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Un capitano di 15 anni/2

 

    11.
    TEMPESTA.
    Durante la settimana che  seguì  questo  avvenimento,  dal  14  al  21
    febbraio,  a bordo non accadde nulla di particolare. Il vento di nord-
    ovest aumentava di giorno in giorno, e il "Pilgrim" filava rapidamente
    alla media di centosessanta miglia ogni ventiquattro ore. Era ciò che,
    all'incirca, si poteva chiedere a un bastimento di quelle dimensioni.
    Il brigantino-goletta,  secondo  quanto  riteneva  Dick  Sand,  doveva
    dunque  avvicinarsi  a  zone più frequentate dalle navi di lungo corso
    che cercano di passare da un emisfero all'altro.  Il  giovane  sperava
    sempre  di  incontrarne  una  e aveva la ferma intenzione,  sia di far
    trasbordare i suoi passeggeri,  sia di chiedere  in  prestito  qualche
    marinaio  di  rinforzo  e  forse  anche un ufficiale.  Ma,  sebbene la
    sorveglianza fosse incessante,  non si avvistava alcuna nave: il  mare
    era sempre deserto.
    Questo  fatto continuava a stupire non poco Dick Sand.  Egli aveva più
    volte attraversato quella  parte  del  Pacifico  durante  le  sue  tre
    precedenti  campagne  di  pesca  nei  mari australi e quindi,  data la
    latitudine e la  longitudine  a  cui  credeva  di  trovarsi,  riteneva
    veramente  strano non avvistare qualche bastimento inglese o americano
    che risalisse dal Capo  Horn  verso  l'equatore  o  discendesse  verso
    l'estrema punta dell'America del Sud.
    Ma ciò che Dick Sand ignorava,  ciò che non poteva sapere,  era che il
    "Pilgrim" si trovava a una latitudine più alta,  ossia più  a  sud  di
    quanto egli supponesse.
    E questo per due ragioni: la prima, che le correnti di queste zone, di
    cui il mozzo non poteva calcolare la velocità, se non imperfettamente,
    senza  che  gli fosse possibile rendersene conto avevano contribuito a
    spingere la nave fuori della sua rotta;  la seconda,  che la  bussola,
    falsata  dalla  mano colpevole di Negoro,  dava indicazioni sbagliate,
    indicazioni che, dopo la perdita della seconda bussola,  Dick Sand non
    poteva  controllare.  In  tal  modo,  credendo  e «dovendo» credere di
    andare verso est,  faceva invece rotta verso sud-est!  La bussola  era
    sempre   sotto  i  suoi  occhi,   il  solcometro  veniva  regolarmente
    controllato: questi due strumenti  gli  permettevano  di  dirigere  il
    "Pilgrim" e, sino a un certo punto, di valutare le miglia percorse. Ma
    bastava questo?
    Tuttavia  il  giovane  capitano  continuava  a fare del suo meglio per
    rassicurare la signora Weldon,  che  gli  incidenti  della  traversata
    rendevano talvolta preoccupata.
    - Arriveremo,  arriveremo!  - ripeteva Dick.  - Raggiungeremo la costa
    americana, in un punto o nell'altro non importa, ma la raggiungeremo!
    - Non ne dubito, Dick!
    - E' chiaro, signora Weldon, che sarei più tranquillo se voi non foste
    a bordo e avessimo da rispondere solo di noi stessi, ma...
    - Ma se io non fossi stata a bordo,  - rispose  la  signora  -  se  il
    cugino Bénédict, Jack, Nan e io non ci fossimo imbarcati sul "Pilgrim"
    e se,  d'altra parte, Tom e i suoi compagni non fossero stati raccolti
    in mare,  lo sai,  Dick,  che a bordo non ci  sarebbero  più  che  due
    uomini:  tu  e  Negoro?  Che sarebbe stato di te,  solo con quell'uomo
    malvagio, nel quale non puoi avere alcuna fiducia? Dimmi, ragazzo mio,
    che sarebbe accaduto?
    - Avrei cominciato con il mettere Negoro in condizione  di  non  poter
    nuocere - rispose Dick Sand in tono risoluto.
    - E avresti fatto da solo tutte le manovre?
    - Sì... solo... con l'aiuto di Dio!
    La  fermezza con cui erano state pronunziate quelle parole era tale da
    dare speranza alla signora Weldon;  eppure,  guardando il suo  piccolo
    Jack,  molte  volte  si  sentiva  preoccupata!  Se la donna non voleva
    lasciar scorgere ciò che provava  la  madre,  non  sempre  riusciva  a
    impedire che qualche segreta angoscia le serrasse il cuore!
    Tuttavia,  se  il  giovane  non  era  abbastanza avanti nei suoi studi
    idrografici per fare il punto,  possedeva il vero fiuto  del  marinaio
    quando  si  trattava di «sentire il tempo».  L'aspetto del cielo da un
    lato,  le condizioni del barometro da un  altro,  gli  suggerivano  di
    stare  in  guardia.  Il  capitano  Hull,  buon meteorologo,  gli aveva
    insegnato  a  consultare  questo  strumento,  i  cui  pronostici  sono
    esattissimi.
    Ecco,  in  poche  parole,  che  cosa  contengono  le  notizie relative
    all'osservazione del barometro (4):
    1) Quando, dopo un lungo periodo di tempo buono, il barometro comincia
    a scendere in modo brusco e costante, verrà certamente la pioggia; ma,
    se il tempo buono ha avuto una lunga durata, la colonnina del mercurio
    può abbassarsi per  due  o  tre  giorni  prima  che  si  noti  qualche
    mutamento nelle condizioni atmosferiche.  Allora,  più tempo passa tra
    l'abbassamento del mercurio e l'arrivo della pioggia,  più lunga  sarà
    la durata del periodo piovoso.
    2)  Se,  invece,  durante  un  periodo  piovoso  di  lunga durata,  il
    barometro  comincia  ad  alzarsi  con  lentezza  e  regolarità,  quasi
    certamente  verrà il tempo buono e durerà tanto più a lungo quanto più
    sarà  stato  lungo  l'intervallo  tra  la  sua  comparsa  e   l'inizio
    dell'alzarsi del barometro.
    3)   Nei   due  casi  suddetti,   se  il  mutamento  del  tempo  segue
    immediatamente  il  mutamento  della  colonnina  barometrica,   questo
    cambiamento sarà di brevissima durata.
    4)  Se  il  barometro sale lentamente e in modo continuo per due o tre
    giorni, o anche più,  esso annunzia il bel tempo,  anche se la pioggia
    continua a cadere in questi tre giorni e viceversa; ma se il barometro
    sale  per  due giorni o più durante la pioggia e poi,  sopraggiunto il
    bel tempo,  ricomincia a scendere,  il bel tempo durerà molto poco,  e
    viceversa.
    5)  In  primavera  e in autunno,  una improvvisa discesa del barometro
    presagisce vento. In estate, se il tempo è molto caldo,  essa annunzia
    temporali;  in inverno,  dopo una gelata di qualche durata,  un rapido
    abbassamento della colonnina  barometrica  annunzia  un  mutamento  di
    vento,   accompagnato   da  disgelo  e  da  pioggia;   ma  un  aumento
    sopraggiunto durante una gelata che si protrae già da  qualche  tempo,
    pronostica la neve.
    6)  Le  oscillazioni  rapide  del  barometro  non  devono  mai  essere
    interpretate come pronostici di tempo asciutto o piovoso di una  certa
    durata.  Queste  indicazioni  sono  date  esclusivamente  dal rialzo o
    dall'abbassamento che avviene in modo lento e continuo.
    7) Verso la fine dell'autunno,  se,  dopo un tempo piovoso  e  ventoso
    prolungato,  il barometro comincia ad alzarsi,  questo rialzo annunzia
    il passaggio del vento a nord e l'avvicinarsi del gelo.
    Ecco quali sono  le  indicazioni  generali  che  si  possono  ricavare
    dall'osservazione di questo prezioso strumento.
    Tutto questo Dick Sand lo sapeva perfettamente,  e l'aveva egli stesso
    constatato in parecchie circostanze della sua vita di marinaio, il che
    lo rendeva  molto  pronto  a  mettersi  in  guardia  contro  qualsiasi
    eventualità.
    Ed ecco che,  precisamente verso il 20 febbraio, le oscillazioni della
    colonnina barometrica cominciarono a preoccupare il giovane mozzo, che
    le  rilevava  ogni  giorno  con  la  massima  attenzione.  Infatti  il
    barometro  prese  a  scendere  in  modo  lento  e  continuo,   il  che
    preannunziava pioggia;  ma poiché questa pioggia tardava ad  arrivare,
    Dick Sand concluse che il cattivo tempo sarebbe durato. E proprio così
    doveva  accadere.  Ma,  invece  della  pioggia,  arrivò  il  vento che
    rinforzò sino a raggiungere una velocità di sessanta piedi al secondo,
    ossia di trentun miglia all'ora (5).
    Dick Sand fu allora costretto a prendere qualche precauzione  per  non
    compromettere l'alberatura e le vele del "Pilgrim".
    Egli aveva già fatto ammainare la vela di contropappafico,  la freccia
    e il piccolo fiocco,  e decise di fare  altrettanto  per  la  vela  di
    pappafico e poi di prendere due terzaruoli sulla vela di gabbia.
    Quest'ultima operazione doveva certo presentare qualche difficoltà per
    un equipaggio privo di molta esperienza,  ma non si poteva esitare,  e
    nessuno esitò.
    Dick Sand,  accompagnato da Bat e da  Austin,  salì  sull'attrezzatura
    dell'albero di trinchetto e,  non senza fatica, riuscì ad ammainare la
    vela di pappafico.  Con un tempo meno minaccioso,  avrebbe lasciato  i
    due  pennoni  sull'albero  ma,  prevedendo che sarebbe stato forzato a
    calare l'albero stesso,  staccò i due pennoni e li lasciò  cadere  sul
    ponte.  Si  sa,  infatti,  che  quando  il  vento soffia troppo forte,
    bisogna non solo diminuire  la  velatura,  ma  anche  l'alberatura,  e
    questo  dà gran sollievo alla nave che,  meno carica sull'alto,  non è
    più così affaticata dai colpi di rollio e di beccheggio.
    Completata questa prima operazione, che impegnò due ore, Dick Sand e i
    suoi compagni si diedero da fare per ridurre la superficie della  vela
    di  gabbia,  prendendo due terzaruoli.  Il "Pilgrim",  come la maggior
    parte delle navi moderne,  non portava una vela di gabbia  doppia,  il
    che  facilita la manovra;  fu dunque necessario operare come un tempo,
    ossia correre sui marciapiedi,  tirare a sé una vela battuta dal vento
    e ammainarla saldamente con le sue gaschette.  Fu un lavoro difficile,
    lungo, pericoloso,  ma finalmente la vela di gabbia ridotta offrì meno
    presa al vento e il brigantino-goletta fu notevolmente sollevato.
    Dick Sand discese con Bat e Austin. Il "Pilgrim" si trovò allora nelle
    condizioni  di  navigabilità  volute  dallo stato dell'atmosfera,  che
    viene indicato come «vento moderato».
    Durante i tre giorni che seguirono, 20,  21 e 22 febbraio,  la forza e
    la  direzione  del  vento non mutarono in modo sensibile.  Tuttavia il
    mercurio continuava a scendere e,  nell'ultima  giornata,  il  giovane
    Dick  notò  che  si  manteneva al disotto dei ventotto pollici e sette
    decimi (6). Nessun indizio, dunque,  del barometro ad alzarsi prima di
    qualche tempo. L'aspetto del cielo era brutto e ventoso; inoltre fitte
    brume  lo coprivano costantemente.  Il loro strato era così spesso che
    non si vedeva più il sole: sarebbe stato difficile precisare il  luogo
    dove nasceva e il luogo dove tramontava.
    Dick Sand cominciò a preoccuparsi: non abbandonava il timone,  dormiva
    pochissimo, ma la sua grande forza morale gli permetteva di ricacciare
    l'angoscia nel più profondo del cuore.
    Il giorno successivo,  23 febbraio,  il vento  parve  mollare  un  po'
    durante la mattinata,  ma Dick non si fidò, ed ebbe ragione perché nel
    pomeriggio riprese forza, e il mare si fece più minaccioso.
    Verso le quattro, Negoro, che si faceva vedere raramente, abbandonò la
    cucina e salì sul ponte di  prua.  Dingo,  senza  dubbio,  dormiva  in
    qualche  angolo,  perché  non  abbaiò  com'era solito fare.  Il cuoco,
    sempre silenzioso,  rimase per una mezz'ora  a  scrutare  l'orizzonte:
    lunghe onde si susseguivano, senza tuttavia accavallarsi, ma erano più
    alte  di  quanto  comportasse la forza del vento: bisognava concludere
    che a ovest il tempo  doveva  essere  pessimo  e  forse  a  non  molta
    distanza,  e  che  non  avrebbe  tardato  a raggiungere le zone in cui
    navigava il "Pilgrim".
    Negoro contemplò la vasta distesa del mare,  che infuriava attorno  al
    "Pilgrim";  poi i suoi occhi,  sempre freddi e aridi, si volsero verso
    il cielo.
    L'aspetto del cielo  era  inquietante:  i  vapori  si  spostavano  con
    velocità  diverse;  le  nuvole  della  zona superiore correvano più in
    fretta di quelle degli strati bassi dell'atmosfera.  Bisognava  dunque
    prevedere il momento,  abbastanza vicino,  in cui quelle pesanti masse
    si sarebbero abbassate e avrebbero potuto trasformare in  tempesta,  e
    forse  in uragano,  ciò che al momento non era che un «vento moderato»
    ossia uno spostamento  d'aria  alla  velocità  di  quarantatré  miglia
    all'ora.
    Sia  che Negoro non fosse uomo da spaventarsi,  sia che non capisse le
    minacce del  tempo,  non  parve  affatto  impressionato.  Tuttavia  un
    malvagio  sorriso  sfiorò  le  sue  labbra.   Si  sarebbe  detto,   in
    conclusione,  che quello stato di cose  gli  facesse  più  piacere  di
    quanto  non  lo  preoccupasse.  Per un istante salì sul bompresso e si
    arrampicò sino alle corde per avere una maggior  ampiezza  di  veduta,
    come  se  stesse cercando qualche indizio all'orizzonte.  Poi scese in
    tutta tranquillità, senza aver pronunziato una parola né aver fatto un
    gesto, e raggiunse il posto dell'equipaggio.
    Tuttavia,  tra  tutte  quelle  temibili  circostanze,   ce  n'era  una
    fortunata,  di cui bisognava tener conto: il fatto che quel vento, per
    violento che fosse o dovesse diventare,  era favorevole alla rotta del
    "Pilgrim"  che,  a  quanto  pareva,  stava dirigendosi a gran velocità
    verso la costa americana.  Se non  fosse  scoppiata  la  tempesta,  la
    navigazione  poteva  continuare  senza veri pericoli,  pericoli che si
    sarebbero presentati  soltanto  quando  fosse  giunto  il  momento  di
    sbarcare su un punto qualsiasi del litorale.
    Ecco ciò che Dick Sand si chiedeva continuamente: una volta constatata
    la vicinanza del litorale, come avrebbe potuto manovrare se non avesse
    incontrato qualche pilota o qualcuno pratico della costa per aiutarlo?
    Nell'eventualità  che  il  maltempo lo costringesse a cercare un porto
    ove rifugiarsi, che cosa avrebbe fatto,  dal momento che quel litorale
    gli  era  assolutamente  sconosciuto?   Non  c'era  ancora  motivo  di
    preoccuparsi per questa eventualità,  è vero,  tuttavia,  quando fosse
    venuto   il   momento,   sarebbe  stato  indispensabile  prendere  una
    decisione... ebbene, Dick Sand l'avrebbe presa!
    Durante i successivi tredici giorni,  dal 24 febbraio al 9  marzo,  le
    condizioni  del  tempo  non  mutarono  in modo sensibile: il cielo era
    sempre coperto da una densa foschia e,  se per qualche  ora  il  vento
    mollava  un  po',  riprendeva  ben  presto  a  soffiare  con la stessa
    violenza.  Due o tre volte il barometro salì,  ma la sua oscillazione,
    che  comprendeva  una  dozzina  di  linee,  era  troppo brusca per far
    prevedere un mutamento del tempo e un ritorno di venti  più  moderati.
    Del  resto,  la colonnina del mercurio si riabbassava quasi subito,  e
    nulla poteva far sperare la fine del maltempo nei giorni successivi.
    Scoppiarono anche violenti temporali che preoccuparono seriamente Dick
    Sand.  Due o tre volte la folgore colpì le onde a poca distanza  dalla
    nave;  poi  si rovesciarono torrenti di pioggia e si formarono turbini
    di vapori,  per metà condensati,  che circondarono il "Pilgrim" di una
    fitta nebbia.
    Per lunghe ore l'uomo di vedetta non riuscì a veder nulla, e perciò si
    procedeva a casaccio.
    Sebbene  il  bastimento,   che  pure  era  saldo  sulle  onde,   fosse
    orribilmente sballottato, la signora Weldon,  per fortuna,  sopportava
    senza  inconvenienti  questo  continuo  rollare e beccheggiare.  Ma il
    piccolo Jack si sentì molto male,  e la madre dovette dedicargli tutte
    le sue cure.
    Quanto  al cugino Bénédict,  come le blatte americane che costituivano
    la sua compagnia, non soffriva il mal di mare,  e trascorreva il tempo
    a studiare,  come se fosse tranquillamente sistemato nel suo gabinetto
    di San Francisco.
    Per vera fortuna,  anche Tom e i suoi compagni erano poco sensibili al
    mal di mare e potevano così continuare a dare il loro aiuto al giovane
    mozzo  che,  non occorre dirlo,  era abituato a tutti quei disordinati
    scrolloni di una nave che fugge dinanzi al maltempo.
    Il "Pilgrim" correva rapidamente sotto la sua velatura ridotta,  e già
    Dick  Sand prevedeva di doverla ridurre ancora.  Ma voleva tenere duro
    sino a quando  gli  sarebbe  stato  possibile  senza  il  pericolo  di
    procurare qualche danno.  Secondo i suoi calcoli,  la costa non doveva
    più essere lontana: si vigilava in continuazione,  ma Dick non  poteva
    fidarsi  ciecamente degli occhi dei suoi compagni per scoprire i primi
    indizi della terra. In realtà,  per quanto abbia una vista eccellente,
    chi  non  è  abituato  a scrutare gli orizzonti del mare è incapace di
    distinguere i primi contorni di una costa,  soprattutto in mezzo  alla
    nebbia. Perciò Dick Sand vigilava di persona e spesso saliva sino alle
    barre per vedere meglio. Ma il litorale americano non appariva ancora.
    Ciò  lo  stupiva,  e  la  signora  Weldon comprese,  da qualche parola
    sfuggitagli, il suo stupore e la sua ansia.
    Era il 9 marzo. Il giovane stava a prua,  ora osservando il mare,  ora
    guardando  la velatura del "Pilgrim",  che cominciava a piegarsi sotto
    la violenza del vento.
    - Non vedi niente ancora,  Dick?  - gli domandò,  in un momento in cui
    egli aveva deposto il cannocchiale.
    - Niente ancora,  signora Weldon,  niente!  - rispose il giovane.  - E
    tuttavia l'orizzonte sembra  schiarirsi  un  po'  sotto  questo  vento
    violento che aumenterà ancora.
    -  Secondo  te,  Dick,  la  costa  americana non dovrebbe ormai essere
    lontana, vero?
    - Non può essere lontana, signora Weldon e,  se qualcosa mi sorprende,
    è proprio il fatto di non vederla ancora.
    -  Eppure  abbiamo seguito la rotta giusta,  no?  - domandò la signora
    Weldon.
    - Sempre,  dacché il vento si è stabilizzato a nord-ovest,  -  rispose
    Dick  Sand  -  ossia  dal  momento  in  cui  abbiamo perduto il nostro
    sventurato capitano e i suoi compagni!  Era il  10  febbraio,  e  oggi
    siamo al 9 marzo: sono trascorsi ventisette giorni!
    -  Ma allora a che distanza eravamo dalla costa?  - insisté la signora
    Weldon.
    - A quattromilacinquecento miglia circa, signora Weldon.  Ci sono cose
    su cui posso avere dei dubbi, ma su questa cifra posso garantire.
    - E che velocità ha tenuto la nave?
    -  In  media  centottanta  miglia  al giorno,  da quando il vento si è
    rafforzato - rispose Dick Sand; - perciò,  sono sorpreso di non essere
    ancora  in  vista della terra!  E il fatto più straordinario è che non
    incontriamo neppure uno dei  bastimenti  che  di  solito  navigano  in
    questi paraggi!
    - Non può darsi che ti sia sbagliato, Dick, calcolando la velocità del
    "Pilgrim"?
    -  No,  signora  Weldon,  su  questo  non posso essermi sbagliato.  Il
    solcometro è stato controllato ogni mezz'ora,  e io ho rilevato  molto
    attentamente  tutte le sue indicazioni.  Ecco,  lo farò controllare di
    nuovo,  e vedrete che in questo momento navighiamo alla media di dieci
    miglia all'ora, il che vuol dire più di duecento miglia al giorno!
    Dick  Sand  chiamò  Tom,  e  gli  ordinò di controllare il solcometro,
    operazione nella quale il vecchio era ormai esperto.
    Il  solcometro,  solidamente  legato  all'estremità  della  lenza,  fu
    portato e gettato fuori bordo.
    Si  erano svolte appena venticinque braccia di lenza,  allorché questa
    si allentò improvvisamente tra le mani di Tom.
    - Ah, signor Dick! - esclamò il vecchio.
    - Che c'è, Tom?
    - La lenza si è rotta.
    - Rotta! - ripeté Dick Sand. - E il solcometro è perduto!
    Il vecchio Tom mostrò il pezzo di lenza che gli era rimasto in mano.
    Purtroppo era vero!  Non si era sciolta la legatura,  no;  la lenza si
    era spezzata proprio nel mezzo...  eppure la corda era nuova!  Forse i
    trifoli,   nel  punto  di  rottura,   erano  stati  logorati  in  modo
    particolare? E infatti lo erano, e Dick Sand lo poté constatare quando
    ebbe  tra  le  mani  il  capo  della  lenza.  Ma  erano stati logorati
    dall'uso? Era questa la domanda che il mozzo,  fattosi diffidente,  si
    stava  rivolgendo.  Comunque sia,  il solcometro era ormai perduto,  e
    Dick Sand non aveva  più  alcun  mezzo  per  valutare  esattamente  la
    velocità  di  navigazione della sua nave.  L'unico strumento che ormai
    possedeva era una bussola,  ed egli non sapeva che le indicazioni  che
    essa gli dava erano falsate!
    La signora Weldon lo vide così abbattuto per l'incidente che non volle
    insistere sull'argomento e,  con il cuore gonfio,  si ritirò nella sua
    cabina.
    Ma se  la  velocità  del  "Pilgrim"  e,  di  conseguenza,  il  cammino
    percorso, non potevano più essere calcolati, era facile constatare che
    la scia della nave non diminuiva.
    Infatti  il  giorno  dopo,  7 febbraio,  il barometro scese a ventotto
    pollici e due decimi (7); era l'annunzio di uno di quei colpi di vento
    che raggiungono persino sessanta miglia all'ora.
    Apparve urgente  modificare  ancora  una  volta  le  condizioni  della
    velatura per non compromettere la sicurezza della nave.
    Dick  Sand  decise  di  togliere  l'albero  di  pappafico  e quello di
    freccia,  di ammainare le vele basse e di  navigare  soltanto  con  il
    piccolo fiocco e la vela di gabbia con i terzaruoli.
    Chiamò  Tom  e  i suoi compagni perché lo aiutassero in quella manovra
    difficile che, purtroppo, non poteva essere eseguita in fretta.
    E intanto il tempo stringeva giacché la tempesta stava per  scatenarsi
    con violenza.
    Dick Sand,  Austin,  Actéon e Bat salirono sull'alberatura, mentre Tom
    restava al timone e Hercule sul ponte  per  allentare  le  drizze  non
    appena gli fosse venuto l'ordine.
    Dopo  numerosi  sforzi  l'albero  di  freccia  e l'albero di pappafico
    furono calati, non senza che quella brava gente avesse rischiato cento
    volte di precipitare in mare,  tanto i  colpi  di  rollio  squassavano
    l'alberatura.  Poi,  quando  la  vela di gabbia fu ridotta e quella di
    trinchetto ammainata,  il brigantino-goletta  non  portò  più  che  il
    piccolo fiocco e la vela di gabbia con i terzaruoli.
    Benché la velatura fosse ridotta al massimo, il "Pilgrim" continuava a
    navigare a una velocità eccessiva.
    Il  giorno  12,  il tempo parve ancora peggiorare.  Sin dall'alba Dick
    Sand vide con terrore che il barometro scendeva a ventisette pollici e
    nove decimi (8).
    Si stava scatenando una vera  tempesta,  tale  che  il  "Pilgrim"  non
    poteva più portare le poche vele che gli erano rimaste.
    Dick  Sand,  vedendo che la vela di gabbia stava per essere strappata,
    ordinò di ammainarla.  Ma fu inutile.  Una  raffica  più  violenta  si
    abbatté  in quel momento sulla nave e spezzò la vela.  Austin,  che si
    trovava sul pennone della piccola vela di  gabbia,  fu  colpito  dalla
    scotta di sinistra e ferito,  ma per fortuna, molto leggermente, tanto
    che poté discendere sul ponte senza bisogno di aiuto.
    Dick Sand, estremamente preoccupato, non aveva che un pensiero: che la
    nave,  spinta con tanta furia,  andasse a sfracellarsi da  un  momento
    all'altro, poiché, secondo i suoi calcoli, gli scogli del litorale non
    dovevano essere lontani.  Ritornò dunque a prua, ma non vide nulla che
    avesse l'apparenza di una terra e ritornò al timone.
    Un istante dopo, Negoro salì sul ponte e improvvisamente, quasi contro
    la sua volontà,  tese una  mano  verso  un  punto  dell'orizzonte:  si
    sarebbe detto che avesse scorto la terra tra la bruma...
    Ancora  una  volta  un sorriso malvagio sfiorò le sue labbra e,  senza
    dire che cosa aveva veduto, tornò alla sua cucina.

    12.
    ALL'ORIZZONTE.
    Da quel giorno la tempesta  assunse  il  suo  aspetto  più  terribile:
    quello  dell'uragano.  Il  vento  soffiava  a  sud-ovest  e  l'aria si
    spostava a una velocità di novanta miglia all'ora (9).
    Era proprio un uragano,  uno di quei  terribili  colpi  di  vento  che
    sbattono  le  navi  in  rada contro la costa e ai quali non riescono a
    resistere neppure le più solide costruzioni.  Così fu l'uragano che il
    25  luglio  1825  devastò  la  Guadalupa.  Allorché pesanti cannoni da
    ventiquattro sono strappati  dagli  affusti  dalle  raffiche,  si  può
    immaginare  che  cosa  possa accadere a un bastimento che non ha altro
    punto d'appoggio se non un mare sconvolto!  Eppure è proprio a  questa
    sua  mobilità  che esso deve la salvezza!  Poiché cede alle spinte del
    vento,  purché sia solidamente costruito,  è in grado di vincere i più
    violenti colpi di mare. Questo era appunto il caso del "Pilgrim".
    Qualche minuto dopo che la vela di gabbia era stata strappata in mille
    pezzi,  fu  la  volta  del piccolo fiocco,  e Dick Sand dovette allora
    rinunziare a stabilire una trinchettina, piccola vela di tela robusta,
    che avrebbe reso più facile il governo della nave.
    Il "Pilgrim" correva dunque senza vele,  ma il vento aveva  presa  sul
    suo  scafo,  sulla  sua alberatura,  sui suoi attrezzi e non occorreva
    altro per imprimergli una eccessiva velocità.  Pareva  che  in  alcuni
    momenti  si  sollevasse  addirittura dalle onde e che appena appena le
    sfiorasse.
    In tali condizioni,  il rollio della nave,  sballottata  dalle  enormi
    ondate sollevate dall'uragano,  era terrificante.  C'era da aver paura
    di ricevere, da un momento all'altro, qualche spaventoso colpo di mare
    a poppa.  Quelle montagne d'acqua si susseguivano  in  una  corsa  più
    rapida   di   quella   del   brigantino-goletta,   e  minacciavano  di
    fracassargli la poppa se  esso  non  si  fosse  sollevato  al  momento
    giusto.  In  questo  consiste l'estremo pericolo di una nave che fugge
    dinanzi alla tempesta.
    Ma che fare  per  evitare  questa  disgraziata  eventualità?  Non  era
    possibile aumentare la velocità del "Pilgrim", perché esso non avrebbe
    potuto  conservare il più piccolo brandello di tela;  bisognava dunque
    tentare di mantenerlo il più possibile nella sua direzione  per  mezzo
    del timone, la cui azione si rivelava spesso impotente.
    Dick  Sand  non abbandonava più la barra.  Si era legato alla vita per
    non esser portato via da qualche colpo di mare  più  violento;  Tom  e
    Bat,  anch'essi  legati,  gli  stavano vicini,  pronti a dargli aiuto;
    Hercule e Actéon, aggrappati alle bisse, vegliavano a poppa.
    La signora Weldon,  il piccolo Jack,  il cugino Bénédict e Nan stavano
    rinchiusi,  per  ordine  di  Dick,  nelle cabine di poppa;  sebbene la
    signora Weldon avesse desiderato rimanere sul ponte,  l'opposizione di
    Dick  Sand  fu formale e decisa: sarebbe stato un rischio senza alcuna
    necessità.
    Tutti gli sportelli erano stati ermeticamente chiusi e si sperava  che
    resistessero  nel  caso  che  qualche  ondata più violenta delle altre
    piombasse a bordo.  Se,  per disgrazia,  gli sportelli avessero ceduto
    sotto il peso di quelle valanghe liquide,  la nave si sarebbe riempita
    e sarebbe stata sommersa.  Fortunatamente il carico era stato disposto
    in  modo  che,  nonostante  il  terribile  sbandamento del brigantino-
    goletta, non si spostava.
    Dick Sand aveva ancora ridotto il numero di ore da concedere al sonno,
    tanto che la signora Weldon, che cominciava a temere che il giovane si
    ammalasse, insisté e ottenne che si prendesse un po' di riposo.
    E fu proprio mentre egli era a letto,  nella notte dal 13 al 14 marzo,
    che si verificò un nuovo incidente.
    Tom e Bat erano a poppa,  allorché Negoro, che molto di rado si faceva
    vedere su quella parte del ponte,  si avvicinò e parve  desideroso  di
    attaccar  discorso  con  i  due  uomini,  ma Tom e Bat non gli diedero
    ascolto.
    A un tratto, per un violento colpo di rollio, Negoro cadde a terra,  e
    sarebbe  senza  dubbio  precipitato in mare se non si fosse trattenuto
    all'abitacolo.
    Tom lanciò un grido,  temendo  che  la  bussola  si  fosse  fracassata
    nell'urto.
    Dick Sand, in un momento di dormiveglia, udì il grido e, precipitatosi
    fuori dalla cabina, accorse a poppa.
    Negoro  si  era già rialzato,  ma teneva in mano il pezzo di ferro che
    aveva appena tolto da sotto l'abitacolo  e  che,  però,  fece  sparire
    prima che Dick Sand lo vedesse.
    Aveva  dunque  qualche  interesse,  Negoro,  a  che  l'ago  calamitato
    riprendesse ora la sua giusta direzione?  Sì,  perché il vento di sud-
    ovest favoriva i suoi progetti...
    - Che è successo? - domandò Dick Sand.
    -  E'  successo  che  questo  maledetto cuoco è caduto sulla bussola -
    rispose Tom.
    A queste parole,  Dick Sand,  irritatissimo,  si piegò sull'abitacolo.
    Era  in  buone  condizioni  e  il compasso,  illuminato dalla lampada,
    riposava sempre sui suoi due cerchi concentrici.
    Il cuore del giovane capitano si allargò,  perché un guasto  all'unica
    bussola di bordo sarebbe stata una disgrazia irreparabile!
    Ma Dick Sand non aveva osservato che,  essendo stato tolto il pezzo di
    ferro,  l'ago aveva  ripreso  la  sua  posizione  normale  e  indicava
    esattamente  il  nord  magnetico,   quale  doveva  essere  sotto  quel
    meridiano.
    Tuttavia,  se non si poteva rendere Negoro responsabile di una caduta,
    che  pareva  essere  stata  involontaria,  Dick  Sand aveva ragione di
    meravigliarsi che Negoro a quell'ora si trovasse a poppa.
    - Che fate qui? - gli domandò.
    - Ciò che mi piace - rispose Negoro.
    - Che avete detto?  - gridò Dick Sand,  incapace di trattenere un moto
    di collera.
    -  Dico  -  rispose  il  cuoco  -  che  nessun  regolamento  vieta  di
    passeggiare a poppa.
    - Ebbene,  questo regolamento lo stabilisco io - rispose Dick Sand.  -
    Vi proibisco di venire a poppa!
    - Ma guarda un po'! - ribatté Negoro.
    E  quell'uomo,  così  padrone  di sé,  non poté trattenere un gesto di
    minaccia.
    Il giovane mozzo tirò fuori di tasca una  pistola  e  la  puntò  verso
    Negoro.
    -  Negoro,  -  prese  a  dire  -  sappiate  che  questa pistola non mi
    abbandona mai e che, al primo gesto di insubordinazione,  vi spacco la
    testa!
    E proprio in quel momento,  Negoro si sentì spingere irresistibilmente
    verso il basso: era Hercule,  che gli aveva semplicemente posato sulla
    spalla la sua grossa mano.
    -  Capitano  Sand,  -  disse  il  gigante  -  volete  che getti questo
    mascalzone in mare?  Saranno contenti i pesci,  che non sono di  gusto
    difficile!
    - Non ancora - rispose Dick Sand.
    Negoro si rialzò non appena la mano del gigante non gli pesò più sulla
    spalla ma, passando davanti a Hercule, mormorò:
    - Negro maledetto, me la pagherai!
    Intanto il vento era mutato o, per lo meno, pareva aver fatto un balzo
    di 45 gradi. E tuttavia, cosa strana che colpì Dick Sand, nulla, nelle
    condizioni  del mare,  indicava un tale mutamento.  La nave conservava
    sempre la stessa direzione,  ma il vento e le onde,  anziché  colpirla
    direttamente  da  poppa,  la  colpivano  ora  dal  fianco di sinistra,
    condizione pericolosa che espone una nave a ricevere dannosi colpi  di
    mare.  Dick Sand, fu costretto a lasciar portare di quattro quarti per
    continuare a sfuggire alla tempesta.
    Ma d'altra parte la sua attenzione era più che mai all'erta.  Egli  si
    chiedeva se non ci fosse qualche rapporto tra la caduta di Negoro e la
    rottura  del  primo  compasso.  Che  cos'era  venuto a fare a poppa il
    cuoco?  Aveva forse interesse a che anche  la  seconda  bussola  fosse
    messa  fuori  uso?  Quale  poteva  essere quell'interesse?  Non sapeva
    spiegarselo in alcun modo.  Non doveva forse anche Negoro  desiderare,
    come  tutti  gli  altri,  di  toccare il più presto possibile la costa
    americana?
    Quando Dick Sand parlò alla  signora  Weldon  dell'incidente,  questa,
    sebbene  sino a un certo punto condividesse la diffidenza del giovane,
    non riuscì a trovare alcun plausibile  motivo  a  quello  che  sarebbe
    stato un gesto criminale da parte del cuoco.
    Però,  per prudenza, Negoro fu sorvegliato da vicino. Egli tenne conto
    degli ordini di Dick Sand e non osò più farsi  vedere  a  poppa  della
    nave dove,  del resto,  il suo servizio non era necessario.  Inoltre a
    poppa fu installato Dingo,  e il cuoco si guardò bene dall'avvicinarsi
    alla zona vietata.
    Durante tutta la settimana,  la tempesta non ebbe tregua. Il barometro
    scese ancora.  Dal 14 al 26 marzo fu impossibile trovare un momento di
    calma per issare qualche vela. Il "Pilgrim" fuggiva verso nord-est con
    una velocità che non poteva essere inferiore alle duecento miglia ogni
    ventiquattro  ore,  e la terra non compariva!  Eppure quella terra era
    l'America,  gettata come un'immensa  barriera  tra  l'Atlantico  e  il
    Pacifico, su una lunghezza di più di centoventi gradi!
    Dick  Sand si chiedeva se non fosse per caso pazzo,  se non avesse più
    il senso della realtà, se da tanti giorni non corresse, senza saperlo,
    in una direzione sbagliata...  Ma no!  Non  poteva  aver  commesso  un
    simile  errore!  Il Sole,  anche se non era possibile vederlo in mezzo
    alla nuvolaglia,  si alzava sempre davanti a lui e tramontava alle sue
    spalle!  Ma quella terra, allora, era scomparsa? Quell'America, contro
    la quale si sarebbe forse fracassata la sua nave,  dov'era,  se non là
    dove aspettava di vederla?  Che si trattasse del continente nord o del
    continente sud-giacché tutto era possibile in quel caos - il "Pilgrim"
    doveva pure avvistare l'uno o l'altro!  Che era successo da quando  si
    era scatenata quella terribile tempesta? Che accadeva tuttora, giacché
    quella  costa,  salvezza  o rovina,  non compariva?  Dick Sand doveva,
    dunque,  supporre di essere stato  ingannato  dalla  bussola,  le  cui
    indicazioni  non  poteva controllare,  giacché,  per questo controllo,
    occorreva il secondo compasso? Ed egli ebbe questo timore, l'unico che
    poteva giustificare il fatto che non apparisse alcuna terra!
    Quando non era al timone,  Dick Sand non cessava di studiare la  carta
    ma,  per quante domande le facesse, essa non poteva dargli la risposta
    di un enigma che, nella situazione in cui l'aveva ridotta Negoro,  era
    incomprensibile per lui, come lo sarebbe stato per qualsiasi altro!
    Tuttavia  quel  giorno,  il  21  febbraio,  verso le otto del mattino,
    avvenne un incidente della più grande importanza.
    Hercule, di vedetta a prua, lanciò il grido:
    - Terra! Terra!
    Dick Sand si precipitò verso prua.  Hercule,  che non poteva avere gli
    occhi di un marinaio, non si era forse ingannato?
    - La terra? - esclamò Dick Sand.
    - Sì, là... - rispose Hercule, indicando un punto quasi impercettibile
    all'orizzonte, verso nord-est.
    Le  sue parole si udivano a stento tra il rumore mugghiante del mare e
    del cielo.
    - Avete visto la terra? - domandò Dick Sand.
    - Sì - rispose Hercule,  confermando con un cenno del capo.  E tese di
    nuovo la mano verso sinistra.
    Dick Sand guardava... ma non vedeva nulla.
    In quel momento,  la signora Weldon, che aveva udito il grido lanciato
    da Hercule, uscì sul ponte, nonostante la promessa di non farlo.
    - Signora! - esclamò Dick, scorgendola.
    La signora  Weldon,  non  potendo  farsi  udire,  cercò  anch'essa  di
    avvistare la terra segnalata da Hercule, e parve concentrare in quello
    sguardo tutta la vita.
    Forse   la   mano   di   Hercule   sbagliava  nell'indicare  il  punto
    dell'orizzonte,  giacché né la signora  Weldon,  né  il  giovane  Dick
    riuscirono a scorgere qualcosa.
    Ma, a un tratto, Dick Sand tese a sua volta la mano:
    - Sì, sì... terra! - gridò.
    Una specie di collina era apparsa tra uno squarcio delle nubi.  I suoi
    occhi di marinaio non potevano ingannarlo.
    - Finalmente! Finalmente! - gridò.
    Si teneva febbrilmente aggrappato all'impavesata.  La signora  Weldon,
    sostenuta  da  Hercule,  non  smetteva  di  fissare quella terra quasi
    insperata.
    La costa,  formata da quell'alta  cima,  si  elevava  a  dieci  miglia
    sottovento  a sinistra e,  in una schiarita più ampia formatasi tra le
    nubi, la si poté vedere più distintamente. Si trattava,  senza dubbio,
    di qualche promontorio del continente americano.  Il "Pilgrim",  privo
    di vele,  non era in grado di puntarvi direttamente,  ma  non  poteva,
    presto  o  tardi,  fare  a  meno di andare a sbattervi contro.  Non si
    trattava più che di qualche ora...
    Erano adesso le otto del mattino; prima di mezzogiorno,  il "Pilgrim",
    senza alcun dubbio, sarebbe stato vicino alla terra.
    A  un  segnale  di Dick Sand,  Hercule riaccompagnò a poppa la signora
    Weldon che non poteva più sopportare la violenza del beccheggio.
    Il giovane Dick rimase ancora un momento a prua e poi riprese  il  suo
    posto al timone, vicino a Tom.
    Aveva  scorto  finalmente  quella  costa,  così  tardi  apparsa,  così
    ardentemente desiderata!  Ma si sentiva  ora  colto  da  un  senso  di
    terrore,  perché,  date  le condizioni in cui si trovava il "Pilgrim",
    che veniva spinto in avanti dalla tempesta, e con la terra sottovento,
    c'era  da  aspettarsi  il  naufragio  inevitabile  con  tutte  le  sue
    terribili conseguenze!
    Trascorsero  due  ore.  Il promontorio era allora proprio davanti alla
    nave.
    In quel momento Negoro salì sul ponte. Quella volta fissò la costa con
    particolare attenzione,  scosse il capo con l'aria di chi sa che  cosa
    deve  fare,  e ridiscese,  dopo avere pronunziato un nome che tuttavia
    nessuno poté comprendere.
    E Dick Sand,  intanto,  cercava di scorgere  il  litorale  che  doveva
    arrotondarsi dietro il promontorio.
    Trascorsero  due  ore.  Il  promontorio si drizzava a sinistra,  ma la
    costa non appariva ancora.
    Il cielo intanto si andava schiarendo all'orizzonte e una costa,  alta
    come  appunto  doveva  essere  quella  americana  limitata dall'enorme
    catena delle Ande,  si sarebbe dovuta vedere a più di venti miglia  di
    distanza.
    Dick prese il cannocchiale e,  lentamente, osservò tutto l'orizzonte a
    est.
    Nulla! Non vedeva più nulla!
    Alle due pomeridiane,  ogni traccia di terra era scomparsa  dietro  al
    "Pilgrim".  Davanti alla nave non vi era traccia di costa, né alta, né
    bassa.
    Un gridò sfuggì allora a Dick Sand che abbandonò subito il ponte e  si
    precipitò nella cabina dove si trovavano la signora Weldon, il piccolo
    Jack, Nan e il cugino Bénédict.
    - Un'isola! Non era che un'isola! - esclamò!
    - Un'isola, Dick? Ma quale? - domandò la signora Weldon.
    -  La carta ce lo dirà - rispose il giovane mozzo e,  precipitatosi al
    posto dell'equipaggio, prese la carta di bordo.
    - Ecco, signora Weldon, qui! - esclamò.  - La terra che abbiamo appena
    scorto  non può essere che questo punto sperduto in mezzo al Pacifico!
    Non può essere che l'isola di Pasqua! In questi paraggi non ce ne sono
    altre.
    - E ce la siamo già lasciata  alle  spalle?  -  s'informò  la  signora
    Weldon.
    - Sì.
    La  signora  Weldon guardava attentamente l'isola di Pasqua,  un punto
    quasi impercettibile sulla carta.
    - E a quale distanza si trova dalla costa americana?
    - Trentacinque gradi.
    - Il che equivale a...
    - Circa duemila miglia.
    - Ma il "Pilgrim" non ha dunque camminato, visto che siamo ancora così
    lontani dal continente?
    - Signora Weldon,  - rispose Dick Sand,  dopo essersi passato una mano
    sulla  fronte,  come per concentrarsi meglio - non so...  non riesco a
    spiegarmi questo incredibile ritardo...  no davvero!  Non  posso...  a
    meno  che  le indicazioni della bussola non siano state falsate...  Ma
    questa non può essere che  l'isola  di  Pasqua,  giacché  noi  abbiamo
    navigato   con  il  vento  in  poppa  verso  nord-ovest,   e  dobbiamo
    ringraziare Iddio che mi ha permesso di rilevare la nostra  posizione.
    Sì,  è l'isola di Pasqua! Sì, l'isola di Pasqua, che si trova ancora a
    duemila miglia dalla costa!  So finalmente  dove  la  tempesta  ci  ha
    sospinti  e,   se  essa  si  calma,  potremo  approdare,  con  qualche
    probabilità di salvezza, alla costa americana! Ora, almeno,  la nostra
    nave non è più sperduta nell'immensità del Pacifico!
    La  fiducia che il giovane dimostrava fu condivisa da tutti coloro che
    stavano ascoltando le sue parole,  e anche la signora Weldon si lasciò
    contagiare.  Pareva  davvero  che quel gruppo di sventurati fosse alla
    fine delle sue disgrazie e che  il  "Pilgrim",  trovandosi  presso  il
    porto, non avesse più che da attendere l'alta marea per entrarvi.
    L'isola di Pasqua,  il cui vero nome è Vai-hou,  scoperta da Davis nel
    1686,  visitata poi da Cook e La Pérouse,  è situata al ventisettesimo
    grado  di  latitudine  sud  e  a  112 gradi di longitudine est.  Se il
    "Pilgrim" era stato trascinato a più di 15 gradi a nord  dall'uragano,
    il   fatto   era  certamente  dovuto  alla  provenienza  da  sud-ovest
    dell'uragano stesso, davanti al quale il "Pilgrim" era stato costretto
    a fuggire.
    Il "Pilgrim", dunque,  si trovava ancora a duemila miglia dalla costa.
    Tuttavia,  sotto l'impeto del vento che soffiava con violenza, doveva,
    in meno di sette giorni,  raggiungere un punto qualsiasi del  litorale
    sudamericano.
    Ma non era possibile sperare, come aveva detto Dick Sand, che il tempo
    migliorasse e che fosse possibile issare qualche vela, quando si fosse
    in vista della terra?
    Era questa ancora la speranza di Dick Sand. Egli diceva che l'uragano,
    dopo tanti giorni,  avrebbe dovuto «suicidarsi».  E ora che, grazie al
    rilevamento dell'isola di Pasqua,  egli conosceva esattamente  la  sua
    posizione,  era  sicuro che,  ritornato padrone della nave,  l'avrebbe
    saputa condurre in un posto sicuro.
    Sì!  Il fatto di aver potuto individuare,  come per  un  favore  della
    Provvidenza,  quel  punto  isolato  in mezzo all'oceano,  aveva ridato
    fiducia a Dick Sand.  Se anche  doveva  procedere  sempre  secondo  il
    capriccio  dell'uragano,  che  egli  non  poteva dominare,  almeno non
    procedeva più alla cieca.
    Del resto, il "Pilgrim", solidamente costruito e attrezzato, non aveva
    sofferto molto durante i duri colpi della tempesta: le sue  avarie  si
    riducevano  alla  perdita  della  vela di gabbia e del piccolo fiocco,
    perdita che facilmente sarebbe  stata  riparata.  Neppure  una  goccia
    d'acqua era entrata negli interstizi delle tavole ben calafatate della
    chiglia e del ponte,  e le pompe erano intatte.  Sotto questo punto di
    vista, non c'era nulla da temere.
    Perdurava tuttavia quell'interminabile uragano,  la cui  furia  pareva
    irrefrenabile. Sì, in una certa misura Dick Sand poteva mettere la sua
    nave  in  condizione  di  lottare  contro  la tormenta,  ma non poteva
    ordinare al vento di mollare.  Se a bordo egli era «padrone dopo Dio»,
    fuori bordo Dio soltanto era padrone dei venti e delle onde!




    13.
    TERRA! TERRA!
    Questo  ottimismo  che  colmava  istintivamente  il cuore di Dick Sand
    doveva essere in parte giustificato.
    Il giorno successivo, 27 marzo,  la colonnina del mercurio si alzò nel
    tubo barometrico.  L'oscillazione non fu né brusca, né notevole, ma la
    progressione   pareva   voler   continuare.    La   tempesta    stava,
    evidentemente,  entrando in uno stadio decrescente e, anche se il mare
    era ancora molto agitato,  si poteva constatare che il vento  scemava,
    risalendo un poco verso ovest.
    Dick non poteva ancora pensare a mettere le vele,  perché anche il più
    piccolo pezzo di tela sarebbe stato portato via,  ma sperava che entro
    ventiquattro  ore  sarebbe  stato  in  condizione di issare almeno una
    tormentina.
    Durante la notte,  infatti,  il vento calò notevolmente a paragone  di
    ciò  che  era stato sino allora,  e la nave venne meno sballottata dai
    violenti colpi di rullio che avevano minacciato di mandarla in pezzi.
    I passeggeri cominciarono a ricomparire sul ponte,  senza  correre  il
    rischio di essere spazzati via da qualche ondata.
    La  signora  Weldon fu la prima a lasciare il quadrato dove Dick Sand,
    per prudenza, l'aveva obbligata a stare rinchiusa durante il perdurare
    di quella interminabile tempesta. Ella venne a parlare con il giovane,
    che una volontà quasi sovrumana aveva reso capace di resistere a tanta
    fatica.  Smagrito,  pallido sotto  l'abbronzatura,  Dick  Sand  doveva
    essere  sfinito per la mancanza di quel sonno così necessario alla sua
    età!  E invece,  no.  La sua gagliarda giovinezza resisteva  a  tutto.
    Forse  un giorno avrebbe dovuto pagare un così lungo e duro periodo di
    prove,  ma non era quello il momento  di  lasciarsi  abbattere.  Tutto
    questo  si  disse Dick,  e la signora Weldon lo trovò pieno di energia
    come mai l'aveva veduto.
    E poi quel bravo ragazzo era fiducioso nelle proprie  forze  e,  se  è
    vero  che  alla fiducia non si può comandare,  è pur vero che essa può
    comandare a noi...
    - Dick, mio caro ragazzo,  mio capitano!  - esclamò la signora Weldon,
    tendendo la mano al giovane.
    - Ah,  signora Weldon! - rispose Dick Sand. - Ecco che voi disubbidite
    al vostro capitano!  Salite sul ponte e abbandonate la  vostra  cabina
    nonostante le sue preghiere!
    -  Sì,  sì...  disobbedisco,  -  rispose  la signora Weldon - ma ho il
    presentimento che la  tempesta  si  calmi  o,  almeno,  che  stia  per
    calmarsi!
    -  Infatti  è  così,  signora  Weldon  -  rispose  il mozzo.  - Non vi
    sbagliate! Da ieri il barometro non è più sceso,  il vento ha mollato,
    e io ho buoni motivi per credere che le nostre traversie siano finite!
    - Che il cielo ti ascolti,  Dick!  Ah,  mio povero ragazzo, quanto hai
    sofferto! Tu hai fatto...
    - Semplicemente il mio dovere!
    - Ma vuoi, insomma, prenderti un po' di riposo?
    - Riposo!  - rispose Dick Sand.  - Non ho affatto bisogno  di  riposo,
    signora Weldon!  Grazie a Dio, sto bene e devo arrivare sino in fondo!
    Voi mi avete nominato capitano,  e capitano resterò sino al momento in
    cui i passeggeri del "Pilgrim" non saranno al sicuro.
    -  Dick,   -  riprese  la  signora  Weldon  -  mio  marito  e  io  non
    dimenticheremo mai ciò che tu hai fatto!
    - E' Dio che ha fatto tutto! - rispose Dick Sand. - Tutto!
    - Ragazzo mio,  ti ripeto che grazie alla tua energia fisica e morale,
    ti sei dimostrato un uomo,  un uomo degno di comandare e tra poco, non
    appena i tuoi studi saranno compiuti, e mio marito non smentirà le mie
    parole, tu comanderai per la società James W. Weldon!
    - Io... io!  - esclamò Dick Sand,  mentre gli occhi gli si velavano di
    lacrime.
    -  Dick,  -  riprese  la  signora  Weldon  - tu eri il nostro figliolo
    adottivo e ora sei il nostro figliolo vero,  il salvatore di tua madre
    e del tuo fratellino Jack!  Mio caro Dick, ti abbraccio per mio marito
    e per me!
    La coraggiosa donna non avrebbe voluto  commuoversi,  abbracciando  il
    giovane  capitano,  ma il suo cuore traboccava.  E nessuna penna potrà
    mai descrivere i sentimenti che colmavano l'animo  di  Dick  Sand!  Si
    andava  chiedendo se potesse fare qualcosa di più che dare la vita per
    i suoi benefattori, e accettò in anticipo, senza esitazione,  tutte le
    prove che l'avvenire gli avrebbe richiesto.
    Dopo questo colloquio,  Dick Sand si sentì più forte.  Purché il vento
    diventasse maneggevole,  purché gli  fosse  possibile  issare  qualche
    vela,  era  sicuro  di poter dirigere la sua nave verso un porto,  nel
    quale tutti  coloro  che  gli  erano  affidati  avrebbero  trovato  la
    salvezza!
    Il  giorno  29,  visto  che il vento si era un po' calmato,  Dick Sand
    pensò di metter su la vela di trinchetto  e  la  vela  di  gabbia  per
    aumentare la velocità del "Pilgrim" e assicurarne così la rotta.
    -  Su,  Tom!  Su,  amici  miei!  -  gridò,  quando  - risalì sul ponte
    all'alba. - Venite, ho bisogno delle vostre braccia!
    - Siamo pronti, capitano Sand - rispose per tutti il vecchio Tom.
    - Pronti a tutto!  - aggiunse Hercule.  -  Non  c'era  nulla  da  fare
    durante quel maledetto uragano, e io cominciavo ad arrugginirmi!
    -  Dovevi soffiare con la tua grossa bocca - disse il piccolo Jack.  -
    Scommetto che avresti soffiato più forte del vento!
    - Buona idea,  Jack -  rispose  Dick  Sand,  ridendo.  -  Quando  sarà
    bonaccia faremo soffiare a Hercule sulle vele...
    - Ai vostri ordini, signor Dick - disse il bravo Hercule, gonfiando le
    gote come un gigantesco Borea.
    - Ora,  amici, cominceremo col mettere una vela di ricambio, perché la
    nostra vela di gabbia è stata  spazzata  via  dall'uragano.  Troveremo
    qualche difficoltà, ma bisogna riuscirci!
    - Ce la faremo! - rispose Actéon.
    -  Posso  aiutarvi?  -  interloquì il piccolo Jack,  sempre disposto a
    rendersi utile.
    - Sì,  mio caro Jack - rispose Dick.  - Va' a metterti alla ruota  del
    timone  con  il  nostro  amico  Bat,  e così lo aiuterai a dirigere il
    "Pilgrim".
    E' superfluo dire quanto Jack si sentisse orgoglioso per essere  stato
    nominato aiuto-timoniere.
    - E ora al lavoro!  - riprese Dick Sand. - Ma, per quanto è possibile,
    non esponiamoci a rischi.
    Gli uomini, guidati da Dick, si misero subito all'opera.  Inserire una
    vela di gabbia era una manovra difficile per Tom e i suoi compagni: si
    trattava  di  issare  prima  la  vela arrotolata su se stessa,  poi di
    fissarla al pennone. Tuttavia Dick Sand seppe dare ordini così precisi
    e fu obbedito in modo così perfetto che,  dopo un'ora  di  lavoro,  la
    vela  era  a posto,  il pennone rizzato e la vela di gabbia saldamente
    fissata con due terzaruoli.
    La vela di trinchetto e il secondo fiocco,  che erano stati  ammainati
    prima della tempesta, furono aperti senza troppa fatica, nonostante la
    forza del vento.
    Finalmente alle dieci di mattina di quel giorno, il "Pilgrim" navigava
    con  la vela di trinchetto,  la vela di gabbia e il fiocco.  Dick Sand
    non  aveva  ritenuto  prudente  aumentare  la  velatura:  quella   già
    sistemata  doveva  assicurare  alla  nave,  sino  a  che  il vento non
    mollasse,  una velocità di almeno duecento  miglia  ogni  ventiquattro
    ore,  e non ne occorrevano di più per raggiungere, entro dieci giorni,
    la costa americana.
    Dick Sand era veramente soddisfatto  allorché,  tornato  al  timone  e
    ripreso ll suo posto,  ringraziò «mastro» Jack,  l'aiuto-timoniere del
    "Pilgrim".  Ormai non era più alla mercé delle onde e teneva una buona
    rotta. La gioia che egli provava potrà essere compresa da tutti coloro
    che hanno un po' di familiarità con le cose del mare.
    Il  giorno  successivo,  le  nuvole  correvano  ancora  con  la stessa
    velocità,  ma  lasciavano  intravedere  qua  e  là,   attraverso  ampi
    interstizi,  i raggi del sole che si proiettavano sulla superficie del
    mare.  Il "Pilgrim" ne era a tratti investito.  Che sollievo procurava
    quella vivificante luce!  Talora però essa scompariva dietro una larga
    massa di vapori,  poi ricompariva e si spegneva  subito  dopo,  ma  il
    tempo andava verso il bello.
    Gli  sportelli furono aperti per ventilare l'interno della nave e così
    nella stiva, nel quadrato di poppa e nel posto dell'equipaggio entrava
    un'aria salutare.  Si misero ad asciugare le  vele  umide  che  furono
    distese  sui dromi e anche il ponte fu ripulito.  Dick Sand non voleva
    che la sua nave arrivasse in porto prima  di  aver  fatto  un  po'  di
    toeletta.  Qualche ora,  impiegata ogni giorno a questo scopo,  doveva
    portare a termine l'operazione, senza troppa fatica per l'equipaggio.
    Sebbene il giovane Dick Sand non potesse più  gettare  il  solcometro,
    era abbastanza avvezzo,  giudicando dalla scia della nave,  a rendersi
    conto della sua velocità.  Era quindi sicuro  di  avvistare  la  terra
    entro  una  settimana,  e  lo  disse alla signora Weldon,  dopo averle
    indicato sulla carta, la posizione della nave stessa.
    - Ebbene, in che punto della costa sbarcheremo,  mio caro Dick?  - gli
    domandò la signora.
    - Qui,  signora Weldon - rispose Dick, indicando il lungo litorale che
    si stende dal Perù al Cile.  - Non saprei  essere  più  preciso.  Ecco
    l'isola di Pasqua,  che abbiamo lasciato a ovest e,  data la direzione
    del vento che è stata costante,  ritengo che avvisteremo  la  terra  a
    est.  Su quella costa i porti di ancoraggio sono molto numerosi, ma in
    questo  momento  non  mi  è  possibile  precisare  quello   al   quale
    approderemo.
    - Bene, Dick, qualsiasi porto sarà il benvenuto!
    - Sì,  signora Weldon,  e sulla costa troverete certamente i mezzi per
    tornare in breve tempo a San Francisco.  La Compagnia  di  navigazione
    del Pacifico ha sulla costa un servizio molto bene organizzato! I suoi
    piroscafi toccano le principali località della costa,  e nulla vi sarà
    più facile che trovare un passaggio per la California.
    - E tu  non  fai  dunque  conto  di  ricondurre  il  "Pilgrim"  a  San
    Francisco? - domandò la signora Weldon.
    -  Sì,  signora,  ma  prima  dobbiamo  far  sbarcare voi.  Se possiamo
    procurarci un  ufficiale  e  un  equipaggio,  andremo  a  scaricare  a
    Valparaiso,  cosa  che  avrebbe  dovuto  fare  il  capitano Hull;  poi
    ritorneremo  al  nostro  porto  di  ancoraggio.  Ma  tutto  questo  vi
    procurerebbe  un  ritardo  eccessivo  e,  sebbene  mi  rattristi molto
    separarmi da voi...
    - Bene, Dick - rispose la signora Weldon.  - Vedremo più tardi ciò che
    sarà  meglio  fare.  Ma dimmi: mi sbaglio o tu temi i pericoli che può
    presentare la terra?
    - In realtà sono da temere, signora, - rispose Dick Sand - ma io spero
    sempre di incontrare in queste zone un bastimento,  e  sono  veramente
    sorpreso  che  ciò  non  sia ancora avvenuto.  Ne passasse almeno uno!
    Potremo metterci in comunicazione e sapere la nostra esatta posizione,
    il che faciliterebbe molto il nostro arrivo in vista della terra.
    - Non ci sono dunque piloti che  facciano  il  servizio  lungo  questa
    costa? -domandò la signora Weldon.
    - Ce ne sono certamente,  ma molto più presso alla terra.  Bisogna che
    ci avviciniamo ancora.
    - E se non incontrassimo un pilota?  - domandò la signora Weldon,  che
    insisteva  per  sapere  come  il  giovane mozzo avrebbe fatto fronte a
    tutte le difficoltà.
    - In tal caso, signora Weldon, o il tempo si manterrà buono e il vento
    moderato e io cercherò di risalire la costa per trovare un rifugio,  o
    il vento aumenterà di forza, e allora...
    - Allora che farai, Dick?
    -  Allora,  nelle  condizioni in cui si trova il "Pilgrim",  - rispose
    Dick Sand -  una  volta  che  avrà  sbattuto  contro  la  costa,  sarà
    un'impresa assai difficile riuscire a tirarlo fuori.
    - E in questo caso, che farai? - ripeté la signora Weldon.
    -  Sarò  costretto  a  farlo  incagliare - rispose il giovane,  la cui
    fronte si era per un istante rannuvolata.  - Sarebbe  un  gran  brutto
    affare,  e  Dio  non  voglia  che siamo ridotti a tal punto!  Ma ve lo
    ripeto,  signora Weldon,  l'aspetto del  cielo  è  rassicurante  ed  è
    impossibile  che  non  ci  capiti di incontrare una nave o un battello
    pilota!  Speriamo,  dunque!  Abbiamo la prua verso terra  e  tra  poco
    l'avvisteremo.
    Sì, far incagliare la propria nave è l'estremo ripiego al quale il più
    energico marinaio non si risolve senza terrore! E Dick Sand non voleva
    prevedere  questa  eventualità  sino  a  che  ci  fosse  stata qualche
    probabilità per evitarla.
    Durante qualche giorno  vi  furono  nello  stato  dell'atmosfera  vari
    mutamenti che fecero rinascere molte preoccupazioni nell'animo di Dick
    Sand.  Il  vento si manteneva sempre impetuoso,  e alcune oscillazioni
    del barometro facevano prevedere che avesse tendenza a  rinforzare.  E
    Dick Sand tornava a domandarsi,  non senza apprensione, se non sarebbe
    stato obbligato a togliere di nuovo le vele;  ma aveva tanta necessità
    di  conservare almeno la vela di gabbia,  che decise di lasciarla sino
    al momento in cui ci fosse il rischio che il vento la strappasse.  Per
    assicurare  la  solidità  degli  alberi,  fece  tendere  le sartie e i
    paterazzi;  anzitutto non si doveva compromettere la  situazione,  che
    sarebbe  divenuta  gravissima  se  il  "Pilgrim"  fosse  stato privato
    dell'alberatura.
    Una o due volte,  essendosi rialzato il barometro,  si poté temere che
    il  vento  cambiasse  direzione,  cioè passasse a est;  in tal caso si
    sarebbe dovuto prendere più da vicino!
    Nuova ansia per Dick Sand: che cosa avrebbe dovuto fare con  il  vento
    contrario?  Bordeggiare? Ma, se fosse stato costretto a questo, quanti
    nuovi ritardi e quali rischi di essere gettati nuovamente al largo!
    Fortunatamente i suoi timori non si avverarono.  Il vento,  dopo avere
    variato per qualche giorno, soffiando ora a nord ora a sud, si stabilì
    definitivamente a ovest.  Ma era sempre un vento impetuoso che metteva
    l'alberatura sotto sforzo.
    Era il 5 aprile: erano trascorsi quindi più di due mesi da  quando  il
    "Pilgrim"  aveva  lasciato  la Nuova Zelanda.  Durante venti giorni un
    vento contrario e lunghe bonacce avevano ritardato la sua navigazione;
    in seguito la nave si era  trovata  nelle  condizioni  favorevoli  per
    raggiungere  rapidamente  la terra,  e la sua velocità era stata molto
    forte durante l'uragano: Dick Sand ne valutava la media a non meno  di
    duecento miglia al giorno!  Come mai,  dunque, la terra non era ancora
    in  vista?  Fuggiva  essa  dinanzi  al  "Pilgrim"?  Era  assolutamente
    inesplicabile.
    E frattanto nessuna segnalazione di terra, sebbene uno degli uomini di
    bordo stesse continuamente alla barra.
    Spesso Dick Sand stesso vi saliva. Là, munito di cannocchiale, cercava
    di  scoprire  qualche parvenza di monti.  La catena delle Ande è molto
    alta,  ed era dunque nella regione delle nuvole che bisognava  cercare
    qualche picco che emergesse dai vapori dell'orizzonte.
    Parecchie volte Tom e i suoi compagni furono tratti in errore da false
    apparenze di terra, ma non si trattava che di vapori di forme bizzarre
    che si ergevano in secondo piano.  Accadde anche talora che gli uomini
    insistessero nelle loro affermazioni, ma,  dopo un certo tempo,  erano
    costretti  a  riconoscere  di  essere  stati  vittime  di un'illusione
    ottica.  La pretesa terra si disfaceva,  mutava  forma  e  finiva  per
    scomparire del tutto...
    Ma il 6 aprile non ci fu più possibilità di dubbio.
    Erano le otto del mattino,  Dick Sand era salito sulle barre.  In quel
    momento i vapori si condensarono sotto  i  primi  raggi  del  sole,  e
    l'orizzonte  fu  nettamente  visibile.  Dalla  bocca di Dick Sand uscì
    finalmente il grido tanto atteso:
    - Terra! Terra davanti a noi!
    A quelle parole tutti accorsero sul ponte: il  piccolo  Jack,  curioso
    come tutti i bimbi della sua età, la signora Weldon, le cui sofferenze
    stavano  per  finire,  Tom  e i suoi compagni che avrebbero finalmente
    rimesso piede in terra americana, il cugino Bénédict che sperava tanto
    di  raccogliere  una  ricca  collezione  di  insetti  che  ancora  non
    conosceva...
    L'unico che non comparve fu Negoro.
    Tutti  videro  allora  ciò  che Dick Sand aveva veduto,  gli uni molto
    distintamente, gli altri con gli occhi della fede. Ma da parte di Dick
    Sand,  così avvezzo a  scrutare  gli  orizzonti  marini,  non  vi  era
    possibilità di dubbio, e dopo un'ora tutti poterono constatare che non
    si era sbagliato.
    Alla  distanza  di circa quattro miglia a est,  si profilava una costa
    molto bassa o,  almeno,  tale all'apparenza.  Doveva  essere  dominata
    sullo  sfondo dalla catena delle Ande,  ma le nubi non permettevano di
    scorgerne le cime.
    Il "Pilgrim" navigava rapido e  diretto  verso  quella  costa  che  si
    allargava a vista d'occhio.  Due ore più tardi,  non era più che a tre
    miglia.
    Quella parte della costa terminava a nord con un  capo  molto  elevato
    che  nascondeva  una  specie di rada foranea;  a sud-est,  invece,  si
    allungava come una sottile lingua di  terra.  Alcuni  alberi  facevano
    corona  a  una  successione  di sponde poco elevate che si profilavano
    nitide sul cielo, ma era evidente,  date le caratteristiche del paese,
    che l'alta catena delle Ande ne doveva formare lo sfondo. Per il resto
    nessuna abitazione in vista,  nessun porto,  nessuna foce di fiume che
    potesse servire di rifugio a una nave.
    In quel momento il "Pilgrim" correva diritto verso la terra ma, con le
    vele ridotte di cui disponeva e  con  i  venti  che  lo  battevano  di
    fianco, Dick Sand non avrebbe potuto far nulla per impedirlo.
    Di  fronte  si  disegnava una lunga fila di scogli,  contro i quali il
    mare si frangeva sollevando una candida spuma.  Si  vedevano  le  onde
    raggiungere   la   scogliera   sino   a  metà:  in  quel  punto  c'era
    evidentemente un pauroso risucchio.
    Dick Sand,  dopo essere rimasto parecchio tempo sul cassero di prua ad
    osservare la costa,  ritornò a poppa e, senza dire una parola, riprese
    il timone. Il vento aumentava di violenza,  e il brigantino-goletta si
    trovò ben presto a un miglio dalla terra.
    Dick  Sand vide allora una specie di piccola ansa,  nella quale decise
    di entrare;  ma,  prima di raggiungerla,  bisognava  attraversare  una
    linea  di  scogli  tra  i  quali  non  sarebbe stato facile trovare un
    passaggio. La risacca indicava che l'acqua mancava dappertutto.
    In quel momento Dingo,  che andava su e giù per il ponte,  si  slanciò
    verso  prua  e,  fissando la terra,  fece udire dei lamentosi latrati.
    Pareva che il cane avesse riconosciuto  quella  terra  e  che  il  suo
    istinto  gli suscitasse qualche doloroso ricordo.  Negoro senza dubbio
    l'udì e, qualsiasi cosa potesse temere da parte del cane,  fu attratto
    da  una  forza  irresistibile  fuori dalla sua cabina e andò subito ad
    appoggiarsi sull'impavesata.
    Fortunatamente per lui,  Dingo,  i cui latrati lamentosi erano  sempre
    rivolti  a  quella  terra,  non  lo  vide.  Negoro stava osservando la
    paurosa risacca, ma non dava alcun segno di timore. La signora Weldon,
    che lo teneva d'occhio,  ebbe  l'impressione  che  il  viso  dell'uomo
    arrossisse  leggermente,  e vide che per un istante i muscoli del viso
    gli si contrassero.
    Negoro conosceva forse quel punto del continente dove i venti  avevano
    spinto il "Pilgrim"?
    In quel momento Dick Sand lasciò la barra al vecchio Tom, per l'ultima
    volta  guardò  l'ansa  che si apriva a poco a poco dinanzi a lui e poi
    disse con voce ferma:
    - Signora Weldon,  non ho più alcuna speranza di trovare  un  rifugio.
    Tra  una mezz'ora,  nonostante tutti i miei sforzi,  il "Pilgrim" sarà
    sugli scogli: bisogna gettarsi contro la costa!  Non riporterò la nave
    in  porto...  sono  costretto  a  perderla per salvare voi!  Ma tra la
    vostra salvezza e la sua non devo esitare...
    - Tu hai fatto tutto quanto era nelle tue possibilità, Dick? - domandò
    la signora Weldon.
    - Tutto, signora! - rispose Dick.
    E subito iniziò i preparativi per arenarsi.
    Dapprima la signora Weldon, Jack, il cugino Bénédict e Nan indossarono
    le cinture di salvataggio.  Dick Sand,  Tom e i suoi  compagni,  abili
    nuotatori,  si  misero  in condizione di raggiungere la costa nel caso
    fossero precipitati in mare.
    Hercule aveva il compito di vegliare sulla signora Weldon,  e Dick  si
    assunse  l'incarico  del piccolo Jack.  Il cugino Bénédict,  del resto
    tranquillissimo, riapparve sul ponte con la sua cassetta di entomologo
    a tracolla,  e Dick lo raccomandò a Bat e ad Austin.  Quanto a Negoro,
    la  sua  calma  singolare  diceva chiaramente che non aveva bisogno di
    alcun aiuto.
    Dick Sand, per suprema precauzione,  fece portare sul castello di prua
    una   diecina  di  barili  del  carico  ripieni  di  olio  di  balena.
    Quest'olio, versato a proposito, nel momento in cui il "Pilgrim" fosse
    giunto al punto della risacca,  doveva calmare per un istante il  mare
    lubrificando,  per così dire, le molecole d'acqua, manovra che avrebbe
    forse facilitato il passaggio della nave tra gli scogli.
    Dick Sand  non  voleva  trascurare  nulla  di  ciò  che  poteva  forse
    assicurare  la  comune  salvezza;  presi  tutti  questi  provvedimenti
    precauzionali, tornò alla ruota del timone.
    Il "Pilgrim" si trovava ormai a soli quattrocento metri  dalla  costa;
    toccava  quasi  gli  scogli.  Il  suo fianco di destra era già immerso
    nelle candide spume della risacca e il giovane mozzo temeva che, da un
    momento all'altro,  la chiglia del "Pilgrim"  urtasse  contro  qualche
    fondo di roccia.
    A  un  tratto Dick riconobbe,  a un cambiamento del colore dell'acqua,
    che tra gli scogli si allungava un passaggio.  Bisognava senza indugio
    introdurvisi  per  arenarsi il più possibile vicino alla riva.  E Dick
    Sand non esitò: con un colpo di timone lanciò la nave nello stretto  e
    sinuoso canale.
    In  quel  punto  il  mare  era  più  sconvolto  che  mai,  e  le  onde
    raggiungevano il ponte.  Intanto i negri,  tutti a  prua,  attendevano
    vicino ai barili gli ordini del mozzo.
    - Fate uscire l'olio! -gridò Dick Sand.
    Sotto l'effetto dell'olio, versato a fiotti, il mare si calmò come per
    incanto, pronto a diventare, dopo un istante, più furioso di prima.
    Il  "Pilgrim"  scivolò  rapidamente  sulle  acque  lubrificate e puntò
    diritto verso la riva. All'improvviso, un urto: la nave,  sollevata da
    una  formidabile  ondata,  si  era  arenata,  e  l'alberatura  si  era
    abbattuta sul ponte, fortunatamente senza ferire nessuno.
    La chiglia del "Pilgrim", squarciata dal colpo,  fu invasa con estrema
    violenza  dall'acqua,  ma la riva era a meno di cinquanta metri,  e un
    susseguirsi di  piccole  rocce  nerastre  permetteva  di  raggiungerla
    facilmente.
    Dopo dieci minuti,  tutti i passeggeri del "Pilgrim" erano sbarcati ai
    piedi della scogliera.




    14.
    CHE COSA E' MEGLIO FARE.
    Così dunque,  dopo una traversata a lungo ostacolata  dalla  bonaccia,
    poi favorita dai venti di nord-ovest,  e di sud-ovest,  una traversata
    che si era protratta per ben sessantaquattro giorni,  il "Pilgrim"  si
    era incagliato sulla costa.
    Tuttavia,  non  appena  furono  al sicuro,  la signora Weldon e i suoi
    compagni ringraziarono la Provvidenza: la tempesta li aveva gettati su
    un continente e non su una delle tante funeste isole della  Polinesia!
    In  qualsiasi  punto  dell'America  del Sud fossero sbarcati,  il loro
    rimpatrio non doveva più presentare,  così almeno si poteva  ritenere,
    serie difficoltà.
    Quanto  al "Pilgrim",  esso era perduto!  Ridotto a una carcassa senza
    valore,  la risacca ne avrebbe in breve disperso i rottami.  Nulla era
    possibile  salvare,  ma  se  Dick  Sand  non  poteva avere la gioia di
    riportare al suo armatore una nave in perfetto  stato,  era  veramente
    grazie  a  lui  che  si trovavano sani e salvi su una costa ospitale i
    suoi passeggeri,  e tra questi la moglie  e  il  figlio  di  James  W.
    Weldon.
    Sapere  in  quale  parte  del litorale americano il brigantino-goletta
    aveva fatto naufragio era un problema difficile da risolvere,  su  cui
    si sarebbe potuto discutere a lungo.  Forse sulle coste del Perù, come
    supponeva Dick Sand? Poteva essere così, giacché egli sapeva,  dato il
    rilevamento della posizione dell'isola di Pasqua, che il "Pilgrim" era
    stato  rigettato  a  nord-est sotto l'azione dei venti e anche,  senza
    dubbio,  sotto l'influenza delle correnti della zona equatoriale.  Dal
    quarantetreesimo  grado  di  latitudine poteva benissimo essere andato
    alla deriva sino al quindicesimo grado!
    Era dunque molto importante sapere al più presto  possibile  in  quale
    punto  preciso  della  costa  il  "Pilgrim"  era andato a fracassarsi.
    Ammesso che si trattasse della costa del Perù,  non  mancavano  porti,
    borgate,  villaggi  e,  di  conseguenza,  non  sarebbe stato difficile
    raggiungere qualche luogo abitato.  Quella parte del  litorale,  però,
    sembrava deserta.
    Era  una spiaggia stretta,  cosparsa di rocce nere,  circondata da una
    scogliera di media altezza,  irregolarmente tagliata da larghi  canali
    dovuti alle spaccature delle rocce. Qua e là dolci pendii permettevano
    di raggiungere la cresta.
    A  nord,  a un quarto di miglio dal luogo del naufragio,  si apriva la
    foce di un piccolo fiume che dal largo nessuno  aveva  potuto  vedere.
    Sulle  sue sponde si curvavano numerose piante,  specie di manghi,  ma
    completamente diversi dai loro congeneri dell'India.
    La cresta della scogliera,  come bentosto si accertò,  era dominata da
    una fitta foresta,  la cui massa verdeggiante ondeggiava e si stendeva
    sino alle montagne che si  profilavano  sulla  sponda.  Se  il  cugino
    Bénédict  fosse  stato  un  botanico,  quanti  alberi  per  lui  nuovi
    avrebbero potuto suscitare la sua ammirazione!
    Vi erano alti baobab (ai  quali  è  stata  falsamente  attribuita  una
    straordinaria  longevità),  la  cui  corteccia somigliava alla sienite
    egiziana,  latanie,  pini bianchi,  tamarindi,  alberi del pepe di una
    specie  particolare  e cento altri vegetali che gli americani non sono
    avvezzi a vedere nel nord del nuovo continente.
    Ma, fatto curioso,  tra tutte quelle piante esotiche,  non si scorgeva
    neppure un esemplare della numerosa famiglia delle palme, che annovera
    più  di  cento specie sparse a profusione su quasi tutta la superficie
    del globo terrestre.
    Al di sopra della spiaggia  volteggiava  un  gran  numero  di  uccelli
    chiassosi,  per  la  maggior  parte  appartenenti a diverse varietà di
    rondini,  dal piumaggio nero a riflessi color blu acciaio sul corpo  e
    di  un  biondo castano sulla parte superiore della testa;  qua e là si
    levava a volo qualche pernice grigia,  dal collo  completamente  senza
    piume.
    La  signora  Weldon e Dick Sand notarono che quei vari volatili davano
    l'impressione  di  non  essere  selvatici:   si   lasciavano   infatti
    avvicinare  senza  alcun timore.  Non avevano dunque ancora imparato a
    temere la presenza  dell'uomo,  e  quella  parte  di  costa  era  così
    abbandonata che non si era mai udito lo sparo di un'arma da fuoco?
    Sulla   sommità   degli   scogli   passeggiavano   alcuni   pellicani,
    appartenenti alla specie del «pellicano minore», intenti a riempire di
    piccoli pesci il sacco che portano tra  le  branchie  della  mandibola
    inferiore.   E  qualche  gabbiano,  venuto  dal  largo,  cominciava  a
    volteggiare attorno al "Pilgrim".
    Ma questi erano i soli esseri viventi che parevano frequentare  quella
    parte del litorale,  senza contare, non c'è dubbio, i numerosi insetti
    interessanti che il cugino Bénédict avrebbe saputo scoprire.  Ma,  per
    quanto il piccolo Jack insistesse, non si poteva domandar loro il nome
    del  paese  e,  per saperlo,  bisognava per forza rivolgersi a qualche
    indigeno.
    Ma lì non ce n'erano;  per lo meno,  non se ne vedeva  neppur  uno,  e
    neppure  si vedevano capanne o altri tipi di abitazione né a nord,  al
    di là del piccolo fiume, né verso sud né, infine, tra gli alberi della
    fitta foresta. E neppure un filo di fumo saliva verso l'alto... Nessun
    indizio,  nessun segnale e nessuna impronta faceva pensare che  quella
    parte del continente fosse già stata visitata da qualche essere umano.
    Dick Sand era sempre più sorpreso.
    «Dove siamo?  Dove possiamo essere?»,  si domandava.  Possibile... che
    non si trovi un'anima viva con cui parlare?».
    Non c'era veramente nessuno, ma se qualcuno si fosse avvicinato, senza
    dubbio Dingo l'avrebbe sentito e,  abbaiando,  avrebbe avvertito della
    sua presenza.  Il cane andava e veniva sulla spiaggia,  il naso contro
    terra, la coda bassa, emettendo sordi brontolii. Si comportava in modo
    strano,  ma non rivelava  l'avvicinarsi  né  di  un  uomo,  né  di  un
    qualsiasi animale.
    - Dick, guarda Dingo! - disse la signora Weldon.
    -  Lo  vedo: è proprio strano!  - rispose il giovane.  - Pare che stia
    cercando qualche pista!
    - Strano davvero!  - mormorò la signora Weldon.  Poi a voce più  alta,
    domandò: - Che cosa fa Negoro?
    - Fa ciò che fa Dingo - rispose Dick Sand.  - Va e viene.  Dopo tutto,
    qui è libero,  e io non ho più il diritto di dargli alcun  ordine.  Il
    suo servizio è finito nel momento del naufragio del "Pilgrim"!
    Infatti  Negoro  misurava  la  spiaggia,  andando  avanti e indietro a
    lunghi passi, guardava il fiumicello e la scogliera, come chi cerca di
    raccogliere dei ricordi e di fissarseli bene in mente. Conosceva forse
    quella zona?  Probabilmente,  se gli si fosse  rivolta  tale  domanda,
    avrebbe rifiutato di rispondere,  e quindi la miglior cosa da fare era
    di non occuparsi di quell'uomo così poco socievole.
    Dick Sand lo vide bentosto dirigersi dalla parte del piccolo fiume  e,
    quando Negoro fu scomparso a una svolta della scogliera, non pensò più
    a lui.
    Dingo  aveva abbaiato quando Negoro era giunto sull'argine,  ma poi si
    era subito calmato.
    Bisognava ora occuparsi della cosa più importante, e la più importante
    tra tutte era la ricerca  di  un  rifugio,  un  riparo  qualsiasi  ove
    sistemarsi provvisoriamente e rifocillarsi.  Poi, tenuta una specie di
    consiglio,  i naufraghi avrebbero  deciso  il  da  farsi.  Per  quanto
    riguardava il cibo non c'era da preoccuparsi: senza contare le risorse
    che poteva offrire il paese, la cambusa della nave era stata vuotata a
    profitto  dei superstiti del naufragio: la risacca aveva gettato qua e
    là in mezzo agli scogli,  che ora venivano scoperti dal deflusso,  una
    grande quantità di oggetti. Tom e i suoi compagni avevano già scoperto
    alcune  casse  di gallette,  scatole di conserve alimentari,  casse di
    carne disseccata.  L'acqua non aveva ancora avariato nulla,  e  quindi
    l'alimentazione  della  piccola  comitiva  era assicurata per un tempo
    maggiore di quanto ne sarebbe occorso per raggiungere una borgata o un
    villaggio.  Sotto questo punto di vista,  nulla da  temere.  Le  varie
    provviste,  riposte  in  luogo  sicuro,  non potevano più ormai essere
    portate via dalla marea che saliva.
    E neppure vi sarebbe stata penuria  d'acqua  dolce.  Dick  Sand  aveva
    mandato  Hercule  ad  attingerne  qualche  pinta  al fiumicello,  e il
    poderoso negro era tornato portando sulle possenti  spalle  una  botte
    piena  di  acqua  fresca e pura,  che il riflusso della marea lasciava
    perfettamente potabile.
    Se poi fosse stato necessario accendere un fuoco, non mancava certo il
    legname,   e  le  radici  dei  vecchi  alberi  potevano   fornire   il
    combustibile  occorrente.  Il  vecchio  Tom,  accanito  fumatore,  era
    provvisto di una notevole quantità di esca,  accuratamente  conservata
    in  una scatola a chiusura ermetica e,  quando fosse stato necessario,
    avrebbe battuto l'acciarino se non altro con la silice della spiaggia.
    Restava ora da scovare un rifugio in cui potesse ripararsi la  piccola
    comitiva,  nel caso in cui fosse opportuno riposare una notte prima di
    mettersi in marcia. E, in verità, fu proprio il piccolo Jack che trovò
    una «stanza da letto». Trotterellando ai piedi della scogliera, dietro
    un gomito della roccia scovò una grotta liscia,  profonda,  di  quelle
    che  il  mare  stesso scava quando le onde,  sconvolte dalla tempesta,
    battono la costa.
    Il ragazzino era in estasi. Chiamò la madre,  lanciando grida di gioia
    e, trionfante, le fece ammirare la sua scoperta.
    -  Bene,  piccolo  mio  - rispose la signora Weldon.  - Se fossimo dei
    Robinson,   destinati  a  vivere  a  lungo   su   questa   riva,   non
    dimenticheremmo di dare a questa grotta il tuo nome!
    La  grotta  era  profonda  soltanto  da  dieci  a dodici piedi e larga
    altrettanto,  ma agli occhi del  piccolo  Jack  appariva  una  caverna
    enorme.  In ogni caso,  doveva bastare a contenere i naufraghi e, cosa
    che la signora Weldon e Nan constatarono con  soddisfazione,  non  era
    affatto umida.  La luna era allora nel suo primo quarto e non c'era da
    temere  che  la  marea  raggiungesse  il  piede  delle  rocce  e,   di
    conseguenza,  la grotta.  In conclusione,  non mancava nulla per poter
    riposare qualche ora.
    Dieci minuti più tardi,  tutti erano distesi su un tappeto  di  alghe.
    Anche Negoro aveva ritenuto suo dovere raggiungere la piccola comitiva
    e prendere parte alla cena consumata in comune. Senza dubbio non aveva
    creduto  opportuno avventurarsi da solo nella fitta foresta attraverso
    la quale scorreva il fiume.
    Era l'una dopo mezzogiorno. La carne conservata, la galletta,  l'acqua
    dolce,  alla  quale era stata aggiunta qualche goccia di rhum,  di cui
    Bat aveva salvato un barilotto, fecero le spese del pasto.
    Ma,  pur prendendovi parte,  Negoro  non  si  unì  alla  conversazione
    generale,   durante  la  quale  furono  esaminate  le  misure  che  la
    condizione dei naufraghi rendeva necessarie.  Tuttavia,  senza  averne
    l'aria, ascoltò e, senza dubbio, fece tesoro di quanto aveva udito.
    Durante il pasto, Dingo, che non era stato dimenticato, vigilava fuori
    della  grotta.  Si  poteva  star  tranquilli: nessun essere vivente si
    sarebbe avvicinato senza che il fedele animale desse l'allarme.
    La  signora  Weldon,   tenendo  tra  le  braccia   il   piccolo   Jack
    semiaddormentato, prese la parola:
    -  Dick,  amico mio,  a nome di tutti ti ringrazio della devozione che
    hai dimostrato sinora, ma non ti consideriamo ancora libero.  Tu sarai
    la  nostra  guida a terra,  come sei stato il nostro capitano a bordo.
    Hai tutta la nostra fiducia. Parla, dunque! Che si deve fare?
    La signora Weldon,  la vecchia Nan,  Tom e i suoi  amici  avevano  gli
    occhi   fissi  sul  giovane  mozzo.   Anche  Negoro  lo  guardava  con
    particolare insistenza: senza dubbio,  ciò che  Dick  Sand  stava  per
    rispondere lo interessava molto.
    Dick Sand rifletté qualche istante, poi prese a dire:
    - Signora Weldon,  la cosa più importante di tutte è di sapere dove ci
    troviamo.  Credo che la nostra nave non possa  essere  naufragata  che
    sulla  parte  del  litorale  americano che forma la costa del Perù;  i
    venti e le correnti devono averla portata sino a questa latitudine. Ma
    ci troviamo in qualche provincia meridionale  del  Perù,  ossia  nella
    parte meno abitata che confina con le pampas? Può darsi. Sono propenso
    a  crederlo,  vedendo  questa  spiaggia  così deserta e che dev'essere
    pochissimo frequentata.  In questo  caso  potremmo  trovarci  a  molta
    distanza dal villaggio più vicino, il che sarebbe assai spiacevole.
    - E allora, che si deve fare? - ripeté la signora Weldon.
    -  Il  mio consiglio - rispose Dick Sand - è di non abbandonare questo
    rifugio prima di essere sicuri della nostra  situazione.  Domani  dopo
    una  notte di riposo,  due di noi andranno in perlustrazione e,  senza
    troppo allontanarsi,  cercheranno di incontrare qualche indigeno e  di
    avere qualche ragguaglio;  dopo di che faranno ritorno alla grotta. E'
    impossibile che in un raggio di dieci o dodici  miglia  non  si  trovi
    nessuno!
    - Separarci! - esclamò la signora Weldon.
    -  Lo  ritengo  necessario  -  rispose Dick Sand.  - Se poi non si può
    raccogliere  alcuna  informazione  o  se,  per  assurdo,   la  zona  è
    assolutamente deserta...  ebbene...  escogiteremo allora qualche altro
    mezzo per trarci d'impaccio.
    - E chi andrà in perlustrazione? - domandò la signora Weldon,  dopo un
    minuto di riflessione.
    - Lo decideremo... - rispose Dick Sand. - In ogni caso, penso che voi,
    signora Weldon,  Jack,  il signor Bénédict e Nan non dobbiate lasciare
    questa grotta.  Bat,  Austin,  Actéon e Hercule  rimarranno  con  voi,
    mentre  Tom  e  io  andremo  in perlustrazione.  Senza dubbio,  Negoro
    preferirà restar qui, non è vero?  - aggiunse Dick Sand,  guardando il
    cuoco.
    - Probabilmente sì - rispose Negoro, che non era uomo da impegnarsi di
    più.
    - Porteremo con noi Dingo - riprese Dick Sand. - Ci sarà utile durante
    le nostre perlustrazioni.
    Dingo,  all'udir  pronunziare  il suo nome,  apparve all'entrata della
    grotta e, con un breve latrato, sembrò approvare i progetti di Dick.
    Dopo che Dick Sand ebbe fatto  la  sua  proposta,  la  signora  Weldon
    rimase  pensierosa.  Provava  un  senso di contrarietà all'idea di una
    separazione,  anche se breve.  Non poteva darsi  che  la  notizia  del
    naufragio  del  "Pilgrim" si fosse già sparsa tra le tribù indiane che
    abitavano il litorale,  sia a nord sia a sud?  E nel  caso  comparisse
    qualche predone, non era meglio essere riuniti per respingerlo?
    Questa  obiezione  fatta alla proposta di Dick Sand meritava di essere
    discussa; ma cadde di fronte agli argomenti addotti da Dick Sand,  che
    fece  osservare  come  gli  Indios  non  debbano  essere confusi con i
    selvaggi dell'Africa o della Polinesia,  e che non c'era assolutamente
    da  temere un'aggressione da parte loro.  Ma penetrare nel paese senza
    neppur sapere a quale provincia del  Sud-America  appartenesse,  né  a
    quale  distanza  si  trovasse il più vicino villaggio della provincia,
    significava esporsi a fatiche e disagi inutili.  La separazione poteva
    presentare degli inconvenienti, sì, ma assai minori di una marcia alla
    cieca in mezzo a una foresta che pareva estendersi sino ai piedi delle
    montagne.
    -  D'altra  parte,  -  riprese  Dick  Sand  con insistenza - non posso
    ammettere che questa separazione debba durare a  lungo;  sono  sicuro,
    anzi,  che non sarà così.  Dopo due giorni al massimo, se Tom e io non
    avremo incontrato né un'abitazione,  né un abitante,  ritorneremo alla
    grotta. Ma questa ipotesi è troppo inverosimile, e sono sicuro che non
    avremo percorso venti miglia all'interno del paese senza conoscere con
    certezza  la nostra posizione geografica.  Posso essermi sbagliato nei
    calcoli,  d'accordo,  perché mi è mancata la possibilità di farli  con
    l'aiuto delle stelle;  perciò non sarebbe del tutto impossibile che ci
    trovassimo a una latitudine più alta o più bassa di quanto crediamo.
    - Sì... hai ragione, ragazzo mio!  - rispose la signora Weldon,  molto
    preoccupata.
    - E voi,  signor Bénédict,  che ne pensate del mio progetto? - domandò
    Dick.
    - Io? - rispose il cugino Bénédict.
    - Sì, qual è la vostra opinione?
    - Non  ho  opinioni  -  rispose  l'entomologo.  -  Trovo  giusto  ogni
    progetto,  e farò tutto ciò che vorrete. Vogliamo restar qui un giorno
    o due?  Per me va benissimo: occuperò il  tempo  per  studiare  questa
    sponda dal punto di vista puramente entomologico.
    -  Fa'  dunque  come  vuoi,  Dick  -  disse  la signora Weldon.  - Noi
    resteremo qui, e tu partirai con il vecchio Tom.
    - Benissimo - approvò il cugino Bénédict, in tutta tranquillità.  - Io
    intanto vado a dare un'occhiata agli insetti della zona.
    -  Ma  non  allontanatevi,   signor  Bénédict,   ve  lo  raccomandiamo
    caldamente - osservò il giovane capitano.
    - Sta' tranquillo, ragazzo mio!
    - E soprattutto, non ci portate troppe zanzare! - aggiunse Tom.
    Qualche minuto dopo,  l'entomologo,  con la sua preziosa  cassetta  di
    ferro a tracolla, lasciava la grotta.
    Quasi  nello stesso momento,  se ne andava anche Negoro.  A quest'uomo
    pareva la cosa più naturale del mondo occuparsi solo di se stesso  ma,
    mentre  il  cugino  Bénédict  saliva  la  scogliera  per  esplorare il
    limitare della foresta, egli, tornando verso il fiume,  si allontanava
    a  passi  svelti e scompariva una seconda volta dietro l'argine.  Jack
    dormiva ancora.  La signora Weldon lo lasciò sulle ginocchia di Nan  e
    si  diresse  verso  la  spiaggia,  seguita  da  Dick  Sand  e dai suoi
    compagni. Si trattava di vedere se le condizioni del mare permettevano
    di raggiungere la chiglia del "Pilgrim", ove si trovavano ancora molti
    oggetti che potevano tornare utili alla piccola comitiva.
    Le rocce,  sulle quali si era incagliato il brigantino-goletta,  erano
    al  momento  asciutte.  Tra  i  rottami  di  ogni  genere si ergeva la
    carcassa della nave,  che l'alta marea aveva ricoperta in  parte;  ciò
    stupì  Dick  Sand,  giacché  egli  sapeva  che le maree,  sul litorale
    americano del Pacifico, sono molto leggere; ma, in fondo,  il fenomeno
    si  poteva  anche  spiegare con la furia del vento che soffiava ancora
    sulla costa.
    Nel rivedere la loro  nave,  la  signora  Weldon  e  i  suoi  compagni
    provarono  una  penosa  impressione:  là  sopra  erano  vissuti lunghi
    giorni,  là sopra  avevano  tanto  sofferto!  L'aspetto  della  povera
    goletta,  ridotta a un rottame senza alberi e senza vele,  coricata su
    un fianco come un essere privo di vita,  procurò a tutti una  dolorosa
    stretta al cuore.
    Ma  bisognava  visitare  lo scafo prima che il mare completasse la sua
    opera demolitrice!
    Dick Sand e i suoi amici  negri  riuscirono  facilmente  a  introdursi
    nell'interno, dopo essersi arrampicati sul ponte per mezzo dei cordami
    che penzolavano sul fianco del "Pilgrim".  Mentre Tom,  Hercule, Bat e
    Austin si davano da fare per tirar fuori dalla cambusa tutto  ciò  che
    poteva tornar utile,  sia di commestibili,  sia di bevande,  Dick Sand
    entrò  nel  quadrato.  Grazie  a  Dio,  l'acqua  non  era  riuscita  a
    raggiungere  quella  parte della nave,  la cui poppa era rimasta fuori
    dal mare.
    Lì Dick Sand trovò quattro fucili in buone condizioni, eccellenti armi
    della  fabbrica  di  Purdey  &  Co.   e  un  centinaio   di   cartucce
    accuratamente  chiuse  nelle loro cartucciere.  C'era di che armare la
    sua piccola comitiva e metterla in condizione di resistere se,  contro
    ogni previsione, degli Indios l'avessero attaccata lungo il cammino.
    Dick Sand non trascurò di prendere una lampada tascabile,  ma le carte
    di bordo, avariate dall'acqua, erano ormai inservibili.
    Nell'arsenale del  "Pilgrim"  non  mancavano  neppure  alcuni  robusti
    coltelli  che servono a squartare le balene.  Dick Sand ne scelse sei,
    destinati a completare l'armamento dei suoi compagni,  e non  trascurò
    neppure  di porta via un inoffensivo fucile da bambini che apparteneva
    al piccolo Jack.
    Quanto agli altri oggetti ancora sulla nave, o si erano sparpagliati o
    erano diventati inservibili e,  d'altra parte,  era inutile  caricarsi
    oltre  misura per un viaggio che sarebbe durato pochi giorni.  Viveri,
    armi e munizioni erano più che sufficienti.  Tuttavia Dick  Sand,  per
    consiglio  della  signora  Weldon,  non dimenticò di prendere tutto il
    denaro che si trovava a bordo, circa cinquecento dollari in tutto; non
    molto, in verità, ma la somma,  molto maggiore,  portata dalla signora
    Weldon, non poté essere ritrovata.
    Chi dunque,  se non Negoro,  aveva potuto prevenirli nella visita alla
    nave e fare man bassa sui risparmi del capitano Hull e  della  signora
    Weldon?  Nessuno,  all'infuori di lui, poteva essere indiziato a colpo
    sicuro. Tuttavia Dick Sand ebbe un attimo di esitazione. Tutto ciò che
    sapeva e intuiva di Negoro, era che da quell'uomo dal carattere chiuso
    e taciturno,  al quale il male  altrui  poteva  persino  strappare  un
    sorriso,  c'era  da  temere qualsiasi cosa!  Sì,  Negoro era un essere
    malvagio,   ma  si  doveva  forse  subito  concludere  che  fosse   un
    malfattore?  All'animo  di Dick Sand costava dover giungere a una tale
    conclusione... e tuttavia potevano i sospetti cadere su qualcun altro?
    No!  Quei bravi negri non si erano allontanati  per  un  attimo  dalla
    grotta,  mentre Negoro aveva gironzolato sulla spiaggia: il colpevole,
    dunque, doveva essere lui!  Dick Sand decise allora di interrogarlo e,
    se  necessario,  di farlo perquisire non appena fosse tornato.  Voleva
    assolutamente sapere come dovesse regolarsi!
    Il Sole stava calando sull'orizzonte.  A quell'epoca non aveva  ancora
    sorpassato  l'equatore per portare luce e calore all'emisfero boreale,
    ma gli era vicino. Calò dunque quasi perpendicolarmente all'orizzonte,
    su quella linea dove cielo e mare si confondono.  Il  crepuscolo  durò
    poco  e si fece rapidamente buio,  fatto che persuase sempre di più il
    giovane Dick Sand di trovarsi su un punto del litorale situato tra  il
    Tropico del Capricorno e l'equatore.
    La signora Weldon, Dick Sand e i loro compagni ritornarono allora alla
    grotta con l'intenzione di riposarsi qualche ora.
    - La notte sarà ancora dura - osservò Tom indicando l'orizzonte carico
    di dense nubi.
    -  Sì  -  rispose  Dick  Sand - soffierà un vento impetuoso.  - Ma che
    importa, ormai! La nostra povera nave è perduta, e la tempesta non può
    più colpirci...
    - Sia fatta la volontà di Dio - sospirò la signora Weldon.
    Fu deciso che  durante  la  notte,  certamente  molto  buia,  i  negri
    avrebbero  vegliato  a  turno  all'ingresso  della grotta.  Inoltre si
    poteva contare sulla buona guardia di Dingo.
    Allora tutti si accorsero che il  cugino  Bénédict  non  aveva  ancora
    fatto  ritorno.  Hercule prese a chiamarlo con tutta la forza dei suoi
    vigorosi polmoni, e quasi subito si scorse l'entomologo che discendeva
    il pendio della scogliera, a rischio di rompersi il collo.
    Il cugino Bénédict era letteralmente furioso.  Nella foresta non aveva
    trovato neppure un insetto nuovo,  non uno che fosse degno di figurare
    nella sua collezione!  Scorpioni,  scolopendre,  miriapodi  quanti  ne
    voleva  e  anche  di  più,  ma  sappiamo che con i miriapodi il cugino
    Bénédict non se la faceva molto...
    - Non valeva la pena aver  percorso  cinque  o  seimila  miglia,  aver
    affrontato  una  tempesta,  essere  naufragati  tra  le  rocce per non
    trovare neppure uno di quegli Esapodi  americani  che  può  essere  il
    vanto di un museo entomologico! No, proprio non ne valeva la pena!
    Come  conclusione,  il  cugino  Bénédict  voleva andarsene: non voleva
    rimanere un'ora di più su quella maledetta spiaggia!
    La signora Weldon calmò quel «bambinone»,  gli  fece  sperare  che  il
    giorno  successivo  sarebbe  stato più fortunato,  e tutti stavano per
    entrare nella grotta per dormire sino al sorgere del sole,  quando Tom
    fece osservare che anche Negoro non era ancora tornato,  sebbene fosse
    già notte fonda.
    - Dove può essere? - domandò la signora Weldon.
    - Che importa? - esclamò Bat.
    - Importa,  invece - rispose la  signora  Weldon.  -  Preferirei  anzi
    sapere quell'uomo vicino a noi.
    -  D'accordo,  signora  Weldon,  -  rispose  Dick  Sand  - ma se ci ha
    piantati in asso di sua volontà, non vedo come potremmo costringerlo a
    raggiungerci!  Chissà che non abbia qualche motivo per non  farsi  mai
    più vedere!
    E,  presa  in  disparte la signora Weldon,  Dick la fece partecipe dei
    suoi sospetti e non fu sorpreso  di  sapere  che  essi  erano  da  lei
    condivisi. Differivano solo in un punto.
    -  Se  Negoro ricompare,  - disse la signora Weldon - vuol dire che ha
    messo al sicuro il frutto del suo furto.  Secondo me,  la miglior cosa
    da fare, se non possiamo smascherarlo, è di tenergli nascosti i nostri
    sospetti e di lasciargli credere che è riuscito ad abbindolarci.
    La  signora  Weldon  aveva  ragione,  e  Dick  Sand  condivise  la sua
    decisione.
    Frattanto Negoro fu chiamato ancora parecchie volte...  ma non si ebbe
    risposta.  O  era  già  troppo  lontano per sentire,  o non voleva più
    tornare.
    I  negri  non  si   dolevano   affatto   per   essersi   liberati   di
    quell'individuo,  ma, come aveva detto la signora Weldon, non era egli
    davvero forse più temibile lontano che vicino?  E poi,  come spiegarsi
    perché   Negoro  si  fosse  avventurato  da  solo  in  quella  regione
    sconosciuta?   o  forse  si  era  sperduto  e   cercava   inutilmente,
    nell'oscurità della notte, la via per ritrovare la grotta?
    La signora Weldon e Dick Sand non sapevano che cosa pensare.  Comunque
    stessero le cose, non si poteva, per aspettare Negoro,  privarsi di un
    sonno indispensabile a tutti.
    In quel momento il cane,  che stava correndo sulla spiaggia,  cominciò
    ad abbaiare con forza.
    - Che avrà Dingo? - chiese la signora Weldon.
    - Bisogna assolutamente saperlo - rispose Dick. - Può darsi che Negoro
    sia di ritorno.
    Immediatamente Hercule, Bat,  Austin e Dick Sand si diressero verso la
    foce del fiume ma,  giunti all'argine, non videro e non udirono nulla.
    Dingo, intanto, si era calmato.
    Dick Sand e i suoi compagni fecero ritorno  e  si  organizzò  il  modo
    migliore  per  passare  la  notte: i negri si prepararono a vegliare a
    turno all'imboccatura della grotta.
    La signora Weldon,  preoccupata,  non riuscì a dormire.  Le pareva che
    quella  terra,  così ardentemente desiderata,  non le avrebbe dato ciò
    che ella aveva sperato: la sicurezza per i suoi e il  riposo  per  lei
    stessa.

    15.
    HARRIS.
    Il giorno successivo,  7 aprile,  Austin,  che era di guardia al levar
    del sole, vide Dingo che correva abbaiando verso il fiumicello;  quasi
    subito la signora Weldon, Dick Sand e i negri uscirono dalla grotta.
    Decisamente era accaduto qualcosa.
    -  Dingo  ha sentito la presenza di un essere vivo,  uomo o bestia che
    sia - osservò Dick.
    - In ogni caso,  non si tratta di Negoro - disse Tom;  - Dingo avrebbe
    abbaiato furiosamente.
    -  Se  non  è Negoro,  dove mai sarà andato a cacciarsi?  - domandò la
    signora Weldon,  lanciando a Dick uno sguardo che fu compreso  da  lui
    solo. - Se non è Negoro, chi può essere?
    - Lo sapremo subito - rispose Dick che, rivoltosi a Bat, ad Austin e a
    Hercule, disse:
    - Armatevi, amici, e venite!
    Ciascuno dei tre uomini prese un fucile e un coltellaccio,  come aveva
    fatto Dick Sand; misero le cartucce nella culatta del fucile e, armati
    di tutto punto,  si diressero verso  la  foce  del  fiume,  mentre  la
    signora Weldon,  Tom e Actéon rimasero fermi all'entrata della grotta,
    dove Nan e il piccolo Jack dormivano ancora.
    Il sole stava sorgendo. I suoi raggi, intercettati dalle alte montagne
    dell'est,  non  giungevano  direttamente  sulla  scogliera  ma,   sino
    all'orizzonte occidentale, il mare scintillava sotto le prime luci del
    giorno.
    Dick  Sand e i suoi compagni seguivano a mezzo argine la riva,  la cui
    curvatura si collegava con la foce del fiume.
    In quel punto,  Dingo,  immobile  e  come  in  attesa,  continuava  ad
    abbaiare.  Era  evidente  che  vedeva o sentiva la presenza di qualche
    indigeno non certo di Negoro,  il suo nemico  di  bordo;  si  trattava
    infatti di un uomo che girava in quel momento l'ultimo spiovente della
    scogliera.  Egli  procedeva  con  prudenza  sull'argine  e,  con gesto
    familiare, cercava di calmare Dingo, non curandosi affatto, si vedeva,
    di affrontare la collera del grosso cane.
    - Non è Negoro! - esclamò Hercule.
    - Non perdiamo nulla nel cambio! - rispose Bat.
    - No, davvero!  - osservò Dick Sand.  - Sarà probabilmente un indigeno
    che  ci  risparmierà  la noia di una separazione e ci potrà finalmente
    far sapere dove ci troviamo!
    E i quattro  amici,  rimettendo  i  fucili  in  spalla,  si  diressero
    rapidamente verso lo sconosciuto.
    Costui,  vedendo  che  si  avvicinavano,  dimostrò  subito la più viva
    sorpresa.  Certamente non si aspettava di incontrare degli estranei in
    quella  parte  della costa,  ed evidentemente non aveva ancora visto i
    rottami del "Pilgrim" poiché, se così non fosse stato, la presenza dei
    naufraghi gli sarebbe sembrata più che naturale.  D'altronde,  durante
    la notte,  la risacca aveva finito di demolire la carcassa della nave,
    e non era rimasto che qualche rottame che galleggiava al largo.
    A un primo momento,  lo sconosciuto,  vedendo i quattro uomini  armati
    venirgli  incontro,  fece  un  movimento  per tornare indietro;  passò
    rapidamente il fucile che teneva a bandoliera nella mano, e dalla mano
    alla spalla. Evidentemente non era tranquillo...
    Dick Sand fece un gesto di saluto  che  lo  sconosciuto  senza  dubbio
    comprese;  infatti,  dopo  un  attimo  di esitazione,  continuò la sua
    strada.
    Dick Sand poté allora osservarlo attentamente.
    Era un uomo vigoroso,  di circa quarant'anni,  dallo sguardo  vivo,  i
    capelli e la barba brizzolati, la carnagione abbronzata propria di chi
    fa vita nomade ed è sempre vissuto all'aria aperta, nelle foreste o in
    pianura. Una specie di camiciotto di pelle gli serviva da giustacuore,
    un cappello a larghe falde gli copriva il capo, stivaloni di cuoio gli
    arrivavano  sino  al  ginocchio  e speroni a larghe rotelle risonavano
    sugli alti tacchi.
    Dick Sand comprese subito - e così era infatti - di avere dinanzi a sé
    non un indio delle pampas,  ma uno dei tanti  avventurieri  stranieri,
    poco  raccomandabili,  che  si  incontrano  spesso  in quelle contrade
    sperdute.  Pareva anche,  dalla figura rigida e dal  colore  rossastro
    della barba, che lo sconosciuto fosse di origine anglosassone. In ogni
    caso, non era certo né indio, né spagnolo.
    E  ciò  parve  sicuro  allorché  a Dick Sand che gli disse in inglese:
    «Siate il benvenuto!» rispose nella stessa lingua e con una  pronunzia
    che non aveva alcuna intonazione meno che perfetta.
    - Siate benvenuto anche voi, mio giovane amico! - disse lo sconosciuto
    a Dick, al quale strinse la mano.
    Quanto ai negri, si limitò a far loro un gesto, senza dire una parola.
    - Siete inglese? - domandò a Dick.
    - Americano - rispose il giovane.
    - Del Sud?
    - No, del Nord.
    Questa  risposta  parve  far  piacere  allo  sconosciuto,  che  scosse
    ripetutamente  la  mano  di  Dick  Sand  e,   questa  volta,   proprio
    all'americana.
    -  E  posso sapere,  mio giovane amico,  come mai vi trovate su questa
    costa?
    Ma in quel momento,  senza attendere che il giovane  rispondesse  alla
    sua domanda, lo sconosciuto si tolse il cappello e salutò.
    La signora Weldon si era fatta avanti sino all'argine e si era trovata
    di fronte a lui.
    E fu lei a rispondere alla domanda dello sconosciuto.
    -  Signore,  -  disse  -  siamo  dei  naufraghi:  la  nostra nave si è
    sfracellata contro quelle rocce.
    Un'espressione di pietà si dipinse sul volto  dello  sconosciuto,  che
    cercò con lo sguardo la nave naufragata.
    -  Della nostra nave non resta più nulla!  - aggiunse Dick Sand.  - La
    risacca ha finito di demolirla durante la notte...
    - E la nostra prima domanda, signore, - rispose la signora Weldon, - è
    questa: dove ci troviamo?
    - Sul litorale dell'America del Sud, no? - rispose lo sconosciuto, che
    parve sorpreso dalla domanda. - Avevate forse dei dubbi in proposito?
    - Sì,  signore,  perché la tempesta avrebbe potuto farci deviare dalla
    nostra  rotta,  che io non ho potuto rilevare con precisione - rispose
    Dick Sand. - Ma vi chiedo ancora: dove siamo esattamente?  Sulla costa
    del Perù, forse?
    - No, mio giovane amico, un po' più a sud. Avete fatto naufragio sulla
    costa boliviana.
    - Ah! esclamò Dick Sand.
    -  E  siete  precisamente  nella  parte meridionale della Bolivia,  al
    confine con il Cile.
    - E che  cos'è  quella  punta?  -  domandò  Dick  Sand,  indicando  il
    promontorio a nord.
    -  Non  saprei  dirvene  il nome - rispose lo sconosciuto - giacché io
    conosco discretamente l'interno del paese che ho percorso  più  volte,
    ma questa è la prima volta che vengo sulla costa.
    Dick  Sand stava riflettendo su ciò che aveva sentito.  La notizia non
    lo sorprendeva che a metà,  perché i suoi  calcoli  lo  avevano  senza
    dubbio ingannato per quanto riguardava le correnti;  ma l'errore, dopo
    tutto,  non era molto notevole.  Infatti,  secondo  il  rilievo  fatto
    presso  l'isola  di  Pasqua,  si  credeva  tra  il ventisettesimo e il
    trentesimo  parallelo,   e  invece  il  naufragio  era   avvenuto   al
    venticinquesimo  parallelo.  Data la lunghezza del percorso,  una tale
    deviazione non era eccessiva.
    D'altronde nulla autorizzava a dubitare delle parole dello sconosciuto
    e,  se quella era la costa della Bolivia  meridionale,  non  c'era  da
    meravigliarsi che fosse così deserta.
    -  Signore,  dopo la vostra risposta,  - disse allora Dick Sand - devo
    concludere che siamo a una notevole distanza da Lima.
    - Eh, Lima è lontana... là, verso nord...
    La signora Weldon,  già messa poco prima in sospetto per la  scomparsa
    di  Negoro,  osservava  lo sconosciuto con estrema attenzione,  ma non
    captò nulla,  né nel suo atteggiamento,  né nel suo modo di esprimersi
    che potesse fare sospettare della sua buona fede.
    -  Signore,  -  disse  - non sono indiscreta se vi faccio una domanda?
    Siete di origine peruviana?
    - Sono americano come voi, signora... - disse lo sconosciuto, quasi in
    attesa che la donna gli facesse conoscere il suo nome.
    - Signora Weldon - rispose questa.
    - Io mi chiamo Harris e sono nato nella Carolina del Sud. Da vent'anni
    ho lasciato il mio paese per  le  «pampas»  della  Bolivia,  e  mi  fa
    piacere incontrare dei compatrioti.
    - Abitate in questa parte della provincia, signor Harris? - domandò la
    signora Weldon.
    -  No,  signora,  abito  al sud,  alla frontiera cilena,  ma in questo
    momento sto recandomi ad Atacama, nel nord-est - rispose Harris.
    - Ci troviamo dunque sul limitare del deserto che ha questo nome? - si
    informò Dick Sand.
    - Precisamente,  mio giovane amico,  e questo deserto si  estende  ben
    oltre le montagne che limitano l'orizzonte!
    - Il deserto di Atacama? - ripeté Dick Sand.
    - Sì - rispose Harris. - Questo deserto è come un paese a sé stante in
    questa  vasta America del Sud,  da cui differisce sotto molti punti di
    vista.  E' la parte più curiosa e,  insieme,  la meno nota  di  questo
    continente.
    - E viaggiate solo? - domandò la signora Weldon.
    -  Oh,  non  è  la  prima  volta che faccio questo viaggio!  - rispose
    Harris.  - A  duecento  miglia  da  qui  c'è  un'importante  fattoria,
    l'«hacienda» di San Felice, che appartiene a mio fratello, ed è da lui
    che  mi sto recando per il mio commercio.  Se volete seguirmi,  sarete
    ben accolti, e non vi mancheranno i mezzi di trasporto per raggiungere
    la città di Atacama. Mio fratello sarà felice di procurarveli.
    Questa offerta,  fatta così spontaneamente,  non poteva che giocare in
    favore  del  signor  Harris  che,  rivolgendosi  alla  signora Weldon,
    riprese, indicando Tom e i compagni:
    - E questi negri sono vostri schiavi?
    - Negli Stati Uniti gli schiavi non esistono più -  rispose  vivamente
    la signora Weldon. - Da tempo, nel nord, la schiavitù è stata abolita,
    e il Sud ha dovuto seguirne l'esempio.
    - Ah,  è giusto!  - rispose Harris.  - Avevo dimenticato che la guerra
    del 1862 ha risolto questo grave  problema.  Domando  scusa  a  questa
    brava  gente  -  aggiunse  Harris  con quella punta di ironia che ogni
    americano del Sud avrebbe messo parlando a dei Negri.  -  Ma,  vedendo
    questi signori al vostro servizio, ho creduto...
    - Non sono e non sono mai stati al mio servizio,  signore - rispose in
    tono grave la signora Weldon.
    - Noi saremmo onorati di servirvi,  signora Weldon - disse  allora  il
    vecchio  Tom.  - Ma il signor Harris sappia che noi non apparteniamo a
    nessuno. Io sono stato schiavo, è vero,  e come tale venduto in Africa
    quando non avevo che sei anni;  ma mio figlio Bat,  che qui vedete,  è
    nato da un padre  affrancato,  e  i  nostri  compagni  sono  figli  di
    genitori liberi.
    -  Non  posso che congratularmi con voi - rispose Harris,  con un tono
    che la signora Weldon non trovò molto serio.  -  Su  questa  terra  di
    Bolivia, d'altronde, non abbiamo schiavi. Non avete nulla da temere, e
    potete  circolare  qui  liberamente,  come  negli  Stati  della  nuova
    Inghilterra.
    In quel momento il piccolo Jack,  seguito da Nan,  uscì  dalla  grotta
    fregandosi  gli  occhi.  Poi,  vista la madre,  le corse incontro.  La
    signora Weldon lo abbracciò teneramente.
    - Che grazioso ragazzino! - esclamò Harris, avvicinandosi a Jack. - E'
    mio figlio - rispose la signora Weldon.
    - Oh,  signora,  quanto avrete sofferto per le traversie che ha dovuto
    subire il vostro bambino!
    - Iddio lo ha salvato, come ha salvato noi, signor Harris - rispose la
    signora Weldon.
    -  Mi  permettete  di  dare un bacio a quelle belle guance?  - domandò
    Harris.
    - Volentieri - rispose la signora Weldon.
    Ma parve che l'aspetto del signor Harris non piacesse al piccolo Jack,
    che si strinse più forte alla madre.
    - Ma guarda un po'!  Non volete che vi abbracci?  Vi ho  dunque  fatto
    paura, ragazzino?
    -  Scusatelo,  signore  -  si affrettò a dire la signora Weldon.  - E'
    molto timido...
    - Be',  faremo meglio conoscenza - rispose Harris - quando saremo alla
    fattoria  e  potrà divertirsi cavalcando un simpatico «pony»,  che gli
    parlerà bene di me!
    Ma l'offerta del «simpatico pony» non servì a raddolcire Jack  più  di
    quanto  non  lo  avesse  fatto  la  proposta  di abbracciare il signor
    Harris.
    La signora Weldon, molto contrariata, si affrettò a cambiare discorso.
    Non si doveva mortificare un  uomo  che  con  tanta  gentilezza  aveva
    offerto i suoi servigi!
    Nel  frattempo Dick Sand meditava sulla proposta loro fatta,  e così a
    proposito, di raggiungere l'«hacienda» San Felice.  Si trattava,  come
    aveva  detto  Harris,  di un viaggio di più di cento miglia,  parte in
    mezzo alla foresta  e  in  parte  in  pianura,  viaggio  senza  dubbio
    faticosissimo, data l'assoluta mancanza di mezzi di trasporto.
    Dick  Sand  fece dunque qualche osservazione al riguardo,  e attese la
    risposta dell'americano.
    - Il viaggio è un po' lungo, non c'è dubbio, - rispose Harris - ma,  a
    un  centinaio  di  passi da qui,  ho un cavallo che desidero mettere a
    disposizione della signora Weldon e del suo bambino.  Per  noi  non  è
    difficile,   e  neppure  molto  faticoso,  fare  la  strada  a  piedi.
    D'altronde quando ho detto duecento miglia,  intendevo dire  seguendo,
    come  ho già fatto,  il corso di questo fiume.  Ma se ci addentrassimo
    nella foresta,  il  percorso  sarebbe  abbreviato  di  almeno  ottanta
    miglia;  quindi,  a  una  media  di dieci miglia al giorno,  penso che
    arriveremo alla fattoria senza troppe difficoltà.
    La signora Weldon ringraziò l'americano.  -  non  potete  ringraziarmi
    meglio  che  accettando  - rispose Harris.  - Sebbene io non abbia mai
    attraversato questa  foresta,  credo  che  non  sarò  imbarazzato  nel
    guidarvi,  poiché ho l'abitudine alle «pampas». Ma c'è un problema più
    grave: quello dei viveri. Io non ho che lo strettissimo necessario per
    raggiungere l'«hacienda» di San Felice...
    - Signor Harris,  - rispose la signora  Weldon  -  fortunatamente  noi
    abbiamo  viveri  in  quantità più che sufficiente,  e saremo felici di
    dividerli con voi.
    - Bene, signora Weldon,  mi pare che tutto si aggiusti per il meglio e
    che non ci resti altro da fare che partire.
    Harris si diresse verso l'argine con l'intenzione di andare a prendere
    il  cavallo  dove  l'aveva  lasciato,  quando  Dick Sand lo trattenne,
    ponendogli ancora una domanda.  Non gli garbava affatto la proposta di
    abbandonare  il  litorale  per  addentrarsi  nell'interno  di un paese
    attraverso un'interminabile foresta: riaffiorava in lui  il  marinaio,
    al quale era più congeniale risalire o discendere la costa...
    -  Signor Harris,  - disse - invece di camminare per centoventi miglia
    nel deserto di Atacama,  perché non seguiamo la  costa?  Distanza  per
    distanza,  non sarebbe miglior partito cercare di raggiungere la città
    più vicina, sia a nord, sia a sud?
    - Mio giovane amico,  - rispose  Harris,  aggrottando  leggermente  le
    sopracciglia  -  mi pare che su questa costa,  che conosco assai poco,
    non vi siano città a meno di tre o quattrocento miglia.
    - Al nord, sì, ma al sud? - chiese Dick Sand.
    - Al sud,  - replicò l'americano - bisognerebbe scendere sino al Cile.
    Il percorso è quasi altrettanto lungo e,  se fossi in voi,  non vorrei
    costeggiare le «pampas» della repubblica Argentina. Quanto a me,  e me
    ne dispiace molto, non potrei accompagnarvi.
    -  Le  navi  che  vanno dal Cile al Perù non passano forse in vista di
    questa costa? - s'informò allora la signora Weldon.
    - No - rispose Harris; - si tengono molto più al largo,  e infatti non
    ne avete incontrata nemmeno una.
    - In realtà è così - rispose la signora Weldon.  - Ebbene,  Dick,  hai
    ancora qualche domanda da fare al signor Harris?
    - Una sola,  signora  -  rispose  il  giovane,  che  si  arrendeva  di
    malavoglia.  -  Vorrei sapere dal signor Harris in quale porto potremo
    trovare una nave per tornare a San Francisco.
    - Non saprei proprio dirvelo, mio giovane amico - rispose l'americano.
    - Tutto quanto so è  che  a  San  Felice  vi  forniremo  i  mezzi  per
    raggiungere le città di Atacama, e di là...
    -  Signor  Harris,  non  crediate  che Dick Sand esiti ad accettare la
    vostra offerta... - disse allora la signora Weldon.
    - No, signora, non esito, - rispose il giovane Dick - ma non posso non
    rimpiangere di non essere naufragato qualche grado più a nord o a sud!
    Saremmo stati vicini a  un  porto,  circostanza  che,  facilitando  il
    nostro  ritorno  in  patria,  ci avrebbe evitato di approfittare della
    buona volontà del signor Harris.
    - Non abbiate di questi timori, signora Weldon - rispose Harris.  - Vi
    ripeto  che  troppo  di rado mi capita l'occasione di trovarmi con dei
    compatrioti, e che è per me un vero piacere potervi fare un favore...
    - Accettiamo la vostra offerta, signor Harris,  ma non vorrei privarvi
    del vostro cavallo.  Sono una buona camminatrice... - disse la signora
    Weldon.
    - E io un buon camminatore - rispose Harris, inchinandosi.  - Abituato
    alle  lunghe corse attraverso le «pampas»,  non sarò certo io che farò
    ritardare il vostro viaggio.  No,  signora Weldon,  voi  e  il  vostro
    piccolo Jack userete il mio cavallo.  Del resto, è anche possibile che
    lungo la strada ci capiti di incontrare qualche servo  della  fattoria
    e, poiché essi saranno a cavallo, ci cederanno le loro bestie.
    Dick Sand capì che,  se avesse fatto qualche nuova obiezione,  avrebbe
    contrariato la signora Weldon.
    - Signor Harris, - disse allora - quando partiremo?
    - Oggi stesso,  mio giovane amico  -  rispose  Harris.  -  La  cattiva
    stagione  comincia  nel  mese  di  aprile,   e  bisogna  che  possiamo
    raggiungere San Felice il più presto possibile.  Insomma,  il  cammino
    attraverso la foresta è il più corto e anche, forse, il più sicuro. E'
    meno  esposto  di  quello  lungo la costa alle incursioni degli Indios
    nomadi che sono degli infaticabili predoni...
    - Tom,  amici miei,  - rispose Dick Sand,  rivolgendosi ai tre negri -
    non  ci  resta  da  fare  che i preparativi della partenza.  Scegliamo
    dunque, tra le provviste di bordo, quelle più facilmente trasportabili
    e facciamone tanti pacchi, di cui ognuno prenderà la sua parte.
    - Signor Dick, - intervenne Hercule - se volete, porterò io tutto
    il carico.
    - No, mio buon Hercule - rispose Dick Sand. - E' meglio dividercelo.
    - Voi siete un robusto,  vigoroso ragazzo,  Hercule,  -  disse  allora
    Harris,  che  osservava il negro come se fosse stato in vendita.  -Sui
    mercati dell'Africa chissà che valore avreste!
    - Valgo ciò che valgo,  - rispose Hercule ridendo  -  e  i  compratori
    debbono correre di gran carriera se vogliono raggiungermi!
    Tutto  era  deciso  e,  per affrettare la partenza,  ognuno si mise al
    lavoro. Non c'era, del resto,  da preoccuparsi per il vettovagliamento
    della piccola comitiva se non per dieci o dodici giorni, la durata del
    viaggio dal litorale alla fattoria.
    -  Ma  prima di partire,  signor Harris,  prima di accettare la vostra
    ospitalità,  vi pregherei di accettare la nostra.  Ve  l'offriamo  con
    tutto il cuore! - disse la signora Weldon.
    - Accetto, signora, accetto volentieri! - rispose Harris sorridendo.
    - Tra qualche minuto il nostro pranzo sarà pronto.
    - Bene, signora Weldon; approfitto di questi pochi minuti per andare a
    prendere il mio cavallo e portarlo qui. Esso avrà certo già mangiato.
    - Volete che vi accompagni, signore? - propose Dick Sand a Harris.
    -  Come  volete,  mio  giovane amico: venite!  Potrete vedere il basso
    corso di questo fiume - gli rispose.
    Ed entrambi si avviarono.
    Nel frattempo Hercule fu  mandato  alla  ricerca  dell'entomologo.  Il
    cugino Bénédict,  a dire il vero,  si preoccupava assai poco di quanto
    accadeva attorno a lui! Stava errando in quel momento sulla cima della
    scogliera alla ricerca di un «introvabile» insetto che,  infatti,  non
    trovava.
    Hercule lo ricondusse indietro,  volente o nolente;  la signora Weldon
    gli riferì che era stata decisa la partenza e che bisognava  viaggiare
    per una diecina di giorni nell'interno del paese.
    Il cugino Bénédict rispose di essere pronto a partire: non chiedeva di
    meglio  che  attraversare  l'America  intera,  purché  lo si lasciasse
    «collezionare» lungo la strada.
    Con l'aiuto di Nan, la signora Weldon si occupò allora di preparare un
    pasto confortevole: ottima precauzione prima di mettersi in viaggio!
    Intanto Harris,  accompagnato da Dick Sand,  aveva voltato  il  gomito
    della scogliera e seguito l'argine per trecento passi.  Là un cavallo,
    legato a un albero,  mandò un nitrito di gioia alla vista del padrone.
    Era un robusto animale di una razza che Dick non seppe riconoscere.
    Incollatura  lunga,   lombi  corti,  groppa  allungata,  fronte  quasi
    arcuata,  quell'animale  presentava  le  caratteristiche  della  razza
    araba.
    -  Vedete,  amico  mio,  si  tratta  di  un animale robusto,  e potete
    tranquillamente contare su di lui per tutto il viaggio - disse Harris.
    Egli slegò il cavallo,  lo prese per la briglia e ridiscese  l'argine,
    precedendo Dick Sand,  il quale aveva lanciato un rapido sguardo tanto
    verso il fiume quanto verso la foresta che ne conteneva le  due  rive.
    Ma non vide nulla che potesse preoccuparlo.
    Tuttavia,  quando ebbe raggiunto l'americano, gli rivolse a bruciapelo
    una domanda che questi non si sarebbe certo aspettata.
    - Signor Harris,  - gli chiese - non avete incontrato questa notte  un
    portoghese chiamato Negoro?
    - Negoro?  - ripeté Harris,  con l'accento di chi non capisce che cosa
    si voglia sapere da lui. - Chi è questo Negoro?
    - Era il cuoco di bordo, - rispose Dick Sand - ed è scomparso.
    - Annegato, forse?
    - No,  no!  - rispose Dick Sand.  - Ieri sera era ancora con  noi,  ma
    durante la notte ci ha lasciati e, probabilmente, ha risalito l'argine
    del  fiume.  Per  questo  vi ho chiesto se,  dal momento che venite da
    quella parte, per caso non l'avete visto...
    - Non ho incontrato nessuno, - ripeté Harris - e se il vostro cuoco si
    è avventurato tutto solo nella foresta, corre il rischio di smarrirsi.
    Può darsi che lo raggiungiamo strada facendo...
    - Già, può darsi - rispose Dick.
    Allorché entrambi furono di ritorno alla grotta,  trovarono il  pranzo
    pronto.  Consisteva,  come la sera precedente, di conserve alimentari,
    di «corned-beef» e di gallette e Harris gli fece onore, da uomo dotato
    dalla natura di un notevole appetito.
    - Bene,  - disse - vedo che non corriamo il rischio di morire di  fame
    lungo  il  viaggio!  Non  direi  altrettanto di quel povero diavolo di
    portoghese, del quale mi ha parlato il nostro giovane amico.
    - Ah,  Dick Sand vi ha detto che non abbiamo più  riveduto  Negoro?  -
    domandò la signora Weldon.
    - Sì,  signora Weldon - rispose Dick. - Desideravo sapere se il signor
    Harris non l'avesse per caso incontrato.
    - No - confermò Harris.  - Lasciamo  dunque  quel  disertore  dove  si
    trova, e occupiamoci della partenza! Quando vorrete, signora Weldon...
    Ciascuno  prese  il  pacco  che  gli  era stato assegnato;  la signora
    Weldon,  aiutata da Hercule,  salì a cavallo e l'ingrato Jack,  con il
    piccolo fucile a tracolla,  si pose davanti alla madre,  senza neppure
    pensare a ringraziare l'uomo che metteva  a  sua  disposizione  quella
    splendida  cavalcatura.  Disse  soltanto alla madre che avrebbe saputo
    guidare benissimo «il cavallo del signore».  Gli affidarono allora  le
    briglie,  e  il  bimbo non dubitò neppure per un istante di non essere
    lui il vero capo della carovana.
    16.
    IN CAMMINO.
    Non  fu  senza  una  certa  apprensione  -  che  nulla,  però,  pareva
    giustificare  - che Dick Sand,  dopo avere percorso per trecento passi
    l'argine del fiume, penetrò nella fitta foresta, della quale per dieci
    giorni avrebbe dovuto  battere,  con  i  suoi  compagni,  i  difficili
    sentieri.
    La  signora  Weldon  invece,  sebbene  donna  e madre,  che i pericoli
    avrebbero dovuto maggiormente preoccupare,  era piena di fiducia.  Due
    erano le ragioni che avevano contribuito a rassicurarla: la prima, che
    gli Indios e gli animali che vivevano in quella regione delle «pampas»
    non erano pericolosi,  e la seconda, che, sotto la guida di Harris, un
    uomo così sicuro di se stesso come pareva l'americano,  non si  poteva
    avere timore di smarrirsi.
    Ecco,  per  quanto  sarebbe  stato  possibile,  l'ordine  di marcia da
    tenersi durante il viaggio: Dick Sand e Harris,  ambedue  armati,  del
    suo  lungo  fucile  il  primo e della pistola il secondo,  aprivano la
    marcia;  li seguivano Bat e Austin,  armati ciascuno di un fucile e di
    un  coltello;  poi Jack a cavallo con la signora Weldon,  quindi Nan e
    Tom;  chiudevano la marcia  Actéon  con  una  pistola  e  Hercule  con
    un'ascia infilata nella cintura.
    Dingo  andava  avanti  e  indietro  e,  come fece osservare Dick Sand,
    sempre con l'inquietudine di un cane alla ricerca di una  pista.  Dopo
    che  il naufragio del "Pilgrim" lo aveva gettato su quel litorale,  il
    suo modo di comportarsi era visibilmente cambiato: si vedeva  che  era
    inquieto e quasi continuamente emetteva mugolii sordi, più lamentevoli
    che  rabbiosi.   Tutti  se  ne  resero  conto,  ma  nessuno  riuscì  a
    comprenderne la causa.
    Al cugino Bénédict  era  stato  impossibile  assegnare  un  ordine  di
    marcia,  così  come a Dingo,  perché,  a meno di mettere pure a lui un
    guinzaglio,  non l'avrebbe mantenuto.  Con la sua scatola di  latta  a
    tracolla,  la  rete  in  mano,  la  grossa lente appesa al collo,  ora
    precedeva, ora seguiva gli altri,  ora si acquattava tra le alte erbe,
    spiando  gli  ortotteri  o  qualsiasi  altro  insetto  che finisse per
    «tero», a rischio di farsi mordere da qualche serpente velenoso.
    Durante le prime ore,  la signora  Weldon,  preoccupata,  lo  richiamò
    parecchie volte, ma non ci fu nulla da fare.
    -  Cugino  Bénédict,  -  finì per dirgli - vi prego seriamente,  e per
    l'ultima volta,  di non allontanarvi,  e voglio che mi promettiate  di
    tenere conto delle mie raccomandazioni.
    -   Tuttavia,   cugina,   quando   vedrò   un  insetto...   -  rispose
    l'intrattabile entomologo.
    - Quando vedrete un insetto,  mi farete il piacere di lasciare che  se
    ne  vada  in  pace,  o  mi  costringerete a portarvi via la cassetta -
    ribatté la signora Weldon.
    - Portarmi via la cassetta!  - esclamò il cugino Bénédict,  come se si
    fosse trattato di strappargli le viscere.
    - La cassetta e la rete! - aggiunse, con durezza, la signora Weldon.
    - La mia rete,  cugina! E perché non i miei occhiali? Non osereste mai
    farlo, no, non osereste mai!
    - Giusto,  anche gli occhiali...  li avevo dimenticati.  Vi ringrazio,
    cugino Bénédict,  di avermelo ricordato; ho quindi anche questo mezzo,
    di rendervi cieco e quindi costringervi a essere giudizioso!
    La triplice minaccia riuscì a tenere tranquillo,  almeno  per  un'ora,
    l'insubordinato  cugino  che poi,  però,  riprese ad allontanarsi;  ma
    siccome si sarebbe comportato allo stesso modo anche  senza  cassetta,
    senza  rete  e senza occhiali,  gli lasciarono fare quello che voleva.
    Hercule,  tuttavia,  fu incaricato di sorvegliarlo in modo speciale e,
    poiché  quello  era ormai il suo compito,  fu deciso che avrebbe agito
    con lui come il cugino B. con un insetto,  ossia lo avrebbe afferrato,
    se  necessario,  e  trascinato  con la delicatezza che l'altro avrebbe
    usata con il più raro lepidottero.
    Presa questa decisione, nessuno si occupò più del cugino Bénédict.
    La piccola comitiva, lo abbiamo visto, era armata a dovere e stava con
    gli occhi bene aperti.  Ma,  come continuava a  ripetere  Harris,  non
    c'era  da  temere  altro pericolo se non l'incontro con Indios nomadi,
    che molto probabilmente non si sarebbero neppure fatti vedere. In ogni
    caso, le precauzioni prese erano sufficienti a tenerli a distanza.
    I sentieri che si snodavano attraverso la vasta foresta non meritavano
    davvero questo nome: erano piste di animali  piuttosto  che  piste  di
    uomini,  e non permettevano di procedere se non con grande difficoltà.
    Quindi Harris non si  era  sbagliato  nel  calcolare  per  la  piccola
    comitiva dodici ore di cammino al giorno.
    Il  tempo era bellissimo,  il sole saliva verso lo zenit,  spandendo a
    fiotti i suoi  raggi  quasi  perpendicolari.  In  pianura  quel  caldo
    sarebbe  stato insostenibile,  come ebbe cura di far osservare Harris,
    mentre sotto quegli  alberi  impenetrabili  lo  si  poteva  sopportare
    facilmente e senza alcun danno.
    La  maggior  parte  degli  alberi  di quella foresta erano sconosciuti
    tanto alla signora Weldon quanto ai suoi compagni bianchi e  neri.  Un
    esperto,  tuttavia, avrebbe fatto osservare che erano più notevoli per
    la qualità che per le dimensioni.  Qui sorgeva una «bauhinia» o albero
    del ferro;  là un «molompi», identico al terocarpo, dal legno solido e
    nello stesso tempo leggero, adatto a costruire remi e pagaie, e il cui
    tronco essudava un'abbondante resina;  più avanti,  ecco un gruppo  di
    scotani,  ricchi  di materia colorante,  e di guaiachi,  il cui tronco
    misura più di dodici piedi di diametro,  ma inferiori per  qualità  ai
    guaiachi comuni.
    Dick Sand,  camminando, si informava sul nome delle varie piante e sui
    loro particolari usi.
    - Non siete dunque mai venuto sul litorale dell'America Meridionale? -
    gli domandò Harris, prima di rispondere alle sue domande.
    - No - rispose il giovane;  - durante i miei viaggi non ho  mai  avuto
    occasione di visitare queste zone e, a dire il vero, credo che nessuno
    me ne abbia mai parlato da conoscitore.
    - Ma avrete almeno esplorato le coste della Colombia o quelle del Cile
    e della Patagonia.
    - No, mai.
    -  Forse  la  signora  Weldon  ha  visitato  questa  parte  del  nuovo
    continente?  - domandò Harris.  - Le Americane non temono i viaggi  e,
    senza dubbio...
    -  No,  signor  Harris  -  rispose la signora Weldon;  - gli interessi
    commerciali di mio marito l'hanno sempre portato nella Nuova  Zelanda,
    e io non l'ho mai accompagnato altrove.  Nessuno di noi conosce questa
    zona della bassa Bolivia.
    - Ebbene,  signora Weldon,  voi e i vostri compagni vedrete  un  paese
    particolare, che contrasta in modo strano con le regioni del Perù, del
    Brasile  e dell'Argentina.  La sua flora e la sua fauna susciterebbero
    la meraviglia di qualsiasi naturalista.  Ah,  si può  dire  che  siete
    naufragati in una bella regione e, se si può ringraziare il caso...
    - Credo,  signor Harris,  che non sia stato affatto il caso a portarci
    qui, ma Dio.
    - Dio,  sì,  Dio!  - rispose Harris,  con il tono di chi  non  ammette
    proprio  per  nulla  l'intervento  della Provvidenza nelle faccende di
    questo mondo.
    Quindi,  poiché nessuno dei viaggiatori conosceva né il  paese,  né  i
    suoi  prodotti,  Harris  si compiacque nel denominare e descrivere gli
    alberi più strani della foresta.
    Era veramente un peccato  che  il  cugino  Bénédict  non  unisse  alla
    passione dell'entomologia quella della botanica! Se non aveva trovato,
    sinora,  insetti  rari,  avrebbe almeno fatto delle belle scoperte nel
    campo  della  botanica!   Vi  erano  a  profusione  vegetali  di  ogni
    dimensione,  la  cui  esistenza  non  era ancora stata affermata nelle
    foreste tropicali del Nuovo Mondo.  Il cugino  Bénédict  avrebbe  dato
    senza dubbio il suo nome a qualche scoperta del genere...  Ma egli non
    aveva alcuna passione per la botanica, non la capiva assolutamente!  E
    odiava  persino  i  fiori,  sotto  il  pretesto  che alcuni di essi si
    permettono di catturare gli insetti nelle loro corolle e di  ucciderli
    con i loro succhi velenosi!
    La  foresta diventava in certi punti acquitrinosa: si camminava su una
    rete di rigagnoletti che dovevano alimentare gli affluenti del piccolo
    fiume,  alcuni dei quali,  più grandi degli  altri,  non  si  potevano
    attraversare se non in certi punti guadabili.
    Sulle  sponde  crescevano  gruppi  di  canne,  alle quali Harris diede
    giustamente  il  nome  di  papiri,  piante  erbacee  che  crescono  in
    abbondanza   ai   piedi  dei  greti  umidi.   Poi,   passata  la  zona
    acquitrinosa,  il folto degli alberi ricopriva  di  nuovo  lo  stretto
    sentiero della foresta.
    Harris  fece  osservare  alla  signora  Weldon  e  a  Dick Sand alcuni
    splendidi ebani, più grossi di quelli comuni,  che forniscono un legno
    più nero e più robusto di quello che si trova in commercio;  e poi dei
    manghi, assai numerosi sebbene molto lontani dal mare,  ricoperti sino
    ai  rami  di  una specie di pelliccia di oricello.  La folta ombra che
    offrono e i deliziosi  frutti  che  producono  rendono  questi  alberi
    preziosi;  tuttavia,  come raccontò Harris, nessun indio avrebbe osato
    propagarne la specie. «Chi pianta un mango, muore!», dicono nel paese.
    Durante la seconda metà  di  quella  prima  giornata  di  viaggio,  la
    piccola comitiva, dopo la sosta del mezzogiorno, cominciò a percorrere
    un terreno leggermente inclinato;  non si trattava ancora delle ripide
    salite delle catene montagnose,  ma di una sorta di altipiano ondulato
    che univa la pianura alla montagna.
    Là  gli  alberi,  un  po'  meno  fitti,  talvolta  riuniti  in gruppo,
    avrebbero reso il cammino più facile,  se il  suolo  non  fosse  stato
    invaso  da  piante  erbacee:  ci  si  poteva  credere  tra  le giungle
    dell'India orientale! La vegetazione era meno lussureggiante che nella
    bassa valle del fiume,  ma era ancora superiore a quella delle regioni
    temperate  dell'Antico  e  del  Nuovo  Mondo.  Cresceva  a  profusione
    l'indaco che,  secondo Harris,  era  considerato  la  vegetazione  più
    invadente della zona.  Non appena un campo veniva abbandonato,  questo
    parassita, disprezzato come lo sono da noi l'ortica e il cardo,  se ne
    impadroniva immediatamente.
    Nella  foresta  mancava  però  un  albero  che  avrebbe  dovuto essere
    comunissimo in quella  parte  del  nuovo  continente:  l'albero  della
    gomma.  Infatti  il  «ficus  prinoides»,  la «castilloa elastica»,  la
    «cecropia peltata», la «collophora utilis»,  la «cameraria latifolia»,
    e  soprattutto  la  «syphonia  elastica»,  che appartengono a famiglie
    differenti, abbondano nelle province dell'America meridionale; eppure,
    cosa strana, non se ne vedeva un solo esemplare!
    Dick Sand aveva promesso al suo amico Jack di fargli  vedere  l'albero
    della  gomma:  grande  delusione,  dunque,  per  il  piccolo,  che  si
    aspettava di veder nascere spontaneamente  da  quegli  alberi  palloni
    elastici, bambolotti parlanti, burattini articolati...
    - Abbi pazienza,  ragazzino!  - gli disse Harris. - Alberi della gomma
    ne troveremo a centinaia nei dintorni della fattoria!
    - Belli e molto elastici? - domandò il piccolo Jack.
    - Quanto non potete  immaginare...  Intanto,  nell'attesa,  volete  un
    delizioso frutto per dissetarvi?
    E,  così dicendo,  Harris andò a raccogliere da un albero certi frutti
    che, almeno alla vista, parevano deliziose pesche.
    - Siete certo, signor Harris, - domandò la signora Weldon - che questi
    frutti non siano nocivi?
    - Posso assicurarvelo,  signora - rispose  Harris,  che  ne  addentava
    golosamente uno. - E' un mango.
    E  il  piccolo Jack,  senza farsi pregare,  seguì l'esempio di Harris;
    dichiarò che quella «pera» era squisita,  e l'albero fu  subito  preso
    d'assalto dalla piccola comitiva.
    Quel mango apparteneva alla specie i cui frutti sono maturi in marzo e
    aprile,  a  differenza di altri che lo sono in settembre: quelli erano
    perciò proprio al punto giusto.
    - Si,  sono buoni,  buoni,  buoni!  - esclamò il piccolo Jack,  con la
    bocca  piena.  -  Ma  il  mio  amico Dick mi ha promesso,  se mi fossi
    comportato bene, degli alberi di gomma, e io li voglio!
    - Ne avrai,  bimbo mio,  - rispose la signora Weldon - dal momento che
    il signor Harris te l'ha promesso...
    - Ma non basta, il mio amico Dick mi ha promesso anche altre cose!
    -  Che  cosa  vi  ha  dunque promesso il vostro amico Dick?  - domandò
    Harris, sorridendo.
    - Gli uccelli mosca, signore.
    - Avrete anche gli uccelli mosca, ragazzino mio, ma più avanti...  più
    avanti - rispose Harris.
    In  verità  Jack aveva tutto il diritto di pretendere qualcuno di quei
    graziosi colibrì,  visto che si trovavano in un paese in cui  dovevano
    abbondare.  Gli Indios,  che sanno intrecciare con arte le loro piume,
    hanno dato a questi gioielli volanti nomi  poetici,  quali  «raggi  di
    sole»,  «capelli di sole»,  «piccoli re dei fiori», «fiore celeste che
    viene volando ad accarezzare il fiore terrestre», «mazzolino di pietre
    preziose che scintilla alla luce del sole»,  e via dicendo.  Si  crede
    che  la  loro  fantasia abbia fornito un proprio appellativo poetico a
    ognuna  delle   centocinquanta   specie   che   costituiscono   questa
    meravigliosa tribù di colibrì.
    Tuttavia, per quanto numerosi dovessero essere gli uccelli mosca nelle
    foreste  della  Bolivia,  il  piccolo Jack dovette accontentarsi delle
    promesse di Harris.  Secondo l'americano,  si era ancora troppo vicini
    alla  costa,  e  i  colibrì non amano i deserti vicini all'oceano.  La
    presenza dell'uomo non li spaventa e, diceva Harris,  alla fattoria si
    udiva  per  tutto  il giorno il loro grido di «tere-tere» e il frullio
    delle loro ali, simile a quello di un arcolaio.
    - Ah, come vorrei già essere là! - esclamò il piccolo Jack.
    Il mezzo migliore per essere  al  più  presto  all'«hacienda»  di  San
    Felice  era  di  non  fermarsi per strada;  la signora Weldon e i suoi
    compagni non sostavano,  quindi,  se non il  tempo  indispensabile  al
    riposo.
    La  foresta cominciava a mutare aspetto.  Tra gli alberi meno fitti si
    aprivano qua e là ampie radure.  Il  suolo,  che  spuntava  attraverso
    l'erba,  mostrava la sua ossatura di granito rosa e di sienite, simile
    a  lastre  di  lapislazzuli.   Su   qualche   altura   crescevano   le
    salsepariglie, piante dai tubercoli carnosi che formavano un intricato
    groviglio. Meglio assai era la foresta con i suoi stretti sentierini!
    Prima del tramonto, la piccola comitiva si trovava a circa otto miglia
    dal  punto  di  partenza:  il  percorso  era  stato  effettuato  senza
    incidenti e anche senza eccessiva fatica. Vero è che si trattava della
    prima parte del cammino e non c'era dubbio  che  le  tappe  successive
    sarebbero state assai più dure.
    Fu  deciso  di  comune  accordo  di  fare  sosta in quel luogo: non si
    trattava di allestire un vero e proprio accampamento,  ma soltanto  di
    organizzarsi per dormire. Un uomo di guardia, sostituito ogni due ore,
    sarebbe  bastato  a  vigilare  durante  la notte,  giacché non c'erano
    veramente da temere né gli Indios, né le belve.
    Come riparo non si trovò niente di meglio che un enorme mango,  i  cui
    larghi,  foltissimi rami,  formavano una sorta di veranda naturale. In
    caso di necessità si sarebbe potuto trovare rifugio tra le sue foglie.
    Ma, al giungere della piccola comitiva, si levò dalla cima dell'albero
    un assordante concerto.  Il mango serviva da posatoio a una colonia di
    pappagalli  grigi,   pettegoli,   litigiosi  e  feroci  volatili,  che
    assalgono gli uccelli vivi,  e si commetterebbe un  grave  errore  nel
    considerarli simili a quelli che in Europa vivono in gabbia.
    Questi  pappagalli  facevano  un  tale fracasso che Dick Sand pensò di
    sparare una fucilata per obbligarli  a  tacere  o  farli  fuggire.  Ma
    Harris lo dissuase, con il pretesto che, in quelle zone solitarie, era
    meglio  non  svelare  la propria presenza sparando un colpo di arma da
    fuoco.
    - Passiamo senza farci sentire e non correremo alcun pericolo!
    Si preparò subito il pasto senza che fosse necessario  far  cuocere  i
    cibi,  poiché  esso  era  composto  semplicemente  da  conserve  e  da
    gallette. Un ruscelletto, che serpeggiava sotto l'erba,  fornì l'acqua
    potabile,  che  fu  bevuta  con  qualche goccia di rhum.  La frutta fu
    offerta dal mango con i suoi succulenti tesori,  che i pappagalli  non
    lasciarono raccogliere senza protestare con le loro orribili grida.
    Alla  fine del pasto era quasi buio: l'ombra salì lentamente dal suolo
    sino alla cima degli alberi,  il cui fogliame si disegnò  ben  presto,
    come  un  fine  intaglio,  sullo  sfondo luminoso del cielo.  Le prime
    stelle parevano fiori splendenti,  che scintillassero sulle  cime  dei
    rami  più alti.  Con la notte,  il vento cadde e tra i rami non si udì
    più il suo fruscio,  e anche i pappagalli  si  fecero  silenziosi.  La
    natura  si  stava  addormentando  e  invitava  ogni  essere  vivente a
    seguirla in un sonno profondo.
    I preparativi per trascorrere la notte furono molto semplici.
    - Non è bene accendere un fuoco? - domandò Dick Sand all'americano.
    - A che scopo?  - rispose Harris.  - Fortunatamente le notti non  sono
    fredde,   e   questo   enorme  albero  preserva  il  terreno  da  ogni
    evaporazione.  Non dobbiamo temere né la frescura,  né  l'umidità.  Vi
    ripeto,  mio giovane amico,  ciò che vi ho detto poco fa: cerchiamo di
    passare inosservati. Se è possibile, niente fuochi e niente spari.
    - Credo - intervenne la signora Weldon - che nulla abbiamo  da  temere
    né  da  parte degli Indios,  né da parte dei predatori di cui ci avete
    parlato,  signor Harris.  Ma non ci saranno altri predatori a  quattro
    zampe, che la vista di un fuoco servirebbe a tenere lontani?
    -  Signora Weldon,  - rispose Harris - fate troppo onore alle belve di
    questo paese, ve lo assicuro! Hanno più paura essi dell'uomo di quanto
    l'uomo abbia paura di loro!
    - Ma siamo in un bosco,  e in un bosco ci sono sempre belve -  osservò
    Jack.
    - Bisogna distinguere bosco da bosco,  mio caro ragazzino,  come belva
    da belva!  - rispose Harris ridendo.  - Immaginate  di  essere  in  un
    grande  parco.  Non  è  senza  ragione che gli Indios dicono di questo
    paese: «Es como el Paraiso!». E' come un paradiso terrestre!
    - Allora vi sono dei serpenti? - domandò Jack.
    - No,  caro - rispose la signora Weldon.  - Non ci sono serpenti: puoi
    dormire tranquillo.
    - E leoni?
    - Di leoni neppure l'ombra, mio piccolo amico! - rispose Harris.
    - Tigri, allora?
    -  Chiedete  alla vostra mamma se ha qualche volta sentito dire che in
    questo continente ci siano delle tigri.
    - Mai! - rispose la signora Weldon.
    - Bene!  - intervenne il cugino Bénédict,  che per caso prendeva parte
    alla  conversazione.  -  Se  non ci sono né leoni,  né tigri nel Nuovo
    Mondo,  il che è perfettamente vero,  si possono  tuttavia  incontrare
    coguari e giaguari.
    - Sono cattivi? - s'informò Jack.
    -  Macché!  -  rispose  Harris.  -  Un  indio  non ha nessuna paura di
    attaccare da solo questi animali, e noi siamo in tanti. Ecco,  Hercule
    da  solo avrebbe abbastanza forza per schiacciare da solo due giaguari
    alla volta, uno con ogni mano.
    - Sta' bene attento, Hercule!  - disse allora il piccolo Jack.  - E se
    si presenta una belva per morderci...
    - Sarò io a mordere la belva - rispose Hercule, mettendo in mostra una
    bocca fornita di solidi denti.
    -  Sì,  Hercule,  vigilate  - raccomandò Dick Sand - io e gli altri vi
    sostituiremo a turno.
    - No,  signor Dick - intervenne Actéon.  - Hercule,  Bat,  Austin e io
    basteremo. Di notte voi dovete riposare.
    - Grazie, Actéon, - rispose Dick Sand - ma io devo...
    - No!  - intervenne allora la signora Weldon. - Lasciate fare a questi
    bravi ragazzi, mio caro Dick!
    - Veglierò anch'io - saltò su il piccolo Jack,  mentre gli  occhi  già
    gli si chiudevano.
    - Certo,  piccolo mio, veglierai anche tu! - gli rispose la madre, che
    non lo voleva contrariare.
    - Ma,  - disse ancora il bimbo - se non ci sono  né  leoni,  né  tigri
    nella foresta, ci saranno almeno dei lupi!
    - Si,  lupi da ridere! - rispose l'americano. - Non sono neppure lupi,
    ma una specie di volpi o piuttosto di cani  dei  boschi,  che  vengono
    chiamati «guaras».
    - E i «guaras» mordono? - s'informò Jack.
    - Dingo li ingoierebbe in un boccone!
    - Non importa!  - concluse Jack, con un ultimo sbadiglio; - i «guaras»
    sono lupi, visto che si chiamano lupi...
    E a questo punto si addormentò tranquillamente tra le braccia di  Nan,
    appoggiata al tronco dell'albero. La signora Weldon, distesa accanto a
    lei,  diede  un  ultimo  bacio  al  bimbo,  e i suoi occhi stanchi non
    tardarono a chiudersi.
    Qualche minuto dopo,  Hercule riconduceva all'accampamento  il  cugino
    Bénédict  che  si  era allontanato per iniziare la caccia ai pirofori,
    che sono i «cocuyos» o mosche luminose,  che le donne eleganti mettono
    tra i capelli come gemme vive.  Questi insetti, che emanano una vivida
    luce  azzurrognola  da  due  macchie  situate  alla  base   del   loro
    corsaletto,  sono  numerosissime  nell'America Meridionale.  Il cugino
    Bénédict faceva conto di raccoglierne un buon numero,  ma Hercule  non
    gliene  diede  il  tempo  e,  malgrado  le  sue  proteste,  lo riportò
    all'accampamento. Il fatto che Hercule,  quando aveva un incarico,  lo
    assolveva «alla militare», salvò senza dubbio una notevole quantità di
    mosche    luminose   dalla   prigionia   nella   cassetta   di   latta
    dell'entomologo.
    Qualche  minuto  dopo,   ad  eccezione  del  gigante  che  fungeva  da
    sentinella, erano tutti immersi in un profondo sonno.

    17.
    CENTO MIGLIA IN DIECI GIORNI.
    Quasi  sempre i viaggiatori e i vagabondi dei boschi che dormono sotto
    le stelle sono risvegliati da urla tanto strane quanto sgradevoli.  In
    questi  concerti  mattutini  ci  sono  tutti  i  suoni  che si possono
    immaginare: grugniti, gracchiamenti,  chiocciolii,  ghigni,  latrati e
    quasi  dei  «colloqui»,  se  vogliamo  accettare  questo termine,  per
    completare la  serie  dei  diversi  suoni  che  possono  echeggiare  a
    quell'ora.
    Sono le scimmie che salutano così il sorgere del giorno. Si incontrano
    infatti  il  piccolo «marikina»,  lo «uistitì» dal muso screziato,  il
    «monogris» di cui gli Indios usano la pelle per ricoprire le  batterie
    dei loro fucili,  i «sagu», riconoscibili per i loro due lunghi ciuffi
    di pelo, e molti altri esemplari di questa numerosa famiglia.
    Tra le varie specie di  quadrumani  i  più  interessanti  sono,  senza
    dubbio,  i «gueribas» dalla coda prensile e dal muso diabolico. Quando
    sorge il Sole, il più vecchio del gruppo intona,  con voce imponente e
    sinistra,  una monotona salmodia.  E' il baritono della banda, seguito
    dai giovani tenori,  che ripetono la sinfonia  mattutina.  Gli  Indios
    dicono che i «gueribas» stanno recitando il loro «Pater noster».
    Ma  quel  giorno,  a  quanto  pare,  le scimmie non recitarono il loro
    saluto mattutino, giacché nessuno udì le loro voci che,  tuttavia,  si
    sentono  anche  da  lontano:  esse  sono infatti prodotte dalla rapida
    vibrazione di una specie di tamburo osseo formato da un  rigonfiamento
    dell'osso ioide del collo.
    A farla breve,  vuoi per un motivo vuoi per l'altro,  né i «gueribas»,
    né i «sagu»,  né alcun altro esemplare di quadrumane di  quell'immensa
    foresta intonarono quel mattino il loro quotidiano concerto.
    Questo  fatto  non  sarebbe stato gradito agli Indios nomadi,  non già
    perché essi apprezzino questo genere di musica corale, ma perché vanno
    volentieri  a  caccia  di  scimmie,  la  cui  carne,  specialmente  se
    affumicata, pare sia eccellente.
    Dick Sand e i suoi compagni ignoravano senza dubbio le abitudini delle
    scimmie:  infatti in questo caso sarebbero rimasti meravigliati di non
    udire il loro concerto mattutino.  Si svegliarono l'uno dopo  l'altro,
    ben  rimessi  in  forma  da qualche ora di riposo non turbata da alcun
    allarme.
    Il piccolo Jack non fu l'ultimo a stiracchiarsi,  e la  prima  domanda
    che fece, aprendo gli occhi, fu per sapere se durante la notte Hercule
    avesse  mangiato  un  lupo.  Ma  nessun  lupo si era presentato e,  di
    conseguenza, Hercule era ancora digiuno.
    Del resto,  poiché erano tutti nella stessa condizione,  Nan,  dopo le
    preghiere del mattino, si occupò di preparare un po' di cibo.
    La colazione fu come la cena della sera precedente ma, dato l'appetito
    aguzzato   dall'aria   mattutina   della  foresta,   nessuno  fece  lo
    schizzinoso,  anche perché era  importante  riprendere  le  forze  per
    prepararsi a una seconda buona giornata di marcia. Per la prima volta,
    forse,  il cugino Bénédict comprese che il cibarsi non era, nella vita
    dell'uomo, un'azione inutile o indifferente;  dichiarò tuttavia di non
    essere venuto a «visitare» quelle terre per passeggiare con le mani in
    tasca e che,  se Hercule non gli avesse permesso di andare a caccia di
    «mosche luminose», avrebbe avuto a che fare con lui!
    La minaccia non parve preoccupare oltre misura il gigante. Tuttavia la
    signora Weldon, preso Hercule in disparte, gli disse che forse avrebbe
    potuto lasciare scorrazzare a destra e a sinistra quel «bambinone»,  a
    condizione   di   non   perderlo  di  vista.   Non  bisognava  privare
    completamente il cugino Bénédict di piaceri  così  naturali  alla  sua
    età!
    Alle   sette  la  piccola  comitiva  riprese  il  cammino  verso  est,
    mantenendo lo stesso ordine di marcia del giorno precedente.
    Si camminava sempre in piena foresta. Su quel terreno vergine, dove il
    calore e l'umidità si univano per rendere più fertile  la  natura,  si
    poteva  pensare  che  il  regno  vegetale  apparisse  in  tutta la sua
    possanza. Il parallelo di quel vasto altipiano quasi si confondeva con
    le latitudini tropicali e,  durante alcuni  mesi  dell'anno  il  Sole,
    passando  allo  zenit,  vi  dardeggiava  i  suoi raggi perpendicolari.
    Perciò una quantità enorme  di  calore  viene  immagazzinata  in  quei
    terreni,  il  cui  sottosuolo  si  mantiene umido.  Nulla di più bello
    dunque che quella successione di foreste o, piuttosto, di quell'unica,
    interminabile foresta!
    Tuttavia Dick Sand non aveva mancato di fare un'osservazione:  secondo
    Harris  ci  si  trovava nella regione delle «pampas»,  e «pampa» è una
    parola della lingua «quichna»,  che significa pianura.  E,  se i  suoi
    ricordi  non  lo  ingannavano,  queste  pianure presentano le seguenti
    caratteristiche: mancanza di acqua, di alberi e di pietre, abbondanza,
    durante la stagione delle piogge, di lussureggianti cardi che,  con la
    stagione  calda,  diventano  quasi arboscelli,  formando impenetrabili
    forre;  inoltre alberi  nani,  arboscelli  spinosi...  un  insieme  di
    vegetazione,  dunque, che conferisce a quelle pianure un aspetto arido
    e desolato.
    Ma,  da quando la piccola comitiva aveva lasciato il litorale  guidata
    dall'americano,  le cose non erano affatto così. La foresta continuava
    a estendersi sino ai limiti dell'orizzonte,  e non appariva traccia di
    quella «pampa» quale il giovane mozzo si raffigurava!  La natura, come
    aveva detto Harris,  si era  veramente  divertita  a  fare  di  quella
    pianura  di  Atacama una regione a parte,  di cui egli nulla sapeva se
    non  che  essa  formava  uno  dei  più  vasti   deserti   dell'America
    Meridionale, tra le Ande e l'Oceano Pacifico.
    Quel   giorno   Dick   Sand   rivolse  qualche  domanda  in  proposito
    all'americano,  e gli espresse la sua sorpresa nel  constatare  quello
    strano  aspetto  del  paese,  ma fu presto disarmato da Harris che gli
    diede molti e precisi  particolari  su  quella  parte  della  Bolivia,
    dimostrando così la sua profonda conoscenza del paese.
    -  Avete  ragione,  mio  giovane amico - disse a Dick Sand.  - La vera
    «pampa» è, in realtà,  quella che vi hanno descritto i libri di viaggi
    vale a dire una pianura arida,  spesso difficile da attraversare. Essa
    ricorda le nostre savane dell'America Settentrionale, salvo che questa
    è più paludosa.  Sì,  tale è la «pampa» del Rio Colorado,  tali sono i
    «llanos» dell'Orinoco e del Venezuela, ma qui noi siamo in una zona il
    cui  aspetto  sorprende  molto anche me.  Per la prima volta,  è vero,
    percorro questa strada attraverso l'altipiano, strada che ha il grande
    vantaggio di abbreviare il nostro  viaggio,  ma,  anche  se  non  l'ho
    ancora visto,  so che questo paese contrasta in modo straordinario con
    le vere «pampas», che trovereste,  non tra la Cordigliera dell'ovest e
    l'alta  catena  delle  Ande,  ma al di là delle montagne,  su tutta la
    parte orientale del continente che si estende sino all'Atlantico.
    - Dovremo dunque valicare la catena delle Ande? - domandò con vivacità
    Dick Sand.
    - No, mio giovane amico, no di certo - rispose sorridendo l'americano.
    - Vi ho detto «trovereste» e non «troverete».  Rassicuratevi: noi  non
    abbandoneremo   questo   altipiano,   le  cui  cime  più  elevate  non
    oltrepassano i millecinquecento piedi. Ah, vi pare che, se fosse stato
    necessario attraversare la Cordigliera con i soli mezzi  di  trasporto
    di cui disponiamo, vi avrei trascinato in un'avventura del genere?
    - Infatti sarebbe stato meglio,  in tal caso, risalire o discendere la
    costa - rispose Dick Sand.
    - Ah sì,  cento volte meglio!  - replicò Harris.  - Ma l'«hacienda» di
    San Felice è al di qua della Cordigliera: perciò il nostro viaggio non
    offre alcuna difficoltà reale.
    - E voi non temete di smarrirvi in queste foreste che attraversate per
    la prima volta? - domandò Dick Sand.
    -  No,  no,  mio  giovane  amico - rispose Harris.  - So benissimo che
    questa foresta è simile a un immenso mare o, piuttosto, al fondo di un
    mare,  dove neppure un marinaio provetto  sa  riconoscere  la  propria
    posizione;  ma, avvezzo come sono a viaggiare tra i boschi, so trovare
    la mia strada anche soltanto dalla disposizione di certi alberi, dalla
    direzione delle loro foglie, dalla composizione del terreno,  da mille
    particolari,  insomma,  che  a  voi  sfuggono.  State  tranquillo,  vi
    condurrò con i vostri compagni dove dovete andare!
    Harris diceva tutto ciò con molta sicurezza. Dick Sand e lui, in testa
    alla  compagnia,   discorrevano   spesso,   senza   che   nessuno   si
    intromettesse  nelle loro conversazioni e,  se il giovane Dick provava
    qualche  preoccupazione  che  l'americano  non   riusciva   sempre   a
    dissipare, preferiva tenerla per sé.
    Così trascorsero l'8, il 9, il 10, l'11 e il 12 aprile senza che alcun
    incidente turbasse il viaggio.  Non si percorrevano più di otto o nove
    miglia in dodici ore di cammino;  il tempo consacrato  al  cibo  e  al
    riposo  si  succedeva  con regolarità e,  sebbene un po' di stanchezza
    cominciasse a serpeggiare tra i viaggiatori, le condizioni generali di
    salute erano ancora buone.
    Soltanto il piccolo Jack risentiva un po' di quella vita in  mezzo  ai
    boschi,  alla  quale  non  era  avvezzo e che diventava per lui troppo
    monotona.   E  poi  non  erano  state  mantenute  tutte  le   promesse
    fattegli...  I  fantocci  di gomma,  gli uccelli mosca non comparivano
    mai...  Gli si era anche detto che avrebbe visto i più bei  pappagalli
    del  mondo,  che  non dovevano certo mancare in quelle ricche foreste;
    dov'erano,  dunque,  quei pappagalli dalle piume  verdi,  quasi  tutti
    originari  di  quei paesi,  gli «araraca» dalle lunghe code appuntite,
    dai colori luminosi, che non posano mai le zampe a terra?  Dov'erano i
    «camindi» propri delle regioni tropicali,  e i pappagalli variopinti e
    tutti quegli uccelli ciarlieri che,  al  dire  degli  Indios,  parlano
    ancora la lingua delle tribù estinte?
    In  quanto  a  pappagalli,  il  piccolo  Jack aveva visto soltanto gli
    «jakos» grigio-cenere dalla coda  rossa,  che  pullulavano  sotto  gli
    alberi,  ma per lui non costituivano una novità: essi sono ormai stati
    trasportati in  tutte  le  parti  del  mondo,  e  sui  due  continenti
    riempiono  le  case  del  loro insopportabile cicaleccio.  Tra tutti i
    pappagalli sono quelli che più facilmente imparano a parlare.
    Bisogna inoltre dire che,  se Jack era scontento,  il cugino  Bénédict
    non  lo  era  meno  di lui.  Lo lasciavano,  sì,  correre a destra e a
    sinistra durante la marcia,  ma egli  non  riusciva  a  trovare  alcun
    insetto  degno  di arricchire la sua collezione.  Di sera,  gli stessi
    pirofori rifiutavano ostinatamente di farsi vedere e di mostrare  allo
    scienziato la fosforescenza del loro corsaletto. Pareva davvero che la
    natura  si prendesse gioco del povero entomologo,  che appariva sempre
    più depresso!
    Durante quattro giorni ancora, la marcia verso nord-est continuò nelle
    stesse condizioni.  Il 16 aprile si poteva calcolare  a  non  meno  di
    cento miglia il cammino percorso e, se Harris non si era smarrito - ed
    egli  lo  affermava senza esitazione - la fattoria non doveva trovarsi
    che a venti miglia dal punto in cui quel giorno si fece  sosta.  Prima
    che  fossero  trascorse  quarantotto ore,  la piccola comitiva avrebbe
    dovuto trovare un confortevole rifugio e la  possibilità  di  riposare
    dopo tante fatiche!
    Tuttavia,   benché   l'altipiano   fosse   stato   quasi   interamente
    attraversato  nella  sua  parte  mediana,   non  si   era   incontrato
    nell'immensa foresta né un indigeno, né un nomade.
    Più  di  una  volta  Dick Sand rimpianse,  senza manifestarlo,  di non
    essere naufragato in un altro punto del litorale!  Più a sud o  più  a
    nord,  i  villaggi,  le  borgate  o le piantagioni non sarebbero certo
    mancate,  e già da chissà quanto tempo la  signora  Weldon  e  i  suoi
    compagni avrebbero trovato asilo!
    Ma, se quella zona pareva essere abbandonata dall'uomo, durante quegli
    ultimi  giorni  gli  animali  si  mostrarono  con maggior frequenza di
    prima.  Si udiva talora una specie di grido lamentoso e prolungato che
    Harris  attribuiva  a  qualcuno  di  quei  grossi  tardigradi,  ospiti
    abituali di quelle vaste zone boscose, che si chiamano «ais».
    Anche quel giorno,  durante la sosta per il pasto,  volò per l'aria un
    sibilo che non poté non preoccupare la signora Weldon.
    - Che cos'è? - domandò, alzandosi precipitosamente.
    - Un serpente!  - gridò Dick Sand che,  armato di fucile, si precipitò
    davanti alla signora Weldon.
    Si poteva  temere,  infatti,  che  qualche  rettile,  strisciando  tra
    l'erba,  avesse  raggiunto il luogo della sosta.  Non ci sarebbe stato
    niente di strano che  si  fosse  trattato  di  uno  di  quegli  enormi
    «sucuru»,  specie di boa che misurano talvolta anche quaranta piedi di
    lunghezza...
    Ma Harris  richiamò  subito  Dick  Sand,  già  seguito  dai  negri,  e
    rassicurò la signora Weldon.
    Secondo  lui,  quel  sibilo  non  era  stato  prodotto da un «sucuru»,
    giacché quel tipo di serpente non sibila,  ma  indicava  piuttosto  la
    presenza  di  certi  quadrupedi inoffensivi,  molto numerosi in quella
    zona.
    - Rassicuratevi - disse  -  e  non  fate  alcun  movimento  che  possa
    spaventare un animale.
    - Ma che animali sono?  - s'informò Dick Sand,  che ritenne suo dovere
    interrogare e far parlare l'americano il  quale,  del  resto,  non  si
    faceva mai pregare per rispondere.
    - Sono antilopi, amico mio - gli disse Harris.
    - Oh, come mi piacerebbe vederle! - esclamò il piccolo Jack.
    - E' una cosa molto difficile,  mio caro ragazzino, molto difficile! -
    ripeté l'americano.
    - Non è possibile cercare di avvicinare queste antilopi fischianti?  -
    chiese Dick Sand.
    -  Oh,  non avreste fatto neppure tre passi - rispose Harris scuotendo
    il capo - che tutto il branco sarebbe fuggito!  Vi  consiglio  di  non
    tentare neppure!
    Ma  Dick  Sand  aveva  le sue buone ragioni per essere curioso.  Volle
    vedere e,  fucile alla mano,  scivolò tra l'erba.  Immediatamente  una
    dozzina  di graziose gazzelle dalle piccole corna aguzze passarono con
    la rapidità del lampo.
    Il loro pelo,  di un rosso ardente,  disegnò come una nuvola di  fuoco
    sotto gli alti alberi della foresta.
    -  Ve  l'avevo  detto!  -  esclamò Harris,  allorché Dick Sand tornò a
    riprendere il suo posto.
    Se era stato veramente impossibile vedere bene quelle antilopi,  dalla
    veloce  e  leggera corsa,  non fu così per un altro gruppo di animali,
    segnalati lo stesso giorno...  Quelli  furono  visti,  imperfettamente
    però,  e  la  loro  apparizione  fece sorgere una discussione alquanto
    strana tra Harris e qualcuno dei suoi compagni.
    La piccola comitiva si era fermata un momento,  verso le  quattro  del
    pomeriggio,  in  una radura,  allorché tre o quattro animali di grossa
    mole sbucarono da una macchia,  a un  centinaio  di  passi,  e  se  la
    diedero subito a gambe con notevole velocità.
    Malgrado  le  raccomandazioni dell'americano,  Dick Sand questa volta,
    dopo avere messo il fucile  alla  spalla,  fece  fuoco  su  uno  degli
    animali;  al  momento  in cui il colpo partiva,  tuttavia,  l'arma era
    stata rapidamente deviata da Harris,  e Dick Sand,  per  quanto  abile
    fosse, aveva fallito il colpo.
    - Niente spari! Niente spari! - aveva esclamato l'americano.
    - Ah,  ma quelle sono giraffe!  - esclamò Dick Sand,  senza rispondere
    direttamente all'osservazione di Harris.
    - Giraffe? - ripeté Jack, drizzandosi sulla sella del cavallo.  - Dove
    sono?
    - Giraffe?  - ripeté la signora Weldon; - ti sbagli, mio caro Dick: in
    America non ci sono giraffe.
    - In verità,  - intervenne Harris,  che pareva  assai  sorpreso  -  in
    questo paese non ci possono essere giraffe.
    - E allora? - domandò Dick Sand.
    - Non so proprio che cosa pensare!  I vostri occhi, mio caro amico, vi
    hanno forse tratto  in  inganno:  quegli  animali  non  saranno  stati
    struzzi? - chiese Harris.
    -  Struzzi!  -  esclamarono  a una voce Dick Sand e la signora Weldon,
    guardando sorpresi.
    - Sì, semplici struzzi - ripeté Harris.
    - Ma gli struzzi sono uccelli e,  di conseguenza,  non hanno  che  due
    zampe - osservò Dick Sand.
    -  Ebbene,  - replicò Harris - mi è proprio parso di vedere che quegli
    animali fuggiti così rapidamente fossero dei bipedi!
    - Dei bipedi? - ripeté Dick Sand.
    - A me pare proprio di aver veduto animali a  quattro  zampe  -  disse
    allora la signora Weldon.
    -  Anche  a  me  -  intervenne il vecchio Tom,  e le sue parole furono
    confermate da Bat, Actéon e Austin.
    - Struzzi a quattro zampe! - gridò Harris, scoppiando in una risata. -
    Questa sì che è buona!
    - Ecco perché non crediamo che fossero struzzi,  ma giraffe -  replicò
    Dick.
    - No,  mio giovane amico, avete visto certamente male, cosa spiegabile
    data la rapidità con cui quegli animali sono fuggiti.  Del resto,  più
    di  una  volta,  è  capitato  a cacciatori abili e credibilissimi,  di
    sbagliarsi come è successo a voi...
    La spiegazione di Harris era molto plausibile:  confondere  un  grosso
    struzzo con una giraffa di taglia media,  a una certa distanza,  non è
    difficile. Che abbiano becco o muso, possiedono ambedue un lungo collo
    rovesciato all'indietro e,  a stretto rigore,  si  può  dire  che  uno
    struzzo  non  è  che  una mezza giraffa.  Non gli mancano che le zampe
    posteriori. Quindi questo bipede e questo quadrupede che ti sfrecciano
    davanti all'improvviso possono,  a stretto  rigore,  essere  scambiati
    l'uno per l'altro.
    Del  resto,  la  miglior  prova  che  la signora Weldon e gli altri si
    sbagliavano era il fatto che in America non ci sono giraffe.
    Dick Sand fece allora questa riflessione:
    - Ma io credevo che nel Nuovo Mondo non si incontrassero  struzzi  più
    di quanto non si incontrino giraffe!
    -  Sì,   invece,  amico  mio,  -  rispose  Harris,  -  e  precisamente
    nell'America del Sud, se ne trova una specie particolare;  e proprio a
    questa specie appartiene il «nandù» che avete visto adesso!
    Harris  diceva  la  verità.  Il  «nandù» è un trampoliere assai comune
    nelle pianure dell'America meridionale e la sua carne, se è di animale
    giovane, è ottima da mangiare. Questo robusto animale,  la cui statura
    oltrepassa  talvolta i due metri,  ha il becco diritto,  le ali lunghe
    ricoperte da folte piume di colore azzurrognolo,  i piedi con tre dita
    fornite   di  unghie,   e  ciò  appunto  lo  distingue  dallo  struzzo
    dell'Africa.
    Questi particolari, del resto esatti, furono dati da Harris che pareva
    molto al corrente delle abitudini dei «nandù».  La signora Weldon e  i
    suoi compagni dovettero ammettere di essersi sbagliati.
    -  Del  resto,  -  aggiunse Harris - è possibile che ne incontriamo un
    altro gruppo.  Questa volta guardateli meglio e non mettetevi più  nel
    rischio   di   scambiare   degli  uccelli  con  dei  quadrupedi!   Ma,
    soprattutto,  mio caro amico non dimenticate le  mie  raccomandazioni:
    non  sparate  più  su  alcun  animale!  Non  ci  occorre  cacciare per
    procurarci il cibo e, ve lo ripeto, non bisogna che un colpo d'arma da
    fuoco segnali la nostra presenza in questa foresta!
    Dick Sand continuava tuttavia a rimanere pensieroso: ancora una  volta
    un dubbio si affacciava alla sua mente...
    Il giorno successivo,  17 aprile, fu ripreso il cammino, e l'americano
    assicurò che, prima che fossero trascorse ventiquattr'ore, la comitiva
    avrebbe trovato ospitalità nella fattoria.
    - Là,  signora Weldon,  - aggiunse - riceverete tutte le cure  che  vi
    occorrono,  e  qualche  giorno di riposo vi rimetterà completamente in
    forma.  Forse nella fattoria non vi  sarà  il  lusso  al  quale  siete
    abituata nella vostra casa di San Francisco,  ma vedrete che la nostra
    sistemazione all'interno non manca di comodità. Non siamo selvaggi, ve
    lo assicuro!
    - Signor Harris,  - rispose  la  signora  Weldon  -  se  non  possiamo
    offrirvi  che un «grazie» sincero per il vostro generoso aiuto,  ve lo
    offriamo di tutto cuore. Sì, è proprio ora che arriviamo!
    - Siete molto stanca, vero, signora Weldon?
    - Non è a me che penso,  - rispose la signora Weldon - ma vedo che  il
    mio  piccolo  Jack  si indebolisce a poco a poco...  e in certe ore ha
    pure un po' di febbre.
    - Lo so,  - rispose Harris - e sebbene il clima  di  queste  zone  sia
    sanissimo,  devo  ammettere  che  in  marzo  e in aprile vi regnano le
    febbri intermittenti...
    - Senza dubbio, - intervenne allora Dick Sand - ma la natura, sempre e
    ovunque previdente, ha messo il rimedio vicino al male!
    - E in  che  modo,  amico  mio?  -  domandò  Harris,  che  pareva  non
    comprendere le parole del giovane.
    - Non siamo forse nella regione della china? - disse Dick Sand.
    -  Avete  perfettamente ragione - rispose Harris.  - Gli alberi che ci
    forniscono la loro preziosa corteccia sono qui a casa loro...
    - E mi meraviglia il fatto di non averne ancora visto neppur uno!
    - Mio giovane amico,  -  rispose  Harris  -  questi  alberi  non  sono
    facilmente riconoscibili. Sebbene siano spesso molto alti e forniti di
    grandi  foglie  e  di  fiori  rosa  e  profumati,  non è sempre facile
    trovarli.  Raramente crescono a  gruppi;  sono  piuttosto  disseminati
    nelle  foreste  e  gli  Indios,   che  fanno  raccolta  di  china,  li
    riconoscono soltanto dal loro fogliame scuro.
    - Signor Harris,  - disse la signora Weldon - se vi accadrà di vederne
    uno, mostratemelo, per favore...
    -  Certamente,  signora,  ma  nella  fattoria troverete del solfato di
    chinino,  assai più efficace per stroncare le febbri di quanto non  lo
    sia la corteccia dell'albero (10).
    L'ultima giornata di viaggio trascorse senza incidenti. Giunse la sera
    e  si  fece  la  consueta sosta per trascorrere la notte.  Sino a quel
    momento non era piovuto,  ma il tempo si preparava a cambiare: un velo
    di vapore caldo, levandosi dal suolo, formò bentosto una densa nebbia.
    Si avvicinava la stagione delle piogge ma,  fortunatamente,  il giorno
    dopo un tetto  ospitale  avrebbe  accolto  la  piccola  comitiva.  Non
    restavano più che poche ore di attesa!
    Benché  secondo  Harris,  che  non  aveva  altro  modo di stabilire il
    cammino percorso se non dal tempo impiegato,  non ci dovessero  essere
    più  di  sei miglia prima di raggiungere la fattoria,  furono prese le
    consuete precauzioni per la notte.  Tom e i compagni dovettero fare  i
    turni di sentinella: Dick Sand non volle che, a questo riguardo, fosse
    trascurato  alcunché;  più  che mai intendeva non venire meno alla sua
    abituale prudenza,  poiché un terribile sospetto gli rodeva il  cuore,
    ma non voleva ancora parlarne...
    La  sistemazione notturna era stata preparata ai piedi di un gruppo di
    grossi  alberi.  La  signora  Weldon  e  i  suoi,  stanchi  com'erano,
    dormivano già, allorché furono svegliati da un acuto grido.
    - Ehi, che succede? - domandò Dick Sand, che fu in piedi per primo.
    - Sono stato io, sono stato io a gridare - rispose il cugino Bénédict.
    - Che avete? - gli domandò la signora Weldon.
    - Sono stato morsicato...
    - Da un serpente? - si informò spaventata.
    - No,  no... Non da un serpente, ma da un insetto, - rispose il cugino
    Bénédict. - Ma l'ho preso... l'ho preso!
    - E allora schiacciatelo il vostro insetto,  e lasciateci  dormire!  -
    suggerì Harris.
    -  Schiacciare  un insetto!  - esclamò il cugino Bénédict.  - No,  no,
    assolutamente! Bisogna prima vedere che insetto è.
    - Qualche zanzara! - esclamò Harris con un'alzata di spalle.
    - Niente affatto!  E' una mosca - replicò il cugino Bénédict;  - è una
    mosca che dev'essere molto strana!
    Dick Sand accese una piccola lanterna portatile e l'avvicinò al cugino
    Bénédict.
    -  Bontà divina!  - esclamò questi.  - Ecco qualcosa che mi consola di
    tutte le mie delusioni! Finalmente ho fatto una scoperta!
    Il brav'uomo  delirava:  guardava  la  sua  mosca  con  l'aria  di  un
    trionfatore: se avesse potuto, l'avrebbe baciata!
    - Ma che cos'è, insomma? - insisté la signora Weldon.
    - Un dittero, cugina, un dittero famoso!
    E il cugino Bénédict mostrò una mosca più piccola di un'ape, di colore
    scuro, rigata di giallo nella parte inferiore del corpo.
    - Non è velenosa? - s'informò la signora Weldon.
    -  No,  cugina,  no...  almeno  per l'uomo.  Ma per le bestie,  per le
    antilopi, per i bufali e anche per gli elefanti è un'altra faccenda...
    Ah, che adorabile insetto!
    - Insomma,  - scattò Dick Sand - volete o no dirci,  signor  Bénédict,
    che cos'è questa mosca?
    - Questa mosca,  - rispose l'entomologo - questa mosca... questa mosca
    che tengo tra le dita è una tse-tsé!  E' il famoso dittero onore di un
    solo paese, e che sinora non è mai stato trovato in America!
    Dick  Sand  non ebbe il coraggio di domandare in quale parte del mondo
    si trovasse unicamente quella temibile tse-tsé!
    E quando i suoi compagni,  dopo l'incidente,  ebbero ripreso il  sonno
    interrotto,  Dick Sand,  nonostante fosse estenuato dalla fatica,  non
    riuscì più a chiudere occhio per tutta la notte.

    18.
    LA PAROLA TERRIBILE!
    Sì, era tempo di raggiungere la meta. Un'estrema stanchezza metteva la
    signora Weldon nell'impossibilità di proseguire un  viaggio  fatto  in
    così  spossanti  condizioni.  Il  piccolo  Jack,  con  il volto acceso
    durante  gli  attacchi  della  febbre  e  pallidissimo  nelle  ore  di
    intermittenza,  faceva pena. Sua madre, molto preoccupata per lui, non
    lo lasciava più neppure alle cure della buona Nan,  e lo teneva sempre
    coricato tra le sue braccia.
    Sì,  era ora di arrivare!  E, a quanto assicurava l'americano, la sera
    di quello stesso giorno che  stava  sorgendo,  la  sera  cioè  del  18
    aprile,  la  piccola comitiva sarebbe stata finalmente al riparo nella
    fattoria di San Felice.
    Dodici giorni di viaggio,  dodici notti passate all'aperto erano  tali
    da  prostrare la signora Weldon,  per quanto forte e coraggiosa fosse,
    ma per un bambino come Jack le conseguenze erano più gravi, e la vista
    del piccolo malato,  privo delle più elementari  cure,  sarebbe  stata
    sufficiente a spezzare ogni sua forza.
    Dick Sand, Nan, Tom e i compagni avevano sopportato meglio le
    fatiche del viaggio.  I viveri,  sebbene cominciassero a scarseggiare,
    non erano mancati, e il loro stato di salute era soddisfacente.
    Quanto a Harris,  pareva avvezzo alle  vicissitudini  di  quei  lunghi
    percorsi  attraverso  le foreste,  e non sembrava che la fatica avesse
    avuto la meglio su di lui. Solo,  a mano a mano che si avvicinava alla
    fattoria, Dick Sand notava che Harris appariva più preoccupato e aveva
    un'andatura meno spedita di prima. Sarebbe stato più logico l'opposto,
    così almeno riteneva il giovane Dick,  divenuto più diffidente che mai
    nei riguardi dell'americano.  Eppure,  quale interesse avrebbe  potuto
    spingere Harris a ingannarli? Dick Sand non riusciva a immaginarlo, ma
    sorvegliava da vicino la guida. L'americano, probabilmente, sentiva di
    suscitare  la diffidenza di Dick e ciò,  senza dubbio,  lo rendeva più
    taciturno con il suo «giovane amico».
    La marcia era stata ripresa.  Nella foresta  meno  fitta,  gli  alberi
    erano  sparsi  a gruppi,  e non formavano più masse impenetrabili;  si
    trovavano dunque nella vera «pampa», di cui Harris aveva parlato.
    Durante le ultime  ore  della  giornata,  nessun  incidente  venne  ad
    aggravare  le inquietudini di Dick Sand,  all'infuori di due fatti che
    suscitarono la sua attenzione,  due fatti che forse non avevano grande
    importanza  ma  che,   date  le  condizioni  del  momento,   bisognava
    controllare in ogni particolare.
    Per prima cosa,  l'attenzione di Dick fu attratta dal comportamento di
    Dingo:  infatti il cane,  che durante tutto il percorso pareva seguire
    una pista, cambiò completamente, e quasi di colpo. Sino allora, stando
    con il naso contro terra per annusare erbe e arbusti,  o se  ne  stava
    zitto o faceva sentire una specie di guaito lamentoso che pareva voler
    esprimere dolore o rimpianto...  Quel giorno, invece, l'abbaiare dello
    strano animale  si  fece  sonoro,  talvolta  rabbioso;  come  era  già
    accaduto un tempo, allorché Negoro compariva sul ponte del "Pilgrim".
    Un  sospetto  attraversò  la mente di Dick Sand,  e il suo sospetto fu
    confermato da Tom che gli disse:
    - Non vi pare strano,  signor Dick?  Dingo non annusa più il  terreno,
    come  faceva  ancora ieri,  ma annusa il vento: è agitato,  ha il pelo
    diritto... Si direbbe che sente in lontananza...
    - Negoro, non è vero?  - rispose Dick Sand che,  afferrando il braccio
    del vecchio Tom, gli fece segno di parlare a voce bassa.
    -  Sì,  signor  Dick,  proprio  Negoro.  Non  potrebbe darsi che abbia
    seguito le nostre tracce?
    - Sì, Tom, e che in questo momento non sia molto lontano.
    - Ma... perché?
    - O Negoro non conosceva questo paese,  - riprese Dick Sand - e allora
    aveva tutto l'interesse a non perderci di vista...
    - Oppure? - chiese Tom, guardando ansiosamente il giovane.
    - Sì, oppure lo conosceva e allora...
    - Ma come poteva Negoro conoscere questo paese se non vi è mai venuto?
    - Non vi è mai venuto?  E chi lo sa?  - mormorò Dick Sand. - Tuttavia,
    fatto incontestabile,  Dingo si comporta come se quell'uomo  che  egli
    detesta fosse vicino a noi!
    Poi,  interrompendosi  per  richiamare  il  cane,  che,  dopo  qualche
    esitazione, corse a lui, disse:
    - Eh, Negoro! Negoro!
    Un furioso abbaiamento fu la risposta di Dingo.  Quel nome fece su  di
    lui il suo effetto consueto,  e il cane si slanciò in avanti,  come se
    Negoro fosse stato nascosto dietro qualche macchia.
    Harris,  che aveva seguito tutta la scena con le  labbra  serrate,  si
    avvicinò a Dick Sand.
    - Che cosa chiedete a Dingo?
    -  Oh,  roba  da  niente,  signor  Harris  -  rispose  il vecchio Tom,
    scherzando.  - Gli chiediamo notizie di quel nostro compagno di  bordo
    che abbiamo perduto.
    - Ah,  quel portoghese,  quel cuoco del quale mi avete già parlato?  -
    disse l'americano.
    - Sì, - rispose Tom. - Si direbbe, sentendo abbaiare Dingo, che Negoro
    sia nelle vicinanze...
    - Ma come sarebbe potuto arrivare sin qui? - rispose Harris.  - Che io
    sappia, non è mai venuto in questo paese...
    -A meno che ce l'abbia tenuto nascosto! - rispose Tom.
    - Sarebbe strano - disse Harris. - Ma se volete, andiamo a perlustrare
    i dintorni;  può darsi che quel poveretto abbia bisogno di aiuto,  che
    sia in pericolo...
    - E' inutile, signor Harris - rispose Dick Sand. - Se Negoro ha saputo
    arrivare sino qui,  saprà andare anche più lontano.  E' un tipo che sa
    cavarsela!
    - Come volete - concluse Harris.
    -  Suvvia,  Dingo,  sta' zitto!  - aggiunse brevemente Dick Sand,  per
    concludere il colloquio.
    La seconda osservazione fatta  da  Dick  Sand  riguardava  il  cavallo
    dell'americano.   Non  pareva  proprio  che  sentisse  «l'odore  della
    stalla»,  come in genere accade ai cavalli.  Non annusava l'aria,  non
    affrettava  l'andatura,  non  dilatava  le  narici e non lanciava quei
    nitriti  caratteristici  che  annunziano  la   fine   del   viaggio...
    Osservandolo attentamente,  pareva fosse del tutto indifferente,  come
    se la «hacienda»,  dove era andato più volte e che  doveva  conoscere,
    fosse ancora lontana centinaia di miglia.
    «Questo  non  è  un  cavallo che si sente in prossimità della stalla,»
    pensò Dick Sand.
    E tuttavia,  secondo ciò che Harris aveva detto il giorno  prima,  non
    restavano  più  che  sei miglia da percorrere,  e di queste sei miglia
    quattro almeno erano ormai state coperte.
    E se il cavallo non «sentiva» la stalla,  di cui doveva provare grande
    bisogno,  nulla  d'altra  parte  annunziava la vicinanza di una grande
    piantagione, quale doveva essere l'«hacienda» di San Felice.
    La signora Weldon,  indifferente sinora a tutto ciò che non riguardava
    il figlio, fu colpita alla vista del paese ancora così deserto. Ma era
    possibile?  Non  un indigeno,  non un servo della fattoria a così poca
    distanza? Harris aveva forse smarrito la strada? Oh no, mio Dio!  Ella
    respinse  quel  pensiero:  un nuovo ritardo poteva costare la vita del
    piccolo Jack!
    Frattanto Harris  andava  sempre  avanti,  ma  sembrava  osservare  le
    profondità  del bosco con diffidenza e guardava a destra e a sinistra,
    come chi non sia sicuro di sé... o della sua strada.
    La signora Weldon chiuse gli occhi per non vederlo più.
    Dopo una pianura lunga un miglio,  era riapparsa la foresta,  sia  pur
    non  così  fitta  come all'ovest,  e la piccola comitiva procedette di
    nuovo sotto i grandi alberi.
    Alle sei della sera,  era giunta vicino a una macchia che pareva avere
    dato di recente passaggio a una mandria di pesanti animali.
    Dick Sand si guardava attentamente attorno.
    A  un'altezza  superiore  di  molto a quella di un uomo,  i rami erano
    strappati o spezzati,  e l'erba,  violentemente  calpestata,  lasciava
    vedere  sul terreno un po' paludoso impronte di passi che non potevano
    essere di giaguari o di coguari.
    Erano forse impronte di «ais» o di qualche altro  tardigrado,  la  cui
    zampa  aveva  solcato così profondamente il terreno?  Ma come spiegare
    allora i rami spezzati a una tale altezza?
    Soltanto gli elefanti,  non c'era dubbio,  avrebbero  potuto  lasciare
    tracce  così  profonde,  imprimere  solchi così larghi e fare una tale
    breccia nell'impenetrabile piantagione... Ma in America non si trovano
    elefanti: questi enormi pachidermi non sono originari del Nuovo Mondo,
    e neppure si è mai cercato di acclimatarveli.
    Inammissibile dunque,  nel modo più assoluto,  l'ipotesi  che  qualche
    elefante fosse passato di là.
    Comunque  stessero le cose,  Dick Sand non lasciò capire a nessuno ciò
    che quell'inesplicabile fatto gli faceva pensare,  e neppure interrogò
    in proposito l'americano.  Che aspettarsi da un uomo che aveva tentato
    di fargli scambiare delle giraffe per  struzzi?  Harris  avrebbe  dato
    ancora delle altre spiegazioni,  più o meno ben congetturate,  che non
    avrebbero mutato la situazione.
    L'opinione di Dick Sand su Harris era ormai formata. Sentiva in lui un
    traditore,  e non aspettava che un'occasione per mettere a nudo la sua
    slealtà. Tutto gli diceva che l'occasione era vicina!
    Ma quale poteva mai essere lo scopo segreto di Harris?  Quale avvenire
    attendeva dunque i naufraghi del "Pilgrim?"  Dick  Sand  continuava  a
    ripetersi che la sua responsabilità non era cessata con il naufragio e
    che  era più che mai suo dovere provvedere alla salvezza di coloro che
    la tempesta aveva sbattuto su quelle coste! Quella donna,  quel bimbo,
    quei  negri,  tutti  i  suoi compagni di sventura,  insomma,  dovevano
    essere salvati da lui,  soltanto da lui!  Ma se  egli  poteva  tentare
    qualcosa  a  bordo,  se poteva agire come marinaio,  quale partito gli
    sarebbe stato possibile prendere ora,  qui,  di fronte alle  terribili
    difficoltà che prevedeva?
    Dick  Sand non volle chiudere gli occhi dinanzi alla spaventosa realtà
    che a ogni istante diventava più evidente. In quella congiuntura, egli
    tornava a essere il capitano quindicenne del "Pilgrim"! Non volle dire
    nulla che potesse allarmare la povera signora Weldon,  prima che fosse
    venuto il momento di agire!
    E tacque anche quando, giunti sulle rive di un corso d'acqua piuttosto
    ampio,  vide,  mentre precedeva la piccola comitiva di un centinaio di
    passi,  degli enormi animali che si precipitavano sotto le erbe  della
    riva.
    «Ippopotami! Ippopotami!», stava per gridare.
    Ed  erano  proprio  quei pachidermi dall'enorme testa,  dal largo muso
    rigonfio,  la cui bocca è armata di denti che la sorpassano  oltre  un
    piede  e più,  quei pachidermi tozzi dalle gambe corte,  la cui pelle,
    sprovvista di peli, è di color rosso scuro! Ippopotami in America!
    Durante tutta la giornata la marcia continuò  penosamente;  la  fatica
    cominciava  a  far  rallentare  il  passo anche ai più robusti...  Era
    veramente l'ora di arrivare a destinazione o sarebbe stato  giocoforza
    interrompere il viaggio!
    La  signora Weldon,  unicamente occupata con il suo piccolo Jack,  non
    sentiva forse neppure più la fatica, ma le sue forze erano allo stremo
    e tutti,  chi  più  chi  meno,  sentivano  la  stanchezza.  Dick  Sand
    resisteva,  sostenuto  da  una  suprema  energia  morale,  attinta  al
    sentimento del dovere.
    Verso le quattro della sera, il vecchio Tom trovò in mezzo all'erba un
    oggetto che attirò la sua  attenzione:  era  un'arma,  una  specie  di
    coltello  di forma particolare,  costituito da una larga lama ricurva,
    chiusa in  un  manico  d'avorio  rozzamente  scolpito.  Tom  portò  il
    coltello  a  Dick  Sand  che,  dopo averlo esaminato attentamente,  lo
    mostrò all'americano, dicendo:
    - Non c'è dubbio, gli Indios non sono più lontani!
    - Infatti, - rispose Harris - tuttavia...
    - Tuttavia che cosa?  - ripeté  Dick  Sand,  fissandolo  dritto  negli
    occhi.
    -  Dovremmo  essere  vicinissimi  all'«hacienda»,  -  riprese  Harris,
    esitando - e io non riconosco...
    - Avete dunque smarrito la strada? - domandò Dick con vivacità.
    - Smarrita...  no!  L'«hacienda» non dov'essere ormai  a  più  di  tre
    miglia.  Ma  ho  voluto  prendere  la  strada  più breve in mezzo alla
    foresta, e forse ho avuto torto...
    - Può darsi - rispose Dick Sand.
    - Farei bene, penso, a precedervi... - propose Harris.
    - No, signor Harris, non ci dobbiamo separare - rispose Dick,  in tono
    deciso.
    - Come volete - acconsentì l'americano.  - Ma durante la notte mi sarà
    difficile guidarvi...
    - Non ha importanza!  - rispose Dick Sand.  -  Faremo  una  sosta:  la
    signora  Weldon  acconsentirà  a trascorrere un'ultima notte sotto gli
    alberi e domani, quando sarà giorno fatto,  ci rimetteremo in cammino!
    Per percorrere due o tre miglia non occorrerà più di un'ora!
    - E sia! - rispose Harris.
    In quel momento si udì l'abbaiare furioso di Dingo.
    -  Qui,  Dingo,  qui!  - gridò Dick Sand.  - Sai benissimo che non c'è
    nessuno e che siamo nel deserto!
    Fu dunque decisa l'ultima sosta. La signora Weldon lasciò l'iniziativa
    di tutto ai suoi compagni, senza dire una parola. Il piccolo Jack,  in
    preda  alla sonnolenza procuratagli dalla febbre,  riposava tra le sue
    braccia.
    Si cercò il posto migliore per passare la notte,  e fu scelto un largo
    ciuffo  di  alberi,  sotto  il  quale  Dick  Sand  decise di allestire
    l'accampamento,  ma il vecchio  Tom,  che  si  occupava  con  lui  dei
    preparativi, si fermò a un tratto, gridando:
    - Signor Dick, guardate... guardate!
    -  Che c'è,  mio vecchio Tom?  - domandò Dick Sand,  con il tono calmo
    dell'uomo pronto a qualsiasi evenienza.
    - Là...  là...  - disse Tom  -  là  su  quegli  alberi...  macchie  di
    sangue!... e per terra delle mani tagliate!...
    Dick  Sand  si precipitò verso il luogo indicatogli dal vecchio.  Poi,
    tornando verso di lui, gli disse:
    - Taci, Tom, taci!
    Là, sul terreno,  si vedevano infatti mani tagliate e,  accanto a quei
    resti umani, qualche forca spezzata e una catena rotta.
    La signora Weldon, per fortuna, non aveva visto l'orribile spettacolo!
    Harris   si   teneva   in  disparte,   e  chi  l'avesse  osservato  in
    quell'istante sarebbe stato colpito dal mutamento che era avvenuto  in
    lui. Il suo volto aveva un'espressione feroce.
    Dingo intanto, raggiunto Dick Sand, davanti a quei resti sanguinolenti
    abbaiava   tanto   rabbiosamente   che   Dick   stentò   parecchio  ad
    allontanarlo.
    Frattanto il vecchio Tom,  alla vista di  quella  forca  e  di  quella
    catena spezzata,  era rimasto immobile,  come se i suoi piedi avessero
    messo le radici in quel punto.  Gli occhi  smisuratamente  aperti,  le
    mani rattrappite, egli guardava mormorando parole incoerenti:
    - Ho già visto...  ho già visto queste forche da bambino...  le ho già
    viste!
    E, senza dubbio,  i ricordi della sua prima infanzia sorsero vagamente
    nella sua mente... Cercava di ricordare... stava per parlare...
    - Taci,  Tom,  taci!  - ripeté Dick Sand. - Per la signora Weldon, per
    tutti noi, taci, Tom, taci!
    E Dick Sand trascinò via il vecchio Tom.
    Fu scelto un altro luogo di sosta, a una certa distanza.  Sistemato il
    necessario per passare la notte,  si pensò alla cena, ma quasi nessuno
    toccò cibo: la stanchezza era più forte della fame. Tutti si sentivano
    oppressi da un'indefinibile  sensazione  di  paura  che  rasentava  il
    terrore.
    A poco a poco scese il buio,  che bentosto avvolse ogni cosa. Il cielo
    era coperto da nuvole temporalesche e tra gli  alberi,  nell'orizzonte
    verso  ovest,  balenavano  lampi  di  calore.  Il vento cessò,  non si
    muoveva più una foglia,  il silenzio più assoluto sostituì  il  brusio
    del giorno,  e pareva che la pesante atmosfera, satura di elettricità,
    non lasciasse più spazio ai suoni.
    Dick Sand,  Austin,  Bat vegliavano insieme,  cercando di vedere e  di
    sentire  nella  profondità  della  notte  se  una  luce qualsiasi o un
    qualsiasi rumore sospetto colpisse le loro orecchie o i loro occhi. Ma
    nulla turbava né la calma,  né  l'oscurità  della  foresta.  Tom,  non
    assopito,  ma tutto assorto nei suoi ricordi,  stava immobile,  a capo
    chino, come se un colpo improvviso si fosse abbattuto su di lui.
    La signora Weldon cullava il suo bambino e non pensava ad altro.
    Soltanto il cugino Bénédict forse dormiva,  perché era l'unico  a  non
    subire  l'impressione  che  gravava  su  tutti.   La  sua  facoltà  di
    presentire non andava così lontano...
    A un tratto,  verso le undici,  si fece udire un  ruggito  profondo  e
    prolungato, al quale si mescolava una sorta di fremito più acuto.
    Tom si alzò di botto, e la sua mano si tese verso una folta macchia, a
    non più di un miglio di distanza. Dick Sand gli afferrò il braccio, ma
    non poté impedirgli di gridare:
    - Il leone! Il leone!
    Quel  ruggito,  così spesso udito nella sua infanzia,  ecco,  lo aveva
    riconosciuto.
    - Il leone! - ripeté.
    Dick Sand, incapace di dominarsi più a lungo,  si precipitò,  coltello
    in mano, verso il luogo occupato da Harris... ma Harris non c'era più,
    e con lui era scomparso il suo cavallo.
    La  mente  di Dick Sand era sconvolta: egli non era dove aveva creduto
    di essere!
    Dunque il "Pilgrim" non aveva fatto naufragio sulla  costa  americana!
    Non  era  l'isola  di  Pasqua  quella di cui il giovane capitano aveva
    rilevato la posizione in mare, ma chissà quale altra isola,  situata a
    ovest  di  questo continente,  così come l'isola di Pasqua è situata a
    ovest dell'America!
    La bussola lo aveva ingannato durante una parte del viaggio per chissà
    quale ragione!  Trascinato dalla tempesta su  una  falsa  rotta,  egli
    aveva   girato  il  Capo  Horn  e  dall'Oceano  Pacifico  era  passato
    nell'Atlantico!  La velocità della nave,  che egli non poteva valutare
    che approssimativamente,  era stata raddoppiata, a sua insaputa, dalla
    forza dell'uragano!
    Ecco perché gli alberi della gomma,  quelli  della  china  e  tutti  i
    prodotti  dell'America del Sud mancavano in quella regione che non era
    né l'altipiano di Atacama, né la «pampa» boliviana!
    Sì!  erano giraffe,  e non struzzi quegli animali che fuggivano  nella
    radura;  erano  elefanti  che  avevano  attraversato la fitta macchia;
    erano ippopotami gli animali di cui Dick Sand aveva turbato il  riposo
    sotto  le  alte  erbe!  Era  una mosca tse-tsé il dittero raccolto dal
    cugino Bénédict,  la terribile tse-tsé che uccide con le  sue  punture
    gli animali delle carovane e, infine, era proprio il ruggito del leone
    che  risonava  nella  foresta!  E quelle forche,  quella catena,  quei
    coltelli di forma strana erano ordigni  dei  mercanti  di  schiavi!  E
    quelle mani mutilate erano mani di prigionieri!
    Il   portoghese   Negoro  e  l'Americano  Harris  erano  senza  dubbio
    d'accordo!
    E quelle parole terribili,  intuite da Dick Sand  e  mai  pronunziate,
    sfuggirono infine dalle sue labbra:
    - L'Africa!  L'Africa equatoriale! L'Africa dei trafficanti di schiavi
    e delle loro vittime!

    NOTE.
    NOTA  1:  «Sand»  significa  «sabbia»  in  inglese.   (Le  note  salvo
    indicazione contraria sono dell'Autore).
    NOTA 2: Scuola militare dello Stato di New York.
    NOTA  3:  In  questa operazione,  il lardo della balena perde circa un
    terzo di peso.
    NOTA 4: Riassunto del "Dictionnaire illustré" di Vorepierre.
    NOTA 5: Equivalente a 57 chilometri e mezzo.
    NOTA 6: I barometri inglesi e francesi sono  calcolati  in  pollici  e
    decimi. Ventotto pollici e sette decimi equivalgono a 728 millimetri.
    NOTA 7: Equivalenti a 716 millimetri.
    NOTA 8: Equivalenti a 709 millimetri.
    NOTA 9: Circa 166 chilometri.
    NOTA  10:  Un  tempo  ci  si  accontentava  di  ridurre  in polvere la
    corteccia, che portava il nome di «Polvere dei Gesuiti»,  perché,  nel
    1649,  i  Gesuiti di Roma ne ricevettero dalle loro Missioni d'America
    una gran quantità.


    PARTE SECONDA.
    1.
    LA TRATTA.
    La tratta!  Nessuno ignora il significato di  questa  parola  che  non
    avrebbe mai dovuto trovar posto nel linguaggio umano!  Questo traffico
    abominevole,  a lungo praticato a vantaggio delle nazioni europee  che
    possedevano colonie oltremare,  pur essendo stato vietato già da molti
    anni,  continua tuttavia su vasta scala  e,  soprattutto,  nell'Africa
    centrale.  In  pieno  secolo diciannovesimo,  manca ancora all'atto di
    abolizione della schiavitù la firma di alcuni Stati, che si dichiarano
    cristiani!
    Si  potrebbe  credere  che  la  tratta  non  esista  più,  che  questa
    compravendita di creature umane sia cessata!  Non è vero affatto, ed è
    questo che il lettore deve sapere,  se vuole provare un più  intimo  e
    intenso  interesse  alla  seconda parte di questa storia.  Bisogna che
    egli conosca che cosa sono ancora  oggi  queste  cacce  all'uomo,  che
    minacciano  di  spopolare  un intero continente per il mantenimento di
    alcune colonie di schiavi,  bisogna che sappia dove e come si svolgono
    queste  barbare razzie,  di quali incendi e saccheggi siano causa,  e,
    infine, a profitto di chi esse siano fatte.
    La tratta dei Negri ebbe inizio soltanto nel secolo  quindicesimo,  ed
    ecco  in quali circostanze essa sorse: i musulmani,  dopo essere stati
    cacciati dalla Spagna,  si erano rifugiati al di là dello  Stretto  di
    Gibilterra,  sulla costa africana. I Portoghesi, che occupavano allora
    questa parte del litorale, li perseguitarono con accanimento; un certo
    numero di questi fuggitivi furono fatti prigionieri  e  ricondotti  in
    Portogallo  e,  ridotti in schiavitù,  Costituirono il primo nucleo di
    schiavi  africani  formatosi   nell'Europa   occidentale   dall'inizio
    dell'era cristiana.
    Questi  musulmani  appartenevano,  per  la  maggior  parte,  a  ricche
    famiglie che vollero riscattarli  a  prezzo  d'oro,  ma  i  Portoghesi
    rifiutarono  riscatti  di  qualsiasi  entità:  dell'oro  straniero non
    sapevano che farsene!  Ciò che a loro mancava  era  la  mano  d'opera,
    indispensabile per il lavoro nelle colonie che allora stavano nascendo
    e, insomma, avevano bisogno di schiavi.
    Le  famiglie  musulmane,  non  potendo  riscattare  i  loro  familiari
    prigionieri,  offrirono allora in cambio un numero maggiore  di  Negri
    africani,  di  cui era facilissimo impadronirsi.  L'offerta fu accolta
    dai Portoghesi che in questo scambio trovavano un  notevole  profitto,
    ed è così che fu fondata in Europa la tratta degli schiavi.
    Verso  la  fine  del  secolo  sedicesimo,  questo  odioso traffico era
    generalmente ammesso, e i costumi dell'epoca,  ancora barbari,  non ne
    sentirono la ripugnanza.  Tutti gli Stati lo proteggevano per giungere
    con maggiore rapidità e con maggiore sicurezza a colonizzare le  isole
    del  Nuovo  Mondo.  In effetti,  gli schiavi di origine negra potevano
    resistere la dove gli uomini bianchi, non acclimatati,  non abituati a
    sopportare  il  caldo  dei  climi  intertropicali,  sarebbero  morti a
    migliaia.  Il trasporto dei Negri nelle colonie  dell'America  avvenne
    dunque  regolarmente per mezzo di imbarcazioni speciali,  e per questo
    ramo del commercio transatlantico furono creati importanti  uffici  in
    diversi punti del litorale africano.
    La «mercanzia» nel paese di produzione costava poco,  e i profitti che
    essa procurava erano considerevoli.
    Ma,  per quanto necessaria fosse,  sotto tutti i punti  di  vista,  la
    fondazione  delle  colonie  d'oltremare,  essa non poteva giustificare
    questo mercato di carne umana.  Voci  generose,  levatesi  bentosto  a
    protestare contro la tratta dei Negri,  chiesero ai governi europei di
    decretarne l'abolizione in nome dei principi dell'umanità.
    Nel 1751,  i quaccheri si misero a capo del  movimento  abolizionista,
    nel seno stesso di quell'America del Nord dove,  cento anni più tardi,
    sarebbe scoppiata la guerra di secessione,  alla quale non fu estranea
    la questione dello schiavismo.  Parecchi stati del Nord;  la Virginia,
    il  Connecticut,   il  Massachussets,   la  Pennsylvania   decretarono
    l'abolizione  della  tratta  e  affrancarono  gli  schiavi portati con
    grandi spese sul loro territorio.
    Ma la campagna,  iniziata dai quaccheri,  non si limitò alle  province
    settentrionali  del  Nuovo  Mondo.  Gli  schiavisti  furono  vivamente
    attaccati sino al di là dell'Atlantico. La Francia e l'Inghilterra, in
    modo particolare,  reclutarono molti fautori di questa  giusta  causa:
    «Periscano  le  colonie  piuttosto  che perisca un principio!»,  fu la
    generosa parola d'ordine che risonò in tutto il Vecchio Mondo  e  che,
    malgrado  i  grandi  interessi  politici e commerciali implicati nella
    questione, corse efficacemente per tutta l'Europa.
    Il primo colpo era stato dato.  Nel 1807 l'Inghilterra abolì la tratta
    dei Negri nelle sue colonie, e la Francia nel 1816 ne seguì l'esempio.
    Le  due  potenti  nazioni  sottoscrissero  un trattato,  che Napoleone
    confermò durante i Cento Giorni.
    Tuttavia questa non era che una dichiarazione  puramente  retorica.  I
    negrieri  continuarono  a  percorrere  i  mari  e  a portare nei porti
    coloniali i loro carichi «color dell'ebano».
    Furono necessarie misure più pratiche per stroncare questo  commercio.
    Nel  1820 gli Stati Uniti,  e nel 1824 l'Inghilterra,  dichiararono la
    tratta atto di pirateria,  e pirati coloro che la  esercitavano.  Come
    tali, dunque, erano passibili della pena di morte, e furono perseguiti
    a  oltranza.  La  Francia  aderì ben presto al nuovo trattato,  ma gli
    Stati  meridionali  dell'America,   le  colonie  spagnole   e   quelle
    portoghesi non parteciparono all'atto di abolizione,  e l'esportazione
    dei  Negri  continuò  a  loro   profitto,   nonostante   il   diritto,
    generalmente riconosciuto,  di visita alle navi,  che si limitava però
    alla verifica delle bandiere delle navi sospette.
    Tuttavia la nuova legge dell'abolizione della tratta non aveva effetto
    retroattivo: non si facevano  più  nuovi  schiavi,  ma  i  vecchi  non
    avevano ancora riavuto la libertà.
    Fu  in  queste  circostanze  che l'Inghilterra diede l'esempio.  Il 14
    maggio 1833,  una dichiarazione generale emancipò tutti i Negri  delle
    colonie    della    Gran    Bretagna   e,    nell'agosto   del   1838,
    seicentosettantamila schiavi furono dichiarati liberi.
    Dieci anni più tardi, nel 1848,  la Repubblica Francese emancipava gli
    schiavi delle colonie francesi, circa duecentosessantamila Negri.
    Nel 1859, la guerra che scoppiò tra gli Stati federali e i confederati
    degli Stati Uniti,  completando l'opera di emancipazione,  la estese a
    tutta l'America del Nord.
    Le tre grandi potenze avevano dunque compiuto quest'opera  umanitaria.
    Al  tempo  in cui viene scritto questo romanzo la tratta degli schiavi
    non  si  esercita  più  che  a  profitto  delle  colonie  spagnole   o
    portoghesi,   e   per   soddisfare   le  necessità  delle  popolazioni
    dell'Oriente, turche e arabe. Il Brasile, pur non avendo ancora ridato
    la libertà ai suoi vecchi schiavi,  non ne riceve più dei nuovi,  e  i
    figli dei Negri nascono liberi.
    E' nell'interno dell'Africa che tribù intere sono ridotte in schiavitù
    in  seguito  alle guerre sanguinose che i capi africani combattono per
    questa caccia all'uomo. Due sono le mete delle carovane: una diretta a
    ovest, verso la colonia portoghese dell'Angola,  l'altra a est,  verso
    il Mozambico. Di queste infelici creature, di cui soltanto una piccola
    parte  giunge  a  destinazione,  alcune  sono  portate  a  Cuba  o nel
    Madagascar, altre nelle province arabe o turche dell'Asia,  alla Mecca
    o  a  Masqat.  Le  crociere inglesi e francesi non riescono a impedire
    questo traffico se non in misura ridotta,  perché  è  difficile  poter
    effettuare un'efficace sorveglianza su coste di tale estensione.
    Ma il numero di queste odiose esportazioni è dunque ancora notevole?
    Oh  sì!  Non  è  inferiore  a  ottantamila il numero degli schiavi che
    giungono alla costa,  e pare che questa cifra non rappresenti  che  la
    decima   parte  degli  indigeni  trucidati.   Dopo  questi  spaventosi
    massacri,  i campi devastati sono deserti,  le borgate incendiate sono
    prive di abitanti,  i fiumi trascinano cadaveri,  gli animali selvaggi
    occupano il paese.  Dice Livingstone che,  dopo una  di  queste  cacce
    all'uomo,  non riconosceva più la provincia che aveva visitato qualche
    mese  prima.  Tutti  gli  altri  esploratori,  Grant,  Speke,  Burton,
    Cameron,  Stanley non parlano diversamente di questa zona pianeggiante
    e boscosa dell'Africa centrale,  principale  teatro  delle  lotte  tra
    tribù  e  tribù.  Nella regione dei Grandi Laghi,  su tutto quel vasto
    territorio che alimenta il mercato  di  Zanzibar,  nel  Borneo  e  nel
    Fezzan, più a sud, sulle rive del Niassa e dello Zambesi, più a ovest,
    nei   distretti   dell'alto   Zaire   che  il  coraggioso  Stanley  ha
    attraversato di recente, lo spettacolo è lo stesso: rovine,  massacri,
    spopolamento.  Lo schiavismo non avrà dunque fine in Africa se non con
    la scomparsa della razza negra,  alla quale toccherà lo stesso destino
    toccato alla razza australiana della Nuova Olanda?
    Ma il mercato delle colonie spagnole e portoghesi sarà un giorno senza
    sbocco  e  dovrà  aver  fine:  i popoli civili non possono più a lungo
    tollerare questa infamia!
    Sì,  senza dubbio questo stesso anno 1878 dovrà vedere l'affrancamento
    di  tutti  gli schiavi ancora proprietà degli Stati cristiani;  ma per
    molti anni ancora le nazioni musulmane terranno vivo  questo  traffico
    che  spopola  il continente africano.  E' infatti verso queste regioni
    che si effettua la più vasta emigrazione dei Negri,  poiché  la  cifra
    degli  indigeni,  strappati  alle  loro terre e diretti verso la costa
    orientale,  sorpassa annualmente i  quarantamila.  Molto  prima  della
    spedizione  in Egitto,  i Negri del Sennar erano venduti a migliaia ai
    Negri del Darfur, e viceversa.  Il generale Bonaparte poté egli stesso
    comperare  un  gran  numero  di  questi  Negri,  di  cui  fece soldati
    organizzati al modo  dei  mamelucchi.  Da  allora,  in  questo  secolo
    diciannovesimo  di  cui  sono  ormai  trascorsi  i quattro quinti,  il
    commercio degli schiavi non è diminuito in Africa. Al contrario!
    Infatti l'islamismo è favorevole alla tratta.  Fu  necessario  che  lo
    schiavo  negro  sostituisse nelle province musulmane lo schiavo bianco
    di altri tempi,  ed è per  questo  che  trafficanti  di  ogni  origine
    continuano questo esecrabile traffico in grande stile.  Essi apportano
    così un supplemento di  popolazione  a  quelle  razze  in  estinzione,
    destinate a scomparire, poiché non si rigenerano con il lavoro. Questi
    schiavi,  come  al  tempo di Bonaparte,  diventano spesso dei soldati;
    presso alcuni  popoli  dell'alto  Niger  costituiscono  per  metà  gli
    eserciti dei capi africani.  In questi casi, la loro sorte non è molto
    inferiore a quella degli uomini liberi;  ma quando lo schiavo non è un
    soldato,  rappresenta  una  moneta  corrente,  sia in Egitto,  sia nel
    Borneo,  moneta che serve a pagare ufficiali e  funzionari.  Guillaume
    Lejean lo ha constatato e lo ha detto.
    Questo è dunque lo stato attuale dello schiavismo.
    E'  necessario  aggiungere  che  numerosi  agenti delle grandi potenze
    europee non si vergognano  di  dimostrare  per  questo  commercio  una
    deprecabile  indulgenza?  Eppure  nulla  è più vero e,  mentre le navi
    sorvegliano le coste dell'Atlantico e dell'Oceano Indiano, il traffico
    continua regolarmente nell'interno,  le carovane camminano  sotto  gli
    occhi di alcuni funzionari;  i massacri, nei quali dieci Negri perdono
    la vita per fornire un solo schiavo, avvengono in epoche determinate!
    Si comprenderà dunque facilmente che cosa terribile significassero  le
    parole  pronunziate  da  Dick  Sand: «L'Africa!  L'Africa equatoriale!
    L'Africa della tratta degli schiavi!».
    E Dick Sand non si sbagliava: era davvero l'Africa con  tutti  i  suoi
    pericoli per i compagni e per lui.
    Ma  su  quale  parte del continente africano un'inesplicabile fatalità
    aveva  fatto  naufragare  il  "Pilgrim"?   Evidentemente  sulla  costa
    occidentale  e,  circostanza  aggravante,  il giovane mozzo pensava di
    essere naufragato proprio sulla costa dell'Angola,  dove  arrivano  le
    carovane che fanno servizio in tutta quella zona dell'Africa.
    Ed era effettivamente così.  Era il paese che Cameron al sud,  Stanley
    al nord, avrebbero attraversato qualche anno più tardi,  e a prezzo di
    quali  sacrifici!  Di quel vasto territorio,  che si compone delle tre
    province del Benguela,  del Congo  e  dell'Angola,  non  si  conosceva
    allora  se  non  il litorale che si estende dalla Nourse al sud,  sino
    allo Zaire al nord,  e due città importanti che vi formano due  porti,
    Benguela e Sao Paulo de Loanda (= Luanda),  capitale della colonia che
    dipende dal Portogallo.
    L'interno di questo territorio era allora quasi  sconosciuto,  giacché
    pochi viaggiatori avevano osato avventurarvisi!  Un clima malsano,  un
    territorio caldo e umido che causava la febbre, indigeni barbari tra i
    quali alcuni ancora cannibali,  lotte  continue  fra  tribù  e  tribù,
    diffidenza  dei  mercanti  di  schiavi  verso  qualsiasi straniero che
    cerchi di penetrare nei segreti del loro  infame  commercio:  ecco  le
    difficoltà  da  sormontare,  i pericoli da evitare in questa provincia
    dell'Angola, una delle più temibili dell'Africa equatoriale.
    Tuckey, nel 1816,  aveva risalito il Congo sino al di là delle cascate
    di  Yellala  (=  Livingstone),  ma,  al  massimo,  per  un percorso di
    duecento miglia.  Questa breve tappa non poteva offrire  una  profonda
    conoscenza  del  paese e tuttavia aveva causato la morte della maggior
    parte  degli  scienziati  e  degli  ufficiali   che   componevano   la
    spedizione.
    Trentasette  anni  più tardi,  il dottor Livingstone si era spinto dal
    Capo di Buona Speranza sino all'alto corso dello Zambesi, e di là, nel
    novembre 1853, con un'audacia mai sorpassata, attraversava l'Africa da
    sud a nord-ovest, superava il Cuango,  uno degli affluenti del Congo e
    giungeva,  il  31  maggio 1854,  a Sao Paulo de Loanda.  Era quella la
    prima breccia fatta nell'incognito della grande colonia portoghese.
    Diciotto anni  dopo,  due  audaci  esploratori  dovevano  attraversare
    l'Africa  da  est  a  ovest  e  arrivare  l'uno a sud e l'altro a nord
    dell'Angola, a prezzo di inaudite difficoltà.
    Il primo,  in ordine di data,  è il luogotenente della marina  inglese
    Verney-Howet  Cameron.  Nel  1872  c'era  da  temere che la spedizione
    dell'Americano Stanley,  inviato alla  ricerca  di  Livingstone  nella
    regione  dei  Grandi Laghi,  fosse molto compromessa.  Il luogotenente
    Cameron si offrì di andare a ritrovare le sue tracce,  e l'offerta  fu
    accolta.  Cameron,  accompagnato  dal dottor Dillon,  dal luogotenente
    Cecil Murphy e da Robert  Moffat,  nipote  di  Livingstone,  partì  da
    Zanzibar  e,  dopo  avere  attraversato  l'Ugogo,  incontrò  i  fedeli
    servitori di Livingstone che  riportavano  il  suo  corpo  alla  costa
    orientale.   Continuando   allora   il   cammino   verso  ovest,   con
    l'incrollabile volontà di passare da un litorale all'altro,  dopo aver
    attraversato l'Unyanyembé,  l'Ugunda, Kauelélé, dove raccolse le carte
    del grande esploratore,  aver varcato il Tanganica,  le  montagne  del
    Bambarré,  il Lualaba,  di cui non riuscì a discendere il corso,  aver
    visitato tutte queste province devastate dalla guerra, spopolate dalla
    tratta degli schiavi,  il Kilembe,  l'Urua,  le sorgenti  del  Lomani,
    l'Uluda,  il  Lovali,  aver  oltrepassato  la  Cuanza e le sue immense
    foreste,  nelle quali Harris aveva  trascinato  Dick  Sand  e  i  suoi
    compagni,  l'audace  Cameron  scorse  finalmente  l'Oceano Atlantico e
    giunse a Sao Felipe de Benguela.  Quel  viaggio,  durato  tre  anni  e
    quattro  mesi,  era  costato  la  vita a due suoi compagni,  il dottor
    Dillon e Robert Moffat.
    All'inglese Cameron succedeva,  quasi  subito,  su  questa  strada  di
    esplorazioni,  l'americano  Henry  Moreland Stanley.  Si sa che questo
    intrepido corrispondente del "New York Herald",  inviato alla  ricerca
    di  Livingstone,  l'aveva ritrovato il 30 ottobre 1871 a Ujiji,  sulle
    rive  del  lago  Tanganica,  ma  ciò  che  egli  aveva  compiuto  così
    felicemente  da  un  punto  di  vista umanitario,  volle ricominciarlo
    nell'interesse della scienza geografica.  Suo obiettivo fu  allora  la
    completa  ricognizione  del  Lualaba,  che  aveva  appena  intravisto.
    Cameron era ancora sperduto nelle province dell'Africa centrale quando
    Stanley,  nel novembre 1874,  lasciava Bagamoyo sulla costa orientale;
    ventun  mesi  dopo,  il 24 agosto 1876,  abbandonava Ujiji decimata da
    un'epidemia  di  vaiolo,   percorreva  in  settantaquattro  giorni  il
    tragitto  dal lago a N'yangwé,  grande mercato di schiavi già visitato
    da Livingstone e da Cameron,  e assisteva alle più orribili  scene  di
    razzie  eseguite  nel  paese dei Marungu e dei Manyuéma da parte degli
    ufficiali del sultano di Zanzibar.
    Stanley si mise allora in condizioni di esplorare il corso del Lualaba
    e di discenderlo sino alla foce. Centoquaranta portatori,  assoldati a
    N'yangwé  e diciannove battelli costituivano il materiale e gli uomini
    della spedizione. Fu necessario lottare sin da principio,  adattandosi
    a  portare  le  imbarcazioni  a  spalla  per  sorpassare  le vorticose
    cateratte.  Sotto l'equatore,  nel punto in cui il Lualaba si piega  a
    nord-nord-est,   cinquantaquattro   barche  cariche  di  centinaia  di
    indigeni,  attaccavano la flottiglia di Stanley che riuscì a  metterle
    in fuga.  Poi il coraggioso Americano, risalendo sino al secondo grado
    di latitudine boreale,  si rendeva conto che il Lualaba altro non  era
    che l'alto Zaire o Congo e che, scendendone il corso, sarebbe arrivato
    direttamente  al  mare.  Ed è quello che fece,  combattendo quasi ogni
    giorno contro le tribù rivierasche.  Il 3 giugno  1877,  al  passaggio
    delle cateratte di Massassa,  perdette uno dei suoi compagni,  Francis
    Pocock,  ed  egli  stesso,  il  18  luglio,   trascinato  con  la  sua
    imbarcazione nelle cascate di M'bélo,  sfuggiva per puro miracolo alla
    morte.
    Infine, il 6 agosto,  Henry Stanley giungeva al villaggio di Ni Sanda,
    a  quattro  giorni  dalla costa.  Quarantotto ore dopo a Mbanza Congo,
    trovava le  provviste  inviategli  da  due  negozianti  di  Emboma  e,
    finalmente,  si riposava in quella piccola città del litorale, vecchio
    a trentacinque anni a causa delle fatiche e delle privazioni,  dopo la
    completa  traversata del continente africano,  che aveva impegnato due
    anni e nove mesi della sua vita.  Ma il corso del  Lualaba  era  stato
    esplorato  sino  all'Atlantico  e,  se  il  Nilo costituisce la grande
    arteria del nord,  se lo Zambesi è la grande arteria dell'est,  si  sa
    ora che l'Africa possiede anche,  a ovest, il terzo dei maggiori fiumi
    del mondo, quello che,  in un corso di duemilanovecento miglia sotto i
    nomi  di  Lualaba,  di  Zaire e di Congo,  unisce la regione dei Laghi
    all'Oceano Atlantico.
    Tuttavia, tra i due itinerari,  quello di Stanley e quello di Cameron,
    la  provincia di Angola era quasi sconosciuta nell'anno 1873,  l'epoca
    in cui il "Pilgrim" aveva fatto naufragio  sulla  costa  africana.  Si
    sapeva,  però,  che era il teatro della tratta occidentale,  grazie ai
    suoi importanti mercati di Bie, di Cassongué e di Kazonndé = Malanje.
    E proprio in questo paese era stato trascinato Dick  Sand,  a  più  di
    cento  miglia dal litorale,  con una donna stremata dalla fatica e dal
    dolore,  un bambino morente e dei compagni  di  origine  negra,  preda
    ricercata dalla rapacità dei mercanti di schiavi!
    Sì,  era l'Africa, e non quell'America dove né gli Indios, né le belve
    feroci, né il clima sono veramente da temere; non quella bella regione
    situata tra la Cordigliera delle Ande e  la  costa  dove  abbondano  i
    villaggi,  dove  le Missioni sono aperte e pronte a ospitare qualsiasi
    viaggiatore. Erano lontane le province del Perù e della Bolivia,  dove
    la  tempesta  avrebbe  fatto  naufragare  il  "Pilgrim"  se  una  mano
    criminale non ne avesse deviato la rotta,  dove i naufraghi  avrebbero
    facilmente trovato la possibilità di rimpatriare!
    Era  invece  la  terribile  Angola,  e  non  quella  parte della costa
    direttamente  sorvegliata  dalle  autorità   portoghesi,   no...   era
    l'interno  della  colonia,  percorso  dalle  carovane  di  schiavi che
    camminano sotto la frusta degli aguzzini.
    Che  sapeva  Dick  Sand  di  quel  paese  ove  il  tradimento  l'aveva
    trascinato?   Poco  davvero:  soltanto  quello  che  avevano  detto  i
    missionari  del  sedicesimo  e  diciassettesimo  secolo,   i  mercanti
    portoghesi  che  percorrevano  la  strada  da Sao Paulo de Loanda allo
    Zaire attraverso San Salvador,  quello che aveva raccontato il  dottor
    Livingstone in occasione del suo viaggio del 1853,  ma sarebbe bastato
    quel poco per abbattere un animo meno forte del suo.
    La situazione era veramente terrificante!

    2.
    HARRIS E NEGORO.
    Il giorno successivo a quello in cui  Dick  Sand  e  i  suoi  compagni
    avevano fatto l'ultima sosta nella foresta, due uomini si incontrarono
    a tre miglia di là, com'era stato concordato tra di loro.
    Erano Harris e Negoro. Vedremo ora a che cosa si riduceva la parte del
    destino  che  aveva  messo  di  fronte  sul  litorale  dell'Angola  il
    portoghese, giunto dalla Nuova Zelanda, e l'Americano, che il mestiere
    di mercante di schiavi obbligava a percorrere spesso quella  provincia
    dell'Africa occidentale.
    Harris  e  Negoro  si  erano  seduti  ai  piedi  di  un enorme banano,
    sull'argine di un ruscello torrentizio  che  scorreva  tra  un  doppio
    filare di papiri.
    La  conversazione  era  appena  iniziata,   giacché  il  portoghese  e
    l'Americano si erano incontrati in quel momento e si  stava  svolgendo
    sui fatti avvenuti durante le ultime ore.
    -  E  così,  Harris,  -  prese  a  dire  Negoro - non ce l'hai fatta a
    trascinare all'interno la piccola comitiva  del  capitano  Sand,  come
    viene chiamato quel mozzo di quindici anni?
    -  No,  amico mio,  - rispose Harris - ed è già una cosa straordinaria
    che sia riuscito a condurlo ad almeno cento  miglia  dalla  costa.  Da
    parecchi   giorni  il  mio  giovane  amico  mi  sorveglia  con  occhio
    preoccupato...  i suoi sospetti  stavano  diventando  a  poco  a  poco
    certezza e...
    -  Cento  miglia  ancora,   Harris,   e  quella  gente  sarebbe  stata
    sicuramente in mano nostra! Non bisogna, nel modo più assoluto, che ci
    sfuggano!
    - Figurarsi!  E come lo  potrebbero?  -  rispose  Harris,  alzando  le
    spalle.  - Te lo ripeto, Negoro, non ho avuto che il tempo di tagliare
    la corda!  Ho letto  dieci  volte  negli  occhi  di  quel  ragazzo  la
    tentazione  di  piantarmi  una  palla  nel petto,  e io ho uno stomaco
    troppo delicato per digerire quel genere di purghe...
    - Pazienza! - disse Negoro. - Ho anch'io un conto da regolare con quel
    ragazzino!
    - E lo potrai regolare con tutto tuo comodo,  amico,  e anche con  gli
    interessi!  Quanto a me,  durante i primi giorni di viaggio,  sono ben
    riuscito a fargli credere che questo fosse il deserto di  Atacama  che
    ho visitato altre volte;  ma c'era il moccioso,  che voleva gli alberi
    della gomma e gli uccelli mosca, e la madre che cercava la china, e il
    cugino che si intestava a scovare i  «cocuyos»...  In  fede  mia,  ero
    proprio a corto di fantasia e,  dopo avere fatto credere, con non poca
    fatica,  che avevano scambiato degli struzzi per delle giraffe...  che
    trovata  è  stata  quella,  Negoro!  non  sapevo  proprio più che cosa
    inventare... Del resto,  mi rendevo conto che il mio giovane amico non
    credeva più alle spiegazioni che gli fornivo... Poi ci siamo imbattuti
    in  tracce  di  elefanti  e,   infine,   sono  intervenuti  anche  gli
    ippopotami!  E tu sai,  Negoro,  che trovare ippopotami ed elefanti in
    America  è  come  trovare uomini onesti nel penitenziario di Benguela!
    Infine, per darmi il colpo di grazia, ecco il vecchio negro che scopre
    ai piedi di un albero delle forche  e  delle  catene  di  cui  qualche
    schiavo  si era liberato per fuggire!  Nello stesso momento,  ecco che
    risuona il ruggito di un leone,  e non è facile far passare il ruggito
    di un leone per il miagolio di un gatto inoffensivo!  Non ho più avuto
    che il tempo di saltare a cavallo e correre qui!
    - Capisco - rispose Negoro;  - nondimeno avrei  preferito  averli  per
    altre cento miglia nell'interno...
    - Si fa ciò che si può, amico mio - rispose Harris. - Quanto a te, che
    seguivi  la  comitiva  dalla  costa,  hai  fatto  bene  a mantenere le
    distanze! Si sentiva la tua presenza. C'è un cane, Dingo, che pare non
    ti sia molto affezionato... Che diavolo hai fatto a quella bestia?
    - Niente,  - rispose Negoro  -  ma  tra  non  molto  riceverà  qualche
    pallottola nella testa!
    -  Come  ne  avresti ricevuta una tu da Dick Sand,  se avessi mostrato
    anche solo la punta del naso a duecento passi dal suo fucile.  Ha  una
    bella mira,  sai,  quel ragazzo! E devo confessare, per dirla tra noi,
    che nel suo genere è un ragazzo davvero in gamba!
    - Per quanto sia in gamba, Harris, ti assicuro che pagherà care le sue
    insolenze - rispose Negoro,  il cui  viso  assunse  un'espressione  di
    implacabile crudeltà.
    -  Bene!  -  mormorò  Harris;  -  il mio compagno è rimasto quale l'ho
    sempre conosciuto! I viaggi non l'hanno trasformato! - E poi,  dopo un
    istante di silenzio,  riprese: - Ah,  Negoro,  quando ti ho incontrato
    per caso laggiù,  sul luogo del naufragio all'imboccatura della Longa,
    hai avuto appena il tempo di raccomandarmi di condurre quella gente il
    più lontano possibile attraverso questa pretesa Bolivia,  e non mi hai
    detto che cosa avevi fatto da due anni a questa parte!  Due  anni,  di
    una vita movimentata come la nostra,  sono lunghi sai,  amico?  Un bel
    giorno, dopo avere assunto la direzione di una carovana di schiavi per
    conto del vecchio Alvez, del quale non siamo che umili agenti,  tu hai
    lasciato Cassongué e nessuno ha più sentito parlare di te!  Ho pensato
    che avessi avuto qualche incidente con le navi  inglesi  e  che  fossi
    stato impiccato!
    - C'è mancato poco, Harris! - Ma succederà, Negoro...
    - Grazie tante!
    -  Che  vuoi  farci?  -  rispose Harris,  con una indifferenza da vero
    filosofo.  - E' uno degli incerti del mestiere!  Non si  può  fare  la
    tratta sulla costa africana senza correre il rischio di non morire nel
    proprio letto! Alla fine sei stato preso?
    - Sì.
    - Dagli Inglesi?
    - No, dai Portoghesi.
    -  Prima,  o  dopo avere consegnato il carico?  - s'informò Harris.  -
    Dopo...  dopo...  - rispose Negoro con una leggera esitazione.  - Quei
    Portoghesi  ora  fanno  i  difficili,  non  vogliono  più  saperne  di
    schiavismo,  anche se per tanto tempo lo hanno usato a loro vantaggio!
    Sono stato denunziato, sorvegliato e preso.
    -E condannato?
    - Sì, a finire i miei giorni nel penitenziario di Sao Paulo de Loanda.
    Per mille diavoli! - esclamò Harris. - Un penitenziario! Ecco un luogo
    malsano per uomini abituati,  come noi, a vivere in libertà! Io forse,
    avrei preferito essere impiccato...  -  Al  patibolo  non  si  sfugge,
    mentre alla prigione...
    - E tu sei riuscito a evadere?
    -  Sì,  Harris.  Appena  quindici  giorni  dopo  essere stato messo al
    fresco,  sono riuscito a nascondermi  nel  fondo  della  stiva  di  un
    bastimento  inglese  in partenza per Auckland nella Nuova Zelanda.  Un
    barile d'acqua e una cassa di conserve,  in mezzo alle  quali  mi  ero
    nascosto,  mi hanno fornito cibo e bevanda durante la traversata... Ma
    quanto ho sofferto per non volermi  far  vedere  allorché  eravamo  in
    mare... Ma, se fossi stato così maldestro da farmi vedere, sarei stato
    ricacciato  in  fondo  alla  stiva  e,  volente o nolente,  la tortura
    sarebbe stata la stessa!  Inoltre,  giunto ad Auckland,  mi  avrebbero
    riconsegnato  alle  autorità  inglesi  e  sarei  stato  ricondotto  al
    penitenziario di Luanda o forse  impiccato,  come  tu  dicevi...  Ecco
    perché ho preferito viaggiare in incognito!
    - E senza neppure pagare il biglietto!  - esclamò Harris,  ridendo.  -
    Questa sì che è un'indelicatezza, amico! Farsi mantenere e trasportare
    senza pagare un soldo!
    - Già, - rispose Negoro - ma sono stati trenta giorni di traversata in
    fondo a una stiva!...
    - Ormai è fatta, Negoro. Eccoti partito per la Nuova Zelanda, il paese
    dei Maori!  Ma ne sei ritornato,  e il ritorno è avvenuto nelle stesse
    condizioni?
    -  No,  Harris.  Ti  assicuro  che  laggiù non pensavo che a una cosa:
    ritornare in Angola e  riprendere  il  mio  mestiere  di  mercante  di
    schiavi!
    - Già... - rispose Harris - si ama il proprio mestiere... di solito!
    - Per diciotto mesi...
    Pronunziate queste parole, Negoro tacque di colpo. Aveva afferrato per
    un braccio l'amico e tendeva attentamente l'orecchio.
    - Harris,  - disse,  abbassando la voce - non ti pare di avere sentito
    un fruscio in mezzo a questo cespuglio di papiri?
    - A dire il vero...  - rispose Harris,  e afferrò  il  fucile,  sempre
    pronto a sparare.
    I  due  si alzarono,  si guardarono attorno e tesero l'orecchio con la
    più grande attenzione.
    - Non c'è nulla - disse subito Harris. - E' il ruscello ingrossato dal
    temporale che scorre più rapido... Da due anni, camerata,  hai perduto
    l'abitudine ai rumori della foresta,  ma la riacquisterai...  Continua
    dunque a  raccontare  le  tue  avventure;  quando  conoscerò  bene  il
    passato, parleremo dell'avvenire.
    Negoro  e Harris avevano ripreso il loro posto ai piedi del banano.  E
    il portoghese ricominciò:
    - Per diciotto mesi ho vegetato ad Auckland. All'arrivo del piroscafo,
    ero riuscito a lasciarlo senza essere veduto, ma non avevo in tasca né
    una piastra, né un dollaro!  Per vivere,  ho dovuto fare ogni sorta di
    mestieri...
    - Anche quello della persona onesta?
    - Proprio così, Harris...
    - Poveretto!
    -  Ero sempre in attesa di una buona occasione,  che non si presentava
    mai... Finalmente giunse nel porto di Auckland la baleniera "Pilgrim".
    - Il bastimento che è naufragato sulle coste dell'Angola?
    - Proprio quello,  Harris,  sul quale stavano per partire  la  signora
    Weldon,  con  suo  figlio  e  suo  cugino.  Io,  in qualità di vecchio
    marinaio,  ed essendo anche stato secondo a bordo di un negriero,  non
    avevo  difficoltà  a  riprendere  servizio su una nave.  Mi presentai,
    dunque,  al capitano del "Pilgrim",  ma l'equipaggio era al  completo.
    Fortunatamente  per  me,  il  cuoco  della  goletta aveva disertato e,
    poiché non c'è marinaio che non sappia cavarsela in cucina,  mi offrii
    come  cuoco.  In  mancanza di meglio,  fui ingaggiato e qualche giorno
    dopo il "Pilgrim" aveva ormai perso di  vista  le  terre  della  Nuova
    Zelanda.
    -  Ma,  secondo  quello che mi ha detto il mio giovane amico Dick,  il
    "Pilgrim" non faceva vela  verso  la  costa  dell'Africa:  come  vi  è
    arrivato, dunque? - chiese Harris.
    -  Dick  Sand  non  deve  ancora  averlo capito e può darsi che non lo
    capirà mai - rispose Negoro. - Ma ora ti spiegherò io come sono andate
    le cose, Harris e, se ti fa piacere, potrai raccontarlo al tuo giovane
    amico.
    - E come! - rispose Harris. - Parla, dunque, amico mio, racconta!
    - Il "Pilgrim" -riprese Negoro - navigava alla  volta  di  Valparaiso.
    Quando  mi  imbarcai,  credevo di andare nel Cile;  era pur sempre una
    buona metà di cammino tra la Nuova Zelanda e l'Angola e mi  avvicinavo
    di  parecchie migliaia di miglia alla costa africana.  Ma accadde che,
    tre settimane dopo avere lasciato  Auckland,  il  capitano  Hull,  che
    comandava  il  "Pilgrim",  scomparve con tutto l'equipaggio,  dando la
    caccia a una balena. Da quel giorno, a bordo, non rimasero più che due
    marinai: il mozzo e il cuoco Negoro.
    - E tu hai preso il comando della nave?
    - Sulle prime ci pensai,  ma capivo che diffidavano  di  me.  A  bordo
    c'erano cinque robusti uomini negri, uomini liberi! Non sarei stato il
    padrone e, dopo aver ben riflettuto, restai ciò che ero alla partenza,
    ossia il cuoco del "Pilgrim"!
    - E' dunque il caso che ha spinto la nave sulla costa africana?
    -  No,  Harris  - rispose Negoro.  - In tutta questa faccenda non vi è
    altra combinazione che quella di averti  incontrato  durante  uno  dei
    tuoi  viaggi  e  precisamente  su  quella  parte  della  costa dov'era
    naufragato il "Pilgrim".  Ma l'arrivo in vista  dell'Angola  è  dipeso
    soltanto dalla mia volontà.  Il tuo giovane amico, ancora inesperto di
    navigazione,  non poteva rilevare la posizione della nave se  non  per
    mezzo del solcometro e della bussola.  Ebbene, un giorno il solcometro
    è rimasto in fondo al mare, una notte la bussola è stata manomessa,  e
    il  "Pilgrim",  spinto  da  una violenta tempesta,  ha fatto una falsa
    rotta.  La lunghezza della traversata,  che Dick Sand non  riusciva  a
    spiegarsi,   non  se  la  sarebbe  spiegata  neppure  il  più  esperto
    navigante.  Senza che il  giovane  mozzo  potesse  saperlo  e  neppure
    supporlo, fu doppiato il Capo Horn, ma io, Harris, io lo riconobbi tra
    le brume.  Allora l'ago della bussola ha ripreso,  grazie a me, la sua
    vera direzione e la nave,  trascinata a  nord-est  da  uno  spaventoso
    uragano,  è venuta a sbattere sulla costa africana,  e precisamente su
    quella costa dell'Angola che io volevo raggiungere!
    - E in quel preciso momento, Negoro, - rispose Harris - la buona sorte
    mi aveva condotto là per riceverti e guidare nell'interno quella brava
    gente. Essi credevano,  e non poteva essere diversamente,  di trovarsi
    in America,  e mi è stato facile far scambiare questa provincia per la
    Bolivia del sud con la quale, in realtà, ha qualche somiglianza...
    - Sì, l'hanno creduto, così come il tuo giovane amico aveva creduto di
    vedere l'isola di Pasqua  mentre  passavamo  in  vista  dell'isola  di
    Tristan da Cunha!
    - Chiunque si sarebbe sbagliato, Negoro...
    -  Lo  so,  Harris,  e io contavo di approfittare di quell'errore.  E,
    finalmente,  ecco la signora Weldon e i suoi compagni a  cento  miglia
    nell'interno di quest'Africa dove io volevo trascinarli...
    - Ma ora sanno dove si trovano... - rispose Harris.
    - Be', che importanza ha che lo sappiano ora? - gridò Negoro.
    - E che ne farai di questa gente? - si informò Harris.
    - Che ne farò? - rispose Negoro. - Prima che io te lo dica, Harris, tu
    devi darmi notizie del nostro padrone,  il mercante Alvez,  che io non
    ho più visto da due anni.
    - Oh, il vecchio mascalzone sta benissimo, e sarà felice di vederti! -
    rispose Harris.
    - Si trova al mercato di Bié? -chiese Negoro.
    - No, amico mio, da un anno si è stabilito a Kazonndé.
    - E come vanno gli affari?
    - Bene, per mille diavoli, - esclamò Harris - anche se la tratta si fa
    ogni giorno più difficile,  specialmente su questa costa.  Le autorità
    portoghesi  da  una  parte,  le  crociere inglesi dall'altra,  rendono
    difficile l'esportazione.  Non ci sono che i dintorni di Mocamedes,  a
    sud  dell'Angola,  dove  si  possano  imbarcare  dei Negri con qualche
    speranza di successo.  Perciò in questo momento le baracche sono piene
    di  schiavi,  in attesa delle navi che li devono caricare per portarli
    nelle colonie spagnole.  Quanto a passare per Benguela o per Sao Paulo
    de  Loanda,  nemmeno  a  pensarci!  I governatori non vogliono sentire
    ragioni e altrettanto i «chéfès» (1) Bisognerà perciò rivolgersi  alle
    fattorie  dell'interno,  ed  è ciò che conta di fare il vecchio Alvez.
    Egli si recherà dalla parte di N'yangwé e del Tanganica a scambiare le
    sue stoffe con avorio e con schiavi.  Con l'alto Egitto e la costa del
    Mozambico  che  fornisce  tutto  il Madagascar,  si fanno sempre buoni
    affari. Gli Inglesi fanno grandi progressi nell'interno dell'Africa, i
    missionari avanzano e  marciano  contro  di  noi,  si  dice  che  quel
    Livingstone  (che  Dio  gli metta i bastoni tra le ruote!),  dopo aver
    esplorato  completamente  la  regione  dei  Laghi,   si  diriga  verso
    l'Angola;  inoltre  si parla di un certo luogotenente Cameron,  che si
    ripromette di attraversare il continente da est a ovest, e si teme che
    l'americano Stanley  voglia  fare  altrettanto!  Tutte  queste  visite
    finiranno  per  nuocere  al  nostro  commercio,  Negoro,  e  se noi ci
    preoccupassimo dei nostri interessi, non uno solo di questi visitatori
    tornerebbe in Europa a raccontare ciò che avrà  avuto  l'indiscrezione
    di venire a vedere in Africa!
    Non  si  sarebbe  detto,  nell'udire quei due mascalzoni,  che fossero
    onesti commercianti,  preoccupati da una  momentanea  crisi  dei  loro
    affari?  Chi  avrebbe creduto che non si trattava di sacchi di caffè o
    di barili di zucchero,  ma di esseri umani da spedire come  mercanzia?
    Questi  mercanti  di  schiavi  non possiedono più alcun sentimento del
    giusto e dell'ingiusto,  mancano nel modo più assoluto di senso morale
    e,  se  ne  avessero,  lo perderebbero subito in mezzo alle spaventose
    atrocità della tratta africana.
    Ma  Harris  aveva  ragione  su  un  punto,   allorché  diceva  che  la
    civilizzazione  stava  a  poco  a  poco  penetrando  in quelle regioni
    selvagge grazie a quei coraggiosi esploratori,  il cui  nome  si  lega
    indissolubilmente  alle  scoperte  dell'Africa equatoriale.  Primo fra
    tutti, David Livingstone, seguito da Grant,  Speke,  Burton,  Cameron,
    Stanley,  eroici  uomini  che  lasceranno  il  ricordo  imperituro  di
    benefattori dell'umanità.
    Giunti a questo punto della  conversazione,  Harris  sapeva  com'erano
    trascorsi gli ultimi due anni di vita di Negoro. Il vecchio agente del
    mercante di schiavi,  l'evaso dal penitenziario di Luanda,  riappariva
    tal quale lo aveva sempre conosciuto: un uomo pronto a fare  qualsiasi
    cosa.  Ma  ciò che Negoro intendesse fare dei naufraghi del "Pilgrim",
    ancora non lo sapeva e lo chiese al suo complice:
    - E ora che ne farai di quella gente?
    - Li dividerò in due gruppi - rispose Negoro,  con la sicurezza di chi
    ha un progetto da tempo stabilito; - quello che venderò come schiavi e
    quello che...
    Il  portoghese  non  completò la frase,  ma l'espressione cupa del suo
    volto parlava per lui.
    - Quali venderai? - domandò Harris.
    - Quei negri che accompagnano la signora Weldon - rispose Negoro. - Il
    vecchio Tom non può valere molto,  ma gli altri  quattro  sono  uomini
    vigorosi che avranno un considerevole valore sul mercato di Kazonndé.
    - Lo credo, Negoro! - rispose Harris. - Quattro negri robusti, avvezzi
    al  lavoro,  sono  assai  poco  simili  a  quei  bruti che ci arrivano
    dall'interno! Li venderai bene, puoi esserne sicuro! Schiavi,  nati in
    America  e  spediti  sulle coste dell'Angola,  costituiscono una merce
    rara... Ma - aggiunse l'Americano - non mi hai ancora detto se a bordo
    del "Pilgrim" c'era del denaro...
    - Be',  soltanto qualche centinaio di  dollari  che  sono  riuscito  a
    salvare! Per fortuna, conto su qualche entrata...
    - Quali entrate, amico mio? - domandò Harris, incuriosito.
    - Niente... - rispose Negoro, che pareva pentito di avere detto di più
    di quanto avesse voluto.
    -  Dobbiamo  ora  impadronirci  di  tutta quella mercanzia di valore -
    disse Harris.
    - E' forse un'impresa tanto difficile? - domandò Negoro.
    - No, amico mio. A dieci miglia da qui, sulla Cuanza,  è accampata una
    carovana  di  schiavi,  guidati  dall'arabo  Ibn  Hamis,  che  attende
    soltanto il mio ritorno per prendere la strada di Kazonndé. Ci sono là
    soldati indigeni più che sufficienti per catturare Dick Sand e i  suoi
    compagni.  Basta  dunque  che  al  mio  giovane  amico venga l'idea di
    dirigersi verso la Cuanza.
    - Ma gli verrà questa idea? - domandò Negoro. - Senza dubbio - rispose
    Harris. - E' un ragazzo intelligente e non può supporre quale pericolo
    lo attende.  Dick Sand non penserà neppure lontanamente  di  ritornare
    alla  costa  seguendo  la  stessa strada che abbiamo percorso insieme,
    perché senza dubbio si perderebbe in mezzo a quella  immensa  foresta.
    Cercherà dunque,  ne sono sicuro, di raggiungere la costa, seguendo su
    una zattera il corso di uno dei fiumi che scendono al  mare.  Non  c'è
    altra decisione da prendere... lo conosco bene lui la prenderà.
    - Sì... può darsi - rispose Negoro, che stava riflettendo.
    -  Non bisogna dire «può darsi»,  ma «certamente» - rispose Harris.  -
    Vedi,  Negoro,  è come se io avessi dato appuntamento al  mio  giovane
    amico sulle rive della Cuanza.
    - Bene,  in cammino,  amico mio - rispose Negoro. - Conosco Dick Sand:
    non sosterà più di un'ora, e noi dobbiamo prenderlo!
    - In cammino, camerata!
    Harris e Negoro si stavano alzando,  allorché  si  fece  risentire  il
    rumore  che già prima aveva attirato l'attenzione del portoghese.  Tra
    gli alti papiri passò un fremito.
    Negoro si fermò,  afferrò la mano di Harris e,  nello stesso  momento,
    risonò un forte latrato.  Ai piedi dell'albero comparve un cane con le
    fauci spalancate, pronto a slanciarsi.
    - E' Dingo! - gridò Harris.
    - Ah, questa volta non mi sfuggirà! - rispose Negoro.
    Dingo stava per gettarsi su di lui, ma Negoro,  afferrato il fucile di
    Harris, mirò e fece fuoco.
    Alla  detonazione  rispose  un urlo di dolore e Dingo scomparve tra la
    doppia fila di arbusti che limitava il ruscello.
    Negoro discese ai  piedi  dell'argine.  Gocce  di  sangue  macchiavano
    alcune  foglie  di papiro e una lunga striscia rossastra era tracciata
    sui ciottoli del ruscello.
    - Finalmente quel maledetto animale ha avuto ciò che gli  spettava!  -
    gridò Negoro.
    Harris aveva assistito alla scena senza pronunziare una parola.
    - Ma quel cane, Negoro, - domandò - ti odiava proprio
    tanto?
    - Pare di sì, Harris, ma ora non mi odierà più...
    - E perché ti detestava a tal punto?
    - Oh, un vecchio conto da regolare tra lui e me!
    - Un vecchio conto?... - domandò Harris.
    Negoro non disse altro,  e Harris concluse che il portoghese gli aveva
    taciuto qualche avvenimento del suo passato; ma non insistette.
    Qualche istante dopo,  entrambi discendevano il  corso  del  ruscello,
    dirigendosi verso la Cuanza attraverso la foresta.