home menu biografia libri rom altipiano carapigna
maestri biblioteca shoah ebraica benzi scrittori cerca libro

 

S'istoria de Maria

di Alberto Melis

(da un'idea di Giovanna Stancanpiano)

 Francesco Ciusa

 

****************************************

S’istorSi diceva che quando Maria Lentolu passava per strada i cani abbaiassero alla luna. Maria di notte. Maria col suo sacco.

        Si diceva anche che quando Maria Lentolu si appostava negli angoli bui delle strade, Maria nell’ombra, Maria col suo sacco, persino gli orologi smettessero di battere, e tic tac e tic e tac. E che quando Maria Lentolu sbirciava dentro le case dai vetri delle finestre, Maria la strega, Maria col suo sacco, ai bambini e ai fuochi mancasse il respiro, agli uni e agli altri, chi nella culla e chi nel camino.

 

Maria Lentolu aveva lunghi capelli, e il suo sacco era un sacco di juta.

I capelli li teneva raccolti in una crocchia, sopra la crocchia un fazzoletto, e il sacco lo aveva sempre pronto sulle spalle.

Eppure c’era stato un tempo, un tempo, in cui Maria Lentolu teneva i capelli sciolti, lì tra le colline, a Semestene… Li teneva sciolti e sbarazzini, e morbidi e lunghi e soffici e neri, a richiamare soffi di vento e carezze e baci, quando lui non era ancora partito per la guerra.

C’era stato un tempo in cui Maria, Maria la sposa, aspettava che lui ritornasse dai campi. E aspettando riempiva i suoi occhi, le ore e la casa dei sogni a venire. C’era stato un tempo, prima della guerra, in cui Maria immaginava i visi e i nomi dei figli che lui le avrebbe dato: e già li cullava tra le braccia, fagotti di pelle di luna, e per loro componeva nenie e cantava ninne nanne.

 

Poi arrivò: arrivò la guerra. Arrivò da lontano. E lui la seguì. La rincorse a cavallo, al trotto e al galoppo, e Maria rimase sola, Maria col suo velo.

 

Si diceva, lì tra le colline, a Semestene, che quando Maria seppe che lui era rimasto incantato da una pallottola, un incanto di fiore rosso sul petto, non versò neppure una lacrima. Chiuse invece le finestre e sbarrò le porte. E rimase a lungo a lungo a lume di candela, a specchiarsi tradita in uno specchio ovale, senza più fagotti di pelle di luna negli occhi, senza più giorni lieti a venire.

Raccolse allora i capelli, Maria, Maria rimasta sola. Li raccolse a crocchia e li nascose sotto il fazzoletto, e quando veniva notte cominciò a uscire per strada.

E tic e tac e tic e tac: la notte! La notte degli altri era casa, era fuoco che ardeva, era a tavola insieme, era luce era madre era figlio era padre e marito e famiglia, e di notte Maria li spiava.

 

Si diceva, lì tra le colline, a Semestene, che la felicità degli altri, quella felicità che Maria spiava dalle finestre delle case, la portò alla pazzia.

Fu forse allora che raccolse per la prima volta il suo sacco.

Un sacco di juta grande abbastanza per contenere un bambino.

Un bambino solo, uno per volta, ce n’erano tanti lì a Semestene, bambini rimasti orfani per guerra o per fame.

Maria li attendeva nell’ombra. Piombava loro alle spalle. E via dentro il sacco. E poi verso casa…

 

Non faceva loro alcun male, Maria Lentolu, Maria che ora era mamma. Cantava per loro ninne nanne e componeva nenie, e bambino o bambina li lavava, li curava, li sfamava, li rivestiva. E poi riapriva la porta di casa, e loro, bambini e bambine sovrani e regine di strada, erano  liberi di tornare alla strada, lavati, curati, sfamati e vestiti.

 

Non faceva alcun male, Maria Lentolu, Maria che ora era mamma.

Ma la gente, si sa, la gente ha paura. Paura della donna che spia nella notte, che rode e si rode nell'ombra e che ruba i bambini, la strega: la pazza.

Così la gente l’attese per strada. L’attese di notte, con fruste e bastoni, Maria Lentolu che ora era strega, Maria Lentolu che ora era pazza.

Eppure lei contro il muro non pianse. Si sciolse i capelli. E  il capo, le labbra e le mani cedette alle fruste. Cedette ai bastoni.

 

Si diceva, lì tra le colline, a Semestene, che a salvare Maria Lentolu furono i bambini che lei aveva rapito e portato a casa. Quelli che aveva lavato, curato, sfamato e vestito. Spuntarono fuori dalla notte, esili ombre dall’ombra, uno alla volta, i bambini rimasti soli per guerra o per fame.

Spuntarono fuori dalla notte e si misero tra lei e la sua gente, tra lei e le fruste e i bastoni: e Maria Lentolu, Maria  che  era madre di nessuno e di tutti, nel loro abbraccio riebbe in una sola volta molto di più di ciò che la vita le aveva rubato.

 

© 2004 Copyright Alberto Melis e Giovanna Stancanpiano
Tutti i diritti riservati.