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Mi sono preparato
Monologo sull'impossibilità di essere saggi
di Alberto Melis
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(Il
vecchio ha un paio di libri in mano, come un qualsiasi studente. Per un po'
cammina su e giù, come se si trovasse in un corridoio e stesse aspettando
qualcosa. Poi si ferma, fa due passi avanti e dice...)
Non
dovrei avere paura. Mi sono preparato. Ecco... Ora non mi resta che aprire la
porta... Buongiorno! (si raschia la
gola) Buongiorno! (cambia
ancora tono) Buongiorno!
Bisogna che mi ricordi di respirare a fondo, prima di salutare. Niente
gorgoglii, niente inceppamenti o balbettii. Piuttosto un tono di voce pacato,
moderatamente lento ma padrone di sé...
Buongiorno!
Chi è lei?
Sono qui per l'esame...
Si sieda!
(Il vecchio riprende a camminare avanti e indietro....)
Eppure non dovrei aver paura. Mi sono preparato. Ho riflettuto a lungo, a lungo, ho persino studiato...
Buongiorno!
Chi è lei?
Sono qui per l'esame...
Si sieda!
(Il vecchio si avvicina alla sedia... poi si ferma)
Forse
avrei dovuto portare con me il bastone... Ricordo che mio padre aveva un bastone
da passeggio di legno lucido e nero, con l'impugnatura in malachite, che gli
dava un certo tono, un certo contegno. Anche mio nonno, aveva un bastone di
legno. Ma il legno non era lucido. Era un legno d'olivo nodoso, spesso e
bitorzoluto, e per impugnatura aveva un'enorme escrescenza rugosa, un nodo
impudente e ingombrante costituitosi a strati sovrapposti che si erano
accumulati su se stessi anno dopo anno, stagione dopo stagione...
Buongiorno!
Quando ero bambino, e mio nonno stava seduto lì, vicino al camino, non aveva
bisogno di parlare. Non aveva bisogno neppure di dire 'Buongiorno!', se non ne
aveva voglia. Bastava che stesse lì con quel bastone, le pupille mezzo cieche
sul fuoco, e bastava che ogni tanto accarezzasse con le dita rugose le rughe
sull'escrescenza del legno... e allora, a chi sarebbe venuto in mente di fargli
un esame?
No,
non dovrei avere paura. Ho portato con me anche il curricolo... (Il
vecchio tira fuori un foglio da un libro, è un foglio molto lungo:)
Primo:
ho ancora una buona memoria
Secondo: non ho allucinazioni
Terzo: non mi piscio addosso
Quarto: sono ancora capace di badare a me stesso... cucino, faccio il bucato, so
attaccare i bottoni sui polsini della camicia...
Quinto: ogni mattina accompagno mio nipote a scuola
Sesto: frequento l'università della terza età
Settimo: vado a visitare i musei, le mostre, vado ai concerti e a teatro...
Ottavo: ho letto dei libri
Nono: Ho riletto dei libri
Decimo: Ho riletto molto moltissimo, per sapere come si fa a essere... Ho
riletto Jung, e Hilmann, e Cleyton... Ho riletto Cicerone, e i passi di Giobbe e
il Libero Arbitrio di Sant'Agostino, e persino in Aristotele, che pure
disprezzava la vecchiaia, ho trovato... ho trovato...
Mio
nonno no. Mio nonno non aveva letto neppure un libro. Mio nonno non aveva idea
di cosa disse Aristotele, non sapeva neppure chi fosse Aristotele, e neppure
sapeva cosa poi avrebbero scritto Jung, e Hilmann e Balttes e Dittman e Sartre e
Arlin e Meacham ...:...
La saggezza..., la saggezza che si raggiunge solo con la vecchiaia, è un
complesso sistema di conoscenza sperimentata. E' una forma di avanzato
funzionamento cognitivo. E' l'affinarsi dei contenuti in un mutamento di forma.
E' lo stadio in cui la biologia si trasfigura in metafora. E' l'arte di porre
questioni, o, socraticamente, la consapevolezza di essere profondamente
ignoranti... La saggezza... è la capacità di vivere la vecchiaia in modo
estetico, anziché politico, o persino esistenziale...
Mio nonno no. Mio nonno non aveva letto neppure un libro. Aveva solo il suo bastone e una lunga barba bianca..., ma non una barba qualsiasi. Aveva una barba folta e spessa e aggrovigliata come certa canapa grezza, che solo a guardarla ti sembrava di essere davanti a un topos letterario, all'architettura di un Mosé nel deserto, di un Vecchio sulla Montagna...
A
volte, quando ero bambino, mi piegavo sotto le gambe del tavolo e stavo lì, a
spiarlo. Faceva uno strano rumore con la bocca, senza muovere le labbra, una
specie di ruminio sommesso, come se stesse rimasticando gli anni e i ricordi,
rivoltando le parole dette e quelle ascoltate, in un bolo umido e
appiccicaticcio che nutriva radici e rami e foglie che si dipanavano per tutto
il suo corpo, lungo le arterie ristrette, lungo le vene a fior di pelle, sino
alle unghie sottili e alla volta tesa del cranio...
Allora ero convinto che mio nonno sapesse tutto, della vita e del mondo, e che
se avesse voluto avrebbe potuto sollevare il suo bastone per ordinare al cielo
di aprirsi e a Dio di sedersi lì, vicino a lui, davanti al fuoco, per discutere
quelle due o tre cose rimaste ancora in sospeso, per ruminare insieme a lui il
suo bolo umido e appiccicaticcio...
(Il
vecchio trattiene il respiro, fa due passi avanti)
Buongiorno!
Chi è lei?
Sono qui per l'esame.
Si sieda!
(Il vecchio si siede sulla sedia. Poggia i libri sul grembo. Poi solleva una mano, la tende, e si accorge che la sua mano trema)
Credo... credo che ci sia una contraddizione, in tutto questo. Perché non dovrei aver paura, dopo tutto? Non è questo, in fondo, che mi chiederanno, che vorranno ancora da me? Che io abbia ancora paura? Che provi ancora passioni, sentimenti? Che io partecipi? Che sia ancora un uomo abile, cosciente di me, sino all'ultimo minuto... sino all'ultimo istante?... Un vecchio capace di stare ancora al mondo, un vecchio in gamba, un vecchio saggio?...
Quando ero piccolo ero convinto che la saggezza di mio nonno stesse da qualche parte, dentro di lui, in un punto epifanico tra il respiro e il battito del cuore. ...Eppure... eppure non ricordo una sola cosa saggia detta da mio nonno. Lui taceva. A volte assentiva, o ammiccava, con un sorriso da gatto, con un sorriso obliquo da evaso... Sì... Lui se ne stava rintanato nella sua tana di vecchio, e se qualcuno gli diceva 'fuori oggi piove', si limitava a rispondere 'lascia... lascia che piova!', 'lascia che soffi il vento, che urli tempesta, o che ritorni anche primavera... Perché intanto a me... cosa volete che importi... a me... ormai...'
Forse la saggezza, la saggezza dei vecchi di un altro tempo, stava solo negli occhi di chi li guardava. Di chi gli permetteva di ritirarsi nella tana, e di tacere, finalmente, senza più esami, foss'anche a sbavarsi e a pisciarsi addosso, ciascuno a ruminare il suo bolo...
Forse... forse la saggezza dei vecchi era dimenticarsi di sé, dimenticarsi del mondo. Era spegnersi lentamente. Era confondersi con l'ombra del convitato di pietra, piano piano, gradazione di grigio per gradazione di grigio, sino a ricongiungersi stilla a stilla con la prima aria e con il primo vagito, sino a non saper più distinguere, sì... a non saper più distinguere, tra la vita e la morte...
Ma io... io oggi..., perché io non dovrei avere paura?
Buongiorno!
Chi è lei?
Ma come, non mi vedi? Sono tuo padre, sono tuo nonno... Cosa vuoi ancora da me?
Cosa volete? Che aggiunga ancora abilità al mio curricolo? Che superi i vostri
esami, che sappia ancora fare, che discerna, e sentenzi, e capisca, e intenda, e
comprenda?...
La saggezza dei vecchi è un complesso sistema di conoscenza sperimentata... E' una forma di avanzato funzionamento cognitivo. E' l'affinarsi dei contenuti in un mutamento di forma... La saggezza dei vecchi è... è...
(Il
vecchio ritira fuori il foglio del suo curricolo)
C'è una contraddizione in tutto
questo.
Perché a voi, a voi in fondo, non interessa che io sia saggio. Volete solo che io aggiunga altra cosmesi, il crimine del lifting, a questa materia stanca... Volete che io sia ancora presente, presentabile, che non mi pisci addosso, che non urli e che non vaneggi, che non stia lì, muto, vicino al camino, con i miei sorrisi obliqui e con le mie escrescenze, nella mia tana, solo un peso per voi, sì solo un peso... a ruminare il mio bolo...
(Il vecchio si alza in piedi e strappa il curricolo)
La saggezza dei vecchi... è essere vecchi. Lasciate che anch'io diventi vecchio, prima della fine... Lasciatemi essere un vecchio saggio, un vecchio stolto... Lasciatemi tornare..., vi prego... lasciatemi tornare a essere solo un...
(Il vecchio si stende per terra, o in equilibrio sulla sedia, in posizione fetale, con un dito in bocca, come un bambino).
©
2003 Copyright Alberto Melis
Tutti i diritti riservati.