RICORDOCHENON

IL RICORDO CHE NON AVEVO




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Un fulmine bianco e azzurro

 

Nazifa Bebé disse che quando mio nonno Gabriel giunse in cima alla scarpata un fulmine bianco e azzurro divise in due parti il cielo, mentre il ruggito di un tuono rimbombava sui tetti fradici di Roma. Nazifa Bebé disse anche che in quel momento le fiamme che avvolgevano le baracche dei rom di Ponte Mammolo si immobilizzarono nell’aria, come se fosserodisegnate su un foglio di carta.

Fu allora, disse Nazifa Bebé, che mio nonno Gabriel si inginocchiò nel fango e sollevando le braccia contro il cielo gridò queste terribili parole: — No! mio Dio, no! Prendi me al suo posto! Prendi me!

Poi mio nonno perse i sensi e cadde riverso su Kino, mentre già in lontananza si udivano le sirene dei vigili del fuoco,delle ambulanze e della polizia. Ci sono molte altre cose che Nazifa Bebé raccontò a me e ad Angela nelle ore successive a quei terribili eventi. Ma non ero sicuro che fossero tutte vere, dato che lei aveva uno strano modo di raccontare ciò che le capitava, come se vivesse un po’ nel mondo reale e un po’ in un mondo stregato dalla fantasia. Per esempio, Nazifa Bebé giurò che quando mio nonno cadde riverso su Kino, un minuscolo cane nero con tre sole zampe e una stella bianca sulla fronte sbucò fuori dal nulla e cominciò a guaire e a leccarlo sul viso, come se lui fosse il suo

padrone. Solo che nonno Gabriel non aveva mai avuto un cane, e tanto meno uno a cui mancasse una zampa. Però una cosa è certa. Mio nonno, quel pomeriggio, dimostrò un coraggio eccezionale.

E anche se per molti giorni mi domandai cosa ci facesse in quel posto, e cosa lo spinse a comportarsi in quel modo, intuii subito che la risposta si trovava dentro la busta che quella mattina lui lasciò in camera mia, prima di sgattaiolare fuori di casa senza che nessuno se ne accorgesse. Ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro, anzi due.Il primo per raccontarvi quando e in che modo cominciò questa storia. E il secondo per spiegarvi chi era mio nonno, Gabriel Pottok detto l’orso, e come fu che io feci un sogno che era quasi un presagio.




















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