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da
"La terza metà del cielo"
Alberto
Melis
Capitolo
4
Lo sterminio nazista
Il
piccolo era una bellezza. Indossava una sontuosa uniforme bianca costituita da
lunghi pantaloni bianchi dalla riga ben stirata, una giacca con i bottoni d'oro, una camicia da
uomo e una cravatta. Noi fissavamo come stregate quel bambino stupendo.
"Mostra loro come balli il Kozak" disse Mengele e iniziò a battere
ritmicamente le mani. Il piccolo allora iniziò a scalciare i talloni pur
mantenendo la posizione seduta. Era stupefacente. "E ora canta una
canzone". Il piccolo cantò un'ammaliante melodia zingara. Noi continuavamo
a stare sull'attenti mentre il bambino si esibiva di fronte a Mengele.
Era evidente che a Mengele piaceva. E strano, ma in mezzo a tutta questa
carneficina
noi riuscivamo a chiederci solo una cosa: Mengele aveva intenzione di salvare
quel bambino bellissimo dalla camera a gas? Ma il giorno dopo egli sfilò per il
Campo senza il piccolo zingaro...
testimonianza
da Auschwitz
I
sommersi
Il
20 ottobre 1945 iniziò il Processo di Norimberga: imputati i criminali di
guerra nazionalsocialisti. Un anno più tardi, nei dispositivo di sentenza,
soltanto poche righe ricordavano lo sterminio del Popolo zingaro:
"I gruppi di azione ricevettero l'ordine di fucilare gli Zingari.
Non fu
fornita nessuna spiegazione circa il motivo per cui questo popolo inoffensivo,
che nel corso dei secoli ha donato al mondo, con musica e canti, tutta la sua
ricchezza, dovesse essere braccato come un animale selvaggio. Pittoreschi, negli
abiti e nelle usanze, essi hanno dato svago e divertimento alla società, l
'hanno talvolta stancata con la loro indolenza. Ma nessuno mai li ha condannati
come una minaccia mortale per la società organizzata, nessuno tranne il
nazionalsocialismo, che per bocca di Hitler, di Himmler, di Heydrich, ordinò la
loro eliminazione"'.
In queste poche frasi della sentenza, nella quale si mostra peraltro di ignorare
la Storia degli Zingari in Europa e le persecuzioni avvenute in passato, c'è
tutta la povertà d'indagine, l'indifferenza è la superficialità con le quali
il tentativo di genocidio zingaro è stato sbrigativamente ignorato non solo dai
tribunali di guerra ma anche dalla stragrande maggioranza degli storici che
ricostruirono il fenomeno hitleriano.
Sicuramente ciò è dovuto, almeno parzialmente, al fatto che gli Zingari, gente
per la gran parte nomade, non ha mai avuto una Storia facilmente ricostruibile;
di conseguenza anche le operazioni di sterminio che su di essi si abbatterono
ebbero come unici riscontri o le testimonianze dirette o i pochi documenti
nazisti che si salvarono dalla distruzione.
Ma io credo che questo scarso impegno degli storici sia dovuto, anche e
soprattutto, al fatto che pochi di essi furono realmente interessati a questa
parte della Storia che, ancora oggi, resta in gran parte sommersa, tutta
da salvare, tutta da ricostruire.
Eppure la ricomposizione di questa parte della Storia, la messa in risalto di
ciò che successe ai Rom, potrebbe essere di grande aiuto per un'analisi più
completa del fenomeno nazionalsocialista sin dalle sue origini. Quando oggi si
disquisisce dell'ideologia nazista, e dei sui tentativi di genocidio, si
accentra l'attenzione sul massacro del popolo ebreo. E ciò è corretto se,
oltre la quantità numerica dello sterminio, si pensa a quanto furore, a quanta
spietata volontà di morte, a quanta mostruosa sapienza tecnologica vennero
impiegate dai tedeschi nella loro opera che colpì, primi fra tutti, proprio gli
Ebrei.
Tuttavia ciò può portare facilmente ad un grave errore: l'odio verso gli
Ebrei, che si nutriva degli incubi mistico-demoniaci, politici ed economici
della Germania post-Weimar, sembra quasi diventare la motivazione prima di un
razzismo che invece aveva ben altre basi ideologiche e scientifiche e che per
questo era infinitamente più pericoloso. Questo errore è sicuramente dovuto
anche al fatto che ciò che sinora si è posto in primo piano è stato l'aspetto
politico del nazionalsocialismo, interpretato come una macchina di sopraffazione
perfettamente organizzata, capace di rielaborare, tutt'al più in maniera rozza
e imperfetta, l'ideologia germanica preesistente e di piegare ai suoi voleri la
scienza e la tecnologia.
In realtà, e la storia dell'eccidio degli Zingari lo dimostra (poiché esiste
un filo continuo tra le persecuzioni avvenute prima e dopo l'avvento di Hitler),
la vera essenza dell'inenarrabile, della mostruosità ideologica, sonnecchiava
all'interno del mondo culturale e scientifico germanico, pronta a risvegliarsi e
a trovare braccia e gambe che l'avrebbero fatta forte e portata lontano. Come
separare ciò che successe dopo, da tutto quanto ben prima era stato
teorizzato? Come dissociare il mito della storica missione della Deutsche Nation
di Fichte, i deliri di purezza razziale di Jahn, il fanatismo intellettuale del
Circolo di Bayreuth, l'Alldeutschtum (il pan germanismo) di Von Treitschke,
l'orrida prevveggenza di Ploetz, da tutto quello che poi successe?
Benno Muller-Hill, Direttore dell'Istituto di Genetica all'Università di
Colonia, movendosi su un terreno infidamente minato per l'ostracismo manifestato
dal mondo accademico tedesco, ha ricostruito dall'interno, dal mondo degli
antropologi, degli eugenisti e degli psichiatri, il massacro razziale degli
Zingari e delle altre razze, o categorie della propria razza, ritenute
inferiori.
L'analisi dello scienziato tedesco non può non riportare alla memoria quanto da
altri già espresso sul nostro Lombrosismo, e su quanto esso avrebbe potuto
rivelarsi letale, se non si fosse sviluppato all'interno di una cornice
culturale che aveva già in sé gli anticorpi scientifici e filosofici atti a
contrastarlo.
Benno Múller-Hill, chiedendosi perché lo sterminio degli Zingari, degli Ebrei
e dei malati di mente fosse avvenuto proprio in Germania e non negli altri stati
fascisti (se non per contagio), trova questa risposta: "La Germania
apparteneva ai paesi che erano guide mondiali nel campo della scienza e
dell'industria. La psichiatria e l'antropologia erano ancora le migliori e le
più sviluppate (...) Quando Hitler prese il potere, psichiatri ed antropologi
ne furono entusiasti, poiché vedevano in lui il realizzatore e il promotore
delle loro idee".
Alla sua cronaca degli eventi, in relazione al primo periodo del Novecento
tedesco, mancano però un preambolo e una data importante: la Germania è sempre
stata la nazione nella quale gli Zingari sono stati assoggettati, repressi o
trucidati più che in altre parti d'Europa e già nel 1899, a Monaco di Baviera,
esisteva uno specifico Ufficio di Polizia che si occupava esclusivamente di loro
e che poi si trasformò nella Centrale Nazionale delle questioni zingare.
Queste, tra le altre, alcune delle date ritenute fondamentali da Benno
Miiller-Hill:
- 1900: vengono riscoperti i lavori di Mendel. Gli scienziati tedeschi
credono di trovare conferme sull'eredità di intelligenza e patologia attraverso
la genetica meendeliana. "Essi pensano che sarebbe loro compito impedire
l'aumento sia delle razze inferiori che degli inferiori della propria razza,
onde evitare l'imminente tramonto della cultura europea";
- 1904: fondazione degli Archivi per le razze e per la biologia sociale;
- 1905: fondazione dell'Associazione per l'igiene razziale;
- 1920: il giurista Binding e lo psichiatra Hoche pubblicano il libro
"La liceità di terminare la vita indegna di essere vissuta";
- 1923: Adolf Hitler, in carcere dopo il putsch di Monaco, legge il libro
di Baur-Fischer-Lenz "Eredità nell'uomo e igiene razziale", dal quale
trae spunto per l'idea razziale esposta in "Mein Kampf";
- 1927: viene fondato a Berlino il KWI (Kaiser Wilhelm
Institut) per
l'antropologia, la genetica e l'eugenica;
- 1932: si raccomanda una legge (l'Eugenica per il benessere del popolo)
tesa alla sterilizzazione degli inferiori;
- 1933: il ministro della Giustizia Guertner sollecita una legge che
proibisca i matrimoni interrazziali;
- 1933: l'antropologo Fischer, eletto rettore dell'Università di
Berlino, definisce la politica del Governo come politica biologico-demografica,
cura dell'importanza vitale dell'eredità e della razza e orientata alla
selezione e all'eliminazione;
- 1934/35: presso il KWI si tiene il primo corso in antropologia per i
medici delle SS;
- 1936: il ministro degli Interni ordina un rilevamento di biologia
ereditaria;
- 1936: lo psicologo e psichiatra Robert Ritter inizia, con l'appoggio
della Società Tedesca per la Ricerca, presso il Centro di Igiene Razziale e di
Ricerche politico-demografiche, il lavoro sugli Zigani;
- 1938: Ritter riceve un contributo di 15.000 marchi per i suoi studi
sulla asocialità e sulla biologia degli ibridi (Zigani ed Ebrei);
- 1938: si discute la possibilità di una legge che preveda la
sterilizzazione e il Campo di Concentramento per tutti gli asociali;
- 1939: Hitler inizia la seconda guerra mondiale.
In tutto questo periodo i contatti tra scienziati e uomini di potere si
mantennero ovviamente molto stretti. Scienza e politica, ed era la seconda a
trovare nella prima l'oggettività e la credibilità ideologica delle quali
abbisognava e per le quali non era sufficiente la sola volontà di potenza, si
trovarono unite nel progetto di sterminio.
Un progetto di sterminio che, prima ancora che sugli Ebrei e sugli Zingari, si
abbatté sui diversi della stessa razza tedesca: i malati di mente e i disabili
gravi vennero uccisi a migliaia grazie ad apposite istruzioni su quello che
Hitler chiamava "diritto all'eutanasia".
Sugli Zigani, che non scatenavano nella borghesia nazista incubi di natura
mistico-religiosa, né appetiti economici, né tanto meno fobie di tipo politico
(Ebrei=comunisti), si perpetrò l'accusa di costituire una razza, sì di origine
indo-ariana, ma ormai impura e del tutto inutile e asociale.
Gli studi del prof. Ritter e della sua assistente Eva Justin, dovevano
dimostrare che i 30,000 Zigani tedeschi, dei quali solo 5.000 ancora nomadi,
erano ormai divenuti un gruppo razziale "ibrido" e perciò destinato
all'eliminazione.
Questa la classificazione che Ritter e Justin fecero degli Zigani tedeschi:
- Z ................ zingaro puro;
- ZM .............zingaro meticcio;
- ZM1 ...........metà zingaro e metà tedesco;
- ZM2 ...........metà ZM 1 e metà tedesco;
- ZM+ ...........zingaro più che a metà;
- ZM- ............tedesco più che a metà;
- NZ ..............non zingaro.
Il 20 gennaio 1940 il prof. Ritter scrive che "gli Zigani non erano affatto
Zigani, bensì ibridi con il sottoproletariato dei criminali e degli asociali
tedeschi". "... si rivelò la possibilità di constatare che più del
90% dei cosiddetti Zigani indigeni siano degli ibridi. Ne segue che per un
incrocio razziale indigeno, gli Zigani si mescolano prevalentemente con
vagabondi, asociali, criminali ed a causa di ciò si è prodotto un
sottoproletariato di Zigani e vagabondi, che è costato allo Stato somme
incalcolabili per l'assistenza. Come ulteriore risultato della ricerca, abbiamo
osservato che gli Zigani sono del tutto primitivi dal punto di vista etnologico,
ed il loro ritardo spirituale li rende incapaci all'adattamento sociale. (...)
La questione zigana potrà dunque considerarsi risolta, solo quando il grosso
degli ibridi zigani, asociali e fannulloni,sarà riunito in grandi campi mobili
di lavoro, e quando l'ulteriore aumento di questa popolazione mista sarà
definitivamente impedito. L'istinto di ricerca sull'igiene razziale è già oggi
capace di esprimersi oggettivamente sul grado di mescolanza e sul valore
ereditario di ogni singolo così detto Zigano, cosicché per la messa in atto di
misure di igiene razziale non ci sono più problemi..."
Ma già nel 1936, secondo Mirella Karpati, erano cominciate le misure di igiene
razziale.
Convogli di Zigani erano stati inviati nel Campo di Concentramento di
Dachau:
era già iniziata la soluzione finale.
Con l'inizio della guerra le deportazioni si fecero più massicce e, in ogni zona
occupata dall'esercito tedesco, la sorte degli Zingari era segnata: o il campo
di concentramento o la fucilazione sul posto.
Le popolazioni dei territori occupati, soprattutto quelle dell'Est europeo,
vennero suddivise in quattro categorie (in previsione del successivo sterminio
degli slavi), I, II, II, IV: a quest'ultima, quella che prevedeva l'eliminazione
sul posto, appartenevano gli Zingari. La maggior parte delle vittime del
massacro morirà nelle strade, nei villaggi distrutti, negli accampamenti dati
alle fiamme dai gruppi di assalto. In Serbia la questione zingara venne risolta
definitivamente: nazisti e ustascia, tra coloro che non riuscirono a fuggire,
non ne lasciarono vivo neppure uno. Tra i Romá residenti a Cagliari qualche
anziano ricorda ancora la fama dell'ustascia Artukovic, noto per la sua
collezione di occhi strappati ai bambini e alle donne zingare.
I massacri si estesero anche ai Balcani, in Olanda, in Belgio. In Norvegia
sopravvissero solo alcune decine di Zingari. In Francia vennero allestiti decine
di Campi di Concentramento. In Italia alcuni Campi vennero costruiti vicino a
Campobasso, nei pressi di Teramo, Bolzano e Cosenza. Secondo Mirella Karpati un
Campo di raccolta venne progettato anche in Sardegna, a Perdasdefogu, al quale
sarebbero stati destinati gli Zingari della Venezia Giulia: testimonianze orali
lo confermerebbero ma non è stata trovata alcuna traccia documentale.
Si è calcolato che all'interno dei Campi di Concentramento in Germania in
Polonia perirono circa 520.000 Zingari. Kenrick e Puxon, che dell'eccidio danno
ancora un'altra valutazione, parlano, tra gli altri, di 25.500 deportati dalla
Croazia, 40.000 dalla Francia, 20.000 dalla Germania, 100.000 dall'Ungheria,
25.000 dall'Italia, 50.000 dalla Polonia, 300.000 dalla Romania, 80.000 dalla
Slovacchia, 200.000 Russia, etc.
Il numero esatto degli Zingari deceduti nel corso della seconda guerra
probabilmente non si conoscerà mai, ma, cifre a parte (c'è chi ha parlato di
800.000/1.000.000 di morti), il piccolo Popolo degli Uomini rischiò ero la
definitiva scomparsa dal continente europeo.
Nel corso della guerra diversi degli sfortunati che finirono nei Campi di
Concentramento, prima di essere inviati alle camere a gas, vennero utilizzati
per esperimenti scientifici di varia natura.
A Dachau, già nel 1938, 2.000 Zigani tedeschi vennero sottoposti ad esperimenti
sul freddo e sul paludismo. A Buchenwald vennero impiegati in esperimenti sul
tifo: gli si inoculava la malattia e poi si studiavano le reazioni sino al
sopravvenire della morte.
A Natzweiler-Stutthof Zingari francesi, cechi, polacchi e ungheresi furono le
cavie per gli esperimenti della Società di Studi sull'Ereditarietà.
Ad Auschwitz, un certo prof. Clauberg praticava la sterilizzazione tramite
iniezioni intrauterine di formaldeide. Sempre nello stesso campo di
concentramento venne inviato, il 30 maggio 1943, il prof. J. Mengele, dottore in
medicina ed in filosofia, proveniente dall'Ufficio principale per la razza e gli
insediamenti di Berlino.
Il suo compito era quello di portare avanti due diversi progetti sulle
"proteine specifiche" e sul colore degli occhi, dietro ordine ed in
collaborazione con il prof. Werschuer, Direttore del KWI per l'antropologia.
Suo assistente era il dottor Nyiszli, un ebreo prigioniero che si salvò dalla
morte e che più tardi, al processo di Norimberga, potrà testimoniare contro
Mengele: raccontò, tra le altre atrocità, di aver "preparato" lui
stesso gli occhi eterocromatici di quattro coppie di gemelli zingari trucidati
poco prima.
Gli studi di Mengele vertevano soprattutto sui gemelli e sui nani. I poveretti
venivano misurati, poi uccisi e dopo ancora sezionati dallo schiavo-carnefice
Nyiszli: "Dovevo togliere tutti gli organi di possibile interesse
scientifico, in modo che il dott. Mengele potesse studiarli. Quelli che potevano
interessare l'Istituto di antropologia in Berlino-Dahlem, venivano fissati in
alcool. Tali parti venivano appositamente imballate, per essere spedite
attraverso la posta. (... ) I Direttori dell'Istituto di Berlino-Dahlem
ringraziavano sempre vivamente il dott. Mengele per questo materiale raro e
prezioso". Mengele fece ogni tipo di esperimenti sugli Zigani ed in
particolare sui gemelli monozigotici e dizigotici.
Terminata la guerra fu uno degli scienziati che riuscì a sottrarsi alla
giustizia. Qualcun altro venne condannato dal Tribunale di Norimberga, altri
ancora, la stragrande maggioranza, ripresero la loro normale attività accademica
e qualcuno fece anche carriera.
Eva Justin, collaboratrice di Ritter, dopo la guerra divenne "addetta di
previdenza sociale". H. Grebe, assistente di Verschuer al KWI per
l'antropologia, sarà nominato professore incaricato a Marburgo e
successivamente diventerà presidente della Lega tedesca Medici Sportivi. Heinze,
perito per l'eutanasia, divenne nel 1953 capo dell'Ambulatorio di psichiatria
giovanile nell'ospedale di Wunstdorf.
F. Lenz, uno degli autori del libro che ispirò Hitler nella sua politica
razziale e già Capodivisione del KWI per l'antropologia, divenne professore
straordinario a Gottinga. Konrad Lorenz, che nel 1940 aveva auspicato
l'eliminazione degli asociali ad opera dei medici popolari, vinse il Premio
Nobel per la medicina nel 1973 ed oggi lo si ricorda come uno dei padri
dell'etologia.
Il prof. Verschuer, capo di Mengele, divenne ordinario di genetica umana
all'Università di Miinster.
H. Muckerinann, prima Capodivisione del KWI, dopo la guerra fu reintegrato nel
ruolo e più avanti formò un gruppo di ricercatori che, in ambito
antropologico, ripresero i loro lavori. Uno dei temi indagati alcuni anni dopo
la guerra fu "lo sviluppo somatico e psichico nei meticci europei-negri".
Il prof. Fischer, direttore del KWI per l'antropologia dal 1927 al 1942, andò
tranquillamente in pensione. Sua figlia Gertrud così lo descrive a Muller-Hill:
"Mio padre era un uomo tenero. Di fini sentimenti. (...) Un pezzo di
salciccia di Lione e un quartuccio, era tutto quello che voleva"".
Difficile riconoscere in quest'uomo lo scienziato che nel marzo 1943 così scriveva
sul Deutsche Allge"meine Zeitung: "E una rara e straordinaria fortuna,
per una disciplina di per sé teorica, quando essa si trova a fiorire in un
periodo in cui l'opinione generale le si fa incontro con riconoscimenti, anzi,
in cui
perfìno i suoi risultati pratici sono benvenuti, e presi a base di misure
statali. Quando il nazionalsocialismo ha trasformato anni fa non solo lo Stato,
ma anche l'opinione generale, la genetica si trovò ad essere abbastanza matura,
da offrirgli una base"".
Miiller-Hill, di fronte al mondo scientifico tedesco che dopo la tragedia
rientrò compatto nei ranghi, negando ogni responsabilità diretta negli
stermini di massa, ha scritto che "Il sangue versato è stato dimenticato
con un'intensità proporzionale ai milioni di volte in cui è stato versato. La
storia recente dell'effetto di queste discipline umane (l'antropologia e la
psichiatria, NdA) che sono appropriate del pensiero genetico è da capogiro, e
piena di crimini come un incubo. Da questo incubo molti genetisti, antropologi e
psichiatri sono scivolati nel profondo sonno dell'oblio"".
Quando lo studioso intervistò i padri scientifici del razzismo nazista ancora
rimasti in vita, o i loro collaboratori, la risposta fu unanime: non sapevano
nulla dei massacri e si consideravano scienziati "puri".
Il prof. Wolfang Abel, Capodivisione del KWI per l'antropologia, intervistato a
Mondsee in merito alla soluzione finale riservata agli Zigani, risponde:
"Ma ce ne sono ancora tanti!"
Il dott. Helmut v. Verschuer, figlio del prof. Otmar, intervistato a proposito
del rapporto di collaborazione tra suo padre e Mengele, rispose così: "Me
lo ricordo come un tipo amichevole. All'Istituto, a causa della sua bontà umana,
le signore gli avevano dato il nomignolo di Padre Mengele"".
"Padre Mengele".
Lo stesso che uccideva i piccoli gemelli zingari con un'iniezione intracardiaca
per poterne prelevare gli occhi e che al dr. Nyiszli, che gli chiedeva quando
sarebbe finito lo sterminio, rispondeva: "Amico mio! Continua sempre,
sempre!"
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