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I due Tamburini

 

RUDYARD KIPLING.

 

Nei ruoli del ministero della Guerra, il reggimento figura ancora sotto il nome

di: Sempre avanti e pronto, Reggimento di Fanteria Leggera di Sua Altezza la

Principessa Hohenzollern Sigmaringen Anspachs Werther Tydfilshire. Distretto

Reggimentale 329/A, ma non vi è caserma in tutto l'esercito in cui non lo si

chiami meno decorosamente: Sempre pronto... a scappare!

Può darsi che gli uomini del reggimento sappiano onorare questo loro nomignolo

con qualche azione di gran valore, quando se ne presenti l'occasione, ma per il

momento ne sono vergognosi e dolenti e colui che osi chiamarli in faccia: Sempre

pronti a scappare, lo fa a rischio e pericolo della propria integrità personale.

Due paroline mormorate nelle scuderie di un certo reggimento di cavalleria ne

faranno uscire gli uomini bestemmiando ed armati di pale e di ramazze, ma

basterà sussurrare semplicemente: Sempre pronti a scappare, perché‚ quei bravi

fanti vengano fuori coi fucili carichi!

La loro sola scusa è che seppero tornare coraggiosamente al fuoco, dopo essere

scappati, e compiere tutto il loro dovere; tutti sanno però che per un momento

si fecero battere vergognosamente e rimasero muti per lo spavento e tremanti di

paura. I soldati lo sanno, gli ufficiali lo sanno ed alla prossima guerra lo

saprà pure il nemico, con suo grave danno. Vi sono infatti due o tre reggimenti

di fanteria che devono lavare una macchia del loro onore militare e saranno

estremamente da compiangere le truppe avversarie che serviranno loro di spugna.

Gli ambienti ufficiali ritengono il coraggio del soldato inglese superiore a

qualsiasi prova e generalmente tale giudizio è esatto. Le rare eccezioni vengono

pudicamente taciute e velate salvo a chiacchierarne liberamente tra camerati,

nella chiusa e riservata intimità delle mense reggimentali. In questi momenti di

espansione e di pettegolezzo, si possono apprendere allora strane e spesso

terribili storie di soldati che rifiutano di obbedire ai superiori, di ordini

abusivamente dati da chi non ne aveva il diritto, di disgrazie che, senza la

invariabile e leggendaria fortuna dell'esercito britannico, avrebbero potuto

finire in veri disastri. Sono storie penose che non vengono riferite che a bassa

voce, intorno ai grandi camini accesi, mentre i giovani ufficiali chinano la

testa e pensano che, grazie a Dio, i loro uomini sapranno sempre avanzare

coraggiosamente e con onore.

Non si può però fare una colpa troppo grave al soldato inglese per questi suoi

rari e passeggeri momenti di smarrimento, per quanto sarà bene non fargli sapere

questo verdetto. Un generale di media intelligenza può perdere sei mesi ad

apprendere le malizie di una campagna che sia chiamato a dirigere; un colonnello

può conservare un giudizio completamente errato sulle capacità del suo

reggimento anche tre mesi dopo l'inizio delle ostilità; perfino un comandante di

compagnia è esposto ad interpretare malamente e magari a rimanere cieco sul vero

carattere e stato d'animo del pugno di uomini che deve condurre all'attacco: di

conseguenza il semplice soldato, specialmente il soldato quale esso è ai nostri

giorni, non deve essere esposto a rimproveri disonorevoli se ha indietreggiato.

Che lo si fucili o magari lo si impicchi, per punirlo e per incoraggiare gli

altri, ma il diffamarlo nei giornali significa mancare di tatto e voler sciupare

inutilmente dello spazio che potrebbe essere dedicato ad articoli ben più utili.

Mettiamo che questo soldato sia stato al servizio dell'imperatrice per quattro

anni, per esempio. Tra altri due anni verrà congedato e lascerà l'esercito.

Generalmente, non avrà ereditato dai suoi genitori grandi principi morali e

quattro anni sono pochi per temprare il suo carattere ed insegnargli il culto di

quella cosa sacra che è il reggimento. Gli piace bere, distrarsi  se è di

guarnigione nell'India, intende anche mettere qualcosa da parte e non ama

affatto ricevere botte. Ha appena l'educazione sufficiente a fargli comprendere

approssimativamente la portata degli ordini che riceve ed a farlo meditare sulla

natura e la differenza delle varie ferite, sia d'arma da fuoco sia d'arma

bianca. Avviene così che, se gli viene comandato di spiegarsi sotto il fuoco in

formazione di attacco, si rende perfettamente conto che corre gran pericolo di

farsi ammazzare durante tale spiegamento, e gli viene il sospetto di venire

sacrificato pur di guadagnare dieci minuti di tempo; la conseguenza naturale

sarà che egli eseguirà il movimento con una celerità disperata, a meno che non

tergiversi, si ammucchi come gregge o non si dia addirittura alla fuga, a

seconda del grado di disciplina al quale sarà stato sottoposto per quei quattro

anni.

Malamente istruito, afflitto da una immaginazione rudimentale, pieno del

profondo egoismo proprio delle classi inferiori, senza l'appoggio di nessuna

associazione reggimentale, il giovane soldato viene messo improvvisamente a

contatto di un nemico che, nei paesi d'Oriente, è generalmente villoso, sempre

orribile di aspetto e spesso assai rumoroso. Se questo giovane soldato,

guardandosi intorno, vede dei vecchi soldati con dodici e più anni di servizio,

gente che conosce il mestiere, come egli sa bene, che sostengono con calma e

senza turbarsi l'urto di un assalto nemico, si sentirà subito sollevato ed

appoggerà alla spalla con energica risoluzione il calcio del fucile; se poi

sentirà un veterano, che gli ha insegnato il mestiere e magari lo ha corretto

con qualche scappellotto, mormorargli: Adesso urleranno come dannati e si

dimeneranno per cinque minuti buoni; poi ci si scaglieranno addosso ed allora

daremo loro una bella lezione! si rincuorerà completamente.

Ma se invece non vede intorno a s‚ che uomini della sua anzianità di servizio,

lividi per l'emozione e che tormentano nervosamente i grilletti dei loro fucili

con esclamazioni di paura, mentre i comandanti di compagnia sudano freddo e

gridano: Allineati laggiù! Allineati! Prima fila, baionette in canna! Alzo a

trecento! No, a cinquecento! Allineati! Prima fila ginocchio a terra! e così

via, allora quel giovane soldato comincerà a sentirsi a disagio e non tarderà a

perdere la testa, per poco che senta un camerata ruzzolare a terra col rumore di

un mucchio di ferraglie ed il muggito di un bove abbattuto.

Se lo si può far cambiare ogni tanto di posizione per fargli constatare

l'effetto del suo fuoco sul nemico, si sentirà più contento ed allora lo si

potrà progressivamente incitare ed aizzare, fino a fargli raggiungere quello

stato di furore cieco che rende irresistibile il combattente, che,

contrariamente a quanto si crede, è invasato da un demone gelido il quale gli fa

battere i denti come la febbre palustre. Se però lo si tiene sempre fermo allo

stesso posto, se comincia a sentir freddo alla bocca dello stomaco e perde la

testa immaginandosi di udire ordini che non sono stati mai dati, allora

comincerà ad indietreggiare e finirà con lo scappare. Quando le cose si mettono

a questo punto ed il timor panico prende tutti gli uomini, allora i comandanti

di compagnia faranno meglio a lasciare che i loro soldati scappino ed a

ritirarsi tra le file dei nemici, se tengono alla propria pelle. Però , se

riescono a riportare all'assalto i fuggiaschi, nessuno potrà impunemente tener

loro testa, perché‚ non è gente da indietreggiare due volte di seguito!

Tra una trentina danni, quando saremo riusciti a dare una mezza educazione a

tutti coloro che portino dei calzoni, il nostro esercito diventerà una macchina

ammirevole, ma di cui non ci si potrà assolutamente fidare, poiché‚ sarà troppo

istruito e nello stesso tempo lo sarà troppo poco, più tardi ancora, quando

tutti i soldati avranno raggiunto il livello intellettuale degli ufficiali, sarà

invece irresistibile e conquisterà il mondo. Generalmente parlando, per fare con

efficacia e diligenza il mestiere del macellaio, occorre servirsi di canaglie,

oppure di gentiluomini e, meglio ancora, di canaglie comandate da gentiluomini.

Secondo gli aurei dettami della teoria militare, il soldato dovrebbe pensare con

la propria testa, ma disgraziatamente, per giungere a tanto, bisognerebbe che

egli raggiungesse un livello intellettuale da cui è molto lontano; però una

canaglia di fegato, anche se lenta di comprendonio, dato che per istinto è

desiderosa di sangue e di eccidio, si lascia facilmente inculcare l'arte di

proteggere la propria pelle e di forare quella del nemico.

Un reggimento scozzese dai principi altamente religiosi e comandato da ufficiali

che siano tutti ardenti presbiteriani, è forse più temibile in combattimento di

un migliaio di mascalzoni irlandesi, tutti canaglie inveterate e senza scrupoli,

comandati da giovani miscredenti. E questo è la riprova della regola di vita che

afferma come i caratteri mediocri non sono buoni a nulla se devono contare solo

sulle proprie forze, e ciò perché‚ hanno le loro idee ben stabilite sul valore

della vita umana ed hanno ricevuto una educazione che non permette loro di farsi

sotto all'impazzata, senza soppesare il pro e il contro: costoro quando, come

accade oggi, non si sentano sostenuti dall'appoggio morale e materiale che può

venire loro da soldati anziani che li inquadrino, e finché‚ non si provveda a

fornire loro tale appoggio, come vanno consigliando giustamente tanti vecchi

colonnelli, hanno maggiori probabilità di altri di compromettere l'onore

militare del reggimento, assai più di quanto la vastità dell'Impero e la dignità

dell'esercito lo permetterebbero.

I loro ufficiali sono quanto di meglio si può desiderare, poiché‚ la loro

educazione comincia fino da giovanissimi e Dio ha disposto le cose in modo che

un giovane della borghesia inglese debba sorpassare qualunque altro giovane per

fermezza di carattere, freddezza e coraggio. E' questa la ragione che permette

ad un adolescente diciottenne di starsene immobile e senza far niente sotto

l'imperversare del fuoco nemico, armato solo di una sciaboletta di latta, e di

rimanervi impavido e con la gioia nel cuore fino a che non cada ferito. Se

muore, la sua morte sarà quella di un gentiluomo. Se sopravvive, scriverà ai

suoi, descrivendo loro con fierezza i particolari della azione in cui è stato

ferito; poi comincerà ad assillare il governo di richieste di indennità per

ferita riportata in servizio e ciò fino alla prossima campagna, in cui non

esiterà a giurare il falso davanti alla commissione medica di controllo, ad

adulare in tutti i modi il suo colonnello ed a bruciare abbondante incenso sotto

il naso dell'aiutante maggiore, pur di ottenere di essere riconosciuto idoneo e

poter prendere parte a nuove battaglie...

Tutto ciò mi riporta direttamente ai due peggiori diavoletti che abbiano mai

battuto un tamburo o suonato un piffero in una banda reggimentale inglese. I due

tamburini terminarono la loro carriera di peccati con un atto di piena e

flagrante ribellione e ricevettero di conseguenza una buona scarica di

fucileria. Si chiamavano Jakin e Lew. Lew il Porcellino, come era

soprannominato, ed erano entrambi due sfrontati ed indisciplinati tamburini, che

si erano meritati spesso e volentieri di essere fustigati dal tambur maggiore

dei Sempre avanti e pronti.

Jakin era un ragazzotto mal cresciuto di quattordici anni e Lew aveva

pressappoco la stessa età. Quando nessuno poteva vederli, i due birichini

fumavano e bevevano ed avevano la cattiva abitudine di bestemmiare, nel modo

usato nelle camerate delle caserme, cioè a sangue freddo e tra i denti; inoltre

facevano a pugni almeno una volta alla settimana, con una costanza ed una

regolarità che avevano qualcosa di religioso. Jakin era un figlio dei bassifondi

di Londra e probabilmente era stato in un istituto di corrigendi prima di essere

elevato alla dignità di tamburino. Lew invece non era in grado di ricordare

nessun particolare della sua vita, all'infuori di quelli connessi col reggimento

e del piacere che provava nei suoi giovanissimi anni ad ascoltarne la banda e

seguirla facendo sapienti capriole, ma nel profondo della sua animuccia oscura

egli coltivava un amore sincero per la musica; inoltre il caso aveva voluto

gratificarlo di una testolina da cherubino, che faceva voltare le signore quando

il reggimento veniva in chiesa ed esclamare loro: Che amore di ragazzo!...

Però , per loro fortuna, quelle buone signore non udirono mai i commenti salaci

che quella forca di tamburino faceva sul loro conto, tornando in caserma.

Gli altri tamburini non potevano soffrirli, e ciò a causa della condotta

assolutamente priva di logica dei due ragazzi: infatti, Jakin poteva percuotere

Lew o questi poteva strofinare a Jakin il naso contro la polvere, ma bastava il

minimo tentativo di aggressione da parte di estranei perché Jakin e Lew

riunissero immediatamente le loro forze, a grande detrimento dell'intruso. Si

può dire che essi fossero i due Ismaele del reggimento, ma degli Ismaele

benestanti, però , perché traevano ottimo profitto dai pugilati settimanali che

scambiavano tra loro a gran gioia di tutta la caserma e da quelli che

sostenevano contro altri ragazzi che venivano opposti loro; incontri che

procuravano ai due discoli dei bei soldarelli.

Quel giorno, in special modo, la discordia regnava sovrana. Si erano lasciati

sorprendere mentre fumavano, cosa malsana per i ragazzi, soprattutto quando

fumano il tabacco forte del vivandiere, e Lew rimproverava a Jakin di essersi

tradito col puzzo che emanava dalla pipa, da lui stupidamente tenuta in tasca, e

lo accusava di essere il vero responsabile delle frustate ricevute in punizione

da entrambi.

Se ti ripeto che ho nascosto la pipa dietro la caserma! disse Jakin in tono

conciliante.

Sei uno sporco mentitore! replicò Lew freddamente.

E tu un maledetto piccolo bastardo! insolentì Jakin, forte di tutta una

ascendenza di antenati sconosciuti.

Bisogna sapere che il ricco vocabolario della caserma contiene un insulto che

non viene mai lasciato passare senza reazione violenta; si può dare del ladro ad

un camerata, senza nessun rischio; si può magari chiamarlo vigliacco, senza

altra conseguenza che sentirsi fischiare una scarpa alle orecchie, ma se ci si

arrischia a dargli del bastardo bisogna essere pronti a fare a pugni!

Avresti potuto attendere ad insultarmi così che mi fosse passato il pizzicore

delle frustate! commentò Lew con tono afflitto, facendo finta su finta contro

Jakin che già si era messo in guardia.

Senti un po’ se questo pizzica!  fece Jakin spiritosamente, allungando un pugno

sulla fronte d'alabastro di Lew.

Tutto sarebbe andato benone e questa storia, come si legge nei libri, non

sarebbe mai stata scritta, se il destino ingrato non avesse spinto il figlio del

sergente distaccato al bazar a fare la sua comparsa sulla scena, dopo la prima

ripresa; era un pigro ed allampanato giovanottone di venticinque anni, sempre a

corto di quattrini e che non ignorava come i due ragazzi invece ne fossero

muniti.

Vi pesco ancora a fare pugni! Lo riferirò a mio padre, che a sua volta farà

rapporto al sergente porta bandiera, li minacciò .

Sono cose che non ti riguardano! rispose Jakin arricciando minacciosamente il

naso.

A me? Certo che non mi riguardano... Siete voi che ne buscherete e siccome siete

recidivi non la passerete liscia, questa volta.

Cosa diavolo puoi saperne tu, di quello che abbiamo fatto? fece Lew il Serafino.

Non sei mica un soldato tu, razza di borghese pidocchioso!

Così dicendo attaccò il fianco sinistro dell'individuo.

Trovi due gentiluomini che stanno mettendo a posto una loro una partita d'onore

e vieni a ficcare il tuo nasaccio in cose che non ti riguardano?

 

Continua.  fece il colonnello.

 

Nulla ti impedirebbe di divenire capo musica anche te, Lew, gli disse il capo

banda, autore di ballabili per proprio conto e che non dimenticava mai, n‚

giorno, n‚ notte, di pensare agli interessi della sua fanfara.

Che ti ha detto? chiese Jakin a prove finite.

Mi ha detto che potrei diventare un dannato capo banda... Allora sarei invitato

anche io dagli ufficiali, nei giorni di feste, a prendere un bicchiere di madera

nella sala convegno.

Oh, oh! Così, ha detto che potresti diventare un dannato non combattente? Non è

una proposta che mi meraviglia, venendo da quell'individuo! Per conto mio,

quando avrò finito il mio tempo di tamburino, è disgustoso che questi anni non

contino agli effetti della pensione, farò la ferma da soldato; in un anno,

pratico come sono di tutte le malizie del mestiere, mi faccio forte di diventare

caporale ed in tre un dannato sergente! Ma non prenderò moglie, allora, non sarò

tanto stupido! Persevererò a lavorare, apprenderò le maniere degli ufficiali,

chiederò di essere traslocato in un reggimento dove nessuno mi conosca e finirò

col diventare un dannato ufficiale! Allora, caro signor Lew, ti inviterò a

prendere un bicchiere di porto e ti toccherà pazientare in anticamera, in attesa

che il sergente della mensa te lo consegni tra le tue sporche mani.

E tu, Jakin, hai creduto per un istante che io potrei diventare un dannato non

combattente, nonché‚ capo banda? Ti sbagli, sai! Anche io voglio diventare

ufficiale. Non vi è nulla di meglio che continuare con perseveranza una cosa,

quando la si sia cominciata, come diceva il maestro di scuola. Il reggimento non

tornerà in Inghilterra prima di sette anni ed allora sarò caporale, o poco meno.

E così i due ragazzacci discutevano del loro avvenire.

Per una settimana si comportarono come due santerelli. Vale a dire che Lew si

gettò a corpo in un flirt con la figlia del sergente portabandiera, ragazzina di

tredici anni, affrettandosi a spiegare a Jakin che non aveva affatto intenzioni

serie e lo faceva solo per tenersi in esercizio! Tuttavia la bruna Cris Delighan

parve apprezzare quel flirt assai più dei precedenti, con ira collettiva di

tutti i tamburini, e Jakin si credette in dovere di pronunciare dei sermoni sul

pericolo di stare troppo attaccato alle gonnelle.

Ma n‚ la tenerezza, n‚ la virtù sarebbero valse a mantenere Lew a lungo nei

sentieri dell'onesto vivere, se non si fosse sparsa la voce che il reggimento

doveva entrare in campagna e prender parte ad una guerra che, per brevità,

chiameremo la guerra contro le Tribù Perdute.

I soldati vennero a conoscenza della notizia prima ancora degli ufficiali. Su

novecento combattenti, il reggimento non ne contava nemmeno dieci che avessero

mai visto sparare un colpo solo da un uomo in collera. Il colonnello aveva

assistito venti anni prima ad una spedizione di frontiera; uno dei maggiori

aveva servito al Capo; un disertore reintegrato nel grado della compagnia. E

aveva aiutato una volta a caricare la folla nelle vie, in Irlanda... ed era

tutto! Il reggimento era stato dimenticato per molti anni; la grande maggioranza

del suo contingente contava solo dai tre ai quattro anni di servizio, i

sottufficiali non avevano trentanni e tanto gli uomini che i sergenti

dimenticavano di parlare delle gesta gloriose scritte in sunto sulla bandiera,

la nuova bandiera che era stata solennemente benedetta da un vescovo in

Inghilterra, prima della partenza del reggimento.

Tutti erano contenti di entrare in campagna, erano pieni di entusiasmo e di

volontà di partire, ma non sospettavano nemmeno il vero significato della parola

guerra, e non avevano nessuno che potesse insegnarlo loro. Eppure costituivano

un reggimento tra i più istruiti, in cui la maggior parte degli uomini sapeva

leggere e scrivere e parecchi avevano fatto dei corsi di studi elementari. Erano

stati reclutati secondo la stretta osservanza del principio territoriale, ma

essi stessi non avevano la minima idea di tale principio; provenivano dalla

popolazione troppo densa di un distretto manifatturiero, e se l'istruzione

militare era valsa a mettere della carne e dei muscoli sulle loro ossature

striminzite, non era riuscita però a rendere coraggiosi quei figli di persone

che, per generazioni e generazioni, avevano fornito troppo lavoro e per un

salario troppo basso, sudando nelle fonderie, penando sui telai, tossendo nelle

fabbriche di biacca e rabbrividendo sui trasporti di calce.

Quegli uomini avevano trovato nell'esercito vitto e riposo ed ora se ne

sarebbero andati a combattere contro i negri Pentalia, che se la davano a gambe

non appena si mostrava loro un bastone. Ecco perché la notizia venne accolta con

acclamazioni entusiastiche, mentre i furbi sottufficiali, sempre pratici,

calcolavano già in cuor loro le probabilità di incerti e guadagni vari, con i

quali aumentare le economie che andavano facendo sulla loro paga.

Al quartiere generale intanto si diceva: I Sempre avanti e pronti non sono stati

al fuoco da una generazione; perciò li abitueremo man mano ai disagi ed ai

pericoli di una campagna, affidando loro la sorveglianza delle linee di

comunicazione. E le cose sarebbero andate precisamente così, se non vi fosse

stato bisogno, estremo bisogno, di reggimenti inglesi in prima linea e non si

fosse preferito affidare la sorveglianza delle linee di comunicazione a dei

reggimenti indigeni, sempre meno sicuri. Inquadriamo i Sempre avanti e pronti

tra due reggimenti solidi e provati, si dissero al quartiere generale. E'

probabile che ricevano qualche batosta, ma avranno appreso il mestiere prima che

la campagna sia finita; non vi è nulla di meglio di un allarme notturno o di un

piccolo macello di sbandati, per sveltire un reggimento! Attendete solo che

abbiano sgozzato una mezza dozzina di sentinelle!...

Il colonnello era al settimo cielo e riferì nei suoi rapporti che il morale

degli uomini era eccellente e che, grazie a Dio, il suo reggimento era uno

strumento impeccabile che avrebbe risposto ad ogni chiamata. I maggiori

abbozzarono un sorrisetto di soddisfazione discreta, mentre i sottotenenti

ballavano tra loro dalla gioia e rischiavano di ammazzarsi reciprocamente, a

furia di esercitarsi al tiro con la rivoltella. Jakin e Lew, invece, erano

costernati. Che ne avrebbero fatto dei tamburini? La banda avrebbe accompagnato

il reggimento al fuoco? E quanti tamburini avrebbero seguito nella campagna la

truppa?

Tennero consiglio, appollaiati su un albero e fumando.

Scommetto quello che vuoi che ci lasceranno al deposito insieme alle donne! Cosa

del resto che ti converrebbe assai...  fece Jakin sarcasticamente.

E per causa di Cris che fai tanto spirito? disse Lew. E cosa è mai una donnetta,

o magari un intero deposito di donne, di fronte alla fortuna di poter andare

alla guerra? Sai bene che, al pari di te, non ho altro desiderio.

Se almeno fossi un dannato trombettiere! esclamò tristemente Jakin. E pensare

che lasceranno andare un impiastro come Tom Kidd e faranno probabilmente

rimanere qui gente in gamba come noi!

Allora non c'è che da rendere Tom Kidd tanto ammalato da impedirgli di suonare.

Tu gli terrai le mani ed io intanto gli darò tanti calci da metterlo fuori

servizio! propose Lew, agitandosi sul ramo su cui stava a cavalcioni.

Ciò non ci servirebbe a nulla, tanto più che le nostre note caratteristiche sono

talmente cattive che non possiamo davvero farvi affidamento. Non vi è dubbio

possibile: se lasciano la banda al deposito, vi lasceranno anche noi! Se poi si

decideranno a far fare la campagna anche ai musicisti, allora vi sarà sempre il

pericolo che ci riformino per deficienza fisica! Sei idoneo, tu, Porcellino? e

così dicendo Jakin allungò un poderoso pugno nelle costole di Lew.

Sì! rispose questi con una bestemmia. Quanto a te, il dottore afferma che sei

debole di cuore a causa del gran fumare... Sporgi il petto in fuori e lasciami

provare!

Jakin fece come l'altro gli diceva e Lew lo colpì con tutta la sua forza.

Jakin divenne pallidissimo, soffocò , tossì, ansimò , strinse gli occhi, poi

disse: Va tutto bene!

Sì, puoi andare, gli rispose Lew. Dicono che si possa anche morire, di un colpo

in pieno petto.

Tutto ciò però non ci fa fare un gran passo avanti Lew! Sai dove ci si batte?

Dio solo lo sa e non ce lo verrà certo a dire! Lassù verso la frontiera, per

uccidere dei patani, pezzi di diavoloni pelosi che vi fanno a pezzi se vi

possono acchiappare. Dicono che le loro donne siano assai belle...

Vi è da far bottino? chiese il cinico Jakin.

Nulla da fare, sono un mucchio di straccioni!

Jakin si alzò in piedi sul ramo ed ispezionò la pianura sottostante con lo

sguardo.

Lew, ecco il colonnello che viene avanti. E' un buon diavolo... Andiamo a

parlargli.

Poco mancò che Lew non cadesse dall'albero, tanto la proposta gli parve

temeraria. Al pari del compagno, non temeva n‚ Dio n‚ gli uomini, ma anche

l'audacia di un tamburino ha i suoi limiti e permettersi di rivolgere la parola

al colonnello...

Ma già Jakin si era lasciato scivolar giù ed obliquava in direzione del suo

superiore. Questi. veniva avanti, tutto assorto in cento pensieri ed

accarezzando nella sua mente la visione di alte onorificenze che gli sarebbero

piovute addosso...

Chissà che non gli fosse riuscito di essere nominato Cavaliere dell'Ordine del

Bagno... o magari Commendatore... E perché‚ no? Non comandava forse uno dei

migliori reggimenti inglesi?... Sul più bello di queste rosee riflessioni, ecco

che si accorse dei due ragazzi che venivano verso di lui a passo di carica. Già

una volta gli era stato ufficialmente denunciato lo stato di ribellione continua

in cui vivevano i tamburini, e Jakin e Lew passavano per essere i loro capi...

Ciò aveva davvero l'apparenza di una cospirazione organizzata...

I due ragazzi si fermarono a venti passi di distanza, poi fecero quattro passi

in avanti come prescrive il regolamento e salutarono simultaneamente, tenendosi

tutti e due impettiti come bacchette da fucile e presso a poco della medesima

altezza.

Il colonnello era di umore propizio; i tamburini erano soli nella pianura

deserta ed almeno uno di essi aveva una bella faccia.

Ma bravi!  fece il colonnello, riconoscendoli. E così volete attaccarmi di pieno

giorno? Eppure non mi sono mai immischiato negli affari vostri, nemmeno... (qui

fiutò a lungo e sospettosamente)... nemmeno quando avete fumato.

Occorreva battere il ferro finché‚ era caldo. I cuori dei tamburini parevano

voler scoppiare, tanto martellavano.

Signor colonnello, cominciò Jakin, voglia scusarci se ci permettiamo di

rivolgerle la parola. Il reggimento va alla guerra, non è vero?

Così credo, rispose cortesemente il colonnello.

E la musica seguirà il reggimento? chiesero ad una voce i due ragazzi. Poi dopo

una pausa: E noi pure andremo, non è vero, signor colonnello?

Voialtri! esclamò questi, facendosi indietro di un passo per abbracciare meglio

con lo sguardo le due esili figurette. Voi due? Ma morireste di fatica dopo la

prima marcia!

No, no, signor colonnello! Possiamo marciare col reggimento dovunque esso vada,

sia che marci in parata o vada in campagna! disse Jakin.

Se Tom Kidd parte, si piegherà in due come un temperino, fece Lew. Tom ha le

vene delle gambe molto serrate, signor colonnello.

Molto cosa?

Molto serrate; ecco perché‚ le gambe gli si gonfiano durante le marce più lunghe.

Se Tom ha la forza sufficiente per andare alla guerra, allora possiamo certo

andarvi anche noi.

Il colonnello li fissò ancora, a lungo ed intensamente.

Sì, anche la musica parte, disse egli con la medesima gravità che se parlasse ad

un fratello d'armi. Nessuno di voi due ha vivi i genitori?

No, signor colonnello! risposero Jakin e Lew. Siamo orfani tutti e due e nessuno

ci piangerà, anche se dovessimo morire.

Poveri piccoli... E volete venire a combattere insieme al vostro reggimento? E

perchè?

Signor colonnello, ho l'onore di indossare l'uniforme di Sua Maestà la Regina da

due anni e le assicuro che è duro per un soldato che ha sempre fatto il suo

dovere di non poter ottenere un piccolo favore! fece Jakin.

E poi... se non parto, signor colonnello, interruppe Lew, il capo banda si

impossesserà di me per farne un sacr... un beato musicante... Prima ancora di

aver visto il fuoco, pensi!

Il colonnello rimase a lungo senza rispondere, poi disse semplicemente: Se il

dottore vi riconosce idonei, vi prometto che partirete anche voi. Però al vostro

posto mi asterrei dal fumare!

I ragazzi salutarono e disparvero. Il colonnello ritornò a casa e raccontò alla

moglie, che ne pianse dalla commozione. Anche lui era molto contento: se tale

era l'entusiasmo nei ragazzi di truppa, di che non sarebbero stati capaci i

soldati?

Jakin e Lew entrarono con gravità e fierezza nella loro camerata e per almeno

dieci minuti non si degnarono di parlare ai loro compagni. Infine Jakin, tronfio

di orgoglio disse con aria di superiorità: Ho intervistato or ora il colonnello!

E un buon vecchio diavolaccio il nostro colonnello, e gli ho chiesto di

lasciarmi andare alla guerra. Mi ha promesso di accontentarmi e mi ha detto

testualmente che vorrebbe che ce ne fossero molti come me tra quei brutti

mascalzoni dei tamburini! Kidd, se non la finisci di gettarmi i tuoi oggetti di

corredo in testa, per punirmi di dire la verità, ti darò una tale lezione che te

ne ricorderai per un pezzo!

Quella sera vi fu battaglia nella camerata, perché i ragazzi erano pieni di odio

e di invidia per Jakin e Lew e questi non fecero nulla per tranquillizzare gli

animi.

Vado a dire addio alla mia bella! si vantò Lew per colmo di provocazione. Che

nessuno si permetta di toccare le mie cose, dato che ne ho bisogno per entrare

in campagna, dietro speciale invito del colonnello!

Se ne andò poi a fischiare nel boschetto dietro gli alloggi dei sottufficiali,

per far venire fuori Cris. Dopo i primi baci preliminari, Lew si fece un dovere

di spiegare la situazione alla ragazza.

Vado alla guerra col reggimento! proclamò con aria eroica.

Lew, sei un piccolo bugiardo!

Ma Cris si sentiva battere il cuore mentre parlava così, poiché‚ sapeva che Lew

non era solito mentire.

Bugiarda sarai tu! rispose Lew, cingendole la vita col braccio. Parto anch'io e

quando il reggimento si metterà in marcia, mi vedrai sfilare con gli altri

allegro e contento! Cris, dammi un altro bacio, me lo merito...

Se tu fossi rimasto qui, come avresti dovuto, te ne avrei dati tanti di baci,

quanti ne avessi voluti...  piagnucolò la ragazza tendendogli la bocca.

Ammetto che il colpo è duro, Cris, durissimo; ma che potevo fare? Se fossi

rimasto al deposito, cosa avresti pensato di me?

Può darsi che tu abbia ragione, caro, ma almeno ti avrei sempre avuto vicino e

potersi baciare vale sempre cento volte di più di qualunque cosa che una possa

pensare!

E tutti i baci del mondo non valgono una medaglia da appendere al petto della

propria giubba?

Tu? Non la daranno certo a te la medaglia!

Certo invece che ne avrò delle medaglie! Io e Jakin siamo i soli tamburini che

partono. Tutti gli altri sono uomini fatti e noi ci guadagneremo le nostre

medaglie insieme a loro.

Avrebbero fatto meglio a scegliere qualche altro al tuo posto, amor mio... Sei

tanto coraggioso che ti farai certo uccidere... Rimani con me, tesoro, rimani al

deposito e ti amerò per tutta la vita!

Non è già così che mi ami ora, Cris? Eppure me lo avevi giurato!

Certo, ma ti amerei anche meglio! Aspetta di crescere ancora un poco, piccolo

caro, sei tanto giovane!

Sono già da due anni al reggimento e non voglio perdere questa occasione

favorevole di andare alla guerra e di fare carriera! Dovresti essere tu la prima

a spingermi a partire! Ritornerò , Cris, ritornerò sano e salvo e pieno di gloria

ed appena sarò un uomo fatto ti sposerò ... Sì, ti sposerò appena sarò caporale!

Me lo giuri?

Lew rifletté‚ per un istante all'avvenire, quale lo aveva prospettato prima

Jakin, ma la bocca tentatrice di Cris era troppo vicina alla sua...

Te lo giuro e che Dio mi aiuti! esclamò .

Cris gli gettò le braccia al collo, mormorando: Non voglio trattenerti pi—,

tesoro. Va a guadagnarti la tua medaglia ed io intanto ti farò una bella

taschetta per bottoni, nuova fiammante. Te la farò più bella che potrò .

Mettici anche i tuoi capelli, Cris, e ti prometto di portarla addosso finché‚

avrò vita.

Dopo di che Cris si fece un dovere di mettersi a piangere ed il colloquio ebbe

fine. Lo stato d'animo dei tamburini si fece febbrile per la rabbia e l'invidia,

e la vita di Jakin e Lew in camerata divenne di conseguenza poco invidiabile.

Non solamente era stato permesso loro di arruolarsi a quattordici anni, due anni

prima della età voluta dal regolamento per i ragazzi di truppa, ma ora, forse in

virtù della loro estrema giovinezza, avevano anche avuto il permesso di seguire

le operazioni militari, favore inaudito, a memoria di tamburino! La musica che

avrebbe accompagnato il reggimento era stata ridotta ai venti uomini

regolamentari ed i musicanti in più vennero fatti rientrare nei ranghi. Jakin e

Lew vennero addetti alla musica in qualità di soprannumerari, benché‚ essi

avessero preferito essere assunti come trombettieri di compagnia.

Non fa nulla,  disse Jakin dopo che ebbero passato la visita medica. Ringraziamo

Dio che ci abbiano permesso di partire. Il dottore dice che dal momento che

abbiamo potuto sopportare tutte le botte che ci ha dato quel giorno il figlio

del sergente, quello sporco borghese, ce la caveremo da ogni fatica.

Indubbiamente! fece Lew, contemplando con tenerezza la taschetta che Cris aveva

cucito per lui con le sue mani maldestre. Sul davanti della taschetta, si vedeva

una uniforme, fatta con una ciocca di capelli neri.

L'ho fatta meglio che ho potuto! aveva singhiozzato Cris nel consegnargliela.

Non ho voluto farmi aiutare n‚ dalla mamma, n‚ dal sarto dei sergenti...

Conservala sempre, amor mio, e ricordati che ti amo.

Il reggimento marciò al passo, in colonna, forte di novecentosessanta uomini,

fino alla stazione ferroviaria, e tutti gli abitanti uscirono all'aperto per

vederlo sfilare. I tamburini digrignarono i denti vedendo Jakin e Lew passare

con la musica, le donne maritate piansero disperatamente sulla banchina

ferroviaria ed il reggimento perse la voce a forza di acclamarsi freneticamente.

L'insieme è bello ed omogeneo, disse il colonnello al tenente colonnello, mentre

sorvegliavano l'imbarco delle prime quattro compagnie.

Sono pronti a tutto, fece il tenente colonnello con entusiasmo. Però mi sembrano

un poco troppo giovani e teneri per il lavoro che si richiede da loro... Fa un

freddo cane lassù—, in questa stagione!

Sono abbastanza solidi e poi bisogna bene fare la parte delle malattie! rispose

il colonnello.

Poi il reggimento viaggiò verso il nord, sempre verso il nord, lasciandosi

dietro file su file di cammelli, convogli e legioni di muli da carico, finché‚ il

treno non si arrestò con un fischio lacerante ad una biforcazione terribilmente

ingorgata, dove sei treni di quaranta vagoni si muovevano su sei linee

provvisorie piene di fischi, di funzionari indigeni in sudore e uomini

dell'intendenza che bestemmiavano dall'alba alle ore più tarde della notte, tra

la paglia che il vento strappava alle balle di foraggio ed i muggiti di un

migliaio di buoi.

Sbrigatevi, vi reclamano in prima linea!

Era questo il ritornello che accolse dappertutto il reggimento, mentre i feriti

sui vagoni di un treno della Croce Rossa facevano eco.

Combattere non sarebbe nulla, diceva con voce fioca un ussaro dalla testa

fasciata ad un gruppetto di Sempre avanti e pronti che lo stavano ad ascoltare a

bocca aperta con ammirazione. No, battersi non sarebbe gran cosa, per quanto vi

assicuri che non si rimanga davvero con le mani in mano... Il male peggiore

consiste nel maledetto vitto e nell'ancora più maledetto clima del paese! Tutte

le notti vi si gela, eccetto quando grandina, durante il giorno si abbrustolisce

addirittura e l'acqua poi vi fa svenire, tanto è puzzolente! Mi son fatto

spaccare la testa come un guscio d'uovo, mi sono presa una bella polmonite ed ho

le budella in subbuglio... Non sono davvero rose e fiori in quel dannato paese,

ve lo giuro!

Ed i negri, come sono fatti? chiese un soldato.

In quel treno laggiù—, vi sono dei prigionieri, il fior fiore del paese, perché

gli altri sono ancora più brutti: andateli a vedere. Se poi volete sapere con

quali armi si battono, cercate sotto il sedile e prendete il coltellaccio che vi

si trova.

Trassero fuori e considerarono per la prima volta il temibile coltellaccio

afghano a manico di corno e lama triangolare. Era alto quasi quanto Lew!

Un simpatico strumento per farsi mettere le budella in mano, osservò flebilmente

il soldato.

Un arnese che vi stacca il braccio con tutta la spalla, come se fosse di burro!

Ho tagliato in due l'individuo che mi ha spaccato la testa, ma non mancano certo

i suoi ameni fratellini, laggiù—. Sono diavoli scatenati che non hanno pari per i

colpi di taglio, anche se non conoscono quelli di punta!

Quindi gli uomini se ne andarono a zonzo per le rotaie, per esaminare i

prigionieri afghani. Erano differenti da tutti i negri che avessero mai visto i

Sempre avanti e pronti, figli giganteschi dei Beni Israel, dal pelo nero e

l'occhio malvagio. Mentre i soldati li fissavano meravigliati, gli afghani

sputarono liberamente e si mormorarono qualcosa, tenendo gli occhi bassi.

Accidenti! Che porci ributtanti! fece Jakin che chiudeva il corteo dei curiosi.

Ehi, tu, quando è che ti sei fatto prendere? Mi meraviglio che non ti abbiano

già impiccato, con quella faccia da bandito che hai!

Il più alto di statura dei prigionieri si voltò , facendo risuonare i ferri che

aveva ai piedi e fissò il ragazzo poi disse in dialetto pashtu ai suoi compagni:

Guardate! Ci mandano contro dei ragazzi! Che popolo di stolti!

Ah! Ah!  fece Jakin crollando lietamente il capo, ora te ne andrai verso il sud

e lì vivrai come un marajah senza che ti manchi nulla... Tutto ciò mi pare

migliore di una baionetta nella pancia! Addio, vecchio mio, non ti sciupare quel

bel faccino e cerca di stare contento.

Gli uomini risero e poco dopo si misero in cammino, ma fino dalla prima tappa si

resero conto che non tutto è gioia e divertimento nella vita del soldato. Erano

rimasti molto impressionati per la statura e l'aria di bestiale ferocia dei

negri, che ora avevano imparato a chiamare patani, ma lo erano anche di più per

la vita scomodissima che dovevano fare. Se avessero avuto tra le loro file una

ventina di vecchi soldati, non avrebbero tardato ad apprendere da questi ad

organizzarsi decentemente per la notte, ma purtroppo non vi erano veterani tra

di essi, sicché‚, come si ripetevano anche gli altri reggimenti, i poveri Sempre

avanti e pronti vivevano come porci. Fecero l'esasperante esperienza della

malignità delle cucine da campo e dei cammelli da carico e della perversità di

una tenda regolamentare o di una mula azzoppata, poterono studiare tutti i

microbi che infettano l'acqua potabile ed approfittarono dell'occasione per

offrirsi qualche bel caso di dissenteria.

Alla fine della terza marcia, rimasero sgradevolmente sorpresi sentendo arrivare

in pieno accampamento un lingotto di ferro martellato che, tirato da settecento

metri, fece saltare le cervella ad un povero soldato seduto accanto al fuoco.

Ciò valse a guastar loro il riposo di quella notte e fu l'inizio di un fuoco di

fucileria intermittente ed a lunga portata, sapientemente calcolato dal nemico.

Di giorno non si vedeva niente, appena una nuvoletta di fumo che si alzava da

qualche roccia lontana lungo la strada, di notte improvvise fiammelle

lampeggiavano nell'oscurità, seguite da perdite in morti e feriti, e che

facevano far fuoco al reggimento in tutte le direzioni e spesso talmente alla

cieca, che gli uomini si ferivano tra di loro da tenda a tenda. I poveri Sempre

avanti e pronti bestemmiavano a più non posso, protestando che tutto ciò era

magnifico, ma non era la guerra!

Infatti non era guerra quella, ma il reggimento non si poteva fermare lungo la

strada ad effettuare rappresaglie contro i franchi tiratori che lo bersagliavano

a tradimento da tutte le parti, poiché‚ doveva sbrigarsi a portarsi in linea ed

operare il suo congiungimento con le truppe gurka e scozzesi, con le quali

formava brigata. Gli afghani lo sapevano e si erano anche accorti fino dai primi

colpi d'assaggio che avevano a che fare con un reggimento novizio. Da quel

momento si dedicarono assiduamente al nobile compito di tenere i Sempre avanti e

pronti in uno stato continuo di tensione e di allarme. Mai e poi mai si

sarebbero permesse simili libertà con truppe agguerrite, come ad esempio quei

malvagi piccoli gurka che si facevano una gioia di tendere imboscate nelle notti

più buie ai franchi tiratori, oppure quei terribili giganti dai gonnellini

femminili che pregavano Dio durante le guardie notturne e la cui pace e

tranquillità di spirito resistevano ai peggiori attacchi, od anche quegli

abominevoli sikh che affettano la più ostensibile delle negligenze mentre

marciano, ma sono sempre pronti a far pagare a duro prezzo l'audacia di coloro

che tentassero di profittarne. (continua…)