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Storia di un maestro che sfidò la guerra

(Mondadori)
in uscita a Maggio 2017
(titolo e cover provvisoria)


 

Al Maestro dei Cento Soli e delle Cento lune, perché è di uomini come lui che abbiamo tutti bisogno.



Questo racconto è ispirato a Saber Hosseini, il maestro di scuola afghano fondatore della Fondazione del libro per bambini nella provincia hazara di Bamyan, in Afghanistan.

                                                                                                                                                                                                                                                                                            


Anticipazione

Capitolo 1

Maryam dagli occhi belli

 

 

 

Maryam lanciò un’occhiata dalla finestra.

L’intera valle del fiume Kunduz e le alture spigolose che la sovrastavano erano coperti da un manto bianco leggero ma compatto.

– Se stai pensando a Nasir l’Orso, non preoccuparti. Non sarà certo questo sbuffo di neve a impedirgli di arrivare quassù.

Maryam si voltò verso la zia Parwi, che si era avvicinata alle sue spalle senza farsi sentire.

– Non sono preoccupata per Nasir – disse. – Ha detto che sarebbe venuto oggi, il primo giorno del mese di Ābān, e sono sicura che farà di tutto per mantenere la sua promessa. Pensavo, invece, allo zio e a Dawa. Tu credi che torneranno a casa presto?

Lo zio di Maryam, Reza, era partito una settimana prima insieme al figlio Dawa, che aveva compiuto da poco sedici anni. A bordo di un camioncino si erano diretti verso Kabul, la capitale dell’Afghanistan, per vendere i vasi di terracotta che Reza forgiava con le sue mani.

– Tuo zio tornerà a casa solo dopo che avrà venduto l’ultimo vaso – affermò Parwi. La donna indugiò sul paesaggio innevato, quindi si rivolse alla nipote con un tono di voce severo: – Dimmi un po’ Maryam, Maryam dagli occhi belli

La ragazzina sorrise. Perché quando la zia la chiamava così, non era veramente adirata.

– Mi avevi promesso che non saresti rimasta più con la lampada accesa sino a tarda notte! E invece… Fammi vedere la mano sinistra!

Maryam obbedì. L’indice e il medio erano sporchi d’inchiostro.

– Come immaginavo! Hai scritto ancora a Najad, vero?

-                     Sì.

-                     Coraggio, vai a lavarti. Ti sei dimenticata che oggi devi portare il naan alle cugine di tuo zio?

Solo in quel momento Maryam si ricordò di aver promesso a Parwi di alzarsi all’alba per aiutarla a cuocere il naan, il pane, nel forno di pietra circolare che si trovava dietro casa. E invece la donna aveva dovuto fare tutto da sola.

– Perdonami zia – sussurrò.

– Su, vai a prepararti – tagliò corto Parwi. – E prima di tornare a casa, per favore, passa da Fadi e fatti dare due pacchetti di sale.

– Da Fadi? Devo proprio? – chiese Maryam adombrandosi.

– Certo. In casa non ne è rimasto neppure un pizzico.

La ragazzina si lavò, rientrò in camera sua e si avvicinò al tavolino addossato a una delle pareti di paglia e fango del cui vecchio intonaco azzurro restavano solo delle macchie informi. Sul ripiano c’erano i tre fogli di quaderno che aveva riempito con una scrittura minuscola e fitta. Li ripiegò con cura e li infilò tra le pagine di un libro.

Si inchinò sul pavimento e recuperò da sotto il letto un paio di scarpe da tennis malandate. Lo zio Reza le aveva promesso che al suo rientro le avrebbe portato due regali. Un orologio da polso, visto che il suo si era rotto da un sacco di tempo, e, per l’appunto, un nuovo paio di scarpe da tennis. Ma per ora doveva accontentarsi di quelle che aveva.

Bloccò la gonna con due fermagli per capelli: ora sembrava che indossasse un paio di pantaloni a sbuffo, come quelli usati dai ragazzi. Per un po’ rifletté se coprirsi o no la testa col rusari, il fazzoletto, visto che fuori faceva freddo. Ma poi rinunciò e lo annodò intorno al collo.

Prima di uscire dalla camera, la ragazzina indugiò per qualche istante davanti a uno specchio.

Maryam dagli occhi belli, la chiamava zia Parwi.

E gli occhi di Maryam, allungati agli angoli, segno che distingueva tutti gli Hazara, erano veramente belli. Grandi e neri nel viso ovale, sembravano custodire baluginii argentati di stelle lontane.

Oppure, come Maryam aveva scritto una volta in una delle sue lettere, gli stessi bagliori cupi e inquieti di un pesciolino nero imprigionato in una pozzanghera d’acqua.

 

 


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