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LA FRECCIA NERA
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Robert Louis Stevenson.
PROLOGO.
JOHN AGGIUSTA-TUTTO.
Un certo pomeriggio, nella tarda primavera, si sentì squillare ad ora
insolita la campana di Moat House a Tunstall. Vicino e lontano, nella
foresta e nei campi lungo il fiume, la gente cominciò ad abbandonare
il lavoro e ad affrettarsi verso quei rintocchi; e nel villaggio di
Tunstall un gruppo di poveri villici si fermò perplesso a quel
richiamo.
Il villaggio di Tunstall in quel periodo, durante il regno del vecchio
Enrico Quarto (1), aveva più o meno l'aspetto che presenta oggi. Una
ventina circa di case, costruite in quercia massiccia, erano sparse
per una lunga vallata verde declinante verso il fiume. Ai piedi, la
strada attraversava un ponte e risalendo dall'altra parte si perdeva
entro i margini della foresta nel suo cammino verso Moat House, e poi
più lontano verso l'abbazia di Holywood. In mezzo al villaggio
s'ergeva la chiesa fra i tassi. D'ogni lato i pendii erano coronati e
la vista era limitata dagli olmi verdi e dalle querce verdeggianti
della foresta.
Accanto al ponte c'era una croce di pietra su un monticello, e lì si
era radunato il gruppo, una mezza dozzina di donne e un uomo alto in
un camiciotto di panno greggio, a discutere sul possibile significato
dei rintocchi. Un corriere era passato per il villaggio una mezz'ora
prima e aveva bevuto un boccale di birra rimanendo in sella, senza
osare di smontare per la fretta di consegnare il suo messaggio; ma
neppure lui sapeva di che si trattasse, e non faceva che recare delle
lettere sigillate da parte di Sir Daniel Brackley a Sir Oliver Oates,
il parroco, che custodiva Moat House in assenza del padrone.
Ma ora si distingueva il rumore di un cavallo; e poco dopo, fuori del
margine del bosco e su per il ponte rimbombante cavalcava il giovane
"Master" (2) Richard Shelton, il pupillo di Sir Daniel. Egli almeno
avrebbe saputo, e lo chiamarono e lo pregarono di dare una
spiegazione. Tirò le briglie di buon grado: era un giovane non ancora
diciottenne, abbronzato e con gli occhi grigi, in un giaccone di pelle
di daino con il colletto di velluto nero, un cappuccio verde che gli
copriva la testa, e una balestra d'acciaio a tracolla. Pareva che il
corriere avesse recato grandi notizie. Era imminente una battaglia.
Sir Daniel aveva mandato a chiamare ogni uomo che sapesse usare l'arco
o manovrare l'ascia di guerra, perché andasse in tutta fretta a
Kettley, sotto pena di cadere in grave disgrazia; ma per chi dovessero
combattere o dove si dovesse combattere, Dick non ne sapeva niente.
Fra breve sarebbe venuto Sir Oliver in persona, e in quel momento
stesso Bennet Hatch stava armando gli uomini, perché era lui che
doveva guidare il gruppo.
- E' la rovina di questa bella terra - disse una donna. - Se i baroni
vivono di guerra, alla gente dei campi non resta che mangiare radici.
- Ma no - disse Dick, - ogni uomo che parte avrà mezzo scellino al
giorno, e gli arcieri uno scellino.
- Se vivono - ribatté la donna, - allora sta bene; ma che ne sarà se
muoiono, signor mio?
- Non potrebbero morire meglio che per il loro signore naturale -
disse Dick.
- Non signore naturale per me - disse l'uomo in camiciotto. - Io
seguivo i Walsingham; e così tutti noi giù per Brierly, fino a che due
anni fa non venne Candlemas. E adesso dobbiamo stare dalla parte di
Brackley! E' stata la legge a volerlo; e voi chiamate questo naturale?
E ora, vuoi con Sir Daniel e vuoi con Sir Oliver, che ne sa più di
legge che di onestà (3), non ho altro naturale signore che il povero
Re Enrico Sesto, che Dio lo benedica!, quel povero innocente che non
sa distinguere la destra dalla sinistra.
- Parli con lingua maligna, amico - rispose Dick, - accomunando nella
calunnia il tuo buon padrone e il re mio signore. Ma il Re Enrico, ne
faccia lode ai santi!, ha riacquistato la ragione e rimetterà tutto
tranquillamente in ordine. E quanto a Sir Daniel, sai fare bene il
coraggioso dietro le sue spalle. Ma non sarò io a riferire; e basta
così.
- Di voi non dico niente di male, "Master" Richard - replicò il
contadino. - Siete un ragazzo; ma quando sarete cresciuto e diventato
un uomo, vi ritroverete con le tasche vuote. Non dico altro: i santi
aiutino i vicini di Sir Daniel, e la Vergine benedetta protegga i suoi
pupilli!
- Clipsby - disse Richard, - tu dici cose che non posso ascoltare
senza disonorarmi. Sir Daniel è il mio buon padrone e il mio tutore.
- Ma andiamo, ora! mi volete spiegare un enigma? - ribatté Clipsby. -
Dalla parte di chi sta Sir Daniel?
- Non lo so - disse Dick, arrossendo leggermente; poiché il suo tutore
aveva cambiato continuamente di fazione nei turbamenti di quel
periodo, e ogni cambiamento gli aveva procurato un aumento di beni.
- Già - replicò Clipsby, - non lo sapete voi e non lo sa nessuno.
Perché lui è davvero uno che va a letto Lancaster e si alza York (4).
Proprio in quel momento il ponte risuonò sotto lo zoccolo ferrato, e
il gruppetto si voltò e vide Bennet Hatch venire galoppando: un tipo
bruno e brizzolato, di mano pesante e d'aspetto truce, armato di spada
e di lancia, il casco d'acciaio in testa e indosso il giaco di cuoio.
Era un uomo importante da quelle parti; la mano destra di Sir Daniel
in pace e in guerra, e in quel momento, per volontà del suo padrone,
balivo della centuria (5).
- Clipsby - gridò, - subito a Moat House, e facci arrivare tutti gli
altri pelandroni. Bowyer vi darà elmo e giaco. Dobbiamo partire prima
del coprifuoco. E bada: quello che arriva per ultimo alla porta del
cimitero lo pagherà Sir Daniel. Badaci bene! Ti conosco per un buono a
nulla. Nance - soggiunse, volgendosi a una delle donne, - il vecchio
Appleyard è in paese?
- Ve l'assicuro - rispose la donna. - Nel suo campo, certamente.
Così il gruppo si disperse, e mentre Clipsby traversava con tutta pace
il ponte, Bennet e il giovane Shelton cavalcavano insieme su per la
strada, attraverso il villaggio e oltre la chiesa.
- Vedrete quel vecchio brontolone - disse Bennet. - Sprecherà più
tempo a borbottare e a cianciare di Enrico Quinto di quanto non ce ne
voglia a ferrare un cavallo. E tutto perché è stato alle guerre di
Francia!
La casa cui erano diretti era l'ultima del villaggio, tutta sola fra i
lilla; e dietro, dai tre lati, un prato aperto saliva verso i margini
del bosco.
Hatch scese da cavallo, gettò le redini sulla staccionata, e
s'incamminò verso il campo, con Dick che lo seguiva a fianco a fianco,
fin dove il vecchio soldato stava vagando, affondando fino al
ginocchio nei suoi cavoli, e di tanto in tanto, con una voce fessa,
cantava qualche parola di una canzone. Era tutto vestito di cuoio,
mentre il cappuccio e la pellegrina erano di grossa lana nera,
annodati con nastri di scarlatto; il viso era come un guscio di noce,
tanto per il colore che per le rughe; ma i vecchi occhi grigi erano
ancora abbastanza limpidi, e la vista intatta. Forse era sordo; forse
pensava che non fosse all'altezza di un vecchio arciere di Azincourt
prestare attenzione a disturbi del genere; ma non sembrò che lo
smuovessero minimamente né le note cupe della campana a martello né
l'approssimarsi di Bennet e del ragazzo; e continuò ostinato a vagare,
canticchiando, con quella sua voce sottile e tremante:
"Ora, cara signora, se tu lo vuoi,
Ti prego, abbi pietà di me."
- Nick Appleyard - disse Hatch, - Sir Oliver ti saluta e ti invita a
recarti entro un'ora a Moat House, per prendervi il comando.
Il vecchio alzò la testa.
- Salute, padroni miei ! - disse, con un sorriso. - E dove va "Master"
Hatch?
- "Master" Hatch è in cammino per Kettley, con tutti gli uomini che si
possano mettere a cavallo - rispose Bennet. - Si sta preparando una
battaglia, pare, e il mio signore ha bisogno di rinforzi.
- Ah, capisco - replicò Appleyard. - E quale guarnigione mi lascerete?
- Ti lascio sei uomini validi, e Sir Oliver per soprammercato -
rispose Hatch.
- Non bastano a tenere il posto - disse Appleyard; - il numero non è
sufficiente. Ne occorrerebbero una quarantina.
- Diamine, è per ciò che siamo venuti da te, vecchio brontolone! -
ribatté l'altro. - Chi altro c'è all'infuori di te che potrebbe fare
qualcosa in quella casa con un presidio del genere?
- Già, quando arrivano i guai, ci si ricorda della vecchia scarpa -
replicò Nick. - Non c'è un uomo fra voi che sappia montare un cavallo
o maneggiare un'ascia; e quanto a tirare con l'arco, San Michele!, se
tornasse il vecchio Enrico Quinto, si presterebbe a fare da bersaglio
per un quattrino al colpo!
- Ma no, Nick, c'è ancora qualcuno che sa tirare bene d'arco - disse
Bennet.
- Tirare bene d'arco! - esclamò Appleyard. - Sì! Ma chi mi tirerà un
buon colpo? Ci vuole l'occhio, e la testa sulle spalle. Ora, che cosa
chiamereste voi un lungo tiro, Bennet Hatch?
- Be' - fece Bennet, guardandosi intorno, - un lungo tiro sarebbe da
qui alla foresta.
- Già, sarebbe un tiro piuttosto lungo - disse il vecchio, voltandosi
a guardare alle spalle, e quindi si portò una mano a schermirsi gli
occhi e rimase a fissare.
- Ma che stai a guardare? - domandò Bennet con una risatina. - Vedi
Enrico Quinto?
Il veterano continuò a guardare verso la collina in silenzio. Il sole
splendeva luminoso sulla prateria declinante; poche pecore bianche
vagavano brucando; tutto taceva all'infuori del rintoccare della
campana.
- Che c'è, Appleyard? - domandò Dick.
- Ma gli uccelli! - disse Appleyard.
Ed effettivamente, là dove la foresta correva come una lingua fra i
prati e terminava in pochi olmi verdissimi, a circa un tiro di freccia
dal campo dove stavano fermi i tre, uno sciame d'uccelli ne sfiorava
le cime svolazzando qua e là, in evidente disordine.
- Che c'entrano gli uccelli? - disse Bennet.
- Già! - ribatté Appleyard, - e vi credete pronto ad andare in guerra,
"Master" Bennet. Gli uccelli sono buone sentinelle; nei luoghi boscosi
fanno da prima linea, in battaglia. Guardate, ora: se faceste qui il
campo, ci potrebbero essere arcieri appiattati là a spiarci; e voi
stareste qui senza accorgervene!
- Ma che dici, vecchio brontolone? - disse Hatch. - Qui non ci sono
uomini più vicini a noi di quelli di Sir Daniel a Kettley; qui sei al
sicuro come nella Torre di Londra; e vuoi farci paura per qualche
fringuello o qualche passerotto!
- Ma sentilo! - sogghignò Appleyard. - Quante canaglie non darebbero
le loro due orecchie mozze per infilare con un dardo uno di noi! Per
San Michele! ci odiano come due puzzole!
- Be', è vero, odiano Sir Daniel - rispose Hatch, un po' più sul
serio.
- Già, odiano Sir Daniel! e odiano tutti quelli che lo servono - disse
Appleyard; - e per primi odiano Bennet Hatch e il vecchio Nicholas
l'arciere. Guardate qui: se ci fosse un tipo deciso là al margine del
bosco, e voi ed io gli fossimo a tiro, come siamo, per Giorgio!, chi
credete che sceglierebbe?
- Te, ci scommetto - rispose Hatch.
- Ci scommetto il mantello contro una cintura di cuoio che
sceglierebbero voi! - esclamò il vecchio arciere. - Voi avete messo a
fuoco Grirnstone, Bennet, e non ve lo perdoneranno mai, padrone mio.
Quanto a me, io sarò presto in un bel posto, che Dio me lo conceda, e
fuori del tiro dell'arco, fuori tiro di cannone, anzi, della loro
malizia. Sono vecchio e ben avviato a casa, dove il letto è pronto. Ma
per quanto riguarda voi, Bennet, voi rimarrete qui dopo di me a tutto
vostro pericolo, e se arriverete ai miei anni senza che vi abbiano
impiccato, allora vuol dire che il vecchio onesto spirito
d'Inghilterra è morto.
- Sei il più balordo vecchio bisbetico della foresta di Tunstall -
ribatté Hatch, visibilmente turbato da quelle minacce. - Prendi le tue
armi prima che arrivi Sir Oliver, e smettila di mugugnare per un bel
pezzo. Se tu avessi parlato tanto con Enrico Quinto, ne avrebbe avuto
le orecchie piene più delle tasche.
Una freccia fischiò nell'aria, come un enorme calabrone: andò a
colpire il vecchio Appleyard fra le scapole passandolo da parte a
parte, e l'arciere cadde in avanti in mezzo ai cavoli. Hatch, con un
grido strozzato, fece un balzo in aria; poi, piegandosi in due, corse
al riparo della casa. E intanto Dick Shelton si era inginocchiato
dietro un cespuglio di lilla e aveva imbracciato la balestra, tenendo
sotto mira la punta più avanzata del bosco.
Non si muoveva foglia. Le pecore continuavano pazienti a pascolare;
gli uccelli si erano calmati. Ma lì giaceva il vecchio, con una spanna
di freccia che gli sporgeva dal dorso; e più in là Hatch si teneva
addossato al muro, mentre Dick stava acquattato e pronto dietro il
cespo di lilla.
- Vedete niente? - gridò Hatch.
- Non si muove foglia - gridò Dick.
- Mi pare una vergogna lasciarlo lì a terra - disse Bennet facendosi
avanti di nuovo a passi esitanti e pallidissimo. - Tenete d'occhio il
bosco, "Master" Shelton, tenete bene d'occhio il bosco. I santi ci
assistano! è stato un tiro maestro!
Bennet sollevò sulle sue ginocchia il vecchio arciere. Non era ancora
morto; il viso gli si contorceva, e gli occhi gli si aprivano e
chiudevano meccanicamente, e aveva l'aspetto brutto e terribile di chi
soffre molto.
- Mi puoi sentire, vecchio Nick? - domandò Hatch. - Hai un ultimo
desiderio, prima di andartene, vecchio fratello?
- Strappatemi la freccia e fatemi morire, nel nome di Maria! - rantolò
Appleyard. - L'ho finita con la vecchia Inghilterra. Strappatela!
- "Master" Dick - disse Bennet, - venite qui e datemi una buona
strappata a questa freccia. Morirà contento, il povero peccatore.
Dick mise giù la balestra e tirando forte la freccia la trasse fuori.
Spillò un getto di sangue; il vecchio arciere sussultò tirandosi su a
mezzo, invocò ancora una volta il nome di Dio, e ricadde morto. Hatch,
in ginocchio fra i cavoli, pregò con fervore per il buon trapasso
dello spirito morente. Ma pur pregando, era palese che la mente gli si
volgeva altrove, e teneva sempre d'occhio il punto del bosco di dove
era partito il colpo. Quando ebbe finito, si levò di nuovo in piedi,
si sfilò una delle sue manopole di maglia d'acciaio, e si asciugò il
viso pallido, che il terrore faceva sudare.
- Ah, - disse, - ora sarà il mio turno.
- Chi è stato, Bennet? - domandò Richard, sempre tenendo in mano la
freccia.
- Lo sanno i santi! - disse Hatch. - Sono state una buona quarantina
d'anime cristiane che abbiamo stanato dalle loro case e dai loro
legittimi averi, lui e io. Lui ha pagato il fio, povero brontolone, e
non passerà molto, forse, che pagherò anch'io. Sir Daniel è un duro.
- E' una strana freccia, questa - disse il ragazzo, fissando il dardo
che aveva in mano.
- E' vero, in fede mia! - esclamò Bennet.- Nera, con la punta di piuma
nera. E' una freccia di malaugurio per la verità, perché il nero,
dicono, porta la sepoltura. E ci sono scritte delle parole. Asciugate
il sangue. Che vi leggete?
- «Appleyard da parte di John Aggiusta-tutto» - lesse Shelton. - Che
vorrà dire?
- No, non mi piace - replicò il vassallo. - John Aggiusta-tutto! Ecco
il nome di un malandrino pericoloso, per chi al mondo sta in alto! Ma
perché rimanere qui a fare da bersaglio? Prendetelo per le ginocchia,
buon "Master" Shelton, mentre io lo sollevo dalle ascelle, e
portiamolo dentro casa. Sarà un bel colpo per il povero Sir Oliver; si
farà bianco come un cencio lavato; pregherà come un mulino a vento.
Sollevarono il vecchio arciere e riunendo le forze lo portarono a
casa, dove era vissuto tutto solo. E lo posarono a terra, per non
sciupare il materasso, e fecero del loro meglio per raddrizzare e
comporre a dovere le membra.
La casa di Appleyard era linda e nuda. C'era un letto con la sua
coperta azzurra, un armadio, un grande cassettone, un paio di sgabelli
pieghevoli, un tavolo girevole nell'angolo del camino, e appese alla
parete la batteria degli archi del vecchio soldato e la corazza. Hatch
si mise a guardarsi intorno con curiosità.
- Nick aveva del denaro - disse. - Poteva aver messo da parte una
sessantina di sterline. Mi piacerebbe pescarle! Quando perdete un
vecchio amico, "Master" Richard, la migliore consolazione è quella di
esserne l'erede. Vediamo, ora, questo cassettone. Ci scommetterei
qualunque cosa che c'è dentro un mucchio d'oro. Era bravo a prendere e
cocciuto a conservare, l'arciere Appleyard. Che Dio dia pace allo
spirito suo! Era ancora in piedi e in giro a quasi ottant'anni, e
continuava a mettere da parte, ma adesso ha le spalle a terra, povero
brontolone, e non ha più bisogno di niente; e se il suo gruzzolo va a
un buon amico, sono sicuro che ne sarà più felice in cielo.
- Via, Hatch - disse Dick, - rispettate questi occhi che non vedono
più. Lo spogliereste in presenza del suo cadavere? No, si metterebbe a
camminare!
Hatch si fece parecchi segni di croce; ma ormai gli era tornato il
colore in viso, e non sarebbe stato facile stornarlo dalle sue
intenzioni. Si sarebbe messo d'impegno a frugare nel cassettone se non
si fosse sentito cigolare il cancello e subito dopo la porta di casa
non si fosse aperta e non avesse dato adito a un uomo alto, ben
portante, rosso in viso, nero d'occhi, sulla cinquantina, e in cotta e
veste nera.
- Appleyard - chiamò l'uomo entrando, ma s'interruppe di colpo. - Ave
Maria! - gridò. - Che i santi ci proteggano! Che novità è questa?
- Novità fredda per quanto riguarda Appleyard, signor parroco -
rispose Hatch, perfettamente disinvolto. - Colpito alla porta di casa,
è già arrivato alle porte del purgatorio. Ah sì, se è vero quanto si
dice, non gli mancheranno né carbone né candele.
Sir Oliver raggiunse a tentoni uno sgabello e vi si lasciò cadere
pallido e stordito.
- Questo è un castigo! Oh, un grande colpo! - singhiozzò, e intonò una
serie di preghiere.
Hatch intanto si era tolto riverentemente il casco e si era
inginocchiato.
- Ditemi, Bennet - disse il prete, riprendendosi alquanto, - e che
significa questo? Quale nemico ha fatto questo?
- Ecco qui la freccia, Sir Oliver. Vedete, ci sono scritte delle
parole - disse Dick.
- Ah! - esclamò il prete, - questo è un brutto annunzio! John
Aggiusta-tutto! Proprio un nome da Lollard (6). E nera, quanto a
malaugurio! Signori, questa freccia villana non mi piace. Ma importa
piuttosto tener consiglio. Chi potrà essere? Pensateci, Bennet. Di
tanti malintenzionati, chi potrebbe essere che ci sfida così
arditamente? Simnel? Non mi pare molto probabile. I Walsingham? No,
non sono ancora ridotti a tanto; ancora pensano di avere la legge
contro di noi, se i tempi cambiano. Ci sarebbe anche Simon Malmesbury.
Che ne pensate, Bennet?
- Che ne direste voi, signore - domandò Hatch a sua volta, - di Ellis
Duckworth?
- No, Bennet, mai. No, non lui - disse il prete. - Non si verifica mai
una sollevazione, Bennet, dal basso: così concorda l'opinione di tutti
i cronisti giudiziosi; ma la ribellione si muove verso il basso
dall'alto, e quando Dick, Tom e Harry danno di piglio all'ascia, cerca
sempre di scrutare a fondo quale signore ne profitti. Ora, Sir Daniel,
essendosi arruolato ancora una volta nel partito della Regina, è
malvisto dai signori Yorkisti. Da lì viene il colpo, Bennet; ma a
quale scopo preciso ancora non vedo; però è lì il nerbo di questo
guaio.
- Sentite, Sir Oliver - disse Bennet, - le assi del carro sono così
infocate in questo paese che da un pezzo sento odore di fuoco. Così
era per questo povero peccatore, Appleyard. E, col vostro permesso,
gli spiriti sono così male intenzionati verso tutti noi che non c'è
bisogno di York né di Lancaster per incitarli. Ecco senza cerimonie
quello che penso: voi, che siete un ecclesiastico, e Sir Daniel, che
gira con tutti i venti, vi siete impadroniti dei beni di molta gente,
e non pochi avete malmenati e impiccati. Siete chiamati a renderne
conto; alla fine, non so come, vi prendete sempre il sopravvento sulla
legge, e pensate che tutto sia sistemato. Ma permettetemi, Sir Oliver:
l'uomo che avete spogliato e battuto non fa che esserne più rabbioso,
e un giorno, quando è la volta del diavolo nero, eccolo con l'arco
puntato che v'infila da parte a parte con una spanna di freccia.
- No, Bennet, non parlate giusto. Bennet, vi dovrebbe far piacere che
vi si corregga - disse Sir Oliver. - Siete un ciarlone, un
chiacchierone, un pettegolone; avete la bocca più larga di tutte e due
le orecchie. Correggetevi, Bennet, correggetevi.
- E va bene, non parlerò più. Sia come piace a voi - disse il
vassallo.
Il prete si alzò dallo sgabello, e dall'astuccio per scrivere che
portava al collo prese cera e stoppino, e pietra focaia e acciarino.
Sigillò così il cassettone e l'armadio con lo stemma di Sir Daniel,
mentre Hatch guardava sconsolato; quindi si accinsero tutti e tre,
alquanto timorosi, a uscire dalla casa e montare a cavallo.
- Avremmo già dovuto essere in cammino, Sir Oliver - disse Hatch,
tenendo ferma la staffa mentre il prete montava.
- Già; ma, Bennet, le cose sono cambiate - osservò il parroco. - Non
c'è più ora Appleyard, sia pace all'anima sua!, a comandare il
presidio. Terrò voi, Bennet. Devo avere un uomo valido che mi faccia
star tranquillo in questo giorno di frecce nere. «La freccia che vola
di giorno», dice il Vangelo (7), non so più a quale proposito; sono
davvero un prete indolente, sono troppo preso dalle faccende del
mondo. Bene, avviamoci, "Master" Hatch. I soldati dovrebbero già
essere alla chiesa, ormai.
Cavalcarono così giù per la strada, spinti dal vento che faceva volare
i lembi del mantello del parroco; e alle loro spalle, mentre
avanzavano, cominciarono a formarsi e a salire delle nuvole, coprendo
il sole che tramontava. Avevano oltrepassato tre delle case sparse
componenti il villaggio di Tunstall, quando, giunti a una svolta, si
videro la chiesa dinanzi. Dieci o dodici case le si addossavano
intorno; ma dietro, il cimitero confinava con i prati. Al cancello del
cimitero si erano radunati una ventina circa di uomini, alcuni in
sella, altri fermi accanto alla testa dei loro cavalli. Erano
variamente equipaggiati e svariate erano le cavalcature; alcuni erano
armati di lancia, altri di ascia, altri di arco; e alcuni montavano
cavalli da tiro, ancora inzaccherati del fango dei solchi; perché
quegli uomini non erano che la feccia del paese, e tutti i migliori,
con i più bei cavalli e le più eleganti bardature, erano già con Sir
Daniel sul campo.
- Non ci siamo portati troppo male, che sia lodata la croce di
Holywood! Sir Daniel ne sarà ben soddisfatto - osservò il prete,
contando mentalmente i componenti della truppa.
- Chi va là? Fermo, se sei un fedele! - gridò Bennet.
Si vide un uomo scivolare attraverso il cimitero fra i tassi; e al
suono di quel richiamo smise di nascondersi e si lanciò di corsa verso
la foresta. Gli uomini alla porta, che fino a quel momento non si
erano accorti della presenza dell'estraneo, si riscossero e si
sparpagliarono. Quelli che erano scesi da cavallo presero ad
arrampicarsi in sella; gli altri galopparono all'inseguimento; ma
erano costretti a fare il giro del suolo consacrato e si capì subito
che la preda sarebbe sfuggita. Hatch, lanciando un'imprecazione,
scagliò il cavallo contro la siepe, per fargliela saltare; ma la
bestia si rifiutò e mandò il cavaliere a ruzzolare lungo disteso nella
polvere. E per quanto fosse di nuovo in arcione in un attimo e avesse
ripreso le briglie il momento giusto era passato, e il fuggitivo si
era troppo distanziato perché rimanesse qualche speranza di
catturarlo.
Il più saggio di tutti era stato Dick Shelton. Invece di lanciarsi a
un vano inseguimento, si era sfilato di spalla la balestra, l'aveva
messa in posizione, aveva incoccato una freccia; e ora, mentre gli
altri già desistevano, si volse a Bennet e gli domandò se dovesse
tirare.
- Tira! Tira! - gridò Sir Oliver con sanguinaria violenza.
- Coglietelo, "Master" Dick - disse Bennet. - Portatemelo giù come una
mela matura.
Al fuggitivo non mancavano ora che pochi salti per essere al sicuro;
ma quell'ultima parte di prato era in ripida salita e l'uomo correva
più lento in proporzione. Tuttavia, sia per l'oscurità del crepuscolo,
sia per i movimenti disordinati della corsa, non era un bersaglio
facile; e mentre Dick spianava l'arco, provò una specie di pietà, e un
mezzo desiderio di mancarlo. La freccia scoccò.
L'uomo inciampò e cadde, e un grand'urlo di gioia partì da Hatch e
dagli inseguitori. Ma facevano i conti sulla messe prima del raccolto.
L'uomo cadde con leggerezza; con la medesima leggerezza fu di nuovo in
piedi, si volse e agitò il berretto in allegro atto di sfida, e
l'attimo dopo era sparito in mezzo ai primi alberi del bosco.
- Che la peste lo colga! - gridò Bennet. - Ha i calcagni del ladro: sa
correre, per San Banbury! Ma l'avete preso, "Master" Shelton; si è
rubato la vostra freccia, che non gli possa mai venire neppure il bene
che gl'invidierei di meno!
- Ma che diamine faceva qui accanto alla chiesa? - si domandò Sir
Oliver. - Sono sicuro che è stato a combinare qualche malanno.
Clipsby, fa' il bravo, scendi da cavallo e fruga da per tutto fra i
tassi.
Clipsby si era appena allontanato che ritornò portando un pezzo di
carta.
- C'era questo scritto appuntato alla porta della chiesa - disse
porgendolo al parroco. - Non ho trovato altro, signor parroco.
- Ah, per il potere di Madre Chiesa! - esclamò Sir Oliver, - ma questo
è sacrilegio! Se si trattasse del capriccio del re, o se fosse il
signore del maniero, sta bene! Ma che un qualsiasi mascalzoncello in
giustacuore verde debba appiccicare dei cartelli alla porta di un
santuario... eh no, è puro sacrilegio, sacrilegio; e c'è chi è stato
arso vivo per mancanze di molto minor peso! Ma che c'è scritto qui? La
luce se ne sta andando. Buon "Master" Richard, tu hai occhi giovani.
Leggimi questo libello, ti prego.
Dick Shelton prese la carta e lesse forte. Conteneva pochi versi di
una filastrocca assai rozza, malamente rimata, scritta a caratteri
grossolani e con un'ortografia deplorevole. Correggendo alla meglio
l'ortografia, ecco quello che diceva:
«Avevo quattro frecce sotto la cintura
Quattro per le pene che ho dovuto soffrire.
Quattro per il numero degli uomini cattivi
Che spesso e volentieri m'hanno fatto patire.
Una è andata; una è già ben spedita;
Il vecchio Appleyard è morto.
Una è pronta per "Master" Bennet Hatch,
Che Grimstone ha incendiato, muri e tetto.
Una è per Sir Oliver Oates,
Che tagliò la gola a Sir Harry Shelton.
Sir Daniel, tu ti prenderai la quarta;
E crediamo che sia buona giustizia.
Avrete ciascuno la vostra parte,
Una freccia nera in ogni cuore nero.
Mettetevi in ginocchio per pregare:
Siete ladri già morti, che lo vogliate o no».
"John Aggiusta-tutto"
del Bosco Verde e la sua allegra brigata.
"Nota bene": abbiamo altre frecce e buona corda di canapa per altri
del vostro seguito.
- Ah, povera carità e povere grazie cristiane! - si lamentò Sir
Oliver. - Signori miei, questo è un brutto mondo, e diventa peggio
ogni giorno. Giuro sulla croce di Holywood che sono innocente d'ogni
male fatto a quel buon cavaliere, in atto o intenzione, innocente come
il bambino non battezzato. E neppure gli è stata tagliata la gola;
anche qui si sbagliano, e vivono ancora testimoni attendibili che lo
possono dimostrare.
- Non giova, signor parroco - disse Bennet. - Questi sono discorsi
fuori luogo.
- Ma no, "Master" Bennet, no. State al posto vostro, buon Bennet -
rispose il prete. - Devo far manifesta la mia innocenza. Non intendo
in alcun modo perdere la mia povera vita per un errore. Chiamo tutti a
testimonio che in quella storia io non c'entro. Non mi trovavo neppure
a Moat House. Ero stato mandato a fare una commissione prima delle
nove...
- Sir Oliver - disse Hatch, interrompendolo, - siccome non volete
farla finita con questo sermone, userò altri mezzi. Goffe, suona il
buttasella.
E mentre la tromba squillava, Bennet si accostò al parroco stupito e
gli sussurrò violentemente all'orecchio.
Dick Shelton vide l'occhio del prete volgersi per un istante a lui con
uno sguardo allarmato. E aveva di che riflettere; perché quel Sir
Harry Shelton era il suo padre naturale. Ma non disse parola, e
mantenne il viso impassibile.
Hatch e Sir Oliver discussero insieme per qualche minuto la loro
mutata situazione; fu deciso di buon accordo di riservare dieci uomini
non soltanto a presidio di Moat House, ma anche per scortare il prete
attraverso il bosco. Frattanto, siccome Bennet doveva rimanere, il
comando del rinforzo fu dato a "Master" Shelton. E non c'era altra
scelta; gli uomini non erano che villici rozzi, stolidi e inesperti di
guerra, mentre Dick non solamente era popolare, ma risoluto e serio
molto più di quanto la sua età non comportasse. Sebbene la sua
gioventù fosse trascorsa in quella rustica contrada, il ragazzo era
stato bene istruito nelle lettere da Sir Oliver, e Hatch in persona
gli aveva mostrato come usare le armi e gli aveva inculcato i primi
principi del comando. Bennet era sempre stato gentile e pronto ad
aiutare; era uno di quelli che sono crudeli come la morte per chi
considerano nemici ma ruvidamente fedeli e ben disposti verso gli
amici; ed ora, mentre Sir Oliver entrava nella casa vicina a compilare
con la sua scrittura rapida ed elegante un "memorandum" degli ultimi
avvenimenti per il suo signore, Sir Daniel Brackley, Bennet si
avvicinò al suo alunno per augurargli l'aiuto di Dio nella sua
impresa.
- Dovete fare il giro lungo, "Master" Shelton - gli disse, - passando
per il ponte, se ci tenete alla vita! Mandate avanti di cinquanta
passi un uomo sicuro, per attirare i colpi; e procedete cauto finché
non sarete al di là del bosco. Se le canaglie vi assalgono, fuggite di
galoppo; rimanere non gioverebbe a nulla. E andate sempre avanti,
"Master" Shelton; non mi tornate indietro, se vi preme la vita;
ricordatevi che non ci sono aiuti a Tunstall. E ora, visto che andate
a combattere le grandi guerre per il re e io continuo a rimanere qui
con estremo pericolo per la mia vita e solo i santi sanno se ci
rincontreremo mai più quaggiù, vi do gli ultimi consigli prima che
partiate. Tenete d'occhio Sir Daniel; non è uomo sicuro. Non riponete
la vostra fiducia nel prete; non ha cattive intenzioni, ma fa la
volontà degli altri; è un'arma in mano a Sir Daniel! Fatevi
rispettare, là dove andate; e cercate sempre di farvi amici forti e
sicuri. E dite qualche paternostro per Bennet Hatch. Ci sono al mondo
canaglie peggiori di Bennet. Ecco tutto, e Dio vi aiuti!
- E il cielo sia con voi, Bennet! - disse Dick di rimando. - Voi mi
siete stato sempre un buon amico, e lo ripeterò sempre.
- E sentite ancora, figliolo, - soggiunse Hatch, con un certo
imbarazzo, - se quel John Aggiusta-tutto mi dovesse pizzicare con una
freccia, potreste, forse, destinare un marco d'oro o forse anche una
sterlina alla mia povera anima; perché è probabile che me la passerò
brutta in purgatorio.
- Farò come volete, Bennet - rispose Dick. - Ma che idea, amico mio!
Noi ci rincontreremo, e dove avrete più bisogno di birra che di messe.
- Così vogliano i santi, "Master" Dick! - fece l'altro. - Ma ecco che
arriva Sir Oliver. E se fosse così svelto con la balestra come con la
penna, sarebbe un bravo soldato.
Sir Oliver diede a Dick un pacchetto sigillato, con la soprascritta:
«Al mio onoratissimo signore, Sir Daniel Brackley, cavaliere, da
consegnare al più presto».
E Dick, infilandoselo nel giustacuore, lanciò un ordine e prese
la strada del villaggio in direzione di ponente.
NOTE.
NOTA 1: Enrico Quarto di Lancaster (1421-1471) re d'Inghilterra e di
Francia. Combatté contro Giovanna d'Arco, perdendo la Francia. Fu
ucciso durante la guerra delle Due Rose, nella quale Edoardo Quarto di
York gli strappò il regno (Nota del traduttore).
NOTA 2: ""Master"" è titolo di cortesia per un giovane gentiluomo;
anche applicabile a personaggi d'una certa importanza locale (Nota del
traduttore).
NOTA 3: La figura di questo indegno ecclesiastico, che apparirà spesso
in una luce odiosa, non deve turbare la coscienza del lettore.
Purtroppo, quei tempi, che videro il fulgido eroismo di Giovanna
d'Arco, registrarono anche penosi esempi di disorientamento religioso
e morale (Nota del traduttore).
NOTA 4: Lancaster e York, le due Case in lotta nella guerra delle Due
Rose (Nota del traduttore).
NOTA 5: Centuria, antica suddivisione di una contea (Nota del
traduttore).
NOTA 6: Lollard: riformatore eretico inglese del secolo
Quattordicesimo, condannato dall'Inquisizione (Nota del traduttore).
NOTA 7: Non il Vangelo contiene quest'espressione, ma il libro dei
salmi, esattamente al salmo 90, verso 5 (Nota del traduttore).
LIBRO PRIMO.
I DUE RAGAZZI.
ALL'INSEGNA DEL SOLE IN KETTLEY.
Sir Daniel e i suoi uomini si erano sistemati dentro e intorno a
Kettley quella notte, acquartierati al caldo e sotto buona guardia. Ma
il Cavaliere di Tunstall non si concedeva mai posa quando si trattava
di far soldi; e anche ora, alla vigilia di un'avventura che poteva
portargli gran bene o conciarlo male, era su all'una dopo mezzanotte
intento a spremere i suoi poveri vicini. Era un gran trafficante in
eredità disputate; il suo metodo consisteva nel riscattare le
rivendicazioni più improbabili, e poi, cattivandosi il favore dei
grandi signori intorno al re, ottenere decisioni ingiuste a proprio
favore; oppure, se giudicava troppo tortuoso questo metodo,
impadronirsi del feudo disputato con la forza delle armi, e contare
sulla propria influenza e sulle astuzie legali di Sir Oliver per
tenersi quanto aveva arraffato. Kettley era un caso del genere; era
caduto molto recentemente nelle sue grinfie; si trovava ancora di
fronte all'opposizione dei feudatari; ed era per intimidire il
malcontento che aveva guidato le sue truppe da quella parte.
Alle due del mattino Sir Daniel se ne stava seduto nella sala della
locanda, vicino al camino, perché faceva freddo a quell'ora tra le
paludi di Kettley. A portata di mano aveva un boccale di birra
aromatica. Si era tolto l'elmo a visiera e sosteneva con una mano la
testa calva e il viso magro e scuro, tutto avvolto nel buon calore di
un mantello color rosso vivo. In fondo alla stanza una dozzina circa
dei suoi uomini stavano di sentinella alla porta o dormivano sulle
panche; e, un po' più vicino, un ragazzo dall'apparente età di dodici
o tredici anni era sdraiato su un mantello steso sul pavimento. L'oste
del Sole stava in piedi davanti al grand'uomo.
- Ora stammi bene a sentire, mio caro oste - disse Sir Daniel, - segui
i miei ordini e sarò sempre un buon signore per te. Devo avere uomini
in gamba a capo dei borghi, e voglio Adam-a-More come connestabile;
facci bene attenzione. Se verranno scelti altri uomini, non te ne
verrà alcun bene; anzi, ti costerà caro. Nei riguardi di quelli che
hanno pagato tributi a Walsingham prenderò i debiti provvedimenti; e
tu sei fra loro, mio caro oste.
- Buon cavaliere - disse l'oste, - vi posso giurare sulla croce di
Holywood che ho pagato a Walsingham soltanto sotto compulsione. No,
eccellente cavaliere, io non amo i Walsingham furfanti; erano poveri
come ladri, eccellente cavaliere. Ma datemi un gran signore come voi.
Chiedete pure ai vicini, se non sono tutto per Brackley.
- Può essere - disse Sir Daniel, secco. - Allora pagherai doppio.
Il locandiere fece una brutta smorfia; ma questa era una cattiva sorte
che poteva facilmente capitare a un proprietario in quei tempi
turbolenti, e forse in fondo fu contento di essersela cavata così a
buon mercato.
- Portami quello là, Selden! - ordinò il cavaliere.
E uno dei suoi uomini gli trascinò davanti un povero vecchio
strisciante, pallido come una candela e tutto tremante di febbre di
palude.
- Canaglia - disse Sir Daniel, - come ti chiami?
- Al vostro servizio - rispose l'uomo. - Mi chiamo Condall, Condall di
Shoreby, sempre ai vostri ordini.
- Ho avuto su di te cattivi rapporti - replicò il cavaliere. - Sei
esperto di tradimenti, mascalzone; vai spigolando sui fitti; sei
sospettato molto da vicino della morte di parecchie persone. Che ti dà
tanto ardire? Ma ti piegherò io, sta' tranquillo.
- Mio onoratissimo e reverendissimo signore - esclamò l'uomo, - qui
c'è un malinteso, col vostro riverito permesso. Io non sono che un
povero cittadino privato, e non ho mai fatto male a nessuno.
- Il vice-sceriffo mi ha fatto di te un pessimo rapporto - disse il
cavaliere. - «Arrestatemi» ha detto «quel Tyndal di Shoreby».
- Condall, mio buon signore; Condall è il mio povero nome - disse il
poveretto.
- Condall o Tyndal è la stessa cosa - ribatté Sir Daniel con
freddezza. - Quello che importa è che sei qui e io sospetto assai
della tua onestà. Se vuoi salvarti il collo scrivimi subito
un'obbligazione per venti sterline.
- Per venti sterline, mio buon signore! - esclamò Condall. - Ma questa
è follia da solleone! Tutto il mio avere non arriva a settanta
scellini.
- Condall o Tyndal - replicò Sir Daniel con un sorrisetto, - correrò
il rischio della partita. Scrivi venti, e quando mi sarò risarcito di
tutto quello che posso, sarò per te un buon padrone e ti condonerò il
resto.
- Ahimè! mio buon signore, non è possibile; non so scrivere - disse
Condall.
- E sta bene! - fece il cavaliere. - Allora non c'è rimedio. Eppure,
Tyndal, se la mia coscienza l'avesse permesso, ti avrei risparmiato
volentieri. Selden, portami con delicatezza questo vecchio
chiacchierone all'olmo più vicino e impiccalo con tutti i riguardi,
dove io possa vederlo quando passo a cavallo. Addio, buon "Master
Condall", caro "Master Tyndal"; sei di partenza difilato per il
Paradiso; fa' buon viaggio!
- No, no, mio amabilissimo signore - replicò Condall, forzandosi a un
sorriso ossequioso, - se proprio comandate così, come bene vi
conviene, io da parte mia, con tutta la misera abilità che possiedo,
farò quanto comandate.
- Amico! - disse Sir Daniel, - ora scriverai due volte venti. Va' là
che sei troppo furbo per vivere con settanta scellini. Selden, fallo
scrivere secondo le dovute regole, con la controfirma di regolari
testimoni.
E Sir Daniel, che era un cavaliere sempre d'ottimo umore da non aver
rivali in Inghilterra, bevve una sorsata della sua birra calda e
aromatizzata, e si abbandonò sullo schienale sorridendo.
Intanto il ragazzo disteso sul pavimento cominciò a muoversi, si mise
seduto e si guardò intorno con spavento.
- Vieni qua - disse Sir Daniel; e come l'altro si alzò a quel comandò
e gli si avvicinò lentamente, si ributtò all'indietro e scoppiò in una
risata. - Per la croce! - esclamò, - che giovanotto in gamba!
Il ragazzo avvampò di collera, e dagli occhi neri gli dardeggiò uno
sguardo d'odio. Ora che era in piedi, era ancora più difficile
stabilirne con precisione l'età. Il volto aveva un'espressione
alquanto più matura ma era liscio come quello d'un bambino; d'ossatura
e di corporatura era insolitamente snello, e nell'andatura piuttosto
incerto.
- Mi avete chiamato, Sir Daniel - disse. - Che c'è da ridere sul mio
misero stato?
- Ma sì, lasciami ridere - disse il cavaliere. - Caro borbottone,
lasciami ridere, fammi il piacere. Se ti potessi vedere, ti garantisco
che rideresti tu per primo.
- Sta bene - fece il ragazzo, ancora arrossendo, - risponderete di
questo quando risponderete di tutto il resto. Ridete pure finché
potete!
- Vediamo, vediamo, caro cugino - replicò Sir Daniel, con una certa
serietà; - non pensare che io mi prenda gioco di te, se non per stare
un po' allegri, come si fa tra parenti e fra amici intimi. Ti faccio
fare un matrimonio di mille sterline, va' là! e ti voglio
straordinariamente bene. Ti ho preso, è vero, con una certa ruvidezza,
come lo richiedeva l'occasione; ma da ora in poi ti manterrò di buon
cuore e ti servirò volentieri. Sarai "Mister" Shelton, "Lady" Shelton,
anzi! Poiché il giovanottello promette splendidamente. Via! non devi
prendertela per un'onesta risata; purga la malinconia. Le canaglie non
ridono, caro cugino. Mio buon oste, prepari qui un buon pasto per mio
cugino "Master" John. Siedi, bellezza, e mangia.
- No - disse "Master" John, - non spezzerò mai il pane. Visto che mi
costringete a questo peccato, digiunerò nell'interesse dell'anima mia.
Ma, mio buon oste, fatemi la gentilezza di darmi una tazza d'acqua
fresca; vi sarò davvero molto obbligato della cortesia.
- Avrai la dispensa, va' là! - esclamò il cavaliere. - E una completa
assoluzione, in fede mia! Sta' tranquillo, dunque, e mangia.
Ma il ragazzo fu ostinato, bevve una tazza d'acqua e, avvolgendosi di
nuovo stretto nel mantello, andò a sedersi in un angolo, meditabondo.
Dopo un paio d'ore si avvertirono nel villaggio un movimento di
sentinelle che davano l'alt e uno strepito d'armi e di cavalli; e poco
dopo un gruppo di armati raggiunse la porta della locanda e Richard
Shelton, tutto inzaccherato, si presentò sulla soglia.
- Vi saluto, Sir Daniel! - disse.
- Ma come! Dickie (1) Shelton! - esclamò il cavaliere; e udendo
pronunciare il nome di Dick, l'altro ragazzo lo guardò con curiosità.
- Che fa Bennet Hatch?
- Vi piaccia, cavaliere, prendere conoscenza di questo dispaccio da
parte di Sir Oliver, che vi spiegherà come stanno le cose - rispose
Richard, porgendo la lettera del prete. - E vi piaccia inoltre
affrettarvi quanto più possibile a Risingham; perché venendo qui
abbiamo incontrato uno che galoppava furiosamente con delle lettere,
e, secondo quanto ci ha detto, il signore di Risingham si trova molto
a mal partito e sente moltissimo la mancanza della vostra presenza.
- Come hai detto? A mal partito? - ripeté il cavaliere. - No, allora,
ci affretteremo mettendoci a sedere, caro Richard. Dato come vanno le
cose in questo povero regno d'Inghilterra, chi cavalca più adagio
cavalca più sicuro. Il ritardo, dicono, genera pericolo; ma è
piuttosto questa smania di fare che disfa gli uomini; tientelo per
detto, Dick. Ma fammi vedere, prima, che bestiame m'hai portato.
Selden, una fiaccola qui alla porta!
E Sir Daniel uscì sulla strada del villaggio e al chiarore
fiammeggiante della torcia ispezionò la nuova truppa. Era un vicino
impopolare e un padrone impopolare; ma come condottiero in guerra era
molto amato da quelli che cavalcavano dietro le sue insegne. Il suo
ardimento, il coraggio a tutta prova, la sua sollecitudine per il
benessere dei soldati, perfino le sue beffe grossolane piacevano
enormemente ai baldi armigeri in casco e giaco.
- Ma no, per la croce! - gridò. - Che misera roba è questa? Eccone qui
uno ricurvo come un arco, e qui un altro secco come una lancia. Amici,
cavalcherete in prima linea in battaglia; posso fare a meno di voi,
amici. Ma guarda qui questo vecchio villano su quel ronzino pezzato!
Un montone di due anni a cavallo d'un porco avrebbe un aspetto più
marziale. Ah! Clipsby, ci sei, vecchio ratto? Ecco un uomo che potrei
perdere allegramente; andrai avanti a tutti, con un occhio di bue
dipinto sulla casacca, per fare meglio da bersaglio alle frecce;
briccone, sarai tu a mostrarmi la strada.
- Vi mostrerò qualunque strada, Sir Daniel, meno quella di cambiare
partito, - gli rispose Clipsby, arditamente.
Sir Daniel si fece una grassa risata.
- Ma bene, ben detto! - esclamò. - Hai una lingua pronta in bocca, va'
là! Ti perdono perché sei spiritoso. Selden, fa' dare da mangiare a
uomini e bestie.
Il cavaliere rientrò nella locanda.
- Ora, amico Dick, - disse, - siediti. Ecco qui buona birra e lardo
affumicato. Mangia, mentre leggo.
Sir Daniel aprì il pacchetto e, leggendo, la fronte gli si oscurò.
Quand'ebbe terminato rimase un poco in silenzio, a riflettere. Poi si
volse con un'occhiata brusca al suo pupillo.
- Dick - chiese, - hai visto questi versacci da quattro soldi?
Il ragazzo rispose di sì.
- Fanno il nome di tuo padre - continuò il cavaliere; - e il nostro
povero parroco brontolone è accusato da qualche pazzo di averlo
trucidato.
- L'ha vivacemente negato - rispose Dick.
- Davvero? - fece il cavaliere, secco. - Non gli dar retta. Ha la
lingua sciolta; ciancia come una gazza. Un giorno, quando troverò il
tempo e l'occasione, Dick, t'informerò personalmente con maggior
precisione al riguardo. Ci fu un certo Duckworth che fu molto
sagacemente biasimato in proposito; ma i tempi erano turbolenti, e non
c'era da ottenere giustizia.
- Accadde a Moat House? - osò domandare Dick, con il cuore che gli
batteva.
- Accadde tra Moat House e Holywood - rispose calmo Sir Daniel: ma
lanciò uno sguardo di sfuggita e cupo di sospetto, al viso di Dick. -
E adesso - soggiunse il cavaliere, - finisci presto di mangiare;
tornerai a Tunstall con poche righe mie.
Dick si rattristò in volto.
- Di grazia, Sir Daniel - esclamò, - mandate uno dei contadini! Vi
supplico di farmi prendere parte alla battaglia. So tirare bene, ve
l'assicuro.
- Non lo metto in dubbio - rispose Sir Daniel, accingendosi a
scrivere. - Ma qui non si tratta, Dick, di farsi onore. Rimango a
Kettley finché non avrò avuto notizie sicure della guerra, e allora
soltanto andrò a unirmi al vincitore. Non gridare alla vigliaccheria;
è semplicemente saggezza, Dick; perché questo povero regno è talmente
scombussolato dalle rivolte e il nome e la guardia del re cambiano
tanto spesso, che nessuno può essere certo del domani. Il rischio e la
spensieratezza si precipitano a testa bassa, ma il signor buon
consiglio se ne rimane da parte, aspettando.
Con ciò, Sir Daniel, voltando le spalle a Dick e andandosi a mettere
all'angolo più lontano del lungo tavolo, cominciò a scrivere la sua
lettera, con la bocca storta, perché quella faccenda della Freccia
Nera gli si era ficcata di traverso in gola.
Intanto il giovane Shelton continuava di buon appetito la sua
colazione, quando si sentì toccare sul braccio e udì una voce
sussurrargli pianissimo all'orecchio:
- Non vi muovete, vi supplico - disse la voce, - ma per carità
insegnatemi la strada più diretta per Holywood. Vi supplico, ragazzo
buono, confortate una povera anima in pericolo e in estrema angustia,
e fatemi andare via, lontano, dove possa trovar pace.
- Prendete la via del mulino a vento - rispose Dick, nel medesimo
tono; - vi porterà fino al traghetto del Till; là domandate.
E senza volgere la testa, riprese a mangiare. Ma con la coda
dell'occhio vide di sfuggita il giovanotto chiamato "Master" John che
scivolava furtivo fuori della stanza.
- Diamine - pensò Dick, - è giovane come me. E mi ha chiamato «ragazzo
buono»! Se l'avessi saputo, avrei visto quel ragazzino impiccato prima
di dargli l'informazione. Be', se traversa la palude, posso
raggiungerlo e tirargli le orecchie.
Mezz'ora dopo, Sir Daniel diede a Dick la lettera ordinandogli di
affrettarsi a tornare a Moat House. E un'altra mezz'ora dopo la
partenza di Dick, arrivò un messaggero, in grande urgenza, da parte di
Lord Risingham.
- Sir Daniel - disse il messaggero, - vi siete perduto grande onore,
davvero! Si è ripreso a combattere questa mattina prima dell'alba e
abbiamo battuto la loro avanguardia e disperso l'ala destra. Solo al
centro resiste dura la battaglia. Se avessimo la vostra truppa fresca,
li scaraventeremmo tutti a fiume. Ma come, cavaliere! Volete essere
l'ultimo? Non si addice alla vostra buona fama.
- No di certo! - esclamò il cavaliere. - Stavo proprio per mettermi in
marcia. Selden, suona il buttasella. Signore, sono con voi
all'istante. E' soltanto due ore fa che è arrivata la maggior parte
degli uomini ai miei ordini, signor messo. Che volete? Speronare sta
bene, ma si finisce per ammazzare il cavallo. Animo, ragazzi!
Ora la tromba squillava allegramente nel mattino, e da tutte le parti
gli uomini di Sir Daniel si riversarono nella strada principale e si
mettevano in formazione davanti alla locanda. Avevano dormito armati,
con i cavalli sellati, e in dieci minuti un centinaio di armigeri e di
arcieri, ben equipaggiati, disciplinati e vispi, si erano allineati ed
erano pronti. La maggior parte portavano i colori di Sir Daniel,
amaranto e azzurro, con bell'effetto sullo schieramento. I meglio
armati cavalcavano di fronte; e senza farsi notare, in coda alla
colonna, veniva il mesto rinforzo giunto la notte. Sir Daniel guardò
con orgoglio la sfilata.
- Ecco dei ragazzi che nei guai vi serviranno - disse.
- Sono in gamba, davvero - ammise il messaggero. - Tanto più mi
dispiace che non vi siate messo in marcia prima.
- Be' - fece il cavaliere, - che ci volete fare? Il principio della
festa alla fine della zuffa, signor messo - e montò in sella. - Ma
come, dov'è ora? - gridò. - John! Joanna! No, per la santa croce! dove
s'è cacciata? Oste, dov'è quella ragazza?
- Ragazza, Sir Daniel? - esclamò l'oste. - No, signore, non ho visto
nessuna ragazza.
- Ragazzo, allora, vecchio barbogio! - urlò il cavaliere. - Ma non hai
visto che era una ragazza? Quella nel mantello color amaranto, che ha
fatto colazione con l'acqua, imbecille, dov'è?
- Ma come, che i santi ci benedicano! "Master" John, lo chiamavate -
disse l'oste. - Be' non pensavo a male. Se n'è andato. L'ho visto...
l'ho visto nella stalla una buona ora fa; stava sellando un cavallo
grigio.
- Ah, per la croce! - gridò Sir Daniel. - Quella ragazzina mi valeva
cinquecento sterline e anche più.
- Signor cavaliere - osservò il messaggero con amarezza, - mentre voi
siete qui a strepitare per cinquecento sterline, il regno
d'Inghilterra, altrove, sta per essere sconfitto e perduto.
- Ben detto - replicò Sir Daniel. - Selden, prendi sei balestrieri:
dalle la caccia. Costi quel che costi; ma al mio ritorno fammela
trovare a Moat House. Ne va della tua testa. E ora, signor messo, in
marcia.
E la truppa si mise al trotto serrato, e Selden e i suoi sei uomini
furono lasciati indietro sulla via di Kettley, sotto gli occhi
attoniti dei villici.
NOTE.
NOTA 1: Dickie, vezzeggiativo di Dick, a sua volta diminutivo di
Richard (Nota del traduttore).
NELLA PALUDE.
Erano quasi le sei di quel mattino di maggio quando Dick cominciò a
inoltrarsi nella palude lungo il suo cammino di ritorno a casa. Il
cielo era azzurrissimo; il vento gaio soffiava forte e costante; le
pale del mulino vorticavano; e i salici che coprivano tutta la palude
ondeggiavano biancheggianti come un campo di grano. Era stato in sella
tutta la notte, ma il cuore era buono e il corpo saldo, e cavalcava
allegramente.
Il sentiero s'insinuava nella palude finché non gli si persero alla
vista tutti i vicini punti di riferimento, fuorché il mulino di
Kettley sul monticello alle sue spalle, e le cime della Foresta di
Tunstall lontano davanti a lui. A destra e a sinistra si spandevano
grandi campi di giunchi e salici oscillanti, pozze d'acqua agitate dal
vento e acquitrini traditori, verdi come lo smeraldo, a tentare e
ingannare il viaggiatore. Il sentiero correva quasi diritto attraverso
la palude. Era già antichissimo; lo avevano costruito, con solide
basi, le soldatesche romane; col passare dei secoli gran parte aveva
ceduto, e qua e là, per qualche centinaio di metri, era andato
sommerso dalle acque stagnanti.
A circa un miglio da Kettley, Dick giunse ad una di queste
interruzioni della linea piana del selciato, dove i giunchi e i salici
crescevano alla rinfusa come isolette e confondevano l'occhio. La
breccia, per giunta, si apriva insolitamente lunga; era un punto dove
qualsiasi estraneo al luogo avrebbe potuto facilmente trovarsi nei
guai; e Dick pensò, con qualcosa di simile all'angoscia, al giovinetto
che aveva così imperfettamente indirizzato. Quanto a lui, un'occhiata
indietro dove le ali del mulino giravano nere contro l'azzurro del
cielo, uno sguardo avanti al terreno rialzato della Foresta di
Tunstall, e s'era già sufficientemente orizzontato; e procedeva
diritto con l'acqua che sciacquava intorno ai ginocchi del cavallo,
sano e salvo come su una strada maestra.
A metà cammino, quando già scorgeva il sentiero levarsi alto e
asciutto in lontananza, avvertì un gran sguazzare alla sua destra, e
vide un cavallo grigio affondato nella melma fino alla pancia, che
ancora lottava spasmodicamente. Immediatamente, come se avesse intuito
l'avvicinarsi di un aiuto, la povera bestia cominciò a nitrire in modo
straziante. Intanto rotava l'occhio iniettato di sangue, pazzo di
terrore; e come si dimenava nella strettoia del fango, nugoli
d'insetti mordaci si levavano e gli ronzavano intorno.
- Mio Dio! - pensò Dick, - può essere perito quel povero ragazzo?
Questo è il suo cavallo, certamente, un così bel grigio! No, camerata,
se mi supplichi così pietosamente, farò tutto quello che un uomo può
fare per aiutarti. Non ti lascerò lì ad affondare centimetro per
centimetro!
E mirò con la balestra e attraversò con una freccia la testa della
misera creatura.
Dopo questo atto di ruvida misericordia, Dick riprese a cavalcare con
maggior calma, guardandosi bene attorno per non lasciarsi sfuggire un
qualsiasi indizio di chi l'aveva preceduto nel cammino con meno
fortuna.
- Avrei dovuto tentare di spiegargli meglio - pensava; - perché ho
gran paura che si sia smarrito nel pantano.
E proprio mentre pensava così, una voce lo chiamò per nome da una
parte del selciato, e voltandosi scorse il viso del ragazzo che faceva
capolino da un ciuffo di giunchi.
- Sei lì? - fece Dick tirando le redini. - Stai così nascosto fra i
giunchi che ti avrei oltrepassato senza vederti. Ho visto il tuo
cavallo impantanato, e l'ho liberato dalla sua agonia, il che, in
verità, se tu fossi stato un più misericordioso cavaliere, avresti
fatto tu stesso. Ma vieni fuori dal tuo nascondiglio. Qui non c'è
nessuno che possa darti fastidio.
- Ma io non ho armi, buon ragazzo, né saprei usarle se le avessi -
replicò l'altro, uscendo sul sentiero.
- Mi chiami «ragazzo»? - fece Dick. - Non sei, mi pare proprio, il
maggiore di noi due.
- Buon "Master" Shelton - disse l'altro, - di grazia, perdonatemi. Non
avevo la minima intenzione di offendervi. Piuttosto vorrei supplicare
in ogni modo la vostra benevolenza e il vostro favore, perché mi trovo
in una situazione più brutta che mai, ora che ho perduto la strada, il
mantello, e il mio povero cavallo. Ritrovarmi con frusta e speroni, e
senza un cavallo da montare! E soprattutto - soggiunse, guardandosi
mesto l'abbigliamento, - soprattutto, essermi così malamente
imbrattato!
- E che! - rise Dick. - Vorresti fare un bagno? Sangue di ferita o
polvere di strada: ecco l'ornamento di un uomo.
- Be', allora lo preferisco disadorno - osservò il giovinetto. - Però
vi prego, come devo fare? Di grazia, buon "Master" Richard, aiutatemi
con un vostro consiglio. Se non arrivo sano e salvo a Holywood, sono
perduto.
- Ecco - disse Dick, scendendo di cavallo, - ti darò più che un
consiglio. Prendi il mio cavallo, e io intanto correrò, e quando sarò
stanco faremo di nuovo il cambio, in modo che, cavalcando e correndo,
andremo tutti e due più in fretta.
Così fu fatto il cambio, e procedettero più lesti che poterono sul
selciato ineguale, Dick con la mano appoggiata sul ginocchio
dell'altro.
- Com'è che ti chiami? - domandò Dick.
- Chiamatemi John Matcham - rispose il giovinetto.
- E che ti spinge ad andare a Holywood? - continuò Dick.
- Vi cerco rifugio da un uomo che continua a opprimermi - fu la
risposta. - Il buon abate di Holywood è un robusto pilastro per i
deboli.
- E come sei capitato con Sir Daniel, "Master" Matcham? - insisté
Dick.
- Ah! - esclamò l'altro. - Per abuso di forza! Mi ha strappato con la
violenza da casa mia; mi ha vestito di questi panni; mi ha trascinato
sul suo cavallo fino a sfinirmi; mi ha beffato al punto che avrei
pianto; e quando fu certo che i miei amici ci inseguivano, sperando di
riprendermi, mi ha passato dietro perché facessi da bersaglio! Mi
hanno anche sfiorato al piede destro, e zoppico camminando. Ah, ma
verrà un giorno che ci si metterà di fronte; e la pagherà per tutto!
- Vorresti sparare alla luna con un archibugio? - disse Dick. - E' un
valoroso cavaliere, e ha una mano di ferro. Se indovinasse che ti ho
fatto scappare o che soltanto mi sono immischiato nella tua fuga, non
me la farebbe passare liscia.
- Ah, povero ragazzo - fece l'altro, - voi siete il suo pupillo, lo
so. Alla stessa stregua lo sono io, o almeno così dice lui; oppure ha
comperato il mio matrimonio, non so esattamente; ma se ne serve per
opprimermi.
- E insisti con questo «ragazzo»! - disse Dick.
- E allora vi devo chiamare «ragazza», buon Richard? - domandò
Matcham.
- Niente ragazze per me - ribatté Dick. - Le ripudio in blocco!
- Parlate proprio da ragazzino - disse l'altro. - V'interessano più di
quanto volete dare a vedere.
- Non a me - disse Dick ostinato. - Non ci penso nemmeno. Sono una
peste, te l'assicuro! Fatemi cacciare, e combattere, e banchettare, e
vivere con l'allegra gente dei boschi. Non ho mai ancora sentito di
una ragazza che facesse qualche cosa di utile fuorché una: e quella,
poveretta, l'hanno bruciata come strega e perché vestiva panni da uomo
contro natura.
"Master" Matcham si fece con fervore il segno della croce e sembrò che
pregasse.
- Ma che fai? - domandò Dick.
- Prego per l'anima di lei - rispose l'altro, con la voce alquanto
turbata.
- Per l'anima d'una strega? - rise Dick. - Ma prega pure per lei, se
ti fa piacere; era la migliore ragazza d'Europa, quella Giovanna
d'Arco. Il vecchio Appleyard, l'arciere, scappava davanti a lei,
diceva, come se fosse stata Satana. E invece era una ragazza
coraggiosa.
- Sì, buon "Master" Richard - riprese a dire Matcham, - ma se le
ragazze vi piacciono così poco, non siete un vero uomo naturale,
perché Dio ci ha fatti due con intenzione, e ha portato nel mondo il
vero amore che fosse la speranza dell'uomo e il conforto della donna.
- Eh via! - fece Dick. - Sei un pupo lattante, a farla così lunga con
le donne. E se pensi che io non sia un vero uomo, scendi a terra, e
con i pugni, con la spada o con la balestra ti proverò sul vivo la mia
virilità.
- No, io non so combattere - si affrettò a dire Matcham. - Non
intendevo affatto offendere. Volevo solo scherzare. E se ho parlato di
donne è perché ho sentito che vi dovete sposare.
- Io sposare! - esclamò Dick. - Be', è la prima volta che lo sento E
con chi mi dovrei sposare?
- Con una certa Joanna Sedley - rispose Matcham arrossendo. - E' una
cosa che ha combinato Sir Daniel; ha da guadagnarci denaro da tutte e
due le parti; e in realtà ho udito quella povera ragazza lamentarsi da
far pietà per questa unione. Sembra che la pensi come voi, oppure non
le piace lo sposo.
- Oh, bene!, il matrimonio è come la morte, arriva per tutti - disse
Dick con rassegnazione. - E lei si lamenta? Dimmi ora se queste
ragazze non sono delle sciocche sventate: lamentarsi prima di avermi
visto? Mi lamento io? No, certo. Se devo sposarmi, mi sposo con gli
occhi asciutti. Ma se la conosci, di grazia, che tipo è? Bella o
brutta? E' petulante o simpatica?
- E che importa? - disse Matcham. - Se dovete sposare, non vi rimane
che sposare. Che importa se è bella o brutta? Queste sono sciocchezze.
Voi non siete un effeminato, "Master" Richard; vi sposerete a occhi
asciutti, in un modo o nell'altro.
- Ben detto - replicò Shelton. - A me poco importa.
- Pare che la vostra signora avrà un simpatico marito - disse Matcham.
- Avrà il marito che il cielo le ha destinato - ribatté Dick. - Ce ne
sono di peggiori come di migliori.
- Ah, povera ragazza! - sospirò l'altro.
- E perché tanto povera? - domandò Dick.
- A sposare un uomo di legno - replicò il suo compagno. - Che guaio,
un marito di legno.
- Sono proprio un uomo di legno, mi pare - disse Dick, - a trascinarmi
a piedi mentre tu sei sul mio cavallo; è un buon legno, ad ogni modo.
- Buon Dick, perdonami - esclamò l'altro. - No, sei il cuore migliore
d'Inghilterra; facevo per ridere. Perdonami ora, dolce Dick.
- Niente parole ridicole - fece Dick un po' imbarazzato del calore del
suo compagno. - Non c'era niente di male. Non sono permaloso, per
grazia di Dio.
E in quel momento il vento, che li sospingeva soffiando alle loro
spalle, portò lo squillo acuto del trombettiere di Sir Daniel.
- Senti! - disse Dick. - Suona la tromba.
- Ah! - disse Matcham, - hanno scoperto la mia fuga, e ora non ho più
cavallo! - e si fece pallido come la morte.
- Ma no, niente paura! - disse Dick. - Abbiamo molto vantaggio, e
siamo quasi arrivati al traghetto. E scavalcato sono io, mi pare.
- O Dio, mi prenderanno! - gridò il fuggitivo. - Dick, gentile Dick,
ti supplico di aiutarmi soltanto un poco!
- Ma che ti prende adesso? - disse Dick. - Mi pare evidente che ti sto
aiutando. Ma il cuore mi piange per un tipo come te senza nessuna
energia! Stammi bene a sentire, John Matcham, visto che ti chiami John
Matcham: io, Richard Shelton, capiti quello che capiti, avvenga che
può, ti porterò sano e salvo a Holywood. Che i santi mi puniscano se
ti abbandono. Su, fatti animo, signor Visopallido! La strada si fa
migliore qui; sprona il cavallo. Più svelto! più svelto! Non badare a
me; so correre come un daino.
Così, con il cavallo al trotto serrato e Dick che gli correva agile a
fianco, attraversarono quanto rimaneva della palude e uscirono sulla
riva del fiume, presso la capanna del traghettatore.