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Capitolo primo: le origini

 

   Quando Dio decise di creare l' Uomo e la Donna, e di crearli a sua immagine e somiglianza, impastò acqua e farina, ne fece le forme che sappiamo, e li infornò. Una prima volta, poiché si era distratto, 1'Uomo e la Donna si bruciacchiarono. E fu così che Dio creò i Neri. Rifatte le forme, la seconda volta, avendo paura che nuovamente si bruciacchiassero, Dio le estrasse dal forno troppo presto. E fu così che creò i Bianchi. La terza volta Dio sfornò l'Uomo e la Donna al momento giusto, ben cotti e di carnagione bruna. Fu così che creò gli Zingari.

fiaba zingara

   Nomi e leggende

Il 17 agosto 1427 appare, alla periferia di Parigi, una carovana zingara. Nella Cronaca di un canonico di Notre-Dame viene annotato che gli uomini "... erano nerissimi, con i capelli crespi, le donne erano le più brutte e nere che mai si sia dato vedere. I volti tutti solcati di rughe, i capelli scuri come code di cavallo; loro unico indumento una copertaccia sdrucita fermata sulle spalle da uno straccio di tela e da una cordicella, e sotto soltanto una tonaca sbrindellata. Insomma, le creature più sciagurate che a memoria d'uomo si siano mai viste sul suolo di Francia".
Un'altra cronaca, nota come il "Journal d'un bourgeois de Paris", racconta che essi soggiornarono nella città per tre settimane circa e che ne vennero allontanati l'otto settembre dello stesso anno.
Migliore impressione avevano fatto, e migliore accoglienza avevano ricevuto, almeno in un primo momento, il centinaio di Zingari che il 18 luglio 1422 erano giunti a Bologna, guidati da una figura che all'epoca divenne quasi mitica, il Duca Andrea del Piccolo Egitto.
Il Colocci, nel 1883, riassume un passo di un'altra cronaca dell'epoca, la "Historia miscellanea bononiensis": "... in tale data venne a Bologna un duca d'Egitto. (...) Tale duca aveva rinnegato la fede cristiana e il Re d'Ungheria prese la sua terra a lui. Dopodiché il Re d'Ungheria volle che andassero per il mondo 7 anni e che si recassero a Roma dal Papa e poscia tornassero alloro Paese"
Del Duca Andrea e della sua gente la leggenda vuole che più avanti, dopo essere stati ricevuti dal Papa Martino V, essi riprendessero il cammino protetti da alcune lettere papali che gli garantivano libero transito, coi loro cavalli e i loro beni, senza che fossero costretti a pagare né diritti di passaggio, né alcun altro tipo di tassa.
Più avanti quasi tutti i gruppi zingari che presero a diffondersi per l'Europa mostravano di possedere Bolle e Sigilli papali (più o meno autentici), ma ciò non bastava più a garantirne la bontà delle intenzioni: il sospetto e la diffidenza, alimentate anche dalla appariscente alterità, cominciarono a circondarli e, contemporaneamente, ad alimentare l'incontenibile saga delle ipotesi che si fecero sulla loro origine avvolta nel mistero.
Un mistero, peraltro, che essi stessi alimentarono volontariamente, assecondando ora questa ora quella teoria, ora questa ora quella leggenda.
François de Vaux de Foletier, autore del saggio "Mille anni di Storia degli Zingari", uno dei testi più interessanti della moderna ziganologia, ha riassunto con accuratezza i molti nomi coi quali essi sono stati denominati nelle diverse nazioni ove si fermarono e le molte leggende che li hanno accompagnati nel loro lungo cammino.
Tra questi nomi, quelli che hanno un'effettiva origine indiana, e nei quali gli stessi Zingari si riconoscono, ricordiamo Rom, Sinti, Kalé e Manush, che verrebbe dal sanscrito Manushya e che significherebbe "uomo libero": non dimentichiamo però che le vere auto-denominazioni dei diversi gruppi sono ancora oggi oggetto di studio perché generalmente poco conosciute.
Gli altri appellativi seguiranno invece le impronte del mito e del pregiudizio. Il colore scuro della pelle li fece chiamare Negri in Francia, Tartari Neri in Svezia, Mustaleinen in Finlandia.
La presunta appartenenza alla setta greca degli Athinganoi fece nascere il termine Tchinghiané in Turchia, Ciganin in Serbia, Cygan in Polonia, Zigeuner in Germania e in Olanda, Zeginer in Svizzera, Zigenar in Svezia, Cingan in Francia, Cigano in Portogallo, Zingaro in Italia.
Ancora: vennero appellati Bohémiens (perché ricevettero, o dissero di aver ricevuto, alcuni salvacondotti da Sigismondo di Boemia), Filistei (perché d'ipotetica origine ebrea), Saraceni (perché pagani e provenienti dall'Est), Egiziani e Faraoni (perché in parte provenienti da quella regione del Peloponneso chiamata, per la sua fertilità, Piccolo Egitto).
Ai tanti nomi corrisposero poi altrettante leggende, nate di solito dalle "dotte" dissertazioni di filosofi e uomini di religione. Henri Cornelius Agrippa, nella sua "Dichiarazione sull'incertezza, vanità e abuso delle scienze", pubblicata nel 1530, volle gli Zingari discendenti di Cus, figlio di Cam, figlio di Noé, e perciò condannati per sempre dalla maledizione del loro progenitore.
Per Giorgio Esseney, che lo scrive nel 1798, erano invece i superstiti di Sodoma e Gomorra, cacciati dalla regione di Zoar dai discendenti di Lot. Altri, citando la Genesi, li credettero discendenti diretti di Caino, tramite Jubal e Tubalcain, pro genitori di tutti quelli che "suonano la cetra e la zampogna" e di quelli che "costruiscono arnesi di rame e di ferro".
Di volta in volta gli Zingari divennero una delle dieci tribù perdute d'Israele, i discendenti di Abramo e Sara, di Adamo e di una prima moglie che precedette Eva, dei misteriosi Sicani che abitarono la Sicilia prima dei siciliani, dei Titani indo-tartari padroni della Terra, dei Maghi di Caldea e di Siria, degli Uxii sottomessi da Alessandro, degli Egiziani, dei Trogloditi, dei Mamalucchi, dei Druidi celtici, dei Persiani adoratori del fuoco, dei Sacerdoti di Iside, dei soldati di Erode, dei Fenici, degli abitanti di Atlantide.
E per finire, incredibile ma assolutamente vero, Jean Alexandre Vaillant, nel suo "Les romes. Histoire vraie des vrais Bohèmiens", del 1857, giunse ad ipotizzare che furono proprio questi uomini e queste donne misteriose a dare il proprio nome a Romolo, fondatore di Roma, e a inventare, diversi secoli prima dell' era cristiana, il Vangelo.
Questo fenomenale lavorio di fantasia, che spesso precedette sanguinose persecuzioni, ha sempre rappresentato, - nel bene come nel male, il disperato tentativo del mondo europeo di riportare all'interno di schemi culturali conosciuti un'alterità che, per la prima volta, si era annidata senza ritegno all'interno dei propri confini. L'origine del Popolo degli Uomini, troppo differenti dai barbari e altrettanto diversi dai Buoni, o Cattivi, Selvaggi di oltre Mare Oceano, rimase nella più assoluta oscurità sino a quando la ziganologia non si avvalse dell'apporto della filologia comparata e dell' antropologia.

La vita in India

Secondo E. Rabino Massa e M. Masali, professori ordinari alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università di Torino, il primo ad accostare le parlate zingare alle lingue indiane, fu, in Olanda nel 1763, Etienne Vali, un pastore protestante ungherese. Egli, ascoltando per caso le conversazioni di un gruppo di studenti indiani, si rese conto che molti vocaboli da loro utilizzati erano simili a quelli usati dagli Zigeuner dei quali aveva fatto conoscenza.
Questa intuizione venne poi ripresa e approfondita da alcuni filologi e, nel 1777, il tedesco Rudiger espose pubblicamente la nuova teoria col suo "Von der Sprache und Herkunft der Zigeuner" (della lingua e dell' origine degli Zingari), che venne poi pubblicato nel 1782.
Da questo momento la filologia zingara diventò, secondo il De Foletier, "... una vera scienza, grazie soprattutto al tedesco Pott (nel 1844), al greco Pospati, all' austriaco Miklosich, all'italiano Ascoli".
Ancora oggi numerosissimi filologi continuano a studiare la lingua zingara, la "romani cib", o romanés, che è una lingua della famiglia indo-europea il cui vocabolario e la cui grammatica sono rapportabili al sanscrito e che si può accostare ad un gruppo di parlate indiane quali l'Hindi, il Mahrati, il Guzurati e il Kashmiri.
Ma, una volta risolto il problema delle origini, altre questioni restavano
e restano tutt' ora aperte.
In che regione vivevano esattamente? E a che gruppo etnico, a che classe sociale appartenevano? Ed ancora, perché ad un certo punto della loro storia scelsero la via dell'emigrazione che, nello spazio di diversi secoli, li ha portati praticamente in ogni punto della terra?
Domande alle quali non è stato facile rispondere.
Una delle ipotesi più accreditate sulla classe sociale di appartenenza nasce dal rapporto tra i termini Rom e Dom, che in India era il nome di un vasto insieme di diverse tribù molto note sin dai tempi antichi. In un testo di astronomia in sanscrito i Dom sono noti come "Gandharva", musici, e altre fonti li citano come ottimi lavoratori dei metalli.
Altre parentele linguistiche accomunerebbero gli Zott (come vennero chiamati gli Zingari in Persia) ai Djatt del Punjab. I Luri, i Multani e i Sindi sarebbero originari di territori adiacenti al fiume Indo.
La maggior parte degli ziganologi è arrivata comunque alla conclusione che la regione d'origine, seppur imprecisata, sarebbe da ricercarsi nel Nord-est dell'India e la loro classe sociale, anche in base a quanto scritto in una Cronaca Kashmiri del XII secolo - che associava i Dom ai "candala" (intoccabili) sarebbe stata quella dei Paria.
Contro queste tesi si è scagliato, con molta ed esacerbata fermezza, l'etnologo zingaro Kochanowski.
A suo parere l'accostamento degli Zingari ai Paria indiani sarebbe solo il frutto di una deduzione senza alcun riscontro, il frutto di ricerche, cioè, non condotte a fondo e che tenderebbero a giustificare in qualche modo sia le persecuzioni terribili che nel corso dei secoli si abbatterono in Europa sui Rom e sia la drammatica situazione nella quale gli Zingari si dibattono ancora ai giorni nostri nella maggior parte delle nazioni. Il fatto che in Europa essi fossero ridotti ad una vita da Paria non significherebbe, secondo l' etnologo, che così vivessero anche in India.
L'ipotesi del Kochanowski è che i Romané Chavé (gli Zingari d'Europa), siano invece i diretti discendenti di alcune caste aristocratiche e militari: quelle dei Kshattriyas e dei Rajputs del Rajasthan.
Un'ipotesi secondo la quale la prima grande ondata migratoria avvenne molto tempo prima dell'anno mille, verso la Mesopotamia e poi verso la Grecia, quando, intorno all'ottavo secolo d.c., i Ksattriyas sinti restarono vittime di una terribile carestia. Quattro secoli più avanti, nel 1192, sarebbero stati i Rajputs ad abbandonare le loro terre, a causa di una devastante sconfitta militare. Questi ultimi avrebbero poi raggiunto in Grecia i Ksattriyas e i due gruppi avrebbero dato origine alla stessa etnia: la Romani.
Kochanowski crede di trovare diverse conferme alle sue teorie negli studi di linguistica e di antropologia.
La lingua Hindi e quella Romanés risulterebbero simili ancora oggi per un gran numero di vocaboli e, dato che egli considera molto significativo, esse sarebbero simili sia in positivo che in negativo: i termini che sono presenti nell'una sarebbero presenti anche nell'altra e quelli che risultano assenti dall'una lo sarebbero anche dall'altra. La morfologia del Romanés sarebbe poi la stessa dello Jodhpuri della regione del Rajasthan.
Anche dal punto di vista antropologico i Romané Chavé sarebbero fisicamente e culturalmente simili alle antiche caste aristocratiche e militari. L'antropologo indiano D.N. Majumdar, nella sua classificazione dei gruppi sanguigni indiani, ha messo in evidenza le somiglianze tra i Kshattryas e i Romané Chavé.
Ma c'è ancora un'altra similitudine. I Banjara, che sono considerati gli Zingari d'India, e che secondo Kochanowski sarebbero dei Rajputs leggermente "imbastarditi", avrebbero tradizioni orali molto simili a quelle degli Zingari d'Europa.

Queste teorie sulle origini dei Rom non vengono accettate dalla maggior parte degli ziganologi, secondo i quali mancherebbero di maggiori riscontri. In merito alla data d'inizio delle grandi migrazioni, essi continuano a basarsi sulle prime fonti documentali: gli scritti dello storico arabo Hamzah d'Hispahan e quelli del poeta persiano Firdusi, che, rispettivamente nel 950 e nel 1011 dopo Cristo, raccontano di come e quando si verificarono le prime apparizioni degli Zingari oltre i confini dell'India.