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Capitolo secondo: dall'Iran alla Grecia

 

   In quel paese in cui il sole sorge dietro una montagna scura, c'è una città grande e meravigliosa, ricca di cavalli. Tanti secoli fa tutte le nazioni della terra viaggiavano verso quella città, a cavallo, a dorso di cammello, a piedi...
Tutti vi trovavano rifugio e accoglienza... C'erano pure alcune nostre bande. Il sovrano di quella città li accoglieva con favore... Vedeva che i loro cavalli erano ben curati e propose loro di stabilirsi nel suo impero. I nostri padri accettarono e piantarono le loro tende nelle verdi praterie. Là vissero a lungo, contemplando con riconoscenza l'azzurra tenda dei cieli... Ma il Destino e gli spiriti del male vedevano con dispiacere la felicità del popolo dei Rom. Allora mandarono in quelle contrade serene i malvagi cavalieri Khutsi, che appiccarono il fuoco alle tende del popolo felice e, dopo aver passato gli uomini a fil di spada, ridussero in schiavitù le donne e i bambini.Tuttavia molti riuscirono a fuggire e da allora non osano più sostare a lungo nello stesso posto.

leggenda zingara 

Zott, Luri, Ghagar

Secondo G. Macaluso, alcune Cronache Bizantine risalenti all'835 parlano di diversi raggruppamenti umani presenti allora in Cilicia, nell' Anatolia Sudorientale, che avrebbero avuto tutte le caratteristiche proprie delle prime tribù zingare.
Questa fonte però non è mai stata considerata attendibile da molti storici perché ritenuta imprecisa e perché forse faceva riferimento a diverse popolazioni.
Così la fonte ritenuta unanimemente valida, resta quella dello storico arabo Hamzah d'Hispahan (Hamzah Ibn Hasan-al-Isfalani) che, pressapoco nell'anno 950, scrive la sua Storia dei Re di Persia. Nel testo dello storico arabo si racconta di come il Re Behràm-Gor, che amava a tal punto il suo popolo da permettergli di dedicare solo metà giornata al lavoro, riservando l'altra metà alle feste e ai divertimenti, si rammaricasse accorgendosi che i musicisti presenti nel suo Paese non bastavano a rallegrare tutti coloro che ne avevano necessità.
Behràm-Gor allora pensò bene di chiedere aiuto al Re d'India che, da parte sua, provvide immediatamente ad inviargli dodicimila musicisti Zott.
Alcuni decenni dopo il racconto dello storico, la stessa storia, ma con alcune variazioni, viene riportata dal poeta persiano Firdusi nel suo poema epico Shah-Nameh, o Libro dei Re, che narra le vicende dell'Iran dalle sue origini sino alla conquista islamica (VII sec.).
Questa volta i musici e i giocolieri giunti dall'India non sono più gli Zott ma i diecimila Luri che, nel 420 a.c., vengono inviati a Behràm-Gor da suo suocero Re Shengùl di Camboya. I Luri, o Luli, che erano abilissimi nella difficile arte del liuto, in cambio delle loro prestazioni, ricevettero dal sovrano una grande quantità di buoi, asini e frumento, in modo che, se lo avessero realmente desiderato, si sarebbero potuti trasformare in agricoltori, cioè sedentari.
Ma i musici ben presto mangiarono tutti i buoi e consumarono tutto il frumento; così non restò loro che tornare dal Re a chiedere perdono e aiuto. Behram-Gor non li perdonò affatto, anzi li cacciò per sempre condannandoli al nomadismo.
Così scrisse Firdusi nel Shah-Nameh: ... vanno pel mondo i musici raminghi, il viver gramo intenti a sostener. Di via compagni e compagni di tetto han lupi e cani.
Per quanto le opere di Hamzah e di Firdusi siano considerate in parte attinenti alla storia e in parte ad una leggenda del tutto letteraria, testimoniano comunque che, già molto tempo prima del decimo secolo, un popolo di origine indiana era noto in Persia per le proprie capacità musicali e per la poca attitudine alla stanzialità.
Sul soggiorno degli Zingari in Persia, che sicuramente si è sviluppato in periodi di tempo assai lunghi, testimoniano, ancora una volta, gli studi di linguistica comparata. Il vocabolario di questi gruppi, e probabilmente si trattava di differenti tribù con differenti parlate, si contaminò e si arricchì di svariati termini persiani.
Diversi di questi termini risultano essere ancora presenti nelle parlate degli Zingari europei, come Darav (mare) o Vés (Vos = bosco nel dialetto xoraxané dei Roma presenti in Italia).
Gli Zingari che vivevano in Persia, secondo John Sampson, autore di «On the Ori gin and early Migrations of the Gypsies», si divisero ad un certo punto della loro storia in due diversi gruppi che si distinguevano per il modo di pronunciare alcuni suoni: gli Zingari Ben e gli Zingari Phen.
Dei Ben ancora oggi si sa poco o nulla: vennero chiamati Kurbat (vagabondi) in Siria e Zott nelle vicinanze della Palestina. A questi ultimi si riferirebbero forse le Cronache Bizantine: un gruppo di essi sarebbe stato fatto prigioniero, ridotto in stato di schiavitù e poi condotto all'interno dell'Impero.
L'unica cosa certa è che i Ben si diffusero in Asia Occidentale: la loro presenza è stata documentata con certezza in Iran e nello Yemen. In Egitto, chiamati Ghagar, vennero individuati nel XVI secolo, all'interno della valle del Nilo, da Pierre Belon.
Gli Zingari chiamati da Sampson Phen Gypsies, si sarebbero allontanati invece dalla Persia dopo l'invasione araba, procedendo poi verso l'Armenia, dove acquisirono altri nuovi vocaboli (Grast = cavallo, Grah nell'attuale xoraxané).
Dalla zona transcaucasica, forse addirittura sin dall'XI secolo, quando Bisanzio combatteva contro gli eserciti dei Turchi Selgiuchidi, presero a spostarsi verso l'Occidente e questo esodo si fece via via sempre più imponente.
Quando Simeon Simeonis e Ugo l'Illuminato li incontrano per la prima volta nell'isola di Creta, secondo il De Foletier termina per sempre la loro preistoria e inizia quella Storia che ancora oggi si tenta faticosamente di ricostruire. Dall'isola di Creta si sparsero poi verso Cipro, Rodi e Corfù. Qui, nel 1386, il Governatore di Venezia, tanto erano numerosi, concesse loro diversi privilegi: confermò in pratica i diritti acquisiti da un vero e proprio feudo, il Feudum Acinganorum, istituito in precedenza dagli Angioini e governato da un capo militare, il Drungarius.
Tutti gli Zingari del feudo erano sottomessi al Barone che, quale tributo, riceveva quindici aspri e una gallina per ogni adulto che avesse famiglia. Il pagamento di questi tributi avveniva nel corso di una cerimonia che si ripeteva tre volte all'anno, in maggio, in agosto e per il Capodanno.
Si tratterà probabilmente di una coincidenza, dato che le ricorrenze religiose zingare si sono poi accresciute attraverso il contatto con altre popolazioni, spesso uniformandosi ad esse, ma, oggi, nei gruppi Roma di origine slava presenti in Italia, si festeggiano proprio gli stessi periodi dell'anno: il Gurgevdan, o Festa di Primavera (in maggio), la Festa di Mezza estate (in agosto), e il Capodanno, che è ricorrenza ugualmente importante.
Il maggior insediamento nel Peloponneso era forse quello di Modon, nella Morea sud-occidentale, che, secondo il Colocci, fece dire allo scrittore bizantino Mazonis che gli Acingani erano ormai diventati la maggioranza della popolazione.
I territori intorno a Modon venivano chiamati «Terre del Piccolo Egitto», forse a causa di una non comune fertilità delle campagne.
Questo insediamento mantenne la sua importanza per diversi secoli: la sua gente viveva in capanne dal tetto di canne, esercitava il mestiere di calzolaio, o di fabbro (utilizzando il doppio mantice di chiara origine indiana), ed appariva, tutto sommato, abbastanza povera.
Prima delle successive migrazioni verso il cuore dell'Europa, la gente di Modon e degli altri insediamenti zingari nell'area del Peloponneso, attinse dal greco numerosissimi vocaboli: Drom, la strada, la parola forse più emblematica del popolo Rom, è appunto di origine greca.
Da queste regioni, a partire dagli inizi del '400, gli abitanti del Piccolo Egitto e presumibilmente anche quelli che risiedevano in altre zone limitrofe, ripresero il loro secolare cammino. All'inizio forse non si trattò di una vera e propria migrazione, bensì di qualche timido approccio teso più che altro a saggiare la vivibilità dei nuovi sconosciuti territori, dei quali, sicuramente, essi avevano già sentito parlare dai viaggiatori italiani, francesi, spagnoli, tedeschi e inglesi che avevano visitato il Peloponneso.
Il Colocci riporta una delle prime descrizioni di queste carovane in cammino: «Re, principi e capi a cavallo e la turba in confusione dietro di essi, scalza e a capo nudo...».
Le speranze che questi primi gruppi dovevano nutrire in una nuova vita in Occidente dovevano essere davvero grandi e altrettanto lo erano i rischi verso i quali sarebbero andati incontro.
Alcuni altri gruppi, che già da tempo vivevano in Valacchia e in Moldavia, erano stati ridotti in schiavitù: quaranta intere famiglie di Atsingani vennero donate nel 1370 da Vladistas di Valacchia ai Monastero di Sant'Antonio, vicino a Voditza. Donazione che venne poi confermata una quindicina di anni più avanti dal Voivoda Mircea I, nipote di Vladistas.
Ma gli Zingari che si misero in cammino sembravano piuttosto capaci di discernere le zone pericolose da quelle che sembravano essere più accoglienti.
Questa buona accoglienza, quando si verificò, durò però per poco tempo.
Poi, dappertutto, iniziarono le persecuzioni.