signori Yorkisti.  Da lì viene il colpo,  Bennet;  ma a

    quale scopo preciso ancora non vedo;  però è lì  il  nerbo  di  questo

    guaio.

    -  Sentite,  Sir Oliver - disse Bennet,  - le assi del carro sono così

    infocate in questo paese che da un pezzo sento odore  di  fuoco.  Così

    era per questo povero peccatore,  Appleyard.  E,  col vostro permesso,

    gli spiriti sono così male intenzionati verso tutti noi  che  non  c'è

    bisogno  di  York né di Lancaster per incitarli.  Ecco senza cerimonie

    quello che penso: voi, che siete un ecclesiastico,  e Sir Daniel,  che

    gira con tutti i venti,  vi siete impadroniti dei beni di molta gente,

    e non pochi avete malmenati e impiccati.  Siete  chiamati  a  renderne

    conto; alla fine, non so come, vi prendete sempre il sopravvento sulla

    legge, e pensate che tutto sia sistemato. Ma permettetemi, Sir Oliver:

    l'uomo  che avete spogliato e battuto non fa che esserne più rabbioso,

    e un giorno,  quando è la volta del diavolo nero,  eccolo  con  l'arco

    puntato che v'infila da parte a parte con una spanna di freccia.

    - No,  Bennet, non parlate giusto. Bennet, vi dovrebbe far piacere che

    vi  si  corregga  -  disse  Sir  Oliver.  -  Siete  un  ciarlone,   un

    chiacchierone, un pettegolone; avete la bocca più larga di tutte e due

    le orecchie. Correggetevi, Bennet, correggetevi.

    -  E  va  bene,  non  parlerò  più.  Sia  come  piace a voi - disse il

    vassallo.

    Il prete si alzò dallo sgabello,  e  dall'astuccio  per  scrivere  che

    portava  al collo prese cera e stoppino,  e pietra focaia e acciarino.

    Sigillò così il cassettone e l'armadio con lo stemma  di  Sir  Daniel,

    mentre  Hatch  guardava  sconsolato;  quindi si accinsero tutti e tre,

    alquanto timorosi, a uscire dalla casa e montare a cavallo.

    - Avremmo già dovuto essere in cammino,  Sir  Oliver  -  disse  Hatch,

    tenendo ferma la staffa mentre il prete montava.

    - Già;  ma,  Bennet, le cose sono cambiate - osservò il parroco. - Non

    c'è più ora  Appleyard,  sia  pace  all'anima  sua!,  a  comandare  il

    presidio.  Terrò voi,  Bennet. Devo avere un uomo valido che mi faccia

    star tranquillo in questo giorno di frecce nere.  «La freccia che vola

    di giorno»,  dice il Vangelo (7),  non so più a quale proposito;  sono

    davvero un prete indolente,  sono  troppo  preso  dalle  faccende  del

    mondo.  Bene,  avviamoci,  "Master"  Hatch.  I  soldati dovrebbero già

    essere alla chiesa, ormai.

    Cavalcarono così giù per la strada, spinti dal vento che faceva volare

    i  lembi  del  mantello  del  parroco;  e  alle  loro  spalle,  mentre

    avanzavano,  cominciarono a formarsi e a salire delle nuvole, coprendo

    il sole che tramontava.  Avevano oltrepassato tre  delle  case  sparse

    componenti il villaggio di Tunstall,  quando,  giunti a una svolta, si

    videro la chiesa dinanzi.  Dieci  o  dodici  case  le  si  addossavano

    intorno; ma dietro, il cimitero confinava con i prati. Al cancello del

    cimitero  si  erano  radunati  una ventina circa di uomini,  alcuni in

    sella,  altri  fermi  accanto  alla  testa  dei  loro  cavalli.  Erano

    variamente equipaggiati e svariate erano le cavalcature;  alcuni erano

    armati di lancia,  altri di ascia,  altri di arco;  e alcuni montavano

    cavalli  da  tiro,  ancora  inzaccherati del fango dei solchi;  perché

    quegli uomini non erano che la feccia del paese,  e tutti i  migliori,

    con  i più bei cavalli e le più eleganti bardature,  erano già con Sir

    Daniel sul campo.

    - Non ci siamo portati  troppo  male,  che  sia  lodata  la  croce  di

    Holywood!  Sir  Daniel  ne  sarà  ben  soddisfatto - osservò il prete,

    contando mentalmente i componenti della truppa.

    - Chi va là? Fermo, se sei un fedele! - gridò Bennet.

    Si vide un uomo scivolare attraverso il cimitero fra  i  tassi;  e  al

    suono di quel richiamo smise di nascondersi e si lanciò di corsa verso

    la  foresta.  Gli  uomini  alla porta,  che fino a quel momento non si

    erano  accorti  della  presenza  dell'estraneo,  si  riscossero  e  si

    sparpagliarono.   Quelli   che  erano  scesi  da  cavallo  presero  ad

    arrampicarsi in sella;  gli  altri  galopparono  all'inseguimento;  ma

    erano  costretti  a fare il giro del suolo consacrato e si capì subito

    che la  preda  sarebbe  sfuggita.  Hatch,  lanciando  un'imprecazione,

    scagliò  il  cavallo  contro  la siepe,  per fargliela saltare;  ma la

    bestia si rifiutò e mandò il cavaliere a ruzzolare lungo disteso nella

    polvere.  E per quanto fosse di nuovo in arcione in un attimo e avesse

    ripreso  le  briglie il momento giusto era passato,  e il fuggitivo si

    era  troppo  distanziato  perché   rimanesse   qualche   speranza   di

    catturarlo.

    Il  più saggio di tutti era stato Dick Shelton.  Invece di lanciarsi a

    un vano inseguimento,  si era sfilato di spalla la  balestra,  l'aveva

    messa  in posizione,  aveva incoccato una freccia;  e ora,  mentre gli

    altri già desistevano,  si volse a Bennet e  gli  domandò  se  dovesse

    tirare.

    - Tira! Tira! - gridò Sir Oliver con sanguinaria violenza.

    - Coglietelo, "Master" Dick - disse Bennet. - Portatemelo giù come una

    mela matura.

    Al  fuggitivo  non mancavano ora che pochi salti per essere al sicuro;

    ma quell'ultima parte di prato era in ripida salita e  l'uomo  correva

    più lento in proporzione. Tuttavia, sia per l'oscurità del crepuscolo,

    sia  per  i  movimenti  disordinati della corsa,  non era un bersaglio

    facile; e mentre Dick spianava l'arco, provò una specie di pietà, e un

    mezzo desiderio di mancarlo. La freccia scoccò.

    L'uomo inciampò e cadde,  e un grand'urlo di gioia partì  da  Hatch  e

    dagli inseguitori. Ma facevano i conti sulla messe prima del raccolto.

    L'uomo cadde con leggerezza; con la medesima leggerezza fu di nuovo in

    piedi,  si  volse  e  agitò  il  berretto in allegro atto di sfida,  e

    l'attimo dopo era sparito in mezzo ai primi alberi del bosco.

    - Che la peste lo colga! - gridò Bennet. - Ha i calcagni del ladro: sa

    correre,  per San Banbury!  Ma l'avete preso,  "Master" Shelton;  si è

    rubato la vostra freccia, che non gli possa mai venire neppure il bene

    che gl'invidierei di meno!

    -  Ma  che  diamine  faceva qui accanto alla chiesa?  - si domandò Sir

    Oliver.  - Sono sicuro  che  è  stato  a  combinare  qualche  malanno.

    Clipsby,  fa'  il bravo,  scendi da cavallo e fruga da per tutto fra i

    tassi.

    Clipsby si era appena allontanato che ritornò  portando  un  pezzo  di

    carta.

    -  C'era  questo  scritto  appuntato  alla  porta della chiesa - disse

    porgendolo al parroco. - Non ho trovato altro, signor parroco.

    - Ah, per il potere di Madre Chiesa! - esclamò Sir Oliver, - ma questo

    è sacrilegio!  Se si trattasse del capriccio del re,  o  se  fosse  il

    signore del maniero,  sta bene!  Ma che un qualsiasi mascalzoncello in

    giustacuore verde debba appiccicare dei  cartelli  alla  porta  di  un

    santuario...  eh no,  è puro sacrilegio, sacrilegio; e c'è chi è stato

    arso vivo per mancanze di molto minor peso! Ma che c'è scritto qui? La

    luce se ne sta andando.  Buon "Master" Richard,  tu hai occhi giovani.

    Leggimi questo libello, ti prego.

    Dick  Shelton  prese la carta e lesse forte.  Conteneva pochi versi di

    una filastrocca assai rozza,  malamente rimata,  scritta  a  caratteri

    grossolani  e  con un'ortografia deplorevole.  Correggendo alla meglio

    l'ortografia, ecco quello che diceva:

 

    «Avevo quattro frecce sotto la cintura

    Quattro per le pene che ho dovuto soffrire.

    Quattro per il numero degli uomini cattivi

    Che spesso e volentieri m'hanno fatto patire.

    Una è andata; una è già ben spedita;

    Il vecchio Appleyard è morto.

    Una è pronta per "Master" Bennet Hatch,

    Che Grimstone ha incendiato, muri e tetto.

    Una è per Sir Oliver Oates,

    Che tagliò la gola a Sir Harry Shelton.

    Sir Daniel, tu ti prenderai la quarta;

    E crediamo che sia buona giustizia.

    Avrete ciascuno la vostra parte,

    Una freccia nera in ogni cuore nero.

    Mettetevi in ginocchio per pregare:

    Siete ladri già morti, che lo vogliate o no».

 

    "John Aggiusta-tutto"

    del Bosco Verde e la sua allegra brigata.

 

    "Nota bene": abbiamo altre frecce e buona corda di  canapa  per  altri

    del vostro seguito.

 

    -  Ah,  povera  carità  e  povere  grazie cristiane!  - si lamentò Sir

    Oliver.  - Signori miei,  questo è un brutto mondo,  e diventa  peggio

    ogni  giorno.  Giuro sulla croce di Holywood che sono innocente d'ogni

    male fatto a quel buon cavaliere, in atto o intenzione, innocente come

    il bambino non battezzato.  E neppure gli è stata  tagliata  la  gola;

    anche  qui si sbagliano,  e vivono ancora testimoni attendibili che lo

    possono dimostrare.

    - Non giova,  signor parroco - disse Bennet.  - Questi  sono  discorsi

    fuori luogo.

    - Ma no,  "Master" Bennet,  no.  State al posto vostro,  buon Bennet -

    rispose il prete.  - Devo far manifesta la mia innocenza.  Non intendo

    in alcun modo perdere la mia povera vita per un errore. Chiamo tutti a

    testimonio che in quella storia io non c'entro. Non mi trovavo neppure

    a  Moat  House.  Ero  stato mandato a fare una commissione prima delle

    nove...

    - Sir Oliver - disse Hatch,  interrompendolo,  -  siccome  non  volete

    farla finita con questo sermone,  userò altri mezzi.  Goffe,  suona il

    buttasella.

    E mentre la tromba squillava,  Bennet si accostò al parroco stupito  e

    gli sussurrò violentemente all'orecchio.

    Dick Shelton vide l'occhio del prete volgersi per un istante a lui con

    uno  sguardo  allarmato.  E  aveva di che riflettere;  perché quel Sir

    Harry Shelton era il suo  padre  naturale.  Ma  non  disse  parola,  e

    mantenne il viso impassibile.

    Hatch  e  Sir  Oliver  discussero  insieme  per qualche minuto la loro

    mutata situazione; fu deciso di buon accordo di riservare dieci uomini

    non soltanto a presidio di Moat House,  ma anche per scortare il prete

    attraverso  il bosco.  Frattanto,  siccome Bennet doveva rimanere,  il

    comando del rinforzo fu dato a "Master" Shelton.  E  non  c'era  altra

    scelta; gli uomini non erano che villici rozzi, stolidi e inesperti di

    guerra,  mentre  Dick non solamente era popolare,  ma risoluto e serio

    molto più di quanto  la  sua  età  non  comportasse.  Sebbene  la  sua

    gioventù  fosse  trascorsa in quella rustica contrada,  il ragazzo era

    stato bene istruito nelle lettere da Sir Oliver,  e Hatch  in  persona

    gli  aveva  mostrato  come usare le armi e gli aveva inculcato i primi

    principi del comando.  Bennet era sempre stato  gentile  e  pronto  ad

    aiutare;  era  uno  di  quelli  che sono crudeli come la morte per chi

    considerano nemici ma ruvidamente fedeli  e  ben  disposti  verso  gli

    amici; ed ora, mentre Sir Oliver entrava nella casa vicina a compilare

    con  la  sua scrittura rapida ed elegante un "memorandum" degli ultimi

    avvenimenti per  il  suo  signore,  Sir  Daniel  Brackley,  Bennet  si

    avvicinò  al  suo  alunno  per  augurargli  l'aiuto  di  Dio nella sua

    impresa.

    - Dovete fare il giro lungo, "Master" Shelton - gli disse,  - passando

    per  il  ponte,  se  ci tenete alla vita!  Mandate avanti di cinquanta

    passi un uomo sicuro,  per attirare i colpi;  e procedete cauto finché

    non sarete al di là del bosco. Se le canaglie vi assalgono, fuggite di

    galoppo;  rimanere  non  gioverebbe  a nulla.  E andate sempre avanti,

    "Master" Shelton;  non mi tornate  indietro,  se  vi  preme  la  vita;

    ricordatevi che non ci sono aiuti a Tunstall.  E ora, visto che andate

    a combattere le grandi guerre per il re e io continuo a  rimanere  qui

    con  estremo  pericolo  per  la  mia  vita  e solo i santi sanno se ci

    rincontreremo mai più quaggiù,  vi do gli ultimi  consigli  prima  che

    partiate.  Tenete d'occhio Sir Daniel; non è uomo sicuro. Non riponete

    la vostra fiducia nel prete;  non ha  cattive  intenzioni,  ma  fa  la

    volontà  degli  altri;   è  un'arma  in  mano  a  Sir  Daniel!  Fatevi

    rispettare,  là dove andate;  e cercate sempre di farvi amici forti  e

    sicuri.  E dite qualche paternostro per Bennet Hatch. Ci sono al mondo

    canaglie peggiori di Bennet. Ecco tutto, e Dio vi aiuti!

    - E il cielo sia con voi,  Bennet!  - disse Dick di rimando.  - Voi mi

    siete stato sempre un buon amico, e lo ripeterò sempre.

    -  E  sentite  ancora,  figliolo,  -  soggiunse  Hatch,  con  un certo

    imbarazzo,  - se quel John Aggiusta-tutto mi dovesse pizzicare con una

    freccia,  potreste,  forse, destinare un marco d'oro o forse anche una

    sterlina alla mia povera anima;  perché è probabile che me la  passerò

    brutta in purgatorio.

    - Farò come volete,  Bennet - rispose Dick.  - Ma che idea, amico mio!

    Noi ci rincontreremo, e dove avrete più bisogno di birra che di messe.

    - Così vogliano i santi, "Master" Dick! - fece l'altro.  - Ma ecco che

    arriva Sir Oliver.  E se fosse così svelto con la balestra come con la

    penna, sarebbe un bravo soldato.

    Sir Oliver diede a Dick un pacchetto sigillato,  con la  soprascritta:

    «Al  mio  onoratissimo  signore,  Sir Daniel Brackley,  cavaliere,  da

    consegnare al più presto».

    E Dick, infilandoselo nel giustacuore, lanciò un ordine e prese

    la strada del villaggio in direzione di ponente.

 

 

    NOTE.

 

    NOTA 1: Enrico Quarto di Lancaster (1421-1471) re d'Inghilterra  e  di

    Francia.  Combatté  contro  Giovanna d'Arco,  perdendo la Francia.  Fu

    ucciso durante la guerra delle Due Rose, nella quale Edoardo Quarto di

    York gli strappò il regno (Nota del traduttore).

    NOTA 2: ""Master"" è titolo di cortesia  per  un  giovane  gentiluomo;

    anche applicabile a personaggi d'una certa importanza locale (Nota del

    traduttore).

    NOTA 3: La figura di questo indegno ecclesiastico, che apparirà spesso

    in  una  luce  odiosa,  non  deve  turbare  la  coscienza del lettore.

    Purtroppo,  quei tempi,  che videro il  fulgido  eroismo  di  Giovanna

    d'Arco,  registrarono anche penosi esempi di disorientamento religioso

    e morale (Nota del traduttore).

    NOTA 4: Lancaster e York,  le due Case in lotta nella guerra delle Due

    Rose (Nota del traduttore).

    NOTA  5:  Centuria,  antica  suddivisione  di  una  contea  (Nota  del

    traduttore).

    NOTA   6:   Lollard:   riformatore   eretico   inglese   del    secolo

    Quattordicesimo, condannato dall'Inquisizione (Nota del traduttore).

    NOTA  7:  Non  il Vangelo contiene quest'espressione,  ma il libro dei

    salmi, esattamente al salmo 90, verso 5 (Nota del traduttore).

 

 

    LIBRO PRIMO.

    I DUE RAGAZZI.

 

    ALL'INSEGNA DEL SOLE IN KETTLEY.

 

    Sir Daniel e i suoi uomini si  erano  sistemati  dentro  e  intorno  a

    Kettley quella notte, acquartierati al caldo e sotto buona guardia. Ma

    il  Cavaliere di Tunstall non si concedeva mai posa quando si trattava

    di far soldi;  e anche ora,  alla vigilia di un'avventura  che  poteva

    portargli  gran bene o conciarlo male,  era su all'una dopo mezzanotte

    intento a spremere i suoi poveri vicini.  Era un gran  trafficante  in

    eredità  disputate;   il  suo  metodo  consisteva  nel  riscattare  le

    rivendicazioni più improbabili,  e poi,  cattivandosi  il  favore  dei

    grandi  signori  intorno al re,  ottenere decisioni ingiuste a proprio

    favore;   oppure,   se  giudicava  troppo  tortuoso   questo   metodo,

    impadronirsi  del  feudo disputato con la forza delle armi,  e contare

    sulla propria influenza e sulle  astuzie  legali  di  Sir  Oliver  per

    tenersi  quanto aveva arraffato.  Kettley era un caso del genere;  era

    caduto molto recentemente nelle sue  grinfie;  si  trovava  ancora  di

    fronte  all'opposizione  dei  feudatari;  ed  era  per  intimidire  il

    malcontento che aveva guidato le sue truppe da quella parte.

    Alle due del mattino Sir Daniel se ne stava seduto  nella  sala  della

    locanda,  vicino  al  camino,  perché faceva freddo a quell'ora tra le

    paludi di Kettley.  A portata  di  mano  aveva  un  boccale  di  birra

    aromatica.  Si  era tolto l'elmo a visiera e sosteneva con una mano la

    testa calva e il viso magro e scuro,  tutto avvolto nel buon calore di

    un  mantello color rosso vivo.  In fondo alla stanza una dozzina circa

    dei suoi uomini stavano di sentinella alla  porta  o  dormivano  sulle

    panche;  e, un po' più vicino, un ragazzo dall'apparente età di dodici

    o tredici anni era sdraiato su un mantello steso sul pavimento. L'oste

    del Sole stava in piedi davanti al grand'uomo.

    - Ora stammi bene a sentire, mio caro oste - disse Sir Daniel, - segui

    i miei ordini e sarò sempre un buon signore per te.  Devo avere uomini

    in  gamba  a capo dei borghi,  e voglio Adam-a-More come connestabile;

    facci bene attenzione.  Se verranno scelti altri  uomini,  non  te  ne

    verrà alcun bene;  anzi,  ti costerà caro.  Nei riguardi di quelli che

    hanno pagato tributi a Walsingham prenderò i debiti  provvedimenti;  e

    tu sei fra loro, mio caro oste.

    -  Buon  cavaliere  - disse l'oste,  - vi posso giurare sulla croce di

    Holywood che ho pagato a Walsingham soltanto  sotto  compulsione.  No,

    eccellente cavaliere,  io non amo i Walsingham furfanti;  erano poveri

    come ladri, eccellente cavaliere.  Ma datemi un gran signore come voi.

    Chiedete pure ai vicini, se non sono tutto per Brackley.

    - Può essere - disse Sir Daniel, secco. - Allora pagherai doppio.

    Il locandiere fece una brutta smorfia; ma questa era una cattiva sorte

    che  poteva  facilmente  capitare  a  un  proprietario  in  quei tempi

    turbolenti,  e forse in fondo fu contento di essersela cavata  così  a

    buon mercato.

    - Portami quello là, Selden! - ordinò il cavaliere.

    E  uno  dei  suoi  uomini  gli  trascinò  davanti  un  povero  vecchio

    strisciante,  pallido come una candela e tutto tremante di  febbre  di

    palude.

    - Canaglia - disse Sir Daniel, - come ti chiami?

    - Al vostro servizio - rispose l'uomo. - Mi chiamo Condall, Condall di

    Shoreby, sempre ai vostri ordini.

    -  Ho  avuto  su di te cattivi rapporti - replicò il cavaliere.  - Sei

    esperto di tradimenti,  mascalzone;  vai  spigolando  sui  fitti;  sei

    sospettato molto da vicino della morte di parecchie persone. Che ti dà

    tanto ardire? Ma ti piegherò io, sta' tranquillo.

    -  Mio  onoratissimo e reverendissimo signore - esclamò l'uomo,  - qui

    c'è un malinteso,  col vostro riverito permesso.  Io non sono  che  un

    povero cittadino privato, e non ho mai fatto male a nessuno.

    -  Il  vice-sceriffo  mi ha fatto di te un pessimo rapporto - disse il

    cavaliere. - «Arrestatemi» ha detto «quel Tyndal di Shoreby».

    - Condall,  mio buon signore;  Condall è il mio povero nome - disse il

    poveretto.

    -  Condall  o  Tyndal  è  la  stessa  cosa  -  ribatté  Sir Daniel con

    freddezza.  - Quello che importa è che sei qui  e  io  sospetto  assai

    della   tua  onestà.   Se  vuoi  salvarti  il  collo  scrivimi  subito

    un'obbligazione per venti sterline.

    - Per venti sterline, mio buon signore! - esclamò Condall. - Ma questa

    è follia da solleone!  Tutto  il  mio  avere  non  arriva  a  settanta

    scellini.

    -  Condall o Tyndal - replicò Sir Daniel con un sorrisetto,  - correrò

    il rischio della partita. Scrivi venti,  e quando mi sarò risarcito di

    tutto quello che posso,  sarò per te un buon padrone e ti condonerò il

    resto.

    - Ahimè!  mio buon signore,  non è possibile;  non so scrivere - disse

    Condall.

    - E sta bene!  - fece il cavaliere.  - Allora non c'è rimedio. Eppure,

    Tyndal,  se la mia coscienza l'avesse permesso,  ti avrei  risparmiato

    volentieri.   Selden,   portami   con   delicatezza   questo   vecchio

    chiacchierone all'olmo più vicino e impiccalo con  tutti  i  riguardi,

    dove  io  possa  vederlo quando passo a cavallo.  Addio,  buon "Master

    Condall",  caro "Master Tyndal";  sei  di  partenza  difilato  per  il

    Paradiso; fa' buon viaggio!

    - No,  no, mio amabilissimo signore - replicò Condall, forzandosi a un

    sorriso  ossequioso,  -  se  proprio  comandate  così,  come  bene  vi

    conviene,  io da parte mia,  con tutta la misera abilità che possiedo,

    farò quanto comandate.

    - Amico! - disse Sir Daniel,  - ora scriverai due volte venti.  Va' là

    che sei troppo furbo per vivere con settanta scellini.  Selden,  fallo

    scrivere secondo le dovute regole,  con  la  controfirma  di  regolari

    testimoni.

    E  Sir Daniel,  che era un cavaliere sempre d'ottimo umore da non aver

    rivali in Inghilterra,  bevve una sorsata  della  sua  birra  calda  e

    aromatizzata, e si abbandonò sullo schienale sorridendo.

    Intanto il ragazzo disteso sul pavimento cominciò a muoversi,  si mise

    seduto e si guardò intorno con spavento.

    - Vieni qua - disse Sir Daniel;  e come l'altro si alzò a quel comandò

    e gli si avvicinò lentamente, si ributtò all'indietro e scoppiò in una

    risata. - Per la croce! - esclamò, - che giovanotto in gamba!

    Il  ragazzo  avvampò di collera,  e dagli occhi neri gli dardeggiò uno

    sguardo d'odio.  Ora che  era  in  piedi,  era  ancora  più  difficile

    stabilirne  con  precisione  l'età.   Il  volto  aveva  un'espressione

    alquanto più matura ma era liscio come quello d'un bambino; d'ossatura

    e di corporatura era insolitamente snello,  e nell'andatura  piuttosto

    incerto.

    - Mi avete chiamato,  Sir Daniel - disse.  - Che c'è da ridere sul mio

    misero stato?

    - Ma sì,  lasciami ridere - disse il  cavaliere.  -  Caro  borbottone,

    lasciami ridere, fammi il piacere. Se ti potessi vedere, ti garantisco

    che rideresti tu per primo.

    -  Sta  bene - fece il ragazzo,  ancora arrossendo,  - risponderete di

    questo quando risponderete di  tutto  il  resto.  Ridete  pure  finché

    potete!

    - Vediamo,  vediamo,  caro cugino - replicò Sir Daniel,  con una certa

    serietà; - non pensare che io mi prenda gioco di te,  se non per stare

    un po' allegri,  come si fa tra parenti e fra amici intimi.  Ti faccio

    fare  un  matrimonio  di  mille  sterline,   va'  là!   e  ti   voglio

    straordinariamente bene. Ti ho preso, è vero, con una certa ruvidezza,

    come  lo richiedeva l'occasione;  ma da ora in poi ti manterrò di buon

    cuore e ti servirò volentieri. Sarai "Mister" Shelton, "Lady" Shelton,

    anzi! Poiché il giovanottello promette splendidamente.  Via!  non devi

    prendertela per un'onesta risata; purga la malinconia. Le canaglie non

    ridono,  caro cugino. Mio buon oste, prepari qui un buon pasto per mio

    cugino "Master" John. Siedi, bellezza, e mangia.

    - No - disse "Master" John,  - non spezzerò mai il pane.  Visto che mi

    costringete a questo peccato, digiunerò nell'interesse dell'anima mia.

    Ma,  mio  buon  oste,  fatemi la gentilezza di darmi una tazza d'acqua

    fresca; vi sarò davvero molto obbligato della cortesia.

    - Avrai la dispensa, va' là! - esclamò il cavaliere.  - E una completa

    assoluzione, in fede mia! Sta' tranquillo, dunque, e mangia.

    Ma il ragazzo fu ostinato,  bevve una tazza d'acqua e, avvolgendosi di

    nuovo stretto nel mantello, andò a sedersi in un angolo, meditabondo.

    Dopo un paio d'ore  si  avvertirono  nel  villaggio  un  movimento  di

    sentinelle che davano l'alt e uno strepito d'armi e di cavalli; e poco

    dopo  un  gruppo  di armati raggiunse la porta della locanda e Richard

    Shelton, tutto inzaccherato, si presentò sulla soglia.

    - Vi saluto, Sir Daniel! - disse.

    - Ma come!  Dickie (1) Shelton!  -  esclamò  il  cavaliere;  e  udendo

    pronunciare il nome di Dick,  l'altro ragazzo lo guardò con curiosità.

    - Che fa Bennet Hatch?

    - Vi piaccia,  cavaliere,  prendere conoscenza di questo dispaccio  da

    parte  di  Sir Oliver,  che vi spiegherà come stanno le cose - rispose

    Richard,  porgendo la lettera  del  prete.  -  E  vi  piaccia  inoltre

    affrettarvi  quanto  più  possibile  a  Risingham;  perché venendo qui

    abbiamo incontrato uno che galoppava furiosamente con  delle  lettere,

    e,  secondo quanto ci ha detto, il signore di Risingham si trova molto

    a mal partito e sente moltissimo la mancanza della vostra presenza.

    - Come hai detto? A mal partito? - ripeté il cavaliere. - No,  allora,

    ci affretteremo mettendoci a sedere,  caro Richard. Dato come vanno le

    cose in questo povero regno  d'Inghilterra,  chi  cavalca  più  adagio

    cavalca  più  sicuro.  Il  ritardo,  dicono,  genera  pericolo;  ma  è

    piuttosto questa smania di fare che disfa  gli  uomini;  tientelo  per

    detto,  Dick.  Ma  fammi  vedere,  prima,  che bestiame m'hai portato.

    Selden, una fiaccola qui alla porta!

    E  Sir  Daniel  uscì  sulla  strada  del  villaggio  e   al   chiarore

    fiammeggiante  della  torcia ispezionò la nuova truppa.  Era un vicino

    impopolare e un padrone impopolare;  ma come condottiero in guerra era

    molto  amato  da quelli che cavalcavano dietro le sue insegne.  Il suo

    ardimento,  il coraggio a tutta prova,  la sua  sollecitudine  per  il

    benessere  dei  soldati,  perfino  le  sue  beffe grossolane piacevano

    enormemente ai baldi armigeri in casco e giaco.

    - Ma no, per la croce! - gridò. - Che misera roba è questa? Eccone qui

    uno ricurvo come un arco, e qui un altro secco come una lancia. Amici,

    cavalcherete in prima linea in battaglia;  posso fare a meno  di  voi,

    amici.  Ma  guarda qui questo vecchio villano su quel ronzino pezzato!

    Un montone di due anni a cavallo d'un porco  avrebbe  un  aspetto  più

    marziale.  Ah! Clipsby, ci sei, vecchio ratto? Ecco un uomo che potrei

    perdere allegramente;  andrai avanti a tutti,  con un  occhio  di  bue

    dipinto  sulla  casacca,  per  fare  meglio  da bersaglio alle frecce;

    briccone, sarai tu a mostrarmi la strada.

    - Vi mostrerò qualunque strada,  Sir Daniel,  meno quella di  cambiare

    partito, - gli rispose Clipsby, arditamente.

    Sir Daniel si fece una grassa risata.

    - Ma bene, ben detto! - esclamò. - Hai una lingua pronta in bocca, va'

    là!  Ti perdono perché sei spiritoso.  Selden,  fa' dare da mangiare a

    uomini e bestie.

    Il cavaliere rientrò nella locanda.

    - Ora, amico Dick,  - disse,  - siediti.  Ecco qui buona birra e lardo

    affumicato. Mangia, mentre leggo.

    Sir  Daniel  aprì il pacchetto e,  leggendo,  la fronte gli si oscurò.

    Quand'ebbe terminato rimase un poco in silenzio, a riflettere.  Poi si

    volse con un'occhiata brusca al suo pupillo.

    - Dick - chiese, - hai visto questi versacci da quattro soldi?

    Il ragazzo rispose di sì.

    -  Fanno  il nome di tuo padre - continuò il cavaliere;  - e il nostro

    povero parroco brontolone  è  accusato  da  qualche  pazzo  di  averlo

    trucidato.

    - L'ha vivacemente negato - rispose Dick.

    -  Davvero?  - fece il cavaliere,  secco.  - Non gli dar retta.  Ha la

    lingua sciolta; ciancia come una gazza.  Un giorno,  quando troverò il

    tempo  e  l'occasione,  Dick,  t'informerò  personalmente  con maggior

    precisione al  riguardo.  Ci  fu  un  certo  Duckworth  che  fu  molto

    sagacemente biasimato in proposito; ma i tempi erano turbolenti, e non

    c'era da ottenere giustizia.

    -  Accadde  a Moat House?  - osò domandare Dick,  con il cuore che gli

    batteva.

    - Accadde tra Moat House e Holywood - rispose  calmo  Sir  Daniel:  ma

    lanciò uno sguardo di sfuggita e cupo di sospetto,  al viso di Dick. -

    E adesso - soggiunse il  cavaliere,  -  finisci  presto  di  mangiare;

    tornerai a Tunstall con poche righe mie.

    Dick si rattristò in volto.

    -  Di grazia,  Sir Daniel - esclamò,  - mandate uno dei contadini!  Vi

    supplico di farmi prendere parte alla battaglia.  So tirare  bene,  ve

    l'assicuro.

    -  Non  lo  metto  in  dubbio  -  rispose  Sir Daniel,  accingendosi a

    scrivere.  - Ma qui non si tratta,  Dick,  di farsi onore.  Rimango  a

    Kettley  finché  non avrò avuto notizie sicure della guerra,  e allora

    soltanto andrò a unirmi al vincitore.  Non gridare alla vigliaccheria;

    è semplicemente saggezza,  Dick; perché questo povero regno è talmente

    scombussolato dalle rivolte e il nome e la  guardia  del  re  cambiano

    tanto spesso, che nessuno può essere certo del domani. Il rischio e la

    spensieratezza  si  precipitano  a  testa  bassa,  ma  il  signor buon

    consiglio se ne rimane da parte, aspettando.

    Con ciò,  Sir Daniel,  voltando le spalle a Dick e andandosi a mettere

    all'angolo  più  lontano del lungo tavolo,  cominciò a scrivere la sua

    lettera,  con la bocca storta,  perché quella faccenda  della  Freccia

    Nera gli si era ficcata di traverso in gola.

    Intanto  il  giovane  Shelton  continuava  di  buon  appetito  la  sua

    colazione,  quando si  sentì  toccare  sul  braccio  e  udì  una  voce

    sussurrargli pianissimo all'orecchio:

    -  Non  vi  muovete,  vi  supplico  -  disse la voce,  - ma per carità

    insegnatemi la strada più diretta per Holywood.  Vi supplico,  ragazzo

    buono,  confortate una povera anima in pericolo e in estrema angustia,

    e fatemi andare via, lontano, dove possa trovar pace.

    - Prendete la via del mulino a vento  -  rispose  Dick,  nel  medesimo

    tono; - vi porterà fino al traghetto del Till; là domandate.

    E  senza  volgere  la  testa,  riprese  a  mangiare.  Ma  con  la coda

    dell'occhio vide di sfuggita il giovanotto chiamato "Master" John  che

    scivolava furtivo fuori della stanza.

    - Diamine - pensò Dick, - è giovane come me. E mi ha chiamato «ragazzo

    buono»! Se l'avessi saputo, avrei visto quel ragazzino impiccato prima

    di  dargli  l'informazione.   Be',   se  traversa  la  palude,   posso

    raggiungerlo e tirargli le orecchie.

    Mezz'ora dopo,  Sir Daniel diede a Dick  la  lettera  ordinandogli  di

    affrettarsi  a  tornare  a  Moat  House.  E  un'altra mezz'ora dopo la

    partenza di Dick, arrivò un messaggero, in grande urgenza, da parte di

    Lord Risingham.

    - Sir Daniel - disse il messaggero,  - vi siete perduto grande  onore,

    davvero!  Si  è  ripreso a combattere questa mattina prima dell'alba e

    abbiamo battuto la loro avanguardia e disperso l'ala destra.  Solo  al

    centro resiste dura la battaglia. Se avessimo la vostra truppa fresca,

    li scaraventeremmo tutti a fiume.  Ma come,  cavaliere!  Volete essere

    l'ultimo? Non si addice alla vostra buona fama.

    - No di certo! - esclamò il cavaliere. - Stavo proprio per mettermi in

    marcia.   Selden,   suona  il  buttasella.   Signore,   sono  con  voi

    all'istante.  E'  soltanto  due ore fa che è arrivata la maggior parte

    degli uomini ai miei ordini, signor messo.  Che volete?  Speronare sta

    bene, ma si finisce per ammazzare il cavallo. Animo, ragazzi!

    Ora la tromba squillava allegramente nel mattino,  e da tutte le parti

    gli uomini di Sir Daniel si riversarono nella strada principale  e  si

    mettevano in formazione davanti alla locanda.  Avevano dormito armati,

    con i cavalli sellati, e in dieci minuti un centinaio di armigeri e di

    arcieri, ben equipaggiati, disciplinati e vispi, si erano allineati ed

    erano pronti.  La maggior parte portavano  i  colori  di  Sir  Daniel,

    amaranto  e  azzurro,  con  bell'effetto sullo schieramento.  I meglio

    armati cavalcavano di fronte;  e senza  farsi  notare,  in  coda  alla

    colonna,  veniva il mesto rinforzo giunto la notte.  Sir Daniel guardò

    con orgoglio la sfilata.

    - Ecco dei ragazzi che nei guai vi serviranno - disse.

    - Sono in gamba,  davvero - ammise  il  messaggero.  -  Tanto  più  mi

    dispiace che non vi siate messo in marcia prima.

    -  Be' - fece il cavaliere,  - che ci volete fare?  Il principio della

    festa alla fine della zuffa,  signor messo - e montò in  sella.  -  Ma

    come, dov'è ora? - gridò. - John! Joanna! No, per la santa croce! dove

    s'è cacciata? Oste, dov'è quella ragazza?

    - Ragazza,  Sir Daniel?  - esclamò l'oste. - No, signore, non ho visto

    nessuna ragazza.

    - Ragazzo, allora, vecchio barbogio! - urlò il cavaliere. - Ma non hai

    visto che era una ragazza? Quella nel mantello color amaranto,  che ha

    fatto colazione con l'acqua, imbecille, dov'è?

    - Ma come,  che i santi ci benedicano!  "Master" John, lo chiamavate -

    disse l'oste. - Be' non pensavo a male.  Se n'è andato.  L'ho visto...

    l'ho  visto  nella stalla una buona ora fa;  stava sellando un cavallo

    grigio.

    - Ah, per la croce!  - gridò Sir Daniel.  - Quella ragazzina mi valeva

    cinquecento sterline e anche più.

    - Signor cavaliere - osservò il messaggero con amarezza,  - mentre voi

    siete  qui  a  strepitare   per   cinquecento   sterline,   il   regno

    d'Inghilterra, altrove, sta per essere sconfitto e perduto.

    -  Ben detto - replicò Sir Daniel.  - Selden,  prendi sei balestrieri:

    dalle la caccia.  Costi quel che costi;  ma  al  mio  ritorno  fammela

    trovare a Moat House.  Ne va della tua testa.  E ora, signor messo, in

    marcia.

    E la truppa si mise al trotto serrato,  e Selden e i suoi  sei  uomini

    furono  lasciati  indietro  sulla  via  di  Kettley,  sotto  gli occhi

    attoniti dei villici.

 

    NOTE.

 

    NOTA 1: Dickie,  vezzeggiativo di Dick,  a  sua  volta  diminutivo  di

    Richard (Nota del traduttore).

 

 

 

    NELLA PALUDE.

 

    Erano  quasi  le  sei di quel mattino di maggio quando Dick cominciò a

    inoltrarsi nella palude lungo il suo cammino di  ritorno  a  casa.  Il

    cielo  era azzurrissimo;  il vento gaio soffiava forte e costante;  le

    pale del mulino vorticavano;  e i salici che coprivano tutta la palude

    ondeggiavano biancheggianti come un campo di grano. Era stato in sella

    tutta  la notte,  ma il cuore era buono e il corpo saldo,  e cavalcava

    allegramente.

    Il sentiero s'insinuava nella palude finché non gli  si  persero  alla

    vista  tutti  i  vicini  punti  di  riferimento,  fuorché il mulino di

    Kettley sul monticello alle sue spalle,  e le cime  della  Foresta  di

    Tunstall  lontano  davanti a lui.  A destra e a sinistra si spandevano

    grandi campi di giunchi e salici oscillanti, pozze d'acqua agitate dal

    vento e acquitrini traditori,  verdi come lo  smeraldo,  a  tentare  e

    ingannare il viaggiatore. Il sentiero correva quasi diritto attraverso

    la  palude.  Era  già antichissimo;  lo avevano costruito,  con solide

    basi,  le soldatesche romane;  col passare dei secoli gran parte aveva

    ceduto,  e  qua  e  là,  per  qualche  centinaio di metri,  era andato

    sommerso dalle acque stagnanti.

    A  circa  un  miglio  da  Kettley,   Dick  giunse  ad  una  di  queste

    interruzioni della linea piana del selciato, dove i giunchi e i salici

    crescevano  alla  rinfusa  come  isolette e confondevano l'occhio.  La

    breccia, per giunta, si apriva insolitamente lunga;  era un punto dove

    qualsiasi  estraneo  al  luogo  avrebbe potuto facilmente trovarsi nei

    guai; e Dick pensò, con qualcosa di simile all'angoscia, al giovinetto

    che aveva così imperfettamente indirizzato. Quanto a lui,  un'occhiata

    indietro  dove  le  ali  del mulino giravano nere contro l'azzurro del

    cielo,  uno sguardo  avanti  al  terreno  rialzato  della  Foresta  di

    Tunstall,  e  s'era  già  sufficientemente  orizzontato;  e  procedeva

    diritto con l'acqua che sciacquava intorno ai  ginocchi  del  cavallo,

    sano e salvo come su una strada maestra.

    A  metà  cammino,  quando  già  scorgeva  il  sentiero  levarsi alto e

    asciutto in lontananza,  avvertì un gran sguazzare alla sua destra,  e

    vide  un  cavallo  grigio affondato nella melma fino alla pancia,  che

    ancora lottava spasmodicamente. Immediatamente, come se avesse intuito

    l'avvicinarsi di un aiuto, la povera bestia cominciò a nitrire in modo

    straziante.  Intanto rotava l'occhio iniettato  di  sangue,  pazzo  di

    terrore;  e  come  si  dimenava  nella  strettoia  del  fango,  nugoli

    d'insetti mordaci si levavano e gli ronzavano intorno.

    - Mio Dio!  - pensò Dick,  - può essere perito  quel  povero  ragazzo?

    Questo è il suo cavallo, certamente, un così bel grigio! No, camerata,

    se  mi supplichi così pietosamente,  farò tutto quello che un uomo può

    fare per aiutarti.  Non ti lascerò    ad  affondare  centimetro  per

    centimetro!

    E  mirò  con  la  balestra e attraversò con una freccia la testa della

    misera creatura.

    Dopo questo atto di ruvida misericordia,  Dick riprese a cavalcare con

    maggior calma,  guardandosi bene attorno per non lasciarsi sfuggire un

    qualsiasi indizio di  chi  l'aveva  preceduto  nel  cammino  con  meno

    fortuna.

    -  Avrei  dovuto  tentare di spiegargli meglio - pensava;  - perché ho

    gran paura che si sia smarrito nel pantano.

    E proprio mentre pensava così,  una voce lo chiamò  per  nome  da  una

    parte del selciato, e voltandosi scorse il viso del ragazzo che faceva

    capolino da un ciuffo di giunchi.

    -  Sei lì?  - fece Dick tirando le redini.  - Stai così nascosto fra i

    giunchi che ti avrei oltrepassato  senza  vederti.  Ho  visto  il  tuo

    cavallo  impantanato,  e  l'ho liberato dalla sua agonia,  il che,  in

    verità,  se tu fossi stato un più  misericordioso  cavaliere,  avresti

    fatto  tu  stesso.  Ma  vieni fuori dal tuo nascondiglio.  Qui non c'è

    nessuno che possa darti fastidio.

    - Ma io non ho armi,  buon ragazzo,  né saprei usarle se le  avessi  -

    replicò l'altro, uscendo sul sentiero.

    - Mi chiami «ragazzo»?  - fece Dick.  - Non sei,  mi pare proprio,  il

    maggiore di noi due.

    - Buon "Master" Shelton - disse l'altro, - di grazia, perdonatemi. Non

    avevo la minima intenzione di offendervi.  Piuttosto vorrei supplicare

    in ogni modo la vostra benevolenza e il vostro favore, perché mi trovo

    in una situazione più brutta che mai, ora che ho perduto la strada, il

    mantello,  e il mio povero cavallo. Ritrovarmi con frusta e speroni, e

    senza un cavallo da montare!  E soprattutto -  soggiunse,  guardandosi

    mesto   l'abbigliamento,   -   soprattutto,   essermi  così  malamente

    imbrattato!

    - E che!  - rise Dick.  - Vorresti fare un bagno?  Sangue di ferita  o

    polvere di strada: ecco l'ornamento di un uomo.

    - Be',  allora lo preferisco disadorno - osservò il giovinetto. - Però

    vi prego, come devo fare? Di grazia, buon "Master" Richard,  aiutatemi

    con un vostro consiglio.  Se non arrivo sano e salvo a Holywood,  sono

    perduto.

    - Ecco - disse Dick,  scendendo di cavallo,  -  ti  darò  più  che  un

    consiglio.  Prendi il mio cavallo, e io intanto correrò, e quando sarò

    stanco faremo di nuovo il cambio, in modo che,  cavalcando e correndo,

    andremo tutti e due più in fretta.

    Così  fu  fatto  il cambio,  e procedettero più lesti che poterono sul

    selciato  ineguale,   Dick  con  la  mano  appoggiata  sul   ginocchio

    dell'altro.

    - Com'è che ti chiami? - domandò Dick.

    - Chiamatemi John Matcham - rispose il giovinetto.

    - E che ti spinge ad andare a Holywood? - continuò Dick.

    -  Vi  cerco  rifugio  da  un  uomo  che continua a opprimermi - fu la

    risposta.  - Il buon abate di Holywood è un  robusto  pilastro  per  i

    deboli.

    -  E  come  sei capitato con Sir Daniel,  "Master" Matcham?  - insisté

    Dick.

    - Ah! - esclamò l'altro. - Per abuso di forza!  Mi ha strappato con la

    violenza da casa mia;  mi ha vestito di questi panni; mi ha trascinato

    sul suo cavallo fino a sfinirmi;  mi ha beffato  al  punto  che  avrei

    pianto; e quando fu certo che i miei amici ci inseguivano, sperando di

    riprendermi,  mi  ha  passato  dietro perché facessi da bersaglio!  Mi

    hanno anche sfiorato al piede destro,  e zoppico  camminando.  Ah,  ma

    verrà un giorno che ci si metterà di fronte; e la pagherà per tutto!

    - Vorresti sparare alla luna con un archibugio?  - disse Dick. - E' un

    valoroso cavaliere,  e ha una mano di ferro.  Se indovinasse che ti ho

    fatto scappare o che soltanto mi sono immischiato nella tua fuga,  non

    me la farebbe passare liscia.

    - Ah,  povero ragazzo - fece l'altro,  - voi siete il suo pupillo,  lo

    so.  Alla stessa stregua lo sono io, o almeno così dice lui; oppure ha

    comperato il mio matrimonio,  non so esattamente;  ma se ne serve  per

    opprimermi.

    - E insisti con questo «ragazzo»! - disse Dick.

    -  E  allora  vi  devo  chiamare  «ragazza»,  buon Richard?  - domandò

    Matcham.

    - Niente ragazze per me - ribatté Dick. - Le ripudio in blocco!

    - Parlate proprio da ragazzino - disse l'altro. - V'interessano più di

    quanto volete dare a vedere.

    - Non a me - disse Dick ostinato.  - Non ci penso  nemmeno.  Sono  una

    peste,  te l'assicuro! Fatemi cacciare, e combattere, e banchettare, e

    vivere con l'allegra gente dei boschi.  Non ho mai ancora  sentito  di

    una  ragazza  che facesse qualche cosa di utile fuorché una: e quella,

    poveretta, l'hanno bruciata come strega e perché vestiva panni da uomo

    contro natura.

    "Master" Matcham si fece con fervore il segno della croce e sembrò che

    pregasse.

    - Ma che fai? - domandò Dick.

    - Prego per l'anima di lei - rispose l'altro,  con  la  voce  alquanto

    turbata.

    - Per l'anima d'una strega?  - rise Dick.  - Ma prega pure per lei, se

    ti fa piacere;  era la  migliore  ragazza  d'Europa,  quella  Giovanna

    d'Arco.  Il  vecchio  Appleyard,  l'arciere,  scappava  davanti a lei,

    diceva,  come  se  fosse  stata  Satana.  E  invece  era  una  ragazza

    coraggiosa.

    -  Sì,  buon  "Master"  Richard  - riprese a dire Matcham,  - ma se le

    ragazze vi piacciono così poco,  non  siete  un  vero  uomo  naturale,

    perché  Dio ci ha fatti due con intenzione,  e ha portato nel mondo il

    vero amore che fosse la speranza dell'uomo e il conforto della donna.

    - Eh via! - fece Dick. - Sei un pupo lattante,  a farla così lunga con

    le donne.  E se pensi che io non sia un vero uomo,  scendi a terra,  e

    con i pugni, con la spada o con la balestra ti proverò sul vivo la mia

    virilità.

    - No,  io non so combattere -  si  affrettò  a  dire  Matcham.  -  Non

    intendevo affatto offendere. Volevo solo scherzare. E se ho parlato di

    donne è perché ho sentito che vi dovete sposare.

    - Io sposare!  - esclamò Dick.  - Be', è la prima volta che lo sento E

    con chi mi dovrei sposare?

    - Con una certa Joanna Sedley - rispose Matcham arrossendo.  - E'  una

    cosa che ha combinato Sir Daniel;  ha da guadagnarci denaro da tutte e

    due le parti; e in realtà ho udito quella povera ragazza lamentarsi da

    far pietà per questa unione. Sembra che la pensi come voi,  oppure non

    le piace lo sposo.

    - Oh,  bene!,  il matrimonio è come la morte, arriva per tutti - disse

    Dick con rassegnazione.  - E lei  si  lamenta?  Dimmi  ora  se  queste

    ragazze  non  sono delle sciocche sventate: lamentarsi prima di avermi

    visto? Mi lamento io? No,  certo.  Se devo sposarmi,  mi sposo con gli

    occhi  asciutti.  Ma  se la conosci,  di grazia,  che tipo è?  Bella o

    brutta? E' petulante o simpatica?

    - E che importa? - disse Matcham.  - Se dovete sposare,  non vi rimane

    che sposare. Che importa se è bella o brutta? Queste sono sciocchezze.

    Voi  non siete un effeminato,  "Master" Richard;  vi sposerete a occhi

    asciutti, in un modo o nell'altro.

    - Ben detto - replicò Shelton. - A me poco importa.

    - Pare che la vostra signora avrà un simpatico marito - disse Matcham.

    - Avrà il marito che il cielo le ha destinato - ribatté Dick.  - Ce ne

    sono di peggiori come di migliori.

    - Ah, povera ragazza! - sospirò l'altro.

    - E perché tanto povera? - domandò Dick.

    -  A sposare un uomo di legno - replicò il suo compagno.  - Che guaio,

    un marito di legno.

    - Sono proprio un uomo di legno, mi pare - disse Dick, - a trascinarmi

    a piedi mentre tu sei sul mio cavallo; è un buon legno, ad ogni modo.

    - Buon Dick, perdonami - esclamò l'altro. - No,  sei il cuore migliore

    d'Inghilterra; facevo per ridere. Perdonami ora, dolce Dick.

    - Niente parole ridicole - fece Dick un po' imbarazzato del calore del

    suo  compagno.  -  Non c'era niente di male.  Non sono permaloso,  per

    grazia di Dio.

    E in quel momento il vento,  che li  sospingeva  soffiando  alle  loro

    spalle, portò lo squillo acuto del trombettiere di Sir Daniel.

    - Senti! - disse Dick. - Suona la tromba.

    - Ah!  - disse Matcham, - hanno scoperto la mia fuga, e ora non ho più

    cavallo! - e si fece pallido come la morte.

    - Ma no,  niente paura!  - disse Dick.  - Abbiamo molto  vantaggio,  e

    siamo quasi arrivati al traghetto. E scavalcato sono io, mi pare.

    - O Dio,  mi prenderanno!  - gridò il fuggitivo. - Dick, gentile Dick,

    ti supplico di aiutarmi soltanto un poco!

    - Ma che ti prende adesso? - disse Dick. - Mi pare evidente che ti sto

    aiutando.  Ma il cuore mi piange per un tipo  come  te  senza  nessuna

    energia! Stammi bene a sentire, John Matcham, visto che ti chiami John

    Matcham: io,  Richard Shelton,  capiti quello che capiti,  avvenga che

    può,  ti porterò sano e salvo a Holywood.  Che i santi mi puniscano se

    ti abbandono.  Su,  fatti animo,  signor Visopallido!  La strada si fa

    migliore qui; sprona il cavallo. Più svelto! più svelto!  Non badare a

    me; so correre come un daino.

    Così,  con il cavallo al trotto serrato e Dick che gli correva agile a

    fianco,  attraversarono quanto rimaneva della palude e uscirono  sulla

    riva del fiume, presso la capanna del traghettatore.