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I sommersi
Il 20 ottobre 1945 iniziò il Processo di Norimberga:
imputati i criminali di guerra nazionalsocialisti. Un anno più tardi, nei
dispositivi di sentenza, soltanto poche righe ricordavano lo sterminio
del Popolo zingaro: « I gruppi di azione ricevettero l'ordine di fucilare gli Zingari. Non fu
fornita nessuna spiegazione circa il motivo per cui questo popolo
inoffensivo, che nel corso dei secoli ha donato al mondo, con musica e
canti, tutta la sua ricchezza, dovesse essere braccato come un animale
selvaggio. Pittoreschi, negli abiti e nelle usanze, essi hanno dato svago
e divertimento alla società, l'hanno talvolta stancata con la loro
indolenza. Ma nessuno mai li ha condannati come una minaccia mortale per
la società organizzata, nessuno tranne il nazionalsocialismo, che per
bocca di Hitler, di Himmler, di Heydrich, ordinò la loro eliminazione».
In queste poche frasi della sentenza, nella quale si mostra peraltro di
ignorare la Storia degli Zingari in Europa e le persecuzioni avvenute in
passato, c'è tutta la povertà d'indagine, l'indifferenza è la
superficialità con le quali il tentativo di genocidio zingaro è stato
sbrigativamente ignorato non solo dai tribunali di guerra ma anche dalla
stragrande maggioranza degli storici che ricostruirono il fenomeno
hitleriano.
Sicuramente ciò è dovuto, almeno in parte, al fatto che gli Zingari,
gente per la gran parte nomade, non ha mai avuto una Storia facilmente
ricostruibile e, di conseguenza, anche le operazioni di sterminio che su
essi si abbatterono ebbero come unici riscontri o le testimonianze dirette
o i pochi documenti nazisti che si salvarono dalla distruzione.
Ma io credo che questo scarso impegno degli storici sia dovuto, anche e
soprattutto, al fatto che pochi di essi furono realmente interessati a
questa parte della Storia che, ancora oggi, resta in gran parte
«sommersa», tutta da «salvare», tutta da ricostruire.
Eppure la ricomposizione di questa parte della Storia, la
messa in risalto di ciò che successe ai Rom, potrebbe essere di grande
aiuto per un'analisi più completa del fenomeno nazionalsocialista sin
dalle sue origini.
Quando oggi si disquisisce dell'ideologia nazista, e dei sui tentativi di
genocidio, si accentra l'attenzione sul massacro del Popolo ebreo. E ciò
è corretto se, oltre la quantità numerica dello sterminio, si pensa a
quanto furore, a quanta spietata volontà di morte, a quanta mostruosa
sapienza tecnologica vennero impiegate dai tedeschi nella loro opera che
colpì, primi fra tutti, proprio gli Ebrei.
Tuttavia ciò può portare facilmente ad un grave errore: l'odio verso gli
Ebrei, che si nutriva degli incubi mistico-demoniaci, politici ed
economici della Germania post-Weimar, sembra quasi diventare la
motivazione prima di un razzismo che invece aveva ben altre basi
ideologiche e scientifiche e che per questo era infinitamente più
pericoloso. Questo errore è sicuramente dovuto anche al fatto che ciò
che sin ora si è posto in primo piano è stato l'aspetto politico del
nazionalsocialismo, interpretato come una macchina di sopraffazione
perfettamente organizzata, capace di rielaborare, tutt'al più in maniera
rozza e imperfetta, l'ideologia germanica preesistente e di piegare ai
suoi voleri la scienza e la tecnologia.
In realtà, e la storia dell' eccidio degli Zingari lo dimostra (poiché
esiste un filo continuo tra le persecuzioni avvenute prima e dopo
l'avvento di Hitler), la vera essenza dell'inenarrabile, della
mostruosità ideologica, sonnecchiava all'interno del mondo culturale e
scientifico germanico, pronta a risvegliarsi e a trovare braccia e gambe
che l'avrebbero fatta forte e portata lontano.
Come separare il «dopo», da tutto quanto ben «prima» era stato
teorizzato? Come dissociare il mito della storica missione della Deutsche
Nation di Fichte, i deliri di purezza razziale di Jahn, il fanatismo
intellettuale del Circolo di Bayreuth, l'Alldeutschtum (il pan germanismo)
di Von Treitschke, l'orrida prevvegenza di Ploetz, da tutto quello che poi
successe?
Benno Miiller-Hill, Direttore dell'Istituto di Genetica all'Università di
Colonia, muovendosi su un terreno infidamente minato per l'ostracismo
manifestato dal mondo accademico tedesco, ha ricostruito dall'interno, dal
mondo degli antropologi, degli eugenisti e degli psichiatri, il massacro
razziale degli Zingari e delle altre razze, o categorie della propria
razza, ritenute inferiori.
L'analisi dello scienziato tedesco non può non riportare alla memoria
quanto da altri già espresso sul nostro Lombrosismo, e su quanto esso
avrebbe potuto rivelarsi letale, se non si fosse sviluppato all'interno di
una cornice culturale che aveva già in sé gli anticorpi scientifici e
filosofici atti a contrastarlo.
Benno Miiller-Hill, chiedendosi perché lo sterminio degli Zingari, degli
Ebrei e dei malati di mente fosse avvenuto proprio in Germania e non negli
altri stati fascisti (se non per contagio), trova questa risposta: «La
Germania apparteneva ai paesi che erano guide mondiali nel campo della
scienza e dell'industria. La psichiatria e l'antropologia erano ancora le
migliori e le più sviluppate. (...) Quando Hitler prese il potere,
psichiatri ed antropologi ne furono entusiasti, poiché vedevano in lui il
realizzato re e il promotore delle loro idee».
Alla sua cronaca degli eventi, in relazione al primo periodo del Novecento
tedesco, mancano però un preambolo e una data importante: la Germania è
sempre stata la nazione nella quale gli Zingari sono stati assoggettati,
repressi o trucidati più che in altre parti d'Europa e già nel 1899, a
Monaco di Baviera, esisteva uno specifico Ufficio di Polizia che si
occupava esclusivamente di loro e che poi si trasformò nella Centrale
Nazionale delle questioni zingare.
Queste, tra le altre, alcune delle date ritenute fondamentali da Benno Muller-Hill:
- 1900: vengono riscoperti i lavori di Mendel. Gli scienziati tedeschi
credono di trovare conferme sull' eredità di intelligenza e patologia
attraverso la genetica mendeliana. «Essi pensano che sarebbe loro compito
impedire l' aumento sia delle razze inferiori che degli inferiori della
propria razza, onde evitare l'imminente tramonto della cultura europea»4;
- 1904: fondazione degli Archivi per le razze e per la biologia sociale;
- 1905: fondazione dell' Associazione per l'igiene razziale;
- 1920: il giurista Binding e lo psichiatra Hoche pubblicano il libro «La
liceità di terminare la vita indegna di essere vissuta»;
- 1923: Adolf Hitler, in carcere dopo il putsch di Monaco, legge il libro
di Baur-Fischer-Lenz «Eredità nell'uomo e igiene razziale», dal quale
trae spunto per l'idea razziale esposta in «Mein Kampf»;
- 1927: viene fondato a Berlino il KWI (Kaiser Wilhelm Institut) per
1'antropologia, la genetica e l'eugenica;
- 1932: si raccomanda una legge (l' Eugenica per il benessere del popolo)
tesa alla sterilizzazione degli inferiori;
- 1933: il ministro della Giustizia Guertner sollecita una legge che
proibisca i matrimoni interrazziali;
- 1933: l'antropologo Fischer, eletto rettore dell'Università di Berlino,
definisce la politica del Governo come politica biologico-demografica,
cura dell'importanza vitale dell' eredità e della razza e orientata alla
selezione e all'eliminazione;
- 1934/35: presso il KWI si tiene il primo corso in antropologia per i
medici delle SS;
- 1936: il ministro degli Interni ordina un rilevamento di biologia
ereditaria;
- 1936: lo psicologo e psichiatra R. Ritter inizia, con l'appoggio della
Società Tedesca per la Ricerca, presso il Centro di Igiene Razziale e di
Ricerche politico-demografiche, il lavoro sugli Zigani;
- 1938: Ritter riceve un contributo di 15.000 marchi per i suoi studi
sulla asocialità e sulla biologia degli ibridi (Zigani ed Ebrei);
- 1938: si discute la possibilità di una legge che preveda la
sterilizzazione e il Campo di Concentramento per tutti gli asociali;
- 1939: 10 settembre, Ritler inizia la seconda guerra
mondiale.
In tutto questo periodo i contatti tra scienziati e uomini di potere si
mantennero ovviamente molto stretti. Scienza e politica, ed era la seconda
a trovare nella prima l'oggettività e la credibilità ideologica delle
quali abbisognava e per le quali non era sufficiente la sola volontà di
potenza, si trovarono unite nel progetto di sterminio.
Un progetto di sterminio che, prima ancora che sugli Ebrei e sugli
Zingari, si abbatté sui diversi della stessa razza tedesca: i malati di
mente e i disabili gravi vennero uccisi a decine di migliaia grazie ad
apposite istruzioni su quello che Ritler chiamava «diritto
all'eutanasia».
Sugli Zigani, che non scatenavano nella borghesia nazista incubi di natura
mistico-religiosa, né appetiti economici, né tanto meno fobie di tipo
politico (Ebrei=comunisti), si perpetrò l'accusa di costituire una razza,
sì di origine indo-ariana, ma ormai impura e del tutto inutile e
asociale.
Gli studi del prof. Ritter e della sua assistente Eva Justin, dovevano
dimostrare che i 30.000 Zigani tedeschi, dei quali solo 5.000 ancora
nomadi, erano ormai divenuti un gruppo razziale «ibrido» e perciò
destinato all' eliminaZIOne.
Questa la classificazione che Ritter e Justin fecero degli Zigani
tedeschi:
- Z = zingaro puro;
- ZM = zingaro meticcio;
- ZM 1 = metà zingaro e metà tedesco;
- ZM2 = metà ZMl e metà tedesco;
- ZM+ = zingaro più che a metà;
- ZM- = tedesco più che a metà;
- NZ = non zingaro.
Il 20 gennaio 1940 il prof. Ritter scrive che «gli Zigani non erano
affatto Zigani, bensì ibridi con il sottoproletariato dei criminali e
degli asociali tedeschi». (...) «... si rivelò la possibilità di
constatare che più del 90% dei cosiddetti Zigani indigeni siano degli
ibridi. Ne segue che per un incrocio razziale indigeno, gli Zigani si
mescolano prevalentemente con vagabondi, asociali, criminali ed a causa di
ciò si è prodotto un sottoproletariato di Zigani e vagabondi, che è
costato allo Stato somme incalcolabili per l'assistenza. (...) Come
ulteriore risultato della ricerca, abbiamo osservato che gli Zigani sono
del tutto primitivi dal punto di vista etnologico, ed il loro ritardo
spirituale li rende incapaci all'adattamento sociale. (...) La questione
zigana potrà dunque considerarsi risolta, solo quando il grosso degli
ibridi zigani, asociali e fannulloni, sarà riunito in grandi campi mobili
di lavoro, e quando l'ulteriore aumento di questa popolazione mista sarà
definitivamente impedito. L'istinto di ricerca sull'igiene razziale è
già oggi capace di esprimersi oggettivamente sul grado di mescolanza e
sul valore ereditario di ogni singolo così detto Zigano, cosicché per la
messa in atto di misure di igiene razziale non ci sono più problemi... »
Ma già nel 1936, secondo Mirella Karpati, erano
cominciate le misure di igiene razziale.
Convogli di Zigani erano stati inviati nel Campo di Concentramento di
Dachau: era iniziata la soluzione finale.
Con l'inizio della guerra le deportazioni si fecero più massicce e, in
ogni nazione occupata dall'esercito tedesco, la sorte degli Zingari era
segnata: o il Campo di Concentramento o la fucilazione sul posto.
Le popolazioni dei territori occupati, soprattutto quelle dell'Est,
vennero suddivise in quattro categorie (in previsione del successivo
sterminio dei Polacchi e dei Russi), I, II, III, IV: a quest'ultima,
quella destinata ad una morte «sul posto», appartenevano gli Zingari.
La maggior parte delle vittime del massacro moriranno per le strade, nei
villaggi distrutti, negli accampamenti dati alle fiamme dai gruppi di
assalto.
In Serbia la questione zingara venne risolta definitivamente: nazisti e
ustascia, tra quelli che non erano riusciti a fuggire, non ne lasciarono
vivo nemmeno uno. Tra i Roma residenti a Cagliari qualche anziano ricorda
ancora la fama dell'ustascia Artukovic, noto per la sua collezione di
occhi strappati ai bambini e alle donne zingare.
I massacri si estesero anche ai Balcani, in Olanda, in Belgio.
In Norvegia sopravvissero solo alcune decine di Zingari. In Francia
vennero allestiti decine di Campi di Concentramento. In Italia alcuni
Campi vennero costruiti vicino a Campobasso, nei pressi di Teramo, Bolzano
e Cosenza.
Secondo Mirella Karpati un Campo di raccolta venne progettato anche in
Sardegna, a Perdasdefogu, al quale sarebbero stati destinati gli Zingari
della Venezia Giulia: testimonianze orali lo confermerebbero ma non è
stata trovata alcuna traccia documentale.
Si è calcolato che all'interno dei Campi di Concentramento in Germania e
in Polonia perirono circa 520.000 Zingari8.
Kenrick e Puxon, che dell' eccidio danno ancora un' altra valutazione
numerica, parlano, tra gli altri, di 25.500 deportati dalla Croazia,
40.000 dalla Francia, 20.000 dalla Germania, 100.000 dall'Ungheria, 25.000
dall'Italia, 50.000 dalla Polonia, 300.000 dalla Romania, 80.000 dalla
Slovacchia, 200.000 dalla Russia, etc.9 Il numero esatto degli Zingari
deceduti nel corso della seconda guerra mondiale probabilmente non si
conoscerà mai, ma, cifre a parte (c'è chi ha parlato di
800.000/1.000.000 di morti), il piccolo Popolo degli Uomini rischiò
davvero la definitiva scomparsa dal continente europeo.
Nel corso di tutta la guerra parecchi degli sfortunati che finirono nei
Campi di Concentramento, prima di essere inviati alle camere a gas,
vennero utilizzati per esperimenti scientifici di varia natura.
A Dachau, già nel 1938, 2.000 Zigani tedeschi vennero sottoposti ad
esperimenti sul freddo e sul paludismo. A Buchenwald vennero impiegati in
esperimenti sul tifo: gli si inoculava la malattia e poi si studiavano le
reazioni sino al sopravvenire della morte. A Natzweiler-Stutthof Zingari
francesi, cechi, polacchi ed ungheresi furono le cavie per gli esperimenti
della società di studi sull' ereditarietà.
Ad Auschwitz un certo prof. Clauberg praticava la sterilizzazione tramite
iniezioni intrauterine di formaldeide.
Sempre nello stesso campo di concentramento venne inviato, il 30 maggio
1943, il prof. J. Mengele, dottore in medicina ed in filosofia,
proveniente dall'Ufficio principale per la razza e gli insediamenti di
Berlino.
Il suo compito era quello di portare avanti due diversi progetti sulle
«proteine specifiche» e sul colore degli occhi, dietro ordine ed in
collaborazione con il prof. Werschuer, Direttore del KWI per
l'antropologia.
Suo assistente era il dottor Nyiszli, un ebreo prigioniero che si salvò
dalla morte e che più tardi, al processo di Norimberga, potrà
testimoniare contro Mengele: raccontò, tra le altre atrocità, di aver
preparato lui stesso gli occhi eterocromatici di quattro coppie di gemelli
zingari trucidati poco prima.
Gli studi di Mengele vertevano soprattutto sui gemelli e sui nani.
I poveretti venivano misurati, poi uccisi e dopo ancora sezionati dallo
schiavo-carnefice Nyiszli: «Dovevo togliere tutti gli organi di possibile
interesse scientifico, in modo che il dotto Mengele potesse studiarli.
Quelli che potevano interessare l'Istituto di antropologia in
Berlino-Dahlem, venivano fissati in alcool. Tali parti venivano
appositamente imballate, per essere spedite attraverso la posta. (...) I
Direttori dell'Istituto di Berlino-Dahlem ringraziavano sempre vivamente
il dotto Mengele per questo materiale raro e prezioso».
Mengele fece ogni tipo di esperimenti sugli Zigani ed in particolare sui
gemelli monozigotici e dizigotici.
Terminata la guerra Mengele fu uno degli scienziati che riuscì a
sottrarsi alla giustizia. Qualcun altro venne condannato dal Tribunale di
Norimberga, altri ancora, la stragrande maggioranza, ripresero la loro
normale attività accademica e qualcuno fece anche fortuna.
Eva Justin, collaboratrice di Ritter, dopo la guerra divenne «addetta di
previdenza sociale». H. Grebe, assistente di Verschuer al KWI per
l'antropologia, sarà nominato professore incaricato a Marburgo e
successivamente diventerà presidente della Lega tedesca Medici Sportivi.
Heinze, perito per l' eutanasia, divenne nel 1953 capo dell' Ambulatorio
di psichiatria giovanile nell'ospedale di Wunstdorf.
F. Lenz, uno degli autori del libro che ispirò Hider nella sua politica
razziale e già Capodivisione del KWI per l'antropologia, divenne
professore straordinario a Gottinga. Konrad Lorenz, che nel 1940 aveva
auspicato l'eliminazione degli asociali ad opera dei medici popolari,
vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1973 ed oggi lo si ricorda come
uno dei padri dell' etologia.
Il prof. Verschuer, capo di Mengele, divenne ordinario di genetica umana
all'Università di Mlinster.
H. Muckermann, prima Capodivisione del KWI, dopo la guerra fu reintegrato
nel ruolo e più avanti formò un gruppo di ricercatori che, in ambito
antropologico, ripresero i loro lavori. Uno dei temi indagati alcuni anni
dopo la guerra fu «lo sviluppo somatico e psichico nei meticci
europei-negri».
Il prof. Fischer, direttore del KWI per l'antropologia dal 1927 al 1942,
andò tranquillamente in pensione. Sua figlia Gertrud così lo descrive a
MiillerHill: «Mio padre era un uomo tenero. Di fini sentimenti. (...) Un
pezzo di salsiccia di Lione e un quartuccio, era tutto quello che voleva».
Difficile riconoscere in quest'uomo lo scienziato che nel marzo 1943 così
scriveva su Deutsche Allgemeine Zeitung: «È una rara e straordinaria
fortuna, per una disciplina di per sé teorica, quando essa si trova a
fiorire in un periodo in cui l'opinione generale le si fa incontro con
riconoscimenti, anzi, in cui perfino i suoi risultati pratici sono
benvenuti, e presi a base di misure statali.
Quando il nazionalsocialismo ha trasformato anni fa non solo lo Stato, ma
anche l'opinione generale, la genetica si trovò ad essere abbastanza
matura, da offrirgli una base».
Miiller-Hill, di fronte al mondo scientifico tedesco che dopo la tragedia
rientrò compatto nei ranghi, negando ogni responsabilità diretta negli
stermini di massa, ha scritto che «Il sangue versato è stato dimenticato
con un 'intensità proporzionale ai milioni di volte in cui è stato
versato. La storia recente dell' effetto di queste discipline umane
(1'antropologia e la psichiatria, NdA) che si sono appropriate del
pensiero genetico è da capogiro, e piena di crimini come un incubo. Da
questo incubo molti genetisti, antropologi e psichiatri sono scivolati nel
profondo sonno dell'oblio>>.
Quando lo studioso intervistò i padri scientifici del razzismo nazista
ancora rimasti in vita, o i loro collaboratori, la risposta fu unanime:
non sapevano nulla dei massacri e si consideravano scienziati «puri».
Il prof. Wolfang Abel, Capodivisione del KWI per l'antropologia,
intervistato a Mondsee in merito alla soluzione finale riservata agli
Zigani, risponde:
«Ma ce ne sono ancora tanti!».
Il dott. Helmut v. Verschuer, figlio del prof. Otmar, intervistato a
proposito del rapporto di collaborazione tra suo padre e Mengele, rispose
così: «Me lo ricordo come un tipo amichevole. All'Istituto, a causa
della sua bontà umana, le signore gli avevano dato il nomignolo di Padre
Mengele».
«Padre Mengele».
Lo stesso che uccideva i piccoli gemelli zingari con un'iniezione
intracardiaca per poterne prelevare gli occhi e che al dr. Nyiszli, che
gli chiedeva quando sarebbe finito lo sterminio, rispondeva: «Amico mio!
Continua sempre, sempre!». |