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Lunario dei giorni di scuola


Diciassettesima settimana

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Pinocchio

Carlo Lorenzini "Collodi"


Pinocchio va co’ suoi compagni di scuola in riva al mare,
per vedere il terribile Pesce-cane.

Il giorno dopo Pinocchio and˛ alla Scuola comunale.
Figuratevi quelle birbe di ragazzi, quando videro entrare nella loro scuola un burattino! Fu una risata, che non finiva pi˙. Chi gli faceva uno scherzo, chi un altro: chi gli levava il berretto di mano: chi gli tirava il giubbettino di dietro; chi si provava a fargli coll’inchiostro due grandi baffi sotto il naso, e chi si attentava perfino a legargli dei fili ai piedi e alle mani, per farlo ballare.
Per un poco Pinocchio us˛ disinvoltura e tir˛ via; ma finalmente, sentendosi scappar la pazienza, si rivolse a quelli che pi˙ lo tafanavano e si pigliavano gioco di lui, e disse loro a muso duro:
— Badate, ragazzi: io non son venuto qui per essere il vostro buffone. Io rispetto gli altri e voglio esser rispettato.
— Bravo berlicche! Hai parlato come un libro stampato! — urlarono quei monelli, buttandosi via dalle matte risate: e uno di loro, pi˙ impertinente degli altri, allung˛ la mano coll’idea di prendere il burattino per la punta del naso.
Ma non fece a tempo: perchÚ Pinocchio stese la gamba sotto la tavola e gli consegn˛ una pedata negli stinchi.
— Ohi! che piedi duri! — url˛ il ragazzo stropicciandosi il livido che gli aveva fatto il burattino.
— E che gomiti!... anche pi˙ duri dei piedi! — disse un altro che, per i suoi scherzi sguaiati, s’era beccata una gomitata nello stomaco.
Fatto sta che dopo quel calcio e quella gomitata, Pinocchio acquist˛ subito la stima e la simpatia di tutti i ragazzi di scuola: e tutti gli facevano mille carezze e tutti gli volevano un ben dell’anima.
E anche il maestro se ne lodava, perchÚ lo vedeva attento, studioso, intelligente, sempre il primo a entrare nella scuola, sempre l’ultimo a rizzarsi in piedi, a scuola finita.
Il solo difetto che avesse era quello di bazzicare troppi compagni: e fra questi, c’erano molti monelli conosciutissimi per la loro poca voglia di studiare e di farsi onore.
Il maestro lo avvertiva tutti i giorni, e anche la buona Fata non mancava di dirgli e di ripetergli pi˙ volte:
— Bada, Pinocchio! Quei tuoi compagnacci di scuola finiranno prima o poi col farti perdere l’amore allo studio e, forse forse, col tirarti addosso qualche grossa disgrazia.
— Non c’Ŕ pericolo! — rispondeva il burattino, facendo una spallucciata, e toccandosi coll’indice in mezzo alla fronte, come per dire: źC’Ŕ tanto giudizio qui dentro!╗
Ora avvenne che un bel giorno, mentre camminava verso la scuola, incontr˛ un branco dei soliti compagni, che, andandogli incontro, gli dissero:
— Sai la gran notizia?
— No.
— Qui nel mare vicino Ŕ arrivato un Pesce-cane, grosso come una montagna.
— Davvero?... Che sia quel medesimo Pesce-cane di quando affog˛ il mio povero babbo?
— Noi andiamo alla spiaggia per vederlo. Vuoi venire anche tu?
— Io no: io voglio andare a scuola.
— Che t’importa della scuola? Alla scuola ci anderemo domani. Con una lezione di pi˙ o con una di meno, si rimane sempre gli stessi somari.
— E il maestro che dirÓ?
— Il maestro si lascia dire. ╚ pagato apposta per brontolare tutti i giorni.
— E la mia mamma?
— Le mamme non sanno mai nulla — risposero quei malanni.
— Sapete che cosa far˛? — disse Pinocchio. — Il Pesce-cane voglio vederlo per certe mie ragioni... ma ander˛ a vederlo dopo la scuola.
— Povero giucco! — ribattÚ uno del branco. — Che credi che un pesce di quella grossezza voglia star lÝ a fare il comodo tuo? Appena s’Ŕ annoiato, piglia il dirizzone per un’altra parte, e allora chi s’Ŕ visto s’Ŕ visto.
— Quanto tempo ci vuole di qui alla spiaggia? — domand˛ il burattino.
— Fra un’ora, siamo bell’e andati e tornati.
— Dunque, via! e chi pi˙ corre, Ŕ pi˙ bravo! — grid˛ Pinocchio.
Dato cosÝ il segnale della partenza, quel branco di monelli, coi loro libri e i loro quaderni sotto il braccio, si messero a correre attraverso ai campi: e Pinocchio era sempre avanti a tutti: pareva che avesse le ali ai piedi.
Di tanto in tanto, voltandosi indietro, canzonava i suoi compagni rimasti a una bella distanza, e nel vederli ansanti, trafelati, polverosi e con tanto di lingua fuori, se la rideva proprio di cuore. Lo sciagurato, in quel momento, non sapeva a quali paure e a quali orribili disgrazie andava incontro
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