Home


Storie per tutto l'anno
Fiabe da tre minti per i più piccoli aa.vv.
De Agostini ed.



 



Nonno Re Frugolafrù

 

Sotto una nuvoletta bianca e sopra un praticello verde c'era una volta un paesino che si chiamava Frugolafrù.

Era un paesino piccolo piccolino: aveva dieci casette rosse, dieci casette blu e nemmeno una di più. Anche gli abitanti di Frugolafrù erano piccolini.

Sapete perché?

Perché erano tutti bambini. E quando il sole si svegliava al mattino, correvano a giocare in un giardino che non era affatto piccolino. Era molto grande anzi, e sapete perché?

Perché era il giardino del Re.

Certo era un Re molto strano, il re di Frugolafrù. Non aveva gambe e non aveva braccia. E neppure reggia, regina, corona e trono.

Il Re di Frugolafrù era un vecchio vecchissimo albero dalle foglie colorate di rosa, di giallo, di verde, di rosso e di blu.

E quando i bambini si sedevano a cavalcioni delle sue grandi radici, raccontava loro le fiabe più incredibili e colorate del mondo.

- Nonno Re Frugolafrù - così lo chiamavano i bambini - raccontaci una fiaba...

- Di che colore la volete? - chiedeva il vecchio albero.

- Una fiaba... celeste e blu! - rispondevano i bambini. - Oppure rossa e arancione. O arancione e verde. O rosa e gialla. O gialla e bianca a pallini blu...

- Va bene - sussurrava nel vento Nonno Re Frugolafrù.

E poi cominciava a raccontare le sue fiabe colorate, mentre tutti lo ascoltavano in silenzio...

 

Il nuovo abito dell'Orso - primavera

 

C'era una volta un Grande Orso che quando arrivò la Primavera si stancò della sua pelliccia.

"Uffa!" disse. "Non mi piace più questa orribile pelliccia! Voglio qualcosa di più elegante. Voglio un vestito nuovo, un paio di scarpe lucide, una camicia, un cappello a cilindro e visto che ci sono anche un bel bastone da passeggio."

Il Grande Orso si recò così dal sarto di un villaggio vicino, che gli scucì la pelliccia e lo rivestì di tutto punto. Poi tornò nella foresta e si mise a passeggiare tra gli alberi, per farsi ammirare da tutti gli altri animali.

"Guarda, guarda!" disse il Cinghiale. "Il Grande Orso non ha più la sua pelliccia!"

"Guarda, guarda!" disse il Porcospino. "Il Grande Orso è diventato un damerino!"

"Oh, oh, oh!" disse il vecchio Merlo. "Senza pelliccia non andrà molto lontano!"

E svolazzando di ramo in ramo cominciò a seguirlo, perché era molto curioso.

Quando arrivò l'ora del pranzo il Merlo vide avvicinarsi il Grande Orso a un alveare. Il Grande Orso doveva avere davvero tanta fame. Perché sembrava che avesse dimenticato di non avere più la sua pelliccia. Così quando infilò la zampa dentro l'alveare per prendere il miele, uno sciame di api molto indispettite ne uscì fuori e lo punse sulla testa e sul collo.

"Ahi! Ohi! Povero me!" disse il Grande Orso, fuggendo a gambe levate. "Se avessi avuto la mia pelliccia le api non sarebbero mai riuscite a pungermi!"

E per liberarsi dell'Ape Regina che ancora lo inseguiva, si gettò nel fiume.

Ma l'acqua era fredda.

"Brrr! Brrr! Povero me!" disse il Grande Orso. "Se avessi ancora la mia pelliccia ora non batterei i denti!"

Per riscaldarsi pensò così di accendere un bel focherello. Ma appena l'ebbe acceso un venticello dispettoso che passava di lì ci soffiò sopra, sollevando un nugolo di scintille.

"Ahi! Ohi!" si lamentò il Grande Orso.

"Peggio per te!" gli disse il vecchio Merlo. "Se avessi avuto la tua pelliccia le scintille non sarebbero mai riuscite a bruciacchiarti le zampe!"

Fu così che il Grande Orso tornò dal sarto del villaggio e lo pregò di riprendersi il vestito e di ricucirgli addosso la sua vecchia pelliccia.

Quando poi quella sera il Grande Orso tornò nel bosco, il Cinghiale, il Porcospino e il vecchio Merlo lo accolsero con un gran sorriso.

"A ognuno il suo vestito, caro amico" gli dissero. "Agli uomini gli abiti eleganti e agli orsi la pelliccia!"


Il Drago e l'Uovo di Pasqua - primavera

C'era una volta un Drago che non aveva né moglie né figli e si sentiva tanto solo e tanto triste. Un giorno passò vicino a un villaggio dove si festeggiava la Pasqua e si fermò a guardare attraverso i vetri delle case.

- Ma guarda un po'! - si stupì, accorgendosi che tutti, grandi e piccini, avevano ricevuto in regalo un bell'Uovo. Qualcuno era colorato d'azzurro e d'argento. E qualcuno d'argento, d'oro e di tutti colori dell'arcobaleno. Ma la cosa più straordinaria era che ogni Uovo conteneva una sorpresa! Un giocattolino, un fermaglietto prezioso, due soldini di caramello o un pupazzetto morbido di pelouche.

"Perché nessuno mi ha mai regalato un Uovo con la Sorpresa?" si domandò il Drago, allontanandosi dal villaggio. E siccome aveva un cuore molto tenero, si sedette all'ombra di una montagna e pianse un po'.

"Forse" pensò "potrei trovare anch'io un Uovo tutto per me". E si mise a cercarlo dappertutto. Ispezionò le rive dei ruscelli e i prati fioriti. Cercò sotto i sassi, tra i rami degli alberi, in cima alle montagne e in fondo al mare profondo. Ma quando scese la sera di Uova con la Sorpresa non ne aveva trovato neppure uno, neppure uno piccino piccino.

E cosa avvenne proprio in quel momento?

Avvenne che una contadina distratta passò di lì e senza accorgersene lasciò cadere sull'erba un bell'uovo di gallina. Era un Uovo molto piccolo, a dire la verità, e non era neppure colorato.

"Be', meglio di niente", si accontentò il Drago. Prese l'Uovo, lo portò a casa e per tutta la notte stette lì a guardarlo. E così fece nei giorni e nelle notti successive, perché era così felice di possederlo che non si decideva a guardare cosa ci fosse dentro.

"Cosa ci sarà?" si domandava. "Un pallone? Una bicicletta? Un nuovo tavolo per la cucina? Oppure una casetta con un giardino, un albero di pere gialle, un pozzo e un'altalena?

Sino a che, una bella mattina, l'uovo si schiuse e cosa ne venne fuori?

La testolina gialla di un pulcino!

"Oh, oh!" disse il Drago. "Questa sì che è una sorpresa!"

"Oh, Oh!" disse il Pulcino. "Questa sì che è una sorpresa!" Saltò fuori dall'uovo, si guardò intorno e non vedendo nessun altro chiese al Drago: "Sei tu la mia mamma?"

Il Drago arrossì un po' e non seppe cosa rispondere.

"Sì! Sei tu la mamma!" si convinse il pulcino. E così dicendo gli saltò in braccio. Da quel giorno il Drago e il pulcino vissero sempre assieme. E quando a Primavera arrivava la Pasqua, si regalavano l'uno l'altro magnifiche Uova con la Sorpresa colorate d'azzurro, d'oro, d'argento e di tutti i colori dell'arcobaleno.

 

Pimpo Pantello che voleva dipingere il cielo - primavera

In una casetta vicino al bosco viveva una volta un pittore un po' matto che si chiamava Pimpo Pantello.

In un bel giorno di Primavera uscì di casa con il suo pennello.

"Non mi piace il colore di questi fiorellini gialli" disse. "Ora li coloro di azzurro". E poi: "Non mi piace il colore di questi sassolini bianchi. Ora li dipingo di azzurro". E ancora: "Non mi piace il colore di questi fili d'erba, ora li dipingo d'azzurro".

A Pimpo Pantello piaceva molto, il colore azzurro. Ma quando finì di colorare i fiori e i sassolini, i fili d'erba, i tronchi degli alberi, le foglie, i frutti e anche un povero scoiattolo che passava di lì, alzò lo sguardo verso il cielo e cosa vide?

Vide che anche il cielo era colorato di azzurro.

"Oh no!" disse Pimpo Pantello. "C'è troppo azzurro ora! Credo che dipingerò il cielo di rosso".

Be', dipingere il cielo di rosso, non è così facile.

Ma Pimpo Pantello non si perse d'animo. Prese una scala e ci salì sopra. Però il cielo stava troppo in alto e non ci arrivò.

"Allora" disse Pimpo Pantello "metterò sopra la scala una sedia". Ma anche con la sedia sopra la scala il suo pennello non arrivò a toccare il cielo.

Così mise sopra la sedia un'altra sedia. E poi un tavolo, una botte, un armadio, una cassapanca,  tre cuscini, un pentolone, un materasso e una vecchia ruota di carro.

E senza accorgersene si avvicinò un po' troppo al Sole.

"Cosa vuoi fare Pimpo Pantello?" gli chiese il Sole.

"Voglio dipingere il cielo di rosso" spiegò Pimpo Pantello. "Forse poi dipingerò anche te di un bel colore rosso acceso, come quello delle fragole di bosco."

Ora, dovete sapere che se c'è un colore che al Sole non piace proprio, quello è proprio il rosso.

"Tu non dipingerai un bel niente!" disse così il Sole. E subito chiamò in aiuto il suo amico il Vento. E il Vento soffiò e soffiò sin quando Pimpo Pantello perse l'equilibrio e... patapunfete! Ruzzolò per terra seguito dalla ruota di carro, dal materasso, dal pentolone, dai cuscini, dalla cassapanca, dall'armadio, dalla botte, dal tavolo, dalle sedie e dalla scala!

Proprio un bel ruzzolone, ve lo dico io!

Dopo di che il Sole chiamò una Nuvoletta che con un po' di pioggerellina ripulì tutto ciò che Pimpo Pantello aveva dipinto d'azzurro.

Da quel giorno Pimpo Pantello dipinse solo bellissimi quadri che appendeva alle pareti della sua casetta. E in tutti i quadri il cielo era colorato come si deve: con un bel colore azzurro di Primavera e neanche un po' di rosso. (continua)


Home