frecciainter37

Lunario dei giorni di scuola


Trentasettesima settimana intermezzo

inter30

Lettere perdute e frammenti

Bruno Schulz

Feltrinelli

 

Bruno Schulz fu ucciso il 19 novembre 1942, con due colpi di pistola, in strada, da un nazista. Aveva cinquant'anni. Fino ad allora aveva pubblicato due libri, Le botteghe color cannella e Il Sanatorio all'insegna della clessidra: racconti che non vanno oltre le duecento pagine ma sono riusciti a far dire a I.B.Singer che in alcuni di essi Schulz riesce a essere più grande di Kafka. Si è favoleggiato a lungo, e si continua ancora, a proposito di un suo mai ritrovato romanzo, Il Messia; in ogni caso scrisse poco, ma David Grossman ha detto: "Schulz che scrive un intero romanzo? Dovrebbero cucirne insieme le copertine per evitare che trabocchi nella notte. La vita esplode in ogni pagina scritta da lui. Improvvisamente la vita diventa degna del suo nome: un'immensa battaglia, intrapresa simultaneamente con ogni strumento del linguaggio a tutti i livelli del conscio e dell'inconscio, del sogno sfumato e dell'incubo". Per quindici anni Schulz insegnò disegno e attività manuali (nel ginnasio e nella scuola elementare, per completare l'orario), vessato da problemi burocratici e umiliazioni. La scuola gli stava davvero stretta, portandolo ad affermare in una lettera del 1934 che "questa professione mi è venuta a schifo fino al vomito". 

(g.p.)

 

Drohobycz, 2 dicembre 1934

a Tadeusz Breza

 Caro Signore!

Desidero ringraziarLa di cuore per la lettera e informarLa che ho letto la Sua relazione sul Rocznik Literatury, di cui Lei non mi scrive, nella quale mi colloca fra gli esponenti di primo piano dell'annata letteraria. Reputo un atto di grande coraggio schierarsi così senza compromessi, con tutta la propria persona, a fianco dei propri amici d'idee, assumere su di sé la responsabilità delle proprie simpatie ideali. Sono commosso e riconoscente. Questa solidarietà da parte delle persone che mi sono vicine mi risolleva dalla mia depressione. Sono molto depresso: le ferie, sulle quali contavo molto, non mi sono state concesse. Rimango a Drohobycz, a scuola, dove questa marmaglia si farà beffe dei miei nervi. Perché bisogna dire che i miei nervi si sono dispersi fulmineamente per tutto il laboratorio di lavori manuali, si sono estesi per il pavimento, hanno tappezzato pareti e avvinto con un fitto intrico le officine e l'incudine. Scientificamente questo è un fenomeno famoso di un certo tipo di telecinetica, in virtù della quale tutto ciò che avviene nelle officine, nelle piallerie, ecc., in certo modo avviene sulla mia pelle. Grazie a questa rete di segnalazione così eccezionalmente sviluppata, sono destinato a fare l'insegnante di lavori manuali.

Se proprio ormai dobbiamo scambiarci i segreti disturbi di cui siamo afflitti, Le confiderò una certa malattia che mi perseguita, e che pure riguarda il tempo, anche se si differenzia dalle manifestazioni di diarrea gastrica che Lei mi ha descritto parlando di sé. Il Suo apparato digerente lascia passare il tempo troppo facilmente, è incapace di trattenerlo in sé - il mio si distingue per una paradossale schifiltosità, è dominato dalla idée fixe della verginità del tempo. Come per un qualunque Rajà dall'anima melanconica e insaziabile, ogni donna che sia già stata carezzata dallo sguardo di un uomo - è ormai deturpata e degna soltanto di un capestro di seta, così per me il tempo, sul quale qualcuno ha avanzato una pretesa, al quale ha fatto la minima allusione - è già corrotto, andato a male, non commestibile. Quanto al tempo non sopporto i rivali. Essi mi rendono disgustoso il pezzetto che hanno palpato. Non sono capace di dividere il tempo, non riesco a nutrirmi dei resti lasciati da qualcuno. (Gli innamorati gelosi fanno uso di questo stesso vocabolario.) Quando ho da preparare la lezione per il giorno dopo, comprare all'emporio i materiali di legno - l'intero pomeriggio e la sera sono per me ormai persi. Rinuncio agli avanzi del tempo con nobile alterigia. Tutto - o nulla - è il mio motto. E dal momento che ogni giorno di scuola è profanato in questo modo - vivo in orgogliosa astinenza - e non scrivo. In questo rigore senza compromessi vive una certa mentalità feudale. Come la pensa Lei, si può allevare, impinguare, coltivare questa efflorescenza di cavalleria?

Inoltre La informo che probabilmente verrò per le feste a Varsavia, dove ho intenzione di trascorrere le vacanze di metà anno. Lei ci sarà? Mi rallegro molto dell'incontro. Accludo parole di stima e di calda simpatia

Bruno Schulz

 P.S. Mi può indicare qualche abitazione a basso prezzo in Varsavia?


Drohobycz, 2 dicembre 1934

a Tadeusz Breza

 Caro Signore!

Desidero ringraziarLa di cuore per la lettera e informarLa che ho letto la Sua relazione sul Rocznik Literatury, di cui Lei non mi scrive, nella quale mi colloca fra gli esponenti di primo piano dell'annata letteraria. Reputo un atto di grande coraggio schierarsi così senza compromessi, con tutta la propria persona, a fianco dei propri amici d'idee, assumere su di sé la responsabilità delle proprie simpatie ideali. Sono commosso e riconoscente. Questa solidarietà da parte delle persone che mi sono vicine mi risolleva dalla mia depressione. Sono molto depresso: le ferie, sulle quali contavo molto, non mi sono state concesse. Rimango a Drohobycz, a scuola, dove questa marmaglia si farà beffe dei miei nervi. Perché bisogna dire che i miei nervi si sono dispersi fulmineamente per tutto il laboratorio di lavori manuali, si sono estesi per il pavimento, hanno tappezzato pareti e avvinto con un fitto intrico le officine e l'incudine. Scientificamente questo è un fenomeno famoso di un certo tipo di telecinetica, in virtù della quale tutto ciò che avviene nelle officine, nelle piallerie, ecc., in certo modo avviene sulla mia pelle. Grazie a questa rete di segnalazione così eccezionalmente sviluppata, sono destinato a fare l'insegnante di lavori manuali.

Se proprio ormai dobbiamo scambiarci i segreti disturbi di cui siamo afflitti, Le confiderò una certa malattia che mi perseguita, e che pure riguarda il tempo, anche se si differenzia dalle manifestazioni di diarrea gastrica che Lei mi ha descritto parlando di sé. Il Suo apparato digerente lascia passare il tempo troppo facilmente, è incapace di trattenerlo in sé - il mio si distingue per una paradossale schifiltosità, è dominato dalla idée fixe della verginità del tempo. Come per un qualunque Rajà dall'anima melanconica e insaziabile, ogni donna che sia già stata carezzata dallo sguardo di un uomo - è ormai deturpata e degna soltanto di un capestro di seta, così per me il tempo, sul quale qualcuno ha avanzato una pretesa, al quale ha fatto la minima allusione - è già corrotto, andato a male, non commestibile. Quanto al tempo non sopporto i rivali. Essi mi rendono disgustoso il pezzetto che hanno palpato. Non sono capace di dividere il tempo, non riesco a nutrirmi dei resti lasciati da qualcuno. (Gli innamorati gelosi fanno uso di questo stesso vocabolario.) Quando ho da preparare la lezione per il giorno dopo, comprare all'emporio i materiali di legno - l'intero pomeriggio e la sera sono per me ormai persi. Rinuncio agli avanzi del tempo con nobile alterigia. Tutto - o nulla - è il mio motto. E dal momento che ogni giorno di scuola è profanato in questo modo - vivo in orgogliosa astinenza - e non scrivo. In questo rigore senza compromessi vive una certa mentalità feudale. Come la pensa Lei, si può allevare, impinguare, coltivare questa efflorescenza di cavalleria?

Inoltre La informo che probabilmente verrò per le feste a Varsavia, dove ho intenzione di trascorrere le vacanze di metà anno. Lei ci sarà? Mi rallegro molto dell'incontro. Accludo parole di stima e di calda simpatia

Bruno Schulz

 P.S. Mi può indicare qualche abitazione a basso prezzo in Varsavia?



















rotusitala@gmail.com