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S'istoria de Maria
di Alberto Melis
(da un'idea di Giovanna
Stancanpiano)
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Francesco Ciusa |
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S’istorSi
diceva che quando Maria Lentolu passava per strada i cani abbaiassero alla luna.
Maria di notte. Maria col suo sacco.
Si diceva anche che quando Maria Lentolu si appostava negli angoli bui delle strade, Maria nell’ombra, Maria col suo sacco, persino gli orologi smettessero di battere, e tic tac e tic e tac. E che quando Maria Lentolu sbirciava dentro le case dai vetri delle finestre, Maria la strega, Maria col suo sacco, ai bambini e ai fuochi mancasse il respiro, agli uni e agli altri, chi nella culla e chi nel camino.
Maria
Lentolu aveva lunghi capelli, e il suo sacco era un sacco di juta.
I
capelli li teneva raccolti in una crocchia, sopra la crocchia un fazzoletto, e
il sacco lo aveva sempre pronto sulle spalle.
Eppure
c’era stato un tempo, un tempo, in cui Maria Lentolu teneva i capelli
sciolti, lì tra le colline, a Semestene… Li teneva sciolti e
sbarazzini, e morbidi e lunghi e soffici e neri, a richiamare soffi di vento e carezze e
baci, quando lui non era ancora partito per la guerra.
C’era
stato un tempo in cui Maria, Maria la sposa, aspettava che lui ritornasse dai
campi. E aspettando riempiva i suoi occhi, le ore e la casa dei sogni a venire. C’era stato
un tempo, prima della guerra, in cui Maria immaginava i visi e i nomi dei figli
che lui le avrebbe dato: e già li cullava tra le braccia, fagotti di pelle di
luna, e per loro componeva nenie e cantava ninne nanne.
Poi
arrivò: arrivò la guerra. Arrivò da lontano. E lui la seguì. La rincorse a
cavallo, al trotto e al galoppo, e Maria rimase sola, Maria col suo velo.
Si
diceva, lì tra le colline, a Semestene, che quando Maria seppe che lui era
rimasto incantato da una pallottola, un incanto di fiore rosso sul petto, non versò neppure una lacrima. Chiuse
invece le finestre e sbarrò le porte. E rimase a lungo a lungo a lume di candela, a
specchiarsi tradita in uno specchio ovale, senza più fagotti di pelle di luna
negli occhi,
senza più giorni lieti a venire.
Raccolse
allora i capelli, Maria, Maria rimasta sola. Li raccolse a crocchia e li nascose
sotto il fazzoletto, e quando veniva notte cominciò a
uscire per strada.
E
tic e tac e tic e tac: la notte! La notte degli altri era casa, era fuoco che
ardeva, era a tavola insieme, era luce era madre era figlio era padre e marito e
famiglia, e di notte Maria li spiava.
Si
diceva, lì tra le colline, a Semestene, che la felicità degli altri, quella
felicità che Maria spiava dalle finestre delle case, la portò alla pazzia.
Fu
forse allora che raccolse per la prima volta il suo sacco.
Un
sacco di juta grande abbastanza per contenere un bambino.
Un
bambino solo, uno per volta, ce n’erano tanti lì a Semestene, bambini rimasti
orfani per guerra o per fame.
Maria li attendeva nell’ombra. Piombava loro alle spalle. E via dentro il sacco. E poi verso casa…
Non
faceva loro alcun male, Maria Lentolu, Maria che ora era mamma. Cantava per loro
ninne nanne e componeva nenie, e bambino o bambina li lavava, li curava, li sfamava, li
rivestiva. E poi riapriva la porta di casa, e loro, bambini e bambine sovrani e
regine di strada, erano liberi di tornare alla strada, lavati, curati,
sfamati e vestiti.
Non
faceva alcun male, Maria Lentolu, Maria che ora era mamma.
Ma
la gente, si sa, la gente ha paura. Paura della donna che spia nella notte, che
rode e si rode nell'ombra e che ruba i bambini, la strega: la pazza.
Così
la gente l’attese per strada. L’attese di notte, con fruste e bastoni, Maria
Lentolu che ora era strega, Maria Lentolu che ora era pazza.
Eppure
lei contro il muro non pianse. Si sciolse
i capelli.
E il capo, le
labbra e le mani cedette alle fruste. Cedette ai bastoni.
Si
diceva, lì tra le colline, a Semestene, che a salvare Maria Lentolu furono i
bambini che lei aveva rapito e portato a casa. Quelli che aveva lavato, curato,
sfamato e vestito. Spuntarono fuori dalla notte, esili ombre dall’ombra, uno
alla volta, i bambini rimasti soli per guerra o per fame.
Spuntarono
fuori dalla notte e si misero tra lei e la sua gente, tra lei e le fruste e i bastoni: e Maria Lentolu,
Maria che era madre di nessuno e di tutti, nel loro abbraccio riebbe in una sola
volta molto di più di ciò
che la vita le aveva rubato.
©
2004 Copyright Alberto Melis
e Giovanna Stancanpiano
Tutti i diritti riservati.