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Capitolo quarto: lo sterminio nazista

 

(...) Il piccolo era una bellezza. Indossava una sontuosa uniforme bianca costituita da lunghi pantaloni bianchi dalla riga ben stirata, una giacca con i bottoni d'oro, una camicia da uomo e una cravatta. Noi fissavamo come stregate quel bambino stupendo. (...) «Mostra loro come balli il Kozak» disse Mengele e iniziò a battere ritmicamente le mani. Il piccolo allora iniziò a scalciare i talloni pur mantenendo la posizione seduta. Era stupefacente.
«E ora canta una canzone».
Il piccolo cantò un'ammaliante melodia zingara. Noi continuavamo a stare sull'attenti mentre il bambino si esibiva di fronte a Mengele. Era evidente che a Mengele piaceva. (...) È strano, ma in mezzo a tutta questa carneficina noi riuscivamo a chiederei solo una cosa: Mengele aveva intenzione di salvare quel bambino bellissimo dalla camera a gas? Ma il giorno dopo egli sfilò per il Campo senza il piccolo zingaro...

testimonianza da Auschwitz (da Storie e fiabe degli zingari di D. Tong-Guanda)

I sommersi

Il 20 ottobre 1945 iniziò il Processo di Norimberga: imputati i criminali di guerra nazionalsocialisti. Un anno più tardi, nei dispositivi di sentenza, soltanto poche righe ricordavano lo sterminio del Popolo zingaro: « I gruppi di azione ricevettero l'ordine di fucilare gli Zingari. Non fu fornita nessuna spiegazione circa il motivo per cui questo popolo inoffensivo, che nel corso dei secoli ha donato al mondo, con musica e canti, tutta la sua ricchezza, dovesse essere braccato come un animale selvaggio. Pittoreschi, negli abiti e nelle usanze, essi hanno dato svago e divertimento alla società, l'hanno talvolta stancata con la loro indolenza. Ma nessuno mai li ha condannati come una minaccia mortale per la società organizzata, nessuno tranne il nazionalsocialismo, che per bocca di Hitler, di Himmler, di Heydrich, ordinò la loro eliminazione».
In queste poche frasi della sentenza, nella quale si mostra peraltro di ignorare la Storia degli Zingari in Europa e le persecuzioni avvenute in passato, c'è tutta la povertà d'indagine, l'indifferenza è la superficialità con le quali il tentativo di genocidio zingaro è stato sbrigativamente ignorato non solo dai tribunali di guerra ma anche dalla stragrande maggioranza degli storici che ricostruirono il fenomeno hitleriano.
Sicuramente ciò è dovuto, almeno in parte, al fatto che gli Zingari, gente per la gran parte nomade, non ha mai avuto una Storia facilmente ricostruibile e, di conseguenza, anche le operazioni di sterminio che su essi si abbatterono ebbero come unici riscontri o le testimonianze dirette o i pochi documenti nazisti che si salvarono dalla distruzione.
Ma io credo che questo scarso impegno degli storici sia dovuto, anche e soprattutto, al fatto che pochi di essi furono realmente interessati a questa parte della Storia che, ancora oggi, resta in gran parte «sommersa», tutta da «salvare», tutta da ricostruire.

Eppure la ricomposizione di questa parte della Storia, la messa in risalto di ciò che successe ai Rom, potrebbe essere di grande aiuto per un'analisi più completa del fenomeno nazionalsocialista sin dalle sue origini.
Quando oggi si disquisisce dell'ideologia nazista, e dei sui tentativi di genocidio, si accentra l'attenzione sul massacro del Popolo ebreo. E ciò è corretto se, oltre la quantità numerica dello sterminio, si pensa a quanto furore, a quanta spietata volontà di morte, a quanta mostruosa sapienza tecnologica vennero impiegate dai tedeschi nella loro opera che colpì, primi fra tutti, proprio gli Ebrei.
Tuttavia ciò può portare facilmente ad un grave errore: l'odio verso gli Ebrei, che si nutriva degli incubi mistico-demoniaci, politici ed economici della Germania post-Weimar, sembra quasi diventare la motivazione prima di un razzismo che invece aveva ben altre basi ideologiche e scientifiche e che per questo era infinitamente più pericoloso. Questo errore è sicuramente dovuto anche al fatto che ciò che sin ora si è posto in primo piano è stato l'aspetto politico del nazionalsocialismo, interpretato come una macchina di sopraffazione perfettamente organizzata, capace di rielaborare, tutt'al più in maniera rozza e imperfetta, l'ideologia germanica preesistente e di piegare ai suoi voleri la scienza e la tecnologia.
In realtà, e la storia dell' eccidio degli Zingari lo dimostra (poiché esiste un filo continuo tra le persecuzioni avvenute prima e dopo l'avvento di Hitler), la vera essenza dell'inenarrabile, della mostruosità ideologica, sonnecchiava all'interno del mondo culturale e scientifico germanico, pronta a risvegliarsi e a trovare braccia e gambe che l'avrebbero fatta forte e portata lontano.
Come separare il «dopo», da tutto quanto ben «prima» era stato teorizzato? Come dissociare il mito della storica missione della Deutsche Nation di Fichte, i deliri di purezza razziale di Jahn, il fanatismo intellettuale del Circolo di Bayreuth, l'Alldeutschtum (il pan germanismo) di Von Treitschke, l'orrida prevvegenza di Ploetz, da tutto quello che poi successe?
Benno Miiller-Hill, Direttore dell'Istituto di Genetica all'Università di Colonia, muovendosi su un terreno infidamente minato per l'ostracismo manifestato dal mondo accademico tedesco, ha ricostruito dall'interno, dal mondo degli antropologi, degli eugenisti e degli psichiatri, il massacro razziale degli Zingari e delle altre razze, o categorie della propria razza, ritenute inferiori.
L'analisi dello scienziato tedesco non può non riportare alla memoria quanto da altri già espresso sul nostro Lombrosismo, e su quanto esso avrebbe potuto rivelarsi letale, se non si fosse sviluppato all'interno di una cornice culturale che aveva già in sé gli anticorpi scientifici e filosofici atti a contrastarlo.
Benno Miiller-Hill, chiedendosi perché lo sterminio degli Zingari, degli Ebrei e dei malati di mente fosse avvenuto proprio in Germania e non negli altri stati fascisti (se non per contagio), trova questa risposta: «La Germania apparteneva ai paesi che erano guide mondiali nel campo della scienza e dell'industria. La psichiatria e l'antropologia erano ancora le migliori e le più sviluppate. (...) Quando Hitler prese il potere, psichiatri ed antropologi ne furono entusiasti, poiché vedevano in lui il realizzato re e il promotore delle loro idee».
Alla sua cronaca degli eventi, in relazione al primo periodo del Novecento tedesco, mancano però un preambolo e una data importante: la Germania è sempre stata la nazione nella quale gli Zingari sono stati assoggettati, repressi o trucidati più che in altre parti d'Europa e già nel 1899, a Monaco di Baviera, esisteva uno specifico Ufficio di Polizia che si occupava esclusivamente di loro e che poi si trasformò nella Centrale Nazionale delle questioni zingare.
Queste, tra le altre, alcune delle date ritenute fondamentali da Benno Muller-Hill:
- 1900: vengono riscoperti i lavori di Mendel. Gli scienziati tedeschi credono di trovare conferme sull' eredità di intelligenza e patologia attraverso la genetica mendeliana. «Essi pensano che sarebbe loro compito impedire l' aumento sia delle razze inferiori che degli inferiori della propria razza, onde evitare l'imminente tramonto della cultura europea»4;
- 1904: fondazione degli Archivi per le razze e per la biologia sociale;
- 1905: fondazione dell' Associazione per l'igiene razziale;
- 1920: il giurista Binding e lo psichiatra Hoche pubblicano il libro «La liceità di terminare la vita indegna di essere vissuta»;
- 1923: Adolf Hitler, in carcere dopo il putsch di Monaco, legge il libro di Baur-Fischer-Lenz «Eredità nell'uomo e igiene razziale», dal quale trae spunto per l'idea razziale esposta in «Mein Kampf»;
- 1927: viene fondato a Berlino il KWI (Kaiser Wilhelm Institut) per 1'antropologia, la genetica e l'eugenica;
- 1932: si raccomanda una legge (l' Eugenica per il benessere del popolo) tesa alla sterilizzazione degli inferiori;
- 1933: il ministro della Giustizia Guertner sollecita una legge che proibisca i matrimoni interrazziali;
- 1933: l'antropologo Fischer, eletto rettore dell'Università di Berlino, definisce la politica del Governo come politica biologico-demografica, cura dell'importanza vitale dell' eredità e della razza e orientata alla selezione e all'eliminazione;
- 1934/35: presso il KWI si tiene il primo corso in antropologia per i medici delle SS;
- 1936: il ministro degli Interni ordina un rilevamento di biologia ereditaria;
- 1936: lo psicologo e psichiatra R. Ritter inizia, con l'appoggio della Società Tedesca per la Ricerca, presso il Centro di Igiene Razziale e di Ricerche politico-demografiche, il lavoro sugli Zigani;
- 1938: Ritter riceve un contributo di 15.000 marchi per i suoi studi sulla asocialità e sulla biologia degli ibridi (Zigani ed Ebrei);
- 1938: si discute la possibilità di una legge che preveda la sterilizzazione e il Campo di Concentramento per tutti gli asociali;                                                                     - 1939: 10 settembre, Ritler inizia la seconda guerra mondiale.
In tutto questo periodo i contatti tra scienziati e uomini di potere si mantennero ovviamente molto stretti. Scienza e politica, ed era la seconda a trovare nella prima l'oggettività e la credibilità ideologica delle quali abbisognava e per le quali non era sufficiente la sola volontà di potenza, si trovarono unite nel progetto di sterminio.
Un progetto di sterminio che, prima ancora che sugli Ebrei e sugli Zingari, si abbatté sui diversi della stessa razza tedesca: i malati di mente e i disabili gravi vennero uccisi a decine di migliaia grazie ad apposite istruzioni su quello che Ritler chiamava «diritto all'eutanasia».
Sugli Zigani, che non scatenavano nella borghesia nazista incubi di natura mistico-religiosa, né appetiti economici, né tanto meno fobie di tipo politico (Ebrei=comunisti), si perpetrò l'accusa di costituire una razza, sì di origine indo-ariana, ma ormai impura e del tutto inutile e asociale.
Gli studi del prof. Ritter e della sua assistente Eva Justin, dovevano dimostrare che i 30.000 Zigani tedeschi, dei quali solo 5.000 ancora nomadi, erano ormai divenuti un gruppo razziale «ibrido» e perciò destinato all' eliminaZIOne.
Questa la classificazione che Ritter e Justin fecero degli Zigani tedeschi:
- Z = zingaro puro;
- ZM = zingaro meticcio;
- ZM 1 = metà zingaro e metà tedesco;
- ZM2 = metà ZMl e metà tedesco;
- ZM+ = zingaro più che a metà;                                                                           - ZM- = tedesco più che a metà;
- NZ = non zingaro
.
Il 20 gennaio 1940 il prof. Ritter scrive che «gli Zigani non erano affatto Zigani, bensì ibridi con il sottoproletariato dei criminali e degli asociali tedeschi». (...) «... si rivelò la possibilità di constatare che più del 90% dei cosiddetti Zigani indigeni siano degli ibridi. Ne segue che per un incrocio razziale indigeno, gli Zigani si mescolano prevalentemente con vagabondi, asociali, criminali ed a causa di ciò si è prodotto un sottoproletariato di Zigani e vagabondi, che è costato allo Stato somme incalcolabili per l'assistenza. (...) Come ulteriore risultato della ricerca, abbiamo osservato che gli Zigani sono del tutto primitivi dal punto di vista etnologico, ed il loro ritardo spirituale li rende incapaci all'adattamento sociale. (...) La questione zigana potrà dunque considerarsi risolta, solo quando il grosso degli ibridi zigani, asociali e fannulloni, sarà riunito in grandi campi mobili di lavoro, e quando l'ulteriore aumento di questa popolazione mista sarà definitivamente impedito. L'istinto di ricerca sull'igiene razziale è già oggi capace di esprimersi oggettivamente sul grado di mescolanza e sul valore ereditario di ogni singolo così detto Zigano, cosicché per la messa in atto di misure di igiene razziale non ci sono più problemi... »

Ma già nel 1936, secondo Mirella Karpati, erano cominciate le misure di igiene razziale.
Convogli di Zigani erano stati inviati nel Campo di Concentramento di Dachau: era iniziata la soluzione finale.
Con l'inizio della guerra le deportazioni si fecero più massicce e, in ogni nazione occupata dall'esercito tedesco, la sorte degli Zingari era segnata: o il Campo di Concentramento o la fucilazione sul posto.
Le popolazioni dei territori occupati, soprattutto quelle dell'Est, vennero suddivise in quattro categorie (in previsione del successivo sterminio dei Polacchi e dei Russi), I, II, III, IV: a quest'ultima, quella destinata ad una morte «sul posto», appartenevano gli Zingari.
La maggior parte delle vittime del massacro moriranno per le strade, nei villaggi distrutti, negli accampamenti dati alle fiamme dai gruppi di assalto.
In Serbia la questione zingara venne risolta definitivamente: nazisti e ustascia, tra quelli che non erano riusciti a fuggire, non ne lasciarono vivo nemmeno uno. Tra i Roma residenti a Cagliari qualche anziano ricorda ancora la fama dell'ustascia Artukovic, noto per la sua collezione di occhi strappati ai bambini e alle donne zingare.
I massacri si estesero anche ai Balcani, in Olanda, in Belgio.
In Norvegia sopravvissero solo alcune decine di Zingari. In Francia vennero allestiti decine di Campi di Concentramento. In Italia alcuni Campi vennero costruiti vicino a Campobasso, nei pressi di Teramo, Bolzano e Cosenza.
Secondo Mirella Karpati un Campo di raccolta venne progettato anche in Sardegna, a Perdasdefogu, al quale sarebbero stati destinati gli Zingari della Venezia Giulia: testimonianze orali lo confermerebbero ma non è stata trovata alcuna traccia documentale.
Si è calcolato che all'interno dei Campi di Concentramento in Germania e in Polonia perirono circa 520.000 Zingari8.
Kenrick e Puxon, che dell' eccidio danno ancora un' altra valutazione numerica, parlano, tra gli altri, di 25.500 deportati dalla Croazia, 40.000 dalla Francia, 20.000 dalla Germania, 100.000 dall'Ungheria, 25.000 dall'Italia, 50.000 dalla Polonia, 300.000 dalla Romania, 80.000 dalla Slovacchia, 200.000 dalla Russia, etc.9 Il numero esatto degli Zingari deceduti nel corso della seconda guerra mondiale probabilmente non si conoscerà mai, ma, cifre a parte (c'è chi ha parlato di 800.000/1.000.000 di morti), il piccolo Popolo degli Uomini rischiò davvero la definitiva scomparsa dal continente europeo.
Nel corso di tutta la guerra parecchi degli sfortunati che finirono nei Campi di Concentramento, prima di essere inviati alle camere a gas, vennero utilizzati per esperimenti scientifici di varia natura.
A Dachau, già nel 1938, 2.000 Zigani tedeschi vennero sottoposti ad esperimenti sul freddo e sul paludismo. A Buchenwald vennero impiegati in esperimenti sul tifo: gli si inoculava la malattia e poi si studiavano le reazioni sino al sopravvenire della morte. A Natzweiler-Stutthof Zingari francesi, cechi, polacchi ed ungheresi furono le cavie per gli esperimenti della società di studi sull' ereditarietà.
Ad Auschwitz un certo prof. Clauberg praticava la sterilizzazione tramite iniezioni intrauterine di formaldeide.
Sempre nello stesso campo di concentramento venne inviato, il 30 maggio 1943, il prof. J. Mengele, dottore in medicina ed in filosofia, proveniente dall'Ufficio principale per la razza e gli insediamenti di Berlino.
Il suo compito era quello di portare avanti due diversi progetti sulle «proteine specifiche» e sul colore degli occhi, dietro ordine ed in collaborazione con il prof. Werschuer, Direttore del KWI per l'antropologia.
Suo assistente era il dottor Nyiszli, un ebreo prigioniero che si salvò dalla morte e che più tardi, al processo di Norimberga, potrà testimoniare contro Mengele: raccontò, tra le altre atrocità, di aver preparato lui stesso gli occhi eterocromatici di quattro coppie di gemelli zingari trucidati poco prima.
Gli studi di Mengele vertevano soprattutto sui gemelli e sui nani.
I poveretti venivano misurati, poi uccisi e dopo ancora sezionati dallo schiavo-carnefice Nyiszli: «Dovevo togliere tutti gli organi di possibile interesse scientifico, in modo che il dotto Mengele potesse studiarli. Quelli che potevano interessare l'Istituto di antropologia in Berlino-Dahlem, venivano fissati in alcool. Tali parti venivano appositamente imballate, per essere spedite attraverso la posta. (...) I Direttori dell'Istituto di Berlino-Dahlem ringraziavano sempre vivamente il dotto Mengele per questo materiale raro e prezioso».
Mengele fece ogni tipo di esperimenti sugli Zigani ed in particolare sui gemelli monozigotici e dizigotici.
Terminata la guerra Mengele fu uno degli scienziati che riuscì a sottrarsi alla giustizia. Qualcun altro venne condannato dal Tribunale di Norimberga, altri ancora, la stragrande maggioranza, ripresero la loro normale attività accademica e qualcuno fece anche fortuna.
Eva Justin, collaboratrice di Ritter, dopo la guerra divenne «addetta di previdenza sociale». H. Grebe, assistente di Verschuer al KWI per l'antropologia, sarà nominato professore incaricato a Marburgo e successivamente diventerà presidente della Lega tedesca Medici Sportivi. Heinze, perito per l' eutanasia, divenne nel 1953 capo dell' Ambulatorio di psichiatria giovanile nell'ospedale di Wunstdorf.
F. Lenz, uno degli autori del libro che ispirò Hider nella sua politica razziale e già Capodivisione del KWI per l'antropologia, divenne professore straordinario a Gottinga. Konrad Lorenz, che nel 1940 aveva auspicato l'eliminazione degli asociali ad opera dei medici popolari, vinse il Premio Nobel per la medicina nel 1973 ed oggi lo si ricorda come uno dei padri dell' etologia.
Il prof. Verschuer, capo di Mengele, divenne ordinario di genetica umana all'Università di Mlinster.
H. Muckermann, prima Capodivisione del KWI, dopo la guerra fu reintegrato nel ruolo e più avanti formò un gruppo di ricercatori che, in ambito antropologico, ripresero i loro lavori. Uno dei temi indagati alcuni anni dopo la guerra fu «lo sviluppo somatico e psichico nei meticci europei-negri».
Il prof. Fischer, direttore del KWI per l'antropologia dal 1927 al 1942, andò tranquillamente in pensione. Sua figlia Gertrud così lo descrive a MiillerHill: «Mio padre era un uomo tenero. Di fini sentimenti. (...) Un pezzo di salsiccia di Lione e un quartuccio, era tutto quello che voleva».
Difficile riconoscere in quest'uomo lo scienziato che nel marzo 1943 così scriveva su Deutsche Allgemeine Zeitung: «È una rara e straordinaria fortuna, per una disciplina di per sé teorica, quando essa si trova a fiorire in un periodo in cui l'opinione generale le si fa incontro con riconoscimenti, anzi, in cui perfino i suoi risultati pratici sono benvenuti, e presi a base di misure statali.
Quando il nazionalsocialismo ha trasformato anni fa non solo lo Stato, ma anche l'opinione generale, la genetica si trovò ad essere abbastanza matura, da offrirgli una base
».
Miiller-Hill, di fronte al mondo scientifico tedesco che dopo la tragedia rientrò compatto nei ranghi, negando ogni responsabilità diretta negli stermini di massa, ha scritto che «Il sangue versato è stato dimenticato con un 'intensità proporzionale ai milioni di volte in cui è stato versato. La storia recente dell' effetto di queste discipline umane (1'antropologia e la psichiatria, NdA) che si sono appropriate del pensiero genetico è da capogiro, e piena di crimini come un incubo. Da questo incubo molti genetisti, antropologi e psichiatri sono scivolati nel profondo sonno dell'oblio>>.
Quando lo studioso intervistò i padri scientifici del razzismo nazista ancora rimasti in vita, o i loro collaboratori, la risposta fu unanime: non sapevano nulla dei massacri e si consideravano scienziati «puri».
Il prof. Wolfang Abel, Capodivisione del KWI per l'antropologia, intervistato a Mondsee in merito alla soluzione finale riservata agli Zigani, risponde:
«Ma ce ne sono ancora tanti!».
Il dott. Helmut v. Verschuer, figlio del prof. Otmar, intervistato a proposito del rapporto di collaborazione tra suo padre e Mengele, rispose così: «Me lo ricordo come un tipo amichevole. All'Istituto, a causa della sua bontà umana, le signore gli avevano dato il nomignolo di Padre Mengele».
«Padre Mengele».
Lo stesso che uccideva i piccoli gemelli zingari con un'iniezione intracardiaca per poterne prelevare gli occhi e che al dr. Nyiszli, che gli chiedeva quando sarebbe finito lo sterminio, rispondeva: «Amico mio! Continua sempre, sempre!».