interfreccia50

Lunario dei giorni di scuola


Cinquantesima settimana intermezzo

inter46

Moby Dick

Herman Melville

 

Etimologia (Fornita da un defunto maestro di scuola tubercolotico) Quel pallido Maestro, logoro di giacca, di cuore, di corpo e di cervello, io lo rivedo ancora. Era sempre intento a spolverare i suoi vecchi lessici e le sue vecchie grammatiche con un bizzarro fazzoletto ornato, come per una beffa, di tutte le allegre bandiere d’ogni nazione conosciuta del mondo. Gli piaceva spolverare quelle vecchie grammatiche; in certo modo gli rammentava, con dolcezza, la sua natura mortale.

 

(…)

No, quando io vado per mare ci vado da semplice marinaio, proprio attaccato all’albero, a perpendicolo sul ponte di prua, lassù in cima al velaccio. È vero, mi ordinano d’andare di qua e di là e mi fanno saltare da un’alberatura all’altra come una cavalletta in un prato di maggio. E all’inizio questo genere di cose è alquanto sgradevole. Vi tocca nell’onore, particolarmente se venite da una famiglia da molto tempo affermatasi sulla terraferma, i Van Rensselaer, o i Randolph, o gli Hardicanut. E soprattutto se appena un attimo prima di ficcare le mani dentro a un secchio di catrame voi l’avete fatta da padrone come maestro di campagna, mettendo paura anche ai ragazzi più grandi. Il passaggio da maestro di scuola a marinaio è davvero duro, ve l’assicuro, e per consentirvi di fare buon viso a cattivo gioco e di sopportarlo ci vuole una bella razione di Seneca e di stoicismo. Ma anche questo, col tempo, passa. Che importa se una vecchia carogna di capitano mi ordina di prendere una scopa e di spazzare i ponti? A quanto ammonta l’offesa, intendo dire, quando la si pesa sulla bilancia del Nuovo Testamento? Pensate forse che l’arcangelo Gabriele possa stimarmi di meno perché in un caso del genere ubbidisco con prontezza e rispetto a quel vecchio spilorcio? Chi non è schiavo a questo mondo? Ditemelo voi. E allora, per quanto i vecchi capitani di mare possano darmi ordini a destra e a sinistra… per quanto possa essere sbattuto da una parte all’altra a suon di pugni e spintoni, ho la soddisfazione di sapere che tutto va bene; che in un modo o nell’altro tutti quanti subiscono lo stesso trattamento – o dal punto di vista fisico o da quello metafisico; e così la percossa universale passa dall’uno all’altro, e tutti dovrebbero fregarsi a vicenda le spalle ed esser soddisfatti. Inoltre, se m’imbarco sempre come marinaio è perché si sentono in dovere di pagarmi il disturbo, mentre non ho mai sentito dire che abbiano dato un soldo ai passeggeri. Anzi, sono i passeggeri che devono pagare. E c’è una bella differenza tra pagare ed essere pagati. Il dover pagare è probabilmente la condanna più seccante che i due ladri del frutteto ci abbiano lasciato in eredità. Ma l’esser pagati… cosa c’è di meglio? (...)










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