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IL SECONDO LIBRO DELLA JUNGLA

 

 

 

    Rudyard Kipling.

   

    1. COME VENNE LA PAURA.

 

    Il fiume si è ristretto - il pozzo è secco

    e noi siamo diventati compagni, tu ed io;

    con la mascella febbricitante e il fianco coperto di polvere

    ci spingiamo l'un l'altro lungo la riva;

    e la paura della siccità ci rende tutti calmi

    sopendo il pensiero dell'inseguimento e della caccia.

    Ora il cerbiatto può sbirciare all'ombra della madre

    il magro branco dei lupi intimorito come lui,

    e il cervo imponente guarda senza indietreggiare

    la zanna che ha lacerato la gola di suo padre.

    "L'acqua si è abbassata nei pozzi - i fiumi sono secchi

    e noi giochiamo insieme, tu ed io,

    finché quella nube laggiù - buona caccia! - si scioglierà

    in una pioggia che romperà la nostra Tregua d'Acqua."

 

 

    La  Legge  della Jungla,  che è senza dubbio la più antica delle leggi

    del mondo,  ha provveduto per quasi tutti gli  incidenti  che  possono

    accadere al Popolo della Jungla e può considerarsi ormai il codice più

    perfetto  che  il tempo e la consuetudine abbiano creato.  Ricorderete

    che Mowgli passò gran parte della sua vita nel Branco  di  Seeonee,  e

    che apprese la Legge da Baloo,  l'Orso Bruno. Ed era Baloo che, quando

    il ragazzo diventava insofferente dei continui comandi, gli diceva che

    la Legge è simile alla liana gigante, che si stringe addosso a tutti e

    da cui nessuno riesce a districarsi.

    - Quando avrai vissuto a lungo come me, Fratellino,  ti accorgerai che

    almeno  ad una Legge tutta la Jungla obbedisce,  e questa scoperta non

    ti riuscirà certo gradita.

    A Mowgli questo discorso entrava da un orecchio ed usciva  dall'altro,

    perché  un  ragazzo  che  passa  la vita a mangiare e a dormire non si

    preoccupa di nulla,  fino  a  quando  il  pericolo  non  gli  si  para

    improvvisamente di fronte.  Ma un anno la profezia di Baloo si avverò,

    e allora Mowgli vide realmente tutta la Jungla sottomessa alla Legge.

    Cominciò quando le piogge d'inverno mancarono quasi del tutto,  e Ikki

    il Porcospino,  incontrando Mowgli in una macchia di bambù,  gli disse

    che le patate selvatiche stavano inaridendo.  Ora tutti sanno che Ikki

    è  pedante  fino al ridicolo nella scelta del cibo,  e che mangia solo

    cibi di prima qualità e perfettamente  maturi;  per  cui  Mowgli  rise

    dicendo:

    - Che vuoi che me ne importi?

    - Non molto ORA - rispose Ikki, facendo stridere i suoi aculei in modo

    sgradevole,   -  ma  più  tardi  ne  riparleremo.   C'è  ancora  acqua

    sufficiente per tuffarsi  nelle  pozze  sotto  la  Roccia  delle  Api,

    Fratellino?

    -  No;  questa  stupida  acqua  se ne sta andando tutta,  ed io non ho

    voglia di spaccarmi la testa - rispose Mowgli,  che a quel  tempo  era

    convinto di saperne almeno quanto cinque altri del Popolo della Jungla

    messi insieme.

    - Ti sbagli.  Una piccola fessura servirebbe a farvi entrare un po' di

    buon senso. - Ikki si raggomitolò rapidamente per impedire a Mowgli di

    tirargli gli aculei del naso,  e Mowgli informò Baloo di quanto  aveva

    appreso dal porcospino. Baloo assunse un'aria grave e brontolò fra sé:

    - Se fossi solo, cambierei immediatamente il mio territorio di caccia,

    prima che comincino a pensarci gli altri.  Però... a cacciare in mezzo

    a stranieri si finisce sempre col  battersi;  e  potrebbe  andarne  di

    mezzo il Cucciolo d'Uomo.  Conviene attendere e vedere come fiorirà il

    "mohwa".

    Quella primavera l'albero di "mohwa",  di cui Baloo era così  ghiotto,

    non  fiorì affatto.  I cerei fiori color verde crema furono arsi dalla

    calura prima ancora di sbocciare e quando l'orso si drizzò sulle zampe

    di dietro per  scrollare  l'albero  riuscì  soltanto  a  farne  cadere

    qualche  petalo  maleodorante.  Poi,  a poco a poco,  un caldo torrido

    invase il cuore della Jungla facendola  diventare  prima  gialla,  poi

    bruna,  e infine nera.  La verzura,  spuntata sulla sponda delle forre

    riarse, si trasformò in fili ingialliti e contorti, con qualche foglia

    secca accartocciata;  le pozze nascoste  si  ritirarono  e  seccarono,

    lasciando  in  una crosta di fango indurito le ultime leggere impronte

    di zampe,  come se fossero state impresse in uno stampo di  ferro;  le

    liane   ricche  di  linfa  ricaddero  dagli  alberi  a  cui  si  erano

    avviticchiate  e  morirono  ai   loro   piedi;   i   bambù   appassiti

    scricchiolavano  al soffio infuocato del vento,  e fin nel cuore della

    Jungla il muschio si staccò dalle rocce,  finché esse diventarono nude

    e roventi,  come i massi turchini, sul letto del fiume, che sembravano

    tremolare nel riflesso dell'aria infuocata.

    Gli uccelli e il popolo delle scimmie partirono  per  tempo  verso  il

    nord  perché  sapevano  ciò  che  stava  per  accadere;  i  cervi ed i

    cinghiali si spinsero lontano  fino  ai  campi  devastati  attorno  ai

    villaggi,  morendo  qualche  volta  dinanzi agli uomini,  ormai troppo

    deboli per ucciderli. Chil, l'Avvoltoio, rimase,  e ingrassò perché le

    carogne  abbondavano;   ogni  sera  portava  le  notizie  alle  belve,

    anch'esse troppo deboli per aprirsi la strada verso nuovi territori di

    caccia,  ché il sole stava uccidendo la Jungla fino a tre giornate  di

    volo, in ogni direzione.

    Mowgli,  che non aveva mai conosciuto veramente la fame, si ridusse al

    miele duro,  vecchio di tre  anni,  che  scavava  da  qualche  alveare

    abbandonato  -  miele  nero come le susine selvatiche e impolverato di

    zucchero secco.  Dava anche la caccia ai  vermi  che  scavavano  buche

    profonde  sotto  la  corteccia degli alberi,  e rubava le covate delle

    vespe. Tutta la selvaggina della Jungla era ridotta a pelle e ossa,  e

    Bagheera  poteva  uccidere  tre  volte in una notte,  senza riuscire a

    sfamarsi.  Ma il peggio era la mancanza d'acqua,  poiché,  sebbene  il

    Popolo della Jungla beva di rado, ha bisogno dl bere abbondantemente.

    E  il  caldo  aumentava  sempre più di intensità e succhiava tutti gli

    umori  finché  il  letto  principale  della  Waingunga  fu  l'unico  a

    convogliare  uno stentato rigagnolo fra le sue sponde morte;  e quando

    Hathi, l'Elefante Selvatico, che vive cento anni e più,  vide emergere

    una  lunga  e  sottile  linea  di  rocce  bluastre nel bel mezzo della

    corrente,  capì che quella era la Rupe della Pace,  e subito  alzò  la

    proboscide  e proclamò la Tregua dell'Acqua come aveva fatto suo padre

    cinquant'anni prima.

    I cervi,  i cinghiali e i bufali risposero al grido con voce rauca,  e

    Chil, l'Avvoltoio, volò lontano in larghi giri, ripetendo l'avviso con

    fischi e strida.

    La  Legge  della  Jungla,  una  volta dichiarata la Tregua dell'Acqua,

    punisce con la morte chiunque uccida agli abbeveratoi,  perché bere  è

    ancora  più  necessario  che  mangiare.  Nella Jungla tutti riescono a

    cavarsela quando è solo la selvaggina a  scarseggiare,  ma  l'acqua  è

    acqua,  e  quando non c'è più che una fonte a cui attingere,  tutta la

    caccia si arresta quando il Popolo della Jungla scende  a  dissetarsi.

    Nelle  buone  stagioni,  quando vi era abbondanza d'acqua,  quelli che

    scendevano ad abbeverarsi alla Waingunga o in qualunque  altro  luogo,

    lo  facevano  rischiando  la  vita,  e  questo  rischio costituiva non

    piccola parte del fascino delle imprese notturne. Avvicinarsi al fiume

    con passo così leggero da non  muovere  nemmeno  una  foglia,  entrare

    nell'acqua fino al ginocchio,  là dove i mulinelli scroscianti coprono

    ogni rumore, bere guardandosi le spalle,  con ogni muscolo teso pronto

    al  primo  balzo  disperato  di  folle  terrore;  rotolarsi sulla riva

    sabbiosa e tornarsene,  col muso gocciolante ed il  ventre  gonfio,  a

    farsi ammirare dal branco in attesa, era un'impresa che eccitava tutti

    i  giovani  daini  dalle lunghe corna,  proprio perché sapevano che ad

    ogni istante Bagheera o Shere Khan potevano piombare  loro  addosso  e

    atterrarli.  Ma  ormai quel gioco di vita e di morte era finito,  e il

    Popolo della Jungla si trascinava affamato e spossato al  fiume  quasi

    asciutto;  la tigre,  l'orso, il cervo, il bufalo, il cinghiale, tutti

    uniti bevevano l'acqua torbida e  restavano  lì,  troppo  esausti  per

    allontanarsene.

    Il cervo ed il cinghiale erano andati vagando tutto il giorno in cerca

    di  qualcosa di meglio delle cortecce secche e delle foglie avvizzite.

    I bufali non avevano trovato né pozze fangose  dove  rinfrescarsi, 

    verdi raccolti da saccheggiare.  I serpenti avevano lasciato la Jungla

    per scendere  al  fiume  nella  speranza  di  catturare  qualche  rana

    sperduta:  se  ne stavano arrotolati intorno alle pietre umide,  senza

    nemmeno tentar di reagire,  se il grugno di qualche  porco  grufolante

    veniva a disturbarli.  Le tartarughe di fiume erano state già da tempo

    uccise da Bagheera,  il più abile dei  cacciatori,  e  i  pesci  erano

    sprofondati  nella  melma  secca.  Solo la Rupe della Pace si stendeva

    lungo i bassifondi simile ad una lunga serpe,  e  le  piccole  stanche

    onde evaporavano sfriggendo sui suoi fianchi roventi.

    Era    che  Mowgli  scendeva,  la  notte,  in cerca di frescura e di

    compagnia.  Allora anche il più affamato dei suoi nemici  gli  avrebbe

    prestato appena attenzione. La pelle nuda lo faceva apparire più magro

    e scheletrito di tutti i suoi compagni.  I capelli arsi dal sole erano

    diventati color della stoppia;  le costole sporgenti assomigliavano ai

    cerchi  di un paniere,  e le callosità delle ginocchia e dei gomiti su

    cui usava trascinarsi camminando a  quattro  zampe,  davano  alle  sue

    membra  smagrite l'aspetto di tronchi nodosi.  Ma gli occhi,  sotto il

    ciuffo spettinato, erano freddi e tranquilli, poiché Bagheera, che era

    il suo consigliere in quel periodo terribile,  lo esortava a camminare

    senza  fretta,  a  cacciare con calma,  a non perdere mai la testa per

    nessuna ragione.

    - Brutti tempi - diceva la Pantera Nera,  in una sera torrida come  un

    forno  - ma passeranno se riusciremo a resistere fino all'ultimo.  Hai

    la pancia piena, Cucciolo d'Uomo?

    - C'è dentro qualcosa,  ma è come se non avessi mangiato  niente.  Non

    credi,  Bagheera,  che  le  piogge  ci  abbiano  dimenticato e che non

    torneranno più?

    - Ma no!  Penso  che  rivedremo  fiorire  il  "mohwa"  e  i  cerbiatti

    ingrasseranno di nuovo mangiando l'erba novella. Vieni alla Rupe della

    Pace a sentire la novità. Montami in groppa, Fratellino.

    - Non è questo il momento per portar carichi; posso ancora reggermi in

    piedi  per  conto  mio,  ma  è  certo  che    tu né io sembriamo dei

    giovenchi grassi!

    Bagheera si guardò i fianchi spelacchiati e polverosi e sussurrò:

    - Ieri sera ho ammazzato un bue sotto il giogo.  Sono ridotta  a  così

    mal  partito,  che  credo  non  avrei osato saltargli addosso se fosse

    stato libero. "Wow"!

    Mowgli rise:

    - Sì,  siamo dei cacciatori di classe,  adesso -  disse  -  ed  io  ho

    persino il coraggio di mangiare i vermi.

    Insieme  discesero  attraverso  il sottobosco scricchiolante fino alle

    sponde del fiume ed alle secche sabbiose che serpeggiavano in tutte le

    direzioni.

    - L'acqua non può durare a lungo - osservò  Baloo,  raggiungendoli.  -

    Guardate  l'altra  riva.  Si sono formati dei sentieri che sembrano le

    strade dell'uomo.

    Sulla  pianura  uniforme  che  si  stendeva  sull'altra  riva,  l'erba

    inaridita della Jungla era rimasta dritta,  come se, morendo, si fosse

    mummificata. Le piste battute dai cervi e dai cinghiali, tutte rivolte

    al fiume,  avevano tracciato sulla pianura  senza  colore  dei  solchi

    polverosi,  scavati fra l'erba alta dieci piedi,  e,  per quanto fosse

    buon mattino,  ognuno dei lunghi solchi  appariva  già  affollato  dai

    primi  animali che si affrettavano verso l'acqua.  Si potevano sentire

    le cerve ed i loro piccoli tossire per la polvere impalpabile come  il

    tabacco da fiuto.

    A  monte,  vicino  all'ansa  formata dallo stagnare dell'acqua intorno

    alla Rupe della Pace,  stava il  Guardiano  della  Tregua  dell'Acqua,

    Hathi l'Elefante Selvatico,  sotto il chiaro di luna, con i suoi figli

    magri e grigi,  che si dondolavano in qua e in là senza posa.  Un poco

    al  di sotto stava l'avanguardia dei cervi;  ancor più giù i cinghiali

    ed i bufali; la riva opposta,  dove gli alti alberi scendevano fino al

    pelo  dell'acqua,  era  il luogo riservato ai Carnivori - la tigre,  i

    lupi, la pantera, l'orso e gli altri.

    - Siamo davvero tutti sotto una stessa Legge - disse Bagheera entrando

    nell'acqua e  guardando  dall'altra  parte  la  lunga  fila  di  corna

    cozzanti  e  di  occhi  sbarrati  dei  cervi  e  dei  cinghiali che si

    spingevano avanti e indietro.

    - Buona caccia a tutti voi del mio  sangue!  -  disse  stendendosi  in

    tutta la sua lunghezza con il fianco fuor dell'acqua; e aggiunse fra i

    denti: - Se non fosse per la Legge,  che caccia eccellente si potrebbe

    fare!

    Gli orecchi tesi dei cervi colsero le ultime parole e  un  fremito  di

    terrore serpeggiò lungo le file.

    La Tregua! Ricordati la Tregua!

    - Pace, là, pace! - gorgogliò Hathi, l'Elefante Selvatico. - La tregua

    continua, Bagheera! Non è questo il momento di parlare di caccia.

    -  Chi potrebbe saperlo meglio di me?  - rispose Bagheera,  volgendo i

    suoi occhi gialli verso la corrente.  - Sono diventata una mangiatrice

    di tartarughe e una pescatrice di ranocchi.  "Ngaayah"! Magari potessi

    saziarmi masticando i rami!

    - Lo vorremmo anche noi di tutto cuore - belò un cerbiatto nato quella

    primavera, al quale simili discorsi non piacevano affatto. Malgrado la

    terribile situazione del Popolo della Jungla,  anche  Hathi  non  poté

    fare  a  meno  di  sorridere  a  Mowgli,  appoggiato  sui gomiti nella

    corrente tiepida, scoppiò a ridere e batté l'acqua coi piedi,  facendo

    schizzare la schiuma.

    - Benedetto,  piccolo dalle corna appena nascenti - ronfò Bagheera.  -

    Quando la tregua cesserà ce ne ricorderemo in tuo favore.  - E  aguzzò

    lo  sguardo nell'oscurità per essere certa di riconoscere il cerbiatto

    al momento buono.

    A poco  a  poco  la  conversazione  si  fece  generale  in  tutti  gli

    abbeveratoi.  Si sentiva il cinghiale sbuffare chiedendo più spazio, i

    bufali  che  grugnivano  brontolando  nell'attraversare  i  banchi  di

    sabbia,  e  i  cervi che raccontavano storie pietose delle loro lunghe

    marce sui piedi indolenziti, in cerca di cibo.  Ogni tanto rivolgevano

    qualche domanda ai Carnivori attraverso il fiume,  ma tutte le notizie

    erano cattive; e il vento infuocato della Jungla soffiava tra le rocce

    ed i rami e scagliava nell'acqua polvere e fuscelli.

    - Anche gli uomini  muoiono  vicino  all'aratro  -  disse  un  giovane

    "sambhur". (Razza di cervo indiano. Nota del traduttore) - Ne ho visti

    tre  fra  il  tramonto e la notte.  Giacevano immobili accanto ai loro

    buoi. Fra poco giaceremo immobili anche noi.

    - Il fiume si è abbassato da ieri notte - disse Baloo. - O Hathi,  hai

    mai visto un'altra siccità come questa?

    - Passerà,  passerà!  - rispose Hathi,  schizzandosi acqua sul dorso e

    sui fianchi.

    - Qui c'è qualcuno che non può sopportarla  a  lungo  -  disse  Baloo,

    volgendo lo sguardo verso il fanciullo che amava.

    - Io?  - chiese Mowgli indignato, rizzandosi a sedere nell'acqua. - Io

    non ho il pelo lungo, che mi copra le ossa...  ma se a te si togliesse

    di dosso la pelliccia, Baloo...

    Hathi si scosse tutto a quell'idea, e Baloo disse severamente:

    -  Cucciolo  d'Uomo,  non è questo il modo di parlare al Maestro della

    Legge. Nessuno mi ha veduto mai senza pelliccia.

    - Via, non volevo offenderti, Baloo;  volevo solo dirti che tu somigli

    alla  noce  di cocco nel suo guscio,  mentre io sono la stessa noce di

    cocco senza guscio. Ora quel tuo guscio bruno...

    Mowgli stava seduto con le gambe incrociate e  spiegava  le  cose  con

    l'indice  teso  come  d'abitudine,  quando  Bagheera  gli  allungò una

    zampata morbida e lo rovesciò supino nell'acqua.

    - Peggio che mai - disse la Pantera Nera,  mentre il ragazzo si alzava

    sputacchiando.  - Prima dici che Baloo deve essere scorticato, poi che

    somiglia a una noce di cocco.  Bada che non faccia  come  le  noci  di

    cocco mature.

    - E cioè?  - chiese Mowgli,  colto alla sprovvista,  benché questo sia

    uno dei più vecchi scherzi della Jungla.

    - Rompono la testa - rispose Bagheera  tranquillamente,  ricacciandolo

    sott'acqua.

    - Non sta bene prendere in giro il tuo maestro - disse l'orso,  quando

    Mowgli fu messo sotto per la terza volta.

    - Non sta bene!  Ma che volete farci?  Quel cosino nudo che corre su e

    giù  si fa beffe anche di quelli che furono valenti cacciatori,  e per

    divertirsi tira persino i baffi ai migliori fra noi! - Era Shere Khan,

    la Tigre Zoppa,  che scendeva  zoppicando  verso  l'acqua.  Attese  un

    momento  per  godersi  l'effetto  della  sua  comparsa sui cervi della

    sponda opposta; poi abbassò la testa quadrata e barbuta,  e cominciò a

    lambire l'acqua brontolando:

    -  La  Jungla  è  ridotta  a  un  canile per cuccioli nudi.  Guardami,

    Cucciolo d'Uomo!

    Mowgli guardò,  o meglio fissò la tigre con tutta l'insolenza  di  cui

    era capace,  e dopo un attimo quella distolse lo sguardo, sentendosi a

    disagio.

    - Cucciolo d'Uomo qua e Cucciolo d'Uomo là!  - ringhiò  continuando  a

    bere.  -  Il  cucciolo  non  è né uomo né cucciolo,  perché altrimenti

    avrebbe avuto paura.  La stagione ventura dovrò  chiedergli  anche  il

    permesso di bere. "Augrh"!

    -  Può  essere  -  soggiunse Bagheera,  fissandola negli occhi.  - Può

    essere! Puah, Shere Khan! Che nuova vergogna ci hai portato?

    La Tigre Zoppa aveva tuffato il mento e la gola nell'acqua,  e  larghe

    macchie scure e oleose si erano formate sulla corrente.

    - L'Uomo! - rispose Shere Khan freddamente. - Ho ucciso un uomo un'ora

    fa! - E continuò a ronfare e a brontolare fra sé. La linea delle belve

    fremette  e  ondeggiò,  e poi si levò un mormorìo che crebbe sino a un

    grido:

    - L'Uomo! l'Uomo! Ha ucciso l'Uomo!

    Allora tutti guardarono verso Hathi,  l'Elefante Selvatico,  ma questi

    parve  non  aver  udito.  Hathi  non  fa mai una cosa prima che ne sia

    giunto il momento e questa è una delle ragioni per  cui  vive  così  a

    lungo.

    - Ammazzare l'Uomo in una stagione simile! Non c'era altra selvaggina?

    -  chiese  Bagheera  con  disgusto,  uscendo dalle acque insudiciate e

    scotendo una zampa dopo l'altra come fanno i gatti.

    - Ho ucciso per mio piacere, non per procurarmi il cibo.

    Il mormorio d'orrore ricominciò,  e il piccolo bianco occhio vigile di

    Hathi si fissò su Shere Khan.

    -  Per mio piacere!  - ripeté compiaciuto Shere Khan.  - E adesso sono

    venuto a bere e a ripulirmi. C'è qualcosa che me lo vieta?

    Il dorso di Bagheera cominciò ad inarcarsi come  un  bambù  sotto  una

    raffica di vento, ma Hathi alzò la proboscide e domandò calmo:

    - Hai ucciso per tuo piacere?

    Quando Hathi fa una domanda è meglio rispondergli.

    -  Proprio  così.  Era il mio diritto ed era la mia notte.  Tu lo sai,

    Hathi. - Shere Khan aveva risposto quasi cortesemente.

    - Sì, lo so - rispose Hathi; poi, dopo un breve silenzio: - Hai bevuto

    abbastanza?

    - Per questa notte, sì!

    - Allora vattene!  Il fiume serve per bere e non deve essere sporcato.

    Nessuno,  tranne la Tigre Zoppa,  avrebbe proclamato il suo diritto in

    un tempo come questo,  quando...  quando tutti soffriamo,  l'Uomo e il

    Popolo  della Jungla.  Pulito o sudicio che tu sia,  fila al tuo covo,

    Shere Khan!

    Le ultime parole risonarono come squilli di trombe d'argento,  e i tre

    figli  di  Hathi  fecero  un passo avanti,  quantunque non ce ne fosse

    bisogno. Shere Khan se la svignò senza protestare, perché sapeva, come

    tutti sanno, che, alla resa dei conti,  il vero padrone della Jungla è

    Hathi.

    -  Che  cos'è  il  diritto di cui parla Shere Khan?  - sussurrò Mowgli

    all'orecchio di Bagheera. - Ammazzare l'Uomo è sempre una vergogna. Lo

    dice la Legge; eppure Hathi ha detto...

    - Chiedilo a lui: io non lo so, Fratellino. Diritto o non diritto,  se

    Hathi  non  avesse  parlato,  gliel'avrei data io una lezione a questo

    macellaio zoppo. Arrivare alla Rupe della Pace,  fresco dell'uccisione

    di un uomo,  e vantarsene anche... è proprio comportarsi da sciacallo.

    Per di più ha insozzato l'acqua buona.

    Mowgli attese un minuto  per  farsi  coraggio,  perché  nessuno  osava

    rivolgersi direttamente ad Hathi, poi gridò:

    - Qual è il diritto di Shere Khan, o Hathi?

    Le due rive rimandarono l'eco delle sue parole, perché tutto il Popolo

    della Jungla è molto curioso e aveva proprio allora visto qualcosa che

    nessuno, eccettuato Baloo, che sembrava soprappensiero, aveva capito.

    -  E'  una  vecchia storia,  - cominciò Hathi - una storia più vecchia

    della Jungla.  Fate silenzio sulle due rive  e  vi  racconterò  questa

    storia.

    Ci  fu  un  minuto  o due di spinte e di mormorii fra i cinghiali ed i

    bufali, poi i capi dei branchi grugnirono uno dopo l'altro:

    - Aspettiamo.

    Hathi avanzò nell'acqua fino al ginocchio,  nello stagno intorno  alla

    Rupe della Pace.  Magro,  rugoso,  con le zanne ingiallite, egli aveva

    pur sempre l'aspetto del padrone della Jungla.

    - Voi sapete, ragazzi - cominciò - che la cosa che voi temete di più è

    l'Uomo. - Vi fu un mormorìo di assenso.

    - Questa storia ti riguarda, Fratellino - disse Bagheera a Mowgli.

    - Me? Ma io sono del Branco,  un cacciatore del Popolo Libero - Mowgli

    rispose. - Che cosa ho da fare io con l'Uomo?

    - E sapete voi perché temete l'Uomo?  - continuò Hathi. - La ragione è

    questa.  Agli inizi della Jungla,  e nessuno sa quando ciò  accadesse,

    noi della Jungla vagavamo insieme senza aver timore uno dell'altro. In

    quei  tempi  non  vi  era  siccità  e  i  fiori,  le foglie e i frutti

    crescevano sullo stesso albero e noi ci nutrivamo soltanto di  foglie,

    fiori, erbe, frutti e scorze.

    - Sono contenta di non essere nata a quei tempi - mormorò Bagheera.  -

    La scorza serve solo ad affilare gli artigli.

    - Il Padrone della Jungla era Tha,  il  Primo  Elefante.  Egli  trasse

    fuori  la  Jungla  dalle acque profonde con la sua proboscide;  e dove

    tracciò solchi nel terreno con le zanne, corsero i fiumi; e dove batté

    col piede scaturirono sorgenti d'acqua buona;  e quando soffiò con  la

    proboscide - così - caddero gli alberi.  Questo fu il modo che Tha usò

    per creare la Jungla. Così mi è stato raccontato.

    - Il racconto non ha perduto sugo nel  narrarlo  -  sussurrò  Bagheera

    all'orecchio di Mowgli, che rise coprendosi la bocca con la mano.

    -  In  quei tempi non vi era grano,  né meloni,  né pepe,  né canna da

    zucchero,  come non vi erano le piccole capanne che  voi  tutti  avete

    visto: e il Popolo della Jungla non sapeva nulla dell'Uomo,  ma viveva

    unito nella Jungla,  formando un popolo solo.  Ma  presto  cominciò  a

    litigare  per il cibo,  quantunque ci fosse da pascolare a sufficienza

    per tutti.  Era pigro: ognuno voleva trovar da  mangiare  dove  stava,

    come  facciamo qualche volta anche noi,  quando le piogge di primavera

    sono buone. Tha, il Primo Elefante, era occupato a formar nuove jungle

    ed a guidare i fiumi  nei  loro  letti.  Non  poteva,  però,  trovarsi

    dappertutto,  e  così  fu  che creò la Prima Tigre,  padrona e giudice

    della Jungla e tutti i popoli della Jungla dovevano sottoporle i  loro

    litigi.  In quei tempi la Prima Tigre mangiava frutti ed erbe come gli

    altri.  Era grande come me e bellissima,  e tutta di un colore come  i

    boccioli  della  liana  gialla.  Non aveva né striature né macchie sul

    dorso in quegli antichi tempi in cui la Jungla  era  nuova.  Tutto  il

    Popolo della Jungla si presentava a lei senza timore,  e la sua parola

    era legge per tutta la Jungla. Perché allora,  ricordatevelo,  eravamo

    un popolo solo.

    -  Poi  una  sera  scoppiò una lite fra due caprioli - una lite per un

    pascolo,  di quelle che voi ora regolate a calci e a cornate  -  e  si

    dice  che  mentre  i  due  stavano  parlando davanti alla Prima Tigre,

    allungata in mezzo ai fiori,  un daino l'urtò con le corna;  allora la

    Prima  Tigre  dimenticò  d'essere  padrona  e  giudice della Jungla e,

    saltando addosso al daino, gli spezzò il collo.

    - Fino a quella notte nessuno di noi era  morto,  e  la  Prima  Tigre,

    vedendo  quello  che  aveva  fatto,  resa pazza dall'odore del sangue,

    fuggì nella palude del Nord e noi della Jungla, rimasti senza giudice,

    finimmo per combattere fra noi;  e Tha sentì il rumore della  lotta  e

    tornò indietro. Allora qualcuno fra noi raccontò le cose in un modo, e

    qualcuno  in un altro,  ma Tha vide il daino morto in mezzo ai fiori e

    chiese chi l'aveva ucciso;  noi della Jungla non volevamo  rispondere,

    perché  l'odore  del  sangue  ci faceva impazzire.  Correvamo avanti e

    indietro, giravamo, saltavamo, gridavamo crollando il capo. Tha allora

    comandò agli alberi che pendevano bassi e alle  liane  cascanti  della

    Jungla  di  marcare  l'assassino  del  daino,  perché  egli lo potesse

    riconoscere,  e poi disse: «Chi sarà ora il padrone del  Popolo  della

    Jungla?».  Allora si fece avanti la Scimmia Grigia che vive fra i rami

    dicendo: «Sarò io,  adesso,  il padrone della Jungla».  A quest'uscita

    Tha scoppiò a ridere e decise: «Ebbene sia così!» e se ne andò in gran

    collera.

    - Figli miei, voi conoscete la Scimmia Grigia. Era allora quella che è

    adesso.  Sulle  prime  si  compose  una maschera di serietà,  ma tosto

    cominciò a grattarsi e a saltare su e  giù,  e,  quando  Tha  ritornò,

    trovò  la  Scimmia  Grigia  penzoloni da un ramo,  col capo all'ingiù,

    intenta  a  beffarsi  di  quelli  che  stavano  sotto:  e  quelli   la

    beffeggiavano a loro volta. Così avvenne che non ci fu più Legge nella

    Jungla: solo chiacchiere insulse e parole insensate.

    -  Tha  ci  convocò allora tutti insieme e disse: «Il primo dei vostri

    padroni ha portato nella Jungla la Morte e il secondo la Vergogna.  E'

    tempo  ormai  che  vi  sia  una  Legge,  e  una Legge che non possiate

    infrangere.  Ora voi conoscete la Paura e,  quando  l'avrete  trovata,

    capirete che quella è la vostra padrona,  e il resto verrà da sé». Noi

    della Jungla chiedemmo allora: «Che cos'è la Paura?».  E Tha  rispose:

    «Cercate fino a quando la troverete».

    -  Così  ci mettemmo a correre su e giù per la Jungla,  in cerca della

    Paura, finché un giorno i bufali...

    - Ugh! - fece Mysa, il capo dei bufali, dal loro banco di sabbia.

    - Sì,  Mysa,  furono i bufali che ritornarono portando la notizia che,

    in  una  caverna  della Jungla,  stava la Paura,  che non aveva pelo e

    camminava reggendosi sulle zampe posteriori.  Allora noi della  Jungla

    seguimmo l'armento, finché raggiungemmo la caverna: la Paura era sulla

    soglia  ed  era  proprio  senza pelo,  come avevano detto i bufali,  e

    camminava ritta sulle zampe posteriori.  Quando ci  vide  si  mise  ad

    urlare;  la sua voce ci riempì di quel terrore che ci assale anche ora

    quando la udiamo, e fuggimmo via calpestandoci e ferendoci gli uni con

    gli altri perché avevamo paura.  Quella notte,  mi è stato detto,  noi

    della  Jungla  non  ci  coricammo  tutti  insieme,   come  era  nostra

    abitudine,  ma ogni tribù si ritirò per proprio conto,  - il cinghiale

    col cinghiale,  il cervo col cervo, corno contro corno, zoccolo contro

    zoccolo - ognuno accanto al proprio simile e così ci  coricammo  nella

    Jungla tutti tremanti.

    -  Solo  la  Prima  Tigre  non  era  con noi,  perché si teneva ancora

    nascosta nelle paludi del Nord,  e quando le giunse la  notizia  della

    Cosa che avevamo visto nella caverna,  disse: «Andrò io da quella Cosa

    e le romperò il collo».

    - Corse tutta la notte, finché arrivò alla caverna; ma gli alberi e le

    liane  sul  suo  sentiero,   ricordando  gli  ordini  avuti  da   Tha,

    abbassarono  i  loro  rami,  mentre essa correva e la marcarono con le

    dita sul dorso,  sui fianchi,  sulla fronte  e  sulla  gola.  Dove  la

    toccavano  si formava una macchia o una striatura sul pelo giallo.  "E

    queste sono le strisce che portano ancora oggi i suoi  figli!"  Quando

    la tigre arrivò alla caverna,  la Paura,  l'Essere senza Pelo, alzò il

    braccio nella sua direzione e la  chiamò  "la  Striata  che  viene  di

    notte".  Allora  la  Prima Tigre ebbe paura dell'Essere senza Pelo,  e

    fece ritorno ululando alle paludi.

    Mowgli immerso, nell'acqua fino al mento, sorrise in silenzio.

    - Aveva ululato così forte,  che Tha la sentì e disse:  «Che  cosa  ti

    angustia?». La Prima Tigre, alzando il muso verso il cielo, che allora

    era  appena fatto ed ora è così vecchio,  disse: «Restituiscimi il mio

    potere,  o Tha!  Io sono stata svergognata davanti a tutta la  Jungla,

    perché sono fuggita via dall'Essere senza Pelo, ed egli mi ha chiamato

    con un nome ingiurioso!».  «E perché?» chiese Tha.  «Perché sono tutta

    sporca del fango  delle  paludi»  rispose  la  Prima  Tigre.  «Bàgnati

    allora,  e ròtolati sull'erba umida, e se è fango se ne andrà!» ordinò

    Tha,  e la Prima Tigre si buttò a nuoto e si rotolò a lungo  in  mezzo

    all'erba,  fino  a  quando  la  Jungla  prese  a girare vorticosamente

    intorno agli occhi; ma neppure la minima striatura scomparve dalla sua

    pelliccia e Tha rise nel guardarla. Allora la Prima Tigre chiese: «Che

    cosa ho fatto perché mi accada questo?».  E Tha:  «Tu  hai  ucciso  il

    daino,  e  hai  fatto entrare la Morte nella Jungla,  e con la Morte è

    venuta la Paura,  così che nel Popolo della Jungla tutti si  temono  a

    vicenda  e tu hai paura a tua volta dell'Essere senza Pelo».  La Prima

    Tigre disse: «Nessuno avrà mai paura di me,  perché mi  conoscono  fin

    dal principio».  «Va' a vedere» rispose Tha. La Prima Tigre corse su e

    giù, chiamando a voce alta il cervo,  il cinghiale,  il "sambhur",  il

    porcospino e tutto il Popolo della Jungla,  ma tutti fuggirono lontano

    da quello che era stato il loro giudice, perché avevano paura.

    - Allora la  Prima  Tigre  tornò  indietro,  e  il  suo  orgoglio  era

    spezzato;  e  chinato il capo fino a terra,  straziò il terreno con le

    zampe e disse: «Ricòrdati che io fui un tempo il padrone della Jungla.

    Non dimenticarti di me,  o Tha!  Fa' che i miei figli non dimentichino

    che io fui un tempo senza vergogna e senza paura!». «Lo farò - rispose

    Tha - perché tu ed io vedemmo insieme nascere la Jungla. Per una notte

    ogni  anno  per te e per i tuoi figli sarà come prima che fosse ucciso

    il daino. In quella notte,  se incontrerete l'Essere senza Pelo,  e il

    suo nome è Uomo,  non ne avrete paura,  ma lui avrà paura di voi, come

    se voi foste ancora i giudici della Jungla e i  padroni  di  tutte  le

    cose.  In quella notte abbi pietà della sua paura, perché anche tu hai

    conosciuto che cosa sia la Paura».

    - Al che la Prima Tigre rispose: «Sono contenta!». Ma quando,  andando

    a  bere,  si  vide  di  nuovo  le strisce nere sul dorso e sui fianchi

    ricordò il nome che le aveva dato l'Essere senza Pelo e  si  sentì  di

    nuovo assalita dal furore.  Per un anno visse nelle paludi, attendendo

    che Tha mantenesse la sua promessa. Ed una notte,  quando lo Sciacallo

    della  Luna  (la Stella della Sera) brillò chiaro sulla Jungla,  sentì

    che la sua Notte  era  giunta  e  si  diresse  verso  le  caverne  per

    incontrare  l'Essere  senza Pelo.  Avvenne allora quello che Tha aveva

    promesso,  e l'Essere senza Pelo cadde davanti a  lei  e  giacque  sul

    terreno:  la Prima Tigre gli fu sopra e gli spezzò la schiena,  perché

    credeva che quello fosse l'unico Essere del genere in tutta la  Jungla

    e che con lui avesse uccisa la Paura. Poi, mentre annusava la vittima,

    sentì  giungere Tha dai boschi del Nord ed improvvisamente la voce del

    Primo degli Elefanti, la stessa voce che noi ora udiamo...

    Il tuono brontolava in lontananza tra  le  colline  bruciate,  ma  non

    portava  pioggia;  erano  solo lampi di calore che balenavano sopra le

    creste. Hathi continuò:

    - Quella era la voce che la Prima Tigre sentì e  che  le  chiese:  «E'

    questa la tua pietà?». La Prima Tigre si leccò i baffi e rispose: «Che

    importa?  Io ho ucciso la Paura!».  E Tha: «O cieca e sciocca!  Tu hai

    sciolto i Piedi della Morte ed essa seguirà le tue orme fino a  quando

    tu morrai. Tu hai insegnato all'Uomo ad uccidere!».

    -  La  Prima Tigre,  stando ostinata accanto alla sua vittima,  disse:

    «Egli è com'era il daino.  Non esiste più la Paura.  Ora io tornerò  a

    giudicare come un tempo il Popolo della Jungla». Tha replicò: «Mai più

    verrà  a  te il popolo della Jungla.  Mai più esso attraverserà le tue

    peste,  né ti dormirà vicino,  né ti seguirà,    verrà  a  pascolare

    presso  la tua tana.  Solo la Paura ti seguirà,  e con un colpo che tu

    non potrai vedere, ti costringerà ad attendere il suo capriccio.  Farà

    aprire  il  terreno  sotto  i  tuoi piedi e serrare il tuo collo dalle

    liane e ti farà crescere intorno i tronchi d'albero tanto alti, che tu

    non li potrai  superare  con  un  balzo,  e  infine  prenderà  la  tua

    pelliccia per avvolgere i suoi piccoli,  quando avranno freddo. Tu non

    hai avuto pietà di lei, e lei non ne avrà mai per te».

    - La Prima Tigre si sentiva baldanzosa,  perché la  sua  Notte  durava

    tuttora,  e disse: «La promessa di Tha è la promessa di Tha!  Egli non

    vorrà ritogliermi la mia notte!». «La notte è tua - rispose Tha - come

    ho detto,  ma devi pagare un prezzo.  Tu  hai  insegnato  all'Uomo  ad

    uccidere ed egli non è tardo ad imparare».

    -  La  Prima  Tigre  osservò:  «Egli è qui sotto le mie zampe e la sua

    schiena è spezzata. Fa' sapere alla Jungla che ho ucciso la Paura». Ma

    Tha rispose ridendo: «Tu ne hai ucciso uno solo fra i molti, ma questo

    potrai dirlo tu stessa alla Jungla, perché la tua Notte è finita».

    - Spuntava il giorno e dalla bocca della caverna uscì un altro  Essere

    senza  Pelo,  e  vide  sul sentiero l'ucciso e la Prima Tigre sopra di

    lui, e prese un bastone aguzzo...

    - Adesso lanciano una cosa che taglia, però! - brontolò Ikki,  urtando

    l'argine  con  gli  aculei;  perché  Ikki  era  considerato un boccone

    prelibato dai Gonds (che  lo  chiamano  Ho-Igoo)  ed  egli  ne  sapeva

    qualcosa della maledetta piccola scure gondese,  che frulla attraverso

    la radura come una libellula.

    - Era un bastone appuntito,  come quello che  mettono  in  fondo  alle

    trappole  -  continuò Hathi.  - E,  scagliandolo,  egli colpì la Prima

    Tigre profondamente nel fianco.  E così accadde quello che  Tha  aveva

    predetto, e la Prima Tigre corse urlando su e giù nella Jungla, fino a

    quando riuscì ad estrarsi il bastone dal fianco; tutta la Jungla seppe

    così  che  l'Essere  senza  Pelo  poteva colpire anche da lontano e la

    Paura fu maggiore di prima. Così accadde che la Prima Tigre insegnò ad

    uccidere all'Essere senza Pelo (e voi sapete quanto male egli ha fatto

    da allora a tutto il nostro Popolo) col laccio, col trabocchetto,  con

    la trappola nascosta, col bastone volante e la mosca pungente che esce

    dal  fumo  bianco (Hathi intendeva la pallottola di fucile) e il Fiore

    Rosso,  che ci caccia fuori dai nostri rifugi.  Però,  per  una  notte

    all'anno,  l'Essere  senza Pelo teme la Tigre,  secondo la promessa di

    Tha,  e la Tigre non gli ha mai dato modo di  temerla  meno.  Dove  lo

    trova,  la  Tigre  lo  uccide,  ricordando  come  la  Prima  Tigre  fu

    svergognata.  Per tutto il resto dell'anno,  la Paura si aggira per la

    Jungla di giorno e di notte.

    -  "Ahi!  Aoo!"  -  disse  il cervo,  pensando a ciò che quelle parole

    significavano per lui.

    - Solo quando c'è una grande Paura che sovrasta tutti come adesso, noi

    della Jungla possiamo metter  da  parte  i  nostri  piccoli  timori  e

    radunarci tutti insieme in un solo posto come ora facciamo.

    - Solo per una notte l'Uomo teme la Tigre? - chiese Mowgli.

    - Solo per una notte - rispose Hathi.

    -  Ma  io...  ma  noi...  ma  tutta la Jungla sa che Shere Khan uccide

    l'Uomo due o tre volte in una stessa luna.

    - E' vero, ma allora lo assale da dietro e, mentre lo colpisce,  volge

    la testa da un lato,  perché è piena di paura. Se l'Uomo la guardasse,

    essa fuggirebbe. Ma quando viene la sua Notte, essa scende apertamente

    sino al villaggio,  si aggira fra le case,  caccia la testa  entro  le

    porte,  gli uomini cadono col viso a terra e allora essa uccide. Ma in

    quella Notte non uccide che una sola volta.

    - Oh! - fece Mowgli, come parlando fra sé,  rotolandosi nell'acqua.  -

    Adesso  capisco perché Shere Khan mi ha detto di guardarlo.  Non gli è

    servito a nulla, perché non è riuscito a tener fissi gli occhi e...  e

    certamente  io non sono caduto ai suoi piedi.  E' però vero che io non

    sono un uomo, perché faccio parte del Popolo Libero.

    - Uhm! - fece Bagheera dal fondo della sua gola pelosa.  - Sa la Tigre

    quale sia la sua Notte?

    -  No,  fino  a  quando  lo  Sciacallo della Luna esce brillante dalla

    nebbia della sera.  Qualche  volta  l'unica  notte  della  Tigre  cade

    durante la stagione secca e qualche volta nella stagione delle piogge.

    Ma  senza  la  Prima Tigre non ci sarebbe mai stata,  e nessuno di noi

    avrebbe conosciuto la Paura.

    I cervi bramirono tristemente e le labbra di Bagheera  si  contrassero

    in un cattivo sorriso:

    - Ma gli Uomini conoscono questa storia? - domandò.

    - Nessuno la conosce all'infuori della Tigre e di noi elefanti,  figli

    di Tha.  Ora tutti voi che  siete  riuniti  presso  le  pozze  l'avete

    intesa;  ho  detto  -  ed  Hathi  immerse la proboscide nell'acqua per

    significare che non aveva più voglia di parlare.

    - Ma... ma... ma...  - disse Mowgli,  volgendosi a Baloo.  - Perché la

    Prima Tigre non ha continuato a mangiare erbe e foglie e arbusti? Essa

    aveva  soltanto  spezzato il collo al capriolo,  non l'aveva divorato.

    Che cosa la indusse ad assaggiare la carne ancor calda?

    - Gli alberi e le liane  l'avevano  segnata,  Fratellino,  lasciandole

    addosso  le striature che conosciamo.  Mai più volle mangiare dei loro

    frutti,  ma da  quel  giorno  si  vendicò  sui  cervi  e  sugli  altri

    Mangiatori di Erbe - rispose Baloo.

    -  Tu  la  conoscevi  dunque  questa  storia!  Perché non me l'hai mai

    raccontata? - chiese Mowgli.

    - Perché la Jungla è piena di storie  del  genere.  Se  cominciassi  a

    raccontare non la finirei più. Lasciami stare l'orecchio, Fratellino.

    "La Legge della Jungla".

 

    Solo  per  darvi un'idea dell'enorme varietà della Legge della Jungla,

    ho tradotto in versi (Baloo le  recitava  sempre  con  una  specie  di

    cantilena)  alcune  delle leggi che si applicano ai lupi.  Ce ne sono,

    naturalmente, ancora centinaia e centinaia,  ma queste serviranno come

    esempio per le regole più semplici.

 

    "Ora è questa la Legge della Jungla - antica e vera come il cielo;

    il Lupo che l'osserverà avrà vita prospera,  ma il Lupo che la violerà

    dovrà morire.

 

    Come la liana circonda il tronco dell'albero,  la Legge  abbraccia  il

    futuro e il passato -

    perché  la  forza  del  Branco  è  il  Lupo,  e la forza del Lupo è il

    Branco."

 

    Làvati ogni giorno dalla punta del naso alla punta  della  coda;  bevi

    abbondantemente, ma mai troppo;

    ricorda che la notte è per cacciare, e non dimenticare che il giorno è

    per dormire.

 

    Lo Sciacallo può seguire la Tigre,  ma,  Cucciolo, quando i tuoi baffi

    saranno cresciuti,  ricorda che il Lupo è un cacciatore - va' avanti e

    procurati il cibo da solo.

 

    Sta'  in  pace  con  i  Signori  della Jungla: la Tigre,  la Pantera e

    l'Orso;  non disturbare  Hathi  il  silenzioso,  e  non  schernire  il

    Cinghiale nella sua tana.

 

    Quando  due  Branchi  si incontrano nella Jungla e né l'uno né l'altro

    vogliono allontanarsi dal sentiero,

    accucciati finché i capi non hanno  parlato  -  forse  prevarranno  le

    sagge parole.

 

    Quando ti batti con un Lupo del Branco, devi farlo lontano e da solo,

    perché  gli altri non prendano parte alla questione e il Branco non si

    riduca per la lotta.

 

    La Tana del Lupo è il suo rifugio, e dove si è fatto la sua casa

    neppure il Capo dei Lupi può entrare, neppure il Consiglio può venire.

 

    La Tana del Lupo è il suo rifugio, ma se l'è scavata troppo in vista

    il Consiglio gli manderà un messaggio ed egli dovrà cambiarla.

    Se uccidi prima di mezzanotte, sii silenzioso e non svegliare il bosco

    col tuo ululato

    per non far scappare il cervo dal seminato e  perché  i  fratelli  non

    rimangano a digiuno.

 

    Puoi uccidere per te, per la tua compagna e per i tuoi cuccioli, se ne

    hai bisogno e se ne hai la forza;

    ma  non uccidere per il piacere di uccidere,  e ricordati "sette volte

    di non uccidere mai l'Uomo."

 

    Se sottrai la preda ad uno più debole, non divorare tutto per vanto:

    la Legge del Branco gli concede il diritto minimo; lasciagli quindi la

    testa e la pelle.

 

    Quel che il Branco ha ucciso è il pasto del Branco. Deve mangiarlo sul

    posto, e nessuno può portarselo nella sua tana, pena la morte.

 

    Quel che il Lupo ha ucciso è il pasto del  Lupo.  Può  farne  ciò  che

    vuole

    e, finché non avrà dato il permesso, il Branco non può mangiare questa

    preda.

 

    Il  diritto  del Cucciolo di un anno è di esigere da ogni Lupo del suo

    Branco,

    quando ha mangiato, una razione di cibo e nessuno può rifiutargliela.

 

    Il diritto della Tana è il diritto della Madre. Può chiedere a tutti i

    lupi adulti

    un'anca di ogni animale ucciso per  i  suoi  piccoli,  e  nessuno  può

    negargliela.

 

    Il diritto del Covo è il diritto del Padre - cacciare da solo e per se

    stesso;

    è  dispensato  da  tutte  le chiamate al Branco;  è giudicato solo dal

    Consiglio.

 

    Grazie alla sua età e alla sua astuzia, alla forza della sua stretta e

    della sua zampa,

    in tutto ciò che la Legge non ha disposto,  la  parola  del  Capo  del

    Branco è legge.

 

    "Ora queste sono le Leggi della Jungla,  e sono numerose e potenti; ma

    la testa e lo zoccolo della Legge,  il suo fianco e la  sua  gobba  è:

    Obbedisci!"