interfreccia49

Lunario dei giorni di scuola


Quarantanovesima settimana intermezzo

inter46

Pippi Calzelunghe
Astrid Lindgren

(...) Pippi si buttò a sedere in un banco libero, senza che alcuno glielo avesse assegnato; ma la maestra non sembrò notare la sua maniera sgangherata d'agire.
Disse soltanto in tono estremamente amichevole: - Benvenuta a scuola, piccola Pippi! Spero proprio che tu ti ci troverai bene e imparerai tante belle cose.
- Tutto questo è giusto, ma io spero invece di avere la vacanze natalizie che mi spettano - disse Pippi - i diritti innanzi tutto!
- Se intanto vorrai essere così gentile da dirmi qual è il tuo vero nome, - disse la maestra - io lo scriverò nel registro di classe.
- Mi chiamo Pippilotta Pesarella Tapparella Succiamenta, figlia del capitano Efraim Calzelunghe, prima terrore dei mari, ora re dei negri. Pippi non è che il mio diminutivo, perché papà trovava Pippilotta troppo lungo.
- Bene - disse la maestra - anche noi ti chiameremo semplicemente Pippi. Cominciamo intanto a esaminarti per vedere che cosa sai: sei ormai una bimba grande, e certo hai già una quantità di cognizioni. Iniziamo magari con l'aritmetica: dunque, Pippi, sai dirmi quanto fa 7 più 5?
Pippi la guardò, un po' stupita e un po' corrucciata.
Poi disse: - Beh, senti, se non lo sai da te, non aspettarti che te lo venga a raccontare io!
Gli altri bambini guardarono Pippi scandalizzati, e la maestra lo spiegò con pazienza che quello non era il modo di rispondere, a scuola. Non si doveva dare del <<tu>> alla maestra, ma bisognava chiamarla <<signorina>>.
- Oh, ne sono proprio spiacente! - disse Pippi, tutta contrita. - Non lo sapevo, e non farò mai più una cosa simile.
- Lo spero - disse la maestra - e voglio anche dirti che 7 più 5 fa 12.
- Vedi dunque che lo sapevi! - esclamò Pippi - Ma allora perché me l'hai chiesto? Oh, che stupida: ti ho dato di nuovo del <<tu>>! Scusa, eh! - disse - e si diede un vigorosa tirata d'orecchie. La maestra fece finta di nulla, e proseguì:
- Allora, Pippi, quanto pensi che faccia 8 più 4?
- Così, ad occhio e croce, 67- rispose Pippi dopo matura riflessione.
- Ma no! - disse la maestra. - 8 più 4 fa 12.
- Ah, vecchia mia, ora stiamo proprio passando il segno! - s'indignò Pippi. Tu stessa hai detto poco fa che è 7 più 5 che fa 12. Perfino a scuola ci vuole un po' d'ordine! D'altra parte, se ti perdi in simili sciocchezze proprio come una bambina, perché non ti metti buona in un angolo a contare per conto tuo, e ci lasci in pace, così noi intanto possiamo giocare a nasconderci? Dio mio, ti ho dato di nuovo del <<tu>>! - gridò spaventata. - Ti prego, perdonami, se ti riesce, ancora per questa volta, e ti prometto di ricordarmene davvero, d'ora in poi!
La maestra disse che doveva cercare proprio di farlo; ma non ritenne fosse il caso di insistere ancora sulla aritmetica, con Pippi. Preferì interrogare gli altri bambini.
- Tommy, guarda se ti riesce di risolvere questo problema - cominciò - <<Se Lisa ha 7 mele e Axel ha 9 mele, quante ne hanno tra tutte e due?>>
- Si, si, rispondi, Tommy - intervenne Pippi. - E poi rispondi a questo mio problema: <<Se Lisa ha mal di pancia e Axel ha ancora più mal di pancia, quale ne è la causa, e dove avevano rubato le mele?>>
La maestra fece finta di non aver sentito, e si rivolse ad Annika:
- Ora, Annika, porrò a te un altro problema: <<Gustavo ha preso parte, con i suoi compagni, a una gita scolastica. All'andata aveva una corona, e al ritorno 7 centesimi. Quanto aveva speso?>>
- Già - disse Pippi - e poi sono io che voglio sapere perché aveva le mani così bucate, e se i soldi li aveva spesi per una gazzosa, e se si era lavato le orecchie per bene, prima di uscire.
La maestra stabilì di lasciar perdere l'aritmetica.
Forse Pippi avrebbe preferito imparare a leggere, pensò.
Così estrasse una figura che rappresentava un istrice, dinanzi al cui naso era tracciata la lettera <<i>>.
- Ecco qualcosa di divertente da imparare Pippi - disse in fretta. - Qui vedi un iiiiiiistrice; e questa lettera al principio dell'iiiiiiistrice si chiama <<i>>.
- Incredibile! - esclamò Pippi - A me sembra un'asta con una cacchina di mosca sopra: e sarei curiosa di sapere che cosa centri un istrice con una cacchina di mosca.
La maestra estrasse la prima illustrazione, che rappresentava un serpente e spiegò a Pippi che la lettera iniziale si chiamava <<s>>.
- A proposito di serpenti - sbottò Pippi - mai riuscirò a dimenticarmi quella volta che lottai con un serpente gigante dell'India. Era un serpente così spaventoso, da non potersi immaginare, era lungo 14 metri e inferocito come un'ape, e ogni giorno mangiava cinque portate a base di Indiani e due bambini piccoli come dolce, e una volta si mise in testa di avere me come dolce, e allora incominciò a strisciarmi intorno sibilando crasc ma <<siamo o non siamo lupi di mare?>> mi dissi, e gli detti un colpo in testa - bum - e - pfff - allora morì, ah ah, e questa sarebbe per voi la lettera <<s>>, davvero mirabolante!
Qui Pippi fu costretta a riprender fiato, e la maestra, che incominciava a giudicarla una bambina piuttosto rumorosa e noiosa, propose alla classe di dedicarsi un po' al disegno. Pensava che così almeno Pippi si sarebbe messa a sedere tranquillamente e si sarebbe applicata in silenzio al disegno. Tirò fuori carta e matite e li distribuì agli scolari. - Disegnate quel che volete - disse e si sedette in cattedra per correggere in pace i compiti.
Quando dopo un po' levò lo sguardo per vedere se, coi disegni, le cose funzionassero meglio, si accorse che tutti i bambini si erano seduti intorno a Pippi che, distesa sul pavimento, disegnava con molta foga,
- Ma Pippi! - gridò la maestra spazientita. - Perché non disegni sulla carta?
- Quella l'ho già utilizzata da molto tempo - rispose Pippi - ma il mio cavallo tutto intero non ci sta su quel misero foglietto di carta. Proprio ora sto facendogli le zampe anteriori, ma quando arriverò alla coda credo che sarò costretta ad andare a disegnare in corridoio.
La maestra fece appello alle sue ultime risorse.
- E se invece ci mettessimo a cantare? - propose.
Immediatamente tutti i bambini si alzarono in piedi dietro ai loro banchi, tutti meno Pippi che rimaneva sempre distesa sul pavimento.
- Cantate pure voi - disse - così posso riposarmi un po': l'eccessiva scienza può spezzare la fibra più resistente.
Ma nella maestra ogni riserva di pazienza s'era esaurita. Invitò tutti gli altri bambini ad andarsene a giocare in cortile, per poter parlare seriamente con Pippi a quattrocchi.
Quando questa e la maestra furono rimaste sole, Pippi si alzò e andò difilata alla cattedra. - Sai, ti voglio dire una cosa, signorina - disse - è stato davvero divertente vedere come ve la passate qui. Ma direi che non mi interessa molto continuare ad andare a scuola. Sarà quello che sarà, per le vacanze di Natale. Ma qui avete veramente troppe mele, istrici e serpenti: ho una grande confusione in testa. Spero proprio, signorina, che questo non ti faccia troppo dispiacere. (...)










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